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Non tutto il buono…aiuta

Ci sono tantissime esperienze per reintegrare e ricostruire le barriere coralline

E’ un impegno importante, che sta dando buoni risultati, ma che in alcuni casi si scontra contro realtà che vanno nella direzione opposta. Molte barriere coralline sono state danneggiate e senza intervento umano rischierebbero una veloce scomparsa. Gli scienziati che si occupano di biologia marina hanno studiato molti sistemi per reimpiantare coralli nelle aree che sono state svuotate. Non tutto il buono…aiuta

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Se ne rimane uno solo

Un successo quindi, ma cosa succede se un solo tipo di corallo riesce a resistere e riprodursi in modo massiccio? Sull’atollo Ulithi che si trova in Micronesia gli scienziati stanno notando una preoccupante espansione di un solo tipo di corallo, il corallo-riso. E’un corallo di piccole dimensioni, ma molto aggressivo, che sta riempiendo ogni nicchia ed ogni anfratto nelle scogliere.

Ha fatto sparire molti pesci

Questo corallo ha fatto scomparire molti tipi di pesci a cominciare dal suo nemico principale il pesce balestra. La pescosità è diminuita in modo rilevante e il pesce catturato dai risedenti nell’atollo è di piccola dimensione. L’esuberante presenza del corallo riso ha modificato l’ambiente che non ospita più tutte le specie che era stabilmente presenti nel reef. Intere aree sono spopolate e i pescatori locali sono molto preoccupati, dato che la loro dieta è basata sulla pesca.

Spariti anche i polpi

Anche il loro piatto principale e maggiormente gradito, il polpo è scomparso dai loro menu. Il corallo riso si comporta come una coperta, ricopre ogni anfratto e ai polpi non rimangono spazi dove ritirarsi e nascondersi. I coralli sono in competizione tra loro, se una specie riesce ad avvantaggiarsi, prenderà il sopravvento e scalzerà le altre specie.

Mutazioni climatiche e acidità

Forse sono le condizioni che hanno influenzato il clima ad aver fatto in modo che una specie possa riprodursi meglio e più velocemente rispetto ai competitori. Il nuovo ambiente con acque più calde, o più acide potrebbe essere un fattore che consenta ad una sola specie di avvantaggiarsi. E’ l’azione infestante che può avvenire sulle superfici terrestri, come le erbacce che riescono a divorare spazi o a espellere tutti gli altri tipi di vegetazione.

Rigenerare o bloccare?

Ai biologi marini ora resta un ulteriore lavoro da svolgere, comprendere come limitare lo strapotere del corallo-riso per evitare che ne rimanga uno solo a costituire le barriere coralline. Da un lato ricostruire e rigenerare e dall’altro bloccare, un bel rompicapo. Non tutto il buono…aiuta

non tutto il bene aiuta
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Nato un vitello di bisonte bianco a Yellowstone

Il grande parco da il benvenuto ad un vitellino ritenuto sacro dai nativi americani

Ritenuto un simbolo, il bisonte bianco, molto raro in natura, è un evento caro ai nativi che vi leggono messaggi di speranza ma anche severi moniti. Le leggende sui vitelli bianchi sono presenti nelle culture di mote tribù come gli Shoshone, i Sioux, i Cherokee, I Dakota, I Navajo e i Lakota. L’avvenimento più recente risaliva al 2012, ma sopravvisse al parto solo poche settimane. Nato un vitello di bisonte bianco a Yellowstone

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Una santa donna trasformata in vitellino bianco

La leggenda dei Lakota rappresenta molto bene perché i nativi sono così legati a questo simbolo. In un momento di grande carestia, in cui l’intera nazione rischiava di perire, una santa donna apparve. Portava una pipa sacra con cui fumare ritualmente, e promise che sarebbe tornata per riportare benessere e armonia. Prima di scomparire si trasformò in un vitello di bisonte bianco

Riportare benessere e serenità è il suo compito

Perciò il suo messaggio di tornare per riportare la serenità, arrivò in un momento di grande crisi, quello che le tribù di nativi temono sia in corso. Ora attendono che la signora ritorni sotto forma di bisonte bianco e risistemi le cose. La speranza è che non debbano aspettare troppi anni. I nativi sono molto legati ai ritmi della terra e per loro i cambiamenti climatici sono il simbolo del degrado da combattere.

Nato il 4 giugno sa già correre accanto alla mamma

Il vitellino è stato visto per caso da una fotografa quando era appena nato il 4 giugno scorso. I bisonti “chiari” possono essere sia albini, che leucistici. Quelli albini sono completamente senza pigmentazione ed hanno gli occhi rossi, ma questo ha muso e occhi colorati, quindi appartiene ai leucistici. Gli esempi che la letteratura riporta sono un bisonte bianco di nome Miracle nato nel 1994, ma era dal 1933 che non si avevano altri casi viventi. 

Nato un vitello di bisonte bianco a Yellowstone

Una risorsa alimentare su cui si basava l’economia dei nativi

I bisonti erano la principale risorsa alimentare per i nativi americani, e la caccia sconsiderata avvenuto dal 1800, era stimolata e premiata dal governo degli Stati Uniti. In questo modo privava i nativi di energia e sostentamento e rendere più facile occuparne le terre diventate semi-desertiche. Nei secoli scorsi si stima che vivessero oltre 100 milioni di bisonti nelle grandi pianure americane. 

Vengono allevati in riserve e ranch da privati cittadini

Dopo la grande mattanza a cui partecipò anche Buffalo Bill, ne rimasero poche centinaia. Ora a parte quelli che vivono allo Yelloswstone, sono quai tutti rinchiusi in fattorie ed allevamenti privati. Anche Neil Young, il cantautore canadese, ne alleva alcuni nel suo ranch. Molti cittadini li allevano e cercano di conservare la loro memoria, ma le mandrie che regnavano nelle praterie, sono relegate ai ricordi ed a Hollywood.

Ecologicamente estinti ma ancora un simbolo

Sarebbero ecologicamente estinti nel loro ruolo di animale selvatico. Però la sacralità di questo vitello bianco, dona nuove speranze ai nativi. Se la sua nascita è un segno di cambiamento positivo lo scopriremo presto. Le tribù native sono in trepidante attesa di un segno che la sua venuta porti nuovo benessere e serenità. Sperare non costa nulla, adeguiamoci al loro pensiero. Nato un vitello di bisonte bianco a Yellowstone

Nato un vitello di bisonte bianco a Yellowstone

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La cucina africana e caraibica si stanno imponendo negli USA

C’è voglia di novità in cucina, e tutto ciò che è etnico o nuovo trova spazio

Stanno aumentando i ristoranti gestiti da chef di culture alimentari diverse ed interessanti. Nati come realtà piccole, con poco personale e spazi ridotti, ora assumono dimensioni di reali ristoranti. Smettono di essere solo cucina da asporto e approdano al piano superiore, quello dei ristoranti con tovaglia e servizio. Raggiungono vette considerate impensabili fino a pochi anni fa ed escono dal filone dell’etnico da gustare solo talvolta per divenire una cucina raffinata degno di venire rappresentata sui magazine che si occupa di enogastronomia. La cucina africana e caraibica si stanno imponendo negli USA

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Fufu per tutti

Piatti conosciuti da pochi come il fufu rappresentano una chiave d’accesso. Quando uno chef ghanese-americano come Eric Adjepiong, lo ha presentato in una celebre serie tv dedicata agli chef emergenti, non poteva immaginare che il successo era dietro l’angolo. L’acclamazione da parte dei giudici ha immediatamente fatto capire che qualcosa stava cambiando.

Africa occidentale protagonista

Le ricette che per secoli hanno nutrito i residenti dell’Africa occidentale sono diventate di interesse comune. Gli ingredienti che in alcuni casi erano quasi introvabili, sono comparsi sugli scaffali dei supermercati, sdoganando quel modo di cucinare. La cucina africana e la sua derivazione caraibica sono diventate popolari ed hanno dato nuovi impulsi alle cosiddette cucine etniche.

La cucina africana e caraibica si stanno imponendo negli USA

Piatti molto speziati

Il fufu è a base di farina di manioca e piantaggine, pestati assieme fino ad ottenere una pastella morbida con la quale si possono preparare molte portate. Ma non è l’unico piatto ad aver conquistato la clientela che ama sperimentare nuovi sapori, anche le polpette di carne di capra al curry o la coda di bue brasato sono diventate leccornie popolari come il chutney di mango

Riso ingrediente base in molte ricette

Non mancano nella cucina di origine caraibica i piatti a base di riso che oscillano dalle varianti della Louisiana (jambalaya) a quelle senegalesi (jollof). Anche la cucina haitiana ha espresso piatti molto interessanti, come il maiale cotto due volte (griyo) servito con le verdure in salamoia trasformate in una salsa dal gusto potente (pikliz). La cucina africana e caraibica hanno origini simili ma sposandosi con gli ingredienti locali hanno sviluppato forme autoctone, diversificandosi.

Gli schiavi hanno esportato la loro cucina

Alcuni degli ingredienti venivano trasportati dalle stesse navi che portavano gli schiavi verso Caraibi e Americhe, ed hanno permesso di mantenere integre alcune ricette, ma molte altre sono state giocoforza integrate con le disponibilità dei luoghi di sbarco. La radici africane si possono rintracciare in molti piatti cari alla Luisiana e agli stati circostanti. Gli schiavi coltivavano minuscoli orti per mantenere vive le loro ricette e questi ingredienti sono poi diventati parte della cucina americana.

La cucina africana e caraibica si stanno imponendo negli USA

Gli stati del sud portano molte tracce

Il gombo, le patate dolci, le angurie, i meloni , il sesamo sono diventati la base per molti piatti come jambalaya, gumbo, pane di mais, wafer di semi di sesamo, hoppin’ john, cola, tipici degli stati del sud ma derivati dai piatti cucinati in Africa. In ogni località dove avevano accesso alle materie prime simili alle loro, hanno sviluppato cucine che sono diventate il tratto d’unione tra due culture lontanissime, come quella afro-caraibica e la cucina tradizionale europea.

Gli americani ignorano quati dei loro piatti siano di origine africana o caraibica

Piatti come il riso africano, il formaggio Kwara servito con peperoncino piccante, il mofongo, la fejoiada, il riz djon djon o lo stesso pollo fritto, sono entrate di diritto tra le preparazioni più comuni. Anche lo stesso barbecue e tutte le salse che lo accompagnano nelle versioni dolci, medie o piccanti, sono figlie di quelle commistioni di stili e sapori. Nessuno negli USA si sofferma a pensare che quello che mangiano, è spesso derivato da quel viaggi attraverso l’Atlantico, ma la realtà è quella. La cucina africana e caraibica si stanno imponendo negli USA

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In vacanza ci vado da solo

Aumenta sempre più il numero dei cosiddetti “viaggiatori solitari”. 

E’ un trend che esiste da almeno un decennio, ma che sta diventando una forma di viaggio molto ambita. Agli italiani piace molto viaggiare per il mondo e conoscere nuove realtà, profumi, odori, colori e sperimentare la cucina dei luoghi in cui vogliono passare le vacanze. Il 90% degli italiani vuole o vorrebbe partire per un viaggio di questo genere nel prossimo biennio. In vacanza ci vado da solo

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Il gusto dell’avventura

La novità è che preferiscono quel gusto dell’avventura che da il viaggiare da soli, o in compagnia di persone sconosciute fino al momento della partenza. Le agenzie di viaggio e i siti internet appositi, offrono proposte di viaggio con gruppi estemporanei che si formano sulla base di obiettivi comuni e non per vincoli di sangue o amicizie pregresse.

Consigli e organizzazione

Il sito di WeRoad che è uno dei più visitati tra quelli che offrono consigli e possibilità di viaggiare da soli o in gruppi, ha visto aumentare tantissimo il numero di coloro che scelgono la vacanza come “solo-traveller”. Demografia con famiglie sempre più ridotte a singole unità, desiderio d’avventura o ricerca di nuove amicizie, sperimentare cucine locali (è un trend fortissimo quelle delle cucine etniche) e insolite, sono le molle principali, che hanno fatto salire l’interesse per viaggi non cumulativi nel senso tradizionale.

In vacanza ci vado da solo

Un trend in grande crescita

Il trend sembra interessare almeno il 50% dei viaggiatori e sembra destinato a diventare un fattore anche per le strutture ricettive. Viaggiare da soli implica una buona predisposizione all’avventura, capacità di adattamento, un’ abilità ad affrontare il problem solving e il vivere la vacanza non completamente pianificata. L’imprevisto, specie in alcune aree del mondo è sempre da mettere in preventivo.

I gruppi di mutuo soccorso

Da soli ma non completamente, sono tanti coloro che amano, per una sorta di mutuo soccorso, affidarsi a viaggi che riuniscono gruppi di perfetti sconosciuti, desiderosi di condividere esperienze. Le nuove amicizie che si formano in questo modo, sono ritenute molto importanti e spesso costituiscono uno dei target per la scelta del viaggio. Alcuni gruppi di viaggio si formano solo nel luogo di destinazione, e sono ulteriore stimolo a sperimentare anche nei rapporti umani.

Uno zaino e via

Uno zaino e tanta voglia di scoprire, è questo il motto che i viaggiatori in solitaria hanno fatto proprio. Partire, conoscere, fare amicizie e tornare molto più ricchi intimamente con un carnet di nuovi amici. Coloro che amano viaggiare da soli sono giovani (under 50), professionisti già con un lavoro stabile e soddisfacente. Single ma non sempre, molti partono da soli perché gli impegni di lavoro non collimano con le esigenze dei/delle comagni/e, ma l’avventura non può aspettare così a lungo.

In vacanza ci vado da solo

Luoghi quasi inesplorati 

Destinazioni insolite in aree geografiche poco battute e che conservano ancora il fascino di non essere troppo turisticizzate, l’incontro con nuove persone e la possibilità di usufruire di alcuni dei supporti delle agenzie e dei gruppi di viaggio organizzati. I gruppi come WeRoad offrono proprio questo tipo di servizi, i viaggiatori sono soli ma non abbandonati, possono sempre contare su consigli, referenze, riferimenti e la tranquillità di supporti linguistici e legali in caso di bisogno.

Senza partner per gustare meglio il viaggio

Soli ma non sprovveduti, i viaggiatori che hanno fatto questa scelta individuale sono più rilassati se non devono accudire i loro partner e possono godersi ogni nuova esperienza appieno. Poiché il movimento è in aumento, sono molti coloro che esperimentano per la prima volta questa formula di viaggio, ma anche loro non sono abbandonati a loro stesi, e possono contare sulle nuove amicizie che si formeranno lungo il percorso. Viaggiare da soli è uno stimolo per mettersi alla prova e scoprire un modo di viaggiare non monotono. In vacanza ci vado da solo

In vacanza ci vado da solo

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Sono i wombati gli eroi dei boschi australiani

Le loro tane hanno ospitato moltissimi altre specie durante gli incendi.

Hanno fornito un riparo indispensabile per molti altri animali durante la stagione che ha distrutto con gli incendi una parte vastissima dell’Australia. La leggenda vorrebbe che fossero i simpatici marsupiali ad invitare gli altri animali nelle loro tane. In realtà le cose sono andate in modo diverso. Sono i wombati gli eroi dei boschi australiani

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Diventati subito i beniamini in rete

Gli animali “ospiti” si sono auto invitati nelle gradi e profonde tane scavate dai wombati, alla ricerca di un riparo in attesa che gli incendi terminassero. In rete si era diffusa questa notizia che aveva suscitato un moto di simpatia verso questi marsupiali che sembrano sempre sorridenti. Gli AirB&B nella foresta non erano un servizio voluto ma semplicemente una via di fuga davanti alla calamità.

Tane lunghe e ramificate, fresche e ariose

Le loro tane sono molto solide, costruite bene, ariose e fresche, offrono riparo, riserve di cibo ed acqua, tutte cose che le hanno rese appetibili per molte specie che cercavano di sopravvivere. Con un sistema di telecamere i ricercatori hanno potuto documentare come molte specie si sono rifugiate nelle tane dei wombati, e si sono salvate mentre i roghi azzeravano le foreste sovrastanti.

sono i wombati fli eroi del bosco

Più famosi per le cacche che per i sorrisi

Oltre che per i loro musi simpatici i wombati erano celebri soprattutto per le loro cacche. Il loro intestino particolare le trasforma in cubetti molto riconoscibili. Sono una specie in diminuzione che avrebbe bisogno di maggior rispetto e non solo per come defecano. Sono abbastanza corpulenti possono arrivare a quasi un metro di lunghezza e pesare attorno ai 45 chili. Hanno zampe corte e robuste con artigli che utilizzano per scavare lunghe gallerie.

Smuovono e azotano il terreno fertilizzandolo

Il loro lavoro non passa inosservato poiché sono abili costruttori, smuovono tonnellate di terreno e lo fertilizzano coi loro cubetti di cacca. L’azoto contenuto arricchisce il terreno e fa aumentare l’erba attorno alle loro residenze. Un patrimonio di cui usufruiscono molte altre specie animali, che possono utilizzare sia le gallerie abbandonate e tutta l’area attorno. 

Alberghi e Airbnb nella foresta

Come molti altri animali australiani sono marsupiali ed ospitano i piccoli nelle loro tasche sotto al ventre, un metodo molto protettivo di cura della prole. Da quando è cominciata la grande migrazione europea, 3 secoli fa, la loro area di diffusione è diminuita ed ora gli stati australiani stanno cercando di proteggerli. Con grande soddisfazione di chi li ha visti come gli eroi del bosco in grado di gestire “alberghi” per gli altri animali in pericolo. Sono i wombati gli eroi dei boschi australiani

sono i wombati fli eroi del bosco

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La città dove si mangia meglio è Napoli

É la rivista inglese “Time Out” a dichiararlo in un articolo

Una rivista dedicati ai viaggi e alle esperienze che lo accompagnano ha regalato una eccellente recensione alla città di Napoli. Ha dichiarato che è la città dove si mangia meglio. Un tributo alla sua versatilità, che la pone in vetta alle città del mondo. A rendere ancora più importante il tributo è il fatto che è l’unica città italiana presente nella classifica. La città dove si mangia meglio è Napoli

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Pizza simbolo d’italianità

L’articolo fa leva sul fatto che parlando di cibo in Italia, non puoi evitare di parlare di Napoli e delle sue eccellenze. A partire ovviamente dalla pizza, nata in città tra sette e ottocento dello scorso millennio, e diventata un simbolo d’italianità. La diffusione delle pizzerie in tutto il globo, l’ha resa sicuramente uno dei piatti preferiti a livellò nazionale ed internazionale.

Cento varianti anche in chiave gourmet

Nata come piatto povero, per sfamare una moltitudine enorme di persone sempre sul limite della povertà assoluta, col tempo è divenuta una specialità che ha incontrato il gusto di reinterpretarla anche in chiave gourmet, di molti chef. Ma a Napoli rimane un piatto popolare, che è a disposizione di una popolazione che ha spesso la necessità di sfamarsi velocemente.

La città dove si mangia meglio è Napoli

Cucina di strada, la portafoglio, i fritti, che hanno conquistato i turisti

La cucina di strada a Napoli ha riscosso sempre un grande successo, sia con la pizza, ancora oggi la versione portafoglio è venduta in strada, sia coi maccheroni, o gli spaghetti, sia con i fritti. Il cartoccio dei fritti ancora oggi è un piatto molto gradito ed economicissimo, in grado di sfamare mentre si passeggia per la città. Questo tipico cibo d’asporto è diventato una grande attrattiva anche per i turisti che lo consumano per sentirsi integrati nella città.

Non solo pizza, tanta tradizione popolare e non

Esiste ovviamente anche una ricca cucina napoletana che necessita di lunghe preparazioni come i ragù e i sughi di carne per condire gli spaghetti, o la celebre parmigiana di melanzane. La genovese, il casatiello, gli struffoli, i babà, la ricca pasticceria contribuiscono a rendere il capoluogo campano un luogo ameno, dove mangiare in modo qualitativo ed economico. La città dove si mangia meglio è Napoli

10 città dove mangiare benissimo

Le dieci città presenti nella classifica di “Time Out”, con alcune località sorprendenti, sono le seguenti:

  1. Napoli;
  2. Johannesburg;
  3. Lima;
  4. Ho Chi Minh;
  5. Pechino;
  6. Bangkok;
  7. Kuala Lumpur;
  8. Bombay;
  9. Dubai;
  10. Portland.

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Il mito delle vacanza intelligenti

Tantissimi italiani in vacanza a giugno, mai così tanti.

Dove non arrivarono le campagne degli anni 90, per convincerci a non andare in vacanza solo ad agosto, è arrivato il caro prezzi a farci cambiare abitudini. Sono circa 7 milioni i nostri connazionali che hanno modificato il loro concetto di vacanza. Non più solo nel mese più ambito ed affollato, ma anche il più caro in assoluto. Il mito delle vacanza intelligenti

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Vacanze più tranquille

Un incentivo inatteso è stato il gran caldo che è protagonista, soprattutto al sud della stagione estiva. Dove è saltato in pieno un mese primaverile, per approdare ad una precoce estate rovente. Questo ha convinto molti italiani che valesse a pena modificare i piani vacanza. La fine delle scuole, anticipata anche per le elezioni, sono servite da incentivo per mollare le città ed andare a godere del tempo libero.

Non solo mare

A sorpresa non è solo il mare, che resta l’obiettivo principale, ma anche molta campagna, tra le mete più ambite. Gli agriturismi sono tra i più richiesti, con tutti esauriti già ad inizio stagione. L’offerta esperienziale sembra aver suggestionato molti dei nostri concittadini. Le vacanze spalmate in periodi diversi dal solito luglio/agosto, sono molto care ai turisti provenienti dall’estero, che hanno imparato rapidamente a sfruttare il meglio delle località turistiche.

Il mito delle vacanza intelligenti

Lontano dalla folla opprimente

Dal nord Europa sono costantemente arrivati grandi numeri di turisti che volevano stare alla larga dai superaffollamenti, godere appieno dei servizi e a prezzi ragionevoli. La loro esperienza è servita anche ai nostri connazionali che hanno imparato a controllare meglio i budget. I pacchetti in offerta ad inizio o a fine stagione hanno il doppio scopo di intercettare prezzi favorevoli e strutture non strangolate da eccessive presenze

Un ventaglio di possibilità

Non è più il tempo della Pensione Bellaria o Mamma Rosa che offriva pernotto e cucina semplice, ora le strutture ricettive offrono ventagli di possibilità. Molta attività sportiva, fitness, maneggi, trekking, pilates, ma anche corsi di cucina, equitazione o approfondimenti culturali. Una enorme possibilità di scelta che gli agriturismi hanno saputo padroneggiare molto bene.

Agriturismi al top delle ricerche in internet

Non è un caso se tra le località e le strutture più cercate in internet ci sono proprio gli agriturismi che offrono più esperienze. A giugno la stagione agricola è nel suo pieno e la raccolta della frutta (albicocche, ciliegie, pesche) o la trebbiatura del grano sono parte dei pacchetti offerti. I turisti gradiscono molto tutto ciò che ha a che fare con gli approfondimenti eno-gastronomici, come lasciano intendere le ricerche di luoghi e strutture che siano in grado di fornire cibo di buon livello, sia tradizionale che ricercato.

Prezzi calmierati

Per evitare il caro ombrelloni che sta tormentando molti italiani, si fa sempre più ricorrente la prenotazione anticipata a giugno. I prezzi sono ridotti sino ad 1/4 per sdraio ombrelloni e servizio bar direttamente sulla battigia. Una comodità a cui molti non vogliono rinunciare, tanto che già a maggio alcune strutture balneari hanno fatto registrare buoni numeri. Un buon viatico per quella che potrebbe essere l’ultima stagione senza regole certe per gli stabilimenti balneari. Forse regole certe porteranno a calibrazioni dei prezzi, con qualche abbassamento e la certezza che il settore, finalmente, contribuirà correttamente all’erario. Il mito delle vacanza intelligenti

Il mito delle vacanza intelligenti
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I Misteriosi suoni dei pesci tamburo

I residenti della Florida sono spaventati da forti rumori che sembrano provenire dall’acqua.

A causarli potrebbero potrebbero essere i pesci che si accoppiano rumorosamente. Per scoprire cosa sta causando questi rumori molesti, i residenti di Tampa in Florida si sono tassati per svolgere una ricerca. Gli incaricati utilizzeranno idrofoni e microfoni subacquei per cercare di capire l’origine di questi strani concerti. Durante molte notti si sentono dei suoni bassi e con vibrazioni così forti da svegliare chi dorme. Qualcuno ha dichiarato di aver sentito persino vibrare la casa. I Misteriosi suoni dei pesci tamburo

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Strani rituali di accoppiamento

Una delle probabili cause potrebbero i cerimoniali amorosi e di accoppiamento di alcuni pesci. Riescono a far vibrare le loro vesciche natatorie flettendo i muscoli e originano così dei colpi che sembrano mazze che colpiscono un tamburo. L’accoppiamento avviene nei mesi invernali e questi pesci tamburo, che raggiungono la dimensione di 1,70 metri hanno una grande forza muscolare. 

Amano le acque basse e le lagune

Vivono anche al largo ma prediligono le acque basse lagunari, le foci dei fiumi e le baie lungo la costa. Per questo sono così vicini alle case ed il suono dei loro “tamburi” si avverte così tanto. I residenti però temono che ci possano essere altre cause e puntano il dito su una vicina base dell’aeronautica militare. Al momento la causa sembra però essere data dall’attività sessuali dei pesci. 

I Misteriosi suoni dei pesci tamburo

Un esperto per capire cosa siano quei rumori

Anche se fosse naturale la causa, i residenti sono stanchi di non conoscerne la vera ragione e vorrebbero comprendere se ci sono azioni che potrebbero intraprendere. Il suono è veramente impressionante nel silenzio della notte e può diventare continuo e logorare i nervi. Vorrebbero riuscire a tornare a dormire tranquillamente.

Conosciuto già negli anni ’70

Con questa raccolta fondi hanno raggiunto l’obiettivo di far posizionare gli idrofoni che raccoglieranno le informazioni. La ricerca durerà due mesi e stanno cercando di trovare i punti esatti in cui posizionare i microfoni per avere le migliori risposte. Lo studio è diretto dallo scienziato Locascio, che sostiene la teoria del pesce tamburo nero. Non è una novità perché già negli anni 70 si parlava del fenomeno, ma nessuno aveva indagato a fondo.

I rumori si diffondono male sott’acqua

Ciò che rende particolare questa esperienza è la relativa difficoltà con cui si diffondono rumori sott’acqua. C’è la probabilità che i rumori di tamburo arrivino attraverso canalizzazioni sconosciute o attraversino il terreno in queste zone abbastanza umide. I suoni sono a bassa frequenza e questo potrebbe favorirne la propagazione. La preoccupazione dei residenti è che i pesci tamburo, se colpevoli, abbiano trovato il modo di riprodursi in quantità e questo abbia portato al forte aumento del fenomeno. I Misteriosi suoni dei pesci tamburo

I Misteriosi suoni dei pesci tamburo

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Il simbolo della Nuova Zelanda è a rischio

I kiwi sono diventati col tempo gli animali totem dell’arcipelago neozelandese. 

La cultura Maori è fortemente legata agli uccelli autoctoni. Sono un elemento di collegamento con gli spiriti e la parte magica che permea la cultura degli indigeni. Un vero totem che mantiene intatto il collegamento col territorio e le ritualità ancestrali. Gli uccelli grandi come un pollo, non hanno la capacità di volare ed hanno nemici che rischiano di sterminarli. Il simbolo della Nuova Zelanda è a rischio

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I conigli hanno causato tutto

I coloni provenienti dall’Europa hanno introdotto i conigli in Nuova Zelanda. Questi si sono riprodotti a dismisura e sono diventati un vero problema. Per risolvere la loro sovrappopolazione sono stati quindi introdotti dei furetti dall’Europa. I furetti sono molto voraci ed hanno ridotto considerevolmente il problema dei conigli, ma hanno iniziato a cacciare anche gli indifesi kiwi.

Reintrodurli in natura

Esiste da alcuni hanno un tentativo di reintrodurre gli uccelli originari nel loro ambiente. Molti tentativi sono andati a vuoto, poiché gli uccelli rilasciati non riuscivano a raggiungere la maturità sessuale e a riprodursi prima di venire uccisi dagli ermellini. Ma il progetto prosegue nel suo tentativo.

Il simbolo della Nuova Zelanda è a rischio

Due nuovi pulcini sono nati

Ora nei dintorni della capitale Wellington sono stati trovati due pulcini, questo porta nuove speranze per il successo della reintroduzione. Sono stati censiti meno di 70.000 kiwi selvatici. Una quantità che mette la specie a forte rischio di estinzione. In Nuova Zelanda erano presenti 12.000.000 di kiwi prima dell’arrivo degli europei.

Formidabili artigli 

Il kiwi marrone (Apterix mantelli) quando raggiunge la maturità sviluppa dei formidabili artigli coi quali può combattere i predatori, compresi i voraci ermellini. Ma se la popolazione non aumenterà in modo esponenziale, non si avrà la certezza che la specie riesca a sopravvivere.

Trappole per catturare gli ermellini

Ogni anno vengono rilasciati tra i 20 i 50 uccelli, con la speranza che possano riuscire ad adattarsi  alla vita selvatica. Solo il 5% dei pulcini riesce a sopravvivere, una percentuale decisamente bassa. Nell’area dove vengono rilasciati, grazie ad un accordo con le fattorie locali, sono state installate trappole per catturare gli ermellini e diminuirne il numero in libertà.

Un simbolo dell’indipendenza Maori

I kiwi liberati sono monitorati solo in parte, si spera che ci siano altri pulcini grado di superare il primo anno di vita e diventare indipendenti. Sarà un percorso accidentato il loro, per arrivare ad essere in grado di sopravvivere. I kiwi coi loro lunghi becchi e il loro rauco richiamo sono un simbolo molto caro ai neozelandesi, e vengono essi stessi, spesso identificati con quel nome. Anche il dollaro neozelandese lo raffigura, quindi non è insolito che parlando di denaro si parli di cifre in multipli di kiwi. Il simbolo della Nuova Zelanda è a rischio

Il simbolo della Nuova Zelanda è a rischio

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Un AIUTO scritto con le foglie di palma

Come nei migliori film di avventura e azione la scritta ha funzionato

Scenario: Oceano Pacifico, tre naviganti in avaria e naufragati su un isolotto sono riusciti a farsi scorgere da un aereo. Una volta inviati i soccorsi i tre esperti marinai sono stati portati in salvo. Sono riusciti a sopravvivere grazie alla loro esperienza di vecchi lupi di mare bevendo acqua di sorgente e mangiando polpa delle noci di cocco. Un AIUTO scritto con le foglie di palma

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Novelli Robinson Crusoe

Un’esperienza che ricorda altri celebri naufraghi come Robinson Crusoe. L’aver manifestato la loro presenza con un enorme “HELP” scritto con le foglie delle palme li ha resi reperibili. La Guardia Costiera degli Stati Uniti è riuscita ad inviare un ricognitore ed a soccorrerli. L’equipaggio di tre marinai era partito dall’atollo Polowat e intendeva raggiungere quello di Pikelot, a circa 100 miglia nautiche,

Uno skiff leggerissimo per viaggiare veloci

La loro imbarcazione era uno schifo (skiff) di 20 piedi aperto. Un natante molto veloce con scafo sottile e pescaggio quasi inesistente, destinato a volare sull’acqua e dotato di un motore fuoribordo. Il programma era una gita di pesca ma si è risolta in un naufragio per colpa delle secche attorno all’atollo. 

Cibo acqua e foglie di palma

I tre naufraghi però non si sono lasciati prendere dallo scoramento ed hanno trovato questa soluzione per rendersi visibili, mentre pensavano a sopravvivere con quello che l’atollo offriva. La loro scomparsa non era passata inosservata e le ricerche erano già scattate ed un aereo era uscito in perlustrazione. 

Un AIUTO scritto con le foglie di palma

Raggiunti grazie alla scritta

Dopo aver notato la scritta sulla spiaggia dell’isola hanno paracaduto dei kit di sopravvivenza, una radio ed avvisato la Guardia Costiera che  è così riuscita a raggiungerli. Dopo il salvataggio i tre hanno raccontato la loro avventura e l’incidente che ha causato la rottura del motore. Il loro unico desiderio era ritornare alla base di partenza a Polowat.

Carramba che sorpresa

Tra le sorprese uno dei soccorritori ha scoperto che uno dei naufraghi era un lontano parente, un cugino di terzo grado, mentre gli altri due lo erano di quarto grado. Una vera carrambata. Lo spirito dei soccorritori è quello si sostenere questi abitanti della Micronesia, dispersi a grandi distanze ma uniti dall’abilità e dalla confidenza che hanno verso l’Oceano.

Già altri due naufragi in tempi recenti

L’atollo di Pikelot aveva già avuto un simile evento quattro anni prima. Altri tre naviganti erano naufragati nello stesso luogo e salvati dopo 3 giorni. In quel caso però si era trattato di vera imperizia, per non aver calcolato il giusto bisogno di carburante della loro imbarcazione, ed erano rimasti a secco.

A nuoto nella notte stellata

Sono episodi non troppo rari, un’altro naufragio era successo nel 2016, ma in quel caso i naufraghi avevano dovuto nuotare oltre due miglia per raggiungere l’isolotto più vicino. Fortunatamente nonostante fosse notte sono riusciti ad arrivare sino alla spiaggia alla luce della stelle e della luna.

Meglio portare un radiofaro

La Guardia Costiera consiglia a chi vuole muoversi con maggiore sicurezza di utilizzare dei radio fari. Ora esiste la possibilità di noleggiarli per brevi periodi e garantirsi la possibilità di restare in contatto coi soccorritori. La Micronesia occupa un’area enorme nell’Oceano Pacifico e diventa complicato monitorare tutti gli isolotti e gli atolli, molti dei quali disabitati o scarsamente abitati. Un AIUTO scritto con le foglie di palma

Immagini:Pixabay e web