Benessere, Enogastronomia

Arriva la prova costume tutti a dieta

Come ogni anni arriva la stagione dei tentennamenti sulla propria linea

In farmacia sono arrivati sul bancone una sfilza di prodotti che dovrebbero aiutare a perdere rapidamente peso. Sono stati identificati con un nome ben preciso, i maggiolini, perché è proprio in questo mese che tornano in commercio in modo vistoso. Il desiderio di perdere una o due taglie ed appiattire le pance, spinge molti italiani a sottoporsi ad un nuovo regime alimentare. Arriva la prova costume tutti a dieta

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Dieta immancabile

La dieta diventa così un must, che viene seguito da quasi un italiano su due. Ovviamente non c’è solo l’aspetto estetico a rendere gli italiani consapevoli che il loro corpo è abbondante. Molti si sottopongono volentieri a nuovi regimi disintossicanti, dopo il periodo invernale, in cui si è abbondato nelle gioie della tavola. 

Nutrizionisti dietologi e amici

Molti si accorgono di qualche piccolo problema di salute, a volte è il medico curante che incalza, dopo aver controllato le analisi, a dare una raddrizzata al proprio modo di alimentarsi. Sono relativamente pochi quelli che si fanno assistere da un dietologo o un nutrizionista esperto (meno del 20%). Tantissimi preferiscono il fai-da-te, o reiterano una dieta che hanno già utilizzato in precedenti occasioni von alterni successi.

Consigli dai non esperti

Il desiderio di affidarsi ad un professionista, per i nostri concittadini, è altissimo, ma sono in realtà pochi quelli che lo fanno. Il fascino del consiglio degli amici (conosco una dieta che funziona tantissimo) è sempre molto forte. La tentazione del trovare il giusto regime alimentare adattandolo al proprio corpo è incalzante. Dall’altra parte ci sono coloro che si affidano ai personal trainer o ai “santoni” da palestra, per trovare la propria via per un equilibrio alimentare e fisici scultorei.

Arriva la prova costume tutti a dieta

A caccia del benessere

Oltre ad entrare nel famigerato costume, senza sembrare una salsiccia, il desiderio che porta ad iniziare un nuovo regime è quello del benessere. Stare ben con se stessi, sentirsi leggeri e mantenersi in forma, sono le principali motivazioni che spingono a variare la dieta e ad incatenare il frigorifero.

Mangiano davvero in modo più sano?

Gli italiani sono convinti di aver mangiato più sano dopo la pandemia. Avere la possibilità di muoversi maggiormente, frequentare le palestre, ha aiutato ad uscire dalle mure domestiche. La loro idea è di aver migliorato le proprie abitudini a tavola, di aver dato maggior peso ad alimenti naturali, sani e sostenibili. Quanto questa credenza sia reale, è tutto da dimostrare.

Dieta mediterranea sempre un must

Molte persone dichiarano di avere come obbiettivo di perseverare con la dieta mediterranea, legata alla tradizione italica. Ma nessuno riesce a dare una versione perfettamente coerente di quel regime, ed apporta infinite varianti. Indubbiamente è un modo interessante di leggere il proprio percorso personale, nei confronti dell’alimentazione.

il rischio dei cibi superprocessati

La salute, le diminuite risorse economiche e la voglia di sentirsi a loro agio nel proprio corpo, hanno modificato anche gli acquisti. In alcuni casi con risultati molto positivi, in altri, specialmente se si è preferito spostare il proprio interesse verso cibi economici, con risultati contraddittori. I cibi super-processati, a cui alcuni si rivolgono per la loro praticità, rischiano di essere troppo ricchi di elementi che, a lungo andare, danneggiano il corpo.

Arriva la prova costume tutti a dieta

Per cucinare bene serve tempo

Il tempo è una variabile importante che opera in questo senso, una vita troppo compressa costringe a consumare cibi precotti o ready-made, per ritagliarsi tempo libero. I cibi freschi e i vegetali, danno il meglio dal punto di vista vitaminico, se preparati al momento, ma comportano un minimo di preparazione prima del consumo. 

Non esagerare coi piatti pronti

Per questo, cucinare in casa, è un aspetto non secondario per una corretta alimentazione. Pochi possono permetterselo ogni giorno, anche se ci provano. I nutrizionisti consigliano di non eccedere coi pasti pronti o da scaldare in padella, limitandoli a 3 volte a settimana. Vegani e vegetariani sono appena il 5% anche se la loro percentuale è data in aumento nei prossimi anni. 

Pensare sempre alla salute

Le diete ipocaloriche sono quelle più richieste dopo la dieta mediterranea, mentre sono pochissimi coloro che si rivolgono a diete ketogeniche o iperproteiche, solitamente per ottenere risultati e performance sportive. Tra coloro che devono mostrare molta attenzione alla tavola figurano coloro che hanno sviluppato o tendono a sviluppare malattie croniche. La prevenzione, in questi casi offre una ottima possibilità di migliorare la loro esistenza. Per loro un corretto regime alimentare, corrisponde a salvarsi la vita. Arriva la prova costume tutti a dieta

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Abitare, Benessere, Enogastronomia

Orto che passione

Nonostante la primavera bizzarra di quest’anno fervono le attività in campo.

La passione per la terra e per coltivare a proprio consumo, si consolida. Anzi, trova nuovi estimatori, infatti, sono molti i giovani che si avvicinano alle pratiche agricole nei propri piccoli spazi attrezzati. Un tempo erano soprattutto gli anziani a curare il proprio “orticello”, memori di un passato in cui l’agricoltura era quasi l’unica attività del paese. Col passaggio all’attività nell’orto si dichiarava chiusa la propria carriera nel sociale per dedicarsi a se stessi. Orto che passione

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Il buon retiro

La frase “curare il proprio orto” era già nota al tempo dei Romani che la utilizzavano proprio nel senso di ritirarsi e pensionarsi dalle cariche pubbliche. In molte aree specie nel nord Europa, gli orti sono considerati un aspetto sociale e curativo. Vengono allestiti, soprattuto per gli anziani in aree apposite, e svolgono il compito di tenere impegnate le persone ed aiutarle a superare i momenti di solitudine e depressione. Anche in Italia questi orti pubblici sono diffusi e garantiscono la vita sociale dei cittadini e la cura del territorio pubblico.

Orto che passione

Competizione per il miglior pomodoro

La piccola inevitabile competizione per chi riesce a coltivare la miglior insalata, pomodori o ravanelli, porta a curare in modo speciale il proprio orto. La stessa competizione che spinge a trovare i migliori semi, i migliori sistemi di coltivazione, il terriccio e la corretta irrigazione. Negli orti pubblici che vengono assegnati agli anziani o a persone con problemi, i terreni sono spesso in vasche sollevate dal terreno, più facili da coltivare per chi ha qualche problema nel curvare la schiena, e sono dotati di impianti per l’irrigazione.

Mangiare le proprie verdure

Riuscire a far dar vita e far crescere i propri vegetali è anche un modo per restare connessi alla terra ed avere la certezza di ciò che si mangia. Si possono coltivare orti, giardini, terrazzi e persino balconi. Chi ha poco spazio spesso si dedica alle piante aromatiche, salvia, rosmarino, timo, ecc. per insaporire a dovere i propri piatti. Chi ha estensioni maggiori può dedicarsi a colture più estensive. Dove regnalo le insalate, i pomodori, le zucchine, le zucche, le fragole, le biete, ecc.

Anche le galline

Chi possiede un piccolo appezzamento, grande abbastanza, alleva le proprie galline per le uova fresca e la carne. Anche in questo caso la competizione per la gallina più bella diventa un incentivo per il proprio orgoglio. Sono oltre il 60% gli italiani che mettono mano a zappe e vanghe per rendere impeccabile il proprio orto, una passione che non smette di attrarre. Alcuni riescono anche ad ottenere un piccolo rientro dal loro pollice verde, vendendo e scambiando i prodotti con gli altri coltivatori. Un piccolo extra business che rende orgoglioso i neo ortolani. Orto che passione

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La Giornata mondiale del sonno arriva il 15 marzo.

Una funzione fondamentale ma che molti italiani non passano in modo perfetto.

Possono essere tante le cause scatenanti, che fanno passare una notte poco confortante per il nostro riposo. Conoscere alcune delle ragioni può aiutarci ad ottenere un sonno migliore e tonificante. In un film piuttosto celebre una coppia si giura che non andranno mai a letto arrabbiati, o senza aver chiarito i problemi che li dominano. Questo è un punto importantissimo, andare a dormire arrabbiati o con un grosso peso, non aiuta a dormire. La Giornata mondiale del sonno arriva il 15 marzo.

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Mai a letto dopo aver litigato

Litigare col partner è una delle cause legate a notti insonni o movimentate. Riuscire a calmarsi e a fare pace, è un ottimo espediente per riuscire a dormire correttamente. La temperatura ottimale, consigliata, è leggermente fresco nella camera da letto, un buon pigiama aiuta a trovare il confort, che fa sprofondare tra le braccia di Morfeo. La differente valutazione della temperatura è un vero casus bellis, con la parte femminile che preferisce un ambiente molto più caldo. Le lotte sul materasso per accaparrarsi lenzuola e coperte sono ben note a tutti quanti.

Vestirsi troppo uccide l’erotismo e blocca le endorfine

Vestirsi come un palombaro, può servire per ottenere un momentaneo tepore, anche se uccide in modo assoluto la vita sessuale di coppia. Il sesso invece ha la grossa prerogativa di liberare molte endorfine, che stimolano il piacere e il benessere generale. Forse sarebbe più corretto sbarazzarsi di qualcosa che si indossa, e rinnovare il piacere dello stare assieme e addormentarsi dolcemente.

La Giornata mondiale del sonno arriva il 15 marzo

8 ore sono quelle necessarie per un buon riposo ristoratore

Un buon sonno ci aiuta in tutte le attività del giorno. E’ una parte importante della nostra vita, ma tendiamo a trascurarla o a ridurne la durata. Sono pochi gli italiani che dormono 8 ore per notte, si accontentano di 7, e spesso anche di 6 e mezzo. Vengono spesso irretiti dai programmi tv, che fanno passare troppo tempo sul divano. Potremmo conteggiare quelle ore come riposo, ma in realtà sonnecchiare guardando la tv, ha ben altri effetti.

Le luci blu degli schermi tv, pc e cellulari, da evitare

Tutti gli schermi e non solo quelli della tv, hanno una cattiva influenza su di noi. I colori azzurrini/blu dei monitor, dei lap top e dei cellulari sono pericolosi per la salute del nostro sonno. C’è chi arriva a consigliare di spegnere o chiudere laptop e cellulari almeno un’ora prima di andare a dormire per prepararci ad un effettivo ristoro. il sonno infatti va “preparato”, desiderato e accolto.

Cenare entro le 8 di sera

Un altro grosso problema da risolvere è quando cenare. Gli specialisti del sonno consigliano di consumare la cena non oltre le 8. Perciò le cene fuori sono da anticipare o ridurre drasticamente. Anche sgranocchiare biscottini, snack, cioccolatini, popcorn sul divano, dopo la cena è sconsigliassimo, per due buone ragioni. Il metabolismo rallenta e tutte le calorie che assumiamo vengono assimilate e sappiamo dove si depositano, inoltre danno cattiva predisposizione al sonno.

La Giornata mondiale del sonno arriva il 15 marzo

Evitare troppe proteine, grassi, fritti, alcol e caffè

Cosa mangiare e cosa no. Evitare i cibi molto proteici, molto saporiti, i fritti, ed andrebbero molto limitati anche bibite zuccherate, vino, cocktail, superalcolici, caffè. Tanti cibi sappiamo che condizionano la nostra digestione, li conosciamo, ma non sappiamo resistere alle provocazioni. Il rischio è svegliarsi il mattino dopo una notte agitata, magari frequentata da incubi, col desiderio di tornare subito a dormire invece di iniziare la routine quotidiana.

Leggere aiuta a scivolare nel sonno

Leggere fa benissimo, un buon libro ci fa scivolare nel sonno. Se siamo fortunati diventeremo i protagonisti di una nostra personale novella, che avrà preso ispirazione da ciò che abbiamo letto. Anche i giochi enigmistici, come il sudoku aiutano a creare una bolla che allontana pensieri e preoccupazioni, fino all’arrivo dei primi sbadigli. 

Consultare il cellulare fino all’ultimo minuto è da evitare

Evitiamo di consultare anche all’ultimo minuto il cellulare, anzi facciamoci un regalo, giriamolo sul dorso, così anche gli eventuali messaggi in entrata, non ci disturberanno mentre siamo nel dormiveglia, coi loro lampi luminosi. I messaggi e i balletti di tiktok possono aspettare fino al mattino. Dopotutto la cosa più importante sarebbe festeggiare la giornata del sonno ogni notte. La Giornata mondiale del sonno arriva il 15 marzo.

La Giornata mondiale del sonno arriva il 15 marzo

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Ci stiamo giocando il Camembert?

Alcuni formaggi francesi sono a rischio di scomparsa. 

La causa sarebbe nella mancanza delle spore del fungo che provocano la trasformazione e maturazione del latte. Il problema è più serio di quanto si creda. Il fungo Penicillium biforme è alla base della formazione del tipico sapore, colore ed aroma dei formaggi francesi teneri, più famosi. Ci stiamo giocando il Camembert?

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Un solo sapore un solo colore

Un tempo ogni Camembert ed ogni Brie aveva un proprio sapore e colore, originale ed unico, ma i casari hanno forzato la mano per ottenere una uniformità di prodotto. Proprio questa ricerca di uniformare a tutti i costi,  potrebbe essere la cause della fine del Camembert, almeno come lo conosciamo. 

Spore del Pinicillium

Volevano che il prodotto fosse uniforme, oltre che nel sapore anche nel colore, ed hanno privilegiato il ceppo di Penicillium albino. Dai diversi ceppi noti si è cercato di ottenerne un solo tipo, in modo che ogni formella avesse la stessa resa in campo commerciale.

Anche Brie e Gorgonzola a rischio

Nel Nord della Francia ora i casari si strappano i capelli perché a forza di clonare lo stesso ceppo ne hanno causato la variazione del genoma. Non riesce più a riprodursi, e quindi trovare sufficienti spore da inoculare nel latte vaccino sta diventando un’impresa. La mancanza di diversità microbica potrebbe causare la scomparsa del formaggio più celebre di Francia. Lo stesso pericolo lo corrono anche Brie, Gorgonzola e Roquefort, ma è il Camembert a preoccupare maggiormente.

Ci stiamo giocando il Camembert?

Tornare alle origini? Troppo complicato?

Unico modo per salvarlo sarebbe tornare alle colture di spore delle origini, ma questo implicherebbe rinunciare ad una uniformità, che dal punto di vista commerciale, è la forza di questo formaggio cremoso. Tornare a colori, aromi, gusti e profumi differenti potrebbe disturbare molto il mercato, abituato ad un prodotto sempre in linea con un alto standard di qualità.

Come i migliori crue

I consumatori più scafati saprebbero andare alla ricerca del gusto che maggiormente li soddisfa, innescando una sorta di caccia al tesoro. Potrebbe diventare un fenomeno come quello degli estimatori del vino, disposti a spendere cifre folli per quell’annata, in questo caso per quella fattoria o quella piccola regione. Un vero e proprio cru per il miglior Camembert.

Denominazione comunale

I puristi potrebbero obiettare che anche il nome dovrebbe mutare, non potrebbe più essere semplicemente Camembert, ma dovrebbe assumere denominazioni più focalizzate sull’area di produzione. Dovrebbe ottenere una IGP assai ristretta per guidare i consumatori nella loro scelta. Forse una Denominazione Comunale.

La fine di un formaggio come lo conosciamo ora

Esistono altri ceppi di spore anche se non ripetono le stesse performance del tipo albino. Il Camembert come lo conosciamo oggi potrebbe scomparire prima o poi, anche se probabilmente non immediatamente. Potrebbero ancora salvarlo, ma dovrebbero convincere i consumatori che vale la pena tornare all’antico. I transalpini lo faranno? Ci stiamo giocando il Camembert?

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Benessere, Enogastronomia, Marketing

Sono fuorilegge le “Hot Chip Challenge”

Già sanzionate e proibite negli USA ora le patatine piccantissime sono vietate anche in Italia.

É la salute ad essere a rischio per chi consuma le patatine “bollenti” arricchite con peperoncino piccante. Avevano dato il via ad una challenge (sfida) che coinvolgeva soprattutto i minori, facilmente coinvolti in questo genere di motivazioni, anche se stupide. Le papille gustative e tutto il cavo orale erano a forte rischio proprio per la formula che spingeva ad osare, anche chi non era abituato al piccante. Sono fuorilegge le Hot Chip Challenge

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Niente pubblicità e distribuzione

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha imposto a DAVE’S, l’azienda produttrice, di non pubblicizzare e distribuire le sue patatine. Le “Hot Chip Challenge” devono anche essere rimosse dai listini di vendita, per inibire la distribuzione di un prodotto particolarmente pericoloso per la salute.

Le sfide sono pericolose

L’antitrust sottolinea che proprio la formula del challenge che invita a consumare lo snack in una sorta di sfida per dimostrare la propria audacia è fuorviante. I consumatori sono invitati a non bere e a resistere alla eccessiva piccantezza (un livello ritenuto troppo elevato), stoicamente. Una sfida stupida, poiché il consumo delle patatine super-piccanti, può creare gravi problemi. Alcune persone, quasi tutti giovanissimi, hanno avuto ustioni del cavo orale durate alcune ore. Una persona si sospetta che sia morta proprio a causa della sfida.

Sono fuorilegge le “Hot Chip Challenge”

Filmati in diretta mentre soffrono

Sono gli adolescenti, nella fase in cui devono testare i loro limiti, ad essere particolarmente colpiti da questa smania di osare. La challenge ha goduto anche di un volano pubblicitario indotto dai social media, costruito sui filmati live degli sfidanti (TikTok) nel momento in cui consumano lo snack e soffrono. Le patatine, pur essendo un prodotto alimentare e quindi soggetto a severe norme, non informano sul grado di pericolosità per chi consuma il prodotto. Per questo l’Antitrust ha deciso di proibirle.

Bambini e adolescenti protetti

Con la proibizione di pubblicità e vendita delle patatine, l’Antitrust tutela soprattutto i soggetti più deboli: bambini ed adolescenti. Coloro che sono più facilmente influenzabili, per accettare questo tipo di sfide che possono rivelarsi pericolose per la salute. Gli adulti hanno la capacità di comprendere il livello di rischio, e possono mettere a repentaglio la loro salute, se lo desiderano, i minori è giusto che siano tutelati. Sono fuorilegge le Hot Chip Challenge”

Sono fuorilegge le “Hot Chip Challenge”
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Un’oasi difesa da un muro a protezione 

Tra le meraviglie architettoniche in muratura non c’è solo la Grande Muraglia 

Creato per difendere il territorio  di un’oasi circa 4.000 anni fa in Arabia Saudita. Era un muro di difesa e protezione contro i nomadi e gli eventi naturali. Era a protezione di un’oasi che consentiva la coltivazione di alberi da frutta, cereali e verdura, ad una piccola comunità. L’estensione totale del muro era di circa quindici chilometri, era alto 6 metri e spesso tra due e quattro metri, per isolare l’area dagli interventi esterni. Un’oasi difesa da un muro a protezione

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Postazioni d’avvistamento

Il muro era dotato di un camminamento superiore con postazioni di guardia. Aveva delle stazioni di avvistamento che consentivano di individuare i movimenti che avvenivano all’esterno dell’oasi. Potevano avvistare gli eventuali predoni provenienti dal deserto per poter attivare le difese contro i loro tentativi di razzie. La stazioni originali erano 180, ma ora ne restano tracce di sole 74.

Khaybar nel deserto arabico

L’oasi di Khaybar si trova nella parte settentrionale del deserto dell’Arabia Saudita. Resta uno dei pochi esempi ancora riconoscibili e visitabili di costruzioni del genere, ma non erano così rare. Le oasi che permettevano di coltivare, grazie alle loro sorgenti erano protette e ovviamente concupite dai predoni. Erano e sono preziose, perciò dotarle di una simile protezione era una pratica necessaria.

Difesa da razzie ed eventi naturali

Oltre ad impedire le razzie da parte di altre tribù, questo tipo di muro di difesa, ha contribuito anche a garantire una stabilità nei confronti delle minacce naturali. Inondazioni, tempeste di sabbia e vento o la normale erosione, avrebbero potuto rovinare i raccolti. Il deserto è arido e la sua vegetazione quasi assente, quindi una sorgente e il relativo controllo delle sue acque, consente di ottenere orti e frutteti dai copiosi raccolti. Il muro di Khaybar è stato utilizzato per almeno 400 anni

Un’oasi difesa da un muro a protezione

Oasi murate, copiate dalle abbazie cristiane

Circa 4.000 anni fa l’area era punteggiata da queste oasi murate. La loro gestione divenne un esempio anche per gli “ortus conclusus”, propagandati dai monaci cristiani nelle loro abbazie e monasteri. Permettevano di mantenere una economia di base e il sostentamento di piccole popolazioni, grazie ad un tipo di economia circolare che ancora oggi potrebbe funzionare. 

Acqua preziosa e rara

Le sorgenti d’acqua erano lo strumento necessario perché le oasi potessero svilupparsi in lussureggianti giardini e orti, occorreva preservarle. Le fortificazioni movimentarono il paesaggio desertico, trasformandosi in un inno alla vita. Diedero un grande slancio ad una coltivazione agricola razionale e molto dettagliata, dove la distribuzione delle risorse idriche è ancora stupefacente.

Tenevano alla larga le scorribande dei predoni nomadi

Oltre all’aspetto agricolo svolgevano anche il compito di difesa e controllo delle scorribande delle popolazioni nomadi e raccoglievano informazioni sui movimenti di chi circolava nell’area. Gli attacchi improvvisi potevano così essere bloccati per impedire che venisse razziato il raccolto o le ricchezze delle popolazione. Erano avamposti di difesa militare, e svolgevano il compito di controllori. Un’oasi difesa da un muro a protezione

Un’oasi difesa da un muro a protezione

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Benessere, Enogastronomia

Il cibo a tavola serve per creare appartenenza

Quasi il 50% degli italiani sono coinvolti coi propri cari nelle scelte del cibo 

Nasce l’indice Psychological Food Involvement Scale (PFIS) che misura il rapporto con il cibo, e il coinvolgimento con le scelte alimentari. Il nuovo indice serve a misurare il nostro rapporto con il cibo e come influenzi le nostre scelte. Il modo in cui ci alimentiamo è molto cambiato negli anni recenti. Da una semplice soddisfazione di un bisogno primario, com’è la fame, s’è arricchito di molta simbologia. C’è un approccio psicologico e filosofico a come ci avviciniamo alla tavola. Ci avviciniamo alla tavola per il cibo e per comunicare. Il cibo a tavola serve per creare appartenenza

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Dietologi nutrizionisti e operatori del marketing

Dietologi, nutrizionisti e operatori del marketing sono molto interessati a comprendere in che modo le persone siano coinvolte dal cibo. L’importanza delle motivazioni che spingono ad effettuare precise scelte alimentari è analizzata, da decenni, dagli esperti del settore e da chi si occupa di futuro dell’alimentazione.

Una scienza per comprendere il ruolo del cibo

La valutazione delle spinte, talvolta inespresse, che modificano o trascinano il nostro modo di consumare e fare acquisti in campo alimentare, interessa sempre più persone ed aziende.  PFIS è una vera e propria scienza, nata per comprendere il ruolo che il cibo, e come lo consumiamo, possa influenzare le varie tribù e i suoi adepti.

Emozione, coinvolgimento, approvazione di uno stile

Emozione, coinvolgimento, approvazione di uno stile, benessere interiore ed esteriore. È dall’amalgama di questi stimoli che si sviluppa il nostro modo di pensare al cibo. Una soddisfazione che passa dalla positività delle nostre emozioni, un benessere che passa dal nostro modo di consumare i pasti. È il raggiungimento di situazioni e momenti che creano vicinanza con chi ci sta a cuore, e con relative tribù, a cui vogliamo appartenere. Consumare alcuni alimenti apre o preclude porte, che indirizzano ad accettazione o rifiuto di certe attitudini. 

Il cibo a tavola serve per creare appartenenza

Esprimiamo la nostra personalità

La nostra personalità emerge anche da cosa consumiamo, rafforza i vincoli familiari, accentua la vicinanza e il senso di partecipazione. Il cibo diventa un mezzo per sentirsi parte di una comunità, quasi il 50% degli italiani lo vede come un rafforzamento dei rapporti con le persone care. Cucina della nonna, tradizione, modernità o esplorazione di nuove cucine, ci guidano alla scelta dei compagni di viaggio, o di piatto.

Venire accettati

È anche il metodo per essere accettati dagli altri e far parte dello stesso club. Anche il successo degli influencer passa da questo desiderio di appartenere, di essere partecipi dello stesso “rito”. Consumare rappresenta un appagamento del proprio io, del proprio benessere. Scegliere cibi ipercalorici, oppure cibi biologici, a km zero, diete proteiche o  beveroni ipocalorici, sono tutte formule che danno accesso a precise tribù. Creano appartenenza.

Bisogno di partecipare

Queste scelte passano spesso per il bisogno di partecipare. Sconfinano nelle “mode” e per questo sono particolarmente interessanti per chi si occupa di marketing. Capire perché si scelga o si possa in qualche modo indirizzare verso un certo tipo di consumo, è un must per le aziende. Scoprire quali sono i temi che accendono alcuni interruttori può determinare il successo di opportuni prodotti. 

Il cibo a tavola serve per creare appartenenza

Sostenibile, etico, vegano, no carne, carne coltivata, insetti

Se la parola d’ordine è sostenibilità si possono vellicare i desideri dei clienti verso tutto ciò che è ecologico, biologico, etico. Oppure si può forzare la mano con argomenti che implichino di non accedere ad alimenti di origine animale, escludere le carni coltivate o le farine d’insetti come possibili fonti proteiche. Sono tutte variabili su cui poter operare.

Scelte coerenti

La sensazione di aver fatto la scelta corretta e coerente al proprio modo di alimentarsi e vivere, farà il resto. Il cliente si sentirà gratificato dei propri acquisti e cercherà di diffondere il proprio stile inglobando familiari e amici. Ad esempio sentirsi appagati per aver acquistato cibi che vellicano il nostro desiderio di fitness, diventerà un volano per includere altre persone nella propria tribù. 

La profilazione del cliente aiuta ad individuare le aree d’intervento

Il nuovo indice, che valuta il coinvolgimento psicologico, consente una migliore profilazione dei clienti. Un mezzo per affinare le ricerche di mercato, che potrebbe essere utilizzato anche per educare ad una migliore e corretta alimentazione. Ma temiamo che non sia esattamente quella la direzione, con cui i dati raccolti verranno utilizzati. La psicologia legata agli acquisti sembra più un metodo per indirizzare ed incitare verso altri consumi, più che un invito alla moderazione. Il cibo a tavola serve per creare appartenenza

Il cibo a tavola serve per creare appartenenza

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Abitare, Benessere

Sale stradale gettarlo o no?

Rende più sicure le strade ma genera anche molti problemi all’ecosistema.

Siamo di stagione perciò ha senso domandarsi se il sale che gettiamo sulle strade sia così utile o sia dannoso. Quando inizia a nevicare e si attacca al suolo, siamo felici di vedere i camion spargisale distribuire il loro carico sull’asfalto. Però forse stiamo esagerando, negli ultimi anni la percentuale gettata è quasi raddoppiata. Il sale fa ridurre il punto di gelo e fa sciogliere prima il ghiaccio ma a discapito della salute di tutti quanti. Sale stradale gettarlo o no?

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Si scioglie e arriva nei fiumi e laghi

Dovremmo evitare di abbondare perché il sale, per svolgere il suo compito deve sciogliersi e finisce nel terreno, nell’acqua e nelle piante. Gli invasi idrici vedono così salire il livello di sodio, e nel caso di impianti per distribuire acqua potabile alle popolazioni, sono veramente dannosi. Filtrare e potabilizzare le acque dal sodio in eccesso, sono processi molto costosi ed il sapore dell’acqua peggiora in modo sensibile.

Sconsigliato in molte diete

Il sale è sconsigliato in mote diete, specie per i diabetici e gli ipertesi. Tutti i medici raccomandano regimi senza sale o poveri di sodio, per una migliore salute. Proprio per questo le acque potabili ricche di sodio possono rivelarsi pericoloso e decisamente non funzionali, per buona parte della popolazione. Questo va decisamente contro alle norme di prevenzione, per aspirare ad un benessere sanitario, nel lungo periodo.

Specie aliene subentrano

La salinità in aumento favorisce l’ingresso di specie aliene, che si adattano meglio alle acque salmastre, specie che possono essere invasive. Inoltre il sale uccide il fitoplancton che è alla base della catena alimentare di molte specie. Uno studio recente ha confermato che le trote, in condizione di alterata salinità, si riducono sino al 30% di peso. Rimangono piccole, hanno problemi a riprodursi e sono più facilmente catturate dai loro predatori. Anche le rane vengono influenzate in modo negativo.

Meglio delle patatine fritte

Il sale è come le patatine per molti animali, specie i ruminanti e gli ovini. Negli USA i depositi di sale, posti al lato delle strade, sono diventati luoghi di approvvigionamento per cervi, wapiti, caribù e alci. Soprattutto gli enormi alci creano problemi nella circolazione con i loro attraversamenti stradali. Non è un caso che la prova di sbandata controllata viene chiamata la prova dell’alce. Il problema è decisamente noto.

Sale stradale gettarlo o no?

Leccornie per il latte e le corna

Attraversano le strade per leccare quella leccornia. Le femmine lo fanno per avere un latte migliore per i vitelli, mentre ai maschi serve per far crescere i loro possenti palchi. Attraversano di notte, sono quasi neri e diventano ostacoli invisibili e insormontabili. Molti incidenti mortali sono occorsi proprio vicino a queste zone dove possono trovare sale. Molti cittadini nordamericani, ma anche nordeuropei, sono rimasti vittime assieme agli animali di incidenti dalle conseguenze fatali.

C’è una letteratura sugli animali che leccano via il sale dalle auto

Esiste tutta una anedottica su alci, cervi o renne, sorpresi a leccare voluttuosamente il sale caduto dai camion, o le auto appena parcheggiate dopo aver viaggiato su strade cosparse di sale. Potrebbe essere un economico servizio di autolavaggio, se non fosse dannatamente rischioso. Gli alci sono decisamente poco socievoli e si sconsiglia di avvicinarli. I maschi sono ombrosi e solitari, si avvicinano alle femmine solo nel periodo riproduttivo, poi scompaiono nuovamente nelle foreste.

Anche la vegetazione cambia

Le piante sui bordi delle strade hanno ovviamente assorbito molti più sali e questo modifica il loro ciclo vegetativo e la vita degli insetti che su di loro si posano. Le farfalle che crescono e si nutrono di quelle foglie, ad esempio, sviluppano occhi giganti. Non ci sono ancora studi completi su questo fenomeno, e sulla potenzialità del rischio connesso, che resta però allarmante.

Alternative al sale

Sono state studiate alternative al sodio da gettare sull’asfalto, ma nessuna ha veramente funzionato. Sia il succo ottenuto dagli scarti della barbabietole o altri sottoprodotti da lavorazioni industriali non sono riusciti a sciogliere bene ghiaccio e neve. L’unica vera soluzione è agire con parsimonia, ridurre la quantità di sale sparso ovunque e limitarlo alle vie in cui la circolazione non può essere soppressa o rallentata. 

Tutti possono contribuire

Possiamo contribuire anche noi nel nostro piccolo. Ognuno di noi può evitare di strafare, gettando chili di sale nei vialetti d’ingresso.  Ne basta una quantità minima per evitare di scivolare e battere le terga a terra. Con un po’ di attività fisica si può spalare la neve e grattarla dai punti dove è ghiacciata. Risparmieremo sull’abbonamento della palestra e i muscoli resteranno tonici. Sale stradale gettarlo o no?

Sale stradale gettarlo o no?

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Benessere, Enogastronomia

La differenza la fa il bicchiere

Le persone bevono meno vino quando i bar eliminano i bicchieri più grandi

Una misura semplice e quasi ovvia, ma che potrebbe aiutare a limitare il consumo di alcool. In questo caso a farne le spese è stato il vino, il tipo di alcol più servito e bevuto in Inghilterra ed Europa. Sono proprio stati i pub inglesi ad accogliere questo studio comportamentale, ed accorgersi dell’effettivo calo. La differenza la fa il bicchiere

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Eliminare i balloon

Eliminando i balloon, i bei bicchieri panciuti ad alto stelo, dai loro servizi, hanno notato una diminuzione di quasi l’8 % di consumi di vino. Servendo bicchieri di dimensioni minori hanno ottenuto questo piccolo successo. I pub e wine bar che si sono prestati all’esperimento non hanno perso denaro. Probabilmente hanno compensato il minor vino versato con più alti ricarichi.

Lontano dal Dry January

Il test è stato realizzando nei mesi precedenti al Natale per non venire influenzato dall’esperienza del dry January (un intero mese senza alcool). In contemporanea non ci sono state variazioni di consumi di sidro e birra, segno che gli avventori non hanno compensato le razioni leggermente ridotte, bevendo altre cose.

Alcoolismo troppo pericoloso

Sembra una rivoluzione semplice come l’uovo di Colombo, ma il NHS (servizio sanitario Nazionale inglese) ha appreso la notizia con grande favore. I problemi legati all’alcolismo in UK, sono molto seri per le complicazioni che l’abuso comporta (tumori al fegato, cancro della pelle in primis). Migliorare le condizioni di salute dei propri cittadini è un target che NHS si pone da sempre, e questi dati sono confortanti. 

La differenza la fa il bicchiere

Troppi decessi

Il consumo smodato causa 3 milioni di decessi ogni anno in tutto il mondo. Un numero decisamente troppo alto. Ridurre i problemi legati al troppo bere, oltre che sanitari, sono anche legati all’ordine pubblico. Meno ubriachi al volante, meno incidenti stradali, meno risse e problemi di traffico, meno situazioni limite, e conseguenti minori interventi delle forze dell’ordine.

I decesso su 8 dovuto all’abuso di alcool

Negli Stati Uniti, i dati sono ancora più sconfortanti, tra i 20 e 64 anni, un deceduto su 8 è legato al consumo di alcool, la percentuale aumenta se si selezionano i decessi dei cittadini tra 20 e 49anni . Un paio di generazioni veramente ad alto rischio sanitario. Se basta eliminare i ballon dai menu dei pub per ridurre il numero delle bevute, ben venga. 

La lobby dei produttori si mette di traverso

Se il NHS spinge in questa direzione, ci sono resistenze da parte dei politici, che devono combattere contro un impero come quello dei produttori di bevande alcoliche e superalcolici. Una lobby potentissima e ricchissima, che non intende lasciar scalfire i loro patrimoni. I produttori di alcolici insistono nel mettere i cittadini in grado di fare scelte oculate, ma respingono ogni limitazione, compreso il ridurre il volume dei bicchieri.

Nessuno osi toccare la pinta

Chi ha effettuato il test, vorrebbe tentare di reiterare l’esperimento anche nei confronti di altre bevande, compresi i bicchieri per la birra. Ma in questo caso nessun pub o ristorante ha acconsentito a ridurre il classico bicchiere da pinta. Come scusa hanno dichiarato che la loro clientela è troppo abituata a quel formato, e non avrebbe gradito il cambiamento. La pinta esiste da secoli, il ballon per il vino è introduzione recente, perciò meno connaturata alle abitudini consolidate. La differenza la fa il bicchiere

La differenza la fa il bicchiere

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Benessere, Enogastronomia

La cucina italiana trionfa nel mondo 

Sette fra le prime 10 regioni del mondo in cui si mangia rappresentano il bel paese

Ogni anno TasteAtlas tramite i voti dei suoi aderenti sforna classifiche che riguardano la cucina. Recentemente si è cimentata in quella dei formaggi che ci ha visto dominatori assoluti. Ora è il tempo di classificare le migliori 100 regioni al mondo dove mangiare.Le polemiche che suscitano queste graduatorie lasciano il tempo che trovano, perché sono fatte non in senso assoluto, ma grazie alle recensione dei volontari. La cucina italiana trionfa nel mondo

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Solo tre eccezioni

Se si escludono le regioni italiane sono pochissime le altre “isole felici” dove mangiare veramente bene, che sono arrivate tra le prime dieci località. I tre intrusi che si sono classificati 3°,4° 6° sono Java, Creta e il Guandong. I votanti hanno selezionato oltre alle regioni anche le migliori specialità locali, ed in alcuni casi anche con che cosa accompagnarle.

Vince la Campania

Pizza a fare da traino, Linguine allo scoglio, Parmigiana alla napoletana, Sugo alla Genovese e Mozzarella in carrozza i piatti a cui non si può resistere. Tra i prodotti ovviamente la Mozzarella di Bufala Campana, i Bocconcini, i Limoni di Sorrento, il Provolone del Monaco e la Lasagna. Per accompagnare questo ben di dio, l’immancabile Fiano e per il fine pasto il Limoncello

La grassa Emilia e le sue tagliatelle

L’Emilia Romagna sfodera i suoi piatti migliori, con primi ricchissimi. Tagliatelle al ragù alla Bolognese, Lasagne alla Bolognese, Ragù alla Bolognese, Piadina Romagnola e Borlenghi. Materie prima da portare a casa sono Parmigiano Reggiano, Tagliatelle, Prosciutto di Parma, Aceti Balsamico Tradizionale di Modena Reggio Emilia. Per digerire in modo opportuno tanta opulenza TasteAtlas consiglia il Nocino, il Lambrusco di Sorbara e l’Amaro Montenegro

La cucina italiana trionfa nel mondo

La Sicilia incanta e arriva 5°

L’Italia conquista il quinto posto con la Sicilia. Sono i dolci a fare la differenza con Gelato e Cannoli, senza dimenticare  la Parmigiana, gli/le Arancini/e, la Pasta alla Norma. Prodotti da mettere in valigia: Pasta in genere, il Pistacchio Verde di Bronte, il Pomodoro di Pachino e l’Arancia Rossa. Per bere bene: Nero dAvola, Marsala e Amaro Averna 

Carbonara, Gricia e Cacio e Pepe spingono il Lazio

Il Lazio si prende la settima posizione con i suoi celebri piatti di pasta, Carbonara, Gricia, Cacio e Pepe, Amatriciana, senza dimenticare Tramezzini, Pizza al taglio e Focaccia romana. Tra le materie prime da portare a casa: Bucatini, Fettuccine, Rigatoni, Pecorino Romano, e Ricotta Romana. Vini consigliati i bianchi dei castelli romani.

La cucina italiana trionfa nel mondo

La Fiorentina incorona la Toscana

L’Ottavo posto lo conquista la Toscana con la Fiorentina, Ragù di cinghiale, e Pappardelle al cinghiale, i Bomboloni e la Panzanella. I prodotti consigliati sono: Pappardelle, Pici, Pecorino Toscano e Prosciutto. Per accompagnare questi trionfi di carne: Brunello di Montalcino, Chianti Classico DOCG, Vino Nobile di Montepulciano e per i cocktail un buon Negroni

I risotti della Lombardia la portano al 9° posto

La Lombardia si rilancia con Risotto, Tortelli, Ossobuco alla Milanese, Pizzoccheri alla Valtellinese e Sciatt. Tra i migliori prodotti sono invece Stracchino di Crescenza, Grana Padano Oltre 16 mesi, Bresaola della Valtellina e Taleggio. La Lombardia offre ottimi drinks: Amaretto Di Saronno, Negroni sbagliato, Bombardino e Amaro Ramazzotti

Chiude la top ten la Liguria

Al 10° posto tra le migliori regioni del mondo per la cucina troviamo la Liguria. Paste e pesto sono il volano per la regione ligure. Pesto, Focaccia di Recco, Farinata di ceci, Trofie e Trenette al pesto. Indispensabili per gustare al meglio il pesto, rifornirsi di Linguine, Trenette, Bavette e Trofie, senza dimenticare il profumatissimo Basilico ligure e per brindare i vini delle CinqueTerre. La cucina italiana trionfa nel mondo

La cucina italiana trionfa nel mondo