Enogastronomia, Marketing

Finisce la battaglia del Gianduiotto

Finisce la battaglia del Gianduiotto

Dopo le carte bollate arriva l’accordo.

I cioccolatai torinesi era scesi in piazza per difendere la denominazione del Gianduiotto e per definire un vero disciplinare. La esatta composizione di cosa può contenere uno dei più celebri cioccolatini, per avere la denominazione IGP, era l’ostacolo principale che opponeva le due parti.  Leggi tutto: Finisce la battaglia del Gianduiotto

Torino o Piemonte?

La differenza delle posizioni era soprattutto geografica, mentre i torinesi volevano che fosse ben chiara la denominazione Torino, la multinazionale svizzera Caffarel-Lindt puntava ad un generico Piemonte. il rigido disciplinare va stretto alla multinazionale, che vuole avere mani libere per produrle ovunque le pare. 

Altri ingredienti

Grande rilevanza veniva data anche alla possibilità di introdurre ingredienti che non facevano parte della ricetta originale. Utilizzare latte in polvere, nella ricetta composta di solo cacao, nocciole e zucchero, sviliva la qualità del prodotto. Anche ridurre la percentuale delle nocciole utilizzate era considerato un vero sacrilegio dai cioccolatieri piemontesi pronti a fondare un consorzio.

Libertà di produrre in modo industriale

E’ una questione di lana caprina ma che coinvolge anche l’onorabilità dei cioccolatieri torinesi.  La richiesta della multinazionale svizzera sembrava una imposizione per avere mani libere in campo industriale. Mutare  la collocazione geografica, allargandola, andava solo a favore degli svizzeri. Ora la diatriba sembra risolta, Caffarel Lindt ha accettato che nella definizione del “vero gianduiotto” compaia la parola Torino.

Finisce la battaglia del Gianduiotto

Una parziale resa di Caffarel Lindt

Questo risolve la guerra del gianduiotto con un riavvicinamento delle due parti. Lindt non voleva rinunciare alla IGP, ma voleva che fosse indicato nel modo che le conveniva maggiormente. Giustamente i cioccolatai torinesi hanno mantenuto il punto. Il gianduiotto è nato a Torino, e anche se la Caffarel Lindt lo ha aiutato a diffondersi, la collocazione geografica è ben precisa.

Disciplinare rispettato completamente?

Resta da comprendere se anche il disciplinare verrà attuato alla lettera. La richiesta era che le nocciole dovessero essere rigorosamente Piemonte IGP, nella percentuale del 30/45% dell’intero impasto. Gli svizzeri invece volevano che la percentuale si abbassasse arrivando sotto al 30%. Grande escluso dagli ingredienti il latte in polvere, punto di forza della Caffarel Lindt, per una evidente riduzione dei costi. Ma il latte in polvere rende il gianduiotto sgradito agli intolleranti al lattosio.

No al latte in polvere

Lindt insisteva per ottenere la possibilità di aggiungere latte in polvere fino al 10%. La ricetta originale però, consente solo tre ingredienti la nocciola, cacao e zucchero. Sono ammesse piccolissime percentuali di altri ingredienti e aromi. Mentre il cacao può di qualsiasi tipologia, lo zucchero deve essere bianco, o di canna o di barbabietola.

Dimensioni corrette

Trovato l’accordo anche per le dimensioni del gianduiotto. Il gianduiotto originale varia da un peso di 4 sino a 16 grammi. Per poter ottenere l’IGP deve essere prodotto in quel peso e non in altri multipli o perderà il diritto ad essere denominato gianduiotto Torino IGP. Il “mattone” della Caffarel dovrà cambiare denominazione o non potrà avere la qualifica IGP..

Credits: Pixabay, wikipedia, the net

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Finisce la battaglia del Gianduiotto tra i cioccolatieri torinesi e la grande industria che voleva ottenere IGP cambiando la ricetta
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