Enogastronomia, Marketing

Il racket delle recensioni

Stanno emergendo sempre più casi di false recensioni e ricatti ai ristoratori

Se ne parla da parecchio, ma sembrava limitato a pochi casi, questo tipo di ricatto. Ora il fenomeno sta raggiungendo dimensioni rilevanti e molti ristoratori sono stanchi di subire angherie. Il caso Ferragni ha portato ancora più in evidenza la problematica legata agli influencer e alle loro controverse posizioni. La realtà offerta da questi influenzato non è esattamente quella immaginata. Il racket delle recensioni

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Pasti a scocco o veri ricatti

Ciò che sembrava un modo semplice per ottenere pasti a scrocco sta diventando un vero business. Un business valutato in milioni di euro. Un pranzo o una cena per ottenere una buona recensione, ai ristoratori sembrava un metodo abbastanza indolore per ottenere visibilità. Ma il fenomeno è rapidamente salito a livelli incontenibili. Vengono proposti veri e propri ricatti per ottenere visibilità sui social e far aumentare i follower, ovviamente a pagamento.

Recensioni negative penalizzanti

Le minacce per evitare di venire segnalati in modo negativo e perdere il gradimento sulle piattaforme social più cliccate, sono diventate anch’esse merce di scambio. Chi non sottostà al ricatto vede il proprio locale penalizzato. Per ottenere verdetti positivi, molti sono costretti ad accettare di pagare, in danaro, o sottoscrivendo contratti di fornitori compiacenti.

Il racket delle recensioni

La Polizia indaga

I casi documentati sono ormai centinaia e su di loro sta investigando la polizia postale. I ricatti sono quasi sempre gestiti tramite chiamate telefoniche. Il sistema è quello della mazzetta mafiosa, “paga o riceverai solo recensioni negative e ti faremo chiudere”. Le recensioni sono ovviamente false, ma il consumatore finale non può conoscere questa deriva. Il locale ma anche i suoi clienti vengono condizionati nelle scelte, positive o negative che siano, e questo distorce il mercato della ristorazione.

Food-bloggers hanno aperto il campo

In modo più lieve, ma in ogni caso negativo, operano i troppi food-blogger. Spacciano la loro esperienza ed il numero dei loro follower come elemento di forza. Chiedono, e a volte pretendono, di ottenere pasti a scrocco, spesso anche in più persone per ottenere il vantaggio di buoni crediti in rete. Talvolta i piatti e i locali vengono filmati per incrementare l’interesse e per finanziare il relativo filmato, viene chiesto un “indennizzo”. Quindi doppia spesa, pasto + indennizzo, senza avere la certezza che il locale verrà veramente elogiato, o di ottenere un ritorno dell’investimento.

A chi credere? positiva, negativa o nulla?

Questa pratica influenza in modo pesante tutto il panorama delle recensioni. Di chi ci si può fidare? Qual è la recensione vera, non interessata al successo del pranzo o della cena? Quello positivo a pagamento o quello negativo, forzato dal racket dei ricattatori? La ristorazione diventa così un suk, dove la realtà è oscurata da scrocconi che cercano di arricchirsi alle spalle altrui.

Il racket delle recensioni

Una reputazione costruita col lavoro e non con i social

Nel mondo dell’enogastronomia costruirsi una reputation è un lavoro di anni, che parte dalla scelta del menù, delle materie prime e del rispetto dell’etica del lavoro. Rovinare l’impegno del gestore, per rendere un locale amato ed affidabile, da false recensioni, è un aspetto che nessun operatore Ho.Re.Ca vorrebbe nemmeno immaginare. Lasciare le chiavi del successo del proprio locale in mano ad  sedicente influencer, è sgradevole. 

Quanti sono i veri followers? un altro mercato da controllare

Tra l’altro il cosiddetto “mercato dei followers è un fenomeno che è sotto gli occhi di tutti. Il vantato gran numero di persone raggiungibili, potrebbe essere gonfiato da finte aggregazioni, pagate pochi centesimi a testa. La reale misura dell’interesse di questi follower “finti”, nei confronti dei locali visitati e recensiti, è tutto da dimostrare. L’immagine che un locale vuole ottenere è troppo preziosa per gettarla al vento, a causa di scrocconi che farebbero meglio a cercarsi un vero lavoro, e che operano fuorilegge. Il racket delle recensioni

Il racket delle recensioni

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Abitare, Benessere, Enogastronomia

Un’oasi difesa da un muro a protezione 

Tra le meraviglie architettoniche in muratura non c’è solo la Grande Muraglia 

Creato per difendere il territorio  di un’oasi circa 4.000 anni fa in Arabia Saudita. Era un muro di difesa e protezione contro i nomadi e gli eventi naturali. Era a protezione di un’oasi che consentiva la coltivazione di alberi da frutta, cereali e verdura, ad una piccola comunità. L’estensione totale del muro era di circa quindici chilometri, era alto 6 metri e spesso tra due e quattro metri, per isolare l’area dagli interventi esterni. Un’oasi difesa da un muro a protezione

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Postazioni d’avvistamento

Il muro era dotato di un camminamento superiore con postazioni di guardia. Aveva delle stazioni di avvistamento che consentivano di individuare i movimenti che avvenivano all’esterno dell’oasi. Potevano avvistare gli eventuali predoni provenienti dal deserto per poter attivare le difese contro i loro tentativi di razzie. La stazioni originali erano 180, ma ora ne restano tracce di sole 74.

Khaybar nel deserto arabico

L’oasi di Khaybar si trova nella parte settentrionale del deserto dell’Arabia Saudita. Resta uno dei pochi esempi ancora riconoscibili e visitabili di costruzioni del genere, ma non erano così rare. Le oasi che permettevano di coltivare, grazie alle loro sorgenti erano protette e ovviamente concupite dai predoni. Erano e sono preziose, perciò dotarle di una simile protezione era una pratica necessaria.

Difesa da razzie ed eventi naturali

Oltre ad impedire le razzie da parte di altre tribù, questo tipo di muro di difesa, ha contribuito anche a garantire una stabilità nei confronti delle minacce naturali. Inondazioni, tempeste di sabbia e vento o la normale erosione, avrebbero potuto rovinare i raccolti. Il deserto è arido e la sua vegetazione quasi assente, quindi una sorgente e il relativo controllo delle sue acque, consente di ottenere orti e frutteti dai copiosi raccolti. Il muro di Khaybar è stato utilizzato per almeno 400 anni

Un’oasi difesa da un muro a protezione

Oasi murate, copiate dalle abbazie cristiane

Circa 4.000 anni fa l’area era punteggiata da queste oasi murate. La loro gestione divenne un esempio anche per gli “ortus conclusus”, propagandati dai monaci cristiani nelle loro abbazie e monasteri. Permettevano di mantenere una economia di base e il sostentamento di piccole popolazioni, grazie ad un tipo di economia circolare che ancora oggi potrebbe funzionare. 

Acqua preziosa e rara

Le sorgenti d’acqua erano lo strumento necessario perché le oasi potessero svilupparsi in lussureggianti giardini e orti, occorreva preservarle. Le fortificazioni movimentarono il paesaggio desertico, trasformandosi in un inno alla vita. Diedero un grande slancio ad una coltivazione agricola razionale e molto dettagliata, dove la distribuzione delle risorse idriche è ancora stupefacente.

Tenevano alla larga le scorribande dei predoni nomadi

Oltre all’aspetto agricolo svolgevano anche il compito di difesa e controllo delle scorribande delle popolazioni nomadi e raccoglievano informazioni sui movimenti di chi circolava nell’area. Gli attacchi improvvisi potevano così essere bloccati per impedire che venisse razziato il raccolto o le ricchezze delle popolazione. Erano avamposti di difesa militare, e svolgevano il compito di controllori. Un’oasi difesa da un muro a protezione

Un’oasi difesa da un muro a protezione

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Benessere, Enogastronomia

Il cibo a tavola serve per creare appartenenza

Quasi il 50% degli italiani sono coinvolti coi propri cari nelle scelte del cibo 

Nasce l’indice Psychological Food Involvement Scale (PFIS) che misura il rapporto con il cibo, e il coinvolgimento con le scelte alimentari. Il nuovo indice serve a misurare il nostro rapporto con il cibo e come influenzi le nostre scelte. Il modo in cui ci alimentiamo è molto cambiato negli anni recenti. Da una semplice soddisfazione di un bisogno primario, com’è la fame, s’è arricchito di molta simbologia. C’è un approccio psicologico e filosofico a come ci avviciniamo alla tavola. Ci avviciniamo alla tavola per il cibo e per comunicare. Il cibo a tavola serve per creare appartenenza

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Dietologi nutrizionisti e operatori del marketing

Dietologi, nutrizionisti e operatori del marketing sono molto interessati a comprendere in che modo le persone siano coinvolte dal cibo. L’importanza delle motivazioni che spingono ad effettuare precise scelte alimentari è analizzata, da decenni, dagli esperti del settore e da chi si occupa di futuro dell’alimentazione.

Una scienza per comprendere il ruolo del cibo

La valutazione delle spinte, talvolta inespresse, che modificano o trascinano il nostro modo di consumare e fare acquisti in campo alimentare, interessa sempre più persone ed aziende.  PFIS è una vera e propria scienza, nata per comprendere il ruolo che il cibo, e come lo consumiamo, possa influenzare le varie tribù e i suoi adepti.

Emozione, coinvolgimento, approvazione di uno stile

Emozione, coinvolgimento, approvazione di uno stile, benessere interiore ed esteriore. È dall’amalgama di questi stimoli che si sviluppa il nostro modo di pensare al cibo. Una soddisfazione che passa dalla positività delle nostre emozioni, un benessere che passa dal nostro modo di consumare i pasti. È il raggiungimento di situazioni e momenti che creano vicinanza con chi ci sta a cuore, e con relative tribù, a cui vogliamo appartenere. Consumare alcuni alimenti apre o preclude porte, che indirizzano ad accettazione o rifiuto di certe attitudini. 

Il cibo a tavola serve per creare appartenenza

Esprimiamo la nostra personalità

La nostra personalità emerge anche da cosa consumiamo, rafforza i vincoli familiari, accentua la vicinanza e il senso di partecipazione. Il cibo diventa un mezzo per sentirsi parte di una comunità, quasi il 50% degli italiani lo vede come un rafforzamento dei rapporti con le persone care. Cucina della nonna, tradizione, modernità o esplorazione di nuove cucine, ci guidano alla scelta dei compagni di viaggio, o di piatto.

Venire accettati

È anche il metodo per essere accettati dagli altri e far parte dello stesso club. Anche il successo degli influencer passa da questo desiderio di appartenere, di essere partecipi dello stesso “rito”. Consumare rappresenta un appagamento del proprio io, del proprio benessere. Scegliere cibi ipercalorici, oppure cibi biologici, a km zero, diete proteiche o  beveroni ipocalorici, sono tutte formule che danno accesso a precise tribù. Creano appartenenza.

Bisogno di partecipare

Queste scelte passano spesso per il bisogno di partecipare. Sconfinano nelle “mode” e per questo sono particolarmente interessanti per chi si occupa di marketing. Capire perché si scelga o si possa in qualche modo indirizzare verso un certo tipo di consumo, è un must per le aziende. Scoprire quali sono i temi che accendono alcuni interruttori può determinare il successo di opportuni prodotti. 

Il cibo a tavola serve per creare appartenenza

Sostenibile, etico, vegano, no carne, carne coltivata, insetti

Se la parola d’ordine è sostenibilità si possono vellicare i desideri dei clienti verso tutto ciò che è ecologico, biologico, etico. Oppure si può forzare la mano con argomenti che implichino di non accedere ad alimenti di origine animale, escludere le carni coltivate o le farine d’insetti come possibili fonti proteiche. Sono tutte variabili su cui poter operare.

Scelte coerenti

La sensazione di aver fatto la scelta corretta e coerente al proprio modo di alimentarsi e vivere, farà il resto. Il cliente si sentirà gratificato dei propri acquisti e cercherà di diffondere il proprio stile inglobando familiari e amici. Ad esempio sentirsi appagati per aver acquistato cibi che vellicano il nostro desiderio di fitness, diventerà un volano per includere altre persone nella propria tribù. 

La profilazione del cliente aiuta ad individuare le aree d’intervento

Il nuovo indice, che valuta il coinvolgimento psicologico, consente una migliore profilazione dei clienti. Un mezzo per affinare le ricerche di mercato, che potrebbe essere utilizzato anche per educare ad una migliore e corretta alimentazione. Ma temiamo che non sia esattamente quella la direzione, con cui i dati raccolti verranno utilizzati. La psicologia legata agli acquisti sembra più un metodo per indirizzare ed incitare verso altri consumi, più che un invito alla moderazione. Il cibo a tavola serve per creare appartenenza

Il cibo a tavola serve per creare appartenenza

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Benessere, Enogastronomia

Doggy Bag obbligatoria per legge?

Il contenitore per gli avanzi, noto comunemente come Doggy Bag, potrebbe ricevere un grande impulso.

Probabilmente una nuove legge verrà varata in questo senso, per rendere obbligatorio il suo uso, per chi ne fa richiesta. I ristoratori sono pronti, con soluzioni diverse a seconda della tipologia di locale, e quindi potrebbe, facilmente, rivelarsi un successo. L’obiettivo è quello di limitare gli sprechi alimentari, favorendo un uso sostenibile dei consumi alimentari. Doggy Bag obbligatoria per legge?

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Italiani da convincere 

Resta un ostacolo però, convincere gli italiani che chiedere un contenitore per gli avanzi, non è segno di taccagneria, ma un segnale di solidarietà e sostenibilità. Sinora sono pochissimi i nostri connazionali che ne fanno richiesta, appena il 15% dei clienti di pizzerie e ristoranti, chiedono di poter portare via ciò che è rimasto nel loro piatto. 

Doggy Bag obbligatoria per legge?

Una storica timidezza

Gli italiani sono molto timidi nel richiedere i contenitori opportuni, temono di essere indicati come avari, o peggio come poveracci. Uno stigma che viene dal passato, difficile da superare. È un imbarazzo che arriva da una scorretta educazione alimentare, che faceva ritenere corretto lasciare sempre almeno un boccone nel piatto. Era un segno di non essere assillati dalla fame, un segno di finto benessere, anche se volentieri si sarebbero divorati tre piatti di quel manicaretto.

Un vezzo mentale

E’ un’abitudine mentale che dovrebbe essere combattuta energicamente. Il cibo che resta nei piatti è e sarà pagato indipendentemente dal fatto di averlo completamente consumato o no, o che sia offerto o meno da un altro commensale. Nessuno ci farà uno sconto per aver mangiato solo mezza bistecca o mezza carbonara. Perché lasciarla agli uccellini, e soprattutto perché farla gettare nella spazzatura, mentre può servire per un ulteriore pasto? 

Doggy Bag obbligatoria per legge?

Oltre all’imbarazzo

Oltre a provocare imbarazzo la pratica dell’uso delle Doggy Bag, coinvolge anche la scomodità di portare via qualcosa all’uscita del ristorante. La stragrande maggioranza dei clienti non richiede gli appositi contenitori perché è imbarazzante portare via qualcosa dal ristorante, specie se la serata continuerà con altre attività. La riluttanza ad usufruire di questo servizio si trasforma in un inutile spreco, da evitare, specie ora che il cibo è particolarmente costoso.

Più raro il vino

All’estero esistono ristoranti che non servono vino e quindi i clienti portano da casa ciò che vogliono bere e si riportano a domicilio quello che avanza. Questo ha creato un’abitudine diffusa di riturare il vino servito a tavola e portarselo via. Sono favoriti dal tipo di tappo, diffuso all’estero, a ghiera. Ovviamente avviene anche con quello servito dai ristoratori. Il vino è solitamente una delle voci più consistenti nel scontrino, perciò perché lasciarlo sulla tavola se non è terminato? In Italia questa pratica non è quasi mai utilizzata, appena il 12% chiede di portare via il vino che hanno già pagato.

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Doggy Bag obbligatoria per legge?

Sprechiamo troppo

Ogni cittadino italiano spreca mediamente oltre 60 chili di cibo. La stragrande maggioranza di questi alimenti consumati male, avviene a domicilio, ma una percentuale di circa il 35% avviene al ristorante. In molti paesi la pratica è entrata nell’ordine delle idee, e c’è chi sceglie il ristorante proprio perché sa, che avrà la sua Doggy Bag finale. 

Italiani favorevoli all’obbligatorietà

Gli italiani intervistati in proposito hanno dichiarato di essere favorevoli a sfruttare questa possibilità (74%). Inoltre il 50% vorrebbe che diventasse obbligatorio come in Francia e Spagna. A dimostrarsi più interessate sono state le generazioni più giovani, quelle più attente ai temi ambientali ed allo spreco. Doggy Bag obbligatoria per legge?

Doggy Bag obbligatoria per legge?

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Abitare, Benessere

Sale stradale gettarlo o no?

Rende più sicure le strade ma genera anche molti problemi all’ecosistema.

Siamo di stagione perciò ha senso domandarsi se il sale che gettiamo sulle strade sia così utile o sia dannoso. Quando inizia a nevicare e si attacca al suolo, siamo felici di vedere i camion spargisale distribuire il loro carico sull’asfalto. Però forse stiamo esagerando, negli ultimi anni la percentuale gettata è quasi raddoppiata. Il sale fa ridurre il punto di gelo e fa sciogliere prima il ghiaccio ma a discapito della salute di tutti quanti. Sale stradale gettarlo o no?

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Si scioglie e arriva nei fiumi e laghi

Dovremmo evitare di abbondare perché il sale, per svolgere il suo compito deve sciogliersi e finisce nel terreno, nell’acqua e nelle piante. Gli invasi idrici vedono così salire il livello di sodio, e nel caso di impianti per distribuire acqua potabile alle popolazioni, sono veramente dannosi. Filtrare e potabilizzare le acque dal sodio in eccesso, sono processi molto costosi ed il sapore dell’acqua peggiora in modo sensibile.

Sconsigliato in molte diete

Il sale è sconsigliato in mote diete, specie per i diabetici e gli ipertesi. Tutti i medici raccomandano regimi senza sale o poveri di sodio, per una migliore salute. Proprio per questo le acque potabili ricche di sodio possono rivelarsi pericoloso e decisamente non funzionali, per buona parte della popolazione. Questo va decisamente contro alle norme di prevenzione, per aspirare ad un benessere sanitario, nel lungo periodo.

Specie aliene subentrano

La salinità in aumento favorisce l’ingresso di specie aliene, che si adattano meglio alle acque salmastre, specie che possono essere invasive. Inoltre il sale uccide il fitoplancton che è alla base della catena alimentare di molte specie. Uno studio recente ha confermato che le trote, in condizione di alterata salinità, si riducono sino al 30% di peso. Rimangono piccole, hanno problemi a riprodursi e sono più facilmente catturate dai loro predatori. Anche le rane vengono influenzate in modo negativo.

Meglio delle patatine fritte

Il sale è come le patatine per molti animali, specie i ruminanti e gli ovini. Negli USA i depositi di sale, posti al lato delle strade, sono diventati luoghi di approvvigionamento per cervi, wapiti, caribù e alci. Soprattutto gli enormi alci creano problemi nella circolazione con i loro attraversamenti stradali. Non è un caso che la prova di sbandata controllata viene chiamata la prova dell’alce. Il problema è decisamente noto.

Sale stradale gettarlo o no?

Leccornie per il latte e le corna

Attraversano le strade per leccare quella leccornia. Le femmine lo fanno per avere un latte migliore per i vitelli, mentre ai maschi serve per far crescere i loro possenti palchi. Attraversano di notte, sono quasi neri e diventano ostacoli invisibili e insormontabili. Molti incidenti mortali sono occorsi proprio vicino a queste zone dove possono trovare sale. Molti cittadini nordamericani, ma anche nordeuropei, sono rimasti vittime assieme agli animali di incidenti dalle conseguenze fatali.

C’è una letteratura sugli animali che leccano via il sale dalle auto

Esiste tutta una anedottica su alci, cervi o renne, sorpresi a leccare voluttuosamente il sale caduto dai camion, o le auto appena parcheggiate dopo aver viaggiato su strade cosparse di sale. Potrebbe essere un economico servizio di autolavaggio, se non fosse dannatamente rischioso. Gli alci sono decisamente poco socievoli e si sconsiglia di avvicinarli. I maschi sono ombrosi e solitari, si avvicinano alle femmine solo nel periodo riproduttivo, poi scompaiono nuovamente nelle foreste.

Anche la vegetazione cambia

Le piante sui bordi delle strade hanno ovviamente assorbito molti più sali e questo modifica il loro ciclo vegetativo e la vita degli insetti che su di loro si posano. Le farfalle che crescono e si nutrono di quelle foglie, ad esempio, sviluppano occhi giganti. Non ci sono ancora studi completi su questo fenomeno, e sulla potenzialità del rischio connesso, che resta però allarmante.

Alternative al sale

Sono state studiate alternative al sodio da gettare sull’asfalto, ma nessuna ha veramente funzionato. Sia il succo ottenuto dagli scarti della barbabietole o altri sottoprodotti da lavorazioni industriali non sono riusciti a sciogliere bene ghiaccio e neve. L’unica vera soluzione è agire con parsimonia, ridurre la quantità di sale sparso ovunque e limitarlo alle vie in cui la circolazione non può essere soppressa o rallentata. 

Tutti possono contribuire

Possiamo contribuire anche noi nel nostro piccolo. Ognuno di noi può evitare di strafare, gettando chili di sale nei vialetti d’ingresso.  Ne basta una quantità minima per evitare di scivolare e battere le terga a terra. Con un po’ di attività fisica si può spalare la neve e grattarla dai punti dove è ghiacciata. Risparmieremo sull’abbonamento della palestra e i muscoli resteranno tonici. Sale stradale gettarlo o no?

Sale stradale gettarlo o no?

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Benessere, Enogastronomia

Cucina povera una riscoperta per economizzare

Una spinta a tornare alle origini della cucina popolare in cui nulla si getta e tutto si recupera

Potrebbe sembrare una svolta green dettata da una maggiore consapevolezza, ma in realtà si tratta di salvare il proprio potere d’acquisto. L’incremento quasi a due cifre dell’inflazione, spinge verso l’alto i prezzi. I portafogli si svuotano rapidamente e la tensione verso un risparmio consapevole aumenta. Cucina povera una riscoperta per economizzare

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Spese fisse non riducibili

Per non rinunciare a troppe cose, le scelte di risparmio convergono soprattutto su spese alimentari più contenute. Le spese generali legate alla casa, alle auto, alle assicurazioni, all’energia non possono essere ridotte. Allora si ricorre a quelle che possono dipendere dalle nostre scelte. A farne le spese sono soprattutto gli alimentari, diminuiti nei carrelli dei nostri connazionali.

Spreco più controllato

Diminuisce anche lo spreco forzato da consumi che non prevedono residui. Piatti popolari, donati dalle memorie di una cultura contadina dove si privilegiano gli alimenti stagionali. Nulla viene sprecato e anche il modo di cucinare è semplificato. Meno tempo speso a spadellare per evitare consumi energetici. Piatti freddi a volte, che possono essere riproposti o che possono venire rapidamente riscaldati

Cucina povera una riscoperta per economizzare

La riscoperta dell’economia domestica

É il ritorno ad una economia domestica che avevamo dimenticato e che ci fa rivalutare anche i prodotti dell’orto e del balcone. I piatti poveri ammantati della positiva memoria dei piatti della nonna, con pochi ingredienti valorizzati al meglio, diventano una risorsa. Una riscoperta dei regionalismi, della capacità di assemblare un buon piatto con pochi tocchi, che richiama ai legami ancestrali col territorio di provenienza.

Risparmio e avanzi

Il risparmio diventa una voce importante per le famiglie italiane, i rari avanzi vengono riutilizzati per dare vita a nuovi piatti. Gli esempi non mancano e i timballi di maccheroni, le paste al forno, le polpette o i risotti, le frittelle con le verdure si riaffacciano sulle nostre tavole dopo essere stati etichettati per tropi anni come piatti poveri.

Calo delle vendite e mercatini

Anche i supermercati e pure i discount hanno registrato un calo delle vendite a favore degli acquisti diretti. Mercatini rionali, fattorie e mercati rionali, doc’è possibile acquistare a buon prezzo, sono sempre più frequentati. In questo modo incentivano le produzioni a km zero e recuperano prodotti che forse sono imperfetti nell’aspetto, ma maturi e ricchi di sapore, salvando un poco di denaro. Cucina povera una riscoperta per economizzare

Cucina povera una riscoperta per economizzare

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Benessere, Enogastronomia, Viaggi

Kiwi spumante

Se amate i kiwi avete una ottima occasione per festeggiare

L’actinidia o uva spina cinese ha avuto un grande successo anche nel nostro paese, siamo secondi per produzione, ad una incollatura dalla Cina. Il frutto dalle grandi proprietà salutistiche, col suo alto contenuto di vitamina C, ha un ruolo importante sulla nostra digestione. Kiwi spumante

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Un enzima che agisce sul nostro stomaco

Contiene actidina, un enzima simile alla papaina (dalla papaia) che favorisce li nostri processi interni, svolge anche una ottima azione per il nostro intestino, è infatti consigliassimo per chi soffre di stitichezza.

Una soluzione per gustarli non solo come frutta

Ora i kiwi hanno trovato una soluzione alternativa per essere gustati, vengono trasformati in spumante, senza l’uso di uva. Al loro sugo vengono aggiunti zucchero e batteri utili alla fermentazione alcolica. In val Fontanabuona, alle spalle di Genova e a pochi chilometri dal centro città, lo realizzano già da alcuni anni con un buon successo.

Kiwi spumante

Vinificato ogni due anni

La spumantizzazione avviene ogni due anni, perché l’actinidia ha produzioni alterne, un anno assai cospicue e la successiva inferiore. Quando la produzione è rilevante viene fatta la vinificazione. Un modo di bere diverso ed interessante. Che ha dalla sua parte anche la sostenibilità di tutto il progetto, perché nulla venga sprecato anche negli anni di abbondanza.

PIccola azienda e B&B

Viene realizzato in una micro azienda familiare, titolare di un B&B a Neirone, Villa Maia di Ognio. I proprietari lo producono solo per i loro clienti, ma non non è  impossibile che arrivino anche alla commercializzazione. Qualche gestore di enoteca che l’ha assaggiato l’ha gradito, e potrebbe essere interessato a distribuirlo. Sono rimasti sorpresi della sua qualità e hanno chiesto quale fosse il vitigno d’origine, credendo che fosse originato da uve.

Marmellate e farina di castagne

Nel B&B producono anche marmellate di uva americana e quello che è un vero caposaldo della cultura ero gastronomica ligure la farina di castagne. Le castagne e i suoi derivati sono state per secoli uno degli elementi base della cucina nell’entroterra che si specchia nel mar Ligure. 

Espansione possibile e recupero

Le idee dei proprietari sono di espandere la ricettività con tende e casette sparse sul territorio. Una iniziativa lodevole a supporto del turismo e del recupero del territorio. Turismo ed eno-gastronomia vanno a braccetto e sono tra gli obiettivi più ricercati. Kiwi spumante

Kiwi spumante

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Abitare, Benessere, Enogastronomia

Oggi è la Giornata Mondiale del Suolo

Un patrimonio di tutti noi, che ci ostiniamo a considerare troppo poco

Il suolo è l’elemento che consente di coltivare, far crescere e raccogliere i prodotti che ci alimentano, o che indirettamente alimentano gli animali di cui ci nutriamo. Dal benessere del suolo dipende anche il nostro. Oggi è la Giornata Mondiale del Suolo

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Conservarlo lavorarlo concimarlo

Saperlo conservare, nutrire nel modo corretto con le giuste concimazioni, è ciò che può farci proseguire nel vivere su questo pianeta. Il suolo è una risorsa vitale, solo se comprenderemo questo facile postulato riusciremo a dargli la reale importanza che merita.

Dopo le alluvioni e la siccità

Con le recenti alluvioni in Emilia Romagna e Toscana abbiamo toccato con mano come il suolo possa condizionare la nostra vita anche nell’immediato. I terreni fuori controllo che vengono lasciati incolti possono subire il dilavamento delle piogge e franare a valle. La cattiva gestione del suolo ha un costo elevatissimo che si esplicita in modo irruente e violento.

il suolo trattiene l’acqua

Il suolo può trattenere molta acqua e rilasciarla in modo adeguato, senza causare frane o alluvioni. La sua cura è indispensabile ed è un investimento su cui dovremmo puntare a lungo termine. Non basta un’azione una tantum ma una cura costante, rinnovata nel tempo. Invece di sprecare molte risorse per faraonici progetti di ponti in zone pericolose ed ad altissimo rischio, dovremmo risanare i terreni che non vengono coltivati in modo corretto. 

Molti posti di lavoro e un rilancio dell’economia

Un grande investimento che creerebbe sicurezza e molti posti di lavoro e garantirebbe un futuro. Il territorio italiano è fragile, non possiamo giocare a tamponare solo le falle quando si presentano. Una saggia gestione del suolo migliorerà le condizioni di vita di tutto il paese.

Oggi è la Giornata Mondiale del Suolo

Bisogno di verde organizzato

La grande ricerca di spazi verdi organizzati è dimostrato dal grande successo degli agriturismi, che compensano la mancanza di spazi aperti per chi vive in città, e riappacifica coi ritmi rurali rispetto alle frenesie cittadine. Concedere i terreni a giovani aziende che intendono portare avanti nuove imprese che mirano a coltivare il suolo potrebbe rivelarsi molto attrattivo.

Tutto il nostro cibo viene dal suolo

Il cibo di cui ci nutriamo è quasi unicamente legato al suolo, riuscire ad ottenere uno sviluppo sostenibile dei terreni deve essere una prerogativa primaria. Ci sono nuove tecnologie che consentono di rispettare il suolo, con lavorazioni che consentono regolari attività umane e conservazione del territorio

Risorse idriche sempre più importanti

Una gestione accurata delle risorse idriche si rivelerà in un prossimo futuro una esigenza molto importante. Fare tesoro delle acque piovane e la loro redistribuzione con impianti efficienti che non disperdono acque sarà alla base di una agricoltura 4.0. Evitare di disperdere acqua, proteggerà da eventi eccezionali come alluvioni ed anche gravi siccità

Eventi meteorologici sempre più frequenti

I cambiamenti climatici in corso faranno accadere eventi metereologici imprevisti ed inattesi. Già ne abbiamo avuto evidenti assaggi, ma l’aumento delle temperatura li renderanno più ravvicinati. I casi eclatanti che facevano storia e finivano negli annales e segnavano un intero secolo ora, rischiano di accadere ogni biennio. 

Troppo ravvicinati per qualunque attività economiche

Troppo per qualunque paese e per qualunque economia, che ha bisogno del suolo per coltivare e fare raccolti. Se il cibo diventerà insufficiente, le popolazioni dovranno trovare soluzioni, spostandosi in altri territori con imponenti migrazioni o al peggio, ricorrendo a guerre, per occupare altri territori in cui ottenere cibo.

Agricoltura di precisione per non impoverirlo 

L’eccessiva pressione sul suolo rischia d’impoverirlo, perciò occorrerà fare attenzione ad interventi di agricoltura di precisione. Coltivazioni dove nulla sia lasciato al caso e nulla vada sprecato. La specializzazione di alcune colture non può essere l’unica leva su cui lavorare, occorrerà ruotare le coltivazioni tenendo conto delle qualità organiche del suolo per ottenere i migliori risultati e rimanere assolutamente sostenibili. Il benessere umano passa per quello dei suoi animali e del suolo su cui poggia la propria agricoltura, cerchiamo di non dimenticarlo.Oggi è la Giornata Mondiale del Suolo

Oggi è la Giornata Mondiale del Suolo

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Benessere, Enogastronomia, Marketing

Compriamo con gli occhi

E’ la vista che ci condiziona negli alimenti, ancor più del gusto

Acquistiamo quasi sempre ciò che ci ha “affascinato”. Le nostre scelte per ciò che mangiamo sono legate ai nostri acquisti , e questi li facciamo per il modo in cui un alimento o un ingrediente riesce a “convincerci”, sin dalla confezione. Sono gli occhi a guidarci fino al tavolo da pranzo, sono loro che condizionano ciò che mettiamo nel carrello. La percezione che il prodotto che stiamo guardando, potrebbe essere eccellente per i nostri piatti, passa da come lo percepiamo. Compriamo con gli occhi

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Packaging, logo, colore, materiali

L’importanza del packaging, del colore, delle scritte, del logo, della esposizione ci porta ad appoggiare lo sguardo su ciò che sa attrarci ed affascinarci. Questa capacità del prodotto di “parlarci” non è sempre veritiera. L’emozione inconscia che suscita in noi ci fa deviare anche quelli che sono gli altri aspetti importanti, come ingredienti, sostenibilità, qualità, filiera produttiva, valori, fino a farci acquistare prodotti che sono relativamente lontani dal nostro senso etico o dai nostri criteri.

Neuromarketing ci studia

La branca del neuromarketing studia da tempo il tipo di percezione che cattura la nostra attenzione. Comprendere quali sono i meccanismi che ci fanno propendere per quel certo prodotto, quel certo colore, quella qualità del packaging, i materiali stessi del packaging, aiuta le aziende a diventare più attraenti. Come consumatori, crediamo di essere perfettamente in possesso di tutta la gestione della scelta quando acquistiamo. Ma non è sempre così.

Qualche acquisto quando rientriamo a casa non ci soddisfa

A volte, di ritorno dalle nostre giornate di shopping, ci accorgiamo di aver acquistato cose che, forse, non erano esattamente ciò che ci sarebbe servito. Mettiamo in dubbio le nostre capacità di scelta, e ci chiediamo come mai quel prodotto adesso sia nella nostra dispensa, anche se avremmo potuto scegliere altro. Quale sortilegio ci ha fatto portare a casa quello e non altro.

Compriamo con gli occhi

L’eyetracking svela cosa guardiamo e per quanto

Per svelare questo processo di scelta “condizionata” sono stati utilizzati dei software di eyetracking (misuratori dello sguardo). Un sistema che individua dove si posa il nostro sguardo, per quanto tempo lo fa, con quale intensità e come indaghiamo sui dettagli della confezione. I risultati dei test hanno evidenziato come ad attrarre sono stati nell’ordine colore, marchio, logo, qualità e sostenibilità connessa al materiale del packaging. il risultato finale è che i prodotti più osservati, erano quelli che erano stati anche i più acquistati.

L’aspetto estetico è l’elemento su cui lavorare

L’aspetto estetico diventa preponderante, l’occhio vuole decisamente la sua parte in fase di scelta d’acquisto. Il mix che porta a formulare un certo packaging è quello che determinerà la nostra scelta davanti ad uno scaffale affollato di prodotti. Ciò che saprà colpirci finirà nel carrello, anche se non sarà la migliore delle opzioni possibili. L’attenzione si sposta sugli elementi che sanno attrarre il nostro pensiero rispetto ai prodotti. Se soddisfano il nostro livello di sostenibilità, il processo decisionale si attiva verso quel prodotto.

Un elemento negativo farà fuggire il cliente

Se un elemento colpirà in modo negativo le nostre percezioni, influenzerà le nostre scelte. Per questo soprattutto nelle aziende alimentari, ciò che accade a livello grafico e a livello di materiali è fondamentale. Tutto deve essere curato e pensato per attrarre saldamente lo sguardo del consumatore, e non deve respingerlo. Se un prodotto è bello, ben confezionato e sa differenziarsi tra gli altri ha maggiori possibilità di affermarsi, ovviamente. Anche a discapito, in alcuni casi, della reale qualità del contenuto.

Su quale leva agire per diventare attraenti

Tener conto dei processi decisionali del consumatori nel momento cruciale dell’acquisto, determina quale leva vogliamo usare per renderci attrattivi. Il packaging diventa la scelta cruciale su cui lavorare, per comunicare nel modo migliore e riuscire a catturare lo sguardo di chi acquista. Comunicare qualità, sostenibilità e valori sin dal primo contatto, ed invitare gli occhi dei consumatori a sostare per approfondire quanti di questi valori soddisfa, è la ricetta vincente. Compriamo con gli occhi

Compriamo con gli occhi

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Abitare, Benessere, Enogastronomia

Bicchieri di carta dannosi per l’ambiente 

Sono altrettanto pericolosi quanto quelli realizzati in plastica 

Dobbiamo sfatare il mito della sostenibilità dei bicchieri di carta, quelli tanto cari alle caffetterie, per la facilità dell’asporto. E’ il rivestimento interno dei bicchieri di carta, che li rende impermeabili, ad essere dannoso quanto la plastica stessa. Il rivestimento senza il quale i bicchieri non potrebbero garantire la tenuta, è necessario ,ma ma va in controtendenza rispetto allo scopo di evitare di inquinare. Bicchieri di carta dannosi per lambiente

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Bicchieri da asporto per caffè e altre bevande

I peggiori risultati si ottengono dai bicchieri per il caffè o il cappuccino, dotati del loro relativo coperchio in materiale plastico o polistirolo. I bicchieri da asporto non svolgono la loro funzione correttamente, ma sarebbe impensabile tornare al vetro o al coccio, se non grazie al servizio, graditissimo, di qualche cameriere che si presta alla consegna a domicilio o ufficio

La plastica cambia il sapore

La plastica altera il sapore del contenuto, specie se è caldo, I bicchierini in espanso sono altrettanto, se non ancor più, inquinanti. La soluzione corretta sarebbe di assumere le bevande calde direttamente al bar in tazze di ceramica o biscotto, o in vetro. Non è sempre possibile, ma è bene svelare che la supposta sostenibilità della carta non esiste. O almeno non al 100%.

Bicchieri di carta dannosi per l’ambiente 

Una ricerca sul campo

Per controllare l’eventuale tossicità dei contenitori di carta, una ricerca svolta dall’Università svedese di Göteborg, ha esaminato le reazioni di alcune larve di insetti e ditteri. I bicchierini usa e getta sia di carta che di plastica sono stati messi a confronto nelle stesse condizioni ambientali. Lasciati in aree umide o in acqua hanno permesso di controllare la reazione delle larve che crescevano al loro interno.

Una crescita irregolare

Ogni tipo di contenitore, plastico, cartaceo o poliuretano ha impedito una crescita regolare delle larve. Le femmine non sono quasi mai riuscite a svilupparsi completamente per arrivare alla fase riproduttiva. L’esperimento è stato svolto con diversi tipi di liquidi, da acqua fresca residui di percolato o acque torbide. I risultati sono stati confermati in tutte e tre le variabili.

Meglio non disperderli nell’ambiente

Disperderli nell’ambiente è pericoloso per la salute, e l’impatto è negativo per molti esseri viventi. Anche i coperchietti di polistirolo hanno dato gli stessi esiti. Gli effetti negativi si sono confermati anche nel corso del tempo, non solo nella prima settimana. Anzi col proseguire delle settimane la tossicità s’è evidenziata in modo ancor più palese. I bicchieri di carta è necessario che vengano smaltiti con attenzione negli appositi contenitori per la carta, in modo da evitare che si innalzi il livello di tossicità nell’ambiente. E’ una buona pratica, etica e sostenibile, che tutti possiamo fare.Bicchieri di carta dannosi per lambiente

Bicchieri di carta dannosi per l’ambiente 

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