Enogastronomia, Marketing

Il racket delle recensioni

Stanno emergendo sempre più casi di false recensioni e ricatti ai ristoratori

Se ne parla da parecchio, ma sembrava limitato a pochi casi, questo tipo di ricatto. Ora il fenomeno sta raggiungendo dimensioni rilevanti e molti ristoratori sono stanchi di subire angherie. Il caso Ferragni ha portato ancora più in evidenza la problematica legata agli influencer e alle loro controverse posizioni. La realtà offerta da questi influenzato non è esattamente quella immaginata. Il racket delle recensioni

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Pasti a scocco o veri ricatti

Ciò che sembrava un modo semplice per ottenere pasti a scrocco sta diventando un vero business. Un business valutato in milioni di euro. Un pranzo o una cena per ottenere una buona recensione, ai ristoratori sembrava un metodo abbastanza indolore per ottenere visibilità. Ma il fenomeno è rapidamente salito a livelli incontenibili. Vengono proposti veri e propri ricatti per ottenere visibilità sui social e far aumentare i follower, ovviamente a pagamento.

Recensioni negative penalizzanti

Le minacce per evitare di venire segnalati in modo negativo e perdere il gradimento sulle piattaforme social più cliccate, sono diventate anch’esse merce di scambio. Chi non sottostà al ricatto vede il proprio locale penalizzato. Per ottenere verdetti positivi, molti sono costretti ad accettare di pagare, in danaro, o sottoscrivendo contratti di fornitori compiacenti.

Il racket delle recensioni

La Polizia indaga

I casi documentati sono ormai centinaia e su di loro sta investigando la polizia postale. I ricatti sono quasi sempre gestiti tramite chiamate telefoniche. Il sistema è quello della mazzetta mafiosa, “paga o riceverai solo recensioni negative e ti faremo chiudere”. Le recensioni sono ovviamente false, ma il consumatore finale non può conoscere questa deriva. Il locale ma anche i suoi clienti vengono condizionati nelle scelte, positive o negative che siano, e questo distorce il mercato della ristorazione.

Food-bloggers hanno aperto il campo

In modo più lieve, ma in ogni caso negativo, operano i troppi food-blogger. Spacciano la loro esperienza ed il numero dei loro follower come elemento di forza. Chiedono, e a volte pretendono, di ottenere pasti a scrocco, spesso anche in più persone per ottenere il vantaggio di buoni crediti in rete. Talvolta i piatti e i locali vengono filmati per incrementare l’interesse e per finanziare il relativo filmato, viene chiesto un “indennizzo”. Quindi doppia spesa, pasto + indennizzo, senza avere la certezza che il locale verrà veramente elogiato, o di ottenere un ritorno dell’investimento.

A chi credere? positiva, negativa o nulla?

Questa pratica influenza in modo pesante tutto il panorama delle recensioni. Di chi ci si può fidare? Qual è la recensione vera, non interessata al successo del pranzo o della cena? Quello positivo a pagamento o quello negativo, forzato dal racket dei ricattatori? La ristorazione diventa così un suk, dove la realtà è oscurata da scrocconi che cercano di arricchirsi alle spalle altrui.

Il racket delle recensioni

Una reputazione costruita col lavoro e non con i social

Nel mondo dell’enogastronomia costruirsi una reputation è un lavoro di anni, che parte dalla scelta del menù, delle materie prime e del rispetto dell’etica del lavoro. Rovinare l’impegno del gestore, per rendere un locale amato ed affidabile, da false recensioni, è un aspetto che nessun operatore Ho.Re.Ca vorrebbe nemmeno immaginare. Lasciare le chiavi del successo del proprio locale in mano ad  sedicente influencer, è sgradevole. 

Quanti sono i veri followers? un altro mercato da controllare

Tra l’altro il cosiddetto “mercato dei followers è un fenomeno che è sotto gli occhi di tutti. Il vantato gran numero di persone raggiungibili, potrebbe essere gonfiato da finte aggregazioni, pagate pochi centesimi a testa. La reale misura dell’interesse di questi follower “finti”, nei confronti dei locali visitati e recensiti, è tutto da dimostrare. L’immagine che un locale vuole ottenere è troppo preziosa per gettarla al vento, a causa di scrocconi che farebbero meglio a cercarsi un vero lavoro, e che operano fuorilegge. Il racket delle recensioni

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Credits: Pixabay

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