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Troppo caldo confonde le menti.

Avviene sia per gli umani che per gli animali.

Le ondate di calore interferiscono in modo negativo sulle azioni di animali e umani. Stanno conducendo studi in proposito e i dati non sono confortanti. L’aumento di stress porta a molta più conflittualità, che in alcuni casi degenera. Aumentano i casi di violenza gratuita e molte informazioni che sembrano alla portata di mano non vengono recepite. Troppo caldo confonde le menti

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Dimenticare l’ovvio

Capita ad esempio con alcuni uccelli che nelle giornate più calde, dimenticano ciò che avevano imparato per ottenere cibo e si intestardiscono in azioni senza senso. Se il caldo scema, riescono nuovamente ad entrare nelle loro routine. Lo fanno anche i topi, di fronte ad un aumento di temperature, dimenticano come poter uscire dai loro labirinti anche se lo avevano fatto poche ore prima.

Pesci senza termo-regolarizzazione diventano aggressivi

Alcuni pesci diventano molto aggressivi e tentano di colpire la loro stessa immagine, se le temperature salgono. I pesci non posseggono termo-regolarizzazione e sono molto sensibili alle ondate di calore. Anche gli insetti reagiscono in modo scorretto. Ad esempio alcuni bombi non riuscivano più ad associare i colori giusti alle loro azioni, facendo diminuire le impollinazioni. Il settore agricolo potrebbe avere molti problemi per queste “distrazioni” degli insetti.

Troppo caldo confonde le menti
Credits:reginawoelk-Pixabay

Raffreddamento cerebrale ed ognuno lo fa a suo modo

Si chiama raffreddamento cerebrale ed oggi specie cerca di attuarlo nel modo migliore. C’è chi cerca rifugio nell’acqua, chi smette di nutrirsi e chi invece si limita a restare nel nido ad ali aperte per dissipare il calore. Il raffreddamento non funziona con tutte le specie, infatti a dimostrazione di questo, sono stati rilevati i dati di chi è stato morso dai cani. Con picchi del 10% in più nelle giornate più calde. I cani erano innervositi dal caldo e da chi passeggiava ed hanno attaccato anche persone che conoscevano bene.

Crimini violenti in estate

In Francia hanno constatato che i crimini violenti raggiungevano il picco in estate. Con le alte temperature aumentavano i casi di violenza armata, e i problemi di salute mentale, e i suicidi. Quando fa caldo, le persone faticano ad avere una vita regolare e sragionano. La frase “Caldo pazzesco” rappresenta bene queste situazioni di “follia sregolata”. L’aggressività aumenta a dismisura e in alcuni casi può .

Troppo caldo confonde le menti
Credits:LuigiCarnevali-AIGenerated

Cambiamenti climatici ed arriverà El Niṅo

Col cambiamento climatico che porta sempre più frequenti le ondate di calore, (e quest’anno è atteso  “El Niṅo”), le conseguenze potrebbero essere gravi per molti ecosistemi. Servono menti fresche per fronteggiare i problemi. In una scuola americana hanno messo a confronto aule con diversa aria condizionata. Una piccola differenza di temperatura ha influito sui risultati degli esami. (Peggiori per chi stava in aule più calde).

Se scarseggia il cibo s’innescano sitemi protettivi

Coll’aumento delle temperature, alcune riserve di cibo scarseggiano, questo costringe molti animali ad diventare più aggressivi e protettivi nei confronti di quelli che ritengono essere i loro territori. Branchi di ruminanti, ad esempio che pascolavano placidamente assieme, sono improvvisamente diventati violenti nei confronti di altri gruppi. 

Il cibo innesca bisogna primari

Queste difficoltà di reperire cibo possono diventare molto importanti per molte specie, compresi gli umani. Possono spingere a migrazioni che debilitano gli equilibri politici. Meglio mantenere le menti fresche, per poter ragionare ed evitare altri stupidi conflitti. Troppo caldo confonde le menti.

Troppo caldo confonde le menti
Credits:schauhi-Pixabay
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La AI funziona solo se è moderata

Se la componente umana prevale, la pubblicità funziona.

Uno studio condotto da Taboola in collaborazione con Columbia University, Harvard University, Technical University di Monaco e Carnegie Mellon University, mette a confronto i risultati e l’impatto degli annunci generati con GenAI e quelli creati dall’uomo. La AI funziona solo se è moderata.

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La componente umana

I risultati della ricerca dimostrano che gli annunci generati con l’intelligenza artificiale catturano meno l’interesse di quelli realizzati con e da umani. I clienti non sono pronti ad accettare l’Ai come vettore condizionante delle loro scelte d’acquisto. 

I vantaggi economici

I creativi pubblicitari hanno già utilizzato molto l’AI, usufruendo dei vantaggi in velocità di realizzazione e riduzione dei costi. Però il risultato sulla percentuale di accettazione da parte del pubblico è ancora non soddisfacente. Solo alcuni settori merceologici sembrano trarre vantaggi dall’ Intelligenza Artificiale.

La AI funziona solo se è moderata

Food & Beverage

Sono food, beverage e finance ad utilizzare l’AI. Un settore un poco asettico come la finance risulta più comprensibile, rispetto al food and drink, dove la componente umana sembra più rilevante. E’ di fatto la rilevanza che l’intelligenza Artificiale occupa nella costruzione dei messaggi pubblicitari a fare la differenza, maggiore è il fattore umano, maggiore è il gradiente del pubblico.

Storytelling il mezzo migliore

E’ ancora lo storytelling il veicolo più interessante per i consumatori. Se viene integrato dall’AI funziona, perché fa leva sull’empatia di altri soggetti umani. Occorre tenerne conto per evitare di risultare troppo asettici e non coinvolgenti. Al momento il fattore umano è ancora molto coinvolgente ed importante.

Funziona quando non sembra AI

Gli annunci funzionano soprattutto quando non “sembrano” AI. I messaggi pubblicitari generati dall’AI che non sembravano artificiali hanno raccolto le migliori performance di attenzione, la fiction in pubblicità non ha ancora raggiunti i livelli ottenuti dai creativi umani.

I volti umani ottengono più attenzione

Sono i volti a creare la differenza tra la credibilità dell’annuncio o meno. Se i volti sono umani, conquisteranno facilmente i favori dei clienti. Possono esserci molti volti nell’annuncio generati da AI, ma in secondo piano. Il “narratore” deve essere umano per sembrare credibile. La AI funziona solo se è moderata

La AI funziona solo se è moderata
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Bambini influencer nella spesa

Aumenta il peso delle scelte dei bambini negli acquisti familiari

Forse lo avrete notato, c’è un modo diverso nel proporre i consigli per gli acquisti da parte delle agenzie marketing. La “famigliola del mulino bianco” vede sempre più protagonisti i figli. Non più solo sorrisi di felicità per quanto proposto, ma veri e propri sketch, con parti recitate, balletti e richieste specifiche agli adulti. Bambini influencer nella spesa

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Un mercato in evoluzione che usa i minori

E’ l’immagine di un mercato in evoluzione, in cui i figli sono sempre più protagonisti nelle scelte che riguardano le spese familiari. E’ un fenomeno documentato da ricerche specifiche, che mostrano questa influenza in costante crescita. Tocca quasi ogni settore non soltanto gli immaginabili giochi e attività ricreative.

Riescono ad influenzare anche la spesa alimentare

I bambini riescono ad influenzare i genitori in molti altri campi, compresa l’alimentazione. Aumenta l’importanza di realizzare prodotti che possano affascinare i minori, in modo che il loro peso nelle scelte d’acquisto possa spingere i genitori a scegliere proprio i loro prodotti. La situazione è abbastanza generalizzata in Europa.

Quasi ovunque in Europa

Confrontandoci con altre nazioni, le variazioni sono minime anche se in alcuni casi ci sono alcuni settori merceologici in cui l’influenza dei minori è più consistente. Ad esempio in Germania è più forte l’influenza rispetto all’alimentazione, in Inghilterra sono i giochi e le attività ricreative le più interessate al fenomeno.

Lasciamo i figli dai nonni

Gli esperti del risparmio consigliano da sempre di fare la spesa dopo aver mangiato. La sazietà è utile per evitare che il bisogno di assumere cibo, ci porti a comprare molto più del dovuto. O ad acquistare prodotti che potremmo evitare, in quanto non così rilevanti nella nostra dieta o poco salutari. Ora alla sazietà si aggiunge il consiglio di non fare la spesa coi propri figli. Lasciarli a casa o dai nonni può rivelarsi utile nell’assottigliare o accorciare lo scontrino. Bambini influencer nella spesa

Bambini influencer nella spesa

Credits: Pixabay

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Sarà l’Asia a dominare?

Ci sono diversi indizi che fanno pensare così

Almeno in cucina il fattore Asia sembra essere il più quotato. I sapori provenienti dall’Asia stanno conquistando molti avventori, ed alle più consolidate cinese e giapponese si affiancano altre esperienze. Prendendo a riferimento gli Stati Uniti che di solito sono in anticipo rispetto alle mode e nuove abitudini, il fenomeno è già evidentissimo. Sarà l’Asia a dominare?

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Coreana, thai, vietnamita, filippina e messicana

Stanno cercando di scalzare cucine tradizionalmente forti come quella italiana e francese con altre provenienti dall’Oriente. Indubbi il successo della cucina messicana, ancora non così rilevante in Europa, mentre si fa largo la cucina coreana. Affiancata e a volte superata da quella thai, indiana, vietnamita e filippina. Quest’ultima ha fatto registrare il maggior tasso di crescita, complici anche le numerose comunità filippine che vivono negli States.

Sarà l’Asia a dominare?

Piatti reinterpretati per aggiungere valore

Una proposta innovativa rispetto alle consuete cucine asiatiche è data dalla reinterpretazione dei piatti. Da cibo facile, veloce, da consumarsi in piedi o nelle pause di lavoro, la cucina asiatica ora si propone come vera ristorazione. I loro piatti tipici vengono rielaborati ed assumono altro valore rispetto allo street food, con cui siamo soliti immaginarli. Ci sono chef che hanno saputo rendere molto appetibili le specialità già affermate, portandole a livelli superiore.

Giovanissimi amano osare

Sono i giovani e i giovanissimi, coloro che sono maggiormente interessati a sperimentare nuovi cibi e nuove interpretazioni. Mentre gli adulti e i maturi mantengono intatti i loro interessi nei confronti della ristorazione tradizionale ed europea, i giovani preferiscono tentare nuove strade. E’ in atto uno spostamento del baricentro culinario, da Ovest ad Est e da Nord a Sud.

Sarà l’Asia a dominare?

Globalizzazione e migrazioni

La globalizzazione e le migrazioni così osteggiata dall’attuale amministrazione non ha scoraggiato i fenomeni legati al food innovativo. I giovani vogliono osare, e la loro curiosità spinge ad assaggiare le novità proposte. Gli chef propongono i loro saperi e sapori ed a loro volta innovano, aggiungendo e correggendo le ricette dei loro paesi d’origine. Ad incuriosire molti i clienti sono le variazioni ottenibili grazie alle spezie, una ricchezza a cui la cucina asiatica può attingere in modo massiccio.

Altre cucine in pista di lancio

Negli interstizi concessi dagli invasori asiatici si esprimono altre cucine etniche, che potrebbero esprimere altrettanti potenziali. Cucine africane, brasiliane, del medio oriente, sono disponibili a seguire l’onda dell’internazionalizzazione culinaria. Quale sarà il prossimo sapore emergente? Lo scopriremo solo  assaggiando senza timori reverenziali o congelando le paure nei confronti del nuovo.

Sarà l’Asia a dominare?

Anche nei supermercati sono arrivati gli ingredienti asiatici

I sapori asiatici sono ormai entrati nelle abitudini di molti consumatori. Aumenta la domanda nei mercati degli ingredienti necessari per riprodurre nelle loro case le stesse ricette. Le spezie ma anche le verdure tipiche di alcune aree sono ora disponibili e stanno modificando anche le disponibilità negli scaffali dei supermercati. Un altro segno del cambiamento in corso. Sarà l’Asia a dominare?

Sarà l’Asia a dominare?
Sarà l’Asia a dominare?

Credits: Pixabay

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Caffè torna di moda la moka

I prezzi del caffè continuano a salire 

Il prezzo della tazzina di caffè presa al bar, una delle abitudini più frequenti per gli italiani, potrebbe far rilanciare la moka. Complici i prezzi dei chicchi che stanno continuando a salire da almeno 4 anni. Le previsioni di arrivare a pagare 2 euro a tazzina non sono più così campate in aria. Caffè torna di moda la moka

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Costi dell’energia e gestione

Il costo dell’energia e della gestione dei locali incidono molto anch’essi sui prezzi generali. L’aumento per ora viene segnalato attorno al 20%, abbastanza generalizzato su tutto il territorio. Il prezzo di una tazzina ha superato in molte aree l’1,30 €, con punte di 1,50 €.  Gli italiani al momento sembrano sopportare l’aumento, anche perché la pausa caffè al bar resta un rito difficile da rimuovere, pieno com’è di implicazioni sociali. Il luogo dove incontrare altre persone e lo spazio principale per ogni tipo di gossip.

La Moka rispolverata

La situazione economica in divenire potrebbe far mutare il panorama, e spingere a rivalutare la cara vecchia moka. Il risparmio di prezzo rispetto al costo al bar è infatti, molto marcato. Il costo medio attuale per il caffè fatto con la moka, è valutato tra 38 e 50 centesimi a tazza. Una differenza di quasi un euro rispetto al prezzo del bar. Diventa conveniente riesumare le care vecchie macchinette che hanno fatto la fortuna dell’omino coi baffi.

Caffè torna di moda la moka

Anche le cialde e le macchine automatiche

Anche il prezzo del caffè realizzato con le cialde e le capsule, pur essendo più alto di quello con la moka, non supera i 70 centesimi. Un poco più alto il costo del caffè realizzato con le macchine automatiche. Il costo medio aumenta per l’alto consumo energetico. Anche in questo caso il risparmio resta elevato e va dal 50% al 60%.

Costo del caffè in chicchi

Il costo del caffè in chicchi si misura in tonnellate, l’attuale valutazione della varietà Robusta a Londra è attorno ai 5.500 $, un costo triplicato negli ultimi 3 anni. Anche la preziosa varietà Arabica alla borsa di New York sfiora gli 8.000 $ a tonnellata. Il mix in percentuale tra le due varietà è alla base di quasi tutti gli aromi che amiamo gustare. Caffè torna di moda la moka

Caffè torna di moda la moka

Credits: Pixabay

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Turismo eno-gastronomico

Lo scorso anno è stato l’anno della consacrazione del turismo eno-gastronomico

Sempre più turisti hanno circolato in Italia alla ricerca di emozioni culinarie ed enologiche. Involontario promoter delle esperienze, l’overbooking turistico delle grandi città d’arte, prese d’assalto come sempre. La necessità di trovare spazi meno congestionati e dove tutto potesse essere gustato in modo più rallentato, ha portato a cercare soluzioni più interessanti. Turismo eno-gastronomico

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Il Made in Italy da gustare a fondo

Le esperienze di contatto con il Made in Italy, nella sua massima espressione, il cibo, sono così diventate tanto gradite quanto visitare il Colosseo o la Valle dei Templi. Ovviamente anche gli italiani hanno partecipato a questo “banchetto” di sapori e aromi, alternando le vacanze al mare o in montagna, con le visite agli agri-turismi, alle cantine e alle aziende produttrici.

Alcune regioni si sono distinte per l’accoglienza

Sicilia, Emilia-Romagna e Campania si sono distinte come le migliori regioni dal punto di vista eno-gastronomico. Avevano a disposizione una fama notevole e non l’hanno dispersa. Hanno mantenuto la loro integrità basata su una cultura gastronomica millenaria e ne hanno approfittato. Tra le città, la grassa opulenta Bologna, la Roma dai cento primi di pasta e la Napoli culla della pizza, si sono fatte preferire dai viaggiatori dal buon palato.

Turismo eno-gastronomico

Le tendenze del turismo goloso

Si sono evidenziate alcune tendenza che da nord a sud hanno convinto i turisti ad uscire dai soliti circuiti turistici. La curiosità ha stimolato molte persone che hannotrovato pacchetti multiformi, adatti alle loro esigenze, la grande varietà di offerta ha sicuramente contribuito al successo delle stagioni scorse. Molto gradite le situazioni in cui si è messo al centro la sostenibilità, il green in ogni accezione, e le ricette di longevità, legate all’alimentazione tradizionale mediterranea.

Turismo eno-gastronomico non più Cenerentola

Il desiderio di provare nuove o vecchissime esperienze legate al cibo, ha portato moltissimi italiani ad effettuare visite guidate, e gite a siti di aziende in grado di ospitarli. Anche chi non ha rinunciato a ferie tradizionali, ha aggiunto visite alle aziende che stazionano in aree vicine a quelle turistiche. L’offerta ha indubbiamente attratto molti curiosi, desiderosi di assaggiare ciò che veniva offerto. Questo ha creato un buon business per le aziende che hanno investito in questo tipo di turismo.

Turismo eno-gastronomico

La richiesta europea di location turisticamente legate ad esperienze di cibo, vino e birra, è molto rilevante

Sono in forte aumento i turisti che non si accontentano delle bellezze naturali o delle spiagge. Si informano prima di partire per le loro destinazioni, scelgono le aree che possono soddisfare le loro esigenze e prenotano. Importante rendersi ben visibili in rete e tener conto delle maggiori richieste non solo di turismo enologico, ma anche di quello legato ai corsi di cucina, cibo, all’olio e alle birre artigianali. Un settore quest’ultimo in grande espansione.  

Settore sempre più interessante

L’interesse verso il turismo eno-gastronomico può essere una buona leva per il turismo italiano e per tutto il comparto del Made in Italy. Ora che gli inevitabili dazi trumpiani rischiano di mandare in crisi settori produttivi, è utile mantenere una vitalità in grado di compensare. Panorami, bellezza, arte e cucina, con tutti i suoi annessi e connessi possono vincere la sfida turistica dei prossimi anni. Turismo eno-gastronomico

Turismo eno-gastronomico

Credits: Pixabay

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Jurassic park non termina mai

credits Colossal

Un’azienda vuole riportare in vita i mammut lanosi ed ha cominciato dai peli

Sembra un’assurdità ma è successo veramente. Alla Colossal Biosciences in Texas, si sono dati un obiettivo riesumare in qualche modo i mammut lanosi. Poco importa se il processo è irreversibile, intanto il “sogno” Jurassic Park continua. Come primo passo hanno modificato alcuni geni ed hanno creato una nuova razza di topi, i topi lanosi. Jurassic park non termina mai

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Tanto carini ma davvero utili?

Sono indubbiamente carini, questi topini dal pelo dorato e lungo, ma l’obiettivo sembra oltremodo ambizioso ed irrealizzabile. I “topi lanosi” sarebbero nelle intenzioni dei tecnici texani, il primo gradino per arrivare a far rivivere, o come dicono loto, “togliere dalla estinzione” i mammut che vivevano sulla terra alcuni millenni fa.

I peli sembrano funzionare

I peli dei topolini sono soffici ma spessi e sono molto simili a quelli dei pachidermi preistorici. Hanno modificato anche altri geni per renderli in grado di sopravvivere ai grandi freddi, grazie al controllo del metabolismo dei grassi. Una avventura che sconcerta molti scienziati, che restano perlomeno perplessi sulla fattibilità del progetto.

Embrioni modificati geneticamente impiantati in elefantesse

L’azienda vuole impiantare embrioni modificati geneticamente in femmine di elefante. Se la fecondazione dovesse avere successo, contano di poter avere i primi elefantini vedere la luce nel 2028. Potrebbe funzionare ma non ci sono certezze, ed è un po’ come giocare a fare Dio senza averne i mezzi e la possibilità di correggere gli errori. I topolini sembrano sani, ma è passato troppo poco tempo per poter avere un giudizio razionale.

Jurassic park non termina mai

Se l’esperimento sfuggisse di mano

Cosa accadrebbe se qualcosa sfuggisse di mano, se i nuovi elefanti pelosi (perché in ogni caso non sarebbero mai veri mammut) dovessero avere comportamenti inattesi. E cosa accadrebbe se dovessero ammalarsi, e non fossimo in grado di curarli? Per ora sono solo topi con alcuni geni speciali, una curiosità e poco più.

Un passo decisivo verso il loro obiettivo

I leader dell’azienda sono certi che questi esperimenti sono un deciso passo avanti verso il loro obiettivo. Riportare tra noi i mammut lanosi, ma non solo loro. Tra i prossimi obiettivi ci potrebbero essere altri animali che si sono estinti come il dodo o la tigre della Tasmania o il telacino. Partono in ogni caso, da un assunto infelice. Le femmine di elefanti che vogliono utilizzare sono già in crisi ed in pericolo, utilizzarne alcune per allevare vitellini che non si sa se avranno mai la sorte di nascere, sembra un azzardo.

Gestazione lunghissima

La gestazione di una elefantessa dura 21-22 mesi, tempi lunghissimi per arrivare a comprendere se si stanno riponendo troppe speranze in un progetto che sa tanto di parco tematico. Molti scienziati ritengono che gli investimenti dell’azienda texana, potrebbero essere dirottati verso altri studi più interessanti per proteggere gli animali ancora presenti. invece di cercare di mettere peli agli elefanti, sarebbe opportuno aiutarli a sopravvivere con l’implacabile riscaldamento globale.

Fondi per la conservazione e non per creare nuove chimere

Giocare con la vita di speci estinte sembra incongruente. Mancano i fondi per la conservazione ed impiegarli per creare animali buoni per uno zoo o una riserva non ha molto senso. E’ un’operazione che lascerà stupiti, se si avvererà, ma oltre allo stupore cosa resterà? Resta anche il quesito su che effetto avrebbe un branco di elefanti pelosi in giro per le steppe glaciali? Chi controllerà che non facciano danni o che la loro presenza interferisca con gli ecosistemi? Jurassic park non termina mai

Credits: colossal biosciences, pixabay

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Giornata dello spreco

In questa settimana si celebra la giornata antispreco

Voi cosa cercate di fare per evitare di gettare cibo che potrebbe essere consumato meglio? La voce principale delle materie prime che gettiamo inutilmente, riguarda frutta e verdura. Eppure in Italia abbiamo una rete di punti vendita diretti, che consentirebbero di risparmiare ed ottenere frutta e verdura fresca ed ottima. Tra mercati contadini, orti urbani, fattorie, mercati, abbiamo un’offerta enorme. Giornata dello spreco

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Spreco ridotto del 70%

Utilizzare questa rete commerciale a chilometro zero, avrebbe un impatto enorme sul volume dei nostri rifiuti di cucina. Dai dati forniti da Ispra lo spreco può ridursi del 70%. Le derrate acquistate direttamente sono più fresche, non hanno passato ore o giorni all’interno di camion per raggiungere i punti vendita. Durano alcuni giorni in più senza cambiare aspetto, sapore e consistenza e non inquinano.

Fare la spesa spesso e acquistando modiche quantità

Fare la spesa spesso aiuta a comprare meglio e a non avventurarsi in improbabili scorte che finiranno per essere destinate a diventare avanzi o scaduti. Meno avanzi significa anche meno residui, meno pattume, e questo crea un virtuoso circolo per tutta la comunità. Compilare una lista della spesa prima di uscire fa risparmiare tempo. Permette anche di evitare inutili accumuli o di essere attirati dalle troppe offerte commerciali che si riveleranno eccessive.

Giornata dello spreco

Non abitiamo in baita

Se non abitiamo in baita o luoghi sperduti, possiamo evitare di fare acquisti mensili o quindicinali. Fare spesa sovente, permette di calibrare meglio le riserve di materie prime per la nostra cucina. Consente anche di evitare la noia di riproporre troppo spesso le stesse pietanze. Una dieta molto varia è la più salutare e consigliata da ogni dietologo che si rispetti.

Saper cucinare con gli avanzi

Stanno fiorendo ricettari, rubriche, blogger chef che regalano consigli su come riproporre gli avanzi della tavola. Sfruttare un poco di fantasia ai fornelli, permette di cucinare cibi che andrebbero gettati, rendendoli altrettanto gustosi. Utilizzare alcune ricette regionali che da sempre sanno reinterpretare ciò che è rimasto in tavola, rende molto più attraenti piatti che non avevano mai considerato. Giornata dello spreco

Giornata dello spreco

Credits: Pixabay

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Baby squalo nato in acquario

credits: Shreverport Acquarium

L’acquario è riservato a squali femmine, come può essere stato concepito?

Un baby squalo nasce in una vasca di acquario con solo femmine. Il mistero di questo concepimento ha suscitato molta curiosità. I biologi marini parlano di riproduzione asessuata o della possibilità che la fecondazione sia stata ritardata dalla madre. Ma i tempi non collimano con le tempistiche. Baby squalo nato in acquario

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L’hanno chiamato/a Yoko

Il fiocco rosa/azzurro è stato appesa nell’acquario di Shereverport in Louisiana. La vasca è riservata a solo due squali femmine che sono in isolamento da oltre 3 anni. Però una di loro ha partorito un cucciolo nonostante questa forzata astinenza sessuale. Il cucciolo di cui non è ancora possibile certificare il sesso è stato chiamato Yoko. Il nome viene da una parola onyoko, (squalo) nel gergo Crumash.

Partenogenesi o fecondazione ritardata

Le due femmine di squalo appartengono alla specie swell (gonfi). Il fatto che abbiano dato alla luce uno squaletto porta a due considerazioni. Gli squali esistono da milioni di anni e probabilmente hanno la capacità di riprodursi per partenogenesi. Un evento molto raro in natura, ma non unico. Inoltre dimostra che gli squali hanno una dote quasi unica la capacità di resistere anche in situazioni di difficoltà. Forse è questo che li ha fatti arrivare sino ai nostri giorni.

Baby squalo nato in acquario

Pochissime partenogenesi documentate in natura

La partenogenesi è un tentativo di continuare la specie grazie ad una autofecondazione Non si conosce quali siano le modalità per innescare il fenomeno, perciò è tutto avvolto in una atmosfera nebulosa di forse, potrebbe, mistero. Sono poche le situazioni documentate di patogenesi accertata. Il fenomeno è stato osservato solo una volta in natura, mentre negli zoo o nei parchi in cui gli animali sono in cattività è accaduto in alcuni casi.

I Draghi di Komodo lo fanno regolarmente

Uno dei pochi esempi noti è quello dei Draghi di Komodo che possono scegliere di generare in modo tradizionale, oppure di utilizzare la partenogenesi. Anche per loro non ci sono riferimenti per comprendere come i draghi scelgano quale soluzione sia vantaggiosa per riprodursi.

Fecondazione ritardata da record

Yoko potrebbe essere nata grazie alla fecondazione ritardata. Gli squali posso trattenere lo sperma nelle ghiandole oviduali ed attendere il momento migliore per farsi fecondare. Il tempo più lungo conosciuto, del ricorso a questa fondazione ritardata è di 4 anni. Però le due femmine swell erano in isolamento già da alcuni anni prima di arrivare in Louisiana. Sarebbe una fecondazione ritardata da record.

Sono cagionevoli di salute

Solitamente sono le condizioni meteo, abbondanza di cibo e la mancanza di pericoli a far partire l’ovulazione. Ma nell’acquario di Shreverport le condizioni non sono mutate negli ultimi 3 anni, quindi cosa potrebbe aver acceso il desiderio di essere madre? La cosa negativa legata alla partenogenesi è che raramente i cuccioli hanno una vita regolare e facile. Spesso la loro salute è cagionevole. Baby squalo nato in acquario

Credits: Shreverport Acquarium, web, Pixabay

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Gli uomini sono come i maiali

Ci siamo sempre vantati di essere in cima alla catena alimentare.

Ma non è così. Alcuni studiosi hanno calcolato la nostra posizione nella catena alimentare ed hanno scoperto che siamo molto più in basso. Hanno suddiviso una scala di 5 gradi per individuare con precisione, qual’è il livello che occupiamo grazie alla nostra dieta. I dati li ha forniti un’organizzazione seria come la FAO. Gli uomini sono come i maiali

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5 livelli per classificare

I 5 livelli partono da 1 che indica gli elementi che si limitano a produrre come i vegetali, fino ad arrivare al 5 occupato dai predatori puri. Ovvero gli animali che non hanno predatori e che si nutrono solo di carne. La posizione degli umani è appena a metà classifica, con 2,21 punti, ovvero siamo al livello e in compagnia dei maiali.

Predatori o solo consumatori di vegetali

Noi umani non consumiamo solo carne, quindi non possiamo ambire alle posizioni più alte dove stazionano, tigri, coccodrilli, leoni, ecc. La nostra dieta che comprende vegetali, riso, patate, broccoli, pasta, insalate, pane ci colloca ben al di sotto del 5° posto. Più carne consumiamo e più si alza il livello, ma nessuno consuma esclusivamente carne. Anzi.

Gli uomini sono come i maiali

Le varie aree condizionano i consumi

Per evidenziare come le cose possono variare, gli studiosi hanno calcolato anche i cambiamenti in corso. Hanno evidenziato come alcune aree che hanno raggiunti migliori livelli economici hanno aggiunto carni alle loro diete. Mentre alcune aree che hanno raggiunto buoni livelli economici da tempo, stanno diminuendo i consumi di carni rosse.

Chi non ha avuto accesso alle carni ora ambisce ad averne di più

Sono dati importanti, perché permettono di aggiustare il tiro per i nostri consumi alimentari. Sono molti anni che veniamo invitati a ridurre il consumo di carni. Dimenticando quanto sia attrattivo per chi ne ha consumata pochissima poter integrare i propri regimi alimentari. Il fascino di una cucina più ricca in chiave energetica è ben presente in molte delle nazioni emergenti. L’urbanizzazione, il livello d’istruzione e la disponibilità finanziaria, spingono a ridurre i consumi di vegetali e ad aggiungere carne.

Siamo maiali anche perché inquiniamo con le nostre scelte alimentari

Scelte che impongono di controllare tutte le controindicazioni. Chi consuma più carni inquina maggiormente, anche se non direttamente, a causa del maggior consumo di acqua e di superficie agricola. Inoltre aumenta enormemente il volume dei rifiuti prodotti. La spazzatura non è un elemento secondario e rischia di compromettere la salute, già critica, del pianeta.

Altre possibilità ancora osteggiate

La soluzione di introdurre sostituti delle carni rosse, adottando insetti e carni coltivate, non incontra ancora il favore dei consumatori. Il lavoro per renderli appetibili, sembra ancora impervio, anche se necessario. Anche facendo leva sulla sicurezza alimentare e sulla salubrità di diete meno ricche, le proteine animali mantengono intatta la loro attrattività. In alcuni paesi sono entrate in corso leggi che tassano i consumi di carne, senza grande efficacia. Gli uomini sono come i maiali

Gli uomini sono come i maiali

Credits: Pixabay