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La verginità scompare dai contratti di matrimonio

Le donne del Bangladesh compiono un enorme balzo verso la parità di genere, la parola “verginità” scompare dai documenti utilizzati per il matrimonio. Il terzo paese musulmano più popoloso aggiorna le sue leggi.

Non saranno più obbligate a dichiarare il proprio stato di verginità nei moduli di registrazione del matrimonio le donne del Bangladesh. Una sentenza che verrà promulgata il prossimo ottobre da parte della Corte Suprema dello stato asiatico, che trovate alla destra dell’India sulle cartine geografiche. La parola vergine che era una delle tre opzioni possibili sui documenti matrimoniali, assieme a vedova e divorziata verrà eliminata. Al suo posto verrà utilizzata la definizione “non sposata“.Può sembrare un’inezia ma non lo è affatto, specie se tenete conto che i maschi non sono obbligati a rivelare il loro stato. La verginità scompare dai contratti di matrimonio

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Il matrimonio è un contratto

Il matrimonio per i musulmani non ha l’aspetto di un sacramento ma quello di un contratto. Serve ad unire ed a costituire un’alleanza tra le due famiglie. Gli sposi possono essere anche appena nati e già legati da questo vincolo. Non hanno possibilità di decidere, soprattutto le donne, sul destino del proprio rapporto matrimoniale. Essendo minori deciderà per loro un tutore matrimoniale “walì” che prenderà ogni decisione in proposito. Di solito il “walì” è il genitore, ma potrebbe essere anche un nonno o un rappresentante della famiglia. La giovinetta finché è dichiarata vergine, resta sotto la tutela del “walì” e non può liberarsi dal vincolo. Aver eliminato la definizione di vergine dalla documentazione significa riaffermare il diritto di decidere anche alle giovani musulmane. Ora potranno decidere, autonomamente, se il contratto matrimoniale le soddisfa o se vogliono optare per un compagno diverso che sapranno scegliere da sole.

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Regole restrittive per le donne

Le leggi sul matrimonio del Bangladesh, sono da tempo sotto accusa da parte dei gruppi per i diritti delle donne, che le giudicano restrittive e discriminatorie. “È una decisione fondamentale, un enorme passo avanti per i diritti delle donne“, ha dichiarato l’avvocato Aynun Nahar Siddiqua. “Ho celebrato molti matrimoni a Dacca e mi è stato spesso chiesto perché gli uomini avessero la libertà di non rivelare il proprio status e le donne no. Ma non era una decisione nelle mie mani purtroppo, suppongo che questa richiesta non sarà più formulata“.

Prossimo obiettivo la dote

Nei matrimoni islamici lo sposo è obbligato a pagare una dote perché il contratto sia valido. La dote è della sposa che ne può disporre a piacimento ma è retaggio di una tradizione che non è più necessario mantenere. è il simbolo di un prezzo pagato e quindi di un possesso che non è rispettoso dei diritti umani e della parità tra sessi. La dote “mahr” può anche non essere corrisposta immediatamente ma lasciata in sospeso. Lo sposo o la famiglia di lui può essere tenuta a pagarlo in caso di morte del marito o nel caso che la moglie venisse ripudiata. La pratica del ripudio è oltremodo semplice in alcune comunità islamiche e dover pagare il “mahr” funziona come deterrente. La verginità scompare dai contratti di matrimonio.

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La verginità non è più un fattore nei matrimoni in Bangladesh questo conferisce uno status alle ragazze che si liberano del tutore e decidono chi sposare
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