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Migliaia di sostanze chimiche trovate nella plastica 

Amara sorpresa, molte più sostanze di quante immaginiamo sono contenute nelle plastiche. 

Molte sono già note per essere classificate come, pericolose per la salute umana e degli animali. La maggioranza di queste sostanza non è regolamentata, e sono ben 3.600, quelle che devono essere ancora analizzate a fondo. Solo una parte di loro sono conosciute correttamente, e il timore è che molte altre, ancora inesplorate, possano essere dannose per tutti gli esseri viventi. Migliaia di sostanze chimiche trovate nella plastica

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16.000 sostanze e 4.000 si pensa siano tossiche

Il sospetto che possano essere pericolose per noi o per l’ambiente, è inquietante. Il rapporto pubblicato dal Consiglio Norvegese delle Ricerche, ha confermato che nelle plastiche sono contenute almeno 16.000 sostanze chimiche, 3.000 in più rispetto al rapporto pubblicato precedentemente. Sinora solo il 6% di questi elementi chimici sono sottoposti a regolamenti, mentre per almeno altri 4.000 c’è il fondato sospetto che siano tossici.

Micro particelle rintracciate anche nel latte materno

La plastica è ovunque, le sue micro particelle sono state rintracciate nei corpi degli animali e degli umani. Rintracciate anche nel latte materno. I suoi minuscoli frammenti inquinano l’ambiente, e non possono essere completamente filtrati nemmeno nell’acqua in bottiglia o in quelle distribuite dalle municipalità. Queste plastiche contengono sostanze chimiche che, in molti casi, possono causare problemi al pianeta e ai suoi abitanti, ma non sono mai state studiate a fondo.

migliaia di sostanze chimiche sconosciute

Tumori malformazioni e danni al sistema endocrino

La presenza di queste sostanze è stata messa in relazione a problemi di salute. Oltre ad intossicazioni possono coinvolgere il sistema endocrino, e portare a tumori e malformazioni. Sono almeno una quindicina i gruppi di sostanza sotto minuziosa osservazione da tempo. Tra loro gli ftalati e gli PFAS, i primi sono usati per rendere più durature le plastiche, gli PFAS sono ritenuti responsabili di problemi agli apparati riproduttivi e alla fertilità

Servono regole per evitare abusi

I ricercatori stanno cercando di sottolineare i pericoli e vogliono mettere in allarme le autorità perché prendano posizione. Vorrebbero che venissero date disposizioni per il controllo dell’utilizzo di quelle sostanze e la loro riduzione. Servirebbero regole certe e severe per non rischiare di compromettere la vita stessa sul pianeta. Per la stragrande maggioranza di queste sostanze, presenti nelle plastiche, non vengono fornite sufficienti informazioni dai produttori. Il pubblico ha necessità di essere cosciente di ciò che utilizza o è costretto, inconsapevolmente, ad assorbirle sia dai cibi, dall’acqua o dall’aria

Ai politici viene chiesto d’intervenire in modo serio

Se mancano le informazioni non è possibile regolare o ridurre i danni, a rimetterci è tutto l’ambiente e chi lo vive. I politici devono prendere decisioni che potrebbero essere sgradite, ma che tengano conto della necessità di garantire la salute di tutti quanti. Quello della plastica è un business enorme, che coinvolge molte realtà produttive, ma non può sentirsi esente dai danni che provoca a tutta la comunità. Migliaia di sostanze chimiche trovate nella plastica.

migliaia di sostanze chimiche sconosciute

Credits: Pixabay

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I sacchetti di plastica non funzionano

La California è uno stato molto avanzato nella protezione ambientale ma rinuncia al divieto delle borse di plastica

Le plastiche monouso per lo shopping stanno diventando un problema. La California uno dei primi ed economizzante più avanzati stati americani, ha fatto della sostenibilità uno dei suoi cavalli di battaglia. La messa al bando delle borse di plastica per passare alla monouso sembra va un’idea molto buona. Però non ha funzionato come sperato. I sacchetti di plastica non funzionano.

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Borsine fragili

Le borse biodegradabili, molto fragili, non piacevano ai californiani, che preferivano le borse di tessuto, di carta e di altre fibre vegetali. Venivano usate una sola volta, e poi finivano per essere di nuovo parte del problema dello smaltimento dei rifiuti plastici. In una seconda fase si è passate a shoppers più consistenti in grado di poter essere utilizzate molte volte,

Multiuso ma nella fase sbagliata

Sembrava la soluzione corretta, offrivano la possibilità di essere usate per molte esperienze d’acquisto ed erano completamente riciclabili. Ma erano troppo simili ai sacchetti monouso e i cittadini preferivano non usarli. Hanno aggiunto un marchio di materiale riciclabile ma ancora una volta i cittadini hanno preferito continuare con altri contenitori. Tanto che sono stati ancor di più i sacchetti gettati rispetto agli anni precedenti. 

Paura del contagio

A scombinare le carte in campo anche il Covid. Le persone ritenevano che le borsone di plastica usate potessero diffondere il contagio perciò le gettavano immediatamente dopo l’uso. In questo modo le buste più pesanti pensate per molti utilizzi hanno seguito la sorte delle monouso, intasando i servizi di riciclaggio.

I sacchetti di plastica non funzionano

Sacchetti in plastica vietati

Una nuova legge vieterà tutti i sacchetti di plastica offerti alla cassa, compresi quelli più resistenti. Si potranno comunque avere sacchetti di carta. I consumatori hanno ripreso a portare con se le borse da casa ed ad utilizzarle finché non sono a brandelli. Questa è la soluzione migliore possibile. L’esempio californiano ha fatto scuole e la vendita nei supermercati e negozi dei sacchetti spessi di plastica è stata bloccata.

Niente marchio riciclo

La lotta ala plastica però resta ed ora si intensifica. Le aziende produttrici della borsone “pesanti” non potranno più usare il simbolo di riciclabile, (le tre frecce che si inseguono) se non dimostrano di riuscire effettivamente a smaltirle. Per rafforzare il concetto l’amministrazione ha spostato l’onere del riciclaggio dalle aziende comunali alle aziende produttrici di materiale plastico. 

Disinformazione pilotata dalle aziende produttrici

E’ iniziata anche un’inchiesta su una probabile campagna di disinformazione, alimentata dai produttori, a giustificare il riciclaggio come sufficiente a risolvere il problema. Ma le plastiche e le micro-plastiche rintracciate anche nei tessuti umani, nel latte materno e nelle acque potabili, sono lì a smentire l’inefficacia del riciclo. I sacchetti di plastica non funzionano

I sacchetti di plastica non funzionano
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Bicchieri di carta dannosi per l’ambiente 

Sono altrettanto pericolosi quanto quelli realizzati in plastica 

Dobbiamo sfatare il mito della sostenibilità dei bicchieri di carta, quelli tanto cari alle caffetterie, per la facilità dell’asporto. E’ il rivestimento interno dei bicchieri di carta, che li rende impermeabili, ad essere dannoso quanto la plastica stessa. Il rivestimento senza il quale i bicchieri non potrebbero garantire la tenuta, è necessario ,ma ma va in controtendenza rispetto allo scopo di evitare di inquinare. Bicchieri di carta dannosi per lambiente

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Bicchieri da asporto per caffè e altre bevande

I peggiori risultati si ottengono dai bicchieri per il caffè o il cappuccino, dotati del loro relativo coperchio in materiale plastico o polistirolo. I bicchieri da asporto non svolgono la loro funzione correttamente, ma sarebbe impensabile tornare al vetro o al coccio, se non grazie al servizio, graditissimo, di qualche cameriere che si presta alla consegna a domicilio o ufficio

La plastica cambia il sapore

La plastica altera il sapore del contenuto, specie se è caldo, I bicchierini in espanso sono altrettanto, se non ancor più, inquinanti. La soluzione corretta sarebbe di assumere le bevande calde direttamente al bar in tazze di ceramica o biscotto, o in vetro. Non è sempre possibile, ma è bene svelare che la supposta sostenibilità della carta non esiste. O almeno non al 100%.

Bicchieri di carta dannosi per l’ambiente 

Una ricerca sul campo

Per controllare l’eventuale tossicità dei contenitori di carta, una ricerca svolta dall’Università svedese di Göteborg, ha esaminato le reazioni di alcune larve di insetti e ditteri. I bicchierini usa e getta sia di carta che di plastica sono stati messi a confronto nelle stesse condizioni ambientali. Lasciati in aree umide o in acqua hanno permesso di controllare la reazione delle larve che crescevano al loro interno.

Una crescita irregolare

Ogni tipo di contenitore, plastico, cartaceo o poliuretano ha impedito una crescita regolare delle larve. Le femmine non sono quasi mai riuscite a svilupparsi completamente per arrivare alla fase riproduttiva. L’esperimento è stato svolto con diversi tipi di liquidi, da acqua fresca residui di percolato o acque torbide. I risultati sono stati confermati in tutte e tre le variabili.

Meglio non disperderli nell’ambiente

Disperderli nell’ambiente è pericoloso per la salute, e l’impatto è negativo per molti esseri viventi. Anche i coperchietti di polistirolo hanno dato gli stessi esiti. Gli effetti negativi si sono confermati anche nel corso del tempo, non solo nella prima settimana. Anzi col proseguire delle settimane la tossicità s’è evidenziata in modo ancor più palese. I bicchieri di carta è necessario che vengano smaltiti con attenzione negli appositi contenitori per la carta, in modo da evitare che si innalzi il livello di tossicità nell’ambiente. E’ una buona pratica, etica e sostenibile, che tutti possiamo fare.Bicchieri di carta dannosi per lambiente

Bicchieri di carta dannosi per l’ambiente 

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I materiali per respingere gli uccelli per fare i nidi

Sono soprattutto corvi e gazze ad aver imparato a sfruttare questa occasione

Gli uccelli sono intelligenti ed imparano. Sanno anche imitare i comportamenti dei loro colleghi pennuti e riescono sfruttare le occasioni che noi umani fabbrichiamo. Anche se sono creati proprio per respingerli o allontanarli. Come i materiali che dovrebbero tenerli alla larga da cornicioni e monumenti. Gli spuntoni che impediscono di posarsi, dormicchiare e defecarci sulla testa, sono diventati i loro materiali di costruzione. Hanno imparato a staccarli, a scollarli dalle superfici e a riutilizzarli. I materiali per respingere gli uccelli per fare i nidi

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Strane costruzioni

Se scorgete tra i rami degli alberi, strane costruzioni a metà tra un UFO e un improvvisato meccano non siete pazzi. Sono gli uccelli che stanno imparando a sfruttare a loro favore i materiali che dovrebbero tenerli alla larga. Stanno imparando a staccare le strisce di metallo o plastica che dovrebbe impedirgli di sostare sui cornicioni o altre sporgenze. Noi cerchiamo di impedire che riempiano di guano noi e i nostri monumenti, e loro si fan beffe di noi e ci costruiscono i nidi. Corvi e gazze i primi a dare l’esempio

I più intelligenti han dato l’esempio

Hanno cominciato gli uccelli più intelligenti, quelli appartenenti alla specie dei corvidi, ma anche altre specie di uccelli hanno imparato come e cosa fare. Le liste di spuntoni vengono staccate a colpi di becco, dalla colla che li tiene attaccati ai nostri tetti e balconi, e li “lavorano” nel modo che preferiscono. Li intrecciano, incrociano e modellano per ottenere delle residenze inusuali ma “abitabili”, dove deporre le loro uova.

respingenti riutilizzati dagli uccelli

Materiali freddi ma che difendono meglio i nidiacei

Una scelta decisamente inusuale di trattare materiali che sono freddi e quindi poco si adattano a mantenere le temperature notturne per i nidiacei. Sembrerebbero controsenso, ma gli uccelli arredano i loro nidi di conseguenza, aggiungendo materiali più caldi. Alcuni osservatori pensano che proprio la “sgradevolezza” del materiale sia utilizzata per tenere lontani altri uccelli e predatori. Quindi lo scopo di mantenere la distanza che noi umani perseguiamo, gli uccelli la usano contro i loro avversari. Una difesa che assomiglia talvolta a quella degli istrici.

Imparano da tutto ciò che mettiamo a disposizione

Un modello evolutivo sorprendente che non termina di stupire, per l’efficienza che dimostrano nell’imparare da tutto ciò che li circonda. Un oggetto che da oppositore e respingente, diventa un soggetto di sviluppo evolutivo. Non hanno però creato costruzioni tutte simili, i corvi hanno girato le punte verso il basso, per costruire piattaforme più solide, le gazze le hanno ricolte verso l’alto e l’esterno per costruire nidi a cupola.

Ingegneria aviaria colorata

A volte strappano la striscia intera, a volte si limitano a strappare le singole punte, a seconda delle esigenze costruttive. Aggiungono poi altri materiali anche decorativi o con la funzione di ammorbidire la parte interna. Nidificazioni con materiali inusuali, o prodotti dagli umani, sono state trovate in ogni continente tranne l’Antartide. Mozziconi di sigarette, lenze, carte, fazzoletti, carte di caramella, tappi di plastica, strisce di tessuto, tra gli oggetti presenti nei nidi più disparati. I materiali per respingere gli uccelli per fare i nidi

respingenti riutilizzati dagli uccelli

Credits:Pixabay

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Scoperti altri microbi mangia plastica

Ci sono batteri e funghi che riescono a distruggere le plastiche

Alcuni microbi, batteri e funghi hanno la capacità di aggredire e ridurre l’impatto delle plastiche. Riescono a farlo anche a temperature basse riducendo anche l’incidenza dei consumi energetici. Metodi che se applicati su larga scala potrebbero dare risultati importanti per ridurre l’inquinamento. Le plastiche sono ormai ovunque e le microplastiche sono nei nostri alimenti ed anche nel latte umano. Il problema è ancor più evidente ora che le spiagge si rianimano e dalla sabbia spuntano molti reperti plastici. Scoperti altri microbi mangia plastica

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Meno Plastica

L’unica vera e definitiva soluzione sarebbe ridurre la produzione di plastica in tutto il mondo. Un discorso molto difficile da far comprendere, ad una industria che dipende ancora troppo dai materiali provenienti dagli idrocarburi. Se non possiamo convincere le aziende a non produrne più, possiamo tentare di fare un’azione che dissolva il presente.

Dalle Alpi alle Svalbard

I batteri ed i funghi che possono digerire le materie plastiche sono stati scoperti sulle Alpi e nelle Isole Svalbard. Non sarebbe niente di eccezionale a parte il fatto che riescono a svolgere le loro funzioni a freddo. Un processo molto diverso da quelli utilizzati sinora dove il calore è parte importante del procedimento.Solo una piccola parte delle plastiche prodotte sinora è stato riciclato, anche a causa dei costi per la trasformazione e lo smaltimento.

Riciclare non basta

I rituali metodi di riciclaggio non eliminano il problema, si limitano ad allontanarlo ed implicano l’uso di altra energia per lavarla, e trasformarla in altri prodotti. Il materiale che si ottiene dal riciclo spesso è di qualità inferiore rispetto al materiale di partenza. Il riciclo inoltre non consente, come nel vetro, un riciclo costante, la perdita di qualità ad ogni passaggio, porterà la plastica ad essere stoccata nelle discariche.

Digestione a freddo

Questi batteri scoperti in Groenlandia e sulle Alpi riescono a digerire le plastiche a temperature molto più basse. Riescono a farlo già a 10 gradi rispetto agli almeno 35 gradi necessari negli impianti attuali. Un enorme risparmio in termini energetici. Riescono ad aggredire molti tipi di plastiche ma non il polietilene, forse la più diffusa tra le plastiche. I ricercatori stanno concentrando la loro attenzione sulla scoperta di quali sono gli enzimi che vengono attivati, e quali sono i meccanismi che vengono utilizzati. Buon lavoro. Scoperti altri microbi mangia plastica

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Pezzi di Lego ritornano a terra dopo 25 anni in mare

Dopo essere stato spazzato via da un’onda anomala, un container continua a rilasciare i pezzi Lego che hanno fatto naufragio

Mentre su alcune spiagge danesi e polacche si cerca di pescare le antiche resine trasformate in ambra, altrove si pescano i pezzi Lego. Succede in Cornovaglia, che si vede recapitare sulle spiagge, pezzetti di plastica di forme insolite. Sono i mattoncini della Lego, ed i pezzi decorativi che componevano alcuni dei soggetti da costruire, in voga 25 anni fa. La colpevole è stata un’onda anomala, che ha fatto sganciare alcuni container dalla tolda del mercantile Tokio Express. Uno di questi conteneva quelli che, poi, sono diventati preziosi pezzi rari a tema marino, proposti dalla Lego. Pezzi di Lego ritornano a terra dopo 25 anni in mare

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Plastica ecologica di origine insolita

Il DNA di sperma dei salmoni usato per realizzare una plastica ecologica che abbatte le emissioni di carbonio


Risparmia il 97% di emissioni di carbonio la nuova plastica realizzata dagli scienziati cinesi. Un’alternativa interessante anche se il materiale da cui deriva sembra assai inusuale. Alla base del loro processo c’è, infatti, lo sperma dei salmoni e l’olio vegetale. La combinazione di due filamenti del DNA contenuto nello sperma dei salmoni con olio vegetale produce una sorta di plastica. Plastica ecologica di origine insolita

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La Grande Isola di Plastica ospita piante ed animali

Il Great Pacific Garbage Patch sta diventando un rifugio per animali e piante che popolano questo finto continente

É una sorta di continente fluttuante la grande isola di spazzatura galleggiante che naviga nel mezzo dell’Oceano Pacifico. Viene regolarmente rifornita di altra plastica che viene abbandonata o gettata e arriva al mare. Gli scienziati studiano diversi modi per eliminarla, ma ha oramai raggiunto dimensioni che fanno ritenere l’operazione impossibile. Mentre cercano soluzioni possibili hanno cominciato a studiarla per altri aspetti. Quest’isola ospita vita. La Grande Isola di Plastica ospita piante ed animali

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La plastica cambia la temperatura delle spiagge

Sono molto più calde di giorno e più fredde di notte, il nuovo microclima altera le condizioni di vita di chi le frequenta.

Spiagge bellissime ma invase da detriti plastici, è il destino di alcune isole dell’Oceano Indiano che potrebbero essere paradisi turistici. Sono le Isole Cocos, sono a migliaia di km dalle aree continentali, eppure la plastica domina le loro spiagge. Alcuni studiosi le han prese ad esempio per effettuare misurazioni delle temperature delle sabbie. Risultati sorprendenti, ma non troppo, l’inquinamento da plastica interferisce sulle temperature delle spiagge. La plastica cambia la temperatura delle spiagge

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Un nuovo asfalto plastico testato a Los Angeles

La plastica straborda ovunque e l’amministrazione della città degli angeli sta provando ad utilizzarla nel fondo stradale

Le strade californiane non sono esattamente un sogno, sono enormi blocchi di asfalto color cemento assemblati in loco. Ora a Los Angeles tentano una nuova via per averne uno migliore. Aggiungere allo strato superficiale un mix di plastica riciclata di bottiglie. Il mix di plastica ridotta e macinata viene inglobata nel cemento creando un “asfalto plastico“, in grado di riciclare rifiuti, di buona resistenza. Il processo avviene completamente sul luogo, senza aver bisogno di altre strutture industriali che frantumano il materiale plastico e l’asfalto vecchio. Un nuovo asfalto plastico testato a Los Angeles

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