Enogastronomia, Eventi

Una stella Michelin per i tacos

Accade a Città del Messico dove un piccolo chiosco ha ricevuto l’ambito premio

Taquería El Califa de León ha un menù ristrettissimo, appena 4 piatti a disposizione dei clienti. L’ambiente non è lussuoso, non ci sono tovaglie di fiandra o 12 bicchieri, qui si mangia come in ogni altra taqueria nel primo posto disponibile, e a fianco a fianco con gli altri avventori. Una stella Michelin per i tacos

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Ristoranti troppo costosi

La curiosità di una stella Michelin assegnata ad una location non “fancy” sorprende ma la volontà della guida è quella di premiare chi veramente cucina con abilità e passione. Siamo abituati ad immaginare i ristoranti stellati come luogo quasi impossibili da raggiungere per i comuni mortali. Troppo costosi o pretenziosi per consumarvi un pasto “normale”.

Esperiene degustative

I menù sono spesso ricchi di gusto ed elaborati anche nell’impiattamento. Sono menù che devono regalare emozioni e esperienze degustative indimenticabili. La taqueria va completamente contro corrente, le sue portate sono minime e gli spazi sono ristretti, non ci sono camerieri alle vostre spalle, pronti ad accudirvi, o sommelier a consigliarvi raffinate bevande. Vi servono il taco e lo consumate in piedi o seduti, a seconda dello spazio.

A Città del Messico

Trovate la Taquería El Califa de León, nel quartiere San Rafael di Città del Messico. È il primo stand messicano di tacos a ricevere questo premio, è anche tra i ristoranti più piccoli ad entrare nel Gotha della guida. Lo chef Arturo Rivera Martínez ha aperto il suo chiosco nel 1968 e da allora continua a sfornare tacos a ritmo battente, per la sua clientela. Oltre 50 anni di onorata carriera.

Una stella Michelin per i tacos

Manzo o maiale grigliato e tortilla

Il taco di carne, il più richiesto e costituito di carne di manzo grigliata, o maiale, insaporita con sale e succo di lime. Mentre la carne cuoce lo chef prepara sulla spianatoia un disco di circa 20 centimetri di diametro di impasto per la tortilla, lo cuoce, vi deposita la carne e lo serve. Lascia al cliente la scelta se addizionarlo con le salse a disposizione, rigorosamente autoprodotte, che vanno dalla media alla piccantissima.

Prezzi molto abbordabili

I prezzi sono decisamente popolari tra 50 e 80 pesos (da 3 a 5 euro). Sono ricette semplici, facili da preparare, ma dove gli ingredienti base fanno, ovviamente, la differenza. Gli ispettori della Michelin, che si presentano sempre in forma anonima, sono rimasti folgorati dalla qualità di questi tacos e li hanno voluti segnalare a tutti coloro che consultano la loro guida.

Tanta notorietà ma anche guai con la stella

Speriamo che la stella non apporti cambiamenti al piccolo chiosco. Ottenere le stelle Michelin a volte è un disastro, cambia completamente la realtà in cui gli chef operano. E’ un premio alla propria creatività e capacità di innovare, ma costringe a non fermarsi mai sui propri allori. La letteratura sui problemi che può causare il premio, portando a depressione quando la si perde, è ricca di episodi anche molto tristi che arrivano anche al suicidio.

Anche i ristoranti alla portata di tutti

la politica della Guida sta mutando nel tempo, mettendo in evidenza non solo i ristoranti top di gamma, ma anche i locali che servono ottimo cibo con prezzi accessibile a tutti. Nel settore “Bib Gourmands” promuovono proprio i ristoranti o le taquerie, come in questo caso, che meritano di essere visitate senza prenotare con anni di anticipo. Una stella Michelin per i tacos

Una stella Michelin per i tacos
Benessere, Enogastronomia

Arriva la prova costume tutti a dieta

Come ogni anni arriva la stagione dei tentennamenti sulla propria linea

In farmacia sono arrivati sul bancone una sfilza di prodotti che dovrebbero aiutare a perdere rapidamente peso. Sono stati identificati con un nome ben preciso, i maggiolini, perché è proprio in questo mese che tornano in commercio in modo vistoso. Il desiderio di perdere una o due taglie ed appiattire le pance, spinge molti italiani a sottoporsi ad un nuovo regime alimentare. Arriva la prova costume tutti a dieta

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Dieta immancabile

La dieta diventa così un must, che viene seguito da quasi un italiano su due. Ovviamente non c’è solo l’aspetto estetico a rendere gli italiani consapevoli che il loro corpo è abbondante. Molti si sottopongono volentieri a nuovi regimi disintossicanti, dopo il periodo invernale, in cui si è abbondato nelle gioie della tavola. 

Nutrizionisti dietologi e amici

Molti si accorgono di qualche piccolo problema di salute, a volte è il medico curante che incalza, dopo aver controllato le analisi, a dare una raddrizzata al proprio modo di alimentarsi. Sono relativamente pochi quelli che si fanno assistere da un dietologo o un nutrizionista esperto (meno del 20%). Tantissimi preferiscono il fai-da-te, o reiterano una dieta che hanno già utilizzato in precedenti occasioni von alterni successi.

Consigli dai non esperti

Il desiderio di affidarsi ad un professionista, per i nostri concittadini, è altissimo, ma sono in realtà pochi quelli che lo fanno. Il fascino del consiglio degli amici (conosco una dieta che funziona tantissimo) è sempre molto forte. La tentazione del trovare il giusto regime alimentare adattandolo al proprio corpo è incalzante. Dall’altra parte ci sono coloro che si affidano ai personal trainer o ai “santoni” da palestra, per trovare la propria via per un equilibrio alimentare e fisici scultorei.

Arriva la prova costume tutti a dieta

A caccia del benessere

Oltre ad entrare nel famigerato costume, senza sembrare una salsiccia, il desiderio che porta ad iniziare un nuovo regime è quello del benessere. Stare ben con se stessi, sentirsi leggeri e mantenersi in forma, sono le principali motivazioni che spingono a variare la dieta e ad incatenare il frigorifero.

Mangiano davvero in modo più sano?

Gli italiani sono convinti di aver mangiato più sano dopo la pandemia. Avere la possibilità di muoversi maggiormente, frequentare le palestre, ha aiutato ad uscire dalle mure domestiche. La loro idea è di aver migliorato le proprie abitudini a tavola, di aver dato maggior peso ad alimenti naturali, sani e sostenibili. Quanto questa credenza sia reale, è tutto da dimostrare.

Dieta mediterranea sempre un must

Molte persone dichiarano di avere come obbiettivo di perseverare con la dieta mediterranea, legata alla tradizione italica. Ma nessuno riesce a dare una versione perfettamente coerente di quel regime, ed apporta infinite varianti. Indubbiamente è un modo interessante di leggere il proprio percorso personale, nei confronti dell’alimentazione.

il rischio dei cibi superprocessati

La salute, le diminuite risorse economiche e la voglia di sentirsi a loro agio nel proprio corpo, hanno modificato anche gli acquisti. In alcuni casi con risultati molto positivi, in altri, specialmente se si è preferito spostare il proprio interesse verso cibi economici, con risultati contraddittori. I cibi super-processati, a cui alcuni si rivolgono per la loro praticità, rischiano di essere troppo ricchi di elementi che, a lungo andare, danneggiano il corpo.

Arriva la prova costume tutti a dieta

Per cucinare bene serve tempo

Il tempo è una variabile importante che opera in questo senso, una vita troppo compressa costringe a consumare cibi precotti o ready-made, per ritagliarsi tempo libero. I cibi freschi e i vegetali, danno il meglio dal punto di vista vitaminico, se preparati al momento, ma comportano un minimo di preparazione prima del consumo. 

Non esagerare coi piatti pronti

Per questo, cucinare in casa, è un aspetto non secondario per una corretta alimentazione. Pochi possono permetterselo ogni giorno, anche se ci provano. I nutrizionisti consigliano di non eccedere coi pasti pronti o da scaldare in padella, limitandoli a 3 volte a settimana. Vegani e vegetariani sono appena il 5% anche se la loro percentuale è data in aumento nei prossimi anni. 

Pensare sempre alla salute

Le diete ipocaloriche sono quelle più richieste dopo la dieta mediterranea, mentre sono pochissimi coloro che si rivolgono a diete ketogeniche o iperproteiche, solitamente per ottenere risultati e performance sportive. Tra coloro che devono mostrare molta attenzione alla tavola figurano coloro che hanno sviluppato o tendono a sviluppare malattie croniche. La prevenzione, in questi casi offre una ottima possibilità di migliorare la loro esistenza. Per loro un corretto regime alimentare, corrisponde a salvarsi la vita. Arriva la prova costume tutti a dieta

Arriva la prova costume tutti a dieta

Credits: Pixabay

Abitare, Benessere, Enogastronomia

Coltivare su Marte.

Come si nutriranno i coloni che andranno sul Pianeta Rosso?

Gli scienziati continuano a portare avanti tutti gli studi di fattibilità per poter costruire una base sul Pianeta Rosso. La soluzione B per quando avremo rovinato a dismisura il nostro pianeta. Mentre continuano a sviluppare progetti sulle costruzioni per chi vivrà sull’altro pianeta, si interrogano su come riuscire a nutrire i pionieri. Coltivare su Marte

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Il viaggio è lungo e costoso

Il viaggio per Marte è lungo, circa 9 mesi, ed è costoso. Pensare di usare servizi navetta per trasportare in orbita marziana gli alimenti in grado di far sopravvivere i pionieri, è pressoché impossibile. Il costo delle trasferte diventerebbe impraticabile, se dovesse diventare l’unico modo per fare arrivare cibo lassù. 

Studiare una alternativa. 

Il modo razionalmente più praticabile sarebbe di coltivare gli alimenti direttamente in loco. Una pratica non semplice, ma che potrebbe funzionare. Il terreno che simula quello marziano, chiamato regolite, è stato studiato in modo approfondito. Sono state effettuate prove di coltivazioni in serre che simulano le condizioni presenti nell’atmosfera del Pianeta Rosso.

Risultati contrastanti

Alcuni dei risultati sono stati incoraggianti altri meno. La cosa interessante è che è stata utilizzata un’antica tecnica di coltivazione nota da molti secoli. Si chiama consociazione, la praticavano i Maya e permette di coltivare assieme diverse piante in spazi ristretti. In alcuni casi la comunione nello stesso terreno ha dato risultati molto buoni e potrebbero risultare utili anche per coltivazioni da effettuare immediatamente anche sulla Terra non solo su Marte.

Coltivare su Marte.

I confronti fatti dagli agronomi 

Per avere riscontri alle loro ricerche hanno posto in diversi vasi tre tipi di terreno, quello marziano, solo sabbia e terriccio. Sono stati tutti addizionati di concime e poi sono state seminate le piantine. Tre i semi presi in considerazione, pisellli, carote e pomodori. La consociazione di piselli e pomodori ha dato ottimi risultati, mentre le carote hanno sofferto un po’, probabilmente perché non sufficientemente illuminate a causa della vegetazione più alta delle altre due piante.

Pomodori avvantaggiati

I pomodori erano le piante ad avvantaggiarsi maggiormente di questa comunione di terreno. La consociazione li faceva crescere meglio con una maggiore quantità di potassio, rispetto a quando venivano piantati da soli. I valori vitaminici, gli antiossidanti, il beta carotene sono elementi che vengono persi nei processi di disidratazione, quelli che permetterebbero di inviare cibi sul Pianeta Rosso, ma a discapito della loro qualità. Alimenti vitali per chi vive in ambienti isolati.

Altre colture possibili?

Dopo aver affrontato queste tre varietà vegetali gli agronomi si sono concentrati su altre piante e sul modo di farle crescere. Impianti verticali od orizzontali? Sarà possibile coltivare anche cereali come l’orzo o il grano per produrre pane o birra? Moltissime domande ancora senza risposte, che devono essere vagliate in modo scientifico, per rendere autonome le colonie marziane. Coltivare su Marte

Coltivare su Marte.
Coltivare su Marte.

Credits: Pixabay

Abitare, Benessere, Enogastronomia

Come evitare l’invasione delle cicale

Nei prossimi mesi si attende una nascita straordinaria di cicale 

Una strana coincidenza che si ripete ogni 2 secoli, farà nascere un numero formidabili di cicale. Il loro ritmo di “germinazione” si basa su 2 periodi di incubazione che possono essere di 13 e 17 anni. Quando entrambe le incubazioni arrivano a termine contemporaneamente si hanno queste “invasioni”. Saranno molti miliardi, forse trilioni quelle che spunteranno dai loro nidi sotterranei, questo provoca qualche preoccupazione. Come evitare l’invasione delle cicale

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Come fronteggiare l’evento?

La soluzione più semplice anche se a Lollobrigida e molti altri farà venire la pelle d’oca è mangiarle. Le cicale fanno parte della cultura alimentare di molti popoli. Sono una fonte proteica notevole, paragonabile alle carni rosse, e consentono molti modi in cui cucinarle. Possono essere bollite, fritte, grigliate, arrostite o sminuzzate.

Ristoranti e chef pronti a dare ricette

La ristorazione è pronta a servirle in molte ricette facilmente replicabili. Già in rete esistono siti dove prendere spunti e sperimentare. L’ingrediente principale non mancherà, basterà aggiungere la propria fantasia. Sarà un modo per ridurre il fastidio del loro incessante frinire nelle ora più calde, una colonna sonora che in molti vorrebbero far cessare. Sarà anche una notevole risorsa alimentare.

Che sapore hanno?

Coloro che le consumano regolarmente confermano che il loro sapore è simile a quello delle nocciole. La loro consistenza invece è paragonabile a quella dei gamberetti. A questo proposito i sanitari insistono nell’allertare coloro che sono intolleranti ai crostacei, perché appartengono alla stessa famiglia di aragoste e gamberetti. La FDA (Food and Drug Administration Statunitense) le ha sdoganate come sicure per l’alimentazione umana.

Come evitare l’invasione delle cicale

Benefici per salute e natura

Come dicevamo sono molto proteiche, e contengono tutti gli aminoacidi essenziali necessari per un corretto sviluppo fisico. Sono anche ricchi di antiossidanti. Un vero super-alimento che non comporta i costi di produzione delle carni allevate, e che non occupa molto suolo. Le cicale, infatti, possono essere allevate in pochissimo spazio e dare un buon reddito. Nei paesi dove sono un alimento molto comune, sono una buona fonte di guadagno.

Diffuse in molti paesi

Il loro consumo, spesso come snack o cibo di strada, è diffuso nell’est asiatico, in paesi come Thailandia, Birmania, Laos, Cina, ecc.. Sono comunissime anche in Messico dove vengono spesso servite su spiedini nelle baracchine ai bordi delle strade. La tradizione di consumare coleotteri e artropodi, era molto comune tra le popolazioni indigene americane, ed è rimasta popolare nelle culture centroamericane.

Un cibo ancestrale

I nostri antenati oltre che cacciatori, erano raccoglitori e consumavano tutto ciò che la natura offriva. Gli insetti sono stati parte della loro alimentazione per milioni di anni, ed hanno contribuito alle sviluppo della nostra civiltà. Il disagio nel consumarli è dovuto più a fattori estetici, che a reali timori sanitari. Servirebbe un poco di apertura mentale per re-immetterli nelle nostre diete, e trarne tutti i vantaggi economici, sociali e di protezione ambientale che ne derivano. Come evitare l’invasione delle cicale

Come evitare l’invasione delle cicale

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Benessere, Enogastronomia, Eventi

I francesi si riprendono il record della baguette

Sono stati necessari 18 panettieri per preparare l’impasto da record.

Il record della baguette artigianale più lunga apparteneva all’Italia, ed era stato stabilito 5 anni fa nel 2019. I francesi non hanno gradito l’espropriazione di uno dei loro simboli culinari, e proprio nell’anno delle Olimpiadi hanno deciso di riprendersi il primato. Hanno realizzato l’impasto nei pressi di Parigi a Suresnes, una località da cui si può ammirare la suggestiva skyline parigina e la Tour Eiffel. I francesi si riprendono il record della baguette

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Oltre 150 metri di croccantezza

Il nuovo record per una baguette artigianale supera i 150 metri di lunghezza. Per realizzarla sono serviti un quintale di farina, acqua, sale e lievito. Per materializzare l’impasto sono state necessarie due ore di lavorazione e alcune ora per la opportuna lievitazione.

Un forno a rotolamento per poterlo cuocere

Per la cottura è stato realizzato un forno apposito in grado di raccogliere il lunghissimo serpente di pasta lievitata di circa 5 centimetri di diametro. Uno speciale forno a rotolamento che permetteva di cuocere l’impasto facendolo scorrere al suo interno ed uscire profumato e croccate dall’altro lato. La misurazione è avvenuta alla presenza dei delegati del Guinness dei Primati che ne hanno stabilito la validità.

I francesi si riprendono il record della baguette

Farcita con Nutella

Dopo gli opportuni festeggiamenti, la baguette dei record è stata aperta e farcita con Nutella, l’italianissima crema di nocciole che ha contribuito a rendere ancora più appetitoso il pane appena sfornato. Le sezioni del lunghissimo sfilatino croccante e ancora caldo, sono state donate a tutti i presenti per un gustoso assaggio, e il restante è stato donato ad associazioni di beneficenza. 

Simbolo della francesita

La baguette è uno dei simboli francesi, uno di quelli che sono stati inseriti tra i patrimoni culturali immateriali dall’UNESCO. Fa parte da sempre della cultura francese, il pane fresco da ritirare dal proprio fornaio di fiducia, avvolto un tempo in carta da giornale, ed ora  nelle più moderne buste igieniche, è un rito irrinunciabile. “Voilà la baguette” è una delle espressioni che udirete più spesso se andrete a fare acquisti nei forni francesi.

Si riprenderanno il record gli italiani

Gli italiani cercheranno di riprendersi il record o rispetteranno la pausa olimpica prima di tentare nuovamente di soffiare il primato ai cugini d’Oltralpe? O basterà la farcita di Nutella per sancire un patto di non belligeranza? I francesi si riprendono il record della baguette

I francesi si riprendono il record della baguette

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Benessere, Enogastronomia, Marketing

Caffè solo per ricchissimi?

Sarà sintetico quello che ci verrà proposto per contenere i costi.

Un articolo apparso recentemente ha suscitato molto scalpore, il caffè coltivato diventerà troppo costoso. Solo pochi potranno permetterselo. L’unica soluzione sarebbe virare verso il caffè sintetico, che potrebbe contenere molto i costi e restare disponibile per tutti i consumatori. Caffè solo per ricchissimi?

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Un altro prodotto sintetico

La notizia ha suscitato molto sgomento, non ci siamo ancora ripresi dalle bordate di carni sintetiche e farine d’insetti e ci vogliono togliere la bevanda preferita. Purtroppo la notizia si basa su dati precisi. Servono almeno 20 piante di caffè per soddisfare il nostro bisogno annuale, con le abituali due tazzine giornaliere. Una grande quantità che fa immaginare piantagioni immense a coprire tutto il pianeta.

Piantagioni immense e deforestazioni

Questo pone ulteriori problemi, servirebbe una massiccia deforestazione per installare nuovi impianti e questo va contro le logiche di protezione dell’ambiente. Inoltre serve molta acqua per far crescere le rosse bacche che contengono i chicchi. Il consumo di acqua è indubbiamente un altro dei problemi con cui si scontrano le piantagioni. Servono alternative in grado di soddisfare miliardi di consumatori.

Caffè solo per ricchissimi?

Sarà di origine vegetale e avrà lo stesso sapore 

Al momento non esiste una vera alternativa anche se molte compagnie si sono lanciate in sperimentazioni per ottenere un caffè non di origine vegetale. Le premesse sarebbero buone, il gusto non muta e resta indistinguibile al palato. Le biotecnologie sono in grado di riprodurre i sapori, i colori e gli accenti aromatici che rendono il caffè così amato.

Tutti gli elementi che formano il bouquet

Le varie componenti che formano il bouquet vengono estratte e riprodotte in laboratorio, grazie ad un assemblaggio di elementi vegetali. Materiali naturali che però non coinvolgono gli arbusti del caffè, l’uso di pesticidi, e preservano ambiente e consumi idrici. 

Finlandia capofila

In prima fila tra i laboratori che ricercano il perfetto caffè sintetico ci sono ovviamente aziende di paesi che sono formidabili consumatori della nera profumata bevanda. Nonostante il carattere molto flemmatico che si contrappone a quello fumantino dei paesi mediterranei, è la Finlandia il paese che consuma più caffè pro-capite. La loro industria è all’avanguardia, in questo campo. Sapremo accontentarci del caffè sintetico o nemmeno ce ne accorgeremo? Caffè solo per ricchissimi?

Caffè solo per ricchissimi?
Benessere, Enogastronomia

Sindrome da autoproduzione di birra

Potreste farvelo attestare dal vostro medico ed evitare sanzioni e multe

La chiamano ABS (Auto Beer Syndrome) Sindrome di Auto-produzione di Birra. E’ una rara condizione fisica che può far ubriacare, anche se non hanno bevuto assolutamente nulla. Un operaio che lavora in una birreria, era stato fermato dalla polizia stradale, che aveva riscontrato livelli troppo alti di alcool nel suo sangue. Ma l’uomo sapeva di non aver toccato alcolici da alcuni giorni perciò si è appellato. Sindrome da autoproduzione di birra

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Accusa di ubriachezza

Dopo attenti esami clinici gli è stata riscontrata la sindrome ABS ed è stato assolto dall’accusa di guida in stato di ebbrezza. Chi soffre di questa sindrome produce autonomamente alcool durante la digestione. Può raggiungere livelli che vengono considerati pericolosi e che dovrebbero portare al coma alcolico. Ma chi ne è vittima ha comportamenti normali, anche se nel suo corpo scorre un’alta percentuale di alcool

Livelli pericolosi

Il livello pericoloso si attesta a 0,30, ma se raggiunge lo 0,40, quasi automaticamente evolve in coma etilico. Una situazione che può avere effetti letali. L’operaio del birrificio era già stato fermato un paio di anni prima ed aveva riportato gli stessi esiti, senza però mostrare alcun sintomo di intossicazione. Questo aveva allertato i medici che lo hanno sottoposto ad accertamenti.

ubriachezza auto prodotta

Assolto dal reato

Quando hanno riscontrato che soffriva della ABS oltre a farlo assolvere dal presunto reato, lo hanno invitato ad una dieta particolare per evitare che l’episodio si ripeta. Sono i carboidrati che nel momento della digestione trasformano gli zuccheri in anidride carbonica ed alcol. E’ il normale fenomeno della fermentazione con cui molte bevande evolvono, ma loro lo fanno in modo esagerato. 

La fermentazione avviene in tutti noi

La fermentazione negli umani avviene durante la digestione, ma in modo molto marginale. Perciò è abbastanza inusuale che il processo avvenga all’interno di un corpo umano in modo così generoso e non nei tini o negli alambicchi. La “fortuna” dei soggetti affetti da ABS è che i loro corpi reagiscono in modo differente rispetto all’usuale. Le percentuali di alcol che stenderebbe chiunque e potrebbe causarne la morte, a loro non provoca guai.

In alcuni casi sembrano ubriachi

A volte mostrano segni di ubriachezza anche se non hanno toccato nessun tipo di bevanda alcolica. E’ una sindrome che solitamente si sviluppa in un secondo tempo, non è innata, e può essere accelerata nei soggetti che soffrono di diabete ed obesità. Anche l’uso di antibiotici può interferire sula flora intestinale e modificarne l’efficienza, tanto che in alcuni casi sono stati fatti trapianti di microbioma da donatori per bilanciarne l’efficenza.

Una dieta particolare e niente antibiotici

Una dieta povera di carboidrati e l’attenzione ad assumere antibiotici, possono essere i soli rimedi “naturali” per sconfiggere questa sindrome ed avere una vita regolare. Non è facile convivere con la ABS, perché esiste anche lo stigma sociale verso chi abbonda con l’alcol. Ci sono persone che hanno perso il lavoro prima di poter dimostrare la loro innocenza e di non essere etilisti. Sindrome da autoproduzione di birra

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La nuova generazione di gelato industriale

Un reparto molto forte quello del gelato italiano, sia artigianale che industriale

Il binomio Italia-Gelato è molto comune nel pensiero di quasi tutti i turisti e i consumatori che visitano il nostro paese. E’ un vero orgoglio e si svolge nei mille rivoli in cui il gelato può essere mantecato e servito per soddisfare ogni palato. Lo “sweet tooth” il dentino dolce che caratterizza tutti i golosi, si svela in tutta la sua potenza in presenza di gelato. La nuova generazione di gelato industriale

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Un business eccellente

Tralasciamo per un momento chi come e quando lo ha inventato e concentriamoci sull’attualità. Il business legato al gelato e alle attrezzature e i prodotti che servono per prepararlo è in stragrande maggioranza italiano. I nostri brand sono riconosciuti ovunque, e portano con se il valore di qualcosa di estremamente buono, qualificato, e che mette di buon umore. Il gelato italiano è un veicolo promozionale di cui fruisce tutto il paese.

Materie prime sempre migliori

L’industria legata alla preparazione del gelato impiega quasi 5.000 lavoratori. La produzione si attesta sulle 200.000 tonnellate e genera un business di quasi 2 miliardi di euro. Siamo grandi esportatori battuti solo da Olanda e Francia, dove hanno sede le maggiori multinazionali del settore. Il nostro gelato artigianale è nel top di gamma e non si discute per la qualità delle materie prime e delle frutta, ma anche quello industriale sa farsi rispettare. Lo know how artigianale è servito per sviluppare un gelato confezionato eccellente.

La nuova generazione di gelato industriale

I grandi marchi alla carica

Grandi marchi della pasticceria e della cioccolateria hanno saputo mantenere l’assoluta qualità dei loro prodotti traslandoli anche nel campo del gelato. Siamo passati dai semplici “fiordilattte ricoperti” sullo stecco di legno, ai cornetti, diventati immediatamente iconici anche all’estero. A seguire sono arrivate le vaschette e i secchielli, grazie anche alle migliorate catene del freddo.

Morbidezza anche in vaschetta

Al successo del gelato confezionato ha contribuito anche la qualità degli ingrediente sempre più curati e qualificanti. Il gelato ha mantenuto morbidezza e “spumosità” anche nella versione industriale, e questo lo ha reso quasi sempre disponibile nei frigoriferi degli italiani. Ma le cose si evolvono ancora.

La nuova generazione di gelato industriale

Il gelato dei piloti

Sta arrivando sul mercato un nuovo gelato in barattolo che ha tra i fondatori il pilota di Formula 1 Leclerc e che ha dato nome al progetto. Si chiama LEC e oltre al ferrarista tra i fondatori del business, ci sono Federico Grom e Guido Martinetti che avevano sviluppato le gelaterie GROM e Nicolas Todt, da sempre legato a Leclerc.

Pochissimi grassi e zuccheri

Il gelato che propongono è innovativo con un basso apporto calorico, ma con un perfetto mix di sapori che mantiene intatto il livello di golosità. Nato dalle esperienze personali e per le esigenze di soddisfare il palato senza intaccare la linea, una necessità per chi deve mantenere un peso sempre perfetto come i piloti. Le calorie dei barattoli di LEC sono inferiori del 30% rispetto alla media dei gelati in vaschetta o barattolo, grazie ad un uso accorto dei grassi.

Perché resistere alle tentazioni?

Il piacere di degustarlo si accoppia così le esigenze di mantenersi in forma e toglie il timore di esagerare con zuccheri e dolcezza. Nel claim giustamente cercano di sdoganare il senso di colpa e chiedono “perchè resistere” ad un gelato così gustoso e leggero? Al momento i gusti sono ancora pochi ma probabilmente la gamma potrà aumentare se manterrà tutte le prerogative di un ottimo gelato. LEC nasce per essere presente tutto l’anno anche nella stagione invernale e sarà disponibile quasi ovunque in bar, ristoranti, e nella grande distribuzione. 

Nessuno vuole farne a meno

Il gradimento del gelato da parte degli italiani è altissimo! Sono il 98% degli intervistati a dichiarare di amarlo moltissimo e non poterne fare a meno. La nuova generazione di gelato industriale

La nuova generazione di gelato industriale

Credits: Pixabay e web

Enogastronomia, Marketing

La patatina blasfema di Amica Chips. 

Tanto tuonò che piovve. 

Le associazioni cattoliche sono partite lancia in resta per far bloccare la pietra dello scandalo. Ovvero lo spot della patatina Amica chips, che ha suscitato molto clamore e irretito gli integralisti religiosi che si sono sentiti “offesi”. So much ado about nothing per citare Shakespeare (tanto rumore per nulla), ma la protesta ha ottenuto un risultato. La patatina blasfema di Amica Chips è stata sospesa.

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Tutti a cercare lo spot

Se a qualcuno lo spot era sfuggito, ora tutti gli italiani vogliono vederlo per farsi un’idea e commentarlo con conoscenza dell’argomento. Se era questo il gioco di Amica Chips, vale la pena di dire Bravi! Hanno centrato in pieno l’obiettivo. Da due giorni non si parla d’altro. Se invece l’obiettivo era fare infuriare gli integralisti e suscitarne ondate di sdegno e isterie complottiste catacumenali, ancora Bravi, obiettivo centrato due volte. 

Blocco della trasmissione dello spot

Gli integralisti cattolici appoggiandosi all’AIART sono riusciti a far bloccare la trasmissione dello spot, ma hanno istigato la curiosità di milioni di persone. La sospensione parte immediatamente, e l’azienda ha una settimana per appellarsi. Poiché lo spot era stato approvato, ha buonissime possibilità di veder ritirare il restringimento. L’eventuale effetto offensivo diventa così un’ arma, che i pubblicitari potrebbero sfruttare ancor meglio.

Lo spot in convento

La campagna è ambientata in un convento e viene supportata da un brano che crea atmosfera, come l’Ave Maria di Schubert. Un gruppo di giovani novizie si appresta a prendere la comunione e si avvicina all’altare. Appena la prima riceve l’eucarestia si sente lo scrocchio tipico di una patatina. La novizia si arresta sbalordita per il rumore, immaginando di essere stata lei a provocarlo. Ma poi si gira e vede un’altra suora che sta pescando patatine dal sacchetto e le sgranocchia. Un fraintendimento che suscita una risata e che non ha nessuna intenzione di offendere od essere sacrilega.

Il divino quotidiano

Il claim dello spot è “Amica chips il divino quotidiano” e gioca tra realtà e finzione. Forse è proprio l’aver citato l’aspetto dogmatico che mette a confronto ostia e patatina ad aver scatenato le ire dei religiosi più ferventi. Fare ironia sembra essere proibito se coinvolge aspetti religiosi. Il Comitato di Controllo dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria ha imposto di dare uno stop allo spot e ingiunto di presentare eventuale opposizione entro 7 giorni. Vedremo come finirà la cosa.

Stato laico o teocratico?

La comunicazione commerciale non deve offendere convinzioni morali civili e religiose, recita il disciplinare. Corretto, ma ci si dimentica che questo è uno stato laico e non teocratico. La “supposta“ blasfemia è tutta nell’occhio dello spettatore, che ha diritto di scelta. Amica chips, ha più volte utilizzato la leva dell’ironia e del double-entendre, è nello stile aziendale suscitare una sana risata. Peccato che le convinzioni religiose non consentano di saper ridere di se stessi. La patatina blasfema di Amica Chips

La patatina blasfema di Amica Chips

Credits: Spot Amica chips

Abitare, Benessere, Enogastronomia

La Giornata mondiale del sonno arriva il 15 marzo.

Una funzione fondamentale ma che molti italiani non passano in modo perfetto.

Possono essere tante le cause scatenanti, che fanno passare una notte poco confortante per il nostro riposo. Conoscere alcune delle ragioni può aiutarci ad ottenere un sonno migliore e tonificante. In un film piuttosto celebre una coppia si giura che non andranno mai a letto arrabbiati, o senza aver chiarito i problemi che li dominano. Questo è un punto importantissimo, andare a dormire arrabbiati o con un grosso peso, non aiuta a dormire. La Giornata mondiale del sonno arriva il 15 marzo.

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Mai a letto dopo aver litigato

Litigare col partner è una delle cause legate a notti insonni o movimentate. Riuscire a calmarsi e a fare pace, è un ottimo espediente per riuscire a dormire correttamente. La temperatura ottimale, consigliata, è leggermente fresco nella camera da letto, un buon pigiama aiuta a trovare il confort, che fa sprofondare tra le braccia di Morfeo. La differente valutazione della temperatura è un vero casus bellis, con la parte femminile che preferisce un ambiente molto più caldo. Le lotte sul materasso per accaparrarsi lenzuola e coperte sono ben note a tutti quanti.

Vestirsi troppo uccide l’erotismo e blocca le endorfine

Vestirsi come un palombaro, può servire per ottenere un momentaneo tepore, anche se uccide in modo assoluto la vita sessuale di coppia. Il sesso invece ha la grossa prerogativa di liberare molte endorfine, che stimolano il piacere e il benessere generale. Forse sarebbe più corretto sbarazzarsi di qualcosa che si indossa, e rinnovare il piacere dello stare assieme e addormentarsi dolcemente.

La Giornata mondiale del sonno arriva il 15 marzo

8 ore sono quelle necessarie per un buon riposo ristoratore

Un buon sonno ci aiuta in tutte le attività del giorno. E’ una parte importante della nostra vita, ma tendiamo a trascurarla o a ridurne la durata. Sono pochi gli italiani che dormono 8 ore per notte, si accontentano di 7, e spesso anche di 6 e mezzo. Vengono spesso irretiti dai programmi tv, che fanno passare troppo tempo sul divano. Potremmo conteggiare quelle ore come riposo, ma in realtà sonnecchiare guardando la tv, ha ben altri effetti.

Le luci blu degli schermi tv, pc e cellulari, da evitare

Tutti gli schermi e non solo quelli della tv, hanno una cattiva influenza su di noi. I colori azzurrini/blu dei monitor, dei lap top e dei cellulari sono pericolosi per la salute del nostro sonno. C’è chi arriva a consigliare di spegnere o chiudere laptop e cellulari almeno un’ora prima di andare a dormire per prepararci ad un effettivo ristoro. il sonno infatti va “preparato”, desiderato e accolto.

Cenare entro le 8 di sera

Un altro grosso problema da risolvere è quando cenare. Gli specialisti del sonno consigliano di consumare la cena non oltre le 8. Perciò le cene fuori sono da anticipare o ridurre drasticamente. Anche sgranocchiare biscottini, snack, cioccolatini, popcorn sul divano, dopo la cena è sconsigliassimo, per due buone ragioni. Il metabolismo rallenta e tutte le calorie che assumiamo vengono assimilate e sappiamo dove si depositano, inoltre danno cattiva predisposizione al sonno.

La Giornata mondiale del sonno arriva il 15 marzo

Evitare troppe proteine, grassi, fritti, alcol e caffè

Cosa mangiare e cosa no. Evitare i cibi molto proteici, molto saporiti, i fritti, ed andrebbero molto limitati anche bibite zuccherate, vino, cocktail, superalcolici, caffè. Tanti cibi sappiamo che condizionano la nostra digestione, li conosciamo, ma non sappiamo resistere alle provocazioni. Il rischio è svegliarsi il mattino dopo una notte agitata, magari frequentata da incubi, col desiderio di tornare subito a dormire invece di iniziare la routine quotidiana.

Leggere aiuta a scivolare nel sonno

Leggere fa benissimo, un buon libro ci fa scivolare nel sonno. Se siamo fortunati diventeremo i protagonisti di una nostra personale novella, che avrà preso ispirazione da ciò che abbiamo letto. Anche i giochi enigmistici, come il sudoku aiutano a creare una bolla che allontana pensieri e preoccupazioni, fino all’arrivo dei primi sbadigli. 

Consultare il cellulare fino all’ultimo minuto è da evitare

Evitiamo di consultare anche all’ultimo minuto il cellulare, anzi facciamoci un regalo, giriamolo sul dorso, così anche gli eventuali messaggi in entrata, non ci disturberanno mentre siamo nel dormiveglia, coi loro lampi luminosi. I messaggi e i balletti di tiktok possono aspettare fino al mattino. Dopotutto la cosa più importante sarebbe festeggiare la giornata del sonno ogni notte. La Giornata mondiale del sonno arriva il 15 marzo.

La Giornata mondiale del sonno arriva il 15 marzo

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