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Enogastronomia, Eventi, Marketing

Birra di Natale chi vincerà

Una tradizione che viene dall’estero dove le Birre Speciali per gli eventi sono una consuetudine

Anche per quest’anno torna l’appuntamento Birra dell’Anno Xmas Beers. Il concorso lo organizza Unionbirrai e premia le migliori birre di Natale italiane. La tradizione di celerare le Feste o gli eventi particolari con birre a tema è molto diffusa all’estero, ma sta trovando spazi importanti anche in Italia. Dopo aver consumato le birre dedicate ad Halloween è il tempo di pensare al Natale. Birra di Natale chi vincerà

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Consumatori curiosi e impazienti

I consumatori di birra sono molto curiosi ed impazienti di assaggiare nuovi gusti e fragranze. Le degustazioni alla cieca, porteranno a stilare una classifica delle tre migliori birre natalizie. Sarà una giuria di esperti degustatori a svolgere il “compito ingrato” di decidere chi merita il premio. Quest’anno lo sforzo andrà abbinato alla degustazione con il panettone per simboleggiare la specificità della birra. Il panettone scelto è il vincitore dell’edizione 2022 di “Miglior Panettone Artigianale Tradizionale”. Ad aggiudicarselo il pasticcere Fiorenzo Ascolese del Panificio Ascolese di San Valentino Torio (Sa), che può fregiarsi del titolo “Mastro Panettone”.

Birra più alcoolica

Le birre di Natale vengono tradizionalmente dal Nord Europa, e sono storicamente certificate. La peculiarità più rilevante è di essere più alcooliche e speziate di essere prodotte appositamente per le festività. Nella tradizione del Nord Europa i dolci natalizi sono speziati e questa caratteristica entra anche nelle birre natalizie. L’uso di malti molto tostati e spezie rende particolarmente fragranti le birre delle Feste. Anche in questo caso, i birrai nostrani hanno dato vita a molte cotte particolari e decisamente fantasiose. Un segno distintivo della dinamicità del settore.

Birra di Natale chi vincerà

Packaging a tema

Ovviamente per entrare ancor più in atmosfera anche i packaging e le etichette risentono di tutti gli stilemi tipici del Natale. Sono birre in edizioni limitate, ideali anche per i collezionisti che trovano vesti nuove per le loro bottiglie preferite. Gli abbinamenti gastronomici diventano ancor più complessi ed intriganti, ed ogni mastro birraio avrà immaginato il modo migliore per far degustare la propria creatura. Stili differenti che generano una grande varietà e le etichette sono altrettanto “inusuali”.

Prenotazione entro il 30 novembre

Per iscriversi al concorso bisogna affrettarsi. Deadline 30 novembre. Il concorso è aperto a tutti i birrifici e micro-birrifici, sono ammesse le birre italiane prodotte dai piccoli birrifici indipendenti, reperibili in commercio. Le birre devono avere un esplicito riferimento alla festività nel nome, nella grafica e/o nella descrizione. Le iscrizioni di Birra dell’Anno Xmas Beers 2022 si chiuderanno mercoledì 30 novembre. Le birre vincitrici saranno premiate a Roma, nell’Auditorium Giuseppe Avolio/CIA Agricoltori Italiani, martedì 6 dicembre alle ore 14:30. Tutte le informazioni sul concorso sono disponibili sul sito www.birradellanno.it. Birra di Natale chi vincerà

Credits: Pixabay, Unionbirrai

Enogastronomia, Eventi

La festa del Ringraziamento compie 400 anni

Conosciamo solo alcuni aspetti della festa che celebra gli esordi della colonizzazione.

Gli storici cercano di ricomporre tutti gli elementi che hanno portato alla celebrazione del Thanksgiving. Era l’autunno del 1621 e quell’anno gli europei fuggiti dall’Inghilterra in cerca di fortuna e libertà religiosa nel Nuovo Mondo, avevano avuto un ottimo raccolto. Non è chiaro se invitarono i loro vicini, i nativi Wampanoag, o se li incontrarono mentre erano a caccia. Fatto sta che decisero di riunirsi e rinsaldare i rapporti. Entrambi le comunità erano in grave crisi e a rischio di scomparire. Un’alleanza di mutuo soccorso, poteva aiutare in caso di attacchi di altre tribù di nativi. La festa del Ringraziamento compie 400 anni

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Tre giorni per conoscersi

La festa divenne il modo per conoscersi e costruire un’alleanza che potesse aiutare a vicenda in caso di bisogno. Gli europei, arrivati per errore sulle coste americane nell’area di Plymouth, a causa di tempeste, erano parte di una congrega religiosa integralista. Si definivano “i santi” e la denominazione di “Pellegrini” divenne popolare solo due secoli dopo. Erano una comunità sparuta che non aveva conoscenze sanitarie, e stava soccombendo di fronte alle malattie. La stessa cosa accadde anche ai nativi Wampanoag, colpiti dalle malattie portate dagli europei come il morbillo e la rosolia.

Un solo interprete

Un nativo venne catturato e reso schiavo, nel 1616 e portato in Inghilterra. Li imparò l’inglese e fu l’unico in grado di fare da interprete a quella tre giorni di picnic politico. L’interprete si chiamava Squanto (vero nome Tisquantum). Quando poté rientrare in America, trovò una situazione orribile. I villaggi erano deserti, la sua gente era morta al 90%, la tribù era debolissima a causa di quello che venne definita la “Grande Morte”. Erano in balia delle aggressioni di altri nativi delle tribù Narragansett, quindi un’alleanza coi coloni era auspicabile.

La festa del Ringraziamento compie 400 anni

Un capo, 90 nativi e 5 cervi

Il picnic venne organizzato con i prodotti coltivati dai coloni, e 5 cervi che vennero donati dai nativi. Il capo tribù Massasoit, o Ousamequin, partecipò all’evento per dare importanza al trattato di reciproca difesa. Non c’è alcuna menzione nei documenti che riguardano quella tre giorni ai tacchini, che ora rappresentano il simbolo della tavola del Ringraziamento. Anche la parola Thanksgiving non viene citata, apparve solo dopo molti anni.  La tavolata che avrebbe scatenato la fine ingloriosa dei nativi, diventò un momento positivo, per gli aggressivi europei, solo in un secondo tempo. Anche la ricorrenza annuale è una mistificazione, l’evento accadde una sola volta nell’autunno del 1621.

Per i nativi è un giorno nero

La festa così amata dagli americani, per i pellerossa nativi è la Giornata Nazionale del Lutto. È il giorno in cui la loro cultura cominciò a scomparire. Il giorno in cui venne lasciata mano libera ai colonizzatori per installarsi nelle loro terre. Quel trattato, (firmato la primavera precedente) fu l’inizio della fine della loro libertà. Arrivarono vessazioni, furono costretti ad abbandonare le loro terre, vennero traditi da trattati disattesi e confinati in riserve. Arrivò il cristianesimo, il genocidio culturale, la schiavitù. Tuttora i nativi sono prigionieri in casa loro, le loro comunità sono tra le più derelitte, con problemi di lavoro, alcoolismo e depressione.

Una riunione colorata di rosa

La celebrazione attuale si basa su un concetto di allegra riunione familiare, ma probabilmente sarebbe corretto ridimensionare la cosa. È una sorta di mitologia, colorata di rosa, in effetti era solo una festa di raccolto. La buona stella de “i santi” fu di sbarcare nelle terre dove viveva una tribù non aggressiva e pacifica. Altrimenti oggi non sentiremmo parlare di zucche, mais e tacchini, a fine novembre. Tutte le rappresentazioni sono al maschile. Non ci sono note che dimostrino la presenza di donne, né tra gli inglesi, noti per disprezzare le donne, né tra i nativi. Ma i nativi venivano da due giorni di faticoso viaggio a piedi, mentre i coloni risiedevano lì. Probabile che fossero presenti anche donne e bambini. Il momento di riunione per un enorme pranzo, tutti assieme, è molto bello, ma è anche il simbolo di quanta sofferenza ha portato ai nativi. Merita una riflessione supplementare, ci sono anche altri punti di vista per raccontare la storia. La festa del Ringraziamento compie 400 anni

La festa del Ringraziamento compie 400 anni

Credits: Pixabay

Abitare, Benessere, Eventi

Otto miliardi sono troppi?

Sarà un pericolo essere così numerosi o è piuttosto un pericolo consumare così male?

Domande a cui è difficile rispondere, mentre l’ONU avvisa che quel traguardo, verrà raggiunto a metà novembre. Un momento topico, una cifra che potrebbe fare da spartiacque tra un prima e un dopo. Riuscirà il nostro pianeta a sopravvivere a tanta pressione umana sulla sua superficie? Tornano di moda interrogativi che già ci hanno angustiati, al raggiungimento dei 7 miliardi. Cosa faremo per nutrire e soddisfare le esigenze di tutti? Otto miliardi sono troppi?

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Le cause

Questo traguardo è stato raggiunto grazie all’allungamento della durata di vita umana. La spettanza aumenta costantemente, grazie ai miglioramenti fatti dalla medicina. La salute, l’igiene, la diffusione di una sanità meglio applicata contribuiscono a raggiungere questi livelli. In alcuni paesi, ad un boom di nascite, è susseguito un miglioramento delle condizioni generali. La fertilità già elevata, si è tradotta in aumento della popolazione e riduzione della mortalità infantile.

Un problema da combattere

Dovremmo festeggiare come fosse un compleanno, invece aumentano le preoccupazioni. La sovrappopolazione pone interrogativi, ma il tema dovrebbe essere spostato dal numero al come. Ovvero stiamo sfruttando il pianeta in modi molto differenti. Le risorse che gli chiediamo vanno da livelli insostenibili a sostenibili. Se tutti vivessimo coi consumi degli americani avremmo bisogno di almeno cinque pianeti come la Terra per sostenerci. Al contrario se i nostri consumi fossero ad esempio quelli dell’India il pianeta basterebbe per sfamarci tutti. Diventa una questione di scelte di vita e di modelli di sviluppo.

Otto miliardi sono troppi?

Ignorare l’allerta

Se ignoriamo l’allerta della sovrappopolazione e non cerchiamo soluzioni sostenibili per tutti, ci sarà un crash. Possiamo intervenire su alcuni parametri, come l’istruzione e il controllo delle nascite, distribuendo contraccettivi. Ma non basterà, i paesi sottosviluppati non hanno accesso a questi strumenti, e per educazione non li accettano volentieri. Oltre il 50% delle gravidanze non sono desiderate, un numero elevato di bambini, porta a scelte obbligate. Le difficoltà di ottenere un livello di vita gradevole, spingono molti popoli a migrare verso luoghi più ospitali, o supposti tali. Occorre dare speranze ai popoli nei loro paesi d’origine, per evitare le spiacevoli situazioni che ben conosciamo.

Speriamo in un rallentamento

La crescita esponenziale del numero dei residenti sulla Terra sta frenando. Secondo calcoli effettuati negli anni ’80 avremmo dovuto raggiungere gli 8 miliardi molto prima di quest’anno. Ma la tendenza, anche se in ribasso è per raggiungere i 10 miliardi entro il 2100. L’incremento è quasi tutto concentrato in una fascia attorno all’equatore che va dall’India alla Nigeria. Alcuni dei ricercatori, sollevano molti dubbi in proposito, queste previsioni potrebbero essere sballate da molti fattori. Forse una nuova pandemia superiore come pericolosità al Covid, potrebbe intervenire. Lo sfruttamento di altre aree ancora “selvagge” potrebbe causare un altro grave evento sanitario.

Ridurre per sopravvivere

Da tutte le voci degli esperti giunge una sola grande informazione. Per sopravvivere tutti occorrerà ridurre i consumi e le attività che producono gas serra e fanno aumentare le temperature. Con l’innalzamento delle acque, perderemo terreno abitabile e coltivabile. Questo renderà ancor più densamente abitate e promiscue molte regioni, accentuando i problemi. La produzione agricola e soprattutto gli allevamenti sono troppo “costosi” sia in termini di denaro che di inquinanti. Ripensare alle nostre abitudini alimentari, diventa indispensabile. Ma chi vuole rinunciare e contrarre i propri consumi? È questo il grande interrogativo che lasciamo in eredità alle nuove generazioni. Otto miliardi sono troppi?

Otto miliardi sono troppi?
Eventi

È uscito Joyland in Pakistan

La polemica però non si spegne per i tagli che sono stati fatti al film originale.

Il film accolto con una standing ovation alla presentazione al Festival di Cannes, ha rischiato di essere bandito. Il governo pakistano sta cambiando le sue scelte, dopo averlo bloccato ha deciso di togliere il divieto al film Joyland . Il film correrà in rappresentanza del Pakistan agli Academy Awards, ovvero i Premi Oscar. È uscito Joyland in Pakistan

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Dietrofront

Alcune fazioni estremiste hanno cercato di imporre la loro visione del mondo, impedendo la diffusione del film. Da sottolineare che nessuno dei “rivoltosi” aveva visto il film, è s’è fermato alle informazioni sulla trama, “è materiale altamente discutibile che non è conforme ai valori sociali e agli standard morali della nostra società“. Questa la frase con cui hanno etichettato la pellicola. Ma il governo pakistano in uno slancio di modernità, ha difeso la libertà di parola. Ha dichiarato che non può permettere che mere campagne diffamatorie, o disinformazione, vengano utilizzate per soffocare la libertà creativa.

Il plot

Joyland racconta la storia di Haider, proveniente da una famiglia tradizionale, che entra segretamente a far parte di una compagnia di danza erotica. Qui incontra Biba, una giovane danzatrice transgender e s’innamora di lei. A Cannes il film è molto piaciuto ed ha ottenuto un premio speciale nella rassegna Un Certain Regard. Joyland è stato ospitato in molte altre rassegne cinematografiche ed ha ottenuto molti altri premi, creando un’ondata d’interesse.

L’inaugurazione bloccata

Il film doveva essere proiettato da ieri nelle sale cinematografiche del Pakistan ma la settimana scorsa è arrivato il divieto di proiettarlo. Le proteste di tutti i rappresentanti della cultura del paese hanno alzato un polverone, che il governo ha cercato di moderare. La situazione del vicino Iran con amplissime proteste giovanili, ha spinto a trovare una soluzione percorribile. Il divieto è stato eliminato, ma a farne le spese è la sostanza del film stesso a cui sono state imposte molti tagli e censure.

Squartati dal divieto

Il regista Sain Sadiq ha dichiarato che la decisione di tagliare molte scene li ha come “squartati”. L’hashtag #releaseJoyland ha fatto il giro di tutti i social, suscitando moltissime proteste. Questo ha fatto fare un passo indietro al governo, che però ha imposto dei tagli censori. Quali e quanti non possiamo ancora saperlo, ma in ogni casa l’opera ha subito delle variazioni che peggiorano il valore artistico del film. Alina Khan (24 anni) è l’interprete nel ruolo di Biba, ed ha dichiarato di essere profondamente rattristata per il provvedimento. Alina è transgender ed ha manifestato la preoccupazione, sua personale e di tutta la comunità trans pakistana

Produttrice esecutiva  Malala Yousafzai

La produttrice esecutiva di Joyland , ha pubblicato un articolo in difesa del film su  Variety. Il film rappresenta la vita di milioni di pakistani, che desiderano la libertà e sognano di potersi realizzare, e amare chi vogliono. Malala Yousafzai ha vinto il premio Nobel. Finalmente dopo diversi tentennamenti mercoledì il divieto è stato revocato. Ora si attende di conoscere l’esito del weekend al botteghino e la quantificazione dei tagli apportati al film. Joylandconcorrerà agli Oscar nella versione integrale ed è quella che forse vedremo anche in Italia. I diritti di distribuzione per il nostro paese se li è assicurati la I Wonder. È uscito Joyland in Pakistan

Credits: Courtesy of I WONDER

Abitare, Benessere, Enogastronomia

Mucche sballate con la canapa

Sarebbe un mangime ottimo molto nutriente ma lascia tracce nel latte di THC

Molti agricoltori, viste le difficoltà di approvvigionarsi di mangimi a costi decenti vorrebbero nutrire i loro animali con al canapa. Però ci sono problemi soprattutto con le mucche da latte. Quelle che hanno mangiato canapa industriale producevano latte che conteneva il composto psicoattivo THC e altri cannabinoidi. Inoltre il comportamento degli animali è cambiato. Barcollavano un po’, erano sonnolenti e salivavano più del normale. Qualche mucca teneva una posizione anomala e camminava in modo incerto. Mucche sballate con la canapa

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Con gli occhi rossi

Alcuni capi avevano anche gli occhi arrossati. Tutti fattori che rendono complicata la somministrazione della canapa al bestiame. Durante un test svolto in Germania sono state nutrite con canapa due gruppi di bovine. Alle prime venne data canapa intera che conteneva livelli molto bassi di cannabinoidi. L’altra metà mangiava solo foglie, semi e fiori di canapa, che avevano una concentrazione di cannabinoidi più alta. Hanno analizzato il loro sangue, latte, feci, frequenza cardiaca, respirazione e abitudini alimentari e le hanno comparate.

Risultati contrastanti

Le mucche che mangiavano la canapa intera si comportavano normalmente e non producevano cambiamenti evidenti. Il gruppo che mangiava infiorescenze e foglie ad alto contenuto di cannabinoidi, mangiava meno e produceva meno latte. Anche il loro ritmo cardiaco e la respirazione rallentavano. Si leccavano molto di più la bocca e producevano più saliva. Alcune barcollavano o stavano in piedi in modo anomale. Erano assonnate e si muovevano lentamente. Il loro livello di stress era assai minore. La canapa è ideale per calmare i bovini riottosi o per trasportarli senza problemi. Dopo solo due giorni, le mucche hanno recuperato la loro normalità.

mucche sballate con la canapa

THC e CBD nel latte

Nel latte sono state trovate tracce dei cannabinoidi THC e CBD, il secondo è entrato a far parte di molti integratori alimentari. Sarebbe probabilmente assai gradito per molti che consumano regolarmente gli integratori. Ma i ricercatori si sono limitati alle misurazioni strumentali, senza controllare se, quel latte potrebbe influenzare gli umani che volessero consumarlo. Non ci sono prove che esista un rischio per la salute, anche se probabilmente non approderà mai sulle tavole per le colazioni dei bambini

Nutriente ed economica

Ma la canapa è molto nutriente, è facilmente recuperabile sul mercato e costa molto meno di altri tipi di mangimi e foraggi. Gli allevatori sono molto interessati a conoscere l’effettiva potenzialità di questo foraggio che avrebbe grandi vantaggi economici per le loro aziende. Il timore è che possa avere effetti negativi anche sulla salute degli animali. Se vengono escluse le mucche da latte, la canapa può essere somministrata ad altri animali. Anche i bovini maschi che non producono latte o i maiali o gli ovini da carne potrebbero consumarla.

Uno latte da sballo

Il timore è che il latte contenente tracce di THC possa indurre uno sballo negli umani che lo consumano. Dovremmo consumarne molti litri al giorno, per ottenere gli effetti dei cannabinoidi, ma le tracce sono superiori a quelle ammesse. Le organizzazioni come l’Autorità Europea per la sicurezza alimentare, non lo approverebbero perché supera i limiti consentiti. A questo aggiungete la cattiva fama di tutto ciò che è legato alla canapa. È assai improbabile che troveremo questo latte arricchito sugli scaffali dei nostri supermercati. Anche se il mercato degli integratori potrebbe disporne una versione per soli “adulti”. Mucche sballate con la canapa

mucche sballate con la canapa

Credits: Pixabay

Benessere, Enogastronomia, Eventi

Broccoli per la ricerca sulla salute maschile

La Fondazione Umberto Veronesi, fa ricerca sulle malattie e sui tumori maschili

Per supportare gli sforzi economici necessari per fare ricerca e studiare come combattere i tumori maschili, la Fondazione Veronesi mette in vendita broccoli, a prezzo speciale. L’ortaggio comune, svolge un ruolo importante per la nostra salute. Il suo prezioso contenuto di polifenoli e glucosinolati, svolge infatti, un importante ruolo preventivo. Per facilitare la raccolta fondi utilizza la catena dei negozi e supermercati Lidl. Il progetto SAM (Salute al Maschile) trova così, una sponda per diffondere il messaggio legato alla nutrizione sana. Broccoli per la ricerca sulla salute maschile

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Mese della prevenzione

Novembre è il mese dedicato alla prevenzione delle malattie maschili. La campagna Broccoli per la ricerca, approda alla seconda edizione, dopo il successo della precedente. Gli ortaggi dal riconoscibilissimo cupolino verde brillante, sono in vendita in speciali box in bioplastica. Una scelta etica e bio-sostenibile, che va incontro alle esigenze di smaltimento dei rifiuti compostabili. I cavoli broccoli sono confezionati in box da 500 grammi cadauno.

20 centesimi alla fondazione

Per ogni confezione venduta a €1,75, 20 centesimi andranno direttamente alla Fondazione Veronesi. Il luminare della scienza, fu un precursore dell’alimentazione basata sui vegetali. Il broccolo contiene sostanze che sono antiossidanti e svolge importanti funzioni anti-cancerogene. Combatte anche infezioni microbiche, ed è antinfiammatorio. La ricerca è dunque, particolarmente mirata a combattere i tumori maschili, che colpiscono prostata, testicolo e vescica.

Orto Italiano

I broccoli sono di produzione nazionale. Sono forniti da una società ortofrutticola che da anni si impegna a valorizzare e riscoprire l’ortofrutta italiana. Citrus attraverso le sue filiere etiche, rispettose dell’ambiente e dei lavoratori, si schiera per sottolineare l’importanza della prevenzione. L’oncologia preventiva è da molti anni l’obiettivo della Fondazione Veronesi, e si occupa di sostenere la ricerca scientifica d’eccellenza.

L’importanza della prevenzione

Oltre a fare ricerca e raccogliere fondi, la Fondazione è impegnata sul tema della salute. Il cardine è osservare una corretta alimentazione. Quindi un alimento semplice come il cavolo broccolo, è un ottimo esempio, per promuovere uno stile di vita sano. Basato su un’alimentazione corretta che privilegia il benessere di tutto il pianeta.

Il timore di farsi visitare

Le malattie tipicamente maschili, per una atavica impostazione mentale, sono spesso trascurate. Sollecitare l’attenzione a questo settore medico, è un passaggio importante. L’obiettivo è eliminare le remore, che tuttora trattengono molti maschi, dal sottoporsi ad analisi e visite preventive. Molte delle malattie studiate dai ricercatori della Fondazione Veronesi, potrebbero essere evitate o ridotte, con maggiore attenzione e semplici test. Broccoli per la ricerca sulla salute maschile

Broccoli per la ricerca sulla salute maschile

Credits: Pixabay

Enogastronomia, Eventi, Viaggi

Ricompaiono i datteri sugli scaffali

Ritenuti a torto un frutto da relegare alle Festività Natalizie, in realtà è molto di più

Sono tra i frutti più consumati in una fascia di paesi che parte dal Marocco, attraversa il Nord Africa, il Medio Oriente per arrivare fino in India. Sono coltivati da secoli ed hanno connotato le culture di miliardi di persone. Crescerli non è semplice se non vengono rispettate alcune condizioni; un clima secco ma con acque sotterranee. Per questo crescono bene nelle oasi o nei territori che vengono predisposti per rispettare quelle condizioni. Ricompaiono i datteri sugli scaffali

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Tanti tipi diversi di dattero

Noi ne conosciamo relativamente pochi, e non riusciamo a distinguerli, ma nei paesi dove sono di casa, sono diffuse tante varietà diverse. Per dare un esempio potremmo parlare di tante varietà quanto quelle delle mele. Ognuno di loro ha proprietà, dimensioni e gusti distinti. Anche le “carni” sono diverse proprio come nei pomi, gommose, asciutte, profumate, cicciotte, scarne, asprigne, zuccherose. Ci sono datteri che vengono raccolti molto presto, quasi acerbi, ed altri completamente maturi. Da alcune varietà è facile estrarre il “miele di dattero” un dolcificante molto usato nelle ricette mediorientali.

Hanno nomi quasi “sonori”

Possiedono nomi quasi sonori, per noi occidentali difficile da rendere, perché la conformazione del cavo orale si crea sin da bambini. Certi suoni, specie nelle lingue arabe, per noi sono irriproducibili. Se volete cimentarvi, eccovi una veloce descrizione. I più grandi si chiamano medjool e sono dolcissimi, i khala sono tra i più raffinati e richiesti sui mercati mediorientali. Il sukkary tra i più esportati, è molto dolce e si appiccica alle dita. È quello che trovate nel supermercato sotto casa. Se volete mangiarlo fresco dovrete chiedere il bahri che viene sbucciato e quindi è di colore tenue, quasi giallo, è un poco aspro.

Quelli ancora acerbi

I rulab sono anche loro raccolti poco maturi, sono una prelibatezza ricercata nelle città turistiche arabe. Vengono serviti congelati come accompagnamento del caffè. Come da noi accade col cioccolatino. Direttamente dal Corano arriva la tradizione dell’ajwa di Medina, detto “il preferito di Maometto”. Poi il persiano kimia o il traslucente deglet noor, ecc. Ma la lista potrebbe continuare a lungo. Queste sono le specie più comuni che troverete in commercio. Molte altre, soprattutto le varietà più antiche, di piccola dimensione, vengono consumate dagli agricoltori senza arrivare nei mercati.

Ricompaiono i datteri sugli scaffali

Pochi impollinatori

Nelle aree così secche ed aride dove le palme da dattero crescono bene, mancano gli impollinatori. Il lavoro più arduo e pericoloso lo svolgono gli agricoltori che devono tagliare i fiori maschili per fare arrivare il polline a quelli femminili. Era un lavoro che si svolgeva tutto a mano arrampicandosi fino a 40 metri d’altezza, aggrappati al tronco. Con coltellacci simili a grosse roncole tagliano i fiori maschili, li spremono per ottenere il polline che poi mettono a contatto con quelli femminili. Nelle aziende strutturate il lavoro viene svolto grazie a piattaforme meccaniche, ma in quelle piccole, gli agricoltori continuano ad arrampicarsi fin lassù.

Il rito si ripete ad ogni primavera

L’impollinazione “forzata” avviene ad ogni primavera, quando le palme da dattero sono nel pieno della loro attività. La palma da dattero si estende sempre più verso l’alto e non è contenibile. Ogni anno fa crescere un ciuffo di nuove foglie in cima, se si tentasse di potarla per tenerla bassa, la palma morirebbe. Vivono anche un secolo e restano produttive sino alla fine. Danno tra 50 e 70 chili di frutti ogni anno, per questo sono una vera ricchezza per chi le possiede.

Noti da molti millenni

Sono noti da migliaia di anni e fanno parte dell’alimentazione di molti popoli. La palma da datteri è una pianta molto antica, coltivata, amata, rispettata, un simbolo di ricchezza e di sopravvivenza. I frutti sono stati essiccati sin dalla storia dei tempi. Sono stati ritrovati datteri con oltre 2000 anni di vita, conservati benissimo, grazia all’aria secca di quelle zone. Alcuni d loro sono stati piantati ed hanno dato vita a nuove piante. Sono il cibo perfetto per i lunghi viaggi, piccolo, energetico, di poco peso e volume. “Con qualche dattero in tasca si può attraversare un deserto” è un detto popolare che potrebbe essere vero.

Ricompaiono i datteri sugli scaffali

Già cari ai babilonesi

Frutti già cari ai babilonesi, che oltre a consumarli, li facevano fermentare per ottenere il dolcissimo vino di datteri. Le palme oltre a fornire calorie coi frutti, offrono materiali da costruzione, fibre e foglie per cordame, ceste e contenitori, olio ed essenze. Sono alberi di cui non si getta nulla. S’intuisce perché siano così amate e rispettate, grazie a queste caratteristiche positive. Leggende e storie con protagoniste le palme fioriscono in molti paesi, una vuole che sia tra le sue fronde che nidifichi la fenice. Sulla resistenza dei suoi semi si basa anche una storia di spionaggio durante il primo conflitto mondiale. Una spia inglese uccisa e sepolta nella sabbia, aveva in tasca dei datteri ed uno di essi ha germogliato, estendendo le radici in simbiosi col suo scheletro.

Sotto attacco

Le palme da dattero sono sotto attacco da un nemico piccolo e spesso invisibile. Un coleottero venuto dall’estremo oriente, il punteruolo rosso. Entra nella palma e le sue larve la divorano dall’interno. Sono molte le tecniche per cercare di eliminarlo, alcune sembrano fantascientifiche. Comprendono sistemi che riconoscono i movimenti degli insetti all’interno del tronco, droni in grado di scannerizzare e allertarsi al calore che rivela la loro presenza. Vengono sperimentati anche sistemi che prevedono di iniettare sostanze che colpiscano solo le larve senza avvelenare la palma. Il punteruolo rosso sta provocando molti danni, facendo seccare le piante.

Palma da dattero pianta del futuro?

L’innalzamento delle temperature, la desertificazione e l’aumento della salinità delle acque creano condizioni speciali, favorevoli per le palme. A loro potrebbe essere affidato parte del futuro alimentare del pianeta. Possono crescere in condizioni estreme e potrebbero diventare una risorsa per contribuire al cibo per tutta la popolazione mondiale. Il loro potere energetico, la facile trasportabilità rende i datteri molto interessanti in quel senso. Forse è ingiusto che siano relegati a frutti “esotici” da tirare fuori solo a Natale con la frutta secca.

Polline erotico

Una curiosità: il polline spremuto dai fiori di dattero veniva utilizzato anche in camera da letto. Esiste un’ampia letteratura che fa riferimento alle proprietà erotiche del polline di palma da dattero. La tradizione popolare vuole che consumandolo, farebbe aumentare la fertilità e la libidosia maschile che femminile. Ricompaiono i datteri sugli scaffali

Ricompaiono i datteri sugli scaffali

Credits: Pixabay

Abitare, Eventi

Un gattino senza organi sessuali

Una rarità nel mondo animale, il gatto Hope non ha sesso ma ha buone speranze di vivere a lungo.

È giù stato adottato/a il gattino soriano senzatetto e senza sesso che ha suscitato la curiosità di molti britannici. È il primo caso documentato di gatto neutro che non presenta alcun tipo si sesso, esterno od interno. Ha una denominazione scientifica questa variazione naturale, agenesia, la non presenza di organi riproduttivi. Fenomeno raro, sconosciuto anche dalla letteratura scientifica, ed ora entrerà tra i casi unici della documentazione felina. Un gattino senza organi sessuali

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Vive in Inghilterra

La presunta gattina Hope vive in Inghilterra, è stata adottata da una famiglia che al momento della richiesta non sapeva nulla della sua sessualità. Ora dopo che il gattino è stato esaminato, ha assunto il nome, più neutrale di Beans. Era un senzatetto ed ora ha chi si prende cura di lui/lei/loro. Gli scienziati stanno elaborando teorie e forse dovranno inventare nuove terminologie per definire questa unica dote del micetto. Sono registrati negli annali alcuni casi di ermafroditi, gatti con entrambi i sessi, ma questo è il primo ad essere completamente neutro.

In natura tante eccezioni

Sono usualmente gli ormoni a decidere la sessualità. In natura sono stati segnalati tra i grandi felini, leonesse che avevano la criniera come i loro fratelli maschi. Alcune si erano sviluppate regolarmente raggiungendo la maturità sessuale. Gatti con entrambi i sessi o con caratteri appartenenti ad entrambi sono piuttosto rari, ma Beans è davvero unico.

Veterinari esaminatori

I veterinari che hanno ricevuto il trovatello lo hanno esaminato a fondo prima di renderlo disponibile all’adozione. Hanno controllato che Beans potesse svolgere le sue normali funzioni e non avesse problemi nell’urinare o defecare. Constatato che poteva svolgere tutto regolarmente è stato consegnato alla famiglia che ne aveva fatto richiesta.

Lunga vita

È un gatto sano e la sua spettanza di vita sembra assolutamente normale. Non potrà riprodursi ma questo forse potrebbe salvarlo dalle follie legate ai calori felini. Forse non attraverserà la strada senza badare al traffico, per raggiungere un/una spasimante. Il gattino è vivace e giocoso e pare avere un carattere con cui sia facile convivere. Non mostra segni di squilibrio o doppia/tripla personalità. Un compagno ideale per chi ama avere gatti in famiglia. Nella stessa famiglia vive già un altro gatto e il loro rapporto è ottimo.

Lui/lei/loro

La “proprietaria” di Beans cercava solo un altro gatto che potesse tenere compagnia al primo gatto. Non immaginava che avrebbe creato tanto rumore la notizia di un gatto neutro. Non sapevo che fosse un elemento unico, pensavo che fosse una delle tante “curiosità” che ci riserva la natura. In ogni caso Beans sta bene e noi con lui/lei/loro. Un gattino senza organi sessuali

Credits: Protezione animali, wikipedia

Abitare, Benessere

Le paludi sono perfette per studiare il clima

Acque dolci e salate si mescolano nelle aree umide e danno indicazioni utili per capire cosa accadrà in futuro

Come un enorme termometro le paludi, possono darci moltissimi dati. Sono i luoghi dove le maree s’incontrano con le acque dolci e dai loro rimescolamenti si possono capire gli andamenti futuri. I mari salgono, le acque salate entreranno nelle falde e uccideranno gli alberi. È inevitabile e si aggiunge all’aumento della CO2, e alla siccità che farà aumentare la desertificazione. Alcuni scienziati hanno preso le paludi come laboratorio/palestra per i loro studi.  Le paludi sono perfette per studiare il clima

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Una varietà di situazioni

Le paludi presentano una varietà di situazioni che possono farci capire meglio, come muoverci in futuro. Come riusciremo a salvare le piante dalla salinizzazione delle coste? Il mare entrerà sempre più sui terreni e svilupperà reazioni chimiche. Gli alberi emetteranno gas e dovranno cercare di assorbire più acqua per ottenerne di utile per la propria sopravvivenza. Lo stress di dover assorbire acqua mista a quella salata farà sprecare molta energia. Raggiunto un certo livello alle foglie non arriva più il liquido sufficiente a mantenerle in vita e muoiono. Per questo l’albero si secca.

Studiare lo stress

La fotosintesi cessa quanto cadono le foglie ed è proprio quel fenomeno di stress che gli scienziati studiano. Simulano nelle paludi gli eventi futuri, e cercano di porre rimedio ai guasti che abbiamo provocato. I cambiamenti sono evidenti, in alcune aree sono già molto manifesti. Le stagioni mutano in modo incomprensibile, gli uragani aumentano d’intensità, gli eventi estremi si accentuano. La causa la conosciamo, siamo noi i colpevoli, ma non riusciamo ad imporre dei limiti alle nostre pessime abitudini. La rivoluzione industriale ha dato il via all’aumento del carbonio e non riusciamo ad arrestarlo, solo a limitarlo un poco. 

Artico già molto evidente

Gli effetti sono evidenti nell’Artico, dove il riscaldamento è velocissimo rispetto al resto del pianeta. Scompaiono i ghiacci, c’è meno calore riflesso verso l’atmosfera che viene, invece, assorbito dalle rocce. Questo innesca una spirale che fa sciogliere sempre più calotta. Lo stesso fenomeno che porterà presto la Groenlandia a perdere molto del suo pack. È possibile anche un rallentamento della Corrente del golfo che porterà ad altri eventi climatici disastrosi. Alluvioni, ondate di calore, incendi, scioglimento del permafrost e rilascio di gas serra un tempo bloccato nei ghiacci. Una catena che ci ostiniamo a non voler vedere.

Le paludi sono perfette per studiare il clima

Eccesso di calore

Il calore lo associamo alla siccità, alle zone aride, ma anche le zone molto umide vanno in sofferenza. La fotosintesi cessa se si raggiungono temperature troppo alte e si creano le condizioni per la desertificazione. Le piante pioniere che sono riuscite a mettere radici nelle paludi hanno svolto un lavoro importante per intrappolare la CO2. Lo hanno fatto grazie alla torba che costituiva un piano ideale per crescere, e che ancora alimenta gli alberi che vi resistono sopra. La torba trattiene la CO2 perché non marcisce come farebbe in superfice e trattiene enormi quantità di gas serra. Per questo preservare le zone umide diventa doppiamente importante.

Solo terra e oceani

Sinora i modelli climatici creati dai meteorologi si basano sugli studi di terra ed oceani, le zone umide sono state trascurate. Eppure molti dei processi che avvengono in queste aree di confine sono determinanti per l’intero pianeta. I processi naturali stanno accadendo ad una velocità che sorprende anche i climatologi. Sono necessarie più informazioni e più dati per formulare soluzioni attuabili.

Basta combustibili fossili non basta

Anche se decidessimo di cessare di usare combustibili fossili da oggi, le temperature non si stabilizzerebbero per molti anni. Servono interventi che contribuiscano tutti assieme all’obiettivo. Ogni intervento aiuta, ma se sono coordinati risulteranno più facilmente vincenti. Se ancora nutriamo speranze è perché gli umani sanno trovare soluzioni complesse a problemi complessi. Lo hanno fatto sinora in ognuno dei loro passaggi evolutivi. Cosa inventeranno per riuscire a restare su questo pianeta è la premessa per continuare a sperare. Le paludi sono perfette per studiare il clima

Le paludi sono perfette per studiare il clima

Credits: Pixabay

Benessere, Enogastronomia

Comfort food sempre più desiderato

C’è un gran desiderio di cibo che ci conforti e stimoli buoni pensieri

È la positività l’elemento più ricercato dagli italiani. Il biennio dominato dalla pandemia ci ha resi desiderosi di cose buone, belle e gradevoli. Il cibo è sicuramente uno dei caposaldi del piacere personale. Gli italiani vanno alla ricerca di arricchimento, di momenti positivi, meglio se condivisibili. La gioia di cucinare per sé o per gli altri, ha portato alla memoria le ricette dell’infanzia, quelle delle domeniche spensierate a casa dei nonni. Comfort food sempre più desiderato

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Un ritorno alla tradizione

La riscoperta del benessere che regalano i piatti conosciuti, in grado di ripristinare il buonumore, ha dato impulso ai “comfort food”. I primi piatti dominano le classifiche di gradimento, con la carbonara che tiene a distanza lasagne, rigatoni, cannelloni. La pasta è l’alimento principe, ma è scorretto declinare una vera hit parade che comprenda tutti gli abitanti dello stivale. Troppe le ricette locali e le varianti per poter parlare di una classifica reale. L’Italia è geograficamente molto divisa, anche se la passione per il cibo la unisce sotto un unico ombrello.

Cucinare a volontà

Il periodo che ci ha obbligati all’isolamento, ha fatto riscoprire il desiderio di cucinare. In molti hanno alzato il loro livello, consultando manuali, tutorial o trasmissioni televisive. Cucinare è diventato da hobby saltuario una vera passione. Chi ne ha avuto la possibilità ha attivato videochiamate con nonne, zie e amici per imparare passo passo, come cucinare quei preziosi manicaretti. O per imparare a cucinarne altri, comprese le ricette etniche che hanno suscitato un certo interesse. Anche le vendite i libri di ricette sono aumentate.

Un aiuto all’economia nazionale

Questo bisogno di comfort food ha preso piede anche in molti altri paesi, e questo ha coinciso con un incremento di acquisti di prodotti italiani. La nostra cucina è rinomata ed invidiata, perciò non stupisce che chi ha potuto cimentarsi, lo ha fatto volentieri con i nostri piatti più celebri. Ha contribuito a questo successo la grande produzione di ingredienti biologici, ritenuto sicuri e ricchi di sapore. L’attenzione verso un’alimentazione più sana e corretta, ha fatto ricercare ingredienti meno raffinati e lavorati. Anche in questo caso la ricerca d’ingredienti tradizionali ha confermato il bisogno di “sapori di una volta

Comfort food sempre più desiderato

Acquisti on line

Gli acquisti on line sono aumentati considerevolmente, ma appena le pastoie del covid sono state allentate, gli italiani hanno ripreso a fare shopping dal vivo. Per rintracciare anche quegli ingredienti originali che la grande distribuzione, ignora o cura meno. In aumento anche gli acquisti nei mercati contadini o in fattoria. Questa voglia di cucinare e godere di vecchi sapori ha creato una rete di scambi di visite, sia tra familiari che tra amici. Esibire un piatto semplice ma poco diffuso dalla ristorazione, come pasta e fagioli, è diventato un simbolo di vicinanza e condivisione.

La tavola è uno scoglio

La tavola per i nostri connazionali è l’eterno scoglio a cui aggrapparsi nei momenti turbolenti o difficili. Il desiderio di rivedersi, riabbracciarsi o solo di fare un brindisi, ha stimolato la convivialità su cui si basa la nostra cultura. La cucina diventa così la valvola di sfogo, per mettersi alle spalle le preoccupazioni sanitarie, economiche e sociali. Le tavolate diventano il momento positivo e fondante su cui basare le proprie relazioni familiari e socialiComfort food sempre più desiderato

Comfort food sempre più desiderato

Credits: Pixabay