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Sempre più malattie si sviluppano in città e fattorie.

Sempre più malattie si sviluppano in città e fattorie

Sono gli animali selvatici a fare da vettori, ma è la conformazione del panorama urbano a condizionare questa diffusione

Le malattie portate dagli animali prosperano negli ambienti urbanizzati. Con ogni albero abbattuto, con ogni metro quadro di cemento e asfalto aggiunto, costruiamo un’autostrada attraverso la quale le malattie possono diffondersi. Quando modifichiamo le condizioni per la biodiversità abbreviamo il percorso per molte patologie. Sono animali molto comuni come ratti e volatili che si fanno carico di questo compito di vettori di malattie sconosciute. Sempre più malattie si sviluppano in città e fattorie

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Un accento particolare dopo l’arrivo del Covid

Uno studio recente pubblicato su Nature ha preso in esame questa fauna che può importare od esportare agenti patogeni. Lo studio riguardava quali di questi animali vettori aumentavano di numero e quali invece tendevano a scomparire. Quasi tutte le specie che erano insediate in alcune aree e che si erano specializzate per sopravvivere, hanno sofferto moltissimo dei cambiamenti del loro habitat. A soffrire maggiormente sono gli animali di grossa taglia come elefanti giraffe o rinoceronti. Al contrario in quelle condizioni mutate volatili, roditori e piccoli mammiferi come i pipistrelli sono aumentati di numero.

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Adattabilità

L’adattabilità dei piccoli mammiferi e dei volatili ai cambiamenti del territorio e la loro facilità riproduttiva gli consente di prosperare. Non è a caso che molti dei selvatici convivano negli stessi ambienti in cui si è espanso l’uomo. La loro capacità di trovare cibo dai nostri rifiuti facilita la loro espansione. L’uniformazione del paesaggio fa assomigliare ogni luogo, creando standardizzazione globale. Con una efficace sintesi è ciò che sta accadendo ai piccoli negozi, strangolati dalle grandi catene commerciali, tutte simili tra loro. La scomparsa delle nicchie ambientali si sentirà nel tempo, quando tutto sarà massificato.

Inutile dominio

L’uomo crede o tende a dominare la terra, vuole riconvertirla in aree produttive o abitative. Questo dominio però aiuta in modo fatale la diffusione dei “nuove” malattie che erano relegate in piccole aree. Gli esseri viventi che si erano adattati ed avevano i giusti anticorpi per quelle zone, nel momento in cui le aree vengono sconvolte, migrano. Potano con sé malattie per cui non siamo preparati. L’ostracismo scatenato nei confronti di pipistrelli e pangolini nella recente crisi pandemica ne è la dimostrazione. Anche se non sono loro ad essere i propagatori del Covid-19

Sempre più malattie si sviluppano in città e fattorie

La paura del contagio

Come nel medioevo affiorano paure che non hanno fondamenti scientifici. Il timore di malattie di origine animale si è diffuso con sorprendente rapidità. Del resto trovare una sorgente da poter incolpare degli attuali disagi è una semplificazione che interessa a molte persone. Poter puntare il dito su qualcuno senza riflettere sui guasti provocati da noi umani, facilita la vita e scarica le responsabilità. In realtà gli animali che prosperano nelle aree urbanizzate sono portatori di una sorprendente abbondanza di agenti patogeni. In futuro sarà bene osservare con attenzione quali sono gli spazi dominati dall’uomo e quali sono le malattie che portano con sé.

Espansione continua

Come dimostrano gli incendi in Brasile e negli USA il terreno selvaggio continua a venire violato. I nuovi spazi diventeranno campi, allevamenti, o solo aree desertificate. Si creano le condizioni per entrare in contratto con animali che posseggono agenti patogeni che l’uomo non conosce. Occorre sorvegliare con molta attenzione quei territori e creare delle task force in grado di accertare le emergenze sanitarie. Ricostruire quelle aree avrebbe la funzione di ridurre le occasioni contatto e migliorerebbe la qualità della salute pubblica. Sempre più malattie si sviluppano in città e fattorie

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Credits: PxHere

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Sempre più malattie si sviluppano in città e fattorie. L'erosione delle aree selvagge ci espone a contatti con animali vettori portatori di patologie
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