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Un “plov” è per sempre.

Nel medio oriente esiste un piatto che accomuna tutte le culture e che parla di ospitalità

Nella grande area che si stende ad Est del Mar Caspio e che comprende un grande numero di nazioni con il finale STAN nel loro nome, esiste un piatto che vi verrà riproposto in mille varianti. È il “plov” piatto nazionale uzbeko diventato patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Un piatto talmente diffuso da diventare una icona geografica come è la pizza per gli italiani. Un “plov” è per sempre

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Semplice ma corroborante

È un piatto relativamente semplice da preparare ed è molto corroborante. Lo conferma la leggenda che vuole che Alessandro Magno, dopo aver conquistato Samarcanda (a quel tempo Makaranda) volle regalare un pasto delizioso e ricostituente, alle sue truppe. Fece preparare un piatto a base di riso, carne, cipolle e carote, insaporite con la spezia locale, il cumino. Un’altra leggenda evoca il grande condottiero Tamerlano ed il suo esercito come iniziatore della tradizione di questo piatto.

Piatto nazionale

In Uzbekistan è il piatto nazionale, lo troverete in ogni ricorrenza, adatto a matrimoni funerali, battesimi ed ogni occasione degna di essere festeggiata. Viene anche servito in occasione delle faste del nuovo anno, il navruz persiano (Capodanno). in quel periodo riceverete una marea di inviti a consumare il plov assieme. Se sarete ospiti di qualcuno in quell’area non potrete sottrarvi.

Un “plov” è per sempre

Lo cucinano gli uomini

È un pasto che possono preparare tutti ma solitamente nelle occasioni ufficiali sono gli uomini a cucinarlo. Spesso avviene all’aperto in un kazan, un grande calderone che ha un diametro di oltre un metro a forma di wok, assomiglia ad una enorme paelliera, però concava. Il kazan può essere grande abbastanza per servire un pasto soddisfacente per oltre 100 persone.

Profumi avvolgenti

Il profumo speziato che avvolge ogni cosa fa scatenare una immediata salivazione. È un piatto che si adatta a qualunque situazione economica, tanto che il proverbio che lo accompagna ritualmente è: se sei ricco mangia plov, se sei povero mangia plov. Ma è soprattutto il piatto che parla di ospitalità, ne è il simbolo. Se vi invitano, non rifiutate, offendereste il padrone di casa.

Migliaia di varianti

Esistono migliaia di varianti, ma la base del piatto è il riso con dadini di carne, che può essere di manzo, agnello o pecora, cotto nell’olio o altri grassi. Le cipolle tritate vengono fatte quasi sciogliere completamente e le carote croccanti sono tagliate a bastoncini, grandi come il vostro dito mignolo, teste d’aglio, cumino. Questa la base ma poi potrete trovare ricette più ricche con ceci, uvetta, crespino, uova di quaglia, castagne e tutto ciò che la stagionalità offre per arricchirlo. Ovviamente, come ogni piatto che si rispetti, esistono molti gradi di piccantezza.

Un “plov” è per sempre

Cotto a parte o tutto assieme

In alcune aree ogni ingrediente viene cotto a parte e solo all’ultimo vengono messi assieme in grandi piatti fumanti che vengono serviti a centro tavola. In alcune aree lo mangiano con le mani, in altre lei servono dal piatto centrale con un cucchiaio o con la forchetta. A parte vengono servite ciotole con verdure stagione, spesso pomodori. Il fatto di condividere il pasto da uno stesso piatto fa comprendere come sia un piatto conviviale, un pasto di famiglia a cui vieni invitato a far parte.

Un poco di scenografia

Ci sono modi diversi di servirlo che dipendono dalle diverse culture locali e dalle tradizioni che si perdono nella notte dei tempi. Un modo di servirlo è abbastanza scenografico col riso a fare da base, con le carote a fare uno strato superiore e solo in cima viene posta la carne. In altre aree il miscuglio è generalizzato, in ogni caso il gusto non cambia tantissimo e, scenografico o no, vale la pena di provarlo. Un “plov” è per sempre

Un “plov” è per sempre

Credits: wikipedia, common,

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Appartamento solo per vegani

Abitereste nella stessa casa di un vegano oltranzista?

A New York potreste ricevere una richiesta insolita se decidete di affittare un certo appartamento. Dovrete assolutamente astenervi dal cucinare carne o pesce, salvo l’invalidamento del contratto. Una evidente violazione dei diritti personali, ma a qualcuno potrebbe anche andare bene. Appartamento solo per vegani

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Da 16 anni

La norma esiste da 16 anni e gli affittuari si sono sempre adeguati alle strane richieste. Il proprietario di casa vive nello stesso edificio,  è un vegano molto convinto e non accetta che vengano prepararti piatti a base di alimenti di origine animale. L’uomo non tollera che vengano preparati derivati animali nella sua proprietà e relativi odori-profumi. Non sopporta che l’eventuale odore di cibi cucinati circoli o stazioni nel palazzo. Un altro inquilino afferma che la ventilazione è buona ma non eccellente e gli odori rischiano di ristagnare a lungo offendendo le narici del padrone di casa.

Annuncio postato e ritirato

L’annuncio pubblicato in un apposito sito per affittare appartamenti è stato poi rimosso. Il proprietario specifica che gli affittuari non devono essere vegani ad ogni costo. Ma devono evitare di cucinare i prodotti di origine animale, nello specifico carni e pesci. I residenti precedenti non si lamentavano del disagio poiché preferivano acquistare cibo da asporto.

Un contratto che pone un quesito

La richiesta decisamente curiosa, ha fatto il giro del mondo e molti si chiedono se accetterebbero quel tipo di contratto. Forse in una città dinamica come New York dove i servizi di cucina e delivery sono attivi H24 potrebbe essere possibile accettare l’imposizione. Forse in altri luoghi quell’appartamento rischierebbe di restare sfitto a lungo. Appartamento solo per vegani

Credits: Pixabay

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Quanta carne mangiare

Eco-sostenibili estremisti vegani come dovremmo comportarci per salvare il pianeta

Consumare meno prodotti animali sembra una delle soluzioni a cui molti tendono per migliorare la nostra impronta carbonica. Ma siamo carnivori da milioni di anni, con molte alterne fortune. Ridurre il consumo di carne sembra essere nell’elenco delle cose da fare assolutamente, per chi ha a cuore il futuro del pianeta, ma quanto ridurre? Un problema che ancora non trova risposte. Mentre la politica non riesce a trovare il bandolo della matassa sembra che la risposta sia delegata ai privati cittadini. Quanta carne mangiare

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Influenzare il mercato

Ognuno di noi può influenzare il mercato con le proprie scelte di consumi. I paesi occidentali stanno riducendo i consumi di carne, anche se in modo molto leggero. Ma questo non compensa la domanda che arriva dai paesi in evoluzione, la loro crescita economica passa spesso per un maggiore consumismo alimentare. Il consumo di proteine di origine animale segna anche una sorta di status. Culture basate, originariamente, su elementi vegetali, richiedono sempre maggiori percentuali di carni nei loro regimi alimentari.

Gas serra e domanda in aumento

I gas serra sono lo spauracchio che fa crescere l’impegno sociale. Una delle fonti maggiori di emissioni sono gli allevamenti di bestiame. Oltre il 14% del totale, più di quelle fornite da tutti i mezzi di trasporto a combustibili fossili, più di tutte le auto e i camion in tutto il pianeta. Numeri che da soli evidenziano il problema, ma che l’OMS  indica come ancora in crescita. La domanda di carne aumenterà ancora nel prossimo decennio, per scongiurare un disastro tutti coloro che hanno una sensibilità ecologica dovrebbero smettere di consumare proteine animali.

Quanta carne mangiare

Carni di origine sintetica

Il recente divieto di produrre carni di origine sintetica in Italia ha dato la stura a milioni di articoli. Il problema di poter trovare soluzioni alternative agli allevamenti di bestiame, cozza con culture alimentari millenarie. Ma il divieto non aiuta a trovare valide alternative e stronca sul nascere la ricerca scientifica. Il protezionismo tout-court non aiuterà un discorso di innovazione che il settore dovrà affrontare prima o poi. Una carne sintetica prodotta in vitro che potesse far risparmiare energia, acqua, suolo ed emissioni, probabilmente, non sarà mai paragonabile nel gusto ad una fiorentina, ma farebbe bene al pianeta. Pensare ad allevamenti di piccole dimensioni, per chi può investire in quel campo, potrebbe salvaguardare cultura alimentare e pianeta.

Ragionare su tempi lunghi

Il cambiamento climatico impone di ragionare su tempi lunghi, ma le decisioni vanno prese ora. Ridurre il numero di bovini, maiali, polli, ovini, ecc. in modo che tutti abbiano accesso alla carne alcune volte alla settimana, può diventare sostenibile. Un’agricoltura parzialmente animale, avrebbe un’impronta ambientale minore, rispetto ad un’agricoltura interamente vegana. A farne le spese sarebbe il ricco occidente che ha raggiunto livelli di consumi di proteine di origine animale molto alti. Vorrà farlo? 

Troppi mangimi per nutrirli

Per far sviluppare tutti gli animali che finiscono nelle nostre griglie e padelle dobbiamo produrre enormi quantità di mangimi. Sembrerebbe ragionevole che fossimo noi umani a nutrirci delle piante e dei cereali che utilizziamo come mangimi. Salteremmo un passaggio. Ma gli umani non possono digerire la cellulosa come fanno bovini e ovini, perciò è il corretto bilanciamento tra queste due agricolture a garantirci una migliore salute. Quasi il 40% della terra arabile del mondo serve per coltivare mangimi, con tutti le problematiche che arrecano. Il consumo di terreni, le deforestazioni, lo spreco di acqua, l’uso di pesticidi e fertilizzanti e l’ovvio incremento dell’impronta carbonica, sono fattori da considerare.

Quanta carne mangiare

Proteine necessarie e difficili da ottenere

D’altro canto se abbandonassimo completamente la carne avremmo bisogno di ancor più proteine di origine vegetale. Per nutrire tutta la popolazione dovremmo coltivare quasi il 30% in più di terreni, con ancor più bisogno di acqua, pesticidi fertilizzanti e sempre meno foreste. Una coperta decisamente corta. Livelli moderati di pascolo garantirebbero proteine e meno sfruttamento dei terreni. La carne fornisce proteine ​​e nutrienti che sono assai complicati da ottenere da una dieta esclusivamente vegana. Inoltre gli animali con i loro letami possono fertilizzare il suolo in modo più armonico rispetto ai fertilizzanti chimici. Per questo, il mondo sta meglio con un po’ di carne e latticini, che senza del tutto.

Eliminare o no gli allevamenti

Alcuni studi sostengono che non è necessario eliminare tutti gli allevamenti, basterebbe ridurli della metà, il che salverebbe gli allevatori e migliorerebbe la sostenibilità. Resterebbe ancora molta carne per tutti, paesi in espansione compresi. Se riducessimo il consumo ad una/due volte a settimana, le nostre diete migliorerebbero, e con esse anche la salute del pianeta. Restano le emissioni di gas serra su cui molti studi si stanno concentrando. Col riuso degli scarti alimentari, si possono ridurre le emissioni di metano dei bovini e dei suini. Questo però porta a valutare una diversa alimentazione per gli animali ed una diversa catena per il recupero dei rifiuti.

Un mondo senza allevamenti

Un’altra visione, invece, immagina un mondo senza allevamenti animali per recuperare rapidamente i livelli di CO2. Un’azione shock che sembra poco attuabile, anche se ha dalla sua la salute del pianeta, e perciò non può essere esclusa a priori. Le carni sintetiche prodotte in vitro, sarebbero la soluzione che più si avvicina a questa possibilità di eliminare gli allevamenti. Almeno per il periodo necessario ad impedire che i cambiamenti climatici, possano risultare senza speranza. Scelte da individuare ora per poter immaginare un futuro dove la carne contini ad arrivare a tavola anche se in percentuali ridotte. Quanta carne mangiare

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Leonardo DiCaprio sponsor della carne sostenibile

courtesy Common Wikipedia

Il celebre attore investe in Mosa Meat e Aleph Far, due aziende che producono carne di manzo coltivata

Aumenta ancora l’interesse per la carne-non-carne dopo che si è diffusa la notizia che anche Leonardo Di Caprio investe nel settore.  L’attenzione di DiCaprio per l’ambientalismo è nota e diviene significativa per gli sviluppatori di carne sostenibile e per tutti i consumatori. Le due aziende sono impegnate già da alcuni anni nel produrre una carne che provenga direttamente dalle colture di cellule animali. Leonardo DiCaprio sponsor della carne sostenibile

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Stampata la carne in 3-D di altissima qualità

Protagonista è il celebre manzo giapponese Waygu è tra i più celebrati e costosi del mondo.

I gourmet più attenti alle carni, conoscono tutto del manzo giapponese Waygu. Animali nutriti in modo speciale, allevati con grande cura, vengono massaggiati per ottenere carni di indimenticabile tenerezza. La differenza rispetto alla miglior fiorentina è visibile a primo sguardo. La carne di Waygu è marmorizzata e la sua composizione di muscolo, vasi sanguigni e grasso dona gusto particolare e una consistenza unica. Ovviamente i prezzi dei tagli di questa prelibata carne sono quasi folli (1000dollari al chilo). Sono pochi coloro che possono permettersela, e per questo è rimasta ancorata alle fantasie alimentari di chi non può raggiungerla. Stampata la carne in 3-D di altissima qualità

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Sapete grigliare la carne a dovere?

C’è chi s’è preso la briga di analizzare il modo migliore per avere bistecche perfette e saporite.

È arrivato quel periodo dell’anno dove cucinare in casa fa troppo calore, perciò è uno sbocciare di griglie in giardini, prati o balconi. Cominciano anche i litigi coi vicini per gli odori ed i fumi, ma noi li ignoreremo. È estate e non si può rinunciare a qualche bella bistecca preparata sulla carbonella. Per aiutarvi a trovare la perfetta soluzione esistono studi scientifici che sono arrivati anche ad analizzare le bistecche col gascromatografo. Se volete diventare il re della griglia leggete queste indicazioni. Sapete grigliare la carne a dovere?

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Enogastronomia

Che sapore ha la carne non-carne?

La mangerete? O avete dubbi sulla sua qualità?

E’ arrivata, dopo anni di ricerche, di annunci, di presentazioni e rimandi adesso è veramente pronta per essere servita in tavola. La carne non carne è disponibile nelle hamburgherie Welldone. Sono 15 punti vendita in Italia ma la catena è in espansione. La curiosità è tanta e il progetto sembra decisamente etico e sostenibile. Resta un dubbio che sapore ha la carne non-carne?

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