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Piume più folte per gli uccelli canori dell’Himalaya

Piume più folte per gli uccelli canori dell'Himalaya

Un adattamento per sopravvivere ad alta quota senza sprecare troppe energie rabbrividendo

Gli uccelli canori che vivono sulle falde dell’Himalaya, si sono adattati ad un clima inospitale per poter avere le risorse necessarie per sopravvivere. Per evitare di morire congelati attivano la funzione che li fa tremare ed obbliga il loro sistema circolatorio ad accelerare. Possono arrivare a perdere fino ad un quinto del loro peso per questa incessante azione di tremolio. Per non consumarsi dal freddo hanno elaborato una tecnica precisa che riguarda le loro piume. Piume più folte per gli uccelli canori dell’Himalaya

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Un giubbotto di piume

La temperatura necessaria ai piccoli uccelli per sopravvivere, è quella attorno ai 38 gradi. Il loro cuore è il “motore” che può mantenerli in vita, ed è l’organo che devono proteggere maggiormente. Dall’esterno del corpo al cuore passa una distanza di soli 2 cm. Un’area delicata che i piccoli uccelli canori cercano di salvaguardare costituendo un piumaggio molto più fitto ed intenso. Proprio la zona centrale del loro corpo viene coperta da un piumaggio che possa trattenere il calore. È una sorta di giubbotto supplementare che viene “indossato” nelle stagioni più fredde.

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Piume più folte per gli uccelli canori dell'Himalaya

Uno studio apposito

I biologi hanno svolto studi appositi sulle diverse tipologie di uccelli canori che vivono sull’Himalaya. Sono specie diverse che hanno un areale o meglio una fascia d’altezza ben precisa. Vivono in quella che meglio si adatta alle loro caratteristiche. S’incontrano uccellini che vivono al di sotto dei 600 metri, mentre altri vivono tra 1.500 e 3500 metri ed altri ancora nella fascia superiore fino a 4.000 metri. Hanno notato che il loro piumaggio si modifica all’arrivo della stagione fredda. Lo si potrebbe prendere come annuncio dell’arrivo dell’inverno.

Rabbrividire per vivere

Gli uccelli sono a sangue caldo, come gli esseri umani, per riscaldarsi quando la temperatura scende ricorrono al sistema dei brividi. Ma a 4000 mt, le temperature crollano fino a meno 15 gradi. Rabbrividire per tutta la notte consuma talmente tante energie che alcuni uccelli sono troppo deboli per nutrirsi. Muoiono di fame perché hanno consumato tutta l’energia a disposizione per arrivare al mattino. Il timore è che i cambiamenti climatici possano coglierli alla sprovvista.

Piume più folte per gli uccelli canori dell'Himalaya

Eventi meno prevedibili

A causa degli sbalzi improvvisi climatici, le ondate di gelo possono arrivare inattese o prolungarsi oltre i normali periodi. Questo rischia di condizionare in modo irreversibile il loro modo di affrontare le gelate. Potrebbero non aver ancora incrementato il piumaggio, oppure essere sopraffatti dallo stress di dover rabbrividire per periodi più lunghi. Comprendere come reagiscono gli uccelli canori dell’Himalaya è uno strumento utile per capire come si comporteranno gli animali davanti ai cambiamenti repentini.

L’evoluzione può dimostrarlo

È avvenuto in un tempo relativamente breve questa evoluzione rispetto al clima. Gli uccelli che hanno dovuto affrontare il rischio di assideramento hanno iniziato a crescere piume sempre più fitte. Inoltre le piume in eccesso, espulse nella muta, vengono impiegate per foderare i nidi e renderli termicamente isolati. Le specie che vivono a quote più basse, non isolano i loro nidi. Usano strategie diverse legate alle quote in cui hanno deciso di vivere, e che comportano importanti variazioni nei loro minuscoli corpi. Un giubbotto termico di piume è una soluzione intelligente per sopravvivere. Piume più folte per gli uccelli canori dell’Himalaya

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Credits: PxHere

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Piume più folte per gli uccelli canori dell'Himalaya che indossano una sorta di giubbotto per evitare di rabbrividire tutta la notte
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