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Imiteremo i ragni per i nuovi microfoni

Imiteremo i ragni per i nuovi microfoni

I ragni non hanno gli orecchi ma sentono attraverso le loro ragnatele

La seta del ragno agisce come un dispositivo in grado di intercettare i suoni. E’ una struttura molto sensibile che può raccogliere suoni anche a tre metri di distanza dalla sorgente. Una scoperta rivoluzionaria che potrebbe sconvolgere il mondo dell’ingegneria sonora. Imiteremo i ragni per i nuovi microfoni Leggi tutto: Imiteremo i ragni per i nuovi microfoni

I timpani funzionano con le variazioni di pressione dell’aria

I nostri orecchi sono sensibili alla pressione dell’aria. Ad ogni variazione di pressione i timpani vibrano e trasmettono le varie frequenze al cervello, che le elabora e le rende “ascoltabili”. Gli attuali microfoni sono stati creati sulla base di queste leggi fisiche, la pressione dell’aria li fa vibrare proprio come i timpani. 

Miniaturizzarli per renderli ancora più duttili

Per renderli ancora più “bravi” ad intercettare i suoni dovrebbe essere molto grandi, ma questo va nella direzione opposta delle esigenze dello spettacolo e degli studi di registrazione. La scoperta di come funzionano le ragnatele e la loro capacità d’intercettare le minime vibrazioni dell’aria, potrebbe cambiare completamente il modo di costruire i nuovi microfoni, rendendoli sempre più compatti ma senza perdere qualità, anzi.

Copiare dagli animali più piccoli

L’idea di riproporre le strutture del timpano è interessante, ma se si vuole miniaturizzare il nostro intercettore di suoni, dovremmo pensare a chi ha dimensioni molto più ridotte rispetto al nostro orecchio. Le ragnatele permettono ai ragni di localizzare la sorgente e la direzione del suono. Rendono più semplice grazie alla loro sensibilità, la caccia agli insetti con cui si sostentano.

Imiteremo i ragni per i nuovi microfoni

Un range formidabile rispetto agli umani

Misurazioni formidabili quelle della seta di ragno, che hanno un range tra 1 hertz e 50 kilohertz, una gamma molto più ampia rispetto agli umani, che possono sentire suoni tra 20 hertz e 20 kilohertz. Se gli ingegneri del suono riusciranno ad applicare questa tecnologia alla nuova generazione di microfoni, potranno renderli molto più piccoli e molti più sensibili.

Ancora in fase sperimentale ma già con successo

Riusciranno i tecnici a produrre materiali altrettanto sensibili e ad inserirli nei microfoni? E’ questa la sfida che potrebbe cambiare molti degli strumenti da utilizzare quotidianamente. I nuovi “attrezzi” potrebbero sconvolgere completamente il mercato dei supporti per incrementare i livelli audio, sia per chi sta perdendo l’udito o per chi nasce con problematiche legate alla conformazione dell’orecchio.

Il silicio sembra il materiale giusto

Il materiale che sembra aver i migliori risultati in questo campo è il silicio. Un materiale di cui conosciamo moltissime delle proprietà meccaniche, e che consente di sviluppare nuove forme che aprono orizzonti. Tra l’altro questi nuovi microfoni ricevono frequenze molto basse, non intercettatili dall’orecchio umano. Queste frequenze tra l’altro, compaiono mentre si formano tempeste e tornado. Riuscire a prevedere la formazioni di questi fortunali, spesso molto dannosi, consentirebbe di salvare vite umane. Imiteremo i ragni per i nuovi microfoni

Imiteremo i ragni per i nuovi microfoni
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Imiteremo i ragni per i nuovi microfoni saranno sempre più piccoli ed efficienti e useranno le tecniche delle ragnatele
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