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Furto di dati sensibili alla Tim

furto di dati sensibili alla TIM

Cosa succede quando una compagnia che opera nel settore delle telecomunicazioni perde la fiducia dei suoi clienti?

Operavano all’interno della TIM alcuni dipendenti disponesti che dirottavano informazioni riservate. Ovvero rubavano i dati dei clienti di telefonia e li rivendevano a call center. Sono almeno 13 le aziende coinvolte nella compravendita di dati. Sono loro i responsabili delle odiose chiamate assillanti che conosciamo bene tutti quanti. Non si trattava di briciole ma di proventi di decine di migliaia di euro mensili. Sono stati scoperti dalla Polizia Postale in un’operazione definita Data Room. I dipendenti infedeli lucravano su un aspetto molto delicato, quello della raccolta dati. Furto di dati sensibili alla Tim

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Il fenomeno si allarga

Sono coinvolte anche aziende del settore energia, probabilmente l’inchiesta porterà risultati ancora più eclatanti. Per la prima volta viene chiaramente alla luce ciò che, purtroppo, come utenti avevamo sempre immaginato. I nostri dati personali trafugati e rivenduti al miglior offerente. Destinatari call center e altre persone e società che banchettavano tranquillamente su ciò che dipiù prezioso esista, la nostra privacy e i dati riservati degli utenti.

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Indagini minuziose

Intercettazioni telefoniche, pedinamenti, controllo delle piattaforme informatiche, nulla è stato lasciato al caso per incastrare i ladri di dati. La stessa Telecom Italia ha messo a disposizione le proprie strutture per stanare gli infedeli. L’azienda si costituirà come parte civile nel processo. Una necessità per salvaguardare la credibilità del marchio, che risulta molto indebolito da questo fenomeno. L’etica imporrebbe un risarcimento incalcolabile per il danno reale e quello d’immagine. Mentre ci preoccupiamo inutilmente dell’eventuale privacy perduta con la App IMMUNI, c’è chi delinque su dati che dovrebbero essere garantiti come blindati.

La falla dei reclami

Curiosi che sia proprio stato il servizio reclami dei clienti ad aver fornito l’accesso abusivo alle data room in uso ai gestori telefonici. Questi reclami e le relative note di lavoro e consegne per turare le falle dei disservizi della rete tlc, è servito da ingresso per rubare i bati.  Gli accessi tramite account o virtual desktop avvenivano attraverso chiavi in uso dei dipendenti. Questi strumenti venivano a loro volta rubati dagli infedeli. Le banche dati collezionano tutte le segnalazioni ricevute dagli utenti e tracciano il polso dei disservizi. Una serie di informazioni che mostrano le reali condizioni della rete nazionale di telecomunicazioni, preziosissima per i concorrenti di TIM.

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Individuare gli anelli deboli

La ricerca di questi dati era volta a colpire i clienti più “vulnerabili” coloro che già avevano avuto problemi con l’azienda. Il numero di clienti colpiti era enorme, con cifre tra 50 e 70mila utenti mensili. Dati rivenduti a call center in grado d’influenzare i clienti a cambiare compagnia di servizi. Gli infedeli potavano anche utilizzare dei “bot”, ovvero robot telematici che in automatico richiedevano dati freschi giornalieri. L’eccesso di richieste di queste informazioni ha messo in allarme TIM che ha attivato l’indagine in collaborazione con la Polizia Postale.

Una reputation da ricostruire

Siamo stati tutti vittime di chiamate compulsive che invitavano a risparmiare, cambiare gestore, offerte a servizi mai richiesti, ecc. Buona parte di quelle noiose ed invadenti chiamate è legata a questa mole di dati carpiti in modo illegale. Ora TIM oltre alle migliaia di accidenti che si è beccata dovrà faticare a ricostruire una reputation, che dal punto di vista economico e sociale è un vero tesoro. Chi si fida di un’azienda che si fa fregare dati dall’interno?

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Moltiplicare gli investimenti

Quanti investimenti serviranno a TIM per rendere irripetibile l’evento e rassicurare i clienti che nessuno dei loro dati è stato divulgato. La sensibilità nei confronti dei propri dati personali cresce in proporzione alle attività che svolgiamo su smartphones e pc. Col lockdown e l’implicito invito ad utilizzare i pagamenti elettronici, i timori di vulnerabilità del sistema aumentano. Chi ha poca dimestichezza o ha da poco imparato ad usare i pagamenti elettronici potrebbe pensare che i rischi sono troppo elevati. Furto di dati sensibili alla Tim

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Credits: PxHere

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Furto di dati sensibili alla Tim dipendenti infedeli sottraevano e rivendevano a call center i dati dei clienti colpiti da disservizi e più vulnerabili
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