Abitare, Benessere, Enogastronomia

Flexitariani sempre più presenti

Le previsioni parlano di un aumento inarrestabile dei vegetariani e anche dei vegan

Non è una cosa che sorprenda chi segue le attività dei consumatori. Le loro scelte danno indicazioni evidenti che vedono una diminuzione dei consumi di carne, soprattutto le rosse, a favore di altre proteine di origine vegetale. Il termine allude alla parte flessibile dei consumatori che sono orientati al vegetariano in modo elastico. Non si ritengono vegani e solo interessati al vegetale. Flexitariani sempre più presenti

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Meno Proteine animali a vantaggio di quelle vegatali

La loro alimentazione è orientata a diminuire il consumo delle proteine di origine animale, ma non vogliono abbandonarle completamente. E’ uno scenario che sta prendendo consistenza in molte nazioni europee. Una scelta etica ed economica. Etica in quanto consumare meno carni rosse, va nella direzione di ridurre l’impatto degli allevamenti intensivi. Ma c’è anche una componente economica, molti prodotti pensati per i consumatori vegetariani hanno costi inferiori a quelli delle proteine animali.

Scelta voluta o inconsapevole?

Per molti è una scelta quasi inconsapevole, vi sono flexitariani che hanno cominciato a mutare i loro regimi alimentari, ma che non se ne sono resi conto e rifiutano l’etichetta di flexitariani. Sono relativamente pochi coloro che dichiarano di farlo con una scelta ragionata (sono il 18%), mentre sono molti di più quelli che indicano se stessi come vegetariani saltuari.

Rinunciare completamente è complicato

Rinunciare completamente a braciole, bistecche e salsicce, è più complicato di quanto si voglia. Le vecchie abitudini alimentari sono difficili da abbandonare. Molti non sono ancora pronti ad abbandonare le proteine di origine animale, e dichiarano di non volerci nemmeno pensare. La variabile vegana, per questi consumatori, viene considerata come agli antipodi delle loro scelte.

Flexitariani sempre più presenti

Etica e sostenibilità

La diminuzione dei consumi di carne però è evidente, la scelta etica a poco a poco è più motivata ed acquista appeal. Le giustificazioni dei consumatori italiani, riguardo a questa scelta, puntano più su motivi di ricerca di salute personale e col desiderio di ridurre un poco il giro vita. La scelta di avere meno allevamenti, minori emissione di CO2, maggiore salvaguardia del pianeta, anche se presenti, restano più sullo sfondo. 

Molta più varietà a disposizione

I prodotti che possono sostituire le carni rosse sono aumentati in modo esponenziale ed hanno affinato il gusto. Renderli gradevoli, sia all’occhio che al palato, è la soluzione che può facilitare il passaggio di molte più persone alle diete flexatariane, ritenuto un rito di passaggio per giungere ad un regime alimentare che sia sostenibile per tutto il pianeta

Le popolazioni che arrivano ora al benessere

Il problema rimane ancora molto presente nelle nazioni e popolazioni che stanno arrivando ad un benessere economico finora sconosciuto. Il loro desiderio di consumare carni, cozza con i bisogni del pianeta, ma non possiamo colpevolizzarli se sinora non hanno mai avuto accesso a sufficienti proteine animali. Dovremo, noi occidentali, dare il buon esempio e sperare che questo sappia attrarre la loro attenzione, e crei desiderio di emulazione. Flexitariani sempre più presenti

Flexitariani sempre più presenti
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Come evitare l’invasione delle cicale

Nei prossimi mesi si attende una nascita straordinaria di cicale 

Una strana coincidenza che si ripete ogni 2 secoli, farà nascere un numero formidabili di cicale. Il loro ritmo di “germinazione” si basa su 2 periodi di incubazione che possono essere di 13 e 17 anni. Quando entrambe le incubazioni arrivano a termine contemporaneamente si hanno queste “invasioni”. Saranno molti miliardi, forse trilioni quelle che spunteranno dai loro nidi sotterranei, questo provoca qualche preoccupazione. Come evitare l’invasione delle cicale

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Come fronteggiare l’evento?

La soluzione più semplice anche se a Lollobrigida e molti altri farà venire la pelle d’oca è mangiarle. Le cicale fanno parte della cultura alimentare di molti popoli. Sono una fonte proteica notevole, paragonabile alle carni rosse, e consentono molti modi in cui cucinarle. Possono essere bollite, fritte, grigliate, arrostite o sminuzzate.

Ristoranti e chef pronti a dare ricette

La ristorazione è pronta a servirle in molte ricette facilmente replicabili. Già in rete esistono siti dove prendere spunti e sperimentare. L’ingrediente principale non mancherà, basterà aggiungere la propria fantasia. Sarà un modo per ridurre il fastidio del loro incessante frinire nelle ora più calde, una colonna sonora che in molti vorrebbero far cessare. Sarà anche una notevole risorsa alimentare.

Che sapore hanno?

Coloro che le consumano regolarmente confermano che il loro sapore è simile a quello delle nocciole. La loro consistenza invece è paragonabile a quella dei gamberetti. A questo proposito i sanitari insistono nell’allertare coloro che sono intolleranti ai crostacei, perché appartengono alla stessa famiglia di aragoste e gamberetti. La FDA (Food and Drug Administration Statunitense) le ha sdoganate come sicure per l’alimentazione umana.

Come evitare l’invasione delle cicale

Benefici per salute e natura

Come dicevamo sono molto proteiche, e contengono tutti gli aminoacidi essenziali necessari per un corretto sviluppo fisico. Sono anche ricchi di antiossidanti. Un vero super-alimento che non comporta i costi di produzione delle carni allevate, e che non occupa molto suolo. Le cicale, infatti, possono essere allevate in pochissimo spazio e dare un buon reddito. Nei paesi dove sono un alimento molto comune, sono una buona fonte di guadagno.

Diffuse in molti paesi

Il loro consumo, spesso come snack o cibo di strada, è diffuso nell’est asiatico, in paesi come Thailandia, Birmania, Laos, Cina, ecc.. Sono comunissime anche in Messico dove vengono spesso servite su spiedini nelle baracchine ai bordi delle strade. La tradizione di consumare coleotteri e artropodi, era molto comune tra le popolazioni indigene americane, ed è rimasta popolare nelle culture centroamericane.

Un cibo ancestrale

I nostri antenati oltre che cacciatori, erano raccoglitori e consumavano tutto ciò che la natura offriva. Gli insetti sono stati parte della loro alimentazione per milioni di anni, ed hanno contribuito alle sviluppo della nostra civiltà. Il disagio nel consumarli è dovuto più a fattori estetici, che a reali timori sanitari. Servirebbe un poco di apertura mentale per re-immetterli nelle nostre diete, e trarne tutti i vantaggi economici, sociali e di protezione ambientale che ne derivano. Come evitare l’invasione delle cicale

Come evitare l’invasione delle cicale

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Benessere, Enogastronomia, Marketing

Caffè solo per ricchissimi?

Sarà sintetico quello che ci verrà proposto per contenere i costi.

Un articolo apparso recentemente ha suscitato molto scalpore, il caffè coltivato diventerà troppo costoso. Solo pochi potranno permetterselo. L’unica soluzione sarebbe virare verso il caffè sintetico, che potrebbe contenere molto i costi e restare disponibile per tutti i consumatori. Caffè solo per ricchissimi?

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Un altro prodotto sintetico

La notizia ha suscitato molto sgomento, non ci siamo ancora ripresi dalle bordate di carni sintetiche e farine d’insetti e ci vogliono togliere la bevanda preferita. Purtroppo la notizia si basa su dati precisi. Servono almeno 20 piante di caffè per soddisfare il nostro bisogno annuale, con le abituali due tazzine giornaliere. Una grande quantità che fa immaginare piantagioni immense a coprire tutto il pianeta.

Piantagioni immense e deforestazioni

Questo pone ulteriori problemi, servirebbe una massiccia deforestazione per installare nuovi impianti e questo va contro le logiche di protezione dell’ambiente. Inoltre serve molta acqua per far crescere le rosse bacche che contengono i chicchi. Il consumo di acqua è indubbiamente un altro dei problemi con cui si scontrano le piantagioni. Servono alternative in grado di soddisfare miliardi di consumatori.

Caffè solo per ricchissimi?

Sarà di origine vegetale e avrà lo stesso sapore 

Al momento non esiste una vera alternativa anche se molte compagnie si sono lanciate in sperimentazioni per ottenere un caffè non di origine vegetale. Le premesse sarebbero buone, il gusto non muta e resta indistinguibile al palato. Le biotecnologie sono in grado di riprodurre i sapori, i colori e gli accenti aromatici che rendono il caffè così amato.

Tutti gli elementi che formano il bouquet

Le varie componenti che formano il bouquet vengono estratte e riprodotte in laboratorio, grazie ad un assemblaggio di elementi vegetali. Materiali naturali che però non coinvolgono gli arbusti del caffè, l’uso di pesticidi, e preservano ambiente e consumi idrici. 

Finlandia capofila

In prima fila tra i laboratori che ricercano il perfetto caffè sintetico ci sono ovviamente aziende di paesi che sono formidabili consumatori della nera profumata bevanda. Nonostante il carattere molto flemmatico che si contrappone a quello fumantino dei paesi mediterranei, è la Finlandia il paese che consuma più caffè pro-capite. La loro industria è all’avanguardia, in questo campo. Sapremo accontentarci del caffè sintetico o nemmeno ce ne accorgeremo? Caffè solo per ricchissimi?

Caffè solo per ricchissimi?
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L’invasione dei falsi Bansky

La polizia spagnola è  riuscita a fermare una rete criminale che vendeva falsi 

Le opere di Bansky divenute celebri per la loro spontaneità e per il loro messaggio pacifista, sono state riprodotte in modo fraudolento. La banda è stata individuata a Saragozza, in Spagna. I lavori di Bansky sono stati venduti a mercati differenti usando tecniche di vendita diverse. L’invasione dei falsi Bansky

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Troppe copie in giro

Alcune sono state riprodotte in grande quantità e smerciate a prezzi popolari, altre sono state inserite nel mercato internazionale della aste d’arte. Alcuni pezzi sono stati venduti a collezionisti che ora posseggono “falsi d’autore”. I pezzi contraffatti erano stati segnalati come provenienti da un parco a tema realmente esistente. Dismaland era una installazione che simulava una sorta di Disneyworld distopica. Al centro dell’installazione c’era un castello rosa in completa rovina.

Usata la sua tecnica con stencil e dime

I falsi sono stati realizzati con stencil e dime di cartone che riproducono alcuni dei metodi utilizzati dall’artista. Alcuni pezzi sono stati venduti per un prezzo attorno ai 1.500 euro sia in Europa che negli USA. Le opere erano disponibili online, in negozi d’arte e nelle già citate case d’aste. Non è chiaro quanto denaro abbia generato la truffa. 

Avevano falsificato anche i sigilli di autenticazione

Uno degli errori dei truffatori è stato mettere in vendita troppe opere contemporaneamente. Questo ha suscitato la curiosità sia dei compratori che delle autorità. Alcune delle opere avevano sigilli di autenticazione, ovviamente falsi anch’essi. Segno che erano pratici del mondo dell’arte delle case d’aste. L’indagine è iniziata a luglio, ed ha portato alla rapida individuazione dei componenti della banda. Ma non è escluso che altri membri dell’organizzazione criminale siano ancora a piede libero e che altri collezionisti possano essere stati truffati.

L’invasione dei falsi Bansky

I murales di Bansky hanno generato ricchezza

Bansky probabilmente originario di Bristol in Inghilterra è diventato famoso per i suoi murales realizzati in luoghi pubblici insospettabili, come luoghi d’arte. Le sue opere che potevano essere traslate, e quindi vendute, hanno generato un totale di circa 180 milioni di euro. Ovvio che la buona possibilità di riprodurle, abbia scatenato il desiderio di qualche truffatore di ottenere facili guadagni. L’autore si è ora cautelato fondando una organizzazione che garantisce le sue opere contro i falsificatori.

Solo striscioline per la Bambina col Palloncino

Tra le sue opere più celebri la Bambina col Palloncino (Girl with Baloon) venduta all’incanto per 18,6 milioni di sterline. Nel momento stesso in cui l’asta è stata aggiudicata, un tritacarte inserito nella cornice, ha fatto a brandelli l’opera. Da quel momento è stata re-intitolata Love is in the bin (l’amore è nel cestino della carta straccia). L’invasione dei falsi Bansky

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Enogastronomia, Marketing

Il racket delle recensioni

Stanno emergendo sempre più casi di false recensioni e ricatti ai ristoratori

Se ne parla da parecchio, ma sembrava limitato a pochi casi, questo tipo di ricatto. Ora il fenomeno sta raggiungendo dimensioni rilevanti e molti ristoratori sono stanchi di subire angherie. Il caso Ferragni ha portato ancora più in evidenza la problematica legata agli influencer e alle loro controverse posizioni. La realtà offerta da questi influenzato non è esattamente quella immaginata. Il racket delle recensioni

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Pasti a scocco o veri ricatti

Ciò che sembrava un modo semplice per ottenere pasti a scrocco sta diventando un vero business. Un business valutato in milioni di euro. Un pranzo o una cena per ottenere una buona recensione, ai ristoratori sembrava un metodo abbastanza indolore per ottenere visibilità. Ma il fenomeno è rapidamente salito a livelli incontenibili. Vengono proposti veri e propri ricatti per ottenere visibilità sui social e far aumentare i follower, ovviamente a pagamento.

Recensioni negative penalizzanti

Le minacce per evitare di venire segnalati in modo negativo e perdere il gradimento sulle piattaforme social più cliccate, sono diventate anch’esse merce di scambio. Chi non sottostà al ricatto vede il proprio locale penalizzato. Per ottenere verdetti positivi, molti sono costretti ad accettare di pagare, in danaro, o sottoscrivendo contratti di fornitori compiacenti.

Il racket delle recensioni

La Polizia indaga

I casi documentati sono ormai centinaia e su di loro sta investigando la polizia postale. I ricatti sono quasi sempre gestiti tramite chiamate telefoniche. Il sistema è quello della mazzetta mafiosa, “paga o riceverai solo recensioni negative e ti faremo chiudere”. Le recensioni sono ovviamente false, ma il consumatore finale non può conoscere questa deriva. Il locale ma anche i suoi clienti vengono condizionati nelle scelte, positive o negative che siano, e questo distorce il mercato della ristorazione.

Food-bloggers hanno aperto il campo

In modo più lieve, ma in ogni caso negativo, operano i troppi food-blogger. Spacciano la loro esperienza ed il numero dei loro follower come elemento di forza. Chiedono, e a volte pretendono, di ottenere pasti a scrocco, spesso anche in più persone per ottenere il vantaggio di buoni crediti in rete. Talvolta i piatti e i locali vengono filmati per incrementare l’interesse e per finanziare il relativo filmato, viene chiesto un “indennizzo”. Quindi doppia spesa, pasto + indennizzo, senza avere la certezza che il locale verrà veramente elogiato, o di ottenere un ritorno dell’investimento.

A chi credere? positiva, negativa o nulla?

Questa pratica influenza in modo pesante tutto il panorama delle recensioni. Di chi ci si può fidare? Qual è la recensione vera, non interessata al successo del pranzo o della cena? Quello positivo a pagamento o quello negativo, forzato dal racket dei ricattatori? La ristorazione diventa così un suk, dove la realtà è oscurata da scrocconi che cercano di arricchirsi alle spalle altrui.

Il racket delle recensioni

Una reputazione costruita col lavoro e non con i social

Nel mondo dell’enogastronomia costruirsi una reputation è un lavoro di anni, che parte dalla scelta del menù, delle materie prime e del rispetto dell’etica del lavoro. Rovinare l’impegno del gestore, per rendere un locale amato ed affidabile, da false recensioni, è un aspetto che nessun operatore Ho.Re.Ca vorrebbe nemmeno immaginare. Lasciare le chiavi del successo del proprio locale in mano ad  sedicente influencer, è sgradevole. 

Quanti sono i veri followers? un altro mercato da controllare

Tra l’altro il cosiddetto “mercato dei followers è un fenomeno che è sotto gli occhi di tutti. Il vantato gran numero di persone raggiungibili, potrebbe essere gonfiato da finte aggregazioni, pagate pochi centesimi a testa. La reale misura dell’interesse di questi follower “finti”, nei confronti dei locali visitati e recensiti, è tutto da dimostrare. L’immagine che un locale vuole ottenere è troppo preziosa per gettarla al vento, a causa di scrocconi che farebbero meglio a cercarsi un vero lavoro, e che operano fuorilegge. Il racket delle recensioni

Il racket delle recensioni

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Benessere, Enogastronomia

Il cibo a tavola serve per creare appartenenza

Quasi il 50% degli italiani sono coinvolti coi propri cari nelle scelte del cibo 

Nasce l’indice Psychological Food Involvement Scale (PFIS) che misura il rapporto con il cibo, e il coinvolgimento con le scelte alimentari. Il nuovo indice serve a misurare il nostro rapporto con il cibo e come influenzi le nostre scelte. Il modo in cui ci alimentiamo è molto cambiato negli anni recenti. Da una semplice soddisfazione di un bisogno primario, com’è la fame, s’è arricchito di molta simbologia. C’è un approccio psicologico e filosofico a come ci avviciniamo alla tavola. Ci avviciniamo alla tavola per il cibo e per comunicare. Il cibo a tavola serve per creare appartenenza

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Dietologi nutrizionisti e operatori del marketing

Dietologi, nutrizionisti e operatori del marketing sono molto interessati a comprendere in che modo le persone siano coinvolte dal cibo. L’importanza delle motivazioni che spingono ad effettuare precise scelte alimentari è analizzata, da decenni, dagli esperti del settore e da chi si occupa di futuro dell’alimentazione.

Una scienza per comprendere il ruolo del cibo

La valutazione delle spinte, talvolta inespresse, che modificano o trascinano il nostro modo di consumare e fare acquisti in campo alimentare, interessa sempre più persone ed aziende.  PFIS è una vera e propria scienza, nata per comprendere il ruolo che il cibo, e come lo consumiamo, possa influenzare le varie tribù e i suoi adepti.

Emozione, coinvolgimento, approvazione di uno stile

Emozione, coinvolgimento, approvazione di uno stile, benessere interiore ed esteriore. È dall’amalgama di questi stimoli che si sviluppa il nostro modo di pensare al cibo. Una soddisfazione che passa dalla positività delle nostre emozioni, un benessere che passa dal nostro modo di consumare i pasti. È il raggiungimento di situazioni e momenti che creano vicinanza con chi ci sta a cuore, e con relative tribù, a cui vogliamo appartenere. Consumare alcuni alimenti apre o preclude porte, che indirizzano ad accettazione o rifiuto di certe attitudini. 

Il cibo a tavola serve per creare appartenenza

Esprimiamo la nostra personalità

La nostra personalità emerge anche da cosa consumiamo, rafforza i vincoli familiari, accentua la vicinanza e il senso di partecipazione. Il cibo diventa un mezzo per sentirsi parte di una comunità, quasi il 50% degli italiani lo vede come un rafforzamento dei rapporti con le persone care. Cucina della nonna, tradizione, modernità o esplorazione di nuove cucine, ci guidano alla scelta dei compagni di viaggio, o di piatto.

Venire accettati

È anche il metodo per essere accettati dagli altri e far parte dello stesso club. Anche il successo degli influencer passa da questo desiderio di appartenere, di essere partecipi dello stesso “rito”. Consumare rappresenta un appagamento del proprio io, del proprio benessere. Scegliere cibi ipercalorici, oppure cibi biologici, a km zero, diete proteiche o  beveroni ipocalorici, sono tutte formule che danno accesso a precise tribù. Creano appartenenza.

Bisogno di partecipare

Queste scelte passano spesso per il bisogno di partecipare. Sconfinano nelle “mode” e per questo sono particolarmente interessanti per chi si occupa di marketing. Capire perché si scelga o si possa in qualche modo indirizzare verso un certo tipo di consumo, è un must per le aziende. Scoprire quali sono i temi che accendono alcuni interruttori può determinare il successo di opportuni prodotti. 

Il cibo a tavola serve per creare appartenenza

Sostenibile, etico, vegano, no carne, carne coltivata, insetti

Se la parola d’ordine è sostenibilità si possono vellicare i desideri dei clienti verso tutto ciò che è ecologico, biologico, etico. Oppure si può forzare la mano con argomenti che implichino di non accedere ad alimenti di origine animale, escludere le carni coltivate o le farine d’insetti come possibili fonti proteiche. Sono tutte variabili su cui poter operare.

Scelte coerenti

La sensazione di aver fatto la scelta corretta e coerente al proprio modo di alimentarsi e vivere, farà il resto. Il cliente si sentirà gratificato dei propri acquisti e cercherà di diffondere il proprio stile inglobando familiari e amici. Ad esempio sentirsi appagati per aver acquistato cibi che vellicano il nostro desiderio di fitness, diventerà un volano per includere altre persone nella propria tribù. 

La profilazione del cliente aiuta ad individuare le aree d’intervento

Il nuovo indice, che valuta il coinvolgimento psicologico, consente una migliore profilazione dei clienti. Un mezzo per affinare le ricerche di mercato, che potrebbe essere utilizzato anche per educare ad una migliore e corretta alimentazione. Ma temiamo che non sia esattamente quella la direzione, con cui i dati raccolti verranno utilizzati. La psicologia legata agli acquisti sembra più un metodo per indirizzare ed incitare verso altri consumi, più che un invito alla moderazione. Il cibo a tavola serve per creare appartenenza

Il cibo a tavola serve per creare appartenenza

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Benessere, Enogastronomia

Doggy Bag obbligatoria per legge?

Il contenitore per gli avanzi, noto comunemente come Doggy Bag, potrebbe ricevere un grande impulso.

Probabilmente una nuove legge verrà varata in questo senso, per rendere obbligatorio il suo uso, per chi ne fa richiesta. I ristoratori sono pronti, con soluzioni diverse a seconda della tipologia di locale, e quindi potrebbe, facilmente, rivelarsi un successo. L’obiettivo è quello di limitare gli sprechi alimentari, favorendo un uso sostenibile dei consumi alimentari. Doggy Bag obbligatoria per legge?

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Italiani da convincere 

Resta un ostacolo però, convincere gli italiani che chiedere un contenitore per gli avanzi, non è segno di taccagneria, ma un segnale di solidarietà e sostenibilità. Sinora sono pochissimi i nostri connazionali che ne fanno richiesta, appena il 15% dei clienti di pizzerie e ristoranti, chiedono di poter portare via ciò che è rimasto nel loro piatto. 

Doggy Bag obbligatoria per legge?

Una storica timidezza

Gli italiani sono molto timidi nel richiedere i contenitori opportuni, temono di essere indicati come avari, o peggio come poveracci. Uno stigma che viene dal passato, difficile da superare. È un imbarazzo che arriva da una scorretta educazione alimentare, che faceva ritenere corretto lasciare sempre almeno un boccone nel piatto. Era un segno di non essere assillati dalla fame, un segno di finto benessere, anche se volentieri si sarebbero divorati tre piatti di quel manicaretto.

Un vezzo mentale

E’ un’abitudine mentale che dovrebbe essere combattuta energicamente. Il cibo che resta nei piatti è e sarà pagato indipendentemente dal fatto di averlo completamente consumato o no, o che sia offerto o meno da un altro commensale. Nessuno ci farà uno sconto per aver mangiato solo mezza bistecca o mezza carbonara. Perché lasciarla agli uccellini, e soprattutto perché farla gettare nella spazzatura, mentre può servire per un ulteriore pasto? 

Doggy Bag obbligatoria per legge?

Oltre all’imbarazzo

Oltre a provocare imbarazzo la pratica dell’uso delle Doggy Bag, coinvolge anche la scomodità di portare via qualcosa all’uscita del ristorante. La stragrande maggioranza dei clienti non richiede gli appositi contenitori perché è imbarazzante portare via qualcosa dal ristorante, specie se la serata continuerà con altre attività. La riluttanza ad usufruire di questo servizio si trasforma in un inutile spreco, da evitare, specie ora che il cibo è particolarmente costoso.

Più raro il vino

All’estero esistono ristoranti che non servono vino e quindi i clienti portano da casa ciò che vogliono bere e si riportano a domicilio quello che avanza. Questo ha creato un’abitudine diffusa di riturare il vino servito a tavola e portarselo via. Sono favoriti dal tipo di tappo, diffuso all’estero, a ghiera. Ovviamente avviene anche con quello servito dai ristoratori. Il vino è solitamente una delle voci più consistenti nel scontrino, perciò perché lasciarlo sulla tavola se non è terminato? In Italia questa pratica non è quasi mai utilizzata, appena il 12% chiede di portare via il vino che hanno già pagato.

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Doggy Bag obbligatoria per legge?

Sprechiamo troppo

Ogni cittadino italiano spreca mediamente oltre 60 chili di cibo. La stragrande maggioranza di questi alimenti consumati male, avviene a domicilio, ma una percentuale di circa il 35% avviene al ristorante. In molti paesi la pratica è entrata nell’ordine delle idee, e c’è chi sceglie il ristorante proprio perché sa, che avrà la sua Doggy Bag finale. 

Italiani favorevoli all’obbligatorietà

Gli italiani intervistati in proposito hanno dichiarato di essere favorevoli a sfruttare questa possibilità (74%). Inoltre il 50% vorrebbe che diventasse obbligatorio come in Francia e Spagna. A dimostrarsi più interessate sono state le generazioni più giovani, quelle più attente ai temi ambientali ed allo spreco. Doggy Bag obbligatoria per legge?

Doggy Bag obbligatoria per legge?

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Benessere, Enogastronomia, Viaggi

Un “plov” è per sempre.

Nel medio oriente esiste un piatto che accomuna tutte le culture e che parla di ospitalità

Nella grande area che si stende ad Est del Mar Caspio e che comprende un grande numero di nazioni con il finale STAN nel loro nome, esiste un piatto che vi verrà riproposto in mille varianti. È il “plov” piatto nazionale uzbeko diventato patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Un piatto talmente diffuso da diventare una icona geografica come è la pizza per gli italiani. Un “plov” è per sempre

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Semplice ma corroborante

È un piatto relativamente semplice da preparare ed è molto corroborante. Lo conferma la leggenda che vuole che Alessandro Magno, dopo aver conquistato Samarcanda (a quel tempo Makaranda) volle regalare un pasto delizioso e ricostituente, alle sue truppe. Fece preparare un piatto a base di riso, carne, cipolle e carote, insaporite con la spezia locale, il cumino. Un’altra leggenda evoca il grande condottiero Tamerlano ed il suo esercito come iniziatore della tradizione di questo piatto.

Piatto nazionale

In Uzbekistan è il piatto nazionale, lo troverete in ogni ricorrenza, adatto a matrimoni funerali, battesimi ed ogni occasione degna di essere festeggiata. Viene anche servito in occasione delle faste del nuovo anno, il navruz persiano (Capodanno). in quel periodo riceverete una marea di inviti a consumare il plov assieme. Se sarete ospiti di qualcuno in quell’area non potrete sottrarvi.

Un “plov” è per sempre

Lo cucinano gli uomini

È un pasto che possono preparare tutti ma solitamente nelle occasioni ufficiali sono gli uomini a cucinarlo. Spesso avviene all’aperto in un kazan, un grande calderone che ha un diametro di oltre un metro a forma di wok, assomiglia ad una enorme paelliera, però concava. Il kazan può essere grande abbastanza per servire un pasto soddisfacente per oltre 100 persone.

Profumi avvolgenti

Il profumo speziato che avvolge ogni cosa fa scatenare una immediata salivazione. È un piatto che si adatta a qualunque situazione economica, tanto che il proverbio che lo accompagna ritualmente è: se sei ricco mangia plov, se sei povero mangia plov. Ma è soprattutto il piatto che parla di ospitalità, ne è il simbolo. Se vi invitano, non rifiutate, offendereste il padrone di casa.

Migliaia di varianti

Esistono migliaia di varianti, ma la base del piatto è il riso con dadini di carne, che può essere di manzo, agnello o pecora, cotto nell’olio o altri grassi. Le cipolle tritate vengono fatte quasi sciogliere completamente e le carote croccanti sono tagliate a bastoncini, grandi come il vostro dito mignolo, teste d’aglio, cumino. Questa la base ma poi potrete trovare ricette più ricche con ceci, uvetta, crespino, uova di quaglia, castagne e tutto ciò che la stagionalità offre per arricchirlo. Ovviamente, come ogni piatto che si rispetti, esistono molti gradi di piccantezza.

Un “plov” è per sempre

Cotto a parte o tutto assieme

In alcune aree ogni ingrediente viene cotto a parte e solo all’ultimo vengono messi assieme in grandi piatti fumanti che vengono serviti a centro tavola. In alcune aree lo mangiano con le mani, in altre lei servono dal piatto centrale con un cucchiaio o con la forchetta. A parte vengono servite ciotole con verdure stagione, spesso pomodori. Il fatto di condividere il pasto da uno stesso piatto fa comprendere come sia un piatto conviviale, un pasto di famiglia a cui vieni invitato a far parte.

Un poco di scenografia

Ci sono modi diversi di servirlo che dipendono dalle diverse culture locali e dalle tradizioni che si perdono nella notte dei tempi. Un modo di servirlo è abbastanza scenografico col riso a fare da base, con le carote a fare uno strato superiore e solo in cima viene posta la carne. In altre aree il miscuglio è generalizzato, in ogni caso il gusto non cambia tantissimo e, scenografico o no, vale la pena di provarlo. Un “plov” è per sempre

Un “plov” è per sempre

Credits: wikipedia, common,

Benessere, Enogastronomia, Viaggi

Kiwi spumante

Se amate i kiwi avete una ottima occasione per festeggiare

L’actinidia o uva spina cinese ha avuto un grande successo anche nel nostro paese, siamo secondi per produzione, ad una incollatura dalla Cina. Il frutto dalle grandi proprietà salutistiche, col suo alto contenuto di vitamina C, ha un ruolo importante sulla nostra digestione. Kiwi spumante

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Un enzima che agisce sul nostro stomaco

Contiene actidina, un enzima simile alla papaina (dalla papaia) che favorisce li nostri processi interni, svolge anche una ottima azione per il nostro intestino, è infatti consigliassimo per chi soffre di stitichezza.

Una soluzione per gustarli non solo come frutta

Ora i kiwi hanno trovato una soluzione alternativa per essere gustati, vengono trasformati in spumante, senza l’uso di uva. Al loro sugo vengono aggiunti zucchero e batteri utili alla fermentazione alcolica. In val Fontanabuona, alle spalle di Genova e a pochi chilometri dal centro città, lo realizzano già da alcuni anni con un buon successo.

Kiwi spumante

Vinificato ogni due anni

La spumantizzazione avviene ogni due anni, perché l’actinidia ha produzioni alterne, un anno assai cospicue e la successiva inferiore. Quando la produzione è rilevante viene fatta la vinificazione. Un modo di bere diverso ed interessante. Che ha dalla sua parte anche la sostenibilità di tutto il progetto, perché nulla venga sprecato anche negli anni di abbondanza.

PIccola azienda e B&B

Viene realizzato in una micro azienda familiare, titolare di un B&B a Neirone, Villa Maia di Ognio. I proprietari lo producono solo per i loro clienti, ma non non è  impossibile che arrivino anche alla commercializzazione. Qualche gestore di enoteca che l’ha assaggiato l’ha gradito, e potrebbe essere interessato a distribuirlo. Sono rimasti sorpresi della sua qualità e hanno chiesto quale fosse il vitigno d’origine, credendo che fosse originato da uve.

Marmellate e farina di castagne

Nel B&B producono anche marmellate di uva americana e quello che è un vero caposaldo della cultura ero gastronomica ligure la farina di castagne. Le castagne e i suoi derivati sono state per secoli uno degli elementi base della cucina nell’entroterra che si specchia nel mar Ligure. 

Espansione possibile e recupero

Le idee dei proprietari sono di espandere la ricettività con tende e casette sparse sul territorio. Una iniziativa lodevole a supporto del turismo e del recupero del territorio. Turismo ed eno-gastronomia vanno a braccetto e sono tra gli obiettivi più ricercati. Kiwi spumante

Kiwi spumante

Credits: Pixabay

Abitare, Benessere, Enogastronomia

Oggi è la Giornata Mondiale del Suolo

Un patrimonio di tutti noi, che ci ostiniamo a considerare troppo poco

Il suolo è l’elemento che consente di coltivare, far crescere e raccogliere i prodotti che ci alimentano, o che indirettamente alimentano gli animali di cui ci nutriamo. Dal benessere del suolo dipende anche il nostro. Oggi è la Giornata Mondiale del Suolo

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Conservarlo lavorarlo concimarlo

Saperlo conservare, nutrire nel modo corretto con le giuste concimazioni, è ciò che può farci proseguire nel vivere su questo pianeta. Il suolo è una risorsa vitale, solo se comprenderemo questo facile postulato riusciremo a dargli la reale importanza che merita.

Dopo le alluvioni e la siccità

Con le recenti alluvioni in Emilia Romagna e Toscana abbiamo toccato con mano come il suolo possa condizionare la nostra vita anche nell’immediato. I terreni fuori controllo che vengono lasciati incolti possono subire il dilavamento delle piogge e franare a valle. La cattiva gestione del suolo ha un costo elevatissimo che si esplicita in modo irruente e violento.

il suolo trattiene l’acqua

Il suolo può trattenere molta acqua e rilasciarla in modo adeguato, senza causare frane o alluvioni. La sua cura è indispensabile ed è un investimento su cui dovremmo puntare a lungo termine. Non basta un’azione una tantum ma una cura costante, rinnovata nel tempo. Invece di sprecare molte risorse per faraonici progetti di ponti in zone pericolose ed ad altissimo rischio, dovremmo risanare i terreni che non vengono coltivati in modo corretto. 

Molti posti di lavoro e un rilancio dell’economia

Un grande investimento che creerebbe sicurezza e molti posti di lavoro e garantirebbe un futuro. Il territorio italiano è fragile, non possiamo giocare a tamponare solo le falle quando si presentano. Una saggia gestione del suolo migliorerà le condizioni di vita di tutto il paese.

Oggi è la Giornata Mondiale del Suolo

Bisogno di verde organizzato

La grande ricerca di spazi verdi organizzati è dimostrato dal grande successo degli agriturismi, che compensano la mancanza di spazi aperti per chi vive in città, e riappacifica coi ritmi rurali rispetto alle frenesie cittadine. Concedere i terreni a giovani aziende che intendono portare avanti nuove imprese che mirano a coltivare il suolo potrebbe rivelarsi molto attrattivo.

Tutto il nostro cibo viene dal suolo

Il cibo di cui ci nutriamo è quasi unicamente legato al suolo, riuscire ad ottenere uno sviluppo sostenibile dei terreni deve essere una prerogativa primaria. Ci sono nuove tecnologie che consentono di rispettare il suolo, con lavorazioni che consentono regolari attività umane e conservazione del territorio

Risorse idriche sempre più importanti

Una gestione accurata delle risorse idriche si rivelerà in un prossimo futuro una esigenza molto importante. Fare tesoro delle acque piovane e la loro redistribuzione con impianti efficienti che non disperdono acque sarà alla base di una agricoltura 4.0. Evitare di disperdere acqua, proteggerà da eventi eccezionali come alluvioni ed anche gravi siccità

Eventi meteorologici sempre più frequenti

I cambiamenti climatici in corso faranno accadere eventi metereologici imprevisti ed inattesi. Già ne abbiamo avuto evidenti assaggi, ma l’aumento delle temperatura li renderanno più ravvicinati. I casi eclatanti che facevano storia e finivano negli annales e segnavano un intero secolo ora, rischiano di accadere ogni biennio. 

Troppo ravvicinati per qualunque attività economiche

Troppo per qualunque paese e per qualunque economia, che ha bisogno del suolo per coltivare e fare raccolti. Se il cibo diventerà insufficiente, le popolazioni dovranno trovare soluzioni, spostandosi in altri territori con imponenti migrazioni o al peggio, ricorrendo a guerre, per occupare altri territori in cui ottenere cibo.

Agricoltura di precisione per non impoverirlo 

L’eccessiva pressione sul suolo rischia d’impoverirlo, perciò occorrerà fare attenzione ad interventi di agricoltura di precisione. Coltivazioni dove nulla sia lasciato al caso e nulla vada sprecato. La specializzazione di alcune colture non può essere l’unica leva su cui lavorare, occorrerà ruotare le coltivazioni tenendo conto delle qualità organiche del suolo per ottenere i migliori risultati e rimanere assolutamente sostenibili. Il benessere umano passa per quello dei suoi animali e del suolo su cui poggia la propria agricoltura, cerchiamo di non dimenticarlo.Oggi è la Giornata Mondiale del Suolo

Oggi è la Giornata Mondiale del Suolo

Credits: Pixabay