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Solstizio d’inverno un rito primordiale

Solstizio d’inverno un rito primordiale

Sono ancora molti quelli che lo ritengono un momento magico ed esoterico

È un fenomeno naturale che si ripete ogni anno ed è molto atteso da tutti coloro che lo associano ad eventi naturali e sovrannaturali.  Ha colpito la fantasia degli umani per millenni ed a lui sono dedicate strutture, templi e monumenti per onorarlo. Il solstizio d’inverno, nell’emisfero nord, poiché in quello sud è quello estivo, rappresenta la speranza. Arriva a segnare il giorno più breve e la notte più lunga. Giorni freddissimi usualmente, che però vedranno crescere le ore di luce e porteranno alla primavera. Solstizio d’inverno un rito primordiale

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Tanti luoghi dove festeggiarlo

Ci sono molti luoghi dove il solstizio assume una dimensione particolare. Se avete voglia di viaggiare potreste recarvi in questi siti per dare spazio al vostro lato esoterico. Molto prima dei drudi celtici il solstizio era celebrato con molta cura. Gli egizi ad esempio nel celebre tempio di Karnak attendevano l’alba nell’ingresso, sicuri che il dio sole non li avrebbe traditi. Ma gli egizi ci hanno abituati ad avere monumenti e costruzioni che sono in linea con ciò che accade sopra le loro teste. Gli allineamenti con le stelle hanno dato respiro a moltissime opere letterarie e film dedicati a questi eventi.

Breve anzi brevissimo

Stiamo per assistere al giorno più corto e più buio dell’anno. Più a nord ci spostiamo e peggiore sarà il periodo d’illuminazione solare arrivando a zero vicino al Polo. Il timore che il sole non tornasse più a scaldare la terra ha sempre spaventato i popoli. L’inverno rappresentava il momento più duro e pericoloso, il più freddo senza cibo fresco, chi non aveva accumulato riserve rischiava di morir di fame. Ma questo giorno così breve che vedeva sorgere di nuovo il sole, era anche il simbolo che sarebbero tornate le buone stagioni. Era il momento di fare un raccoglimento e chiedere l’indulgenza degli dei per una rinascita.

Solstizio d’inverno un rito primordiale
Karnak

Stonehenge

Stonehenge è quasi per tutti il simbolo per eccellenza del solstizio. Ma forse non era quello lo scopo per cui le grandi pietre sono state erette. Non c’è vera corrispondenza con gli eventi celesti, ma i fan del sito sono sicuri della sua potenza esoterica. Ogni anno si radunano a migliaia per attendere l’alba e creano ingorghi nelle strade. La polizia locale deve sobbarcarsi un lavoro extra per risolvere i problemi di superaffollamento. Sono molti i riti pagani associati e i sostenitori di curiosi riti sono soliti festeggiare in modi inusuali l’evento.

Glastonbury Tor

Ancora in Inghilterra, Glastonbury Tor è un tumulo artificiale di terra. Gli storici ritengono sia stato costruito per celebrare il Sole e sia un riferimento alla sua presenza in cielo. Durante il solstizio d’inverno, sembra tracciare un percorso che va dalla cima della collinetta sino alla sua base.

Chichen Itza e Egitto

In Messico la piramide maya è simboleggiata dal serpente. Nel giorno del solstizio la piramide di Kukulcán grazie alla forma della sua scalinata, sembra ospitare un serpente che si arrotola e va a scomparire in cielo. In Egitto il Tempio di Karnak è uno dei luoghi più noti dove osservare il sorgere del sole che entra proprio dalla porta. Ma sono moltissimi i luoghi deputati allo scopo. Edifici costruiti con quello speciale allineamento, sono parte della tradizione degli Egizi.

L’altra Stonehenge

In Nuova Zelanda, esiste una Stonehenge alternativa, si trova vicino a Wellington e si chiama Aotearoa Stonehenge. Niente a che vedere coi druidi e nemmeno coi Maori. È una ricostruzione voluta da un gruppo di astronomi. È allineata con gli astri della calotta australe ed è una sorta di osservatorio ad occhio nudo. Sta diventando celebre tra tutti gli appassionati dei fenomeni astronomici. Solstizio d’inverno un rito primordiale

Aotearoa

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Solstizio d’inverno un rito primordiale
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Solstizio d’inverno un rito primordiale ci sono molti siti dove festeggiarlo ed onorarlo dall'Egitto alla Nuova Zelanda
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