Benessere, Enogastronomia

Arriva la prova costume tutti a dieta

Come ogni anni arriva la stagione dei tentennamenti sulla propria linea

In farmacia sono arrivati sul bancone una sfilza di prodotti che dovrebbero aiutare a perdere rapidamente peso. Sono stati identificati con un nome ben preciso, i maggiolini, perché è proprio in questo mese che tornano in commercio in modo vistoso. Il desiderio di perdere una o due taglie ed appiattire le pance, spinge molti italiani a sottoporsi ad un nuovo regime alimentare. Arriva la prova costume tutti a dieta

Leggi tutto: Arriva la prova costume tutti a dieta

Dieta immancabile

La dieta diventa così un must, che viene seguito da quasi un italiano su due. Ovviamente non c’è solo l’aspetto estetico a rendere gli italiani consapevoli che il loro corpo è abbondante. Molti si sottopongono volentieri a nuovi regimi disintossicanti, dopo il periodo invernale, in cui si è abbondato nelle gioie della tavola. 

Nutrizionisti dietologi e amici

Molti si accorgono di qualche piccolo problema di salute, a volte è il medico curante che incalza, dopo aver controllato le analisi, a dare una raddrizzata al proprio modo di alimentarsi. Sono relativamente pochi quelli che si fanno assistere da un dietologo o un nutrizionista esperto (meno del 20%). Tantissimi preferiscono il fai-da-te, o reiterano una dieta che hanno già utilizzato in precedenti occasioni von alterni successi.

Consigli dai non esperti

Il desiderio di affidarsi ad un professionista, per i nostri concittadini, è altissimo, ma sono in realtà pochi quelli che lo fanno. Il fascino del consiglio degli amici (conosco una dieta che funziona tantissimo) è sempre molto forte. La tentazione del trovare il giusto regime alimentare adattandolo al proprio corpo è incalzante. Dall’altra parte ci sono coloro che si affidano ai personal trainer o ai “santoni” da palestra, per trovare la propria via per un equilibrio alimentare e fisici scultorei.

Arriva la prova costume tutti a dieta

A caccia del benessere

Oltre ad entrare nel famigerato costume, senza sembrare una salsiccia, il desiderio che porta ad iniziare un nuovo regime è quello del benessere. Stare ben con se stessi, sentirsi leggeri e mantenersi in forma, sono le principali motivazioni che spingono a variare la dieta e ad incatenare il frigorifero.

Mangiano davvero in modo più sano?

Gli italiani sono convinti di aver mangiato più sano dopo la pandemia. Avere la possibilità di muoversi maggiormente, frequentare le palestre, ha aiutato ad uscire dalle mure domestiche. La loro idea è di aver migliorato le proprie abitudini a tavola, di aver dato maggior peso ad alimenti naturali, sani e sostenibili. Quanto questa credenza sia reale, è tutto da dimostrare.

Dieta mediterranea sempre un must

Molte persone dichiarano di avere come obbiettivo di perseverare con la dieta mediterranea, legata alla tradizione italica. Ma nessuno riesce a dare una versione perfettamente coerente di quel regime, ed apporta infinite varianti. Indubbiamente è un modo interessante di leggere il proprio percorso personale, nei confronti dell’alimentazione.

il rischio dei cibi superprocessati

La salute, le diminuite risorse economiche e la voglia di sentirsi a loro agio nel proprio corpo, hanno modificato anche gli acquisti. In alcuni casi con risultati molto positivi, in altri, specialmente se si è preferito spostare il proprio interesse verso cibi economici, con risultati contraddittori. I cibi super-processati, a cui alcuni si rivolgono per la loro praticità, rischiano di essere troppo ricchi di elementi che, a lungo andare, danneggiano il corpo.

Arriva la prova costume tutti a dieta

Per cucinare bene serve tempo

Il tempo è una variabile importante che opera in questo senso, una vita troppo compressa costringe a consumare cibi precotti o ready-made, per ritagliarsi tempo libero. I cibi freschi e i vegetali, danno il meglio dal punto di vista vitaminico, se preparati al momento, ma comportano un minimo di preparazione prima del consumo. 

Non esagerare coi piatti pronti

Per questo, cucinare in casa, è un aspetto non secondario per una corretta alimentazione. Pochi possono permetterselo ogni giorno, anche se ci provano. I nutrizionisti consigliano di non eccedere coi pasti pronti o da scaldare in padella, limitandoli a 3 volte a settimana. Vegani e vegetariani sono appena il 5% anche se la loro percentuale è data in aumento nei prossimi anni. 

Pensare sempre alla salute

Le diete ipocaloriche sono quelle più richieste dopo la dieta mediterranea, mentre sono pochissimi coloro che si rivolgono a diete ketogeniche o iperproteiche, solitamente per ottenere risultati e performance sportive. Tra coloro che devono mostrare molta attenzione alla tavola figurano coloro che hanno sviluppato o tendono a sviluppare malattie croniche. La prevenzione, in questi casi offre una ottima possibilità di migliorare la loro esistenza. Per loro un corretto regime alimentare, corrisponde a salvarsi la vita. Arriva la prova costume tutti a dieta

Arriva la prova costume tutti a dieta

Credits: Pixabay

Abitare, Benessere, Enogastronomia

Coltivare su Marte.

Come si nutriranno i coloni che andranno sul Pianeta Rosso?

Gli scienziati continuano a portare avanti tutti gli studi di fattibilità per poter costruire una base sul Pianeta Rosso. La soluzione B per quando avremo rovinato a dismisura il nostro pianeta. Mentre continuano a sviluppare progetti sulle costruzioni per chi vivrà sull’altro pianeta, si interrogano su come riuscire a nutrire i pionieri. Coltivare su Marte

Leggi tutto: Coltivare su Marte.

Il viaggio è lungo e costoso

Il viaggio per Marte è lungo, circa 9 mesi, ed è costoso. Pensare di usare servizi navetta per trasportare in orbita marziana gli alimenti in grado di far sopravvivere i pionieri, è pressoché impossibile. Il costo delle trasferte diventerebbe impraticabile, se dovesse diventare l’unico modo per fare arrivare cibo lassù. 

Studiare una alternativa. 

Il modo razionalmente più praticabile sarebbe di coltivare gli alimenti direttamente in loco. Una pratica non semplice, ma che potrebbe funzionare. Il terreno che simula quello marziano, chiamato regolite, è stato studiato in modo approfondito. Sono state effettuate prove di coltivazioni in serre che simulano le condizioni presenti nell’atmosfera del Pianeta Rosso.

Risultati contrastanti

Alcuni dei risultati sono stati incoraggianti altri meno. La cosa interessante è che è stata utilizzata un’antica tecnica di coltivazione nota da molti secoli. Si chiama consociazione, la praticavano i Maya e permette di coltivare assieme diverse piante in spazi ristretti. In alcuni casi la comunione nello stesso terreno ha dato risultati molto buoni e potrebbero risultare utili anche per coltivazioni da effettuare immediatamente anche sulla Terra non solo su Marte.

Coltivare su Marte.

I confronti fatti dagli agronomi 

Per avere riscontri alle loro ricerche hanno posto in diversi vasi tre tipi di terreno, quello marziano, solo sabbia e terriccio. Sono stati tutti addizionati di concime e poi sono state seminate le piantine. Tre i semi presi in considerazione, pisellli, carote e pomodori. La consociazione di piselli e pomodori ha dato ottimi risultati, mentre le carote hanno sofferto un po’, probabilmente perché non sufficientemente illuminate a causa della vegetazione più alta delle altre due piante.

Pomodori avvantaggiati

I pomodori erano le piante ad avvantaggiarsi maggiormente di questa comunione di terreno. La consociazione li faceva crescere meglio con una maggiore quantità di potassio, rispetto a quando venivano piantati da soli. I valori vitaminici, gli antiossidanti, il beta carotene sono elementi che vengono persi nei processi di disidratazione, quelli che permetterebbero di inviare cibi sul Pianeta Rosso, ma a discapito della loro qualità. Alimenti vitali per chi vive in ambienti isolati.

Altre colture possibili?

Dopo aver affrontato queste tre varietà vegetali gli agronomi si sono concentrati su altre piante e sul modo di farle crescere. Impianti verticali od orizzontali? Sarà possibile coltivare anche cereali come l’orzo o il grano per produrre pane o birra? Moltissime domande ancora senza risposte, che devono essere vagliate in modo scientifico, per rendere autonome le colonie marziane. Coltivare su Marte

Coltivare su Marte.
Coltivare su Marte.

Credits: Pixabay

Benessere, Enogastronomia

Sindrome da autoproduzione di birra

Potreste farvelo attestare dal vostro medico ed evitare sanzioni e multe

La chiamano ABS (Auto Beer Syndrome) Sindrome di Auto-produzione di Birra. E’ una rara condizione fisica che può far ubriacare, anche se non hanno bevuto assolutamente nulla. Un operaio che lavora in una birreria, era stato fermato dalla polizia stradale, che aveva riscontrato livelli troppo alti di alcool nel suo sangue. Ma l’uomo sapeva di non aver toccato alcolici da alcuni giorni perciò si è appellato. Sindrome da autoproduzione di birra

Leggi tutto: Sindrome da autoproduzione di birra

Accusa di ubriachezza

Dopo attenti esami clinici gli è stata riscontrata la sindrome ABS ed è stato assolto dall’accusa di guida in stato di ebbrezza. Chi soffre di questa sindrome produce autonomamente alcool durante la digestione. Può raggiungere livelli che vengono considerati pericolosi e che dovrebbero portare al coma alcolico. Ma chi ne è vittima ha comportamenti normali, anche se nel suo corpo scorre un’alta percentuale di alcool

Livelli pericolosi

Il livello pericoloso si attesta a 0,30, ma se raggiunge lo 0,40, quasi automaticamente evolve in coma etilico. Una situazione che può avere effetti letali. L’operaio del birrificio era già stato fermato un paio di anni prima ed aveva riportato gli stessi esiti, senza però mostrare alcun sintomo di intossicazione. Questo aveva allertato i medici che lo hanno sottoposto ad accertamenti.

ubriachezza auto prodotta

Assolto dal reato

Quando hanno riscontrato che soffriva della ABS oltre a farlo assolvere dal presunto reato, lo hanno invitato ad una dieta particolare per evitare che l’episodio si ripeta. Sono i carboidrati che nel momento della digestione trasformano gli zuccheri in anidride carbonica ed alcol. E’ il normale fenomeno della fermentazione con cui molte bevande evolvono, ma loro lo fanno in modo esagerato. 

La fermentazione avviene in tutti noi

La fermentazione negli umani avviene durante la digestione, ma in modo molto marginale. Perciò è abbastanza inusuale che il processo avvenga all’interno di un corpo umano in modo così generoso e non nei tini o negli alambicchi. La “fortuna” dei soggetti affetti da ABS è che i loro corpi reagiscono in modo differente rispetto all’usuale. Le percentuali di alcol che stenderebbe chiunque e potrebbe causarne la morte, a loro non provoca guai.

In alcuni casi sembrano ubriachi

A volte mostrano segni di ubriachezza anche se non hanno toccato nessun tipo di bevanda alcolica. E’ una sindrome che solitamente si sviluppa in un secondo tempo, non è innata, e può essere accelerata nei soggetti che soffrono di diabete ed obesità. Anche l’uso di antibiotici può interferire sula flora intestinale e modificarne l’efficienza, tanto che in alcuni casi sono stati fatti trapianti di microbioma da donatori per bilanciarne l’efficenza.

Una dieta particolare e niente antibiotici

Una dieta povera di carboidrati e l’attenzione ad assumere antibiotici, possono essere i soli rimedi “naturali” per sconfiggere questa sindrome ed avere una vita regolare. Non è facile convivere con la ABS, perché esiste anche lo stigma sociale verso chi abbonda con l’alcol. Ci sono persone che hanno perso il lavoro prima di poter dimostrare la loro innocenza e di non essere etilisti. Sindrome da autoproduzione di birra

Abitare, Benessere, Enogastronomia

La Giornata mondiale del sonno arriva il 15 marzo.

Una funzione fondamentale ma che molti italiani non passano in modo perfetto.

Possono essere tante le cause scatenanti, che fanno passare una notte poco confortante per il nostro riposo. Conoscere alcune delle ragioni può aiutarci ad ottenere un sonno migliore e tonificante. In un film piuttosto celebre una coppia si giura che non andranno mai a letto arrabbiati, o senza aver chiarito i problemi che li dominano. Questo è un punto importantissimo, andare a dormire arrabbiati o con un grosso peso, non aiuta a dormire. La Giornata mondiale del sonno arriva il 15 marzo.

Leggi tutto: La Giornata mondiale del sonno arriva il 15 marzo.

Mai a letto dopo aver litigato

Litigare col partner è una delle cause legate a notti insonni o movimentate. Riuscire a calmarsi e a fare pace, è un ottimo espediente per riuscire a dormire correttamente. La temperatura ottimale, consigliata, è leggermente fresco nella camera da letto, un buon pigiama aiuta a trovare il confort, che fa sprofondare tra le braccia di Morfeo. La differente valutazione della temperatura è un vero casus bellis, con la parte femminile che preferisce un ambiente molto più caldo. Le lotte sul materasso per accaparrarsi lenzuola e coperte sono ben note a tutti quanti.

Vestirsi troppo uccide l’erotismo e blocca le endorfine

Vestirsi come un palombaro, può servire per ottenere un momentaneo tepore, anche se uccide in modo assoluto la vita sessuale di coppia. Il sesso invece ha la grossa prerogativa di liberare molte endorfine, che stimolano il piacere e il benessere generale. Forse sarebbe più corretto sbarazzarsi di qualcosa che si indossa, e rinnovare il piacere dello stare assieme e addormentarsi dolcemente.

La Giornata mondiale del sonno arriva il 15 marzo

8 ore sono quelle necessarie per un buon riposo ristoratore

Un buon sonno ci aiuta in tutte le attività del giorno. E’ una parte importante della nostra vita, ma tendiamo a trascurarla o a ridurne la durata. Sono pochi gli italiani che dormono 8 ore per notte, si accontentano di 7, e spesso anche di 6 e mezzo. Vengono spesso irretiti dai programmi tv, che fanno passare troppo tempo sul divano. Potremmo conteggiare quelle ore come riposo, ma in realtà sonnecchiare guardando la tv, ha ben altri effetti.

Le luci blu degli schermi tv, pc e cellulari, da evitare

Tutti gli schermi e non solo quelli della tv, hanno una cattiva influenza su di noi. I colori azzurrini/blu dei monitor, dei lap top e dei cellulari sono pericolosi per la salute del nostro sonno. C’è chi arriva a consigliare di spegnere o chiudere laptop e cellulari almeno un’ora prima di andare a dormire per prepararci ad un effettivo ristoro. il sonno infatti va “preparato”, desiderato e accolto.

Cenare entro le 8 di sera

Un altro grosso problema da risolvere è quando cenare. Gli specialisti del sonno consigliano di consumare la cena non oltre le 8. Perciò le cene fuori sono da anticipare o ridurre drasticamente. Anche sgranocchiare biscottini, snack, cioccolatini, popcorn sul divano, dopo la cena è sconsigliassimo, per due buone ragioni. Il metabolismo rallenta e tutte le calorie che assumiamo vengono assimilate e sappiamo dove si depositano, inoltre danno cattiva predisposizione al sonno.

La Giornata mondiale del sonno arriva il 15 marzo

Evitare troppe proteine, grassi, fritti, alcol e caffè

Cosa mangiare e cosa no. Evitare i cibi molto proteici, molto saporiti, i fritti, ed andrebbero molto limitati anche bibite zuccherate, vino, cocktail, superalcolici, caffè. Tanti cibi sappiamo che condizionano la nostra digestione, li conosciamo, ma non sappiamo resistere alle provocazioni. Il rischio è svegliarsi il mattino dopo una notte agitata, magari frequentata da incubi, col desiderio di tornare subito a dormire invece di iniziare la routine quotidiana.

Leggere aiuta a scivolare nel sonno

Leggere fa benissimo, un buon libro ci fa scivolare nel sonno. Se siamo fortunati diventeremo i protagonisti di una nostra personale novella, che avrà preso ispirazione da ciò che abbiamo letto. Anche i giochi enigmistici, come il sudoku aiutano a creare una bolla che allontana pensieri e preoccupazioni, fino all’arrivo dei primi sbadigli. 

Consultare il cellulare fino all’ultimo minuto è da evitare

Evitiamo di consultare anche all’ultimo minuto il cellulare, anzi facciamoci un regalo, giriamolo sul dorso, così anche gli eventuali messaggi in entrata, non ci disturberanno mentre siamo nel dormiveglia, coi loro lampi luminosi. I messaggi e i balletti di tiktok possono aspettare fino al mattino. Dopotutto la cosa più importante sarebbe festeggiare la giornata del sonno ogni notte. La Giornata mondiale del sonno arriva il 15 marzo.

La Giornata mondiale del sonno arriva il 15 marzo

Credits: Pixabay

Benessere, Enogastronomia

Il cibo a tavola serve per creare appartenenza

Quasi il 50% degli italiani sono coinvolti coi propri cari nelle scelte del cibo 

Nasce l’indice Psychological Food Involvement Scale (PFIS) che misura il rapporto con il cibo, e il coinvolgimento con le scelte alimentari. Il nuovo indice serve a misurare il nostro rapporto con il cibo e come influenzi le nostre scelte. Il modo in cui ci alimentiamo è molto cambiato negli anni recenti. Da una semplice soddisfazione di un bisogno primario, com’è la fame, s’è arricchito di molta simbologia. C’è un approccio psicologico e filosofico a come ci avviciniamo alla tavola. Ci avviciniamo alla tavola per il cibo e per comunicare. Il cibo a tavola serve per creare appartenenza

Leggi tutto: Il cibo a tavola serve per creare appartenenza

Dietologi nutrizionisti e operatori del marketing

Dietologi, nutrizionisti e operatori del marketing sono molto interessati a comprendere in che modo le persone siano coinvolte dal cibo. L’importanza delle motivazioni che spingono ad effettuare precise scelte alimentari è analizzata, da decenni, dagli esperti del settore e da chi si occupa di futuro dell’alimentazione.

Una scienza per comprendere il ruolo del cibo

La valutazione delle spinte, talvolta inespresse, che modificano o trascinano il nostro modo di consumare e fare acquisti in campo alimentare, interessa sempre più persone ed aziende.  PFIS è una vera e propria scienza, nata per comprendere il ruolo che il cibo, e come lo consumiamo, possa influenzare le varie tribù e i suoi adepti.

Emozione, coinvolgimento, approvazione di uno stile

Emozione, coinvolgimento, approvazione di uno stile, benessere interiore ed esteriore. È dall’amalgama di questi stimoli che si sviluppa il nostro modo di pensare al cibo. Una soddisfazione che passa dalla positività delle nostre emozioni, un benessere che passa dal nostro modo di consumare i pasti. È il raggiungimento di situazioni e momenti che creano vicinanza con chi ci sta a cuore, e con relative tribù, a cui vogliamo appartenere. Consumare alcuni alimenti apre o preclude porte, che indirizzano ad accettazione o rifiuto di certe attitudini. 

Il cibo a tavola serve per creare appartenenza

Esprimiamo la nostra personalità

La nostra personalità emerge anche da cosa consumiamo, rafforza i vincoli familiari, accentua la vicinanza e il senso di partecipazione. Il cibo diventa un mezzo per sentirsi parte di una comunità, quasi il 50% degli italiani lo vede come un rafforzamento dei rapporti con le persone care. Cucina della nonna, tradizione, modernità o esplorazione di nuove cucine, ci guidano alla scelta dei compagni di viaggio, o di piatto.

Venire accettati

È anche il metodo per essere accettati dagli altri e far parte dello stesso club. Anche il successo degli influencer passa da questo desiderio di appartenere, di essere partecipi dello stesso “rito”. Consumare rappresenta un appagamento del proprio io, del proprio benessere. Scegliere cibi ipercalorici, oppure cibi biologici, a km zero, diete proteiche o  beveroni ipocalorici, sono tutte formule che danno accesso a precise tribù. Creano appartenenza.

Bisogno di partecipare

Queste scelte passano spesso per il bisogno di partecipare. Sconfinano nelle “mode” e per questo sono particolarmente interessanti per chi si occupa di marketing. Capire perché si scelga o si possa in qualche modo indirizzare verso un certo tipo di consumo, è un must per le aziende. Scoprire quali sono i temi che accendono alcuni interruttori può determinare il successo di opportuni prodotti. 

Il cibo a tavola serve per creare appartenenza

Sostenibile, etico, vegano, no carne, carne coltivata, insetti

Se la parola d’ordine è sostenibilità si possono vellicare i desideri dei clienti verso tutto ciò che è ecologico, biologico, etico. Oppure si può forzare la mano con argomenti che implichino di non accedere ad alimenti di origine animale, escludere le carni coltivate o le farine d’insetti come possibili fonti proteiche. Sono tutte variabili su cui poter operare.

Scelte coerenti

La sensazione di aver fatto la scelta corretta e coerente al proprio modo di alimentarsi e vivere, farà il resto. Il cliente si sentirà gratificato dei propri acquisti e cercherà di diffondere il proprio stile inglobando familiari e amici. Ad esempio sentirsi appagati per aver acquistato cibi che vellicano il nostro desiderio di fitness, diventerà un volano per includere altre persone nella propria tribù. 

La profilazione del cliente aiuta ad individuare le aree d’intervento

Il nuovo indice, che valuta il coinvolgimento psicologico, consente una migliore profilazione dei clienti. Un mezzo per affinare le ricerche di mercato, che potrebbe essere utilizzato anche per educare ad una migliore e corretta alimentazione. Ma temiamo che non sia esattamente quella la direzione, con cui i dati raccolti verranno utilizzati. La psicologia legata agli acquisti sembra più un metodo per indirizzare ed incitare verso altri consumi, più che un invito alla moderazione. Il cibo a tavola serve per creare appartenenza

Il cibo a tavola serve per creare appartenenza

Credits: Pixabay

Abitare, Benessere

Sale stradale gettarlo o no?

Rende più sicure le strade ma genera anche molti problemi all’ecosistema.

Siamo di stagione perciò ha senso domandarsi se il sale che gettiamo sulle strade sia così utile o sia dannoso. Quando inizia a nevicare e si attacca al suolo, siamo felici di vedere i camion spargisale distribuire il loro carico sull’asfalto. Però forse stiamo esagerando, negli ultimi anni la percentuale gettata è quasi raddoppiata. Il sale fa ridurre il punto di gelo e fa sciogliere prima il ghiaccio ma a discapito della salute di tutti quanti. Sale stradale gettarlo o no?

Leggi tutto: Sale stradale gettarlo o no?

Si scioglie e arriva nei fiumi e laghi

Dovremmo evitare di abbondare perché il sale, per svolgere il suo compito deve sciogliersi e finisce nel terreno, nell’acqua e nelle piante. Gli invasi idrici vedono così salire il livello di sodio, e nel caso di impianti per distribuire acqua potabile alle popolazioni, sono veramente dannosi. Filtrare e potabilizzare le acque dal sodio in eccesso, sono processi molto costosi ed il sapore dell’acqua peggiora in modo sensibile.

Sconsigliato in molte diete

Il sale è sconsigliato in mote diete, specie per i diabetici e gli ipertesi. Tutti i medici raccomandano regimi senza sale o poveri di sodio, per una migliore salute. Proprio per questo le acque potabili ricche di sodio possono rivelarsi pericoloso e decisamente non funzionali, per buona parte della popolazione. Questo va decisamente contro alle norme di prevenzione, per aspirare ad un benessere sanitario, nel lungo periodo.

Specie aliene subentrano

La salinità in aumento favorisce l’ingresso di specie aliene, che si adattano meglio alle acque salmastre, specie che possono essere invasive. Inoltre il sale uccide il fitoplancton che è alla base della catena alimentare di molte specie. Uno studio recente ha confermato che le trote, in condizione di alterata salinità, si riducono sino al 30% di peso. Rimangono piccole, hanno problemi a riprodursi e sono più facilmente catturate dai loro predatori. Anche le rane vengono influenzate in modo negativo.

Meglio delle patatine fritte

Il sale è come le patatine per molti animali, specie i ruminanti e gli ovini. Negli USA i depositi di sale, posti al lato delle strade, sono diventati luoghi di approvvigionamento per cervi, wapiti, caribù e alci. Soprattutto gli enormi alci creano problemi nella circolazione con i loro attraversamenti stradali. Non è un caso che la prova di sbandata controllata viene chiamata la prova dell’alce. Il problema è decisamente noto.

Sale stradale gettarlo o no?

Leccornie per il latte e le corna

Attraversano le strade per leccare quella leccornia. Le femmine lo fanno per avere un latte migliore per i vitelli, mentre ai maschi serve per far crescere i loro possenti palchi. Attraversano di notte, sono quasi neri e diventano ostacoli invisibili e insormontabili. Molti incidenti mortali sono occorsi proprio vicino a queste zone dove possono trovare sale. Molti cittadini nordamericani, ma anche nordeuropei, sono rimasti vittime assieme agli animali di incidenti dalle conseguenze fatali.

C’è una letteratura sugli animali che leccano via il sale dalle auto

Esiste tutta una anedottica su alci, cervi o renne, sorpresi a leccare voluttuosamente il sale caduto dai camion, o le auto appena parcheggiate dopo aver viaggiato su strade cosparse di sale. Potrebbe essere un economico servizio di autolavaggio, se non fosse dannatamente rischioso. Gli alci sono decisamente poco socievoli e si sconsiglia di avvicinarli. I maschi sono ombrosi e solitari, si avvicinano alle femmine solo nel periodo riproduttivo, poi scompaiono nuovamente nelle foreste.

Anche la vegetazione cambia

Le piante sui bordi delle strade hanno ovviamente assorbito molti più sali e questo modifica il loro ciclo vegetativo e la vita degli insetti che su di loro si posano. Le farfalle che crescono e si nutrono di quelle foglie, ad esempio, sviluppano occhi giganti. Non ci sono ancora studi completi su questo fenomeno, e sulla potenzialità del rischio connesso, che resta però allarmante.

Alternative al sale

Sono state studiate alternative al sodio da gettare sull’asfalto, ma nessuna ha veramente funzionato. Sia il succo ottenuto dagli scarti della barbabietole o altri sottoprodotti da lavorazioni industriali non sono riusciti a sciogliere bene ghiaccio e neve. L’unica vera soluzione è agire con parsimonia, ridurre la quantità di sale sparso ovunque e limitarlo alle vie in cui la circolazione non può essere soppressa o rallentata. 

Tutti possono contribuire

Possiamo contribuire anche noi nel nostro piccolo. Ognuno di noi può evitare di strafare, gettando chili di sale nei vialetti d’ingresso.  Ne basta una quantità minima per evitare di scivolare e battere le terga a terra. Con un po’ di attività fisica si può spalare la neve e grattarla dai punti dove è ghiacciata. Risparmieremo sull’abbonamento della palestra e i muscoli resteranno tonici. Sale stradale gettarlo o no?

Sale stradale gettarlo o no?

Credits: Pixabay

Benessere, Enogastronomia

La differenza la fa il bicchiere

Le persone bevono meno vino quando i bar eliminano i bicchieri più grandi

Una misura semplice e quasi ovvia, ma che potrebbe aiutare a limitare il consumo di alcool. In questo caso a farne le spese è stato il vino, il tipo di alcol più servito e bevuto in Inghilterra ed Europa. Sono proprio stati i pub inglesi ad accogliere questo studio comportamentale, ed accorgersi dell’effettivo calo. La differenza la fa il bicchiere

Leggi tutto: La differenza la fa il bicchiere

Eliminare i balloon

Eliminando i balloon, i bei bicchieri panciuti ad alto stelo, dai loro servizi, hanno notato una diminuzione di quasi l’8 % di consumi di vino. Servendo bicchieri di dimensioni minori hanno ottenuto questo piccolo successo. I pub e wine bar che si sono prestati all’esperimento non hanno perso denaro. Probabilmente hanno compensato il minor vino versato con più alti ricarichi.

Lontano dal Dry January

Il test è stato realizzando nei mesi precedenti al Natale per non venire influenzato dall’esperienza del dry January (un intero mese senza alcool). In contemporanea non ci sono state variazioni di consumi di sidro e birra, segno che gli avventori non hanno compensato le razioni leggermente ridotte, bevendo altre cose.

Alcoolismo troppo pericoloso

Sembra una rivoluzione semplice come l’uovo di Colombo, ma il NHS (servizio sanitario Nazionale inglese) ha appreso la notizia con grande favore. I problemi legati all’alcolismo in UK, sono molto seri per le complicazioni che l’abuso comporta (tumori al fegato, cancro della pelle in primis). Migliorare le condizioni di salute dei propri cittadini è un target che NHS si pone da sempre, e questi dati sono confortanti. 

La differenza la fa il bicchiere

Troppi decessi

Il consumo smodato causa 3 milioni di decessi ogni anno in tutto il mondo. Un numero decisamente troppo alto. Ridurre i problemi legati al troppo bere, oltre che sanitari, sono anche legati all’ordine pubblico. Meno ubriachi al volante, meno incidenti stradali, meno risse e problemi di traffico, meno situazioni limite, e conseguenti minori interventi delle forze dell’ordine.

I decesso su 8 dovuto all’abuso di alcool

Negli Stati Uniti, i dati sono ancora più sconfortanti, tra i 20 e 64 anni, un deceduto su 8 è legato al consumo di alcool, la percentuale aumenta se si selezionano i decessi dei cittadini tra 20 e 49anni . Un paio di generazioni veramente ad alto rischio sanitario. Se basta eliminare i ballon dai menu dei pub per ridurre il numero delle bevute, ben venga. 

La lobby dei produttori si mette di traverso

Se il NHS spinge in questa direzione, ci sono resistenze da parte dei politici, che devono combattere contro un impero come quello dei produttori di bevande alcoliche e superalcolici. Una lobby potentissima e ricchissima, che non intende lasciar scalfire i loro patrimoni. I produttori di alcolici insistono nel mettere i cittadini in grado di fare scelte oculate, ma respingono ogni limitazione, compreso il ridurre il volume dei bicchieri.

Nessuno osi toccare la pinta

Chi ha effettuato il test, vorrebbe tentare di reiterare l’esperimento anche nei confronti di altre bevande, compresi i bicchieri per la birra. Ma in questo caso nessun pub o ristorante ha acconsentito a ridurre il classico bicchiere da pinta. Come scusa hanno dichiarato che la loro clientela è troppo abituata a quel formato, e non avrebbe gradito il cambiamento. La pinta esiste da secoli, il ballon per il vino è introduzione recente, perciò meno connaturata alle abitudini consolidate. La differenza la fa il bicchiere

La differenza la fa il bicchiere

Credits: Pixabay

Benessere

Ecstasy contro lo stress post-traumatico 

Se verrà approvato dalla FDA, il farmaco sarà il primo psichedelico approvato per la salute mentale

Leggi tutto: Ecstasy contro lo stress post-traumatico 

Gli USA sono tra i primi paesi a mettere in discussione il trattamento della salute mentale tramite psicofarmaci. Un uso delle sostanze non solo per procurarsi sballo e che può portare a dipendenze pericolose ma un vero antidoto per battere lo PTSD. Sigla che sta per Stress Post Traumatico, uno dei già gravi problemi legati alla salute mentale. Gli esperimenti in questo senso vengono portati avanti da due decenni con risultati incoraggianti. Ecstasy contro lo stress post-traumatico

Disturbi in rallentamento grazie alla MDMA

I trattamenti stanno dando risultati percepibili, nella sfera dell’umore instabile. Sono necessari altri studi per sdoganare completamente l’Ecstasy (nota anche come molly o MDMA) in questo settore medico. Gli esperti del settore e gli psichiatri sono convinti che i risultati saranno sempre più interessanti.

Ecstasy contro lo stress post-traumatico

Non solo party e sballi

L’ecstasy, è una droga da party comunemente usata nelle feste, festival musicali o nei rave. Viene usata per esaltare alcune capacità che eccitano e disinibiscono gli utilizzatori. Sfrutta tre differenti neuro-trasmettitori: serotonina, dopamina e norepinefrina. Le controindicazioni sono legate alla sensazione di stanchezza, depressione o ansia che seguono all’uso e che possono durare anche alcuni giorni.

L’abuso ha relegato la sostanza tra quelle non utilizzabili in medicina

Prima degli anni ’80, e prima che divenisse una droga così diffusa era usata in ambito di sperimentazione chimica. Ma la sua pericolosità e la possibilità di abusarne l’aveva fatta espellere dalle sostanze utilizzabili nelle terapie. Questo divieto ha bloccato gli studi che ora avrebbero già 50 anni di dati da poter essere elaborati.

Australia in anticipo

Già dall’anno scorso l’Australia consente di prescrivere Ecstasy e psilocibina (fungo magico) per combattere lo stress post traumatico. Lo studio successivo ha evidenziato significativi miglioramenti a coloro che avevano ricevuto MDMA, rispetto a chi era stato trattato con placebo. I dati sono già disponibili su Nature Medicine. I casi di remissione sono stati rilevanti. E’ mutato anche l’approccio alla malattia o all’evento traumatico. Attendiamo gli sviluppi successivi, che possano sdoganare le sostanze come aiuto a combatter le malattie mentali. Ecstasy contro lo stress post-traumatico

Ecstasy contro lo stress post-traumatico

Credits: Pixabay

Abitare, Benessere

Trovato cervo zombie a Yellowstone

Potrebbe sembrare l’inizio della trama di un film horror, ma purtroppo è realtà.

La malattia comporta un deperimento cronico, ed è mortale per cervi, alci e wapiti. E’nota in ambiente veterinario come CWD e provoca un dimagrimento cronico dell’animale che viene infettato. Al momento non esiste un vaccino di cui si riconosca l’efficacia, perciò cervi alci e wapiti sono ad altissimo rischio. Trovato cervo zombie a Yellowstone

Leggi tutto: Trovato cervo zombie a Yellowstone

Primo caso confermato negli USA

Lo hanno individuato nel Parco di Yellowstone il primo caso confermato negli USA, ma la malattia è già stata riscontrata in Canada, Europa (Norvegia Svezia e Finlandia) ed in Asia (Corea). Il timore è che si diffonda e possa creare una vera ecatombe tra gli ungulati selvatici. Se non verrà rintracciato un vaccino efficace, la popolazione dei ruminanti potrebbe essere decimata.

Un maschio sempre più lento

Era un maschio il soggetto che hanno trovato deceduto. Era dotato di radio-collare, e i suoi movimenti erano già segnalati come rallentati. Dopo sei ore di completa immobilità, sono scattati gli allarmi. Il cervo non era stato assalito e predato, quindi il pensiero è andato immediatamente alla CWD. Era molto emaciato, come se non si nutrisse da tempo.

Un decorso molto lungo prima di manifestarsi

La malattia ha un decorso molto lungo, tra i 18 e i 24 mesi, perciò molti degli esemplari controllati di routine, spesso risultano completamente sani, anche se stanno già sviluppando la malattia. Pare sia dovuta ai prioni che si accumulano nel cervello degli animali, e si diffondano tranne i fluidi corporali. Anche il rituale sfregamento muso contro muso, potrebbe essere sufficiente per diffondere il morbo.

Trovato cervo zombie a Yellowstone

Ricorda la mancanza di coordinazione della “mucca pazza”

Quando la malattia è conclamata, gli animali barcollano e rallentano, ricordano per alcuni aspetti la mancanza di coordinazione della “mucca pazza”. Gli orecchi diventano penduli, si muovono malvolentieri, perdono molto peso e curiosità per ciò che accade, inoltre diventano indifferenti verso gli umani di cui non hanno più paura. Per questi comportamenti viene definita in gergo la malattia del “cervo zombie”.

Non trasmissibile all’uomo

Non ci sono conferme che possa essere trasmesso agli umani, mentre in laboratorio sono stati accertate infezioni di topi e scimmie. I biologi si raccomandano di evitare di consumare carne che potrebbe essere infetta, e di maneggiare le carcasse e le carni con attenzione, usando sempre i guanti. Avvisano i cacciatori di allontanarsi da animali che mostrano evidenti sintomi, o che si lasciano avvicinare facilmente.

Campionamenti rafforzati

Ora che l’allarme è scattato tutti i wapiti, cervi e alci, verranno campionati, per testare l’eventuale diffusione del “cervo zombi”. Il timore è che con il lungo periodo di incubazione, divenga difficile riconoscere i cervidi colpiti. Riconoscere i sintomi, quando già la malattia è in corso, sarà una sfida grandissima, che i biologi intendono portare avanti. Al momento nessuna soluzione sembra possibile, anche l’abbattimento potrebbe rivelarsi tardivo con una simile tempistica. Trovato cervo zombie a Yellowstone

Trovato cervo zombie a Yellowstone

Credits: Pixabay

Benessere, Enogastronomia, Eventi

Gennaio senz’alcol

Dry January – Gennaio a secco sta confermandosi come fenomeno di massa

Siete anche voi tra coloro che hanno fatto il fioretto di smettere di mangiare e bere dopo le feste? Almeno un italiano su tre s’è ripromesso di perdere peso e di farlo in modo drastico. E’ il periodo dell’anno in cui circolano moltissime notizie su diete miracolose e sistemi di attività ginniche anche da fermi, che vi riporteranno nel peso forma in un attimo. A dare un contributo alle diete arriva anche il Dry January – Gennaio a secco. Gennaio senzalcol

Leggi tutto: Gennaio senz’alcol

Una dieta drastica che impone di non toccare alcol per un intero mese

Dry January è un aiuto a coloro che hanno esagerato bevendo più del solito nel periodo delle festività ed ora si trovano una trionfante pancetta proprio sopra l’ombelico. Il cessare di bere per un mese intero, aiuta a perdere qualche etto (fino a tre chili) ma aiuta anche a riprendere il controllo delle proprie esigenze. Chi la pratica riesce a bere con moderazione anche nei mesi successivi.

Benefici anche a lungo termine

Astenersi dall’alcol per un mese porta benefici immediati e anche a lungo termine. Diventa più semplice mantenere il controllo su quanto si consuma ed il corpo risponde in modo adeguato con maggiore brillantezza. Facilita la concentrazione e per coloro che hanno problemi di sonno, migliora anche il riposo notturno. Dormire dispone bene nel confronto del nuovo giorno e questo regala benessere e voglia di alzarsi, o almeno di farlo non troppo ingrugnati.

Effetti duraturi per alcuni

Alcuni trovano che astenersi dall’alcol abbia benefici anche nel corso dei mesi successivi. Il desiderio di consumare alcolici scende e si riesce a controllare meglio il bisogno di bere. Gli scienziati insistono che non esiste un livello sicuro di consumare alcool, e predicano che l‘unico modo per stare bene è allontanare vini, cocktail, e superalcolici dalle nostre labbra.

Gennaio senz’alcol

Controtendenza pericolosa

Alcuni sostengono che la forzata sospensione del bere possa avere un effetto opposto, appena terminata la pausa. Un mese solo non basta per togliere l’abitudine, anzi potrebbe portare a scatenare una piccola escalation. Liberati dal vincolo, alcuni potrebbero sentirsi finalmente liberi di alzare un poco il gomito, tornare agli spritz, aperitivi, apericena e tutta l’attività che comprende consumare alcool. 

Dopo un mese di abbuffate

Dopo un mese di abbuffate viene facile dire “basta così”, ma poi subentrano tutte le tentazioni della vita sociale, che sono spesso legate a qualcosa da bere. Uscire per una pizza con gli amici, spesso comporta almeno una birra. Sospendere completamente il benessere dato dalla socialità, è da solo un gran inciampo, a chi vuole perseverare a non bere nulla.

Lotta contro Dry January

La potente lobby francese dei produttori di vino ha espresso molte riserve sul “Defi de Janvier” (sfida di gennaio). Macron gli ha dato ascolto e non  ha appoggiato le campagne sull’astensione, anzi ha ribadito di bere con piacere un buon bicchiere a pranzo e a cena. I vignerons francesi sono una consorteria potente, convinta di essere depositaria di una cultura di bere bene e moderato. La campagna del “Gennaio a secco” pensano che sia giusto riservarla ai grandi bevitori del nord Europa.

Diffusa in molti paesi

La pratica del Dry January è diffusa in molti paesi, con Inghilterra e USA in cima alla lista. Ma anche la tranquilla Svizzera lo celebra e lo promuove. Forse il primo evento è nato in Finlandia negli anni ’40, ma è una pratica diffusa anche in paesi solitamente fuori dalle rotte come l’Azerbaijan, la Georgia e il Caucaso in generale. In Belgio hanno scelto il mese più corto per addolcire la sfida alla privazione di alcool. Le loro eccellenti birre cessano di essere attrattive solo a febbraio. Furbi i belgi. Gennaio senz’alcol

Gennaio senz’alcol