Enogastronomia

Senza glutine anche dove non serve

il consumatore trattato come un babbeo a cui rifilare merce che dovrebbe avere qualità e prestazioni superiori anche quando quei requisiti non li ha mai avuti.

È uno dei dettami del marketing quello di seguire l’onda dei prodotti di successo, adeguarsi al mercato per vendere meglio e di più. Ed è a questo principio che molte aziende alimentari si attengono. La stagione del tutto senza continua ad attrarre consumatori ed allora basta appiccicare un adesivo giusto per fare breccia. È il caso dei senza glutine, appiccicato anche a prodotti che il glutine nemmeno sanno cos’è fin dalla loro nascita. Senza glutine anche dove non serve.

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Se diventa gluten free anche l’acqua

Gli eccessi di solito si pagano, ma sembra che a molti produttori piaccia il rischio, se diventa gluten free anche l’acqua minerale significa che si sta cercando di vendere ad ogni costo. Creare una finta parvenza di prodotto “nuovo“, “attento alla salute“, anche se il prodotto è soltanto acqua suona come una beffa. Un tempo la chiamavano faccia di bronzo, ma ora sembra più un attacco alla credulità delle persone.

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gluten free dove non serve

I celiaci sono pochi

in realtà i veri celiaci sono pochi, molti sono convinti di esserlo senza averne le prove mediche e scientifiche. Poco male se sono interessati a prodotti senza glutine, anche se l’ammontare mensile della loro spesa è molto più elevato. Almeno il 40% del mercato dei prodotti senza glutine è venduto a chi non ne avrebbe necessità. La finta convinzione che siano più salutari o benefici ha fatta la loro fortuna. Sono solo i celiaci a trovare giovamento dai prodotti a loro destinati. Quella fetta di mercato dei non celiaci che si credono tali, disposti a spendere di più, fa gola. Ed ecco che diventa lampante perchè molte aziende siano pronte ad operare in quel senso.

Formaggio senza glutine

Una recente pubblicità vantava tra le qualità di un formaggio quella di essere gluten free, anche se nessun formaggio contiene glutine a parte i formaggini che hanno subito una trasformazione. Un eccesso d’informazione che non è ammessa dai disciplinari e che dovrebbe sparire con un grande spernacchio all’azienda che lo vende. Del resto c’è un apposito regolamento che sancisce che non si possono dare indicazioni quando queste sono fuorvianti. Indicare che un prodotto è senza qualcosa quandpo tutti i prodotti della sua categoria non lo comprende, è illegale.

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Fuorviante per le altre aziende

Indicare che il prooprio prodotto è senza glutine può indurre a pensare che i concorrenti lo contengano. Questa è un’informazione fuorviante che gioca sulla ignoranza dei consumatori che non possono conoscere tutto l’elenco degli ingredienti di ogni prodotto. Di questa scarsa conoscenza si sono avvalse anche alcune aziende che commercializzano bevande a base di tè. Il tè non contiene glutine ed anche in questo caso l’informazione accessoria è un modo per seguire l’ondata salutistica che ammanta i prodotti senza qualcosa. Senza glutine anche dove non serve.

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Senza glutine anche dove non serve, aziende sfruttano il momento di favore degli articoli senza qualcosa e diventa gluten free ciò che non lo è mai stato
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