Benessere, Enogastronomia

Sindrome da autoproduzione di birra

Potreste farvelo attestare dal vostro medico ed evitare sanzioni e multe

La chiamano ABS (Auto Beer Syndrome) Sindrome di Auto-produzione di Birra. E’ una rara condizione fisica che può far ubriacare, anche se non hanno bevuto assolutamente nulla. Un operaio che lavora in una birreria, era stato fermato dalla polizia stradale, che aveva riscontrato livelli troppo alti di alcool nel suo sangue. Ma l’uomo sapeva di non aver toccato alcolici da alcuni giorni perciò si è appellato. Sindrome da autoproduzione di birra

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Accusa di ubriachezza

Dopo attenti esami clinici gli è stata riscontrata la sindrome ABS ed è stato assolto dall’accusa di guida in stato di ebbrezza. Chi soffre di questa sindrome produce autonomamente alcool durante la digestione. Può raggiungere livelli che vengono considerati pericolosi e che dovrebbero portare al coma alcolico. Ma chi ne è vittima ha comportamenti normali, anche se nel suo corpo scorre un’alta percentuale di alcool

Livelli pericolosi

Il livello pericoloso si attesta a 0,30, ma se raggiunge lo 0,40, quasi automaticamente evolve in coma etilico. Una situazione che può avere effetti letali. L’operaio del birrificio era già stato fermato un paio di anni prima ed aveva riportato gli stessi esiti, senza però mostrare alcun sintomo di intossicazione. Questo aveva allertato i medici che lo hanno sottoposto ad accertamenti.

ubriachezza auto prodotta

Assolto dal reato

Quando hanno riscontrato che soffriva della ABS oltre a farlo assolvere dal presunto reato, lo hanno invitato ad una dieta particolare per evitare che l’episodio si ripeta. Sono i carboidrati che nel momento della digestione trasformano gli zuccheri in anidride carbonica ed alcol. E’ il normale fenomeno della fermentazione con cui molte bevande evolvono, ma loro lo fanno in modo esagerato. 

La fermentazione avviene in tutti noi

La fermentazione negli umani avviene durante la digestione, ma in modo molto marginale. Perciò è abbastanza inusuale che il processo avvenga all’interno di un corpo umano in modo così generoso e non nei tini o negli alambicchi. La “fortuna” dei soggetti affetti da ABS è che i loro corpi reagiscono in modo differente rispetto all’usuale. Le percentuali di alcol che stenderebbe chiunque e potrebbe causarne la morte, a loro non provoca guai.

In alcuni casi sembrano ubriachi

A volte mostrano segni di ubriachezza anche se non hanno toccato nessun tipo di bevanda alcolica. E’ una sindrome che solitamente si sviluppa in un secondo tempo, non è innata, e può essere accelerata nei soggetti che soffrono di diabete ed obesità. Anche l’uso di antibiotici può interferire sula flora intestinale e modificarne l’efficienza, tanto che in alcuni casi sono stati fatti trapianti di microbioma da donatori per bilanciarne l’efficenza.

Una dieta particolare e niente antibiotici

Una dieta povera di carboidrati e l’attenzione ad assumere antibiotici, possono essere i soli rimedi “naturali” per sconfiggere questa sindrome ed avere una vita regolare. Non è facile convivere con la ABS, perché esiste anche lo stigma sociale verso chi abbonda con l’alcol. Ci sono persone che hanno perso il lavoro prima di poter dimostrare la loro innocenza e di non essere etilisti. Sindrome da autoproduzione di birra

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Se la birra la produce l’AI

Esiste la possibilità di farsi guidare nelle scelte della ricetta perfetta

Sembra impossibile intervenire per cambiare artificialmente il gusto della birra, ma ci sono ricercatori che cercano l’aiuto dell’Intelligenza Artificiale. Hanno svolto molti test, per arrivare ad un programma che può tentare nuove strade, per produrre una birra gustosa. In fondo fare il birraio è dare vita ad una reazione chimica, ed una volta che tutti gli ingredienti sono noti, si può modificare ad arte per arrivare alla perfezione. Se la birra la produce l’AI

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Pochissimi ingredienti base

Si parte da pochi ingredienti fondamentali: acqua, luppolo, lieviti e malto. Sembrerebbe ovvio che con solo 4 elementi base, ormai tutte le possibilità di sviluppare buone birre siano già state testate. Ma non è così. Gli scienziati sono sicuri che l’Ai potrebbe migliorare tutta la gamma di sensazioni, che arricchiscono il palato dei degustatori di birra.

Per risparmiare tempo e denaro

Esiste già una gamma enorme di possibilità, e non solo per i colori. Birre aspre, dolci, amare, IPA, pastorizzate e non. I ricercatori hanno sviluppato questo sistema in grado di apprendere, che esamina tutte le variabili delle formula con cui la birra si esprime. Il loro intento è, arrivare a consigliare ai birrifici le modifiche per migliorare il gusto ed i sistemi produttivi, facendo risparmiare tempo e denaro.

Progetto nato in Belgio

Il progetto è nato in Belgio, (e dove altro poteva accadere?). Il ventaglio di birre a disposizione ha consentito di elencare una miriade di elementi, che costituiscono la formula chimica alla base dell’arte brassicola. Hanno esaminato 22 diverse tipologie di birra misurandone il PH, l’alcool contenuto e gli zuccheri, oltre agli elementi aromatici che, miscelati assieme, costituiscono il sapore delle birre.

Degustatori professionisti

Per certificare che il loro lavoro aveva senso, hanno contattato un panel di degustatori in grado di recensire le birre nel miglior modo possibile, rilevando tutte le complessità aromatiche. Dall’analisi di questi dati (meramente chimici e sensoriali) i ricercatori hanno istruito il programma in grado di predire il sapore e quanto potrebbe essere gradevole per i consumatori.

Aggiungere elementi aromatici

Il passo successivo è stato aggiungere componenti alle birre già esistenti, ed hanno chiesto ulteriori recensioni. Il panel ha effettuato assaggi ciechi e la risposta, pressoché unanime, è stata molto confortante. Le birre erano migliorate ed erano molto più apprezzate rispetto agli originali. Un vero successo per l’AI, che è riuscita a dare un plus, che ha soddisfatto le esigenze dei consumatori e degli esperti.

Birre analcoliche da rilanciare e rendere appetibili

Questo viene ritenuto molto importante per riuscire a produrre le birre analcoliche, il segmento che ha maggiormente bisogno di essere sviluppato. Riuscire a dare una sferzata di gusto alle analcoliche avrebbe enormi ricadute per limitare il problema dell’alcolismo. Rendere piacevole una bevanda che non gode di grande appeal, anzi, potrebbe essere molto utile anche a livello sociale, limitando i rischi di chi si mette alla guida in stato di ebbrezza.

Birre diverse per segmenti d’età

L’AI riesce anche a valutare quali tipi di birra potrebbero essere più gradite per segmenti di consumatori. L’età è una variabile importante in questo senso. La clientela più matura preferisce gusti abbastanza semplici e non troppo complessi, mentre i giovani amano sperimentare. Le scelte dei più giovani vano in direzioni opposte rispetto agli anziani, perciò riuscire a dare una gamma di sapori che soddisfi entrambi è complicato. Ma con l’Intelligenza Artificiale questo diventa possibile. Se la birra la produce l’AI

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San Patrizio e le sue strampalate feste.

Gli irlandesi sparsi per il mondo festeggiano il patrono con grandi feste

L’Irlanda per la grave crisi alimentare, legata alla coltura delle patate, che l’ha colpita nell’800, ha esportato forza lavoro in tutto il mondo. Sono stati tantissimi gli irlandesi affamati, che sono andati in cerca di fortuna in altri paesi e continenti. Hanno, ovviamente, portato con se il loro patrono e il 17 Marzo San Patrizio, viene festeggiato in moltissimi paesi. San Patrizio e le sue strampalate feste

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Gli elementi essenziali sono il colore verde, i folletti, più o meno accomodanti od arroganti e dispettosi, le monete d’oro e i relativi pentoloni, il trifoglio e l’immancabile birra. in onore di San Patrizio ne scorrono veramente fiumi, e ne viene prodotta una colorata di verde, proprio in suo onore. Solo a New York, la grande parata dei folletti è salutata da due milioni di persone, più o meno legate alle loro radici irlandesi.

Le città americane della costa Est

Le grandi città americane della costa est organizzano tantissime feste a tema, parate, serate danzanti e buffe attività. Per festeggiare San Patrizio serve tanta ironia e voglia di suscitare ilarità. A Chicago il fiume che attraversa la città viene colorato di verde, e la parata è un evento dominato dai più burloni. 

San Patrizio e le sue strampalate feste.

L’ironia è fondamentale

La voglia di stupire e far ridere trionfa ovunque. In una cittadina dell’Arkansas tra le altre esibizioni spicca una compagnia di danza, The Lards of the dance (i lardi danzanti) composto da ballerini anzianotti ed ovviamente sovrappeso. La loro è la parata più breve del mondo, sono solo 300 metri e ogni anno viene premiato il più anziano folletto del mondo (quest’anno ne farà 95).

Anche ai Caraibi

Celebrazione oltremare. Ci sono altri luoghi che potrebbero sembrare non connessi ma che in qualche modo sono collegati alla verde Irlanda. L’isola di Monserrat situata nei Caraibi ne è un esempio. I suoi abitanti sono in parte derivati da da missionari cattolici irlandesi, perciò la tradizione di festeggiare il 17 Marzo è entrata a far parte degli usi locali. L’inconsueto mix di culture irlandesi, africane e caraibiche, regala un perfetto melting-pot creolo, tra cucina creola, birre e marimbe.

Trifogli giganti

Se cercate il trifoglio più grande del mondo dovete raggiungere O’Neill in Nebraska, Nell’incrocio principale viene disegnato un enorme trifoglio che ispira atmosfere irlandesi a tutto il paesino. Oltre ai soliti pazzi festeggiamenti hanno anche un festival di letteratura per bambini, cibo di strada, e la posa della pietra di Blarney che conferirebbe il dono dell’eloquenza a chi la bacia. 

San Patrizio e le sue strampalate feste.

La pietra di Blarney

La leggenda dice che per ottenere il dono devi baciare quella originale, ma tentare con le copie è meno pericoloso. La pietra e inclusa nelle mura dell’omonimo castello e per baciarla occorre sporgersi dai merli in una pericolosa acrobazia, che prevede di sporgersi dall’alto in basso. A Blarney c’è un addetto che ti tiene per i piedi mentre tenti di farlo. Per evitare che sia una festa troppo breve, ad O’Neill la festeggiano di nuovo ad ogni 17 del mese.

In Australia cambiano il nome ai paesi

Anche in Australia esistono comunità irlandesi che vogliono mantenere il contatto con l’isola natale. La Irish Fest è il modo più semplice per rinnovare le radici familiari. I folletti, impersonati da gruppi di cittadini, svolgono attività sociali, e fanno visiti ai bambini ammalati e alle famiglie. Il quartiere dove si festeggia maggiormente è New London, che però i folletti trasformano in New Dublin, cambiando tutte le segnalazioni e i cartelli stradali. In pieno trip irlandese non possono mancare le danze tipiche folk con gighe, country dance, tip tap irlandese, line dance. 

Giappone san Patrizio e le ostriche

Anche in Giappone c’è una festa dedicata a san Patrizio nel distretto di Ise dove esiste un celebre santuario. La parata, dove abbonda ovviamente il verde, è in maschera. I folletti alla fine della parata, smettono gli abiti di scena e si dedicano ad un’attività molto gradita, aprire i molluschi di cui è ricca la zona, le ostriche. Se amate i crostacei, questo è il luogo giusto per voi. I crostacei sono uno dei simboli della città e vengono offerti ai partecipanti sia cotti che crudi. San Patrizio e le sue strampalate feste

San Patrizio e le sue strampalate feste.

Credits: Pixabay

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La differenza la fa il bicchiere

Le persone bevono meno vino quando i bar eliminano i bicchieri più grandi

Una misura semplice e quasi ovvia, ma che potrebbe aiutare a limitare il consumo di alcool. In questo caso a farne le spese è stato il vino, il tipo di alcol più servito e bevuto in Inghilterra ed Europa. Sono proprio stati i pub inglesi ad accogliere questo studio comportamentale, ed accorgersi dell’effettivo calo. La differenza la fa il bicchiere

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Eliminare i balloon

Eliminando i balloon, i bei bicchieri panciuti ad alto stelo, dai loro servizi, hanno notato una diminuzione di quasi l’8 % di consumi di vino. Servendo bicchieri di dimensioni minori hanno ottenuto questo piccolo successo. I pub e wine bar che si sono prestati all’esperimento non hanno perso denaro. Probabilmente hanno compensato il minor vino versato con più alti ricarichi.

Lontano dal Dry January

Il test è stato realizzando nei mesi precedenti al Natale per non venire influenzato dall’esperienza del dry January (un intero mese senza alcool). In contemporanea non ci sono state variazioni di consumi di sidro e birra, segno che gli avventori non hanno compensato le razioni leggermente ridotte, bevendo altre cose.

Alcoolismo troppo pericoloso

Sembra una rivoluzione semplice come l’uovo di Colombo, ma il NHS (servizio sanitario Nazionale inglese) ha appreso la notizia con grande favore. I problemi legati all’alcolismo in UK, sono molto seri per le complicazioni che l’abuso comporta (tumori al fegato, cancro della pelle in primis). Migliorare le condizioni di salute dei propri cittadini è un target che NHS si pone da sempre, e questi dati sono confortanti. 

La differenza la fa il bicchiere

Troppi decessi

Il consumo smodato causa 3 milioni di decessi ogni anno in tutto il mondo. Un numero decisamente troppo alto. Ridurre i problemi legati al troppo bere, oltre che sanitari, sono anche legati all’ordine pubblico. Meno ubriachi al volante, meno incidenti stradali, meno risse e problemi di traffico, meno situazioni limite, e conseguenti minori interventi delle forze dell’ordine.

I decesso su 8 dovuto all’abuso di alcool

Negli Stati Uniti, i dati sono ancora più sconfortanti, tra i 20 e 64 anni, un deceduto su 8 è legato al consumo di alcool, la percentuale aumenta se si selezionano i decessi dei cittadini tra 20 e 49anni . Un paio di generazioni veramente ad alto rischio sanitario. Se basta eliminare i ballon dai menu dei pub per ridurre il numero delle bevute, ben venga. 

La lobby dei produttori si mette di traverso

Se il NHS spinge in questa direzione, ci sono resistenze da parte dei politici, che devono combattere contro un impero come quello dei produttori di bevande alcoliche e superalcolici. Una lobby potentissima e ricchissima, che non intende lasciar scalfire i loro patrimoni. I produttori di alcolici insistono nel mettere i cittadini in grado di fare scelte oculate, ma respingono ogni limitazione, compreso il ridurre il volume dei bicchieri.

Nessuno osi toccare la pinta

Chi ha effettuato il test, vorrebbe tentare di reiterare l’esperimento anche nei confronti di altre bevande, compresi i bicchieri per la birra. Ma in questo caso nessun pub o ristorante ha acconsentito a ridurre il classico bicchiere da pinta. Come scusa hanno dichiarato che la loro clientela è troppo abituata a quel formato, e non avrebbe gradito il cambiamento. La pinta esiste da secoli, il ballon per il vino è introduzione recente, perciò meno connaturata alle abitudini consolidate. La differenza la fa il bicchiere

La differenza la fa il bicchiere

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Gennaio senz’alcol

Dry January – Gennaio a secco sta confermandosi come fenomeno di massa

Siete anche voi tra coloro che hanno fatto il fioretto di smettere di mangiare e bere dopo le feste? Almeno un italiano su tre s’è ripromesso di perdere peso e di farlo in modo drastico. E’ il periodo dell’anno in cui circolano moltissime notizie su diete miracolose e sistemi di attività ginniche anche da fermi, che vi riporteranno nel peso forma in un attimo. A dare un contributo alle diete arriva anche il Dry January – Gennaio a secco. Gennaio senzalcol

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Una dieta drastica che impone di non toccare alcol per un intero mese

Dry January è un aiuto a coloro che hanno esagerato bevendo più del solito nel periodo delle festività ed ora si trovano una trionfante pancetta proprio sopra l’ombelico. Il cessare di bere per un mese intero, aiuta a perdere qualche etto (fino a tre chili) ma aiuta anche a riprendere il controllo delle proprie esigenze. Chi la pratica riesce a bere con moderazione anche nei mesi successivi.

Benefici anche a lungo termine

Astenersi dall’alcol per un mese porta benefici immediati e anche a lungo termine. Diventa più semplice mantenere il controllo su quanto si consuma ed il corpo risponde in modo adeguato con maggiore brillantezza. Facilita la concentrazione e per coloro che hanno problemi di sonno, migliora anche il riposo notturno. Dormire dispone bene nel confronto del nuovo giorno e questo regala benessere e voglia di alzarsi, o almeno di farlo non troppo ingrugnati.

Effetti duraturi per alcuni

Alcuni trovano che astenersi dall’alcol abbia benefici anche nel corso dei mesi successivi. Il desiderio di consumare alcolici scende e si riesce a controllare meglio il bisogno di bere. Gli scienziati insistono che non esiste un livello sicuro di consumare alcool, e predicano che l‘unico modo per stare bene è allontanare vini, cocktail, e superalcolici dalle nostre labbra.

Gennaio senz’alcol

Controtendenza pericolosa

Alcuni sostengono che la forzata sospensione del bere possa avere un effetto opposto, appena terminata la pausa. Un mese solo non basta per togliere l’abitudine, anzi potrebbe portare a scatenare una piccola escalation. Liberati dal vincolo, alcuni potrebbero sentirsi finalmente liberi di alzare un poco il gomito, tornare agli spritz, aperitivi, apericena e tutta l’attività che comprende consumare alcool. 

Dopo un mese di abbuffate

Dopo un mese di abbuffate viene facile dire “basta così”, ma poi subentrano tutte le tentazioni della vita sociale, che sono spesso legate a qualcosa da bere. Uscire per una pizza con gli amici, spesso comporta almeno una birra. Sospendere completamente il benessere dato dalla socialità, è da solo un gran inciampo, a chi vuole perseverare a non bere nulla.

Lotta contro Dry January

La potente lobby francese dei produttori di vino ha espresso molte riserve sul “Defi de Janvier” (sfida di gennaio). Macron gli ha dato ascolto e non  ha appoggiato le campagne sull’astensione, anzi ha ribadito di bere con piacere un buon bicchiere a pranzo e a cena. I vignerons francesi sono una consorteria potente, convinta di essere depositaria di una cultura di bere bene e moderato. La campagna del “Gennaio a secco” pensano che sia giusto riservarla ai grandi bevitori del nord Europa.

Diffusa in molti paesi

La pratica del Dry January è diffusa in molti paesi, con Inghilterra e USA in cima alla lista. Ma anche la tranquilla Svizzera lo celebra e lo promuove. Forse il primo evento è nato in Finlandia negli anni ’40, ma è una pratica diffusa anche in paesi solitamente fuori dalle rotte come l’Azerbaijan, la Georgia e il Caucaso in generale. In Belgio hanno scelto il mese più corto per addolcire la sfida alla privazione di alcool. Le loro eccellenti birre cessano di essere attrattive solo a febbraio. Furbi i belgi. Gennaio senz’alcol

Gennaio senz’alcol
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Birrerie artigianali continuano a crescere

C’era il timore che il trend potesse rallentare dopo la grande esplosione degli ultimi anni

A sorpresa, ma non per gli addetti, il trend positivo per le birre artigianali in Italia prosegue. Crescono sia le aziende, i micro-birrifici e le birrerie artigianali ed anche i consumi, segno che l’interesse resta immutato. Ora sono 1.326 le birrerie in esercizio con quasi 10.000 addetti. Per gli amanti delle cifre corrispondono ad un aumento superiore al 100 in quantità e del 22% per gli addetti.* Birrerie artigianali continuano a crescere

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Un exploit

Italia ritenuta per anni il fanalino di coda della cultura brassicola ha scalato posizioni ed è arrivata ad insidiare le prime cinque posizioni occupate da Francia, UK, Germania, Svizzera e Olanda. Realtà dove la birra è spesso la prima bevanda a cui ricorrere. Il fenomeno di nuove strutture sta dilagando dal Nord al sud. Proprio nel Centro Sud si hanno i maggiori incrementi. I micro-birrifici agricoli sono in espansione grazie alla possibilità di produrre malto e luppolo in proprio, creando una ulteriore brandizzazione e zonazione.

Sempre più amata

La birra e soprattutto quella artigianale cresce nei consumi degli italiani. Complice anche una nuova cultura del bere consapevole. L’inferiore tasso alcolico consente di mettersi alla guida con meno timori. La recente stretta al codice della strada non invita a rischiare. Ovviamente anche la grande varietà di gusti offerti gioca un ruolo importantissimo. I consumatori sono curiosi di provare nuove e stimolanti birre insaporite in modo originale.

Birrerie artigianali continuano a crescere

Materie prime e nuove tecnologie

La selezione delle materie prime e le nuove tecnologie applicate all’arte brassicola sono la chiave di volta di questo successo. Anche le problematiche legate all’aumento dei prezzi delle materie prime e dell’energia, non hanno smorzato la voglia di fare. Creare nuove birre, che potessero soddisfare la curiosità dei consumatori, è diventata un’esigenza ed un must. Il prezzo che avrebbe potuto creare un grande discrimine, soprattutto per la concorrenza dei grandi brand internazionali, è stato interpretato come uno sforzo creativo.

Un futuro roseo

La fiducia che questo trend prosegua è alta. C’è richiesta di birre personalizzate, sempre più uniche, originali che sappiano sfruttare gli ingredienti locali. Proprio la geolocalizzazione delle materie prime, così diverse sul nostro territorio, possono dare vita ad infinite varietà. La creatività italiana in questo senso, è apprezzatissima anche all’estero dove le craft beers sono apprezzatissime. L’export segna buoni numeri e potrebbe riservare altre sorprese in futuro. Birrerie artigianali continuano a crescere

* Dati CCIIAA e Unionbirrai

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Birra fatta con la stampante molecolare

Una nuova tecnologia permette di “crearle” senza cottura

Una start-up olandese ha segnato un nuovo limite alla produzione della birra. Utilizza una tecnologia imprevista quella delle stampanti. La Bar.on di Anversa produce birra con una “stampante molecolare”. Bastano acqua del rubinetto e gli aromi contenuti nelle sue cartucce, per produrre bionde, rosse o stout a piacere. Servono solo pochi istanti per avere a disposizione la birra dei propri desideri. Birra fatta con la stampante molecolare

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Gusto ed alcool

Potete decidere quale gusto privilegiare e potete pure modificare la percentuale di alcool. Se preferite una birra “leggera” come le beverine Stella Artois, o “intense” come una Guinness potete modulare la stampante a vostro piacere. Potete scegliere quanto deve essere amara o quali retrogusti deve avere, fruttati o ambrati. Esiste anche la possibilità di realizzarle analcoliche.

Niente fermentazione

Con la stampante messa a punto dalla start-up non c’è la necessità di cuocere e far fermentare la birra. Ognuno può realizzare la bevanda preferita semplicemente decidendo in anticipo, quali canoni e sapori dovrà avere. Semplice come preparare un caffè con le attuali macchinette a cialde, basterà selezionare tra i tasti a disposizione, le varie combinazioni. Se la cosa prenderà piede sarà un altro elettrodomestico pronto all’uso, senza bisogno di andare al supermercato o in birreria a procurarsi le bottiglie o le lattine.

Realizzata con l’esperienza dei microbiologi

La birreria a domicilio è stata sviluppata dagli scienziati di microbiologia dell’Università Vib-Ku Leuven. Le cartucce usano composti chimici che vengono addizionati a normale acqua potabile. Una pratica semplice, alla portata di qualunque massaia, che ha anche implicazioni etiche ed elementi importanti di sostenibilità. Viene eliminata tutta la parte della maltazione, della cottura e soprattutto dell’imbottigliamento, etichettatura e trasporto. Soprattutto i trasporti di bottiglie, keg e lattine costituiscono una grande parte dell’impronta carbonica legata alla produzione e ai consumi della birra.

Testato tutto l’anno

La start-up la testerà per tutto il prossimo anno mentre sviluppa rapporti con le aziende in grado di produrre la stampante in grande quantità. Il progetto ha interessato molte aziende che hanno fiutato una buona possibilità di business. Al momento l’interesse è rivolto, più che ai consumatori finali al settore della ristorazione. Ogni bar/caffè/trattoria/ristorante/pizzeria, potrebbe mettere a disposizione una propria linea di birre a brand personalizzato. Al momento non ci sono notizie sul prezzo dell’attrezzatura, molto dipenderà dal numero dei pezzi messi in produzione.

Birra fatta con la stampante molecolare

Micro-birrifici in allerta

A patire l’eventuale concorrenza sarebbero i birrifici e i microbirrifici che della loro peculiarità di gusto, hanno fatto un punto di forza. Da alimento per degustatori e conoscitori, la stampante renderebbe un lavoro secolare, divulgato da monaci trappisti e mastri birrai una variabile trascurabile. Un mestiere che potrebbe venire svilito, rapidamente, se le reali possibilità di creare il proprio gusto personale prendesse corpo.

I locali non credono al cambiamento

I proprietari delle birrerie e dei pub non credono a questo cambiamento. Ritengono che la socialità che è l’elemento indiscutibile di attrazione per i loro clienti, non potrà essere intaccata. Ma sappiamo che eventi straordinari possono portare ad evoluzioni straordinarie. Anche il cinema sembrava godere di una forza sterminata, ma sono bastati due anni di pandemia per favorire in modo definitivo le compagnie di distribuzione di film in rete direttamente a casa. Il cinema fatica moltissimo a riprendere, potrebbe accadere la stessa cosa alle birrerie.

Restiamo alla finestra

Restiamo alla finestra per vedere come andrà a finire. Sarà in ogni caso necessario assaggiare queste birre stampate molecolarmente prima di poter dare un giudizio. Come molte delle innovazioni alimentari, probabilmente vedremo alzarsi qualche scudo protettivo, in attesa che il governo proibisca anche questo nu food. Birra fatta con la stampante molecolare

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Birra più sostenibile

Dalla partnership tra Unionbirrai e la start up Biova Project nasce un nuovo progetto contro lo spreco

A Rimini al Beer & Food Attraction succedono molte cose. Un numero formidabile di stand a rappresentare i birrifici e i micro-birrifici artigianali, ne fanno una delle fiere più importanti per il settore. Dall’accordo fra Unionbirrai, che rappresenta i piccoli birrifici indipendenti, e Biova Project, ha preso vita un progetto contro lo spreco alimentare. La start up innovativa nasce proprio per recuperare surplus di cibo, usando i propri centri di recupero in tutta Italia. Birra più sostenibile

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Un impegno a fare di più e meglio

Una vera chiamata all’azione contro lo spreco alimentare. I birrifici fanno parte del gruppo di aziende che produce scarti amidacei, in buona compagnia coi produttori di pane, pasta, riso. Rappresenta un buon punto di partenza per recuperare e trasformare ingredienti che, altrimenti, non sarebbero utilizzati. Una visione ecologica del problema, che consente anche di pensarlo in chiave economicamente vantaggiosa. Sostenibilità, riutilizzo, trasformazione, sono alla base di una green economy, a cui è giusto riservare sempre maggiore attenzione.

Uno spreco evidente

Il solo pane gettato ogni giorno dai consumatori italiani e gli invenduti, raggiungono cifre impensabili. Sono 13mila i quintali che finiscono nella spazzatura. Numeri che fanno ancora più impressione se immaginiamo che, con quel pane quotidiano, si potrebbero nutrire 25mila persone per un anno. Gli italiani consumano in media 52 chilogrammo di pane l’anno, e purtroppo, molto altro è sprecato, come avanzo indesiderato. La messa in rete della App Sprecometro, riesce a quantificare quanta della nostra spesa, finisce direttamente nel cassonetto. Uno spreco che non possiamo più permetterci.

Food innovation

Biova Project fondata nel 2019 a Torino, fa food innovation. Il suo obiettivo è ridurre lo spreco alimentare in tutto il pianeta, partendo dalle realtà italiane. Il mezzo è creare nuovi prodotti, che possano interessare ogni tipo di comunità, dal privato cittadino alle aziende. Un nuovo valore aggiunto, che sia vantaggioso economicamente e socialmente sostenibile. Hanno dato vita a diversi progetti locali, ed ora con questo accordo con Unionbirrai, puntano ad estendere il loro operato su tutto il territorio nazionale. Trasformare materie che sarebbero di scarto in prodotti riutilizzabili, è un’attività encomiabile. Una direzione corretta per un mondo migliore. Birra più sostenibile

Birra più sostenibile
Enogastronomia, Eventi

Trovato il lievito originario per la birra

Era da un po’ che lo cercavano e sono stati degli studenti a rintracciarlo

Un gruppo di studenti universitari ha trovato il lievito originario per la birra o quello che si presume possa esserlo. Lo hanno individuato nel terreno del campus. Quel lievito ha dato vita a milioni di ettolitri di birra lager e dato vita ad una economia fiorente. Resta un grande punto di domanda da quale parte del mondo arrivi, perché la sua origine non è sicuramente europea. Trovato il lievito originario per la birra

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Due ceppi originari

Il Saccharomyces eubayanus , è uno dei due ceppi iniziali che hanno dato vita al lievito ibrido che è alla base della preparazione della birra lager. Il lievito è indispensabile per ottenere quella deliziosa bevanda a base di acqua, luppolo e cereali. Grazie alla sua fermentazione si sviluppa alcool e compaiono le bollicine che tanto ci piacciono. Il tipo di lievito utilizzato determina il tipo di birra che si vuole ottenere: ale o lager.

Da dove viene?

Affare complicato dirimere il luogo d’origine di questo lievito. La birra è stata rintracciata, e con lei i suoi lieviti, in Asia già 8.000 anni fa. L’origine potrebbe essere proprio la Cina e il suo sterminato territorio, ma ci sono tracce di bevande fermentate nella fascia mediterranea mediorientale di circa 13.000 anni fa. Ci sono evidenze dell’esistenza di bevande fermentate grazie al ceppo Eubayanus nel Sudamerica. Il viaggio sarebbe il contrario di quello dei nativi americani, partito dalle Americhe e approdato all’Asia. Partito dalle Ande, poi nord-America, Cina, Tibet, Medioriente e infine Europa.

Baviera punto d’arrivo

Il probabile punto d’arrivo è stata la Baviera. È da qui che la birra lager s’è diffusa in ogni direzione, complice la facilità di lavorazione dei cereali rispetto ai vini. Anche una piccola glaciazione che ha sterminato le vigne asburgiche ha favorito il consumo della birra. Inoltre il minor tasso alcoolico non ha suscitato l’opposizione della Chiesa, che invece vedeva nel vino un demonio. Le birre lager sono decisamente le più diffuse, raggiungono il 90% di tutte le birre consumate. Alle restanti formule restano piccolissime percentuali, anche se le birrerie artigianali si sono prese una quota di mercato sempre più interessante.

Trovato il lievito originario per la birra

Solo d’estate

Nata attorno alla fine del Medioevo, per produrla i birrai bavaresi utilizzavano il Saccharomyces cerevisiae, comunemente noto come lievito di birra. Agli inizi del 1500 vennero stabilite nuove regole che obbligavano a produrre birra solo nei mesi invernali, quando le attività nei campi rallentavano. Un buon boccale poteva fornire energia e portare buonumore nei periodi più freddi e bui. Però la limitazione temporale danneggiava la qualità del prodotto. Il Cerevisie non reggeva bene il clima freddo, mentre col lievito ibrido le birre erano ottime e resistenti.

Un mix di lieviti

Mescolare assieme Cerevisie e Eubayabus ha dato vita al Pastorianus, un lievito più semplice da utilizzare. Le birre così ottenute erano frizzantine e limpide, come le attuali lager. Da allora sono iniziate molte sperimentazioni che hanno portato a molte birre dai gusti diversi e divertenti da scoprire. L’evoluzione continua, i gusti sono oramai innumerevoli ed i tempi sono maturi per dedicarsi alle origini. Gli studenti irlandesi vorrebbero mettere in pratica la loro scoperta, sperano di trovare un birrificio che voglia osare e fare una cotta con il lievito base.

Una delusione?

Potrebbe rivelarsi una grande delusione, forse i nostri palati non sono pronti a riassaporare quelle antichissime birre. Il lievito originale potrebbe essere magari, più complicato rispetto a quello attuale. Ma la curiosità è enorme. Cosa bevevano i nostri avi? Che tipo di piacevolezza e ebbrezza associavano al consumo delle bevande fermentate originarie? In alcune culture sudamericane le birre erano un mezzo di pacificazione. Venivano consumate dai “dignitari” ogni volta che incontravano delegazioni di altre tribù. Un tentativo di placare i dissidi in partenza o un tentativo di ubriacare i possibili nemici? Unico modo per scoprirlo è riprodurle e berle. Trovato il lievito originario per la birra

Trovato il lievito originario per la birra

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Enogastronomia, Eventi

Birre di Natale vince la Rock Noel

Premiate ieri le migliori birre di Natale italiane a Roma

Bisogna andare nelle Marche per gustare la miglior Birra di Natale del 2022. A sancirlo un panel di degustatori organizzato da Unionbirrai. Si chiama Rock Noel la vincitrice, ed è una creazione del Birrificio Il Mastio di Colmurano (Macerata). È una Belgian Strong Ale. A dimostrazione della diffusione dei birrifici e micro-birrifici i premi sono spalmati su tutto il territorio nazionale. Birre di Natale vince la Rock Noel

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Birrifici ovunque

Alla Rock Noel è seguita al secondo posto una birra campana, la 21 12 del Microbirrificio Artigianale Incanto di Casalnuovo di Napoli. Terzo posto per la birra proposta da Birra La Dama di Bedizzole (Brescia). Il bronzo in questo caso è andato a Santa Caos 2021. Partecipazione diffusa in questa seconda edizione del contest Birra dell’Anno Xmas Beers, la versione natalizia del concorso di Unionbirrai. Molto interesse per la premiazione dell’evento, tanto da essersi svolta in diretta su YouTube.

Miglior abbinamento col panettone

Il contest si è svolto su due livelli, Birra di Natale e miglior abbinamento con il panettone. Il dolce da forno, simbolo natalizio per eccellenza, è stato quello di Fiorenzo Ascolese del Panificio Ascolese di San Valentino Torio (SA). Già vincitore della categoria “Miglior Panettone Artigianale Tradizionale” della sesta edizione del concorso “Mastro Panettone”. A fare il botto quest’anno è stata Birra Eretica di Ornago (Monza Brianza) che ha occupato entrambe le prime due posizioni. Due birre decisamente molto gradite come la Tre x Tre (Tripel) e la Balurdon (Belgian Strong Dark Ale). Terzo posto per una birra lucchese, la Cintura d’Orione di Birrificio del Forte di Pietrasanta.

Birre di Natale vince la Rock Noel
Courtesy Il Mastio

Una tradizione in espansione

Le birre di Natale sono un evento molto presente nel nord Europa, che trova terreno fertile anche da noi, da alcune stagioni. Vengono prodotte appositamente per le feste con un grado alcolico più elevato, con spezie e maggiore consistenza di sapori. Si abbina facilmente ai dolci natalizi, secchi o lievitati, e proprio per la loro evoluzione sono un vero mondo a parte nell’esperienza di degustazione. Vale la pena di ricercarle per l’enorme ventaglio di possibilità, sia per colore, profumo e gusto. Occasione abbastanza unica per espandere la propria conoscenza delle birre artigianali.

Premiazione a Roma

La premiazione s’è svolta nell’Auditorium Giuseppe Avolio di CIA, l’organizzazione degli agricoltori Italiani che ha dato il suo supporto ai birrifici. L’obiettivo è ovviamente di valorizzare le birre artigianali italiane, dando sempre maggior rilievo a qualità, originalità e italianità. Il mercato sta incrementando la domanda di prodotti dalla forte personalità e riconoscibilità. Anche i mercati esteri sono molto interessati alla produzione nazionale, questo avvantaggia l’export e la nostra bilancia commerciale. Birre di Natale vince la Rock Noel

Credits: UnionBirrai, Il Mastio