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Natale non c’è e già mi manca

Natale non c’è e già mi manca

Saltano i mercatini di Natale, pranzi e cene saranno limitati a ristretti gruppi familiari e rispolvereremo il presepe

Natale arriverà tra pochi giorni, ma come sarà? Sicuramente in minore per l’aspetto glitter, luccicante, gratificante per i doni e per l’indotto economico che ne consegue. Come affronteremo la festa del “tutti più buoni e ben pasciuti” se ci verrà chiesto un downgrade? A cosa rinunceremo e quanto veramente ci mancherà la parte commerciale rispetto a quella intima? Sapremo fronteggiare lo spleen del periodo come uno scampato pericolo, o ci deprimeremo ancora più? Natale non c’è e già mi manca

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Festa religiosa

Il Natale ha mutato molti dei suoi caratteri nel corso dei secoli. Da festa esclusivamente religiosa è man mano diventata un evento consumistico, dove la sfera intima è stata sepolta da montagne di regali. L’originale simbolo di intima religiosità e unione familiare, ha perso l’allure francescano per trasformarsi in tavolate pantagrueliche. Ci mancheranno le sovrastrutture che a partire dagli anni ’80 dello scorso secolo, lo avevano arricchito a dismisura? I segnali che provengono da tutta Europa sono molto forti ed avversi, per alcune categorie commerciali sono preoccupanti.

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Covid protagonista

Le limitazioni imposte a causa del Covid-19 sono state impostate per “salvare il Natale”. Ovviamente il Natale commerciale, per tenere alto il livello dell’economia. Il desiderio di mantenere le attività commerciali attive, cozza però con i timori di propagazione del virus. I mercatini di Natale, anche i più celebri, saltano uno dietro l’altro perché mancano le condizioni di sicurezza, anche se si svolgono all’aperto. Con loro tutto l’indotto legato al turismo ed ai viaggi organizzati. Crolla un’altra possibilità per gli albergatori di avere i weekend pieni a dicembre. Anche il cinema che ci ha rimpinzato di orrendi cinepanettoni con incassi monstre, languirà.

Natale non c’è e già mi manca

Riportarlo al sacro

Riportare il Natale alla sua dimensione legata al sacro, potrebbe essere un segnale. La definizione di Santo Natale va in quella direzione, ma quanti sono in grado di pensarlo in quel modo? Un ripensamento nel confronto del bisogno di intimità e interiorità, che latita in società sempre più laicali. Valido argomento per chi ha fede, deprimente per chi non crede e non può attaccarsi alla natività per dare una svolta al periodo delle Feste. Chi può trovare conforto nella religiosità lo faccia, gli altri si arrangino. Sono decenni che il dibattito sulla perduta fascinazione del presepe rispetto all’albero di natale, prosegue. Questo potrebbe essere l’anno della rivincita delle plastiche pose delle statuine dei pastori e dei Re Magi.

Banchetti ridotti

Se verranno mantenute le attuali condizioni di massimo 6 persone attorno ad un tavolo, anche i banchetti dovranno essere ridotti. Qualcuno esulta per lo scampato pericolo di forzata convivenza con parenti vari. Anche il problema di dover ospitare qualcuno per la notte scende ai minimi storici. I divani letto, le brande e gli strapuntini tirano anch’essi sospiri di sollievo. C’è chi spera che la forzata clausura venga confermata per poter telefonare alla suocera per dirle, con finta tristezza, “Stai a casa tua”. Cucinare per meno persone non sarà però una scusa per cucinare peggio, anzi. Probabilmente il cibo diventerà lo scoglio a cui aggrapparsi. Gratificare il corpo con manicaretti è previsto che sarà uno dei must dei prossimi mesi. Qualcuno si cimenterà con piatti raffinati e impiattati come in un tre stelle, altri si affideranno alle porzioni da camionisti. Il finale come sempre sarà saccheggiare le dispense, e finalmente finiranno sul tavolo anche le salsine e le marmellate dei cesti natalizi degli anni precedenti.

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Farina e lievito

Ritorneremo a fingerci tutti cuochi, panificatori, pizzaioli e pasticcieri. La farina, il lievito e il burro spariranno dagli scaffali un’altra volta, e qualcuno si lancerà in nuove esperienze. Fioccheranno i tutorials su come preparare panettoni e pandori, e altri dolci tipici del periodo. Se siete depositari di ricette astruse è il momento giusto per postare il vostro video su YouTube. Rischiate di diventare famosi con i biscotti alla sugna, rosmarino e marmellata di cavoli.

Una soluzione, posticipare

Pare proprio che il prossimo Natale sarà in minore. Ma c’è chi non ci sta e propone di trovare soluzioni diverse. Dal Belgio arriva la proposta choc di spostare il Natale a giugno. Con tutti gli annessi e connessi. Mercatini, vetrine luccicanti, Babbi Natale a scampanellare agli angoli delle strade. Sarebbe interessante vedere cosa ne pensano i poveri Babbi nel dover indossare i loro costumi pesantissimi in piena estate. Forse cambierebbero stile portando short rossi e berrettini da baseball. La proposta non è tanto folle quanto sembra, spostare le festività potrebbe rianimare l’economia e rilanciare i vari PIL nazionali. La formula è tutta da pensare, ma incredibile ma vero, i tempi per organizzare il Natale di giugno sono già quasi stretti. Natale non c’è e già mi manca

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Natale non c’è e già mi manca il rischio di una festività in minore è altissimo, la parte intima preverrà su quella commerciale
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