Benessere, Enogastronomia

Perversione del marketing?

perversione del marketing

Noi markettari (gergale per definire quelli che si occupano di marketing) a volte non meritiamo alcuna pietà. Forniamo packaging assurdi, di nessuna utilità, impossibili da aprire ed enormi rispetto al prodotto stesso. Siamo in grado di estendere le nostre più intime perversioni ed inventarci di sana pianta, articoli di dubbia necessità sul mercato. In alcuni casi sostenuti da un pensiero maledettamente debole o riprovevole, dipende dai punti di vista. Aumentare lo scontrino medio di acquisto individuando risposte a desideri soggiacenti o facendoli semplicemente nascere. Esiste un limite?

Pappami - il piatto che si mangia

Perversione del marketing

Pian delle Vette - azienda agricola

Un esempio sorprendente

E’ il caso di questa confezione di due uova sode già sgusciate, per “alleviare” la sofferenza di chi non riesce ad attendere 5-8 minuti perché siano cotte. Il prodotto più semplice e naturale, un uovo, trasformato in un articolo con una confezione solo parzialmente riciclabile.  Sull’utilità del quale nutriamo enormi dubbi.

Molte imprese agricole stanno proponendo uova fresche da allevamento biologico o allevate all’aria aperta. Un ritorno alla semplicità e ai sapori del tempo andato, come il nostro Stefano dei Ovi o Uova di Montagna, entrambe del Trentino. A Firenze apre il primo ristorante Nu Ovo, dedicato alle uova cucinate per servire un pranzo veloce, ma straordinario. Le scuole e le trasmissioni di cucina ci insegnano le ricette più straordinarie di tutto il mondo, con cui sbizzarrirci. Ed ora la mitica cena per single arriva sul mercato già belle che pronta. L’uovo sodo confezionato, che aumenta in modo esponenziale il costo del prodotto, e non crediamo dia così tanto valore organolettico.

packaging assurdi

Il consumatore ha gli strumenti

Il successo lo decreta sempre il consumatore che forse sceglierà questa proposta o la boccerà. Se però volete dare una spallata a questo tipo di proposte contro ogni più semplice regola alimentare, la soluzione ovviamente c’è. Basta non acquistare questi tipi di articoli, e lasciarli ammuffire sugli scaffali finché non escono di produzione.

 

Ovviamente il prodotto in sé, se rivolto alla ristorazione o all’industria alimentare, ha un suo perché, ma proposto al singolo consumatore… Certo, utile se sei celiaco, o sei in viaggio per una landa deserta, ma fuori da questi casi pare inutile, Fa riflettere sul discostamento tra una vita vissuta, e una attraversata di corsa. In modo tanto veloce da non permettere di mettere sul fornello un pentolino con un poco d’acqua e attendere la cottura.

La rincorsa a soluzioni esageratamente smart per rispondere a una vita sempre più sgangherata ed ansiosa non ci sembra una grande valorizzazione. Forse la perversione del marketing sta esagerando un attimo e rischia di fare qualche frittata? S’è persa completamente l’eticità di creare nuovi prodotti al servizio delle esigenze del consumatore.

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Perversione del marketing un uovo, trasformato in un articolo con confezione solo parzialmente riciclabile.  Sull’utilità del quale nutriamo enormi dubbi.
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