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Gli orsacchiotti e il controllo delle nascite

Gli orsacchiotti e il controllo delle nascite

La curiosa storia del successo dei teddybears e dei suoi detrattori

L’animale di pezza tanto caro ai bambini e alle bambine non ha sempre avuto vita facile. La sua diffusione è stata contestata dai gruppi religiosi più retrogradi, proprio per la sua funzione di giocattolo da compagnia. Non per quanto riguardasse i maschietti, ma per le bambine che preferivano abbandonare le bambole per coccolare i loro orsacchiotti imbottiti. Gli orsacchiotti e il controllo delle nascite Leggi tutto: Gli orsacchiotti e il controllo delle nascite

Non più mamme sempre disponibili

Il timore era che invece di dedicare tempo alle bambole ed accrescere il loro ruolo di future madri, avrebbero spostato la loro attenzione a costruire famiglie senza o con pochi bambini. Il ruolo di angelo del focolare e di superamma sempre incinta e dedita a crescere figli senza sosta veniva mesa in pericolo da un buffo orso di panno.

Theodore Roosevelt e la battuta di caccia

La storia narra che il presidente degli Stati Uniti Theodore Roosevelt, grande estimatore della caccia desiderasse aggiungere un orso nero alla sua collezione di animali abbattuti. Ma dopo una infruttuosa battuta di due giorni, per soddisfare il suo desiderio, gli presentarono un orso vecchio e ferito, legato ad un albero. Roosevelt si rifiutò di sparare ad un animale già malandato e senza possibilità di fuga. La notizia approdò rapidamente alla stampa e l’orso malandato venne trasformato nelle immagini disegnate sui quotidiani, in un orsacchiotto dai teneri occhioni.

Nella vetrina di un negozio di caramelle

Questa tenera raffigurazione venne sfruttata dal proprietario di un negozio di caramelle, alla ricerca di una attrazione per la sua vetrina. Chiese alla moglie di confezionare un orsacchiotto imbottito di stracci che rimandasse alla storia che era descritta in tutti i giornali. Appena lo mise in vetrina venne subito acquistato e sua moglie ne fabbricò un altro. Divenne rapidamente un successo e Morris Michtom e la moglie intrapresero un altro tipo di commercio oltre ai dolciumi, nel campo dei giocattoli.

L’orso di Teddie

Lo chiamarono l’orso di Teddy (teddybears) in onore al nomignolo di Theodore Roosevelt, e divenne il nome del tenero amico dei bambini. Col tempo perse la S finale fino a diventare l’attuale Teddybear, protagonista delle nanne e coccole dei bambini più piccoli. Giocattolo amatissimo tanto da diventare un vero beniamino, da portare a letto con se. Questa passione continua, e ancora oggi molti conservano il primo orso di pezza dell’infanzia. Magari ferito, scucito o con un solo occhio ma sempre da amare.

Gli orsacchiotti e il controllo delle nascite

Ostracismo infruttuoso

Dicevamo dei gruppi religiosi timorosi della cattiva influenza sull’educazioni delle bambine. Il loro appello e la loro avversione per gli orsacchiotti non si concretizzò, e rimase inascoltata dal grande pubblico, anche se lanciarono vere e proprie campagne denigratorie per fermare quel tipo di commercio.  Non ebbero successo ovviamente ma l’ostracismo era lanciato. In ogni caso, a loro consolazione, la natalità non segnò alcun rallentamento, anche se il più coccolato degli animali di pezza, finiva nelle carrozzine al posto delle bambole.

Arrivarono anche in Europa

Anche in Europa la “moda” dei teddybear prese piede ed un’industria tedesca cominciò a produrne in serie. Nel solo 1903 ne vendette 3.000 esemplari ad un grande magazzino newyorkese. La mania era iniziata e rapidamente si diffuse in molte varianti. La società Steiff di Giengen, in Germania, utilizzo il nome americano Teddybear sentenziandone il successo definitivo. Quegli orsacchiotti centenari, ora sono diventati un obiettivo caro a molti collezionisti, che spendono cifre importanti per entrarne in possesso. Ad un asta uno Steiff ha raggiunto la quotazione di 12 mila euro, ma un modello realizzato da Luis Vuitton è stato venduto a oltre 180.000 dollari.

I bambini hanno un’infanzia prolungata

Intanto all’inizio del secolo scorso le condizioni di lavoro stavano mutando, i bambini erano sempre meno utilizzati come mano d’opera. Si lasciava loro la possibilità di avere un’infanzia più lunga e maggior tempo per trastullarsi coi giocattoli. Questo fece decollare il settore industriale dei giochi e gli orsacchiotti divennero anch’essi il simbolo di questa prolungata infanzia.

Animali da coccolare nei momenti di sconforto

I teddybear divennero un supporto nei momenti di crisi o sconforto e non è a caso che molti orsacchiotti vennero ritrovati nelle giberne dei soldati deceduti nella prima guerra mondiale. Gli orsacchiotti divennero anche un simbolo letterario, dopo che l’autore inglese Milne diede vita alle avventure di Winnie-the-Pooh. Ebbe rapidamente una grande fama e le sue avventure continuano ad essere pubblicate, sono diventate una striscia a fumetti e brevi cartoon.

Gli orsacchiotti e il controllo delle nascite

Il cinema e gli orsi

Anche il cinema si è accorto degli orsacchiotti e di quanto piacciono. Molti lungometraggi di animazione hanno per protagonisti gli orsi e teddybears. Tra questi: Koda fratello orso, Paddington, Teddy & Annie giocattoli dimenticati, Boog & Elliott, La gang del bosco, Ernest e Celestine, The Brave-Ribelle, Il libro della Giungla, Robin Hood, Il Grande Orso, Kung-Fu Panda, ecc. Senza dimenticare gli show televisivi di Yoghi e Bubu, Masha e Orso o il Fozzie dei Muppets.

Ted il teddybear scollacciato e sboccato

Ma il grande successo botteghino lo ha ottenuto il meno adatto ai fanciulli, Ted, l’orsacchiotto indecente, sempre arrapato, sboccato e dalle abitudini poco ortodosse che lo hanno reso celebre. Un teddybear sarcastico che beve parecchio, fuma marijuana, va alle feste e corteggia costantemente tutte le ragazze, un alter ego imbarazzante per chi pensa agli orsacchiotti come eternamente dolci e arrendevoli. Ted ha avuto un incasso tale che è stato realizzato anche il sequel Ted2. Gli orsacchiotti e il controllo delle nascite

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Gli orsacchiotti e il controllo delle nascite, nati per ricordare una battuta di caccia di T. Roosvelt sono diventati un simbolo di tenerezza
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