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I pavoni troppo rumorosi cacciati

I variopinti uccelli con le loro celebri vistose ruote stanno diventando un vero problema

I residenti non li vogliono più attorno alle loro abitazioni. Lamentano che sono invasivi, scorretti e troppo rumorosi. Possono cantare, sarebbe meglio dire urlare anche nel bel mezzo della notte. Spaventano i bambini inseguendoli e graffiandoli, scacazzano ovunque e graffiano le carrozzerei delle auto. Troppo per chi vuole una vita regolarissima e senza alcun intoppo. Dopo una serie innumerevole di rimostranze, riunioni, collettivi, consigli comunali, le autorità sono state costrette a prendere decisioni. I pavoni troppo rumorosi cacciati

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Non invisi a tutti

In realtà non sono invisi a tutti, c’è chi li apprezza e li nutre. Chi li trova attrattivi e non vede l’esigenza di allontanarli o eliminarli. La località da cui provengono è in una zona di Los Angeles che ospita un grande parco, l’Arboretum e Botanic Garden della città. Su quel terreno sorgeva la grande fattoria di Elias J. “Lucky” Baldwin, l’allevatore che amava i pavoni e li aveva importati dall’India. Alla morte di Baldwin, il ranch venne trasformato in un eccellente parco e i pavoni rimasero a casa loro. Lì si sono riprodotti poiché hanno pochi nemici naturali ed alti alberi in cui nidificare.

Anni di pandemia

Pare che il traffico quasi inesistente dovuto alla pandemia abbia favorito la loro crescita. Infatti in soli 3 anni si sono triplicati, da una trentina sono passati ad un centinaio. I residenti continuano ad osservare i danni ai loro patrimoni e vorrebbero eliminarli. Defecano nei loro giardini e sulle loro auto, scavano grandi buche nei loro prati curati e soprattutto non stano mai zitti. I loro versi sono acuti ed udibilissimi. I pavoni se spaventati lanciano alte strida, e questo accade anche di notte. Ora il problema è catturarli e rimuoverli

I pavoni troppo rumorosi cacciati

Non vogliono abbatterli

La città non intende abbatterli, vuole però spostarli in aree aperte, in ranch lontani dalla città, dove possano avere una vita decente. Alcuni anni fa una scellerata caccia al pavone s’era scatenata da parte di alcuni residenti. Ne furono uccisi una cinquantina in modi molto diversi con archi e frecce, trappole e armi da fuoco. L’urgenza attuale sarebbe riuscire a catturarli, non è esattamente semplice. I pavoni volano e non sono di piccole dimensioni. I pavoni maschi, ben pasciuti, come in questo caso, raggiungono i 7 chili di peso, mentre le femmine sono più ridotte. Il dimorfismo sessuale è molto evidente, le pavonesse sono più piccole e marroncine, decisamente non molto colorate.

Caccia cominciata da un mese

A un mese è iniziata la caccia ai rumorosi gallinacei. Il consiglio comunale cerca volontari che ospitino sui loro terreni delle gabbie in grado di catturarli. I pavoni amano il caldo perciò hanno trovato a South Pasadena un clima perfetto per le loro esigenze. Questi sono una delle tre specie esistenti e appartengono a quelli indiani Pavo cristatus. C’è anche chi dice che aggiungono bellezza ed originalità al paesaggio, e non vorrebbe che fossero spostati. Ma la maggioranza ha deciso altrimenti. I pavoni troppo rumorosi cacciati

Credits: Pixabay, LuigiCarnevali

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Arriva il capodanno cinese

Quest’anno sarà dedicato al coniglio

Una delle feste più importanti della comunità cinese verrà festeggiato in tutto il mondo. I cinesi sono infatti, un popolo che si è radicato in moltissime nazioni. La loro capacità di lavorare senza sosta li ha fatti diventare imprenditori di successo. La loro cucina è amata ed è diventata un must specie per chi ama il take-away. Potremmo dire che la distribuzione attuale di piatti pronti, si debba proprio alla loro cultura. Molti anni prima dei vari gruppi di consegna a domicilio, tramite riders, i ristoranti cinesi mettevano a disposizione della loro clientela i loro piatti e menù. Arriva il capodanno cinese

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Tutti in famiglia

Cade domenica 22 gennaio il Capodanno cinese 2023. In Cina rappresenta l’occasione di rientrare in famiglia per festeggiare. Questo aveva creato apprensione a causa dei focolai, mai smentiti, di Covid nel celeste impero. Qualche milione di turisti in movimento, potevano innescare una nuova pandemia. Ma il governo cinese ha smentito questa opportunità e tranquillizzato tutti. Credibile? Forse no, ma non possiamo smentirli senza prove.

Il cinese piace

Il cibo cinese piace agli italiani, lo consumano abbastanza spesso, sia comodamente seduti al ristorante come a casa loro. Per festeggiarle in modo adeguato alcuni ristoratori hanno creato uno speciale menù che mescola cinese e italiano, o almeno tiene conto dei piatti preferiti dagli italiani. Tra questi immancabili involtini primavera, edamame, riso alla cantoneseravioli, i noodles saltatipollo alle mandorle, nuvolette di gamberi, pollo fritto e spaghetti, sia di soia che di riso

Un mese dopo il solstizio

Il capodanno cinese segue le lune e cade nel giorno della seconda luna nuova dopo il solstizio d’inverno (21 dicembre.) Termina l’anno della tigre e inizia quello del Coniglio. La festa in realtà inizia molto prima e termina molto dopo. I preparativi iniziano due settimane prima con alcuni riti propiziatori tra i quali la pulizia della casa e gli addobbi rossi immancabili. Ufficialmente la festa inizia il 21, giorno della vigilia con la cena in famiglia.

Arriva il capodanno cinese

16 giorni di festa

Il capodanno cinese durerà 16 giorni ancora e terminerà il 5 febbraio con la festa delle lanterne. Ai cinesi sono concessi 7 giorni di vacanza dal 21 gennaio al 27 gennaio nel 2023, cioè dalla vigilia fino al sesto giorno del primo mese lunare. Scuole, fabbriche e uffici sono chiusi e le famiglie si riuniscono per festeggiare. Inizia l’anno del Coniglio, precisamente del Coniglio d’Acqua, uno dei dodici segni zodiacali cinesi. È considerato un animale tranquillo e gentile, elegante e fortunato. Il 2023 dovrebbe essere un anno di pace e serenità.

Rosso ovunque

Decorazioni rosse, lanterne, cenone della vigilia, fuochi d’artificio, buste rosse i segni immancabili della festa. Il rosso è il colore della fortuna e non può mancare. Vengono appesi festoni alle porte con scritte augurali. Pulire la casa serve a far sloggiare la cattiva sorte e con la polvere e lo sporco buttati via, si crea spazio per la buona sorte. I fuochi d’artificio sono anch’essi propiziatori. Ai cinesi piace immensamente spararli in cielo.

Vigilia col rito dell’hongbao

Durante la vigilia che si svolge a casa del più anziano, oltre al banchetto, tutti portano delle piccole buste rosse (hongbao) con monete e denaro. Inizia il più anziano a donarlo al più giovane, al secondo, poi al terzo. Di solito si limita ad un passaggio di denaro dai nonni ai nipoti, ma ora ha anche altri significati. Nelle famiglie numerose il rito può durare a lungo. Attenti ad evitare di mettere all’interno delle buste denaro o monete rigorosamente pari e mai in numero di 4. Entrambi evocano funerali e morte e sarebbero di cattivo auspicio. Arriva il capodanno cinese

Credits: Pixabay

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Quando 3 stelle Michelin non bastano

Chiude uno dei più rinomati e inventivi ristoranti al mondo il “noma” di Copenaghen

Costi alle stelle

Il “noma” rigorosamente tutto minuscolo, chiude perché i costi sono andati alle stelle e non è possibile fare ristorazione a quel livello.  Non chiude immediatamente ma lo farà alla fine del 2024. Un segnale molto forte, per tutti i ristoratori che si affannano per ricevere le importantissime stelle della guida francese.  L’idea non è però di scomparire ma di reinventarsi. Il nuovo corso prevede di trasformare il locale in un laboratorio alimentare. Quando 3 stelle Michelin non bastano

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Innovare non spaventa

I soci fondatori del celebre locale, hanno saputo stupire grazie al rinnovamento della loro cucina. L’innovazione è stata per loro una scuola di pensiero. Una cucina relativamente povera, quella tradizionale danese. A causa della poca reperibilità di ingredienti, nelle loro mani ha saputo rifiorire e diventare davvero unica.  Il laboratorio alimentare come lo hanno definito i proprietari su Instagram sarà una cucina di prova. Sarà all’insegna della ricerca di una vera avanguardia alimentare, che ha fatto la fortuna del loro ristorante.

Nuovi sapori

Obiettivo raggiungere nuovi limiti esplorando nuovi sapori. La clientela sarà invitata a degustare novità e a mantenere intatta tutta la curiosità dei pionieri. Il progetto “noma” è nato 20 anni fa, nel 2003 nel centro di Copenaghen, e già nel nome ha dichiarato la sua identità. La crasi tra i due etimi danesi “nordisk” e “mad”, nordico e cibo, rimanda alla purezza e alla semplicità della cucina locale. Le variazioni sul tema hanno però dato una svolta importante, e la loro cucina è diventata un simbolo di come innovare senza troppe sovrastrutture.

Quando 3 stelle Michelin non bastano

Riaperto in un altro quartiere

Il locale ha avuto un grande successo, tanto che è stato necessario traslocare in un’altra zona della città, modificando struttura e posti nel 2018. La fama si è estesa ed hanno iniziato ad arrivare premi e riconoscimenti. Stabilmente ospitato nella classifica dei “The World’s 50 Best Restaurants“ l’ha dominata per tre annate dal 2010 al 2012 e si è riconfermato nel 2021. Nel 2020 a causa della pandemia ha dovuto chiudere per oltre 6 mesi ed ha mutato il menù per venire incontro alle nuove esigenze. La trasformazione in wine bar aveva fatto temere il peggio. Ma poi la crisi è rientrata ed hanno riaperto.

Cucina atipica

Così potremmo definirla grazie alle invenzioni dello chef Rene Redzepi, una cucina nordica atipica. Alcuni piatti hanno stupito gli avventori per originalità. Tra loro spiccano ragù di renna, pigne commestibili, e calendula croccante con salsa al tuorlo d’uovo al whisky. Un menù in grado di stupire anche i clienti più scafati. Il percorso però è tutt’altro che terminato, l’esplorazione di nuove idee, prodotti e ricette prosegue con ancora maggiore attenzione.

Nel futuro pop-up restaurant

L’esperienza di “noma” continuerà in modo diverso. Il ristorante non esisterà più, ma i clienti potranno frequentare delle strutture pop-up. Spazi che esisteranno solo per brevi periodi e che potrebbero essere aperti anche in luoghi distanti tra loro. Uno dei progetti riguardava un’apertura, in questo senso, di un ristorante a Kyoto per soli 45 giorni. Potrebbe essere il via di un sistema anch’esso innovativo di portare la loro ristorazione in altre città e nazioni. Un’idea che potrebbe funzionare e che potrebbe essere copiata da altri ristoratori stellati desiderosi di farsi apprezzare da un pubblico più vasto ed eterogeneo. Quando 3 stelle Michelin non bastano

Quando 3 stelle Michelin non bastano

Credits: web, noma.

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I virus del permafrost

Un tema sviluppato nei romanzi di fantascienza diventa reale

Gli scienziati hanno riportato in vita un virus sepolto nel permafrost, questi sfugge dai loro laboratori e appesta la popolazione. Potrebbe essere l’attacco di un romanzo di fantascienza disfattista ed invece è almeno in parte realtà. Per fortuna la parte in cui fugge dai laboratori non è mai avvenuta, ma il virus lo hanno davvero scongelato. Avrebbe quasi 50.000 anni ed era intrappolato nel permafrost. Qual è la sua pericolosità è tutto da decifrare. I virus del permafrost

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Caldo inusuale e il permafrost se ne va

Con i cambiamenti climatici che fanno innalzare le temperature le zone artiche sono le più sensibili ai mutamenti. I ghiacci si sciolgono rapidamente, al punto che già s’immagina la fine del Polo Nord così come lo conosciamo. La calotta probabilmente si ridurrà rapidamente e la rotta che collega i paesi nordeuropei e il nord-America diventa sempre più praticabile. Con questo scioglimento anche ciò che è rimasto intrappolato nel terreno congelato si libera. Non sono i gas serra, ma anche i virus dormienti che potrebbero tornare a circolare.

Confermata la presenza di antichi virus

Gli scienziati hanno già riportato in vita alcuni di loro dalla taiga siberiana. Il più vecchio avrebbe 48.500. Il timore è che possano risvegliarsi malattie dormienti, per le quali non abbiamo già pronti rimedi e antidoti. Pochi anni fa c’è stato un primo esempio di cosa potrebbe accadere con il corpo di una renna decongelata. Era vittima di antrace e la malattia s’è rapidamente diffusa. Sono morte molte renne e molti umani sono dovuti ricorrere alle cure ospedaliere e un bambino è morto.

i virus del permafrost

Il rilascio veloce è la cosa più pericolosa

La circolazione di questi “virus antichi” è molto più veloce di quanto immaginato. Questo limita i tempi di risposta della medicina, che non riesce a trovare immediatamente gli antidoti. Se alcune epidemie dovessero diffondersi a breve termine, sarebbe complicatissimo combatterle. Da un campionamento recente, 13 virus sono stati rintracciati e isolati. Ma il rischio è che ve ne siano migliaia in attesa ognuno col suo potenziale. Quelli coperti dalla taiga russa sono territori ricchi di minerali, perciò è abbastanza logico immaginare che presto ci sarà uno sviluppo industriale. Questo porterà popolazione ed insediamenti urbani, in aree disabitate da millenni. Una vera miccia pronta ad essere accesa e in grado di far esplodere epidemie.

Una minaccia reale

Siamo al limite della fanta-biologia, nulla può dirci se ciò che verrà liberato dal permafrost è sconosciuto. Ma potrebbe accadere, e sarà bene prendere in considerazione chi lancia questi allarmi. Il rischio d’impattare in qualcosa di terribile esiste. Ricordiamoci come ha danneggiato i nativi americani, l’entrare in contatto con gli europei. Malattie note come raffreddore, influenza e morbillo, per i quali gli europei hanno sviluppato gli anticorpi, li hanno decimati. Forse nessuno di noi possiede gli anticorpi adatti per battere virus di 40.000 anni fa o oltre. Potremmo dover ricominciare quasi da zero il percorso di civilizzazione. A qualcuno che ritiene siamo già in troppi sulla Terra, forse l’idea non dispiacerebbe. I virus del permafrost

i virus del permafrost
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La tavola è sempre la maggiore attrazione

I turisti Italiani e stranieri mettono in preventivo nelle loro vacanze una grande cifra per il cibo

Non è fame è amore

Controllando le somme di denaro che i nostri connazionali e gli stranieri destinano ai pasti, si può decisamente parlare di infatuazione. Ristoranti, trattorie, bistrot, agriturismi e pizzerie sono nella lista delle cose da fare e visitare come i musei o le spiagge. Anche il finger food e il cibo da strada ha una parte rilevante, nessun visitatore vuole rinunciare ad appagare il gusto, assieme a tutti gli altri sensi. È un’opportunità da non lasciarsi sfuggire. La nostra ristorazione ha il compito di fare da vetrina e anteprima per far sospirare di piacere e ricordi i turisti. La tavola è sempre la maggiore attrazione

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Prenderli per la gola

Prenderli per la gola è decisamente il metodo migliore, sia per fidelizzarli, sia perché diventi necessario importare i nostri prodotti. I turisti nostrani o alieni viaggiano per visitare il nostro paese e per prendere quella sbandata fatale che il nostro cibo potrà dedicare loro. È un fiume di denaro che è giusto spalmare su tutti i locali dedicati alla ristorazione. Che siano furgoni da strada o ristoranti stellati. Mettere a disposizione ogni tipo di cibo, per appagare tutti i gusti, è un appeal formidabile.

Posizione dominante

L’Italia detiene una posizione dominante nel turismo gastronomico, confermato da ogni classifica mondiale. I nostri prodotti sono di alta qualità, nessun paese può vantare tante specialità nel settore food & beverage. Il nostro paese vanta una delle più evolute agricolture biologiche, esportiamo moltissimo in quel senso. Gli stranieri ci vedono come un faro per tutto ciò che riguarda l’alimentazione. Le tradizioni sono viste come gli archetipi a cui affidarsi, la dieta mediterranea resta un caposaldo del benessere percepito. La grande quantità di centenari invita ad adottare il nostro tipo di alimentazione.

La tavola è sempre la maggiore attrazione

I dolci delle feste

Confermata dal boom delle vendite dei dolci delle feste, nazionali, tradizionali, e regionali hanno fatto segnare numeri formidabili al nostro export. Anche i vini e la diffusione capillare delle bollicine italiane, ha fatto gridare al miracolo. I timori recessivi, si sono schiantati contro ordinativi eccellenti. Anche il souvenir di gusto è sempre più presente nei bagagli dei turisti. Questo incrementa il piacere di confermare ciò che di buono s’è gustato e fa aumentare il desiderio di ripetere l’esperienza. Il cibo è veramente l’apriscatole per una serie di ricordi e di memorie di momenti piacevoli.

Agro-alimentare leader

Il settore agro-alimentare è leader per la ripresa economica. L’albero della cuccagna va però coltivato a dovere. Non si possono commettere errori e lasciarsi sfuggire l’occasione di riconfermarsi campioni dell’alimentazione. Mantenere o incrementare la qualità del cibo e dei vini serviti è un “must. Nessuna concessione a facili scorciatoie, i turisti arrivano e pretendono il meglio, in ogni gamma di prezzo. Bisogna essere all’altezza della domanda, fornire risposte corrette, senza “strangolare” la clientela immaginandola come il solito “pollo da spennare”.

Promozione e organizzazione

Difettiamo di capacità di promuovere la nostra “bontà e bellezza” ed è un vero peccato. Le nostre strutture non sono sempre adeguate, specie a causa della logistica che si scontra sulla conformazione del paese. Si possono fare migliorie per facilitare gli arrivi, treni, aerei ed autostrade hanno bisogno di certezze organizzative. Non possiamo essere contemporaneamente primi nella ristorazione e ultimi, o quasi, nei collegamenti. Essere “sgaruppati” può fare tanto esotico per alcuni, ma fornire un servizio più alla portata, aiuterebbe maggiormente. La tavola è sempre la maggiore attrazione

La tavola è sempre la maggiore attrazione

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Ora chi scoverà le bombe?

Ci affidiamo ai tartufi dei cani per scoprire gli esplosivi ma ora scarseggiano

Rischiamo un attentato in un aeroporto o in qualsiasi altro luogo di collegamento? Forse si, perché sta diminuendo drasticamente il numero dei cani addestrati allo scopo. I loro preziosi nasi lavorano meglio di qualsiasi explosive detector gestito da umani. Ma per poter funzionare sono necessari molti cani addestrati in modo perfetto e con la giusta abilità. Non basta infatti che abbiano ricevuto la corretta istruzione. Devono avere qualità che li rendano adatti allo scopo. Ora chi scoverà le bombe

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Costano parecchio

L’addestramento di un cane per fiutare gli esplosivi arriva a costare 50.000 euro. È un lavoro difficile da svolgere e servono requisiti di docilità, e capacità di collaborare con gli umani. Inoltre devono essere in grado di muoversi anche in situazioni di grande impaccio, salire e scalare containers e montagne di bagagli. Non devono essere timorosi nei confronti dei rumori improvvisi e delle situazioni che possono distrarre la loro attenzione. A tutte queste prerogative va aggiunto il dono di un ottimo fiuto.

Carenza negli USA

Attualmente negli USA c’è una grossa carenza di questi animali indispensabili per la sicurezza. Le scuole locali non riescono a soddisfare la domanda, perché sono necessari molti animali con grande desiderio di giocare. I cani quando annusano le nostre merci o le nostre valigie, credono di partecipare ad un grande gioco con ricompensa. Ma la loro attenzione diminuisce quando si stancano. Per questo hanno turni piuttosto brevi e servono mute di diverse unità per garantire che il servizio venga svolto in modo eccellente.

Molti cani addestrati in Europa

Molti cani sniffatori vengono allevati in Europa ed esportati negli USA. Questo comporta un ulteriore sforzo economico, che ora stanno tentando di ridurre, incrementando le scuole su suolo statunitense. Lo scopo è duplice: rifornire il servizio di sicurezza e certificare salute e livello di addestramento. Molti cani vengono prelevati troppo presto dalle cucciolate per addestrarli, poiché la domanda è ingente. Anche il covid ha messo il suo zampino, nel creare problemi agli allevatori di cani.

Ora chi scoverà le bombe

Usati per attività materiali e immateriali

Non vengono usati solo per rintracciare gli esplosivi, ma come potete facilmente immaginare anche per le sostanze stupefacenti. Sono bravissimi anche nello scovare il denaro. Li hanno impiegati anche per riconoscere alcune malattie, covid compreso e per fiutare persone sepolte nel fango, nei terremoti, nella neve. Sono pochi gli animali dotati di grandi capacità di annusare. Oltre ai cani, i ratti, le api, gli sciacalli e gli elefanti. Escludendo, per puri problemi di ingombro gli elefanti, sono stati sperimentati ratti, sciacalli e api per svolgere quel lavoro.

Ratti bravi nello scovare esplosivi

Anche i ratti sono veramente bravi nello scovare gli esplosivi e sono abbastanza facilmente addestrabili. Ma la loro spettanza di vita è breve e questo costringe a turnazioni serratissime. Le loro nidiate necessitano di essere rinnovate costantemente. A loro favore, hanno una sorprendente abilità nello scovare le mine. Le api possono rivelarsi utili per esplorare luoghi molto angusti o situati in alto dove i cani non possono arrampicarsi o arrivare. Gli sciacalli sono abili ma difficili da addestrare.

Milioni di recettori

I cani hanno molti milioni di recettori in più rispetto agli uomini. Inoltre hanno una respirazione diversa, mantengono separati su due canali la funzione di annusare e la respirazione, e questo facilita il loro compito. Per fare una proporzione l’area del cervello che gli umani delegano all’odorato è 40 volte inferiore a quella che utilizzano i cani. Ora chi scoverà le bombe

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Due misteriose bare sepolte a Notre Dame

Due inumazioni di cui non si sapeva nulla. Chi erano? Eroi, cavalieri, nobili, clerici, religiosi, la fantasia dei curiosi galoppa e crea aura di mistero

Durante gli scavi che precedono la ricostruzione della più celebre cattedrale gotica di Parigi sono sbucate sorprendenti reperti. Due bare di cui nessuno conosceva l’esistenza. È immediatamente partita la fantasia dei ricostruttori storici. Potrebbero essere testimonianze di fatti cruenti, o più semplicemente personalità degne di una sepoltura così importante. I due contenitori sono stati aperti ed analizzati ed hanno raccontato alcune verità. Due misteriose bare sepolte a Notre Dame

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Sono passati tre anni

Era l’aprile del 2019 quando Notre Dame de Paris prese fuoco e nessuno fu in grado di spegnerla. Bruciò come un cerino e la scena del suo pinnacolo che s’inabissava tra le mura della cattedrale, fece il giro del mondo. Tutto ciò che circondava la cattedrale fece notizia, ad esempio le arnie di api sul terrazzino della facciata, si salvarono. Furono interpretate come un simbolo di resilienza per la ricostruzione, più o meo fedele, della cattedrale. Ma le sorprese che le mura della chiesa offrono non sembrano ancora esaurite

Due bare nascoste nelle fondamenta

Durante gli scavi per rinforzare le fondamenta, sono state rintracciate due bare, di cui nessuno sapeva nulla. Una di loro era stata danneggiata, l’ossigeno era penetrato e il dissolvimento del contenuto era molto avanzato. Molte delle notizie che potevano essere raccolte sono perdute, ma i resti permettono di conoscere meglio chi era stato inumato. Alcune iscrizioni consentono di datare il contenuto della bara. Era un religioso, probabilmente molto importante e molto anziano.

Antoine de la Porte

Conteneva i resti di un sommo sacerdote morto nel 1710. Gli archeologi hanno ricostruito l’identità dell’uomo, Antoine de la Porte, dalle iscrizioni sull’esterno della bara. Il sacerdote aveva avuto una vita molto lunga e agiata. Aveva 83 anni quando morì, un’età considerevole a quei tempi. Sono scarsi i resti a disposizione per effettuare analisi, solo ossa, capelli, peli della barba e alcuni tessuti. 

Due misteriose bare sepolte a Notre Dame

Malattia dei re

Gli anamopatologi si sono divertiti ad analizzare il materiale a disposizione. Hanno così scoperto che il religioso amava prendersi cura dei propri denti e non amava troppo la vita dinamica. Era molto sedentario, probabilmente ha dedicato la vita a consultare testi, piuttosto che a curare l’orto. Era un amante della buona cucina, infatti soffriva di gotta, la cosiddetta malattia dei re. Una forma di artrite infiammatoria molto dolorosa, spesso confinata nei piedi e nei polsi. La gotta è quasi sempre causata da un’alimentazione troppo ricca di carni rosse, formaggi e vino, quindi il de la Porte sapeva come rallegrare la propria tavola.

Un cavaliere misterioso

L’altra bara ha una forma inconsueta, sagomata per contenere un corpo nelle esatte dimensioni del giovane defunto. Forse un cavaliere, sicuramente un maschio tra i 25 e i 40 anni. La datazione lo colloca come antecedente a quella del religioso. Probabilmente un nobile, un aristocratico che sembrava affetto da una malattia cronica. All’interno della bara i resti di una probabile ghirlanda di fiori. Gli studiosi lo hanno chiamato “Le cavalier” ma non hanno riferimenti storici per risalire ad un nome.

Persona importante

L’importanza del personaggio però è indubbia perché il corpo è stato imbalsamato, una pratica in uso solo per persone di alto rango. Anche la collocazione all’interno della cattedrale, fa immaginare che fosse un personaggio molto influente. Il tipo di sepoltura in bare di piombo era destinata solo a persone molto importanti di cui si voleva conservare memoria. Gli esami proseguono, forse ci riveleranno altri segreti, mentre la fantasia degli amanti del mistery e dei romanzi storici galoppa. Due misteriose bare sepolte a Notre Dame

Due misteriose bare sepolte a Notre Dame

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Solstizio d’inverno un rito primordiale

Sono ancora molti quelli che lo ritengono un momento magico ed esoterico

È un fenomeno naturale che si ripete ogni anno ed è molto atteso da tutti coloro che lo associano ad eventi naturali e sovrannaturali.  Ha colpito la fantasia degli umani per millenni ed a lui sono dedicate strutture, templi e monumenti per onorarlo. Il solstizio d’inverno, nell’emisfero nord, poiché in quello sud è quello estivo, rappresenta la speranza. Arriva a segnare il giorno più breve e la notte più lunga. Giorni freddissimi usualmente, che però vedranno crescere le ore di luce e porteranno alla primavera. Solstizio d’inverno un rito primordiale

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Tanti luoghi dove festeggiarlo

Ci sono molti luoghi dove il solstizio assume una dimensione particolare. Se avete voglia di viaggiare potreste recarvi in questi siti per dare spazio al vostro lato esoterico. Molto prima dei drudi celtici il solstizio era celebrato con molta cura. Gli egizi ad esempio nel celebre tempio di Karnak attendevano l’alba nell’ingresso, sicuri che il dio sole non li avrebbe traditi. Ma gli egizi ci hanno abituati ad avere monumenti e costruzioni che sono in linea con ciò che accade sopra le loro teste. Gli allineamenti con le stelle hanno dato respiro a moltissime opere letterarie e film dedicati a questi eventi.

Breve anzi brevissimo

Stiamo per assistere al giorno più corto e più buio dell’anno. Più a nord ci spostiamo e peggiore sarà il periodo d’illuminazione solare arrivando a zero vicino al Polo. Il timore che il sole non tornasse più a scaldare la terra ha sempre spaventato i popoli. L’inverno rappresentava il momento più duro e pericoloso, il più freddo senza cibo fresco, chi non aveva accumulato riserve rischiava di morir di fame. Ma questo giorno così breve che vedeva sorgere di nuovo il sole, era anche il simbolo che sarebbero tornate le buone stagioni. Era il momento di fare un raccoglimento e chiedere l’indulgenza degli dei per una rinascita.

Solstizio d’inverno un rito primordiale
Karnak

Stonehenge

Stonehenge è quasi per tutti il simbolo per eccellenza del solstizio. Ma forse non era quello lo scopo per cui le grandi pietre sono state erette. Non c’è vera corrispondenza con gli eventi celesti, ma i fan del sito sono sicuri della sua potenza esoterica. Ogni anno si radunano a migliaia per attendere l’alba e creano ingorghi nelle strade. La polizia locale deve sobbarcarsi un lavoro extra per risolvere i problemi di superaffollamento. Sono molti i riti pagani associati e i sostenitori di curiosi riti sono soliti festeggiare in modi inusuali l’evento.

Glastonbury Tor

Ancora in Inghilterra, Glastonbury Tor è un tumulo artificiale di terra. Gli storici ritengono sia stato costruito per celebrare il Sole e sia un riferimento alla sua presenza in cielo. Durante il solstizio d’inverno, sembra tracciare un percorso che va dalla cima della collinetta sino alla sua base.

Chichen Itza e Egitto

In Messico la piramide maya è simboleggiata dal serpente. Nel giorno del solstizio la piramide di Kukulcán grazie alla forma della sua scalinata, sembra ospitare un serpente che si arrotola e va a scomparire in cielo. In Egitto il Tempio di Karnak è uno dei luoghi più noti dove osservare il sorgere del sole che entra proprio dalla porta. Ma sono moltissimi i luoghi deputati allo scopo. Edifici costruiti con quello speciale allineamento, sono parte della tradizione degli Egizi.

L’altra Stonehenge

In Nuova Zelanda, esiste una Stonehenge alternativa, si trova vicino a Wellington e si chiama Aotearoa Stonehenge. Niente a che vedere coi druidi e nemmeno coi Maori. È una ricostruzione voluta da un gruppo di astronomi. È allineata con gli astri della calotta australe ed è una sorta di osservatorio ad occhio nudo. Sta diventando celebre tra tutti gli appassionati dei fenomeni astronomici. Solstizio d’inverno un rito primordiale

Aotearoa
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I castori si trasferiscono sempre più a Nord

Gli impatti delle dighe di castori sulla tundra sono imponenti

Non è un fenomeno nuovo, gli abitanti del luogo hanno incrociato i loro sentieri coi castori già negli anni ’80. A quei primi sparuti pionieri se ne sono aggiunti altri a colonizzare la tundra artica. Ora le colonie sono molto più presenti, tanto che con le foto satellitari sono riusciti ad individuare 12.000 nuovi stagni creati dai castori. L’ecosistema potrebbe essere in pericolo. I castori sono gli animali che, dopo l’uomo, possono modificare più a fondo i luoghi in cui risiedono. I castori si trasferiscono sempre più a Nord

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Stanno aumentando

Gli inuipiat e gli inuvialit che abitano quelle terre, temono che le variazioni apportate dai castori, li obbligherà a cambiare vita. Vivono di pesca e caccia e le dighe bloccano la loro viabilità, costringendoli a trainare le canoe a riva ad ogni nuovo invaso. Inoltre temono che i salmoni artici non possano più risalire i torrenti ed i fiumi per deporre le uova. I salmoni sono alla base della loro alimentazione ed economia. Perciò il problema è molto sentito.

Scongelamento più rapido

I piccoli invasi creati dai castori sono molto più profondi del corso dei fiumi e quindi non congelano rapidamente. Questo permette lo scongelamento del permafrost con relativo rilascio dei gas serra, anidride carbonica e metano, intrappolati nel terreno. Il riscaldamento climatico rischia di subire altri innalzamenti per colpa dei grassi roditori. Un tempo i castori erano diffusi in tutto il Nord-America, poi la passione per le loro pellicce ha rischiato di farli sparire. I corsi dei fiumi erano modellati dalle loro attività e soprattutto, lo erano le specie vegetali.

Un limite forestale

Fino a pochi anni il limite naturale della diffusione dei castori era legato al tipo di foresta presente in natura. Per costruire le loro dighe hanno bisogno di specie ad alto fusto. I salici e gli ontani che adorano rodere coi loro dentoni, si fermavano molto più a sud. Ma ora crescono ad altre latitudini e i castori trovano, letteralmente, legno per i loro denti. La stagione invernale è meno rigida, inizia più tardi e termina prima. Perciò alcune piante riescono a vivere in areali più ampi ed hanno colonizzate nuovi terreni.

I castori si trasferiscono sempre più a Nord

Non è colpa loro

Non è certo colpa dei castori se il clima è impazzito, ma loro potrebbero aumentare il pericolo di accelerare alcune situazioni. Gli ecosistemi sono talmente fragili che sono gli stolti umani non se ne sono accorti. Nell’estremo nord queste fragilità sono ancora più evidenti. Gli scienziati esaminano gli stomi (pori) delle foglie per controllare le emissioni di anidride carbonica. Se gli stomi sono più grandi ci sono le condizioni ideali o sufficienti per far vivere altri animali come gli alci, che sono comparsi solo 50 anni fa in zona.

Popolazioni locali in allarme

Gli indigeni del luogo puntano il dito contro i castori. Li accusano di cambiare troppo il loro habitat e di minacciare la loro esistenza. Il paesaggio cambia e le abitudini cementificate in secoli sembrano dover cambiare. Agli Inupiat e ai cacciatori Inuvialuit questo non piace affatto. Accusano anche i castori di portare malattie e di rovinare la loro economia. Assolutamente vero, ma incolpare i castori dei disastri fatti dal nostro consumo di combustibili fossili, sembra fuori luogo.

Ci sono anche vantaggi

Gli scienziati pensano che gli stagni creati dai roditori abbiano anche impatti positivi. Tanto da perorare la causa dei naturalisti che li vogliono reintrodurre in alcune aree umide. Sarà necessario riavvicinare, se possibile, le parti. Pescatori, cacciatori e castori dovranno trovare il modo di convivere. Nel frattempo sono stati approntati degli scivoli che permettono ai salmoni di risalire le correnti anche in presenza di dighe e che servano anche da scolmatori. In questo modo controllano l’altezza delle acque ed impediscono che ci siano allagamenti dei sentieri. Ovviamente è richiesta una buona dose di comprensione delle reciproche esigenze. I castori si trasferiscono sempre più a Nord

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13 Babbi Natale in Islanda

La tradizione natalizia islandese è veramente particolare

Il Natale in islandese e nelle nazioni nordiche viene chiamato Yule. Non è esattamente come ce lo immaginiamo, anche perché viene da un retaggio medievale, che potremmo definire gotico. Le fiabe erano uno strumento d’insegnamento, con una morale molto forte, che però spesso confinava con l’orrore. Non si contano le streghe, gli orchi, i giganti mangiabimbi che hanno popolato le leggende da raccontare attorno al fuoco. Un retaggio di quelle storie resta nelle leggende natalizie islandesi. 13 Babbi Natale in Islanda

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Qui santa Lucia, là 13 folletti

Mentre da noi si festeggia una santa con gli occhi strappati via, Santa Lucia, lassù compaiono 13 folletti. Il loro ruolo è le stesso di Babbo Natale, ma appariranno uno alla volta nelle tredici notti prima della santa notte. Il loro compito è premiare i bimbi buoni e lasciare pessimi ricordini a quelli che sono stati cattivi. Per conoscere la loro sorte i bambini devono lasciare fuori dalla porta o su una finestra una scarpa. Il mattino dopo troveranno caramelle o dolcetti se le loro azioni sono state giudicate positive, oppure qualcosa di sgradevole come qualcosa di marcio, se sono stati cattivi

Tredici ladruncoli

I tredici folletti sono in realtà dei ladri matricolati. Siccome la leggenda che li riguarda viene dal passato sono quasi sempre legati al cibo. Sono buffi e dispettosi, ma svuotano le dispende. La fame era molto temuta, quindi veder sparire qualcosa dalle riserve era ritenuto un evento pericoloso anche per la vita. Possono fare delle azioni sgradevoli ma mai troppo cattive. Nei secoli precedenti erano descritti come dei veri e propri orchi assassini, ma da 300 anni in qua, per legge, i genitori non possono spaventare i figli con quelle orribili storie. Prevale l’aspetto buffo, goliardico e divertente del loro carattere. Anche l’aspetto fisico è decisamente più sul piano dei nanetti da giardino che quello del killer.

13 Babbi Natale in Islanda

Abili ad intrufolarsi

I folletti sono abili ad intrufolarsi in casa e ad ispezionare tutto ciò che vi è custodito. Lo fanno di notte, quando tutti dormono e i bambini non devono aprire gli occhi o rischiano una brutta fine. I nomi sono una breve descrizione delle loro abitudini, perciò conoscerli comporta una conoscenza del danno possibile che si può subire. I folletti sono figli di Gryla, una gigantessa sempre affamata che a Natale scende dalle montagne e chiede alle famiglie di consegnarle i bambini cattivi per poterli mangiare. Li fa bollire nel suo pentolone, ma per allontanarla basta regalarle del cibo.

Le piccole pesti

Le piccole pesti sono: Stekkjarstaur = che ruba il latte alle pecore, ha le gambe di legno e non è molto lesto. Giljagaur = si nasconde nei fossi e s’intrufola per rubare il latte nelle stalle. Stufur = un nanetto piccolissimo che ama ripulire i resti di cibo nelle padelle. Þvorusleikir = la sua passione è di rubare i cucchiai e leccarli, siccome trova poco cibo è quasi scheletrico. Pottaskefill = lui ama i tegami alla follia, pulisce ogni tipo di avanzo. Askasleikir = letteralmente lecca ciotole, quelle che venivano riposte sotto ai letti, le ruba e si mangia tutto. Hurðaskellir = un fastidioso sbattitore di porte.  

Skyrgamur = divora tutto lo skyr, lo yogurt locale. Bjugnakrækir = adora rubare le salsicce appese. Gluggagægir = uno spione che dalle finestre individua cosa si possa rubare in una casa. Gáttaþefur = ha una passione per i dolci e grazie ad un enorme naso, li fiuta ovunque siano nascosti. È lui che ha ispirato i folletti nasoni col grande berretto. Ketkrókur = è il più attrezzato, ha un gancio per rubare la carne anche se è appesa in alto. Kertasnikir = è un ladro di candele, insegue i bambini e gliele ruba.

Il gatto cannibale

I bambini islandesi non devono badare solo ai ragazzacci del Natale (Yule lads) se non vogliono essere sbranati. Il giorno della vigilia c’è un enorme gattina nera, Jola, che gira in città e divora tutti i bambini che in quella giornata non indossano qualcosa di nuovo. La gatta ha il muso dolce dei micetti, ma ha un animo cattivo, ed è meglio non farsi ingannare dal suo aspetto. 13 Babbi Natale in Islanda

13 Babbi Natale in Islanda

Credits: Pixabay, Wikimediacommon