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Città più vivibili Italia esclusa

The Economist stila la sua lista sulle città più e meno vivibili sul pianeta. Conferme rispetto allo scorso anno e pessime notizie per l’italia che è di fatto esclusa. Nessuna delle nostre città è ritenuta vivibile.

Forse è tempo di fare un serio ragionamento su cosa abbiamo sbagliato nell’ultimo cinquantennio. Le nostre città prese ad esempio come perfetto paradigma della città felice sono scomparse dai radar. Il rinascimento e l’architettura che ha emozionato miliardi di visitatori è dimenticata. I criteri con cui l’Economist traccia i suoi grafici sono forse restrittivi ma probabilmente ci sono troppe cose trascurate nel nostro paese. Città più vivibili Italia esclusa

Agraria Riva del Garda

Vienna Australia e Canada

Vienna è la vincitrice di questa classifica che lascia il tempo che trova ma che la mette in cima ai luoghi in cui è migliore spendere la vita. Nelle prime 10 ci sono ben tre città australiane e tre canadesi. E’ tutta l’Europa che arretra nel sogno del benessere condiviso, sorprendente? Forse no visti i criteri adottati e la vecchia Europa dovrebbe interrogarsi su questo spostamento verso Oceania e Nordamerica.

Crucolo
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Prese in esame 5 categorie

Sono 5 le categorie messe sotto esame ognuna con una percentuale differente rispetto al totale. Si comincia con la Stabilità che si aggiudica il 25% del totale del punteggio. Questa prende in esame la criminalità e qui nonostante gli sforzi recenti c’è molto da fare. La lotta alle mafie segna progressi ma non sufficienti. Il senso di sicurezza, con la campagna di terrore seminata da Salvini nella sua eterna campagna elettorale, è facile capire che non avevamo speranza di ottenere nemmeno un punto. Altre voci prese in esame la possibilità di conflitti militari o di conflitti interni

Sanità Pubblica (20% del totale)

Nonostante ciò che spesso si sente dire, la nostra sanità è una delle migliori al mondo, offre supporto a tutti e la qualità media è veramente alta. Questa era la voce in cui avremmo potuto recuperare punti ma non sarebbero stati sufficienti per entrare in classifica.

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Cultura e Ambiente (25% del totale)

Se bastassero i monumenti, l’arte e la bellezza saremmo a cavallo. Invece in questa categoria vengono valutati il clima e il comfort dei turisti, il livello di corruzione, restrizioni religiose, censura, accesso allo sport e alla cultura. Ovvero siamo e saremo eternamente in panchina a vita. Il livello della nostra censura sugli organi di stampa ci pone oltre il 70 posto nella graduatoria mondiale. La corruzione è talmente integrata nel tessuto nazionale da sorprenderci quando non ne troviamo traccia.

Educazione (10%) e Strutture (20%)

Un’altra batosta, la scuola pubblica arranca ed anche quella privata non rifulge di particolare vigore. Le strutture sono un mezzo disastro, mancano infrastrutture di collegamento in tutto il sud. Per terminare la Napoli Reggio Calabria sono serviti 30 anni. Manca acqua disponibile regolarmente. L’energia sta migliorando ma c’è ancora molto da fare per renderla economica e completare il passaggio ad una cultura green. Abbiamo buoni porti ma li svendiamo ai cinesi, la compagnia aerea di bandiera è allo sbando. I collegamenti internazionali non si sbloccano a causa della Tav e altre pregiudiziali. Potremmo ottenere punti nelle telecomunicazioni dove siamo forti, anche se la adsl in alcune località è ancora un sogno. Peccato che contino come il 2 di picche sul totale.

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Si comprende perché siamo assenti

Facile comprendere perché siamo assenti, non ci siamo mai modernizzati, siamo un paese invecchiato, incattivito, impaurito e rancoroso. Dove le altre città cercano di scrollarsi di dosso le pastoie noi non riusciamo a distinguerci. Non possiamo nemmeno consolarci perché altre grandi città stanno maluccio, anche se New York e Londra sono a metà classifica e Parigi grazie ai gilet jeaunes è crollata di 30 posizioni. C’è da fare tanto per tornare ad essere vivibili, gradevoli, interessanti e affascinanti.

Le prime 10 posizioni

La top ten si apre con Vienna, Melbourne, Sidney, Osaka, Calgary, Vancouver, Toronto, Tokio, Copenhagen, Adelaide. Al fondo della classifica troviamo Damasco in Siria, in piena guerra e possiamo comprendere le difficoltà di vivere lì. Seguita da Lagos, Nigeria, Dhaka in Bangladesh e Tripoli in Libia, altra città martoriata dalla guerra. Come tutte le classifiche lascia un po’ il tempo che trova eppure the Economist la pubblica perché sono dati che interessano agli investitori. Una stabilità, economica, politica e sociale fa molta differenza per chi deve investire denaro. L’indice di vivibilità è un buon modo per comprendere come muoversi sui mercati internazionali. Città più vivibili Italia esclusa.

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Città più vivibili Italia esclusa la nuova classifica dell'Economist ci esclude per troppi fattori negativi, paura, corruzione, mafie, strade,collegamenti
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