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In Australia brucia la nostra innocenza

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Il disastro ecologico che fa pensare a scenari danteschi, era stato previsto, eppure ignorato

Sta bruciando anche la nostra innocenza tra le sterpaglie e il bush dell’Australia. Niente sarà più come prima, soprattutto perché sono stati ignorati tutti i segnali e le previsioni che hanno portato a questa catastrofe. In una indagine commissionata nel lontano 2008 dal governo australiano, vennero esposti dati assai precisi che indicavano le previsioni sul riscaldamento globale. Questi dati indicavano chiaramente che la stagione degli incendi (abbastanza regolare in Australia) sarebbe iniziata precocemente e sarebbe durata di più. La maggiore intensità del fenomeno veniva segnalata ad iniziare dal 2020. Esattamente oggi. In Australia brucia la nostra innocenza

Crucolo

Politici negazionisti

governanti australiani non hanno preso alcuna misura di protezione, anzi hanno fatto spallucce, etichettando il lavoro degli scienziati come sparate di Cassandre. Eppure gli incendi sono lì a dimostrare la loro incapacità e mancanza di senso del pubblico. Migliaia di residenti hanno visto le loro abitazioni e laboratori distrutti, hanno dovuto rifugiarsi sulle spiagge per salvarsi. I segni sono visibili a tutti, fiamme altissime visibili dai satelliti, fumi che sono riusciti ad attraversare il Pacifico ed ora stazionano sul Sudamerica. Cosa potranno fare ora? Negare ancora? O fare l’ennesima corsa a chiudere la stalla dopo che i buoi sono fuggiti?

Agraria Riva del Garda
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Cattiva stampa

I governanti hanno cercato di negare il riscaldamento globale e si sono fatti accompagnare da campagne di disinformazioni. Azioni degne di un filmaccio di serie B dove i cattivi cercano di convincere l’opinione pubblica che la colpa è sempre di altri. Murdoch col suo impero di tv, quotidiani e magazines  ha cercato di incolpare i difensori della natura, che non avrebbero concesso di tagliare abbastanza alberi. I cosiddetti verdi sono così diventati lo zimbello assieme a qualche cretino piromane. Reazioni e forzature assai peggiori delle scene raccapriccianti a cui tutti abbiamo assistito.

Affidarsi alla pioggia

Affidarsi alla pioggia non basta, servono prese d’atto del fallimento delle politiche di conservazione naturale. Quasi 500 mila animali morti, bruciati vivi o asfissiati, sono un tributo troppo grande da pagare all’insipienza umana. Ora a questa strage si sommerà quella dei cammelli e dromedari che vagano per il bush. Sono selvaggi, sono stati abbandonati dopo che il loro lavoro non è più stato ritenuto utile. Hanno un grave difetto, oltre a respirare e nutrirsi, bevono. Consumano troppa acqua, quindi i ranger ora hanno avuto l’ordine di abbatterli. La previsione è di abbatterne almeno 10.000. 1.500 sono già stati uccisi in una settimana. C’è una proposta della Somalia perché i cammelli vengano portati da loro, dove potrebbero essere liberati ed avere una nuova vita. Ma il costo del trasporto bloccherà questa proposta. Intanto i cecchini specializzati li abbattono a bordo di elicotteri, in un tiro a segno da baraccone.

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Unica positività

C’è un’unica positività in questo disastro ed è la sua visibilità. L’attenzione del pubblico ora è ben viva. Sia che si parli di residenti obbligati a salvarsi sulla spiaggia o della tenerezza dei koala con la pelliccia ancora fumante che si dissetano dalle bottigliette dei vigili del fuoco. O dai canguri messi in salvo dai residenti, portati nei loro giardini nella speranza di salvarli. Questa visibilità deve ora essere utilizzata per trovare soluzioni. La capacità umana di cercare di ignorare le catastrofi sarà dura da sconfiggere, ma prenderne nota, parlarne e riempirsi gli occhi degli scempi che può arrecare, forse sveglierà qualche coscienza. Non sarà più solo qualche ragazzino o qualche verde che strepita, è una realtàLa nostra innocenza ora è perduta, è tempo di rendersene conto. In Australia brucia la nostra innocenza.

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Credits: all pics from the net

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In Australia brucia la nostra innocenza.
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In Australia brucia la nostra innocenza oltre a boschi bush e abitazioni perdiamo col fuoco la capacità di ignorare i problemi del riscaldamento globale
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