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Miele sempre più scarso

Miele sempre più scarso

Il giorno della terra, 22 aprile, diventa il mezzo per parlare di tutti i guai dello scorso anno.

Il miele si riduce sempre più per un numero di cause sempre più rilevanti. Sono in parte l’uso dei pesticidi a danneggiare la produzione, ma in realtà, sono soprattutto gli eventi climatici. Lo scorso anno tra fortunali, bombe d’acqua, contrapposte a forti siccità, gelate, vento fortissimo, c’è stata una catastrofe al giorno. Troppe, per i fragili sistemi che regolano la vita nel nostro paese e nel nostro pianeta. Anche questa primavera, sembra condannare ad un’ennesima tragedia, la fioritura di molte piante da frutta. La coda d’inverno ha segnato, in modo orribile, i frutteti di molte aree. Miele sempre più scarso

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Povere api

Lavorano come pazze, volano di fiore in fiore, ma se i fiori sono congelati, il loro bottino di nettare non esiste più. L’inverno è stato troppo mite e la primavera è partita in anticipo. Le piante hanno cominciato a pompare linfa in anticipo e a forzare le fioriture. Sono bastate poche notti, sconvolte da brinate, per compromettere almeno il 30% delle impollinazioni. Gli alveari sono andati in sofferenza e senza l’aiuto degli apicoltori si avrebbero avute altre perdite. Le api restano uno degli indicatori della qualità dell’aria e della salubrità dei luoghi in cui abitiamo. Il loro lavoro protegge la biodiversità e contribuisce in modo massiccio all’impollinazione.

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Un lavoro stressante

Ogni ape visita circa 7.000 fiori al giorno. Il frutto di questo infaticabile ronzio diventa miele e per produrne un chilo servono circa quattro milioni di impollinazioni. Senza il loro lavoro accompagnato da mosche, farfalle e qualche coleottero i ¾ dei prodotti alimentari non esisterebbe. Ad essere tra i preferiti delle visite delle api ci sono i frutteti di mele, pere, ciliegi, cocomeri, meloni, fragole, castagne, (dati FAO). Le api hanno bisogno di temperature abbordabili per uscire dagli alveari. Non volano se le temperature non raggiungono almeno i 10 gradi Celsius. Sono anche in grave difficoltà nei giorni troppo ventosi.

Piante colpite nel loro momento magico

Proprio nel loro momento magico, quello della fioritura, molte piante hanno subito danni non reintegrabili. Il danno preventivato è superiore al 30% del prodotto medio annuale. La stessa percentuale rimbalza sulla produzione di miele. Alcune delle varietà più comuni come quello d’acacia e di castagno subiranno forti decrementi. Un danno economico rilevante per gli apicoltori, ma anche un danno ambientale vistoso. Il miele sta godendo di un aumento di consumi, ma la scarsità di prodotto, rischia di tramutarsi in aumento dei prezzi al consumo. La grande distribuzione deve ricorrere all’importazione dall’estero.

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Mieli di minore qualità

Purtroppo la produzione internazionale non è sempre di alta qualità come il miele italiano. Le colture ed i trattamenti chimici sono spesso molto diversi a seconda dei paesi d’origine. I mieli cinesi, tra i più importati, non sono esenti da tracce di elementi chimici indesiderati. Conviene controllare in etichetta la provenienza, per non rischiare di aggiungere sgradevoli ingredienti, nella nostra alimentazione. Rivolgersi direttamente ai produttori locali, dove è possibile, può rivelarsi una buona scelta salutistica. Fortunatamente gli apicoltori, anche di fronte a mille difficoltà, continuano la loro opera e sono incrementati nell’ultimo biennio. Miele sempre più scarso

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Credits: PxHere

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Miele sempre più scarso non solo per i pesticidi ma per il cambiamenti climatico che sta sconvolgendo i ritmi inverno-primavera
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