Benessere, Enogastronomia

Una birra che viene dal passato remoto

Un lievito di 4.500 anni e una ricetta egiziana trovata in un papiro di 3.000 anni fa

Ci voleva l’estro o la follia di un mastro birraio per arrivare ad ottenere simili risultati. L’evento fortunato ha coinvolto un esperto in studi mediorientali che è anche un provetto birraio. Lo fa a casa sua, senza scopi di lucro, perciò la birra potremo assaggiarla solo se verremo invitati a fargli visita a casa sua. L’ha chiamata Sinai Sour e non crediamo che la troveremo mai in uno scaffale del supermercato. Una birra che viene dal passato remoto

Dallo Utah all’Egitto

Si chiama Dylan McDowell e vive nello Utah l’appassionato personaggio che ha sviluppato una birra tanto particolare. Per poter ricreare la sua bionda, ha fatto ricorso ad un’associazione che si occupa di studiare i lieviti presenti nei reperti archeologici. Da loro s’è fatto inviare un ceppo antico rintracciato su un coccio di ceramica vecchio di 4.500 anni. Lo ha fatto sviluppare e reso utilizzabile.

Consultare le ricette sui papiri egizi

Nel frattempo ha studiato un papiro egiziano (Papiro Ebers) in cui venivano elencate un’infinità di ricette di medicamenti per i più svariati usi, compresi calvizie e mal di denti. Il papiro conteneva anche diverse ricette per fare la birra. Ha potuto riscontrare che molti ingredienti erano ancora disponibili sul mercato perciò ha fatto un bell’elenco ed ha fatto la spesa.

Una lista di ingredienti complicata

Gli ingredienti erano datteri del deserto, miele, fichi di sicomoro, cumino nero, bacche di ginepro, uva passa, carruba e incenso. Per i cereali ha deciso di usare il farro, tra i cereali più antichi conosciuti, e l’orzo viola egiziano. Non ha potuto usare il luppolo perché non era presente in quelle ricette. Ha usato gli alambicchi che teneva in giardino e dopo qualche tentativo ha ottenuto la sua birra “antica”.

una birra che viene dal passato remoto

Idromele, sidro o birra?

Il risultato è stata una bevanda molto simile ad un tipo di birra tedesca che viene chiamata “gose”. Non è amarognola ma aspra e leggermente salata, con retrogusto di albicocca e fiori. Assomiglia all’idromele o al sidro, e forse era proprio quel gusto a renderla piacevole agli egizi. L’assenza dei luppoli ha reso la birra meno amara del solito, ma la ha resa molto rinfrescante e beverina

Una versione semplificata nel futuro

Probabilmente ripeterà la cottura anche se il metodo artigianale non è molto economico, e la riproporrà in degustazione per coloro che vorranno assaggiarla. Sta lavorando ad una versione più semplice con meno ingredienti, e più semplici da rintracciare. Probabilmente la pubblicherà sulle riviste del settore, nel caso qualcuno volesse imitarlo

I birrai adorano sperimentare con gli ingredienti

I mastri birrai adorano sperimentare in mille direzioni diverse. Sono tante le birre che sono nate da ingredienti ritenuti non di prima classe, come i rifiuti o le acque depurate dello scarico fognario. Insaporite con Banane, avocado, ostriche o alghe marine, cocco, cioccolato, zenzero, peperoncino, aglio e carote. Non mancano nemmeno le birre alla pizza. marinara. 

Lieviti naufragati o dallo spazio

Hanno salvato e riutilizzato lieviti rintracciati in una nave affondata, o che erano andati nello spazio. Se volessimo fare una ricerca troveremmo un numero folle di ingredienti e altrettanti metodi per ottenere le birre. Una birra che viene dal passato remoto

Abitare, Enogastronomia

Trovato vino di 2.000 anni voi lo assaggereste?

Un ritrovamento insperato mentre scavavano le fondamenta di una nuova casa

In una tomba romana, scoperta in Andalusia (Spagna) è stata scoperta un’urna contenente un liquido sconosciuto. Lo hanno esaminato ed hanno scoperto che si trattava di vino ancora allo stato liquido, il più antico al mondo. Il sepolcro è del I° secolo A.C.  perciò questo liquido ha accompagnato i suoi proprietari nel viaggio verso l’aldilà per 20 secoli. Trovato vino di 2.000 anni voi lo assaggereste?

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Stessi polifenoli delle uve dell’Andalusia

Dopo le opportune analisi in laboratorio hanno potuto confermare che si trattava di vino. Esaminando i polifenoli contenuti nel liquido hanno riscontrato che sono gli stessi dei vini dell’Andalusia. Quando è stato sigillato il vino era stato realizzato pigiando uve a bacca bianca, ed era una sorta di sherry.

Una tomba scavata nella roccia

La forma della tomba realizzata ad incasso nel terreno, ha permesso di salvare tutti i reperti contenuti all’interno del sepolcro, e farli arrivare sino a noi. La tomba è stata scoperta perché il proprietario del terreno doveva effettuare gli scavi per le fondamenta della nuova casa. Conteneva 8 nicchie funerarie con i resti di una gens romana e alcuni oggetti di corredo.

Trovato vino di 2.000 anni voi lo assaggereste

Anche profumi ed un anello

Oltre al sorprendente vino ancora liquido sono stati recuperati altri oggetti, compresa un contenitore in vetro che un tempo conteneva profumo patchouli. Il vaso in vetro col vino ne conteneva circa 5 litri con i resti delle ossa cremate della persona sepolta. Col tempo il liquido aveva mutato di colore volgendo al “mattone”, un processo assai comune nei vini troppo invecchiati.

Proprietario del sepolcro non identificato

Non è stato identificato il patrizio romano che aveva il vino nel suo corredo, anche se nell’urna era custodito anche un anello d’oro col Giano bifronte. Di due degli altri ospiti del sepolcro sono arrivati anche i nomi di Hispanae e Senicio.

Scoperti altri resti di vino ma più recenti o solo in traccia

Dopo aver esaminato il liquido hanno riscontrato che era sicuramente vino il liquido contenuto nel vaso. Una scoperta simile era avvenuta in Germania due secoli fa ma era un vino che era stato sepolto coi suoi ospiti dopo il III secolo d.C.. Questo rende il ritrovamento di Carmona il vino, ancora liquido più antico del mondo. 

Un assaggio celebrativo

Esistono tracce recuperate da contenitori ritrovati in Georgia risalenti ad 8.000 anni fa, ma sono soltanto tracce chimiche che non possono essere assaggiare. Ebbene si uno dei ricercatori non ha resistito e nonostante ci fossero ossa in infusione al suo interno, per 2.000 anni, ha voluto assaggiare il vino. Non è rimasto entusiasta, il vino era salato, ma si è tolto una soddisfazione che quasi nessun altro al mondo potrà soddisfare. Trovato vino di 2.000 anni voi lo assaggereste?

Trovato vino di 2.000 anni voi lo assaggereste

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Enogastronomia, Viaggi

La cucina africana e caraibica si stanno imponendo negli USA

C’è voglia di novità in cucina, e tutto ciò che è etnico o nuovo trova spazio

Stanno aumentando i ristoranti gestiti da chef di culture alimentari diverse ed interessanti. Nati come realtà piccole, con poco personale e spazi ridotti, ora assumono dimensioni di reali ristoranti. Smettono di essere solo cucina da asporto e approdano al piano superiore, quello dei ristoranti con tovaglia e servizio. Raggiungono vette considerate impensabili fino a pochi anni fa ed escono dal filone dell’etnico da gustare solo talvolta per divenire una cucina raffinata degno di venire rappresentata sui magazine che si occupa di enogastronomia. La cucina africana e caraibica si stanno imponendo negli USA

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Fufu per tutti

Piatti conosciuti da pochi come il fufu rappresentano una chiave d’accesso. Quando uno chef ghanese-americano come Eric Adjepiong, lo ha presentato in una celebre serie tv dedicata agli chef emergenti, non poteva immaginare che il successo era dietro l’angolo. L’acclamazione da parte dei giudici ha immediatamente fatto capire che qualcosa stava cambiando.

Africa occidentale protagonista

Le ricette che per secoli hanno nutrito i residenti dell’Africa occidentale sono diventate di interesse comune. Gli ingredienti che in alcuni casi erano quasi introvabili, sono comparsi sugli scaffali dei supermercati, sdoganando quel modo di cucinare. La cucina africana e la sua derivazione caraibica sono diventate popolari ed hanno dato nuovi impulsi alle cosiddette cucine etniche.

La cucina africana e caraibica si stanno imponendo negli USA

Piatti molto speziati

Il fufu è a base di farina di manioca e piantaggine, pestati assieme fino ad ottenere una pastella morbida con la quale si possono preparare molte portate. Ma non è l’unico piatto ad aver conquistato la clientela che ama sperimentare nuovi sapori, anche le polpette di carne di capra al curry o la coda di bue brasato sono diventate leccornie popolari come il chutney di mango

Riso ingrediente base in molte ricette

Non mancano nella cucina di origine caraibica i piatti a base di riso che oscillano dalle varianti della Louisiana (jambalaya) a quelle senegalesi (jollof). Anche la cucina haitiana ha espresso piatti molto interessanti, come il maiale cotto due volte (griyo) servito con le verdure in salamoia trasformate in una salsa dal gusto potente (pikliz). La cucina africana e caraibica hanno origini simili ma sposandosi con gli ingredienti locali hanno sviluppato forme autoctone, diversificandosi.

Gli schiavi hanno esportato la loro cucina

Alcuni degli ingredienti venivano trasportati dalle stesse navi che portavano gli schiavi verso Caraibi e Americhe, ed hanno permesso di mantenere integre alcune ricette, ma molte altre sono state giocoforza integrate con le disponibilità dei luoghi di sbarco. La radici africane si possono rintracciare in molti piatti cari alla Luisiana e agli stati circostanti. Gli schiavi coltivavano minuscoli orti per mantenere vive le loro ricette e questi ingredienti sono poi diventati parte della cucina americana.

La cucina africana e caraibica si stanno imponendo negli USA

Gli stati del sud portano molte tracce

Il gombo, le patate dolci, le angurie, i meloni , il sesamo sono diventati la base per molti piatti come jambalaya, gumbo, pane di mais, wafer di semi di sesamo, hoppin’ john, cola, tipici degli stati del sud ma derivati dai piatti cucinati in Africa. In ogni località dove avevano accesso alle materie prime simili alle loro, hanno sviluppato cucine che sono diventate il tratto d’unione tra due culture lontanissime, come quella afro-caraibica e la cucina tradizionale europea.

Gli americani ignorano quati dei loro piatti siano di origine africana o caraibica

Piatti come il riso africano, il formaggio Kwara servito con peperoncino piccante, il mofongo, la fejoiada, il riz djon djon o lo stesso pollo fritto, sono entrate di diritto tra le preparazioni più comuni. Anche lo stesso barbecue e tutte le salse che lo accompagnano nelle versioni dolci, medie o piccanti, sono figlie di quelle commistioni di stili e sapori. Nessuno negli USA si sofferma a pensare che quello che mangiano, è spesso derivato da quel viaggi attraverso l’Atlantico, ma la realtà è quella. La cucina africana e caraibica si stanno imponendo negli USA

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Enogastronomia, Viaggi

La città dove si mangia meglio è Napoli

É la rivista inglese “Time Out” a dichiararlo in un articolo

Una rivista dedicati ai viaggi e alle esperienze che lo accompagnano ha regalato una eccellente recensione alla città di Napoli. Ha dichiarato che è la città dove si mangia meglio. Un tributo alla sua versatilità, che la pone in vetta alle città del mondo. A rendere ancora più importante il tributo è il fatto che è l’unica città italiana presente nella classifica. La città dove si mangia meglio è Napoli

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Pizza simbolo d’italianità

L’articolo fa leva sul fatto che parlando di cibo in Italia, non puoi evitare di parlare di Napoli e delle sue eccellenze. A partire ovviamente dalla pizza, nata in città tra sette e ottocento dello scorso millennio, e diventata un simbolo d’italianità. La diffusione delle pizzerie in tutto il globo, l’ha resa sicuramente uno dei piatti preferiti a livellò nazionale ed internazionale.

Cento varianti anche in chiave gourmet

Nata come piatto povero, per sfamare una moltitudine enorme di persone sempre sul limite della povertà assoluta, col tempo è divenuta una specialità che ha incontrato il gusto di reinterpretarla anche in chiave gourmet, di molti chef. Ma a Napoli rimane un piatto popolare, che è a disposizione di una popolazione che ha spesso la necessità di sfamarsi velocemente.

La città dove si mangia meglio è Napoli

Cucina di strada, la portafoglio, i fritti, che hanno conquistato i turisti

La cucina di strada a Napoli ha riscosso sempre un grande successo, sia con la pizza, ancora oggi la versione portafoglio è venduta in strada, sia coi maccheroni, o gli spaghetti, sia con i fritti. Il cartoccio dei fritti ancora oggi è un piatto molto gradito ed economicissimo, in grado di sfamare mentre si passeggia per la città. Questo tipico cibo d’asporto è diventato una grande attrattiva anche per i turisti che lo consumano per sentirsi integrati nella città.

Non solo pizza, tanta tradizione popolare e non

Esiste ovviamente anche una ricca cucina napoletana che necessita di lunghe preparazioni come i ragù e i sughi di carne per condire gli spaghetti, o la celebre parmigiana di melanzane. La genovese, il casatiello, gli struffoli, i babà, la ricca pasticceria contribuiscono a rendere il capoluogo campano un luogo ameno, dove mangiare in modo qualitativo ed economico. La città dove si mangia meglio è Napoli

10 città dove mangiare benissimo

Le dieci città presenti nella classifica di “Time Out”, con alcune località sorprendenti, sono le seguenti:

  1. Napoli;
  2. Johannesburg;
  3. Lima;
  4. Ho Chi Minh;
  5. Pechino;
  6. Bangkok;
  7. Kuala Lumpur;
  8. Bombay;
  9. Dubai;
  10. Portland.

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Enogastronomia, Eventi

Una stella Michelin per i tacos

Accade a Città del Messico dove un piccolo chiosco ha ricevuto l’ambito premio

Taquería El Califa de León ha un menù ristrettissimo, appena 4 piatti a disposizione dei clienti. L’ambiente non è lussuoso, non ci sono tovaglie di fiandra o 12 bicchieri, qui si mangia come in ogni altra taqueria nel primo posto disponibile, e a fianco a fianco con gli altri avventori. Una stella Michelin per i tacos

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Ristoranti troppo costosi

La curiosità di una stella Michelin assegnata ad una location non “fancy” sorprende ma la volontà della guida è quella di premiare chi veramente cucina con abilità e passione. Siamo abituati ad immaginare i ristoranti stellati come luogo quasi impossibili da raggiungere per i comuni mortali. Troppo costosi o pretenziosi per consumarvi un pasto “normale”.

Esperiene degustative

I menù sono spesso ricchi di gusto ed elaborati anche nell’impiattamento. Sono menù che devono regalare emozioni e esperienze degustative indimenticabili. La taqueria va completamente contro corrente, le sue portate sono minime e gli spazi sono ristretti, non ci sono camerieri alle vostre spalle, pronti ad accudirvi, o sommelier a consigliarvi raffinate bevande. Vi servono il taco e lo consumate in piedi o seduti, a seconda dello spazio.

A Città del Messico

Trovate la Taquería El Califa de León, nel quartiere San Rafael di Città del Messico. È il primo stand messicano di tacos a ricevere questo premio, è anche tra i ristoranti più piccoli ad entrare nel Gotha della guida. Lo chef Arturo Rivera Martínez ha aperto il suo chiosco nel 1968 e da allora continua a sfornare tacos a ritmo battente, per la sua clientela. Oltre 50 anni di onorata carriera.

Una stella Michelin per i tacos

Manzo o maiale grigliato e tortilla

Il taco di carne, il più richiesto e costituito di carne di manzo grigliata, o maiale, insaporita con sale e succo di lime. Mentre la carne cuoce lo chef prepara sulla spianatoia un disco di circa 20 centimetri di diametro di impasto per la tortilla, lo cuoce, vi deposita la carne e lo serve. Lascia al cliente la scelta se addizionarlo con le salse a disposizione, rigorosamente autoprodotte, che vanno dalla media alla piccantissima.

Prezzi molto abbordabili

I prezzi sono decisamente popolari tra 50 e 80 pesos (da 3 a 5 euro). Sono ricette semplici, facili da preparare, ma dove gli ingredienti base fanno, ovviamente, la differenza. Gli ispettori della Michelin, che si presentano sempre in forma anonima, sono rimasti folgorati dalla qualità di questi tacos e li hanno voluti segnalare a tutti coloro che consultano la loro guida.

Tanta notorietà ma anche guai con la stella

Speriamo che la stella non apporti cambiamenti al piccolo chiosco. Ottenere le stelle Michelin a volte è un disastro, cambia completamente la realtà in cui gli chef operano. E’ un premio alla propria creatività e capacità di innovare, ma costringe a non fermarsi mai sui propri allori. La letteratura sui problemi che può causare il premio, portando a depressione quando la si perde, è ricca di episodi anche molto tristi che arrivano anche al suicidio.

Anche i ristoranti alla portata di tutti

la politica della Guida sta mutando nel tempo, mettendo in evidenza non solo i ristoranti top di gamma, ma anche i locali che servono ottimo cibo con prezzi accessibile a tutti. Nel settore “Bib Gourmands” promuovono proprio i ristoranti o le taquerie, come in questo caso, che meritano di essere visitate senza prenotare con anni di anticipo. Una stella Michelin per i tacos

Una stella Michelin per i tacos
Benessere, Enogastronomia

Arriva la prova costume tutti a dieta

Come ogni anni arriva la stagione dei tentennamenti sulla propria linea

In farmacia sono arrivati sul bancone una sfilza di prodotti che dovrebbero aiutare a perdere rapidamente peso. Sono stati identificati con un nome ben preciso, i maggiolini, perché è proprio in questo mese che tornano in commercio in modo vistoso. Il desiderio di perdere una o due taglie ed appiattire le pance, spinge molti italiani a sottoporsi ad un nuovo regime alimentare. Arriva la prova costume tutti a dieta

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Dieta immancabile

La dieta diventa così un must, che viene seguito da quasi un italiano su due. Ovviamente non c’è solo l’aspetto estetico a rendere gli italiani consapevoli che il loro corpo è abbondante. Molti si sottopongono volentieri a nuovi regimi disintossicanti, dopo il periodo invernale, in cui si è abbondato nelle gioie della tavola. 

Nutrizionisti dietologi e amici

Molti si accorgono di qualche piccolo problema di salute, a volte è il medico curante che incalza, dopo aver controllato le analisi, a dare una raddrizzata al proprio modo di alimentarsi. Sono relativamente pochi quelli che si fanno assistere da un dietologo o un nutrizionista esperto (meno del 20%). Tantissimi preferiscono il fai-da-te, o reiterano una dieta che hanno già utilizzato in precedenti occasioni von alterni successi.

Consigli dai non esperti

Il desiderio di affidarsi ad un professionista, per i nostri concittadini, è altissimo, ma sono in realtà pochi quelli che lo fanno. Il fascino del consiglio degli amici (conosco una dieta che funziona tantissimo) è sempre molto forte. La tentazione del trovare il giusto regime alimentare adattandolo al proprio corpo è incalzante. Dall’altra parte ci sono coloro che si affidano ai personal trainer o ai “santoni” da palestra, per trovare la propria via per un equilibrio alimentare e fisici scultorei.

Arriva la prova costume tutti a dieta

A caccia del benessere

Oltre ad entrare nel famigerato costume, senza sembrare una salsiccia, il desiderio che porta ad iniziare un nuovo regime è quello del benessere. Stare ben con se stessi, sentirsi leggeri e mantenersi in forma, sono le principali motivazioni che spingono a variare la dieta e ad incatenare il frigorifero.

Mangiano davvero in modo più sano?

Gli italiani sono convinti di aver mangiato più sano dopo la pandemia. Avere la possibilità di muoversi maggiormente, frequentare le palestre, ha aiutato ad uscire dalle mure domestiche. La loro idea è di aver migliorato le proprie abitudini a tavola, di aver dato maggior peso ad alimenti naturali, sani e sostenibili. Quanto questa credenza sia reale, è tutto da dimostrare.

Dieta mediterranea sempre un must

Molte persone dichiarano di avere come obbiettivo di perseverare con la dieta mediterranea, legata alla tradizione italica. Ma nessuno riesce a dare una versione perfettamente coerente di quel regime, ed apporta infinite varianti. Indubbiamente è un modo interessante di leggere il proprio percorso personale, nei confronti dell’alimentazione.

il rischio dei cibi superprocessati

La salute, le diminuite risorse economiche e la voglia di sentirsi a loro agio nel proprio corpo, hanno modificato anche gli acquisti. In alcuni casi con risultati molto positivi, in altri, specialmente se si è preferito spostare il proprio interesse verso cibi economici, con risultati contraddittori. I cibi super-processati, a cui alcuni si rivolgono per la loro praticità, rischiano di essere troppo ricchi di elementi che, a lungo andare, danneggiano il corpo.

Arriva la prova costume tutti a dieta

Per cucinare bene serve tempo

Il tempo è una variabile importante che opera in questo senso, una vita troppo compressa costringe a consumare cibi precotti o ready-made, per ritagliarsi tempo libero. I cibi freschi e i vegetali, danno il meglio dal punto di vista vitaminico, se preparati al momento, ma comportano un minimo di preparazione prima del consumo. 

Non esagerare coi piatti pronti

Per questo, cucinare in casa, è un aspetto non secondario per una corretta alimentazione. Pochi possono permetterselo ogni giorno, anche se ci provano. I nutrizionisti consigliano di non eccedere coi pasti pronti o da scaldare in padella, limitandoli a 3 volte a settimana. Vegani e vegetariani sono appena il 5% anche se la loro percentuale è data in aumento nei prossimi anni. 

Pensare sempre alla salute

Le diete ipocaloriche sono quelle più richieste dopo la dieta mediterranea, mentre sono pochissimi coloro che si rivolgono a diete ketogeniche o iperproteiche, solitamente per ottenere risultati e performance sportive. Tra coloro che devono mostrare molta attenzione alla tavola figurano coloro che hanno sviluppato o tendono a sviluppare malattie croniche. La prevenzione, in questi casi offre una ottima possibilità di migliorare la loro esistenza. Per loro un corretto regime alimentare, corrisponde a salvarsi la vita. Arriva la prova costume tutti a dieta

Arriva la prova costume tutti a dieta

Credits: Pixabay

Abitare, Benessere, Enogastronomia

Coltivare su Marte.

Come si nutriranno i coloni che andranno sul Pianeta Rosso?

Gli scienziati continuano a portare avanti tutti gli studi di fattibilità per poter costruire una base sul Pianeta Rosso. La soluzione B per quando avremo rovinato a dismisura il nostro pianeta. Mentre continuano a sviluppare progetti sulle costruzioni per chi vivrà sull’altro pianeta, si interrogano su come riuscire a nutrire i pionieri. Coltivare su Marte

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Il viaggio è lungo e costoso

Il viaggio per Marte è lungo, circa 9 mesi, ed è costoso. Pensare di usare servizi navetta per trasportare in orbita marziana gli alimenti in grado di far sopravvivere i pionieri, è pressoché impossibile. Il costo delle trasferte diventerebbe impraticabile, se dovesse diventare l’unico modo per fare arrivare cibo lassù. 

Studiare una alternativa. 

Il modo razionalmente più praticabile sarebbe di coltivare gli alimenti direttamente in loco. Una pratica non semplice, ma che potrebbe funzionare. Il terreno che simula quello marziano, chiamato regolite, è stato studiato in modo approfondito. Sono state effettuate prove di coltivazioni in serre che simulano le condizioni presenti nell’atmosfera del Pianeta Rosso.

Risultati contrastanti

Alcuni dei risultati sono stati incoraggianti altri meno. La cosa interessante è che è stata utilizzata un’antica tecnica di coltivazione nota da molti secoli. Si chiama consociazione, la praticavano i Maya e permette di coltivare assieme diverse piante in spazi ristretti. In alcuni casi la comunione nello stesso terreno ha dato risultati molto buoni e potrebbero risultare utili anche per coltivazioni da effettuare immediatamente anche sulla Terra non solo su Marte.

Coltivare su Marte.

I confronti fatti dagli agronomi 

Per avere riscontri alle loro ricerche hanno posto in diversi vasi tre tipi di terreno, quello marziano, solo sabbia e terriccio. Sono stati tutti addizionati di concime e poi sono state seminate le piantine. Tre i semi presi in considerazione, pisellli, carote e pomodori. La consociazione di piselli e pomodori ha dato ottimi risultati, mentre le carote hanno sofferto un po’, probabilmente perché non sufficientemente illuminate a causa della vegetazione più alta delle altre due piante.

Pomodori avvantaggiati

I pomodori erano le piante ad avvantaggiarsi maggiormente di questa comunione di terreno. La consociazione li faceva crescere meglio con una maggiore quantità di potassio, rispetto a quando venivano piantati da soli. I valori vitaminici, gli antiossidanti, il beta carotene sono elementi che vengono persi nei processi di disidratazione, quelli che permetterebbero di inviare cibi sul Pianeta Rosso, ma a discapito della loro qualità. Alimenti vitali per chi vive in ambienti isolati.

Altre colture possibili?

Dopo aver affrontato queste tre varietà vegetali gli agronomi si sono concentrati su altre piante e sul modo di farle crescere. Impianti verticali od orizzontali? Sarà possibile coltivare anche cereali come l’orzo o il grano per produrre pane o birra? Moltissime domande ancora senza risposte, che devono essere vagliate in modo scientifico, per rendere autonome le colonie marziane. Coltivare su Marte

Coltivare su Marte.
Coltivare su Marte.

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Abitare, Benessere, Enogastronomia

Come evitare l’invasione delle cicale

Nei prossimi mesi si attende una nascita straordinaria di cicale 

Una strana coincidenza che si ripete ogni 2 secoli, farà nascere un numero formidabili di cicale. Il loro ritmo di “germinazione” si basa su 2 periodi di incubazione che possono essere di 13 e 17 anni. Quando entrambe le incubazioni arrivano a termine contemporaneamente si hanno queste “invasioni”. Saranno molti miliardi, forse trilioni quelle che spunteranno dai loro nidi sotterranei, questo provoca qualche preoccupazione. Come evitare l’invasione delle cicale

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Come fronteggiare l’evento?

La soluzione più semplice anche se a Lollobrigida e molti altri farà venire la pelle d’oca è mangiarle. Le cicale fanno parte della cultura alimentare di molti popoli. Sono una fonte proteica notevole, paragonabile alle carni rosse, e consentono molti modi in cui cucinarle. Possono essere bollite, fritte, grigliate, arrostite o sminuzzate.

Ristoranti e chef pronti a dare ricette

La ristorazione è pronta a servirle in molte ricette facilmente replicabili. Già in rete esistono siti dove prendere spunti e sperimentare. L’ingrediente principale non mancherà, basterà aggiungere la propria fantasia. Sarà un modo per ridurre il fastidio del loro incessante frinire nelle ora più calde, una colonna sonora che in molti vorrebbero far cessare. Sarà anche una notevole risorsa alimentare.

Che sapore hanno?

Coloro che le consumano regolarmente confermano che il loro sapore è simile a quello delle nocciole. La loro consistenza invece è paragonabile a quella dei gamberetti. A questo proposito i sanitari insistono nell’allertare coloro che sono intolleranti ai crostacei, perché appartengono alla stessa famiglia di aragoste e gamberetti. La FDA (Food and Drug Administration Statunitense) le ha sdoganate come sicure per l’alimentazione umana.

Come evitare l’invasione delle cicale

Benefici per salute e natura

Come dicevamo sono molto proteiche, e contengono tutti gli aminoacidi essenziali necessari per un corretto sviluppo fisico. Sono anche ricchi di antiossidanti. Un vero super-alimento che non comporta i costi di produzione delle carni allevate, e che non occupa molto suolo. Le cicale, infatti, possono essere allevate in pochissimo spazio e dare un buon reddito. Nei paesi dove sono un alimento molto comune, sono una buona fonte di guadagno.

Diffuse in molti paesi

Il loro consumo, spesso come snack o cibo di strada, è diffuso nell’est asiatico, in paesi come Thailandia, Birmania, Laos, Cina, ecc.. Sono comunissime anche in Messico dove vengono spesso servite su spiedini nelle baracchine ai bordi delle strade. La tradizione di consumare coleotteri e artropodi, era molto comune tra le popolazioni indigene americane, ed è rimasta popolare nelle culture centroamericane.

Un cibo ancestrale

I nostri antenati oltre che cacciatori, erano raccoglitori e consumavano tutto ciò che la natura offriva. Gli insetti sono stati parte della loro alimentazione per milioni di anni, ed hanno contribuito alle sviluppo della nostra civiltà. Il disagio nel consumarli è dovuto più a fattori estetici, che a reali timori sanitari. Servirebbe un poco di apertura mentale per re-immetterli nelle nostre diete, e trarne tutti i vantaggi economici, sociali e di protezione ambientale che ne derivano. Come evitare l’invasione delle cicale

Come evitare l’invasione delle cicale

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Benessere, Enogastronomia, Eventi

I francesi si riprendono il record della baguette

Sono stati necessari 18 panettieri per preparare l’impasto da record.

Il record della baguette artigianale più lunga apparteneva all’Italia, ed era stato stabilito 5 anni fa nel 2019. I francesi non hanno gradito l’espropriazione di uno dei loro simboli culinari, e proprio nell’anno delle Olimpiadi hanno deciso di riprendersi il primato. Hanno realizzato l’impasto nei pressi di Parigi a Suresnes, una località da cui si può ammirare la suggestiva skyline parigina e la Tour Eiffel. I francesi si riprendono il record della baguette

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Oltre 150 metri di croccantezza

Il nuovo record per una baguette artigianale supera i 150 metri di lunghezza. Per realizzarla sono serviti un quintale di farina, acqua, sale e lievito. Per materializzare l’impasto sono state necessarie due ore di lavorazione e alcune ora per la opportuna lievitazione.

Un forno a rotolamento per poterlo cuocere

Per la cottura è stato realizzato un forno apposito in grado di raccogliere il lunghissimo serpente di pasta lievitata di circa 5 centimetri di diametro. Uno speciale forno a rotolamento che permetteva di cuocere l’impasto facendolo scorrere al suo interno ed uscire profumato e croccate dall’altro lato. La misurazione è avvenuta alla presenza dei delegati del Guinness dei Primati che ne hanno stabilito la validità.

I francesi si riprendono il record della baguette

Farcita con Nutella

Dopo gli opportuni festeggiamenti, la baguette dei record è stata aperta e farcita con Nutella, l’italianissima crema di nocciole che ha contribuito a rendere ancora più appetitoso il pane appena sfornato. Le sezioni del lunghissimo sfilatino croccante e ancora caldo, sono state donate a tutti i presenti per un gustoso assaggio, e il restante è stato donato ad associazioni di beneficenza. 

Simbolo della francesita

La baguette è uno dei simboli francesi, uno di quelli che sono stati inseriti tra i patrimoni culturali immateriali dall’UNESCO. Fa parte da sempre della cultura francese, il pane fresco da ritirare dal proprio fornaio di fiducia, avvolto un tempo in carta da giornale, ed ora  nelle più moderne buste igieniche, è un rito irrinunciabile. “Voilà la baguette” è una delle espressioni che udirete più spesso se andrete a fare acquisti nei forni francesi.

Si riprenderanno il record gli italiani

Gli italiani cercheranno di riprendersi il record o rispetteranno la pausa olimpica prima di tentare nuovamente di soffiare il primato ai cugini d’Oltralpe? O basterà la farcita di Nutella per sancire un patto di non belligeranza? I francesi si riprendono il record della baguette

I francesi si riprendono il record della baguette

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Benessere, Enogastronomia, Marketing

Caffè solo per ricchissimi?

Sarà sintetico quello che ci verrà proposto per contenere i costi.

Un articolo apparso recentemente ha suscitato molto scalpore, il caffè coltivato diventerà troppo costoso. Solo pochi potranno permetterselo. L’unica soluzione sarebbe virare verso il caffè sintetico, che potrebbe contenere molto i costi e restare disponibile per tutti i consumatori. Caffè solo per ricchissimi?

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Un altro prodotto sintetico

La notizia ha suscitato molto sgomento, non ci siamo ancora ripresi dalle bordate di carni sintetiche e farine d’insetti e ci vogliono togliere la bevanda preferita. Purtroppo la notizia si basa su dati precisi. Servono almeno 20 piante di caffè per soddisfare il nostro bisogno annuale, con le abituali due tazzine giornaliere. Una grande quantità che fa immaginare piantagioni immense a coprire tutto il pianeta.

Piantagioni immense e deforestazioni

Questo pone ulteriori problemi, servirebbe una massiccia deforestazione per installare nuovi impianti e questo va contro le logiche di protezione dell’ambiente. Inoltre serve molta acqua per far crescere le rosse bacche che contengono i chicchi. Il consumo di acqua è indubbiamente un altro dei problemi con cui si scontrano le piantagioni. Servono alternative in grado di soddisfare miliardi di consumatori.

Caffè solo per ricchissimi?

Sarà di origine vegetale e avrà lo stesso sapore 

Al momento non esiste una vera alternativa anche se molte compagnie si sono lanciate in sperimentazioni per ottenere un caffè non di origine vegetale. Le premesse sarebbero buone, il gusto non muta e resta indistinguibile al palato. Le biotecnologie sono in grado di riprodurre i sapori, i colori e gli accenti aromatici che rendono il caffè così amato.

Tutti gli elementi che formano il bouquet

Le varie componenti che formano il bouquet vengono estratte e riprodotte in laboratorio, grazie ad un assemblaggio di elementi vegetali. Materiali naturali che però non coinvolgono gli arbusti del caffè, l’uso di pesticidi, e preservano ambiente e consumi idrici. 

Finlandia capofila

In prima fila tra i laboratori che ricercano il perfetto caffè sintetico ci sono ovviamente aziende di paesi che sono formidabili consumatori della nera profumata bevanda. Nonostante il carattere molto flemmatico che si contrappone a quello fumantino dei paesi mediterranei, è la Finlandia il paese che consuma più caffè pro-capite. La loro industria è all’avanguardia, in questo campo. Sapremo accontentarci del caffè sintetico o nemmeno ce ne accorgeremo? Caffè solo per ricchissimi?

Caffè solo per ricchissimi?