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Un AIUTO scritto con le foglie di palma

Come nei migliori film di avventura e azione la scritta ha funzionato

Scenario: Oceano Pacifico, tre naviganti in avaria e naufragati su un isolotto sono riusciti a farsi scorgere da un aereo. Una volta inviati i soccorsi i tre esperti marinai sono stati portati in salvo. Sono riusciti a sopravvivere grazie alla loro esperienza di vecchi lupi di mare bevendo acqua di sorgente e mangiando polpa delle noci di cocco. Un AIUTO scritto con le foglie di palma

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Novelli Robinson Crusoe

Un’esperienza che ricorda altri celebri naufraghi come Robinson Crusoe. L’aver manifestato la loro presenza con un enorme “HELP” scritto con le foglie delle palme li ha resi reperibili. La Guardia Costiera degli Stati Uniti è riuscita ad inviare un ricognitore ed a soccorrerli. L’equipaggio di tre marinai era partito dall’atollo Polowat e intendeva raggiungere quello di Pikelot, a circa 100 miglia nautiche,

Uno skiff leggerissimo per viaggiare veloci

La loro imbarcazione era uno schifo (skiff) di 20 piedi aperto. Un natante molto veloce con scafo sottile e pescaggio quasi inesistente, destinato a volare sull’acqua e dotato di un motore fuoribordo. Il programma era una gita di pesca ma si è risolta in un naufragio per colpa delle secche attorno all’atollo. 

Cibo acqua e foglie di palma

I tre naufraghi però non si sono lasciati prendere dallo scoramento ed hanno trovato questa soluzione per rendersi visibili, mentre pensavano a sopravvivere con quello che l’atollo offriva. La loro scomparsa non era passata inosservata e le ricerche erano già scattate ed un aereo era uscito in perlustrazione. 

Un AIUTO scritto con le foglie di palma

Raggiunti grazie alla scritta

Dopo aver notato la scritta sulla spiaggia dell’isola hanno paracaduto dei kit di sopravvivenza, una radio ed avvisato la Guardia Costiera che  è così riuscita a raggiungerli. Dopo il salvataggio i tre hanno raccontato la loro avventura e l’incidente che ha causato la rottura del motore. Il loro unico desiderio era ritornare alla base di partenza a Polowat.

Carramba che sorpresa

Tra le sorprese uno dei soccorritori ha scoperto che uno dei naufraghi era un lontano parente, un cugino di terzo grado, mentre gli altri due lo erano di quarto grado. Una vera carrambata. Lo spirito dei soccorritori è quello si sostenere questi abitanti della Micronesia, dispersi a grandi distanze ma uniti dall’abilità e dalla confidenza che hanno verso l’Oceano.

Già altri due naufragi in tempi recenti

L’atollo di Pikelot aveva già avuto un simile evento quattro anni prima. Altri tre naviganti erano naufragati nello stesso luogo e salvati dopo 3 giorni. In quel caso però si era trattato di vera imperizia, per non aver calcolato il giusto bisogno di carburante della loro imbarcazione, ed erano rimasti a secco.

A nuoto nella notte stellata

Sono episodi non troppo rari, un’altro naufragio era successo nel 2016, ma in quel caso i naufraghi avevano dovuto nuotare oltre due miglia per raggiungere l’isolotto più vicino. Fortunatamente nonostante fosse notte sono riusciti ad arrivare sino alla spiaggia alla luce della stelle e della luna.

Meglio portare un radiofaro

La Guardia Costiera consiglia a chi vuole muoversi con maggiore sicurezza di utilizzare dei radio fari. Ora esiste la possibilità di noleggiarli per brevi periodi e garantirsi la possibilità di restare in contatto coi soccorritori. La Micronesia occupa un’area enorme nell’Oceano Pacifico e diventa complicato monitorare tutti gli isolotti e gli atolli, molti dei quali disabitati o scarsamente abitati. Un AIUTO scritto con le foglie di palma

Immagini:Pixabay e web

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Proibire la musica troppo lenta o troppo veloce.

è la nuova imposizione del leader della Cecenia Kadyrov.

Tutta la musica che non raggiunge gli 80 battiti al minuto o eccede i 116 è bandita dal territorio ceceno. Una ennesima follia del dittatore Kadyrow che ha trasformato la piccola repubblica caucasica, in una enclave dove tutto è proibito. Ai musicisti sono concessi 45 giorni per modificare e riarrangiare i loro brani o non potranno essere eseguiti.

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Musica troppo lenta o troppo veloce

Ogni regime dittatoriale cerca di regolamentare ogni cosa perché nessuno possa recriminare. La musica è uno di questi mezzi, con cui viene imposta una ulteriore restrizione delle libertà personali. Piccola cosa rispetto alla molte altre violazioni dei diritti, ma esageratamente impositiva. I regimi che impongono restrizioni troppo rigide spesso superano il livello di guardia e diventano materiale per rovesciare quei regimi.

Salvaguardare le tradizioni

La musica è diventata un’altra delle restrizioni imposte dal governo. Il tentativo è quello di “salvaguardare le tradizioni” e sradicare le moleste ingerenze della musica occidentale che potrebbero influenzare la popolazione. La mentalità e le tradizioni cecene anche nel campo della danza saranno così protette dalle negative influenze esterne. in tutte le loro esternazioni ricordano certi dettami di regimi nazisti e fascisti, dove tutto è deciso nei palazzi del potere.

Proibire la musica troppo lenta o troppo veloce

Non imitare o gradire ciò che arriva dall’estero

Il governo impone ai cittadini di “Non prendere in prestito la cultura musicale da altri popoli”, lo considerano “un atteggiamento inammissibile”. Queste le dichiarazioni di Musa Dadayevhe, ministro della Cultura. Per conservare l’integrità del nostro popolo,“Dobbiamo portare alla gente e al futuro dei nostri figli il patrimonio culturale del popolo ceceno”.

Integralismo musulmano

La Cecenia è un paese piccolo, di solo 1,5 milioni di abitanti, che si stende tra Mar Nero e Caspio. Celebre soprattutto per la ferocia con cui combattono i suoi soldati, i ceceni sono stati per anni il braccio armato di Putin, in tutte le azioni più efferate. La religione ha una grande importanza per Kadyrov che la usa come propellente per incendiare i suoi soldati e spingerli ad eccessi sanguinari.

Una cattiva aria

In Cecenia si respira una cattiva aria, troppe sono le limitazioni imposte ai suoi abitanti. Le minoranze sono duramente colpite, soprattutto gli omosessuali. Ma sono tanti i divieti, il primo riguarda l’abbigliamento, con nessuna concessione a ciò che non sia strettamente tradizionale. Il tentativo di bloccare sul nascere qualsiasi dissenso, oltre alle scelte di che abito portare, passa anche per la musica.

Proibire la musica troppo lenta o troppo veloce

Sfrondare tutti i ballabili

Il tentativo è di evitare che qualsiasi brano ballabile (la dance suonata in tutto il mondo) possa essere suonato o trasmesso nel paese. La “cosiddetta” musica occidentale non può e non deve condizionare la mentalità dei ceceni. Sono moltissimi i brani che sono troppo veloci, la stragrande maggioranza delle hit internazionali, ma anche evergreen come “Hey Jude” dei Beatles, non potrà essere trasmesso o eseguito perché è troppo lento

Una beffa finale

Ora sorge un nuovo problema per Kadyrov, negli incontri internazionali col suo più grande ispiratore, non potrà fare ascoltare l’inno nazionale. Infatti, l’inno con cui dovrebbe accogliere Putin e le sue delegazioni non rientra nelle restrizioni, il pomposo inno russo è di 76 battiti al minuto. Vedremo se verranno concesse deroghe in proposito

Proibire la musica troppo lenta o troppo veloce
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La primavera in India vuol dire Holi

È la festa dei colori e della rinascita.

Holi per noi occidentali sembra solo una gran confusione coloratissima ma in realtà, dietro a quelle polveri, c’è una simbologia precisa. Chi frequenta queste feste, lo fa con senso di appartenenza alla tradizione, e per confermare i rituali tipici dell’India. Le polveri colorate che vengono lanciate a tutti i partecipanti, possono sembrare un momento di allegra follia. Un divertimento a cui non potrete sfuggire, se vi lasciate prendere dall’atmosfera della festa. La primavera in India vuol dire Holi

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Rinascita come la nostra Pasqua

Possiamo paragonarla alle feste pasquali, nuovi colori e risveglio della natura. Anche se in occidente la Primavera è giocata su colori tenui, il significato di resurrezione e ritorno alla vita ha le stesse radici. Per restare in argomento, in Asia con l’equinozio di primavera inizia pure il nuovo anno persiano. I colori della festa Holi sono brillanti e vanno dal rosso al giallo ocra, all’azzurro, al verde, al rosso. La inevitabile mescolanza di questi colori crea dei mix di colori difficili da ripetere volontariamente.

Un abito di riserva

Se volete partecipare, portate un abito di riserva, ben difficilmente riuscirete ad evitare di venire colorati, e quei colori resteranno appiccicati alla pelle e a tutti i tessuti. Il divertimento e il coinvolgimento è tale che, dopo due minuti non v’importerà più nulla dell’abito, e penserete solo a partecipare, cercando di non ridere troppo. Perché vi trovereste i colori anche in bocca.

La primavera in India vuol dire Holi

Capelli e pelle da lavare per giorni

I residui colorati vi faranno compagnia per giorni, potreste dovervi lavare i capelli tantissime volte per ottenere il ritorno al vostro colore originale. Ma se siete disinvolti, potrebbe essere il modo per avere capigliature e pelle con tinte decisamente inusuali. I colori però raccontano molte cose che a noi sono sconosciute. È legato al sistema delle caste (varna) che per noi non sono facilmente comprensibili.

Lanciarsi manciate di colori 

Lanciarsi manciate di colori significa festeggiare il ritorno della primavera e la sconfitta del male. È una festa stagionale, che cade tra febbraio e marzo, e che riprende leggende indù, dove tutti si lasciano coinvolgere da festosi lanci di giallo, rosa, rosso, indaco, verde… Un tempo erano colori naturali, provenienti da fiori e piante, ora molti sono sintetici, ma il piacere di lanciare, spruzzare o soffiare manciate di colore rimane sempre lo stesso.

L’indaco è di Krishna

Il colore blu è legato alla figura di Krishna e agli dei in generale, che nella religione indù sono tre ma con la possibilità di mutare forme e impersonare altre divinità. Un guazzabuglio troppo complicato da raccontare. L’indaco è dato da un cespuglio, le cui foglie vengono fatte fermentare ed essiccate. È un colore che viene esportato da millenni, e che è alla base del tessuto denim, quello dei vostri jeans. I pani di indaco arrivavano sino a Roma, già 2.000 anni fa. Siccome erano costosi, esistevano contrabbandieri e sofisticatori che realizzavano finti pani di tintura fatti con panetti di sterco di piccioni.

La primavera in India vuol dire Holi

Il verde porta felicità, il giallo solarità

I colore verde è quello legato alla natura e alla felicità. Le donne spesso vestono sari di quel colore o bracciali e ornamenti verdi. E’ un colore che non esiste in natura ed è ottenuto tramite due bagni, prima nell’indaco poi nell’ ocra. L’ocra è presente nella spezia più utilizzata, la curcuma che profuma in modo particolare moltissimi piatti della cucina indiana. Il giallo è anche il colore rappresentativo della terza casta, quella dei mercanti. Un tempo il giallo come colorante era ottenuto tramite l’urina delle mucche obbligate a mangiare solo foglie di mango. Quando la notizia di come lo ottenessero è trapelata, il “giallo indiano” ha avuto una grande crisi.

Il rosso è legato ai matrimoni.

Se c’è una festa o un matrimonio il rosso è d’obbligo. Le spose non possono farne a meno perché porta fortuna, e richiama la buona sorte. Ancora oggi molti segnano sula fronte un punto rosso (tilak). Quel rosso si ottiene con la giallissima curcuma mescolata al lime che la fa diventare rosso brillante. Il legame degli indiani coi colori è fortissimo. Sicuramente lo avrete notato dai brillantissimi sari che le donne indossano. Colori lontanissimi dai grigi e dagli sfumati delle nostre culture, che utilizzano spesso il nero, un colore aborrito in India. La primavera in India vuol dire Holi

La primavera in India vuol dire Holi

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San Patrizio e le sue strampalate feste.

Gli irlandesi sparsi per il mondo festeggiano il patrono con grandi feste

L’Irlanda per la grave crisi alimentare, legata alla coltura delle patate, che l’ha colpita nell’800, ha esportato forza lavoro in tutto il mondo. Sono stati tantissimi gli irlandesi affamati, che sono andati in cerca di fortuna in altri paesi e continenti. Hanno, ovviamente, portato con se il loro patrono e il 17 Marzo San Patrizio, viene festeggiato in moltissimi paesi. San Patrizio e le sue strampalate feste

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Gli elementi essenziali sono il colore verde, i folletti, più o meno accomodanti od arroganti e dispettosi, le monete d’oro e i relativi pentoloni, il trifoglio e l’immancabile birra. in onore di San Patrizio ne scorrono veramente fiumi, e ne viene prodotta una colorata di verde, proprio in suo onore. Solo a New York, la grande parata dei folletti è salutata da due milioni di persone, più o meno legate alle loro radici irlandesi.

Le città americane della costa Est

Le grandi città americane della costa est organizzano tantissime feste a tema, parate, serate danzanti e buffe attività. Per festeggiare San Patrizio serve tanta ironia e voglia di suscitare ilarità. A Chicago il fiume che attraversa la città viene colorato di verde, e la parata è un evento dominato dai più burloni. 

San Patrizio e le sue strampalate feste.

L’ironia è fondamentale

La voglia di stupire e far ridere trionfa ovunque. In una cittadina dell’Arkansas tra le altre esibizioni spicca una compagnia di danza, The Lards of the dance (i lardi danzanti) composto da ballerini anzianotti ed ovviamente sovrappeso. La loro è la parata più breve del mondo, sono solo 300 metri e ogni anno viene premiato il più anziano folletto del mondo (quest’anno ne farà 95).

Anche ai Caraibi

Celebrazione oltremare. Ci sono altri luoghi che potrebbero sembrare non connessi ma che in qualche modo sono collegati alla verde Irlanda. L’isola di Monserrat situata nei Caraibi ne è un esempio. I suoi abitanti sono in parte derivati da da missionari cattolici irlandesi, perciò la tradizione di festeggiare il 17 Marzo è entrata a far parte degli usi locali. L’inconsueto mix di culture irlandesi, africane e caraibiche, regala un perfetto melting-pot creolo, tra cucina creola, birre e marimbe.

Trifogli giganti

Se cercate il trifoglio più grande del mondo dovete raggiungere O’Neill in Nebraska, Nell’incrocio principale viene disegnato un enorme trifoglio che ispira atmosfere irlandesi a tutto il paesino. Oltre ai soliti pazzi festeggiamenti hanno anche un festival di letteratura per bambini, cibo di strada, e la posa della pietra di Blarney che conferirebbe il dono dell’eloquenza a chi la bacia. 

San Patrizio e le sue strampalate feste.

La pietra di Blarney

La leggenda dice che per ottenere il dono devi baciare quella originale, ma tentare con le copie è meno pericoloso. La pietra e inclusa nelle mura dell’omonimo castello e per baciarla occorre sporgersi dai merli in una pericolosa acrobazia, che prevede di sporgersi dall’alto in basso. A Blarney c’è un addetto che ti tiene per i piedi mentre tenti di farlo. Per evitare che sia una festa troppo breve, ad O’Neill la festeggiano di nuovo ad ogni 17 del mese.

In Australia cambiano il nome ai paesi

Anche in Australia esistono comunità irlandesi che vogliono mantenere il contatto con l’isola natale. La Irish Fest è il modo più semplice per rinnovare le radici familiari. I folletti, impersonati da gruppi di cittadini, svolgono attività sociali, e fanno visiti ai bambini ammalati e alle famiglie. Il quartiere dove si festeggia maggiormente è New London, che però i folletti trasformano in New Dublin, cambiando tutte le segnalazioni e i cartelli stradali. In pieno trip irlandese non possono mancare le danze tipiche folk con gighe, country dance, tip tap irlandese, line dance. 

Giappone san Patrizio e le ostriche

Anche in Giappone c’è una festa dedicata a san Patrizio nel distretto di Ise dove esiste un celebre santuario. La parata, dove abbonda ovviamente il verde, è in maschera. I folletti alla fine della parata, smettono gli abiti di scena e si dedicano ad un’attività molto gradita, aprire i molluschi di cui è ricca la zona, le ostriche. Se amate i crostacei, questo è il luogo giusto per voi. I crostacei sono uno dei simboli della città e vengono offerti ai partecipanti sia cotti che crudi. San Patrizio e le sue strampalate feste

San Patrizio e le sue strampalate feste.

Credits: Pixabay

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Il potere dei cani lanosi dei Salish

Sono scomparsi all’epoca della conquista dei loro territori da parte degli inglesi

Erano cani dotati da una particolare foltissima pelliccia, che era regolarmente pettinata e tosata per produrre tessuti. Ma non erano solo cani da allevare per fare coperte, erano dotati di capacità sciamaniche. La loro cura era affidata a donne che avevano il ruolo di interagire e comunicare con loro. Il potere dei cani lanosi dei Salish

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Diffusi sulle coste del Pacifico

Gli indigeni Salish vivevano sulle coste del Pacifico. Allevavano questi cani dal vello morbidissimo e bianco, con una ritualità sacrale. Erano nutriti con una alimentazione speciale a base di salmone. Le donne che se ne occupavano, viaggiavano coi loro adorati cani in canoe, e andavano a pescare i salmoni per loro.

Simili agli attuali samoiedo

I cani pelosi, simili agli attuali samoiedo, non erano considerati animali domestici. Li ritenevano parenti con cui condividere la vita, le esperienze e la saggezza. Le loro custodi comunicavano con loro, e a loro volta erano considerate donne sagge e dotate di poteri. Per far si che il loro dono venisse disperso, non lasciavano che si accoppiassero con altri cani, favorendone la consanguineità, e la purezza della discendenza

Indumenti di alto valore rituale

I lunghi morbidi peli dei cani, erano intessuti per fabbricare indumenti ed accessori rituali dal particolare valore. Ognuno di quei manufatti era ritenuto intriso di saggezza, sapere, ed era ritenuto un dono importantissimo di cui andare fieri. La ritualità con cui la loro “lana” era raccolta e lavorata, costituiva da solo un passaggio rituale.

Il potere dei cani lanosi dei Salish

Inglesi e missionari distrussero tutto

Questa ritualità era invisa ai conquistatori inglesi e ai missionari, che imposero di smettere di allevare i cani pelosi. Intrecciando le tradizioni orali delle nazioni native, gli storici, sono riusciti a ricostruire la storia di questi cani. Il loro allevamento, il loro cibo speciale, il rapporto familiare con le loro curatrici, li rendevano veramente unici.

Dispersione imposta

Le pratiche rituali e religiose dei nativi erano invise ai missionari e agli inglesi, che imposero la cessazione del loro allevamento. I manufatti che erano intessuti con le preghiere da queste “ancelle”, li rendevano unici, e degni di essere utilizzati nei cerimoniali. Questo disturbava i predicatori e le autorità. Le proprietà spirituali erano proprio alla base della cura di questi cani, considerati fratelli e dei membri della comunità.

Salish perseguitati

I Salish, come molte altre tribù native, erano perseguitati, e con loro tutte le tradizioni scismatiche, che erano alla base della loro cultura. Le forze dell’ordine e gli agenti indiani, obbligarono le curatrici ad abbandonare i loro cani e ad interrompere tutta la ritualità legata a loro. L’isolamento riproduttivo venne interrotto, e con gli incroci le loro qualità furono disperse

Insegnamenti e saggezza condivisa

I cani lanosi e la loro saggezza vennero dispersi, gli “insegnamenti” che potevano trasmettere vennero abbandonati. Con loro molta della cultura Salish venne soffocata, eppure questi cani erano dotati di poteri. Erano amati, curati, e davano non solo i loro speciali peli, ma anche una testimonianza di saggezza ancestrale, che riuscivano a comunicare alle loro amiche e protettrici. Il potere dei cani lanosi dei Salish

Il potere dei cani lanosi dei Salish

Credits: Pixabay, Smithsonian,common.

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Notre-Dame nuove polemiche

La cattedrale bruciata 5 anni fa è in ricostruzione ma con molti dissidi tra i puristi.

Dopo la guglia da sostituire con un progetto attuale, prontamente rigettato, ora è il tempo delle vetrate. La proposta di Macron di aggiungere vetrate in chiave moderna sul lato sud, ha fatto inviperire molti francesi. “Come si permette di toccare un monumento che è di tutti i francesi”? Questa la motivazione cha ha portato ad una raccolta di firme per bloccare tutto. Notre-Dame nuove polemiche

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Le vetrate non sono quelle originali

In realtà i “salvatori dell’esistente” dimenticano o non conoscono, che le vetrate della più celebre chiesa parigina non sono le stesse del XII secolo. Sono state modificate e sostituite più volte durante secoli, in parte perché rovinate dagli agenti atmosferici, o altri accidenti. In altre occasioni, semplicemente, per abbellire le pareti della cattedrale.

6 nuove vetrate a sud

La richiesta di inviare proposte per 6 nuove vetrate sta destando l’interesse di diversi artisti che stanno elaborando i progetti. Potrebbe risultare un ammodernamento interessante, ma cozzerà sempre con l’opinione dei “nulla si tocchi”. L’esempio del Teatro Opera Garnier dipinto con la sua volta moderna è lì a dimostrarlo. Osteggiato dai puristi, nel tempo è diventato un dei luoghi preferiti dove ammirare una delle opere più significative di Marc Chagall.

Hanno “solo” 150 anni

Le attuali vetrate risalgono al 1859 e sono state realizzate su disegni di Eugene Viollet-le-Duc. Verranno esposte in un apposito museo dedicato alla cattedrale che sorgerà tra poco. Al loro posto resteranno finestroni vuoti che sarebbe corretto completare. Per questo, l’idea di trovare vetrate moderne, potrebbe essere la prosecuzione di un discorso di evoluzione, della cattedrale nel tempo.

Notre-Dame nuove polemiche

L’arcivescovo primo sponsor dell’idea

L’idea in realtà era stata suggerita da chi vive la cattedrale quotidianamente, ovvero l’arcivescovo di Parigi Laurent Ulrich. Il dibattito s’era già surriscaldato con ancora le ceneri bollenti rimaste dopo l’incendio. Mantenere l’integrità era diventato un dogma per alcuni, mentre altri amavano l’idea che la cattedrale continuasse a respirare la voglia di essere sempre innovativa della città. La piramide in vetro del Louvre dimostra che a Parigi si può contaminare.

Bisogna correre per fare in tempo

Il progetto ha la necessità di essere portato avanti celermente poiché la riapertura ufficiale di Notre Dame è prevista per la festa dell’Immacolata del prossimo 8 dicembre. Riusciranno i funzionari ad approvare in tempo le nuove vetrate, fabbricarle e montarle in tempo utile? E’ questa la scommessa da vincere. 

Ancor più turisti a visitarla

Una parte dei parigini sostiene che avere nuove vetrate stimolerebbe ancor più turisti a visitare la cattedrale. Per poter almeno avere una opinione personale, per denigrare o incensare le nuove finestre. O solo per rinverdire i ricordi delle visite precedenti. Questa polemica sembra giungere proprio per solleticare le opinioni più diverse e stimolare i curiosi ad entrare nella “nuova-vecchia” Notre-Dame. Notre-Dame nuove polemiche

Notre-Dame nuove polemiche

Credits: Pixabay

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Un “plov” è per sempre.

Nel medio oriente esiste un piatto che accomuna tutte le culture e che parla di ospitalità

Nella grande area che si stende ad Est del Mar Caspio e che comprende un grande numero di nazioni con il finale STAN nel loro nome, esiste un piatto che vi verrà riproposto in mille varianti. È il “plov” piatto nazionale uzbeko diventato patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Un piatto talmente diffuso da diventare una icona geografica come è la pizza per gli italiani. Un “plov” è per sempre

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Semplice ma corroborante

È un piatto relativamente semplice da preparare ed è molto corroborante. Lo conferma la leggenda che vuole che Alessandro Magno, dopo aver conquistato Samarcanda (a quel tempo Makaranda) volle regalare un pasto delizioso e ricostituente, alle sue truppe. Fece preparare un piatto a base di riso, carne, cipolle e carote, insaporite con la spezia locale, il cumino. Un’altra leggenda evoca il grande condottiero Tamerlano ed il suo esercito come iniziatore della tradizione di questo piatto.

Piatto nazionale

In Uzbekistan è il piatto nazionale, lo troverete in ogni ricorrenza, adatto a matrimoni funerali, battesimi ed ogni occasione degna di essere festeggiata. Viene anche servito in occasione delle faste del nuovo anno, il navruz persiano (Capodanno). in quel periodo riceverete una marea di inviti a consumare il plov assieme. Se sarete ospiti di qualcuno in quell’area non potrete sottrarvi.

Un “plov” è per sempre

Lo cucinano gli uomini

È un pasto che possono preparare tutti ma solitamente nelle occasioni ufficiali sono gli uomini a cucinarlo. Spesso avviene all’aperto in un kazan, un grande calderone che ha un diametro di oltre un metro a forma di wok, assomiglia ad una enorme paelliera, però concava. Il kazan può essere grande abbastanza per servire un pasto soddisfacente per oltre 100 persone.

Profumi avvolgenti

Il profumo speziato che avvolge ogni cosa fa scatenare una immediata salivazione. È un piatto che si adatta a qualunque situazione economica, tanto che il proverbio che lo accompagna ritualmente è: se sei ricco mangia plov, se sei povero mangia plov. Ma è soprattutto il piatto che parla di ospitalità, ne è il simbolo. Se vi invitano, non rifiutate, offendereste il padrone di casa.

Migliaia di varianti

Esistono migliaia di varianti, ma la base del piatto è il riso con dadini di carne, che può essere di manzo, agnello o pecora, cotto nell’olio o altri grassi. Le cipolle tritate vengono fatte quasi sciogliere completamente e le carote croccanti sono tagliate a bastoncini, grandi come il vostro dito mignolo, teste d’aglio, cumino. Questa la base ma poi potrete trovare ricette più ricche con ceci, uvetta, crespino, uova di quaglia, castagne e tutto ciò che la stagionalità offre per arricchirlo. Ovviamente, come ogni piatto che si rispetti, esistono molti gradi di piccantezza.

Un “plov” è per sempre

Cotto a parte o tutto assieme

In alcune aree ogni ingrediente viene cotto a parte e solo all’ultimo vengono messi assieme in grandi piatti fumanti che vengono serviti a centro tavola. In alcune aree lo mangiano con le mani, in altre lei servono dal piatto centrale con un cucchiaio o con la forchetta. A parte vengono servite ciotole con verdure stagione, spesso pomodori. Il fatto di condividere il pasto da uno stesso piatto fa comprendere come sia un piatto conviviale, un pasto di famiglia a cui vieni invitato a far parte.

Un poco di scenografia

Ci sono modi diversi di servirlo che dipendono dalle diverse culture locali e dalle tradizioni che si perdono nella notte dei tempi. Un modo di servirlo è abbastanza scenografico col riso a fare da base, con le carote a fare uno strato superiore e solo in cima viene posta la carne. In altre aree il miscuglio è generalizzato, in ogni caso il gusto non cambia tantissimo e, scenografico o no, vale la pena di provarlo. Un “plov” è per sempre

Un “plov” è per sempre

Credits: wikipedia, common,

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I terribili granchi del cocco

Sono enormi arrivano a misurare un metro e pesano fino a 9 chili

Per mantenere un corpo simile devono mangiare molto ed hanno la fama di essere praticamente onnivori. Il loro pasto principale è la tenera e gustosa polpa delle noci di cocco. Sono praticamente gli unici essere viventi a riuscire a rompere il duro guscio ed accedere alla polpa. Le loro chele sono potentissime, e riescono a rompere di tutto. I terribili granchi del cocco

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Devono trovare cibo costantemente

Ma le soli noci di cocco non bastano a sfamarli, si sono adattati a mangiare ogni cosa gli capiti a tiro, mangiano pollame, gatti, frutta, foglie e qualunque cosa su cui riescono a posare le loro chele. In casi di estremo bisogno arrivano anche al cannibalismo. Per incrementare la consistenza dei loro corpi mangiano gli esoscheletri dei loro simili dopo che hanno fatto la muta. Questo apporto di calcio serve per irrobustire il loro eccezionale corpo.

Tra Pacifico e Indiano

Vivono nelle piccole isole tra Oceano Pacifico e Indiano. Probabilmente la scarsità di cibo a disposizione su quelle piccole isole e atolli ha fatto sviluppare la particolare abilità nell’aprire i cocchi. Riescono a coglierli dal terreno e a trasportarli anche per diversi chilometri. La continua ricerca di cibo ha sviluppato il loro odorato che è sensibilissimo. Muovono le loro antenne come un radar, per focalizzare da dove provengono gli odori che li interessano.

Abitudini notturna ma nella foresta…

Sono prevalentemente notturni ma non disdegnano di muoversi nell’interno delle foreste più profonde anche di giorno. L’odorato li guida efficientemente e qualsiasi animale in difficoltà o morto diventa una loro preda. Il timore è che a causa di questa fame insaziabile, abbiano mangiato anche l’eroina del cielo Amelia Earhart che è probabilmente precipitata in un’isoletta del pacifico.

Scomparsa in un atollo

Era l’atollo di Nikumaroro dove la celebre pilota d’aereo, pioniera dei voli in solitaria, ha fatto perdere le proprie tracce. Per provare che i granchi del cocco potrebbero averla divorata hanno effettuato un esperimento, hanno abbandonato un maiale nella foresta. I granchi lo hanno rapidamente spolpato e smembrato, trascinando via le parti migliori per mangiarle comodamente nelle loro tane. 

Non dormire a terra e all’aperto

I rari abitanti di queste isole ed atolli consigliano di stare alla larga e di non trascorrere le notti dormendo sul terreno o all’aperto. Hanno chele poderose e possono riuscire a staccare mani o dita all’incauto che si facesse sorprendere nel sonno o cercasse di catturarli. I granchi sono molto silenziosi e riescono anche ad arrampicarsi sugli alberi per piccoli tratti. I terribili granchi del cocco

I terribili granchi del cocco

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Kiwi spumante

Se amate i kiwi avete una ottima occasione per festeggiare

L’actinidia o uva spina cinese ha avuto un grande successo anche nel nostro paese, siamo secondi per produzione, ad una incollatura dalla Cina. Il frutto dalle grandi proprietà salutistiche, col suo alto contenuto di vitamina C, ha un ruolo importante sulla nostra digestione. Kiwi spumante

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Un enzima che agisce sul nostro stomaco

Contiene actidina, un enzima simile alla papaina (dalla papaia) che favorisce li nostri processi interni, svolge anche una ottima azione per il nostro intestino, è infatti consigliassimo per chi soffre di stitichezza.

Una soluzione per gustarli non solo come frutta

Ora i kiwi hanno trovato una soluzione alternativa per essere gustati, vengono trasformati in spumante, senza l’uso di uva. Al loro sugo vengono aggiunti zucchero e batteri utili alla fermentazione alcolica. In val Fontanabuona, alle spalle di Genova e a pochi chilometri dal centro città, lo realizzano già da alcuni anni con un buon successo.

Kiwi spumante

Vinificato ogni due anni

La spumantizzazione avviene ogni due anni, perché l’actinidia ha produzioni alterne, un anno assai cospicue e la successiva inferiore. Quando la produzione è rilevante viene fatta la vinificazione. Un modo di bere diverso ed interessante. Che ha dalla sua parte anche la sostenibilità di tutto il progetto, perché nulla venga sprecato anche negli anni di abbondanza.

PIccola azienda e B&B

Viene realizzato in una micro azienda familiare, titolare di un B&B a Neirone, Villa Maia di Ognio. I proprietari lo producono solo per i loro clienti, ma non non è  impossibile che arrivino anche alla commercializzazione. Qualche gestore di enoteca che l’ha assaggiato l’ha gradito, e potrebbe essere interessato a distribuirlo. Sono rimasti sorpresi della sua qualità e hanno chiesto quale fosse il vitigno d’origine, credendo che fosse originato da uve.

Marmellate e farina di castagne

Nel B&B producono anche marmellate di uva americana e quello che è un vero caposaldo della cultura ero gastronomica ligure la farina di castagne. Le castagne e i suoi derivati sono state per secoli uno degli elementi base della cucina nell’entroterra che si specchia nel mar Ligure. 

Espansione possibile e recupero

Le idee dei proprietari sono di espandere la ricettività con tende e casette sparse sul territorio. Una iniziativa lodevole a supporto del turismo e del recupero del territorio. Turismo ed eno-gastronomia vanno a braccetto e sono tra gli obiettivi più ricercati. Kiwi spumante

Kiwi spumante

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Abitare, Eventi, Viaggi

Un grande vulcano si sveglia in Islanda

Ci sono forti probabilità di un evento eruttivo in Islanda di grande portata

Lo comunica l’Ufficio Metereologico Islandese, ci sono molti segnali di un evento in formazione. I terremoti si sono moltiplicati nella parte sud da oltre un mese, sono ancora relativamente, di piccola intensità, ma sono segnali inequivocabili che la caldera sta riempiendosi di magma. Un grande vulcano si sveglia in Islanda

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Convivere con le eruzioni

Le eruzioni in Islanda sono un evento abbastanza normale, anzi è un paese considerato un perfetto laboratorio di analisi per studiare i fenomeni eruttivi. Le autorità sono spesso costrette ad allontanare curiosi, turisti ed anche scienziati, dalle aree dove si svolgono le maggiori attività. I vulcani affascinano e molti diventano imprevidenti.

Paese di pescatori evacuato

Il magma sembra pronto ad uscire anche nella zona del piccolo villaggio di pescatori di Grindavík, tanto da costringere ad evacuare tutti i residenti. Le rocce fuse si sono mosse in direzione del paesino e non era più possibile assicurare l’incolumità delle persone che vivono lì.

Impossibile prevedere quando accadrà

Prevedere esattamente dove e quando avverrà è impossibile ma i segnali non hanno trovato impreparati i sismologi e gli studiosi di vulcanologia. Le probabilità che il magma fuoriesca proprio dove si concentra l’attività sono molto alte. Al momento il paesino è proprio sulla verticale della caldera e quindi ad alto rischio.

Un grande vulcano si sveglia in Islanda

Viaggi aerei interrotti

La storia dei vulcani islandesi è ricca di esempio, molti funesti per i viaggi aerei. Il vulcano Eyjafjallajokull ha eruttato nel 2010, diffondendo nell’aria una nuvola di cenere. Le ceneri sospinte nell’atmosfera hanno fatto modificare o bloccare molte linee, perché troppo dannose per i motori degli aerei. 

Due placche tettoniche che si sospingono

La conformazione dell’Islanda è molto particolare, è alla congiunzione di due placche tettoniche, un punto relativamente “debole” dove il magma può farsi strada. Il segnale che un evento si sta avvicinando è l’incidenza dei terremoti, a volte di forte entità, che aprono squarci nel terreno. Le recenti crepe nel terreno stanno a dimostrare che qualcosa là sotto sta accadendo. I vulcani attivi in Islanda sono 32

Grandi crepe nelle strade e terreni

Le grandi crepe che hanno tagliato in due le strade hanno reso difficile il rientro dei cittadini per raccogliere i loro averi e soprattutto per portare in salvo gli armenti e gli animali. Le autorità hanno concesso una deroga per rientrare nel villaggio e salvare il salvabile. Le rilevazioni hanno mostrato che la quantità di materiale magmatico presente nella caldera è aumentato ed il rischio sta diventando troppo alto, anche i vulcanologi sono stati invitati a lasciare l’area. Un grande vulcano si sveglia in Islanda

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