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Questione femminile è equiparabile al razzismo?

Questione femminile è equiparabile al razzismo?

Un razzismo serpeggiante colpisce le donne ogni giorno in moltissimi aspetti

L’esempio di razzismo più palese è quello che noi donne subiamo ogni giorno della nostra vita. Dal momento in cui nasciamo fino alla pensione, in ogni aspetto. Accade per partito preso, per cultura e non certo per valutazioni razionali. Immaginiamo che il diverso abbia tratti somatici differenti per renderlo riconoscibile, e di fatto lo è. Essere donna significa essere riconoscibili e discriminate per il solo fatto di essere donne. In alcune realtà questa discriminazione è palese ed esplicita in variegate forme. Mentre nella nostra evoluta Italia, questa discriminazione è subdola e strisciante. Riguarda il potere, in ogni forma esso si espliciti. Sia genitoriale o matrimoniale, dal lavoro alla considerazione istituzionale, dagli omicidi/femminicidi alla violenza in senso lato, dall’estetica al business. Questione femminile è equiparabile al razzismo?

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Parità di genere, dove e quando

La questione di parità di genere va trattata come il fenomeno di razzismo più strutturato, storico e insito in quasi tutte le culture del mondo. Perché è di questo si tratta, razzismo strutturato.  Può essere palese se indossiamo uno chador, se non possiamo guidare l’auto, se i nostri genitali vengono mutilati (infibulazione). Diventa condannabile, in modo chiaro e forte, poiché è così esplicito. I segnali sono così macroscopici da diventare innegabili. Invece il politically correct e le sue evoluzioni sociali, danno una falsa parvenza di parità e di conquiste.  Quando qualcuna ce la fa, sembra che il razzismo nei nostri confronti svanisca, ed invece sta riemergendo in modo palese. I dati che emergono in questi giorni legati alla crisi sociale ed economica sono davvero disarmanti, su 101.000 posti di lavoro persi, 99.000 sono andati a discapito delle donne. (dati ISTAT) 

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DAD e smart-working

La formazione a distanza o DAD ha inciso profondamente sulle scelte delle donne. Chi è rimasto a casa rinunciando alla sua vita, carriera, possibilità, speranze per curare i figli? Le donne ovviamente. Qual è il target più discriminato oggi, rispetto alla programmazione del futuro e del Recovery Plan?  Le donne adulte sotto i 30 anni sono spesso le più acculturate, quelle cha hanno completato per prime il percorso degli studi. Sono, in percentuale, le più disoccupate fra i giovani, quelle che hanno meno possibilità di trovare lavoro. Sono anche quelle che, apparentemente, non avranno un futuro se non come mogli e madri. Un segno di arretramento sociale di tutto il paese.

Sapete cosa ci stiamo perdendo come società? 

Abbiamo investito per farle studiare, ed è stato un grave errore, perché il loro sapere non produrrà altro sapere e progresso. Non avremo la possibilità di renderle economicamente indipendenti, per cui graveranno sulle spalle delle famiglie e della società. Le manterremo con i vari sussidi e graveranno sul sistema sociale nazionale perché non avranno versato contributi. Non percepiranno che la pensione sociale che grava sulla collettività. Non avremo nemmeno il ricambio generazionale perché se non hai una certa agiatezza non farai figli. I dati demografici sono sconfortanti e ce lo dimostrano.

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Perderemo libertà

Avremo persone non libere perché non potranno scegliere una vita, ma dovranno subirla sempre. Dovremo investire altro danaro pubblico per riconvertire e aggiornare le competenze, per inserire queste donne nel mondo del lavoro. Se non investiamo in asili e scuole e supporto alla famiglia non creeremo mai posti di lavoro. Quindi l’italico PIL arrancherà sempre, e la ripresa sarà sempre un sogno proibito. Subiremo una recrudescenza culturale. Molte donne stanno scalando i massimi livelli sociali, economici, e raggiungono posizioni istituzionali e di potere, ma non servirà da stimolo alle altre femmine della specie. L’esempio delle generazioni Z e delle Millenials è palese, sono le più brave e le più deluse. Ovvio che non ci auguriamo tutto questo, ma occorre intervenire e cambiare.

Chi acquisterà beni e servizi senza reddito?

Dal punto di vista economico, chi acquisterà i beni prodotti dalle nostre aziende e dai robot, potrà farlo solo se possiede un reddito. Il rischio è che chi lo avrà a disposizione, sarà sempre più un maschio. Varrebbe la pena, pragmaticamente, che una fetta più consistente di persone entrassero in possesso di reddito da investire nei consumi. Noi del marketing come faremo a operare per generare bisogni nelle consumatrici? Come potremo seguire i sogni di queste giovani donne, se non esistono prospettive di consumo? Il nostro ruolo andrà scemando se si riduce una buona fetta del mercato. In Italia i dati impietosi di aumento di valore della nostra crescita lo dimostrano. Galleggiamo, sopravviviamo ma non riusciamo a spiccare il volo. Il razzismo per il genere femminile ucciderà l’economia italiana, se non saremo capaci di dare una svolta profonda.

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Tecnologie siamo ancora più razziste

Il razzismo non è una scelta razionale e questi dati lo dimostrano; pur di non perdere il controllo rinunciamo al meglio, discriminiamo, riduciamo in schiavitù economica buona parte della nostra società. Anche se qualcuna ce la fa, la mancanza di reddito di molte donne delle nuove generazioni riporta il razzismo palese in primo piano. È uno spettro molto più vicino di quello che si immagina. Da questo punto di vista, nemmeno le tecnologie ci aiutano. Pare proprio che i più grandi razzisti nei confronti delle donne siano i nuovi padroni del vapore, gli addetti allo sviluppo delle irrinunciabili tecnologie informatiche.  Siamo felicissime, per ognuna di noi che ce la fa, ma sono veramente troppo poche, ancora troppo poche. Questione femminile è equiparabile al razzismo?

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Credits: PxHere

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Questione femminile è equiparabile al razzismo? Il gap di reddito crea una situazione di scompenso che confina col razzismo
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