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Ingoiato da un capodoglio.

Un film in uscita racconta un evento quasi impossibile.

Nato dalla visione di alcuni filmati postati in rete e diventati virali, il film Whalefall racconta la storia di un ragazzo che cerca di sopravvivere all’attacco di una balena. Sono capitati alcuni episodi di di canoisti o kayakisti finiti nella bocca di una megattera e prontamente risputati in mare. Ingoiato da un capodoglio

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Fanoni o denti?

Esistono due tipi di balena, dotati di fanoni o dentati. Le megattere usano i fanoni come filtri per intercettare le loro piccole o piccolissime prede, ma se nel boccone entra anche un canoista, si limitano ad espellere l’intruso. Le loro gole sono strozzate e permettono il passaggio solo di krill e gamberetti, un umano le strozzerebbe per questo lo rilasciano immediatamente.

I capodogli non masticano

I capodogli hanno dentature imponenti ma li usano solo per trattenere il loro cibo che è costituito principalmente di calamari giganti. Risucchiano il cibo e raramente lo mordono, per questo la finzione di essere “mangiati” da un capodoglio ha un certo margine di possibilità. Il film è l’adattamento di un romanzo omonimo del 2003, realizzato dal regista Brian Duffield.

Ingoiato da un capodoglio

Un sub inghiottito tutto intero

Il protagonista è un sub che viene inghiottito mentre sta facendo delle esplorazioni e cerca di liberarsi dalla morsa dello stomaco del capodoglio. Il corpo di un umano non è molto dissimile per forma e volumi a quello di un calamaro gigante, la preda prediletta dei capodogli e questo rende possibile l’impianto u cui regge il film.

Una megattera non lo farebbe mai

E’ impensabile che una balena ingoierebbe un essere umano di proposito. Ma se fosse scambiato per un calamaro gigante o si trovasse all’interno di un loro branco, potrebbe accadere. Se fosse una balena dotata di fanoni, non potrebbe essere inghiottito, ma sarebbe espulso come ospite indesiderato, mentre nel caso di un capodoglio, tecnicamente potrebbe accadere. 

Giona e Pinocchio nelle scritture e nelle fantasie umane

Giona dentro ad un grande pesce (nei testo non si parla di balena) come racconta l’Antico Testamento, ci visse tre giorni e tre notti, prima di essere vomitato su una spiaggia. Mentre Collodi nel suo Pinocchio ci racconta di come lui e il padre si ritrovarono proprio nella pancia di una balena. Storie che affascinano da molti secoli l’immaginario degli umani, e che viene ricreata in questo film per il nostro divertimento. Ingoiato da un capodoglio

Ingoiato da un capodoglio
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A Tiberio piaceva il rosa

Una mostra a Copenhagen svela alcuni segreti dei gusti dei romani

Tenevano molto ai simboli del loro potere e tra questi c’erano i colori dei loro abiti, delle loro toghe e tuniche. Il costo sbalorditivo di alcuni pigmenti, facevano riservare solo ai più ricchi e alle classi privilegiate, le colorazioni più vistose, che partivano dal rosa shocking e arrivavano al porpora. Una toga rosa non era certo un segno di arrendevolezza od omosessualità. (anche se Vannacci potrebbe non essere d’accordo).
A Tiberio piaceva il rosa

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Potere e ricchezza mostrata con disinvoltura

Era un simbolo di potere e di ricchezza. Oltre alle vesti colorate amavano portare acconciature elaborate e usavano profumi. Niente afrore d’ascella per le classi più agiate. Amavano così tanto i profumi che anche le statue venivano irrorate di profumi e unte con unguenti. Le essenze erano diverse per i maschi che propendevano per i profumi floreali, mentre le matrone amavano profumi molto più marcati e intensi.

Amavano l’igiene ma i profumi non erano per tutti

Pur essendo una civiltà che amava l’igiene e frequentasse regolarmente le terme, solo le classi più ricche potevano permettersi gli unguenti che emanavano effluvi gradevoli. Ai romani piaceva molto mostrare il loro status e seguire le mode del tempo, che fossero i colori delle toghe, o i trucchi per gli occhi e il viso. Non erano i colori attuali e i riferimenti attuali, come dimostra una bella statua di Tiberio riportata ai colori originali, con una toga drappeggiata ai fianchi, in colore rosa intenso.

A Tiberio piaceva il rosa

La porpora e altri coloranti erano richiestissimi

La bava delle lumache di mare, che era alla base dell’economia fenicia, forniva la ricercatissima porpora, ma anche altri coloranti erano graditissimi e altrettanto richiesti. La moda mutava, e i colori con essa, i romani e le loro signore cercavano di restare al passo inseguendo le novità. Anche le acconciature dei capelli cambiavano rapidamente nei gusti delle matrone, come testimoniano moltissime statue, che sono presenti alla mostra “Il potere della moda nell’Impero romano” alla The glyptotek di Copenhagen.

Spiazzati dalle statue colorate e profumate

L’abitudine alle statue in marmo, così bianche e inodori spiazza i visitatori che si trovano davanti colori e odori intensi. E’ una lettura molto diversa del potere delle gens romane e del loro modo di ostentarlo. Siamo abituati a pensare ai romani come soldati, legionari, uomini rudi e guerrieri, e queste informazioni sui loro gusti, dimostrano quanto ancora c’è da scoprire per comprendere pienamente la cultura di un Impero che è stato tra i più longevi ed estesi del pianeta.
A Tiberio piaceva il rosa

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8.000 volontari per trainare un castello

Succede in Giappone. Per restaurare un antico castello migliaia di persone offrono la loro disponibilità

E’ il corpo principale (mastio) di uno dei 12 castelli ancora esistenti in Giappone dell’epoca feudale. Costruito nel 1611 venne colpito da un fulmine che lo incendiò. Venne ricostruito nel 1810 ed è uno dei vanti della regione di Hirosaki. Nel suo parco si svolge un importante festival della fioritura dei ciliegi, ogni mese di marzo. 8.000 volontari per trainare un castello.

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Colpito da un fulmine e un terremoto

Il castello aveva subito danni a causa di un terremoto, che ne aveva messo in pericolo uno dei muri perimetrali. Per poterlo restaurare era necessario spostarlo dalla sede originale, perciò nel 2015 era stato trasportato a circa 75 metri di distanza dalla sede originaria.

Riportarlo nella sede originaria

Ora che il restauro murario è stato completato, occorre riportare il castello nella sua sede, ma non tutta l’operazione può essere effettuata su carrelli. Il ritorno in sede può essere effettuato a braccia e per questo servono tanti volontari. Per completare l’impresa, si sono offerti volontari ben 8.000 persone, non solo dal Giappone ma da tutto il mondo. Di questi 8.000 sono stati sorteggiati, tramite lotteria, 1.800 volontari disposti a trainare le 400 tonnellate del castello.

Il percorso a braccia è breve, ma molto pesante

Il percorso è breve ed i volontari devono portare a termine un movimento di circa 5 metri, poi interverranno i rulli meccanici. Nei primi tre giorni il mastro è stato spostato di quasi 3 metri. I gruppi di circa 80 persone, si sono alternate a trainare il castello con lunghe corde di circa 30 metri, dandosi il cambio dopo ogni sessione.

Riaprirà solo nel 2033

Il castello dell’epoca feudale, ancora esistente in Giappone, è l’unico rimasto nella regione del Tohoku. Saranno necessari ancora alcuni lavori di restauro dopo la ricollocazione. Il castello verrà coperto durante tutta questa fase dei lavori e ci sarà da aspettare fino al 2033 perché venga riaperto ai visitatori del parco. 8.000 volontari per trainare un castello

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Non erano tutti tascabili

Impronte nel fango

I nostri antenati che migrarono dall’Africa erano più alti di quanto immaginato

Si sono diffusi in tutto il globo, camminando. Per questo è importante capire quanto fossero lunghe le loro gambe. Non erano tutti compatti e brevilinei come i pigmei. In Kenia sono state trovate antiche impronte fossili che cambiano molte delle supposizioni precedenti. Erano più grandi, non parliamo di tutsi alti due metri, ma sicuramente molto più sviluppati degli ominidi studiati sinora, che raggiungevano il metro e venti d’altezza o poco più. Non erano tutti tascabili

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Impronte nel fango di un lago

Le impronte fossilizzate di circa 1,4 milioni di anni fa, ritrovate in Kenia, testimoniano la presenza di alcuni antenati. Forse una piccola tribù che ha lasciato impronte sul terreno. Era un terreno limoso, forse la parte bassa di un fiume, o di un lago, che ha conservato bene le impronte di ominidi, ippopotami e uccelli. Le impronte impresse nel fango, testimoniano che le dimensioni del corpo e il peso dei soggetti, erano superiori a quelli previsti. L’ipotesi era che non superassero di molto  il metro d’altezza, ma queste impronte suggeriscono che arrivassero al metro e cinquanta d’altezza.

Passi più lunghi ma anche più cibo necessario 

Gli scienziati indagano sulla scoperta, perché rivoluzionerebbe molte delle teoria sviluppate sinora, a propositi dei primi abitanti della terra. Se venissero confermati, questi dati getterebbero nuova luce sui nostri antenati. Dimensioni maggiori e una trentina di centimetri più alti, significano passi più lunghi, maggiore facilità negli spostamenti, ma anche maggior fabbisogno proteico. Più cibo e necessità di movimento per rintracciarlo e procurarlo.

Piccole veloci tribù

Erano piccole tribù in grado di spostarsi velocemente e di cacciare, con molte più probabilità di successo. Questa è la teoria evolutiva a cui stanno la vorando gli studiosi, che devono accontentarsi delle impronte, in quando non esiste uno scheletro che possa confermare le dimensioni di questi ominidi. Resta ancora il dubbio che potrebbero essere Herectus, ma anche Paranthropus. Due rami distinti dell’evoluzione degli ominidi. Gli studiosi continuano a cercare conferme. Non erano tutti tascabili

Non erano tutti tascabili
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Gelato gourmet coi sapori locali

A Monterosso Almo hanno creato un’imperdibile serata di degustazione

In Sicilia hanno davvero preso la cosa sul serio. Nel distretto dei Monti Iblei, nel ragusano, hanno creato gelati dai gusti molto originali, che hanno colpito la fantasia di molti. Gelato all’insalata o ai funghi porcini, ingredienti inusuali ma che i maestri gelatai hanno saputo mantecare in modo originale per promuovere il loro territorio. Gelato gourmet coi sapori locali

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Ingredienti locali per un Gelato gourmet

E’ successo a Monterosso Almo dove ingredienti locali, aromi ed odori di cucina sono diventati gli elementi portanti per un gelato gourmet molto gustoso.  Cipolla, basilico e insalata di pomodori da un lato, funghi porcini con cioccolato di Modica dall’altro. Anche una sorta di cannolo esploso con miele, ricotta, frutti di bosco e altri ingredienti locali. I gelatieri si sono sfidati a dare ad ogni coppetta un legame territoriale e trasformarle in un’esperienza. 

Le radici del gusto

“Le Radici del Gusto”, è il secondo appuntamento di “Sapori Ibleidi”, il progetto promosso finanziato dalla Regione Siciliana nell’ambito del bando “Sicilia che piace”. Il luogo deputato per le degustazioni era Piazza San Giovanni. Molta curiosità per il gelato gastronomico all’insalata, preparato con pomodoro, cipolla e basilico e servito con un crostino e un filo di olio extravergine d’oliva. 

I funghi sono molto ricercati in zona

Monterosso Almo è una località celebre per i funghi, perciò non stupisce la creazione di un gelato ai funghi porcini mantecato con scaglie della specialità modicana del cioccolato a scaglie. Hanno realizzato anche una variante con pistacchio per rendere ancora più interessante la serata. I prodotti tradizionali locali sono entrati a far parte di queste degustazioni. La selezione delle materie prime raccolte direttamente in loco o prodotti dalle aziende agricole locali hanno garantito l’integrità dei gusti.

Gelato gourmet coi sapori locali

Tanti ingredienti e un segreto gelato dell’amore

Lamponi, amarene locali, frutti del luogo, limone verdello, more con pepe verde fresco, pesche e nepitella, ricotta con miele, cannella e cioccolato. Lamponi raccolti nei boschi, le amarene, il fiordilatte con frutti del territorio e un intrigante “gelato dell’amore”, del quale non sono stati rivelati ingredienti e ricetta, a far aumentare la salivazione dei presenti..

Tre bar che si scambiavano i clienti

I tre bar che si aprono sulla piazza sono diventati i protagonisti della manifestazione. Per tutta la serata il pubblico ha potuto degustare le diverse specialità a un prezzo unico, passando da un laboratorio all’altro per scoprire gusti insoliti e ricette originali. Un’esperienza degustativa gourmet che difficilmente potranno dimenticare. Sono passati da erbe aromatiche, agrumi, spezie, ai più usuali latte, ricotta, miele, piccoli frutti.

Le antiche neviere

La Pro Loco ha voluto mettere un accento particolare alle neviere dove veniva conservata la neve raccolta in inverno, e che consentiva di fare gelati e granite per tutto l’anno. Classiche costruzioni in pietra scavate nella roccia dei Monti Iblei che hanno preceduto i moderni sistemi di refrigerazione. Gelato gourmet coi sapori locali

Gelato gourmet coi sapori locali

Credits:Expedia_Monteroso_Almo

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La scimmia col rossetto.

Scoperta in Congo una nuova specie di primati.

Il nome con cui lo identificano è scimmia Likweli dalle labbra rosa-arancioni. L’hanno scoperta in una piccola area della foresta pluviale del Congo. Un’area protetta dove la caccia è proibita, ma i bracconieri li cacciano ugualmente. Sono appena state scoperte e sono già nella lista degli animali in pericolo d’estinzione. La scimmia col rossetto.

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Nere piccole con macchie bianche sulla schiena

Sono nere, piccole (circa 6-7 chili), hanno un pelo ispido e sembra che si mettano il rossetto. In realtà è il contorno naturale delle loro labbra ad essere Rosa-Arancio. Presentano anche macchie bianche sulla schiena. Altra particolarità hanno 4 dita e non presentano pollice.

Sono schive ma non fuggono

Sono schive e forse per questo non erano ancora state individuate. Sono quasi sconosciute anche agli abitanti locali, che non le conoscevano. Rimangono nell’area se qualcuno entra nel loro spazio, sono arboricole e si limitano a salire sui rami più alti ma non fuggono. Rimangono ad osservare gli intrusi come se volessero studiarli.

Studiate le loro caratteristiche da esemplari sequestrati ai bracconieri

Da tre esemplari defunti, sequestrati ai cacciatori gli scienziati hanno potuto studiare le loro caratteristiche e confrontarle con altri reperti di scimmie conservate nei musei. Da queste analisi è apparso evidente che si tratta di una specie a se stante. Sono lunghe poco più di un metro dalla testa alla coda ed emettono sordi brontolii, quasi dei grugniti. 

Sono in una riserva del Congo

Vivono in un’area molto ristretta del Congo, in gruppi familiari ristretti (5-6 unità). Fotografate per caso durante una ricerca scientifica nel 2008 erano sparite dai radar per essere ri-avvistate nel 2018. Al momento non ci sono notizie sulle loro abitudini, su quali siano i loro cibi preferiti e del loro stile di vita in generale. Sicuramente sono una specie da studiare e proteggere. La scimmia col rossetto

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E’ una questione di fegato

Come fanno i piccioni ad orientarsi e tornare a casa? 

Uno studio rivela che che si orientano grazie ad alcune cellule contenute nel loro fegato. Il processo ha una denominazione complessa “superparamagnetismo”. I piccioni utilizzano diversi sistemi di orientamento: proteine fotosensibili negli occhi, minerali magnetici contenuti nel becco, e la forma del loro nell’orecchio interno. Utilizzano il sole ma viaggiano anche di notte o con le nuvole. Come fanno? E’ una questione di fegato

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Una bussola interna?

Posseggono una bussola interna per le giornate di pioggia? In realtà sfruttano il campo magnetico terrestre. Ora i ricercatori credono di aver individuato come sviluppano questa capacità. Utilizzano le cellule immunitarie che risiedono nel loro fegato quando non possono utilizzare il sole per rientrare alla loro voliera.

Una trentina di piccioni addestrati

Per verificare questa ipotesi hanno addestrato una trentina di piccioni. Li hanno dotati di GPS, per poterli seguire a fare un percorso prestabilito. Alcuni di loro sono stati trattati con un farmaco che annullava le cellule del fegato coinvolte. Quelli non trattati sono rientrati immediatamente a casa come se fossero inseguiti dai demoni, gli altri hanno vagato per ore senza alcuna meta, e sono riusciti a rientrare solo quando è sorto il sole ed hanno potuto orientarsi nel modo tradizionale.

E’ una questione di fegato Credits:sandeephanda_white_grey_pidgeon

Una scoperta che riguarda molti altre specie migratorie

E’ una scoperta moto interessante e che potrebbe essere importante per altre specie che danno vita a lunghe migrazioni, come le tartarughe marine e le balene, oltre ovviamente agli uccelli marini ed anche le aragoste. Questa particolare sensibilità potrebbe spiegare molti dei movimenti degli animali che sembrano incomprensibili.

Le cellule immunitarie si allineano

Quando i piccioni attraversano il campo magnetico terrestre, le cellule contenute nel loro fegato si dispongono tutte nella stessa direzione. Non è ancora chiaro come questa notizia possa essere comunicata al loro cervello, ma l’effetto funziona perfettamente e i piccioni riescono a rientrare anche in giornata completamente nuvolose. E’ una questione di fegato

E’ una questione di fegato
Credits:Hellio42_Pixabay
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I pesci non  migrano più

Una delle cause dei cambiamenti climatico sono gli sconvolgimenti delle migrazioni dei pesci d’acqua dolce.

Sempre meno pesci riescono a compiere le migrazioni che erano abituali e mettono a rischio una grande risorsa alimentare del pianeta. Sono almeno 300 le specie coinvolte in queste difficoltà di migrare. Di alcuni di loro non conosciamo quasi nulla, ma in realtà contribuiscono alle nostre esigenze alimentari in modo cospicuo. I pesci non  migrano più

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Il Mekong e i suoi pesci gatto enormi

Nel sud est asiatico, ad esempio, il pesce gatto che popola il Mekong non completa più il percorso migratorio che svolgeva solitamente. E’ un pesce che raggiunge pesi molto rilevanti, fino a 300 chilogrammi ed è una risorsa proteica rilevantissima. In Sudamerica sta diminuendo costantemente la migrazione del dorado, un pesce che si sposta dalle Ande sino all’Amazzonia.

I percorsi idraulici difficoltosi

Le cause sono molteplici: variazioni e ostruzioni dei percorsi consueti, come le dighe, o altre opere idrauliche, fanno perdere gli habitat. A questo si aggiungono i prelievi troppo abbondanti dovuti alla pesca, sempre più industrializzata anche nelle acqua interne. I pesci d’acqua dolce sono in diminuzione in quasi ogni continente Africa compresa.

I pesci non  migrano più. Credits:channel_catfish_Pixabay

In calo di quasi l’80%

Dalle rilevazioni effettuate negli ultimi 50 anni, le migrazioni sono diminuiti dell’80%. Questo evidenzia quanto siano vitali per gli ecosistemi di tutto il mondo, le migrazioni del pesce nelle acque interne. Contribuiscono all’equilibrio dei fiumi e delle zone umide, e sono una importante risorsa proteica. I fenomeni di questo tipo non vengono rilevati facilmente. Di solito al concetto di migrazione, si associano fenomeni di superficie come quelle dei caribù o degli gnu. 

Innalzamenti e abbassamenti improvvisi

Le variazioni climatiche impongono un cambiamento del livello delle acque interne. A volte si alzano e a volte si abbassano con ritmi innaturali. Questo può provocare, disconnessioni delle vie idriche. La separazione tra i luoghi di riproduzione e quelli di sviluppo, delle specie modifica rapidamente le loro possibilità di svilupparsi in modo armonico. Alcune specie non riescono a raggiungere la maturità e diminuiscono rapidamente di numero. Anche i conflitti possono causare molti problemi perché i bacini idrici sono raramente compresi in un solo paese. Se manca intesa, mancano obiettivi comuni e nessuno si cura di cosa succede sotto al pelo dell’acqua.

Bacini controllati da molte nazioni 

Bacini come quelli amazzonici, danubiani, del Nilo o del Mekong, coinvolgono molti stati, che devono trovare gli opportuni accorgimenti per coordinare le loro azioni. Se si vogliono evitare le estinzioni di molte speci ittiche occorre trovare soluzioni condivise. Il settore della pesca nelle acqua interne ha già fatto segnare dei decrementi significativi, con un calo di circa il 30% del pescato, in anni recenti. I pesci non  migrano più

I pesci non  migrano più. Credits: Photoman_trout_Pixabay
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Vorreste un Dodo in giardino?

O magari un Moa da 500 chili? Salgono le possibilità che questi super-uccelli possano rinascere.

Lo comunica una compagnia statunitense, la Colossal Biosciences, che aveva già attenuto le luci della ribalta per aver resuscitato il super-lupo e il ratto lanoso. Quest’ultimo avrebbe i geni del mammut lanoso. Sono boutades? Non ne abbiamo conferma ma la compagnia sta attirando milioni di dollari di finanziamento, grazie a queste notizie. Vorreste un Dodo in giardino?

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Riprovare con Jurassic Park

Sono in molti a trovare il sogno di Jurassic Park come, ri-proponibile e molto interessante. Si chiama de-estinzione questa branchia para-scientifica, che vuole ripopolare la Terra con esemplari di fauna estinta nei secoli o millenni scorsi. Con quali conseguenze non è dato conoscere.

Germinare cellule staminali dei piccioni

Hanno annunciato di essere riusciti con successo a far germinare delle cellule staminali di un uccello che porterebbe ad essere molto simile al defunto Dodo, il simbolo stesso dell’estinzione. Lo stesso procedimento verrebbe applicato anche per re-suscitare i Moa gli enormi uccelli altri 3 metri e con un peso fino a 5 quintali che erano presenti nella Nuova Zelanda.

Vorreste un Dodo in giardino?
Credits:Luigi_Carnevali-AI_Generated

Procedimento lunghissimo e rischioso

Il procedimento per riportare in vita il dodo, è lunghissimo e prevede diversi step successivi. L’uccello che verrebbe generato sarebbe ben lontano dall’originale dodo, sarebbe una sorta di pollo “sperimentale”. Questo pollo-dodo originato dai piccioni, verrebbe poi geneticamente modificato per arrivare ad ottenere un uccello con caratteristiche più vicine al dodo delle Mauritius.

Ibridazione con una specie geneticamente imparentata

L’ibridazione con il piccione delle Nicobare, l’animale più vicino alle caratteristiche del dodo. Questa ibridazione, modificherà la morfologia del pollo-dodo per settare alcuni degli aspetti caratteristici della specie, in particolare la testa. Il progetto sta portando molti fondi all’azienda. Sono 120 milioni sinora quelli raccolti per continuare a finanziare il progetto.

Il processo richiede da 5 a 7 anni

L’azienda ritiene che per sviluppare tutto il processo serviranno da 5 a 7 anni. Ma dopo averli prodotti in laboratorio quale sarà il loro destino? Gli scienziati che lavorano alla re-estinzione dichiarano che verranno rilasciati in natura. Questo porterebbe ad un altro quesito. Perché creare questi ibridi non in grado di volare e difendersi per rilasciarli in natura dove verrebbero di nuovo sterminati, se non dagli umani, dagli animali selvatici come accadde nelle Mauritius. O il loro destino è essere confinati in grandi voliere, per essere ammirati dai turisti?

Molti problemi ed insuccessi

I processi legati alla de-estinzione sono complessi e vanno incontro a molti insuccessi. Gli ibridi raramente godono di buona salute, sono molto sensibili alle malattie e spesso presentano malformazioni. E’ proprio necessario far rinascere un dodo-frankenstein e sottoporlo ad una prigionia per evitare che entri in contatto con cani, gatti, ratti, suini e tutti i competitor che già li avevano fatti scomparire dal pianeta? Vorreste un Dodo in giardino?

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Porpora meglio dell’oro

Un colore così difficile da ottenere da diventare esso stesso simbolo di potere e ricchezza.

Ottenuto dalla triturazione delle lumache del genere Murex, in un procedimento lunghissimo. La difficoltà di produrlo, ne ha fatto uno dei più costosi colori esistenti. Chi poteva permetterselo non aveva difficoltà finanziarie e dimostrava l’importanza del proprio ruolo in ambito sociale. Porpora meglio dell’oro

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Cleopatra fece dipingere le vele della sua barca

Era così raro e prezioso che Cleopatra per dimostrare quanto fosse influente, fece dipingere la sua barca a vela. La porpora era contingentata e c’era un vero mercato nero. Gli imperatori romani cercavano di limitarne la circolazione con promesse di condanna a morte, per chiunque la utilizzasse.

La Chiesa Cattolica ne ha fatto un simbolo

Anche la chiesa cattolica lo fece diventare un simbolo di potere. Solo alcuni abiti religiosi potevano utilizzarla e la parola “porporati” si riferisce solo ai ranghi più alti del potere nella chiesa. L’altra destinazione possibile per la porpora era nella decorazione dei preziosissimi libri sacri.

Porpora meglio dell’oro

Credits:yolanda-religion-Pixabay

Proibita ai comuni mortali

Ai comuni mortali ne era inibito l’uso, ma in occasioni speciali qualcuno poteva ottenere un poco di quel pregiatissimo colorante. Un esempio di questo uso si è registrato in Inghilterra, dove la scoperta di una tomba romana, dedicata ad un bambino, aveva ancora tracce di quel colore. L’infante probabilmente appartenente ad una famiglia nobile, era stato sepolto con un  tessuto che conteneva porpora ed era stato ricoperto di gesso liquido.

Una bara che lo ha protetto

Il gesso ha mantenuto quasi inalterato il tessuto che avvolgeva il corpo del bambino ed ha permesso di svelare tracce di colore. La bara era sepolta assieme a due adulti, il che fa pensare ad una tragedia familiare, ed era avvolto in due strati di preziosi tessuti, il secondo era colorato di porpora e ricamato in oro.

Prodotta in una ristretta regione che ora è il Libano

La porpora di Tiro, veniva prodotta solo nella zone che è attualmente il Libano, ed era molto difficile da ottenere, occorreva un sacco di tempo per arrivare a produrre pochi grammi di colore. I Fenici la esportavano in tutto il Mediterraneo e il suo prezzo era preso a riferimento per le altre merci. Il suo costo superava quello dell’oro.

Una sepultura inusuale in un periodo di alta mortalità infantile

Resta sorprendente che il bimbo defunto abbia ottenuto un simile onore. La mortalità infantile era spropositata e raramente c’erano sepolture così raffinate, ricche ed eleganti, e dimostrazioni di lutto tanto appariscenti. Gli studiosi s’interrogano su questo rituale inusuale, in una città come York, abbastanza lontana dal centro dell’Impero Romano. Probabilmente questa famiglia era molto importante e nota. Porpora meglio dell’oro

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