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Abitare, Benessere

Proibire la pesca a strascico per avere meno CO2.

La pesca a strascico dei fondali marini rilascia enormi quantità di CO2 in atmosfera

La pratica molto utilizzata per la sua resa in pescato sia di pesci che di molluschi fa aumentare l’acidità delle acque marine. Questo oltre a danneggiare la fauna marina causerà difficoltà per i crostacei nel costruire le loro corazze e conchiglie. Il fondale marino viene decorticato grazie a pesanti reti che travolgono qualsiasi cosa e riescono a fare grandi raccolte. Proibire la pesca a strascico per avere meno CO2

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I frutti di mare vengono pescati così

Quasi un quarto di tutti i frutti di mare vengono raccolti con questo metodo, un modo economicamente vantaggioso per i pescatori ma molto pericoloso per i fondali marini. Il “disboscamento” dei fondali libera in atmosfera enormi quantità di anidride carbonica. Gli habitat sottomarini vengono stravolti e i coralli rischiano di scomparire perché vengono frantumati.

Una pesca non selettiva

La pesca a strascico è relativamente semplice, non è selettiva, e raccoglie a caso tutto quello che esiste sui fondali. Una sorta di abbattimento delle foreste subacquee. Con questa azione molta CO2 viene rilasciata negli oceani e successivamente non atmosfera. Sono decenni che la CO2 viene considerata una delle principali cause del riscaldamento globale. Il processo è relativamente lento, quasi un decennio perché arrivi in superficie, ma sono tempi velocissimi se rapportati alle problematiche del nostro pianeta.

Proibire la pesca a strascico per avere meno CO2

Quantità che si aggiungono a tutte le altre

Sono 370 milioni di tonnellate. Dati che potrebbero sembrare abbastanza irrilevanti ma poiché le cause delle emissioni di CO2 sono così tante, ogni entità per piccola che sia contribuisce al totale. L’acidificazione è molto pericolosa nei mari chiusi come il Mediterraneo e compromettere la vita della fauna marina. Coralli, ostriche, granchi e tutti gli animali che hanno bisogno di costruirsi una conchiglia, potrebbero non essere più in grado di costruire i loro carapaci.

Pesca regolamentata o proibita

I ricercatori marini sono convinti che la pesca a strascico dovrebbe essere regolata in modo molto severo, perché i danni arrecati, superano abbondantemente gli aspetti positivi della pescosità. In molte aree dovrebbe essere completamente vietata, prima che vengano raggiunti i momenti di non ritorno. Punti di non ritorno che sono già quasi stati raggiunti. i biologi e gli scienziati marini hanno lanciato un allarme preoccupante, verranno ascoltati o ci saranno i soliti tentativi di ignorare i problemi? Proibire la pesca a strascico per avere meno CO2

Proibire la pesca a strascico per avere meno CO2
Enogastronomia, Eventi

Una stella Michelin per i tacos

Accade a Città del Messico dove un piccolo chiosco ha ricevuto l’ambito premio

Taquería El Califa de León ha un menù ristrettissimo, appena 4 piatti a disposizione dei clienti. L’ambiente non è lussuoso, non ci sono tovaglie di fiandra o 12 bicchieri, qui si mangia come in ogni altra taqueria nel primo posto disponibile, e a fianco a fianco con gli altri avventori. Una stella Michelin per i tacos

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Ristoranti troppo costosi

La curiosità di una stella Michelin assegnata ad una location non “fancy” sorprende ma la volontà della guida è quella di premiare chi veramente cucina con abilità e passione. Siamo abituati ad immaginare i ristoranti stellati come luogo quasi impossibili da raggiungere per i comuni mortali. Troppo costosi o pretenziosi per consumarvi un pasto “normale”.

Esperiene degustative

I menù sono spesso ricchi di gusto ed elaborati anche nell’impiattamento. Sono menù che devono regalare emozioni e esperienze degustative indimenticabili. La taqueria va completamente contro corrente, le sue portate sono minime e gli spazi sono ristretti, non ci sono camerieri alle vostre spalle, pronti ad accudirvi, o sommelier a consigliarvi raffinate bevande. Vi servono il taco e lo consumate in piedi o seduti, a seconda dello spazio.

A Città del Messico

Trovate la Taquería El Califa de León, nel quartiere San Rafael di Città del Messico. È il primo stand messicano di tacos a ricevere questo premio, è anche tra i ristoranti più piccoli ad entrare nel Gotha della guida. Lo chef Arturo Rivera Martínez ha aperto il suo chiosco nel 1968 e da allora continua a sfornare tacos a ritmo battente, per la sua clientela. Oltre 50 anni di onorata carriera.

Una stella Michelin per i tacos

Manzo o maiale grigliato e tortilla

Il taco di carne, il più richiesto e costituito di carne di manzo grigliata, o maiale, insaporita con sale e succo di lime. Mentre la carne cuoce lo chef prepara sulla spianatoia un disco di circa 20 centimetri di diametro di impasto per la tortilla, lo cuoce, vi deposita la carne e lo serve. Lascia al cliente la scelta se addizionarlo con le salse a disposizione, rigorosamente autoprodotte, che vanno dalla media alla piccantissima.

Prezzi molto abbordabili

I prezzi sono decisamente popolari tra 50 e 80 pesos (da 3 a 5 euro). Sono ricette semplici, facili da preparare, ma dove gli ingredienti base fanno, ovviamente, la differenza. Gli ispettori della Michelin, che si presentano sempre in forma anonima, sono rimasti folgorati dalla qualità di questi tacos e li hanno voluti segnalare a tutti coloro che consultano la loro guida.

Tanta notorietà ma anche guai con la stella

Speriamo che la stella non apporti cambiamenti al piccolo chiosco. Ottenere le stelle Michelin a volte è un disastro, cambia completamente la realtà in cui gli chef operano. E’ un premio alla propria creatività e capacità di innovare, ma costringe a non fermarsi mai sui propri allori. La letteratura sui problemi che può causare il premio, portando a depressione quando la si perde, è ricca di episodi anche molto tristi che arrivano anche al suicidio.

Anche i ristoranti alla portata di tutti

la politica della Guida sta mutando nel tempo, mettendo in evidenza non solo i ristoranti top di gamma, ma anche i locali che servono ottimo cibo con prezzi accessibile a tutti. Nel settore “Bib Gourmands” promuovono proprio i ristoranti o le taquerie, come in questo caso, che meritano di essere visitate senza prenotare con anni di anticipo. Una stella Michelin per i tacos

Una stella Michelin per i tacos
Benessere, Enogastronomia

Arriva la prova costume tutti a dieta

Come ogni anni arriva la stagione dei tentennamenti sulla propria linea

In farmacia sono arrivati sul bancone una sfilza di prodotti che dovrebbero aiutare a perdere rapidamente peso. Sono stati identificati con un nome ben preciso, i maggiolini, perché è proprio in questo mese che tornano in commercio in modo vistoso. Il desiderio di perdere una o due taglie ed appiattire le pance, spinge molti italiani a sottoporsi ad un nuovo regime alimentare. Arriva la prova costume tutti a dieta

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Dieta immancabile

La dieta diventa così un must, che viene seguito da quasi un italiano su due. Ovviamente non c’è solo l’aspetto estetico a rendere gli italiani consapevoli che il loro corpo è abbondante. Molti si sottopongono volentieri a nuovi regimi disintossicanti, dopo il periodo invernale, in cui si è abbondato nelle gioie della tavola. 

Nutrizionisti dietologi e amici

Molti si accorgono di qualche piccolo problema di salute, a volte è il medico curante che incalza, dopo aver controllato le analisi, a dare una raddrizzata al proprio modo di alimentarsi. Sono relativamente pochi quelli che si fanno assistere da un dietologo o un nutrizionista esperto (meno del 20%). Tantissimi preferiscono il fai-da-te, o reiterano una dieta che hanno già utilizzato in precedenti occasioni von alterni successi.

Consigli dai non esperti

Il desiderio di affidarsi ad un professionista, per i nostri concittadini, è altissimo, ma sono in realtà pochi quelli che lo fanno. Il fascino del consiglio degli amici (conosco una dieta che funziona tantissimo) è sempre molto forte. La tentazione del trovare il giusto regime alimentare adattandolo al proprio corpo è incalzante. Dall’altra parte ci sono coloro che si affidano ai personal trainer o ai “santoni” da palestra, per trovare la propria via per un equilibrio alimentare e fisici scultorei.

Arriva la prova costume tutti a dieta

A caccia del benessere

Oltre ad entrare nel famigerato costume, senza sembrare una salsiccia, il desiderio che porta ad iniziare un nuovo regime è quello del benessere. Stare ben con se stessi, sentirsi leggeri e mantenersi in forma, sono le principali motivazioni che spingono a variare la dieta e ad incatenare il frigorifero.

Mangiano davvero in modo più sano?

Gli italiani sono convinti di aver mangiato più sano dopo la pandemia. Avere la possibilità di muoversi maggiormente, frequentare le palestre, ha aiutato ad uscire dalle mure domestiche. La loro idea è di aver migliorato le proprie abitudini a tavola, di aver dato maggior peso ad alimenti naturali, sani e sostenibili. Quanto questa credenza sia reale, è tutto da dimostrare.

Dieta mediterranea sempre un must

Molte persone dichiarano di avere come obbiettivo di perseverare con la dieta mediterranea, legata alla tradizione italica. Ma nessuno riesce a dare una versione perfettamente coerente di quel regime, ed apporta infinite varianti. Indubbiamente è un modo interessante di leggere il proprio percorso personale, nei confronti dell’alimentazione.

il rischio dei cibi superprocessati

La salute, le diminuite risorse economiche e la voglia di sentirsi a loro agio nel proprio corpo, hanno modificato anche gli acquisti. In alcuni casi con risultati molto positivi, in altri, specialmente se si è preferito spostare il proprio interesse verso cibi economici, con risultati contraddittori. I cibi super-processati, a cui alcuni si rivolgono per la loro praticità, rischiano di essere troppo ricchi di elementi che, a lungo andare, danneggiano il corpo.

Arriva la prova costume tutti a dieta

Per cucinare bene serve tempo

Il tempo è una variabile importante che opera in questo senso, una vita troppo compressa costringe a consumare cibi precotti o ready-made, per ritagliarsi tempo libero. I cibi freschi e i vegetali, danno il meglio dal punto di vista vitaminico, se preparati al momento, ma comportano un minimo di preparazione prima del consumo. 

Non esagerare coi piatti pronti

Per questo, cucinare in casa, è un aspetto non secondario per una corretta alimentazione. Pochi possono permetterselo ogni giorno, anche se ci provano. I nutrizionisti consigliano di non eccedere coi pasti pronti o da scaldare in padella, limitandoli a 3 volte a settimana. Vegani e vegetariani sono appena il 5% anche se la loro percentuale è data in aumento nei prossimi anni. 

Pensare sempre alla salute

Le diete ipocaloriche sono quelle più richieste dopo la dieta mediterranea, mentre sono pochissimi coloro che si rivolgono a diete ketogeniche o iperproteiche, solitamente per ottenere risultati e performance sportive. Tra coloro che devono mostrare molta attenzione alla tavola figurano coloro che hanno sviluppato o tendono a sviluppare malattie croniche. La prevenzione, in questi casi offre una ottima possibilità di migliorare la loro esistenza. Per loro un corretto regime alimentare, corrisponde a salvarsi la vita. Arriva la prova costume tutti a dieta

Arriva la prova costume tutti a dieta

Credits: Pixabay

Abitare, Benessere, Enogastronomia

Il pranzo della domenica

Un’esperienza unica che viene confermata da un editoriale sul New York Times

Un vero omaggio ad una delle tradizioni più amate dagli italiani. Una esperienza che nella tradizione anglosassone e americana non esiste, non c’è nulla di paragonabile a questa ricorrenza che si rinnova ogni settimana. Il pranzo della domenica è il simbolo della condivisione familiare. Tutto il piacere di vivere, sembra passare dal piacere di stare a tavola dei nostri connazionali. Il pranzo della domenica

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Un punto di riferimento

Anche se è mutato nel tempo, mantiene il ruolo di punto di riferimento che non si limita all’aspetto gastronomica ma alla cultura stessa del rito del passare tempo insieme. Le famiglie non sono più così numerose come un tempo, ma riunirsi per assaporare manicaretti e conversare è tuttora una delle attività preferite degli italiani che sanno sempre come rendere speciali queste rimpatriate.

Aumentano le distrazioni ma la tradizione resta

Forse non si fa più ogni domenica, le distrazioni aumentano, lo sport, gli hobby hanno fatto mutare le disponibilità di ogni membro. Ma appena si può il tradizionale “vediamoci a pranzo”, viene rinnovato e svolge il suo ruolo di ponte tra tradizione arcaiche, abitudini mai scomparse e nuovi riti alimentari

Diverso in ogni regione, provincia, area

Ogni regione ha i propri rituali, ma bastano pochi chilometri per cambiare il menu, lasagne, tagliatelle, ravioli, pasta al sugo, timballi e pasta al forno tra le portate preferite per il primo, che sembra essere il denominatore comune. A seguire, carni, arrosti, bolliti, grigliate, o pesce. Nella civiltà contadina era il pasto migliore di tutta la settimana, quello più ricco di proteine, ed ha proseguito, anche in tempi attuali, su quella falsa riga.

Il pranzo della domenica

Anche la tovaglia ha il suo perché

Il pranzo della domenica svolge una funzione rituale anche per la mise en place, niente plastica o carta, si usano tovaglia e tovaglioli di stoffa.  Il servizio buono in ceramica  e bicchieri di vetro. La tradizione deve essere rispettata e la sacralità della domenica rientra appieno nei rituali di famiglia. Non è solo una pausa tra le varie attività per mangiare, ma una reiterazione dei riti “tribali che caratterizzano ogni famiglia. 

Il tempo rallenta

A pranzo il tempo rallenta, si può conversare meglio e senza fretta, si riallacciano i rapporti che nel quotidiano, per motivi di tempo e pressioni lavorative, devono essere ristretti. La maggiore rilassatezza aiuta a sentirsi a proprio agio e riformare l’armonia che è alla base della struttura delle famiglie italiane. 

Si slacciano bottoni, cinture e cravatte

E’ il momento in cui ci si slaccia un bottone, si allentano cinture e cravatte e diventa bello farsi prendere dal piccolo torpore della digestione. Italian way of life, come lo chiamano gli stranieri, una delle cose che ci invidiano maggiormente, è il saper sfruttare con il giusto disincanto i momenti di relax. Il pranzo della domenica

Credits: Pixabay, pexels.

Benessere, Enogastronomia, Eventi

L’aperitivo targato boomer

A sorpresa sono le persone della terza età i maggiori amanti del rito sociale.

Uno dei riti che gli stranieri e i turisti ci invidiano maggiormente e che hanno preso a modello come stile di vita, sta cambiando il suo pubblico. Non sono più i giovani ad amarlo appassionatamente ma gli over 65, quelli definiti generazione boomer. Sono loro a mantenere inalterato il piacere di incontrare amici e consumare un bicchiere in luoghi pubblici. L’aperitivo targato boomer

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Vino, bollicine e rosati

La varietà degli aperitivi è enorme, ma quello che emerge è che c’è sempre una dominante legata al vino, con le bollicine in pole position. Il fenomeno è in deciso aumento da almeno 15 anni, tanto da trasformarsi in un rito generale.  É il motivo per moltissimi italiani per farsi stanare da casa o dai posti di lavoro per brindare a qualsiasi cosa e intavolare una conversazione. 

I Boomer battono gli under 24

Un intrattenimento che vede una minore partecipazione dei giovani con meno di 24 anni (2,2 milioni). Mentre sono i più maturi over 65 (2,7 milioni) sempre pronti a condividere uno spazio sociale così coinvolgente. I dati dell’Osservatorio di Unione Italiana Vini parlano di almeno 22 milioni di connazionali che non possono o vogliono rinunciare all’evento ogni giorno. I dati sono confermati dal recente censimento Istat sui consumi di bevande.

l'aperitivo targato boomer

Tante donne e quote grigie alla ribalta

Un dato confortante è che è proprio la quota femminile quella che si fa coinvolgere maggiormente. Bere qualcosa chiacchierando è diventato un vero must per le italiane. La quota rosa delle fan dell’aperitivo è quasi raddoppiata, da 5 ad oltre 9 milioni. Il dato più interessante è che la parte del leone lo fa la terza età. Sono proprio le quote grigie a far segnare numeri da capogiro, con un +165%.

I rossi troppo impegnativi

Se da un lato il consumo di alcol e vino segna una diminuzione dei consumi soprattuto legata ai grandi rossi, i bianchi e i rosati non soffrono. In generale la flessione c’è, ma negli aperitivi non c’è alcuna crisi, anzi. Probabilmente la quantità legata ad un solo bicchiere e due patatine, rientra perfettamente nello schema della moderazione e del bere consapevole. Nessuno si sente colpevolizzato per una quantità modesta consumata in allegria con gli amici e le amiche. 

Anche Amari, Supercolici e Cocktails

Una buona percentuali di italiani consuma anche superalcolici ed amari nel momento dell’aperitivo. Un settore che gode di buona salute e che si è reinventato con una grande varietà di servizi in ghiaccio o con essenze aromatiche. Sono le regioni del nord ad essere le maggiori consumatrici con i classici L’amaro del capo e Montenegro, seguiti da Bitter Campari ed Aperol, da servire da soli o nella composizione di cocktails. L’aperitivo targato boomer

l'aperitivo targato boomer
l'aperitivo targato boomer

Credits: Pixabay

Abitare, Eventi, Viaggi

I Misteriosi suoni dei pesci tamburo

I residenti della Florida sono spaventati da forti rumori che sembrano provenire dall’acqua.

A causarli potrebbero potrebbero essere i pesci che si accoppiano rumorosamente. Per scoprire cosa sta causando questi rumori molesti, i residenti di Tampa in Florida si sono tassati per svolgere una ricerca. Gli incaricati utilizzeranno idrofoni e microfoni subacquei per cercare di capire l’origine di questi strani concerti. Durante molte notti si sentono dei suoni bassi e con vibrazioni così forti da svegliare chi dorme. Qualcuno ha dichiarato di aver sentito persino vibrare la casa. I Misteriosi suoni dei pesci tamburo

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Strani rituali di accoppiamento

Una delle probabili cause potrebbero i cerimoniali amorosi e di accoppiamento di alcuni pesci. Riescono a far vibrare le loro vesciche natatorie flettendo i muscoli e originano così dei colpi che sembrano mazze che colpiscono un tamburo. L’accoppiamento avviene nei mesi invernali e questi pesci tamburo, che raggiungono la dimensione di 1,70 metri hanno una grande forza muscolare. 

Amano le acque basse e le lagune

Vivono anche al largo ma prediligono le acque basse lagunari, le foci dei fiumi e le baie lungo la costa. Per questo sono così vicini alle case ed il suono dei loro “tamburi” si avverte così tanto. I residenti però temono che ci possano essere altre cause e puntano il dito su una vicina base dell’aeronautica militare. Al momento la causa sembra però essere data dall’attività sessuali dei pesci. 

I Misteriosi suoni dei pesci tamburo

Un esperto per capire cosa siano quei rumori

Anche se fosse naturale la causa, i residenti sono stanchi di non conoscerne la vera ragione e vorrebbero comprendere se ci sono azioni che potrebbero intraprendere. Il suono è veramente impressionante nel silenzio della notte e può diventare continuo e logorare i nervi. Vorrebbero riuscire a tornare a dormire tranquillamente.

Conosciuto già negli anni ’70

Con questa raccolta fondi hanno raggiunto l’obiettivo di far posizionare gli idrofoni che raccoglieranno le informazioni. La ricerca durerà due mesi e stanno cercando di trovare i punti esatti in cui posizionare i microfoni per avere le migliori risposte. Lo studio è diretto dallo scienziato Locascio, che sostiene la teoria del pesce tamburo nero. Non è una novità perché già negli anni 70 si parlava del fenomeno, ma nessuno aveva indagato a fondo.

I rumori si diffondono male sott’acqua

Ciò che rende particolare questa esperienza è la relativa difficoltà con cui si diffondono rumori sott’acqua. C’è la probabilità che i rumori di tamburo arrivino attraverso canalizzazioni sconosciute o attraversino il terreno in queste zone abbastanza umide. I suoni sono a bassa frequenza e questo potrebbe favorirne la propagazione. La preoccupazione dei residenti è che i pesci tamburo, se colpevoli, abbiano trovato il modo di riprodursi in quantità e questo abbia portato al forte aumento del fenomeno. I Misteriosi suoni dei pesci tamburo

I Misteriosi suoni dei pesci tamburo

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Abitare, Benessere, Enogastronomia

Coltivare su Marte.

Come si nutriranno i coloni che andranno sul Pianeta Rosso?

Gli scienziati continuano a portare avanti tutti gli studi di fattibilità per poter costruire una base sul Pianeta Rosso. La soluzione B per quando avremo rovinato a dismisura il nostro pianeta. Mentre continuano a sviluppare progetti sulle costruzioni per chi vivrà sull’altro pianeta, si interrogano su come riuscire a nutrire i pionieri. Coltivare su Marte

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Il viaggio è lungo e costoso

Il viaggio per Marte è lungo, circa 9 mesi, ed è costoso. Pensare di usare servizi navetta per trasportare in orbita marziana gli alimenti in grado di far sopravvivere i pionieri, è pressoché impossibile. Il costo delle trasferte diventerebbe impraticabile, se dovesse diventare l’unico modo per fare arrivare cibo lassù. 

Studiare una alternativa. 

Il modo razionalmente più praticabile sarebbe di coltivare gli alimenti direttamente in loco. Una pratica non semplice, ma che potrebbe funzionare. Il terreno che simula quello marziano, chiamato regolite, è stato studiato in modo approfondito. Sono state effettuate prove di coltivazioni in serre che simulano le condizioni presenti nell’atmosfera del Pianeta Rosso.

Risultati contrastanti

Alcuni dei risultati sono stati incoraggianti altri meno. La cosa interessante è che è stata utilizzata un’antica tecnica di coltivazione nota da molti secoli. Si chiama consociazione, la praticavano i Maya e permette di coltivare assieme diverse piante in spazi ristretti. In alcuni casi la comunione nello stesso terreno ha dato risultati molto buoni e potrebbero risultare utili anche per coltivazioni da effettuare immediatamente anche sulla Terra non solo su Marte.

Coltivare su Marte.

I confronti fatti dagli agronomi 

Per avere riscontri alle loro ricerche hanno posto in diversi vasi tre tipi di terreno, quello marziano, solo sabbia e terriccio. Sono stati tutti addizionati di concime e poi sono state seminate le piantine. Tre i semi presi in considerazione, pisellli, carote e pomodori. La consociazione di piselli e pomodori ha dato ottimi risultati, mentre le carote hanno sofferto un po’, probabilmente perché non sufficientemente illuminate a causa della vegetazione più alta delle altre due piante.

Pomodori avvantaggiati

I pomodori erano le piante ad avvantaggiarsi maggiormente di questa comunione di terreno. La consociazione li faceva crescere meglio con una maggiore quantità di potassio, rispetto a quando venivano piantati da soli. I valori vitaminici, gli antiossidanti, il beta carotene sono elementi che vengono persi nei processi di disidratazione, quelli che permetterebbero di inviare cibi sul Pianeta Rosso, ma a discapito della loro qualità. Alimenti vitali per chi vive in ambienti isolati.

Altre colture possibili?

Dopo aver affrontato queste tre varietà vegetali gli agronomi si sono concentrati su altre piante e sul modo di farle crescere. Impianti verticali od orizzontali? Sarà possibile coltivare anche cereali come l’orzo o il grano per produrre pane o birra? Moltissime domande ancora senza risposte, che devono essere vagliate in modo scientifico, per rendere autonome le colonie marziane. Coltivare su Marte

Coltivare su Marte.
Coltivare su Marte.

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Abitare, Benessere, Enogastronomia

Come evitare l’invasione delle cicale

Nei prossimi mesi si attende una nascita straordinaria di cicale 

Una strana coincidenza che si ripete ogni 2 secoli, farà nascere un numero formidabili di cicale. Il loro ritmo di “germinazione” si basa su 2 periodi di incubazione che possono essere di 13 e 17 anni. Quando entrambe le incubazioni arrivano a termine contemporaneamente si hanno queste “invasioni”. Saranno molti miliardi, forse trilioni quelle che spunteranno dai loro nidi sotterranei, questo provoca qualche preoccupazione. Come evitare l’invasione delle cicale

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Come fronteggiare l’evento?

La soluzione più semplice anche se a Lollobrigida e molti altri farà venire la pelle d’oca è mangiarle. Le cicale fanno parte della cultura alimentare di molti popoli. Sono una fonte proteica notevole, paragonabile alle carni rosse, e consentono molti modi in cui cucinarle. Possono essere bollite, fritte, grigliate, arrostite o sminuzzate.

Ristoranti e chef pronti a dare ricette

La ristorazione è pronta a servirle in molte ricette facilmente replicabili. Già in rete esistono siti dove prendere spunti e sperimentare. L’ingrediente principale non mancherà, basterà aggiungere la propria fantasia. Sarà un modo per ridurre il fastidio del loro incessante frinire nelle ora più calde, una colonna sonora che in molti vorrebbero far cessare. Sarà anche una notevole risorsa alimentare.

Che sapore hanno?

Coloro che le consumano regolarmente confermano che il loro sapore è simile a quello delle nocciole. La loro consistenza invece è paragonabile a quella dei gamberetti. A questo proposito i sanitari insistono nell’allertare coloro che sono intolleranti ai crostacei, perché appartengono alla stessa famiglia di aragoste e gamberetti. La FDA (Food and Drug Administration Statunitense) le ha sdoganate come sicure per l’alimentazione umana.

Come evitare l’invasione delle cicale

Benefici per salute e natura

Come dicevamo sono molto proteiche, e contengono tutti gli aminoacidi essenziali necessari per un corretto sviluppo fisico. Sono anche ricchi di antiossidanti. Un vero super-alimento che non comporta i costi di produzione delle carni allevate, e che non occupa molto suolo. Le cicale, infatti, possono essere allevate in pochissimo spazio e dare un buon reddito. Nei paesi dove sono un alimento molto comune, sono una buona fonte di guadagno.

Diffuse in molti paesi

Il loro consumo, spesso come snack o cibo di strada, è diffuso nell’est asiatico, in paesi come Thailandia, Birmania, Laos, Cina, ecc.. Sono comunissime anche in Messico dove vengono spesso servite su spiedini nelle baracchine ai bordi delle strade. La tradizione di consumare coleotteri e artropodi, era molto comune tra le popolazioni indigene americane, ed è rimasta popolare nelle culture centroamericane.

Un cibo ancestrale

I nostri antenati oltre che cacciatori, erano raccoglitori e consumavano tutto ciò che la natura offriva. Gli insetti sono stati parte della loro alimentazione per milioni di anni, ed hanno contribuito alle sviluppo della nostra civiltà. Il disagio nel consumarli è dovuto più a fattori estetici, che a reali timori sanitari. Servirebbe un poco di apertura mentale per re-immetterli nelle nostre diete, e trarne tutti i vantaggi economici, sociali e di protezione ambientale che ne derivano. Come evitare l’invasione delle cicale

Come evitare l’invasione delle cicale

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I francesi si riprendono il record della baguette

Sono stati necessari 18 panettieri per preparare l’impasto da record.

Il record della baguette artigianale più lunga apparteneva all’Italia, ed era stato stabilito 5 anni fa nel 2019. I francesi non hanno gradito l’espropriazione di uno dei loro simboli culinari, e proprio nell’anno delle Olimpiadi hanno deciso di riprendersi il primato. Hanno realizzato l’impasto nei pressi di Parigi a Suresnes, una località da cui si può ammirare la suggestiva skyline parigina e la Tour Eiffel. I francesi si riprendono il record della baguette

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Oltre 150 metri di croccantezza

Il nuovo record per una baguette artigianale supera i 150 metri di lunghezza. Per realizzarla sono serviti un quintale di farina, acqua, sale e lievito. Per materializzare l’impasto sono state necessarie due ore di lavorazione e alcune ora per la opportuna lievitazione.

Un forno a rotolamento per poterlo cuocere

Per la cottura è stato realizzato un forno apposito in grado di raccogliere il lunghissimo serpente di pasta lievitata di circa 5 centimetri di diametro. Uno speciale forno a rotolamento che permetteva di cuocere l’impasto facendolo scorrere al suo interno ed uscire profumato e croccate dall’altro lato. La misurazione è avvenuta alla presenza dei delegati del Guinness dei Primati che ne hanno stabilito la validità.

I francesi si riprendono il record della baguette

Farcita con Nutella

Dopo gli opportuni festeggiamenti, la baguette dei record è stata aperta e farcita con Nutella, l’italianissima crema di nocciole che ha contribuito a rendere ancora più appetitoso il pane appena sfornato. Le sezioni del lunghissimo sfilatino croccante e ancora caldo, sono state donate a tutti i presenti per un gustoso assaggio, e il restante è stato donato ad associazioni di beneficenza. 

Simbolo della francesita

La baguette è uno dei simboli francesi, uno di quelli che sono stati inseriti tra i patrimoni culturali immateriali dall’UNESCO. Fa parte da sempre della cultura francese, il pane fresco da ritirare dal proprio fornaio di fiducia, avvolto un tempo in carta da giornale, ed ora  nelle più moderne buste igieniche, è un rito irrinunciabile. “Voilà la baguette” è una delle espressioni che udirete più spesso se andrete a fare acquisti nei forni francesi.

Si riprenderanno il record gli italiani

Gli italiani cercheranno di riprendersi il record o rispetteranno la pausa olimpica prima di tentare nuovamente di soffiare il primato ai cugini d’Oltralpe? O basterà la farcita di Nutella per sancire un patto di non belligeranza? I francesi si riprendono il record della baguette

I francesi si riprendono il record della baguette

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Abitare, Eventi

130 globicefali salvati in Australia.

E’ stato uno spiaggiamento di massa e purtroppo 29 balene sono morte.

Nessuna teoria convincente è stata formulata per lo spiaggiamento di 160 globicefali sulle spiagge dell’Australia occidentale. I soccorsi si sono subito attivati, ma purtroppo alcuni dei cetacei non sono sopravvissuti all’evento. Erano globicefali pinne lunghe, con molti cuccioli. Il branco era infatti, quasi completamente composto da femmine e vitelli. 130 globicefali salvati in Australia

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Le balene si supportano

Una ricerca al largo ha individuato altri branchi di balene ad un paio di km di distanza, mentre altri 110 individui erano vicini alle coste, probabilmente in supporto a quelli già spiaggiati. Tra le balene esistono legami parentali molto forti che portano a reciprochi soccorsi in caso di pericolo. 

Soccorsi indispensabili

La possibilità di salvezza dipende dalla rapidità con cui arrivano i soccorsi. Spesso è lo stesso peso dei cetacei a schiacciare e a condizionare i loro organi interni. Intervenire nei primi minuti dopo lo spiaggiamente permette di mantenerle bagnate e in grado di respirare. La loro pelle è delicata e occorre proteggerla.

Tendono a spiaggiarsi ancora

Il lavoro dei soccorritori consisteva nel tentare di tenere le balene verticali, in modo da avere gli sfiatatoi liberi per respirare, mentre altri tentavano di rimetterle in acque più profonde. Le balene tendono a ritornare a spiaggiarsi anziché allontanarsi immediatamente. Un comportamento che non ha una apparente logica. Un piccolo aereo ha sorvolato la zona per controllare che non avvenisse, magari a poca distanza in un’altra spiaggia.

balene spiaggiate

Le acque basse sono trappole mortali

Spesso le percentuali di cetacei salvati è molto scarsa, in questo caso potremmo parlare di giornata fortunata con almeno 130 di loro riportate in acqua. A volte quando alcuni membri si ammalano, si lasciano trasportare dalle correnti.  Gli altri aderenti al gruppo le seguono, in quella che dovrebbe essere un’azione di supporto, ma spesso si rivela una trappola mortale.

I loro eco-localizzatori vanno in tilt

Finché rimangono nell’oceano, le loro possibilità di guarigione o salvezza, anche se ferite è molto alta. Le acque profonde le proteggono, ma se sbagliano rotta e si avvicina a riva le possibilità di arrivare ad esiti fatti è molto alta. Se la loro capacità di eco-localizzazione viene compromesse, si trovano disperse ed in balie delle correnti.

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Spinte a riva dalle orche?

Ci sono notizie di attacchi da parte delle orche, che in alcuni casi le hanno spinte verso zone con acque basse, dove le balene hanno difficoltà di movimento e sono più facilmente attaccabili. Anche i rumori prodotti dagli uomini coi potenti motori marini delle navi, possono influenzare e disturbare la loro navigazione. 

Un neonato tra loro potrebbe essere la vittima destinata

Tra i globicefali spiaggiati era presente anche un cucciolo appena nato con ancora il cordone ombelicale attaccato. Potrebbe essere stato lui la vittima predestinata delle caccia delle orche. O semplicemente, il lieto evento in corso, potrebbe aver destabilizzato il branco, facendo smarrire l’orientamento. 130 globicefali salvati in Australia

balene spiaggiate

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