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Uccelli marini e plastica ingerita

Uccelli marini e plastica ingerita

Gli uccelli marini, le tartarughe, le balene, i delfini ingeriscono molta plastica e ne pagano le conseguenze

L’ingestione anche di pochi pezzi di plastica può avere conseguenze a lungo termine per la salute, specialmente per i nidiacei degli uccelli marini. Uno studio recente, svolto in Australia ha dimostrato l’impatto dell’inquinamento da plastica sugli animali. Un gruppo di berte dai piedi rosa, le Ardenna carneipes hanno mostrato una riduzione drastica della popolazione. La causa è stata individuata nella plastica che ingeriscono. Le berte la scambiano come cibo, la “catturano” e la trasportano sulle scogliere dove nidificano. Qui la rigurgitano per nutrire i propri piccoli. Mentre gli adulti possono espellere o rigettare molti dei pezzetti di plastica i nidacei non hanno la capacità di farlo. Uccelli marini e plastica ingerita

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Piccoli rifiuti e tappi di penna

Tra i pezzi di plastica che galleggiano in mare ci sono coperchi delle penne a sfera, tappi di bottiglia e brandelli di rifiuti. Il consumo di plastica può essere una condanna a morte per gli uccelli, che arrivano a riempirsi lo stomaco senza riuscire a digerirli. Si condannano a morire di fame perché non c’è spazio al loro interno per vero cibo. I ricercatori hanno trovato una berta con 274 pezzi di plastica in pancia. Ma i danni peggiori li subiscono i pulcini. Almeno l’80% di loro aveva un pezzo di plastica nello stomaco, insufficiente per ucciderli, ma abbastanza per interferire con lo sviluppo.

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Pulcini svuotati


Per analizzare l’impatto della plastica, i ricercatori hanno svuotato lo stomaco dei pulcini sull’isola, facendoli rigurgitare. La plastica rintracciata nei loro piccolo stomaci era decisamente troppa. Hanno catalogato ogni pezzo di plastica trovata ed esaminato il sangue dei pulcini per metterlo in relazione alla plastica ingerita. Hanno scoperto che anche un solo pezzo di plastica nello stomaco di un pulcino era sufficiente ad alterarne la chimica del sangue. Quegli uccellini avevano un colesterolo più alto e più amilasi, un enzima che trasforma l’amido in zucchero. Gli uccelli avevano un basso contenuto di calcio disciolto nel sangue e più acido urico, probabili segni di disfunzione renale.

Più piccoli


Gli uccelli contaminati dalla plastica avevano corpi più piccoli ed inferiore apertura alare. Potrebbero svilupparsi bene da adulti ma qualcuno potrebbe rivelare qualche cronicità. Un percorso che risulta compromissorio per la salute della colonia delle berte dai piedi rosa. Immaginare l’impatto sul loro ciclo di vita può essere complicato e richiederà ulteriori ricerche. Il dato che preoccupa maggiormente è la pericolosità degli effetti della plastica sul sistema renale degli uccelli. Le berte sono uccelli che coprono grandi distanze in volo, il loro corpo deve essere perfetto per consentire trasvolate di migliaia di chilometri.

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Contaminazioni

Nei corpi delle berte adulte trovate morte sono state rintracciate tracce di additivi. Secondo un calcolo del Bollettino dell’Inquinamento Marino, un uccello che ingurgita una quindicina di pezzi di plastica ha oltre il 70% di possibilità di essere contaminato. Gli umani non mangiano plastica, o almeno non lo fanno direttamente, ma questo tipo di studi lancia un allarme. Se gli uccelli subiscono questi danni al loro modo di vivere, forse anche noi dovremmo preoccuparci di restare meno a contatto coi materiali plastici. Uccelli marini e plastica ingerita

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Credits: PxHere

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Uccelli marini e plastica ingerita, mettono a rischio la loro salute e soprattutto quella dei nidiacei che restano molto più piccoli
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