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Fiumi di bollicine a Capodanno

Fiumi di bollicine a Capodanno

Milioni di bottiglie stappate per festeggiare il nuovo anno

Tutte sballate le previsioni che volevano un Natale mesto e sottotono. Come sempre gli italiani amano sovvertire gli esiti dei pronostici, fausti o infausti che siano. Mentre le cassandre piangevano per le probabili difficoltà di liquidità che avrebbero fermato la corsa agli acquisti, in realtà le cose andavano in altra direzione. La crisi innescata dall’arroganza russa culminata in un conflitto senso, faceva temere ripercussioni più ampie per l’agro-alimentare. Fiumi di bollicine a Capodanno

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Invece la voglia di festeggiare

La voglia di festeggiare comunque, anche se col patema che possa essere l’ultimo a questo livello, ha innescato un fenomeno interessante. Gli acquisti sono stati concentrati sugli aspetti conviviali, perciò tutto il settore food and beverage, ha goduto in modo particolare. Due i traini principali, i dolci tradizionali e regionali e le bollicine. Mai come quest’anno si sono stappate tante bollicine, i brindisi augurali erano di dovere e sono stati rispettati. Un vero fiume di bollicine che ha portato a stappare 95 milioni di bottiglie

Sembrava impossibile

Sembrava impossibile migliorare la “prestazione” formidabile dell’anno scorso, eppure le cantine italiane ci sono riuscite. Hanno meso a segno un altro 1% d’incremento delle vendite. La settimana tra Natale e Capodanno è stata quella che ha fatto registrare il boom di consumi. Moltissimi gli italiani che hanno festeggiato con le bollicine italiane, a conferma di un settore che ha un appeal molto consistente. Ma non è finita, perché mancano ancora i dati definitivi dall’estero, dove l’incremento sembra ancora maggiore.

Fiumi di bollicine a Capodanno

Un mercato in espansione

Il mercato delle bevande, soprattutto quelle alcooliche a base di uve, è in espansione. Molte bottiglie vendute in Italia, ma il lavoro svolto negli ultimi decenni per fare apprezzare le nostre bollicine all’estero sta dando grandi frutti. Due terzi del fatturato infatti riguardano il settore export. Il vino italiano piace sempre più e lo dimostrano anche le etichette che scimmiottano i prodotti nostrani. Un business in salute, che fa ben sperare anche per le prossime annate.

Distretti produttivi

Sono sempre più celebri i distretti produttivi che stanno crescendo e diventando brand riconoscibili. Dopo il Prosecco, il Franciacorta, l’Oltrepò pavese e il TrentoDoc, sono molte le aree che hanno dato vita a distretti ben definiti. I disciplinari che garantiscono gli alti standard produttivi, fanno crescere nuove realtà. DOP, IGP, DOCG, sono le bollicine più richieste. Segno che la clientela apprezza il lavoro svolto sinora, per mantenere altissima la qualità. Nuove realtà si affiancano a quelle già riconosciute e fanno sperare in altri sviluppi commerciali altrettanto positivi.

Spese maggiori

Sono aumentate notevolmente le spese sia per la coltura, coi costi energetici in cima alle preoccupazioni degli agricoltori, che per i vinificatori. Le cantine hanno subito una escalation dei prezzi produttivi con aumenti in ognuna delle parti che compongono il prodotto. Le bottiglie di vetro, le gabbiette, i tappi, la carta per le etichette e per gli imballi, sono diventati introvabili o carissimi. Questo toglierà marginalità, un ulteriore problema per tutto il settore, che per ora si consola con quasi 3 miliardi di fatturato. In attesa di poter stappare tutti insieme alla fine della guerra. Fiumi di bollicine a Capodanno

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Immagini: Pxhere

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Fiumi di bollicine a Capodanno 95 milioni di bottiglie stappate per i brindisi augurali e per scacciare la crisi
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