Abitare, Enogastronomia

Tutti nell’orto a coltivare

Tutti nell’orto a coltivare

Coldiretti afferma che è aumentato tantissimo il fai da te negli orti degli italiani durante la pandemia.

Una vera piccola rivoluzione verde nella vita degli italiani. Quasi il 50% degli italiani s’è cimentato ed è riuscito a cibarsi con prodotti coltivati in proprio. Il trionfo degli orti, dei balconi, dei terrazzi e delle colture in vaso. Quanto sia vera necessità di ritorno alla terra e quanto voglia di non uscire di casa non è dato sapere. La voglia di green aumenta, questo è indiscutibile, e non solo perché l’Europa ci punta moltissimo per il piano di ricovero e resilienza. È stato un periodo di frenetiche consultazioni di tutorial su internet e di telefonate ai genitori per riscoprire il contadino dentro di noi. Tutti nell’orto a coltivare

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Piccole o piccolissime attività

Quasi hobbistiche le coltivazioni effettuate, piccoli o piccolissimi appezzamenti, a volte solo un vaso con due piante di pomodoro. Però è sicuramente nata una nuova esigenza, un bisogno di coccolare e veder crescere qualcosa di coltivato da noi. Una pianta che si sviluppa è da sempre un segno di speranza, in un momento così depressivo come la pandemia due foglioline che spuntano sono un inno alla vita. Forse molti si saranno accorti che il risparmio nel coltivare da soli il proprio orticello non è così evidente. Se non monetizziamo il tempo destinato alla cura del verde, possiamo risparmieremo qualcosa. Altrimenti un cespo d’insalata ci costerebbe un occhio. Se lo confrontiamo coi prezzi del supermercato forse ci renderemo conto di quanto siano sottopagati gli sforzi degli agricoltori.

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Genuinità e biologico

La riscoperta della genuinità di ciò che coltiviamo o alleviamo è un premio molto ambito. Chi ha avuto la possibilità ha costruito un piccolo pollaio o una conigliera. Allevamenti semplici che si mantengono quasi da soli con gli scarti della tavola e pochi aggiustamenti. L’orto ha anche il grosso pregio di obbligarci a passare più tempo all’aperto. Uno spazio dove la pandemia non ha modo di poter agire in modo così vigoroso. Fuori all’aria diventa uno spazio ambito. Se ne sono accorti anche gli immobiliaristi con la crescita esponenziale di domanda di case in campagna e dotate di giardino.

Cucinare sempre

La necessità di passare sempre più tempo in casa ha favorito la cucina. L’improvvisazione di molti ha preso nuovi slanci, con la produzione di materie prime proprie. Coltivare ortaggi e frutta da mettere in tavola è sembrato il modo migliore, per completare questo percorso. I gerani hanno dovuto “stringersi” per lasciare spazio ad altri vasi per orticelli “fai da te”, dove una melanzana ha fatto concorrenza ad insalata e peperoni. Chi aveva a disposizione un pollice verde lo ha fatto fruttare, riempiendo ogni angolo di fagiolini, pomodori, zucchine, basilico e rosmarino. L’esperienza è piaciuta a molti e probabilmente proseguirà anche se il covid-19 sembra arretrare in modo deciso. Sarà facile accorgersene controllando i balconi dei vicini.   

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Tornano le conserve

Una tradizione tipicamente italiana quella di conservare le verdure e la frutta in vaso, che ritorna impetuosamente a farsi largo. Molti hanno ripreso a produrre la salsa di pomodoro e a fare conserve da utilizzare tutto l’anno. Chi aveva un appezzamento di terreno e lo aveva trascurato perché troppo impegnativo, lo ha riscoperto. È nata una piccola rincorsa a ricordare le tradizioni agricole, e rinverdire quelle abilità sopite ma mai dimenticate. I gesti dei nonni sono tornati ad avere un senso, così come le rotazioni delle coltivazioni, la dissodazione e la preparazione del terreno. I negozi di sementi e piantine si sono prodigati in consigli ed hanno segnato un forte incremento dei loro affari.

Il baratto torna in auge

Come sempre gli orti danno il loro meglio nei mesi centrali, giugno, luglio, agosto e settembre. La produzione è copiosa in quei mesi e per i privati diventa quasi impossibile venderli. Il baratto è diventata la soluzione più frequentata, una rete di amicizie e vicini che si sono scambiati le eccedenze. Un modo utile per restare in contatto e riattivare una socialità appassita o smorzata dai timori della pandemia. Tutto questo ricorda un po’ un altro momento tragico come la guerra. Anche durante la II guerra mondiale fiorirono gli “orti di guerra”, ogni spazio veniva coltivato per supplire alla scarsità di cibo. In questo caso non manca il cibo ma c’è la voglia di essere più indipendenti che gioca a favore degli spazi verdi. Speriamo che anche dopo la pandemia questo bisogno di coltivare rimanga intatto. Sarebbe una svolta che riporta l’etica del lavoro in primo piano. Tutti nell’orto a coltivare

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Credits: PxHere

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Tutti nell’orto a coltivare è la nuova passione degli italiani che in periodo di pandemia si sono dedicati a far crescere verdura e frutta
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