Benessere, Enogastronomia, Marketing

Carne sintetica affarone o truffa

Si sono lanciati nell’impresa grossi gruppi industriali che hanno annusato l’enorme business

Da soggetto di sostenibilità alimentare destinata a togliere la carne della nostra tavola, si sta trasformando in qualcosa di diverso. Ci sarà richiesta di carne sul mercato mondiale nei prossimi decenni, e s’immagina che il modo migliore sia fornirne una sintetica. Un business enorme, che tiene conto delle difficoltà di produzione degli allevamenti tradizionali e le emissioni di gas serra. Il sentimento negativo che si è sviluppato nei confronti della carne vera, funziona come deterrente e come lievito per l’operazione. Ma è veramente in questo modo che funziona? Solo vantaggi e zero problemi? Non è proprio così. Carne sintetica affarone o truffa

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Occidente in calo

I paesi occidentali, intesi come quelli economicamente più avanzati, stanno riducendo i consumi di carne. Rispondono ad esigenze etiche, che vanno nella direzione di ridurre il peso della nostra impronta carbonica sul pianeta Terra. Ma la domanda di proteine animali, che verrà dai paesi attualmente in fase di sviluppo, sarà molto alta. Alcuni gruppi industriali interessati al business della carne, hanno trovato una soluzione a questo aumento di richiesta. Produrre carne sintetica in vitro, una carne-non-carne prodotta con vegetali ogm, ormoni e lieviti, o con cellule di origine animale.

Occasione persa?

Poteva essere l’occasione per ridurre il consumo pro capite mondiale, minore quantità di carne allevata e migliore qualità. Ma invece hanno preferito puntare su grandi quantità, prodotte artificialmente, su una super-diffusione capillare, ammantandola di valori etici. L’obiettivo è produrne molta a basso costo, e a testarla saranno con ogni probabilità le catene fast food che operano sulla quantità, piuttosto che sulla qualità.

Veramente etico e sostenibile?

Chi ha investito in queste aziende punta sull’aspetto etico e sulla sostenibilità della carne sintetica. Ma ci sono molti distinguo da porre. La chiamano, per darsi una patina di alti valori morali, “no-kill”, perché non prevede macellazione. Però anche quella prodotta in vitro prevede di utilizzare cellule di origine animale per iniziare il processo. La sostenibilità è messa in discussione proprio per il reperimento delle materie prime, che sono super-processate. Contengono cellule moltiplicate in grandi vasche con aromatizzanti e addensanti. Inoltre le carni sintetiche non si differenziano dalle reali. Sono colorate per simulare le carni vere ed avere un aspetto, abbastanza simile a quelle macellate. Anche i sapori sono alterati artificialmente, sempre per poter dare l’illusione di cibarsi di carni vere. Questi processi sono ancora costosissimi, utilizzano molta energia ed acqua, e contribuiscono anch’essi alle emissioni di gas serra. Ancora da quantificare se in misura minore rispetto agli allevamenti tradizionali.

Carne sintetica affarone o truffa

Evita gli allevamenti e i macelli

Eticamente è corretto parlare di diminuzione della violenza sugli animali, in quanto non sono macellati in massa. Ma le cellule che accendono il processo sono in ogni caso provenienti da animali che sono stati uccisi. Diminuiscono le eventuali vessazioni e costrizioni che avvengono negli allevamenti massivi. Ma sarebbe molto più etico e semplice, affidarsi a chi alleva in modo gentile e corretto.  Se cessassimo completamente di allevare animali, rinunceremmo ad attività che si sono svolte e sviluppate per decine di migliaia di anni. Ci sono territori che hanno sviluppato tecniche e culture sull’arte dell’allevamento e della cura delle carni, che rischiano di sparire per sempre. Un impoverimento che non è solo economico, ma anche culturale. Serve ridurre, non eliminare.

Ridurre al minimo

La vera soluzione è ridurre progressivamente il consumo, affidandosi solo a produttori di aziende virtuose, limitando i prodotti di origine industriale. I prezzi lieviterebbero e questo creerebbe un discrimine per un consumo ridotto e consapevole. Invece di produrre carni in vitro da cellule animali, o utilizzare vegetali ogm, sarebbe corretto privilegiare la coltivazione di legumi e cereali biodinamici. La carne prodotta in vitro, al momento la trovate solo a Singapore, ma negli USA la carne sintetica di pollo è già sdoganata. Dichiarata non pericolosa per l’alimentazione umana, entrerà a far parte degli ingredienti disponibili per la ristorazione. Anche la UE dovrà prendere decisioni in proposito. Il punto che crea maggior attrito è la denominazione dei prodotti in vitro. Se anche la carne sintetica potrà utilizzare le definizioni di carne, s’ingenererà qualche fraintendimento.

Informazione ancora scarsissima

I consumatori hanno il diritto di conoscere con chiarezza cosa stanno acquistando e mangiando. Se troveranno nei frigoriferi o a banco, prodotti con definizioni come bistecca, hamburger o macinato, non sapranno distinguerli da quelli di vera carne. Occorrono canali separati o una campagna d’informazione veramente capillare. Le etichette dovranno svolgere un compito di grande evidenziazione e definizione del prodotto. Se da un lato si promuove la sostenibilità ambientale demonizzando la carne, ma si utilizzano ingredienti di origine animale e vegetali ogm, non si fa vera informazione. Anzi si tenta di confondere le acque e gabbare il consumatore.  La prossima volta che entrate in un fast food delle celebri catene americane, assicuratevi di cosa sono fatte le cose che state per consumare. Carne sintetica affarone o truffa.

Carne sintetica affarone o truffa

Credits: Pixabay

Enogastronomia, Eventi, Marketing

Torna Restaurant Weeks con AdG

Dal 28 Novembre tornano le iniziative di valorizzazione dei prodotti di qualità

L’Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto (AdG) conferma la partecipazione alle “Restaurant Weeks”. La prima edizione era stata baciata da un formidabile successo, con oltre 10.000 persone raggiunte. Sono manifestazioni promosse per valorizzare i prodotti di alta qualità, del territorio, obiettivo da sempre dell’associazione. Questa seconda edizione è realizzata in collaborazione con l’Istituto Valorizzazione Salumi Italiani (IVSI) e da ASIAC – l’Associazione formata dalle otto più grandi organizzazioni di produttori di frutta greca. Torna Restaurant Weeks con AdG

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10 occasioni imperdibili

In 10 tra ristoranti e pizzerie AdG in tutta Italia – dal 28 Novembre al 18 Dicembre 2022 – si potranno assaggiare i salumi italiani e la frutta greca. In piatti unici elaborati dagli Ambasciatori del Gusto. L’iniziativa è realizzata all’interno del progetto Let’s EAT – European Authentic Taste. L’obiettivo è migliorare il grado di conoscenza dei prodotti agroalimentari dell’Unione Europea, e aumentarne la competitività e il consumo. La promozione dei prodotti testimonial della campagna, avviene all’interno dei paesi target scelti: Italia, Francia e Belgio. Qui trovate ulteriori informazioni:

Una gustosissima promozione per tutti

I consumatori che siederanno alle tavole dei ristoranti aderenti, riceveranno un graditissimo omaggio. Per tutta la durata della promozione, riceveranno una gustosa foodie bag. Il contenuto esclusivo rappresenterà alcuni dei prodotti protagonisti della campagna. Un energico mix di salumi e frutta, e l’esclusivo Album Panini con i protagonisti i 4 Ambassador scelti come testimonial di Let’s EA. In questo caso saranno: Carlo Cracco (Ambasciatore del Gusto, chef e personaggio televisivo), Matteo Eydallin (Campione del Mondo di Sci Alpinismo), Paola Fraschini (Campione del Mondo nel pattinaggio artistico a rotelle), Tanya Gervasi (modella e food blogger).

Una scelta accurata per ingolosire

A seguire trovate l’elenco dei protagonisti, sia gli Ambasciatori del Gusto che dei loro ristoranti. Oltre agli Ambasciatori del viaggio Let’s Eat troverete anche l’indicazione del salume da loro scelto per il progetto:

Domenico Boccuzzi, Sapore Perfetto (Conversano-Bari): prosciutto cotto. Vittorio Borgia, Bioesserì (Milano): prosciutto crudo. Pasquale Caliri, Marina del Nettuno Yachting Club (Messina): culatello. Giuseppe Carrus Cucina.eat (Cagliari): bresaola.  Francesca CiucciLa Ciambella – Bar à Vin con Cucina (Roma): cotechino. Stefano D’OnghiaBotteghe Antiche (Putignano-Bari): pancetta. Andrea GrazianoFUD (Catania): coppa. Luca MarchiniL’erba del Re (Modena): mortadella. Massimiliano PreteSesto gusto (Torino): culatello. Marina RavarottoRistorante ChiaroScuro (Cagliari): lardo. Per la frutta, la mela si è rivelata per quasi tutti il frutto più adatto per l’abbinamento con i salumi. In un ventaglio di proposte originali, dal chutney al sorbetto, dal topping alla vinaigrette, fino al frutto al naturale. Torna Restaurant Weeks con AdG

Credits: ADG, Let’s EAT

Benessere, Eventi, Marketing

I servizi SaaS in cloud sono indispensabili

ForumN.A.2022 Foto Luca Riviera

Esakon al Forum N.A. di Bologna. Per chi si occupa di non autosufficienza ogni anno -76% di costi informatici

Il cloud riduce l’impatto dell’inflazione sulle organizzazioni che operano nel sociale. È un dovere supportare le persone non autosufficienti. In tempi di aumento dei costi e inflazione crescente, le organizzazioni non devono essere costrette a scegliere fra le persone e il bilancio. I sistemi in cloud sono formidabili alleati: con un – 76% di riduzione annua dei costi per l’informatica. Le strutture liberano risorse da destinare alle persone oltre a tutelare l’ambiente. I servizi SaaS in cloud sono indispensabili

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Forum N.A. di Bologna

La presenza di Esakon al più importante Forum N.A della non autosufficienza e dell’autonomia possibile, arrivato alla 14°edizione e organizzato da Maggioli Editore.  È la risposta alle nuove esigenze dell’Italia, in corsa per una digitalizzazione adeguata alle mutate esigenze socio-assistenziali. Oltre a tutti gli altri vantaggi, i servizi in cloud abbattono gli investimenti e l’impatto dei rincari energetici sui costi di gestione. Il Centro Studi Esakon, mette in evidenza la riduzione dei costi di gestione delle organizzazioni che operano nel sociale, fino a un -76%. Questo per le piccole organizzazioni, mentre per le medio grandi il vantaggio è molto superiore.

I dati parlan chiaro

Nella tabella è possibile confrontare i dati medi, raccolti presso i propri clienti, in fase di analisi e confronto, fra i sistemi informatici tradizionali e la versione Sherpa 4.0 in cloud. I dati sono riferiti agli ultimi 5 anni. Esakon Italia mette a disposizione gratuitamente la valutazione della riduzione dei costi e lo sviluppo organizzativo per l’adozione del cloud. Per ricevere una consulenza gratuita e senza impegno: scrivi a sherpa@esakon.it

elaborazione grafica Daniela Berti

Voce agli esperti

Nel passato le scelte potevano fare riferimento a valutazioni personali. Afferma Italo Parolari Direzione aziendale Esakon Italia. “Il problema del momento è come non tagliare i servizi a fronte degli aumenti dei costi che si prevede ci accompagneranno nel medio periodo. Oggi è possibile anche grazie alle nuove tecnologie, perché sono le persone non autosufficienti che vanno poste al centro!”

Roberto Betta, Direzione progetti Esakon Italia conferma. “Per la PA Pubblica Amministrazione è già obbligatorio investire nel cloud qualificato AgiD come il nostro Sherpa 4.0, uno dei più performanti player a livello nazionale. Per le strutture private è invece solo un grande vantaggio economico: i dati messi a punto dal nostro Centro Studi interno ne sono la prova. Adottare i sistemi in cloud in modo massivo nelle strutture libera risorse da destinare al sociale e favorire l’accesso ai finanziamenti del PNRR. Si stima che il valore potrebbe essere di oltre tre volte quello di una manovra finanziaria!

I servizi SaaS in cloud sono la risposta gestionale in tempi di inflazione

Il cloud è un patto fra noi specialisti, le imprese che operano nel sociale e la PA pubblica amministrazione. Il collegamento fra contenuti e esigenze organizzative, per una interfaccia tecnologica legalmente tutelata, al giusto valore. Spetta a noi esperti trasformare le modifiche legislative e le metodologie cliniche, sempre in evoluzione, in processi e sistemi tecnologici fruibili dal personale, i preziosi care giver. Lo staff di esperti Esakon Italia allevia il peso degli adeguamenti. Le incombenze legate al mondo socio-assistenziale, in Italia, sono delegate alle singole Regioni. Sherpa 4.0 è la più utilizzata e sicura piattaforma informatica in cloud d’Italia. Questa è la nuova edizione per la gestione di servizi sociali, case di riposo, RSA, hospice, asili, scuole materne. Presente in 20 Regioni italiane, più di 250 organizzazioni, oltre 20.000 utenti pari a 30.000 assistititi 24 ore su 24, sabati e domeniche compresi.

Con Sherpa 4.0 la geolocalizzazione del soggetto fragile non incide

La location del soggetto non autosufficiente, non può condizionare le organizzazioni. Sia in strutture residenziali che a livello domiciliare, non può bloccare la gestione dei sistemi socio-assistenziali o aumentarne i costi di gestione. Il personale deve possedere le informazioni utili, attraverso tecnologie scalabili ed economicamente vantaggiose. L’ubiquità non è una prerogativa divina, le tecnologie SaaS in cloud consentono di gestire le infinite evoluzioni geo-localizzate. La verticalità organizzativa, lo scambio di informazioni fra figure professionali differenti, in modo veloce, adeguato, performante e a costi contenuti, nel rispetto delle normative. I servizi SaaS in cloud sono indispensabili

Contatti Roberto Betta Direzione progetti Esakon Italia + 39 335 484 012 roberto.betta@esakon.it

Forum N.A. 20222 Foto :Luca Riviera
Enogastronomia, Eventi, Marketing

Birra di Natale chi vincerà

Una tradizione che viene dall’estero dove le Birre Speciali per gli eventi sono una consuetudine

Anche per quest’anno torna l’appuntamento Birra dell’Anno Xmas Beers. Il concorso lo organizza Unionbirrai e premia le migliori birre di Natale italiane. La tradizione di celerare le Feste o gli eventi particolari con birre a tema è molto diffusa all’estero, ma sta trovando spazi importanti anche in Italia. Dopo aver consumato le birre dedicate ad Halloween è il tempo di pensare al Natale. Birra di Natale chi vincerà

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Consumatori curiosi e impazienti

I consumatori di birra sono molto curiosi ed impazienti di assaggiare nuovi gusti e fragranze. Le degustazioni alla cieca, porteranno a stilare una classifica delle tre migliori birre natalizie. Sarà una giuria di esperti degustatori a svolgere il “compito ingrato” di decidere chi merita il premio. Quest’anno lo sforzo andrà abbinato alla degustazione con il panettone per simboleggiare la specificità della birra. Il panettone scelto è il vincitore dell’edizione 2022 di “Miglior Panettone Artigianale Tradizionale”. Ad aggiudicarselo il pasticcere Fiorenzo Ascolese del Panificio Ascolese di San Valentino Torio (Sa), che può fregiarsi del titolo “Mastro Panettone”.

Birra più alcoolica

Le birre di Natale vengono tradizionalmente dal Nord Europa, e sono storicamente certificate. La peculiarità più rilevante è di essere più alcooliche e speziate di essere prodotte appositamente per le festività. Nella tradizione del Nord Europa i dolci natalizi sono speziati e questa caratteristica entra anche nelle birre natalizie. L’uso di malti molto tostati e spezie rende particolarmente fragranti le birre delle Feste. Anche in questo caso, i birrai nostrani hanno dato vita a molte cotte particolari e decisamente fantasiose. Un segno distintivo della dinamicità del settore.

Birra di Natale chi vincerà

Packaging a tema

Ovviamente per entrare ancor più in atmosfera anche i packaging e le etichette risentono di tutti gli stilemi tipici del Natale. Sono birre in edizioni limitate, ideali anche per i collezionisti che trovano vesti nuove per le loro bottiglie preferite. Gli abbinamenti gastronomici diventano ancor più complessi ed intriganti, ed ogni mastro birraio avrà immaginato il modo migliore per far degustare la propria creatura. Stili differenti che generano una grande varietà e le etichette sono altrettanto “inusuali”.

Prenotazione entro il 30 novembre

Per iscriversi al concorso bisogna affrettarsi. Deadline 30 novembre. Il concorso è aperto a tutti i birrifici e micro-birrifici, sono ammesse le birre italiane prodotte dai piccoli birrifici indipendenti, reperibili in commercio. Le birre devono avere un esplicito riferimento alla festività nel nome, nella grafica e/o nella descrizione. Le iscrizioni di Birra dell’Anno Xmas Beers 2022 si chiuderanno mercoledì 30 novembre. Le birre vincitrici saranno premiate a Roma, nell’Auditorium Giuseppe Avolio/CIA Agricoltori Italiani, martedì 6 dicembre alle ore 14:30. Tutte le informazioni sul concorso sono disponibili sul sito www.birradellanno.it. Birra di Natale chi vincerà

Credits: Pixabay, Unionbirrai

Enogastronomia, Marketing

Saper usare bene la rete

Una fake news potrebbe danneggiare anni di lavoro, il caso degli insetti nella pasta Barilla

Il caso della disinformazione sul caso degli insetti nella pasta Barilla, può servire come paradigma con chiunque si avvicina alla comunicazione in rete. Il web è un mondo speciale, frequentato da miliardi di persone che hanno un grave difetto. Non sono dotate di humour ed hanno problemi nel discernere ciò che è una informazione dubitativa. Bisogna essere assertivi sui social media e soprattutto non offrire nessun appiglio a chi possa interpretare male i concetti. Saper usare bene la rete

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Video galeotto

Fondazione Barilla ha pubblicato sui propri canali social un video dove si parlava, in tono ironico, di insetti come possibile fonte proteica alternativa. È un concetto che è stato espresso in molti altri paesi, soprattutto in quelli dove gli insetti sono già una componente importante dell’alimentazione. Purtroppo alcuni lo hanno interpretato come uno sdoganamento delle farine a base di insetti, cosa che a Barilla in realtà non interessa. Ma il video ha circolato, molti lo hanno visto, lo hanno male interpretato ed hanno attivato allarmi.

Reazioni negative

Il solito tam-tam che si scatena di fronte a qualsiasi notizia o fake news postata in rete, ha moltiplicato la negatività. Le reazioni negative hanno creato un’ondata anomala di messaggi che si sono propagati rapidamente. La novità di considerare le farine animali come futuristicamente utilizzabili, non è stato interpretato in modo corretto. Vi è chi ha voluto gridare allo scandalo, allo scardinamento delle tradizioni, alla contaminazione di prodotti. In pochi si sono accorti del tono ironico.

Il messaggio ufficiale

Barilla ha dovuto diramare un proprio messaggio per chiarire come stanno le cose e smontare la fake news.  Barilla ha annunciato che non ci sarà il lancio di nessuna pasta o altro prodotto realizzato con farina di insetti. Non ha alcuna volontà o interesse a espandere il proprio business in quella direzione. Nello specifico, la loro pasta continua ad essere prodotta con grano duro 100% italiano. Il video fa parte di una campagna di informazione di Fondazione Barilla, che è indipendente. Si occupa di ricerca e divulgazione e studiare i sistemi agro-alimentari.

Fondazione Barilla

La Fondazione studia scientificamente la lotta agli sprechi alimentari e l’esaurimento delle risorse della terra. Non si occupa direttamente della produzione, e quindi non ha nessun potere decisionale, riguardante gli ingredienti che vengono utilizzati per produrre pasta e prodotti da forno. Per questo la notizia era priva da fondamento. Ora il video è stato rimosso dalla rete, ma chi volesse vederne un estratto lo trova qui. https://youtu.be/EuZvpmyyrHA  Ciò che è certo è che giocare con l’ironia è troppo rischioso in rete, meglio tenere un tono solo assertivo, per non essere fraintesi. Saper usare bene la rete.

Credits: Pixabay

Benessere, Enogastronomia, Marketing

Crescita dei discount

In un periodo di crisi sembra scontato, ma la differenza la fa la clientela molto varia

La crisi che morde alle caviglie, fa ripensare alle spese generali ed alimentari. Per questo il continuo successo dei discount non sorprende. Gli italiani che scelgono di fare la spesa in questi punti vendita è in crescita. Sono dati che sono confermati sin dall’inizio del 2022. La sorpresa, ammesso che lo sia, è che non sono solo i prezzi bassi ad attrarre clientela, perché sono in aumento anche gli utenti con disponibilità economica. Crescita dei discount

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Inflazione come motore

I tecnici del settore pongono l’accento sugli aspetti inflattivi che hanno fatto modificare alcune abitudini d’acquisto. Molta attenzione riservata anche ai canali on line, grazie ad una digitalizzazione più serrata, ma è il discount a mostrare i dati più confortanti. I clienti che preferiscono effettuare la loro spesa nei luoghi di buon prezzo, sono molto più variegati di quanto potremmo supporre.

Marchi famosi

Anche brand celebri sono entrati sugli scaffali dei discount e questo ha favorito un’espansione diffusa. Alcuni articoli ritenuti di nicchia, sono ora disponibili e questo ha catturato l’attenzione di una clientela più attenta ed elitaria. Anche chi ha disponibilità economica, e non ha necessità di utilizzare solo il prezzo come elemento di discrimine, ha scelto di frequentare i discount.

Stili alimentari diversi

Sono i più curiosi ad “assaggiare” le offerte dei discount, le categorie che appartengono agli stili alimentari più dinamici. Sono giovani, donne, curiosi di testare novità, hanno buona disponibilità economica e sanno cucinare. Anche chi riserva particolare attenzione alla sostenibilità, trova prodotti ideali nei discount che consentono di soddisfare esigenze più etiche.

Uno sforzo pubblicitario

La penetrazione pubblicitaria nel periodo è piuttosto rilevante e la clientela ha recepito il messaggio. I discount vengono memorizzati in modo positivo, con buone performance rispetto a molte insegne della Grande Distribuzione Organizzata. Un segnale che l’attrattività è in crescita ed è legata a molti fattori. Ovviamente i timori di un incremento della crisi tengono alta l’attenzione. L’aumento dei prezzi legato all’inflazione ed al conflitto russo-ucraino è sicuramente un volano per la spesa al discount, per tutte le classi economiche. Crescita dei discount

Credits: Pixabay

Enogastronomia, Marketing

La ristorazione ha bisogno di visibilità social

Sempre più importante curare la parte social per avere un buon successo

Le nuove generazioni utilizzano i loro cellulari per ricercare i luoghi dove andare a mangiare o dove ordinare. Millenials, Gen Z e Gen X stanno utilizzando le piattaforme social come strumento principale per le loro scelte. Questo genera uno stravolgimento del business in campo Ho.re.ca. Non è più sufficiente essere qualificati, interessanti, avere un’ottima cucina o un’ottima cantina. Bisogna essere in grado di essere visibili ed ottenere buone recensioni. La ristorazione ha bisogno di visibilità social

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I social media modificano le abitudini

È la promozione in rete, le recensioni positive o esaltanti, a creare i presupposti per un buon business. Un video di pochi secondi può modificare il tipo di interesse per un ristorante, trattoria, bar o in generale per il luogo dove passare il tempo. Un video coinvolgente può attrarre più del consolidato passaparola, della storicità di un locale. La “finzione” colpisce soprattutto i giovanissimi, grandi utilizzatori delle piattaforme social messe a disposizione dalla tecnologia.

TikTok il nuovo faro?

I contenuti postati sui social media sono attrattivi per Millenials, Gen Z e Gen X che sempre più spesso decidono o ordinano dopo aver consultato la rete. Le recensioni diventano un motore importante, per questo il traffico di quelle finte, positive e negative, continua ad impazzare. Se consideriamo che quasi il 50% degli utenti più giovani ha ordinato o prenotato dopo aver letto le notizie sui social, diventa lapalissiana la sua importanza. Anche una piattaforma “giocosa” nata solo per divertire come TikTok, si sta trasformando in un mezzo influente anche per il settore della ristorazione.

La ristorazione ha bisogno di visibilità social

Nuovo, trendy, etnico

Sono soprattutto i locali più innovativi o trendy ad avvantaggiarsi. Quelli più vocati a seguire o creare nuove mode ed abitudini alimentari, che colpiscono il range dei giovanissimi. Il successo legato solo alla bontà del cibo proposto, non è più sufficiente, se non è legato ad una fama enorme. Le aziende più grandi, soprattutto le catene, stanno utilizzando questi accessi per informare i clienti e fidelizzarli. Un modo decisamente innovativo ed aggressivo per essere presenti sul mercato. Assolutamente da imitare per evitare di essere esclusi da un business, che fatica a riprendersi completamente dopo la pandemia.

Veicolatori della ristorazione

I social stanno diventando veicolatori delle scelte alimentari. Molti dei clienti hanno ammesso di aver allungato i loro percorsi stradali per raggiungere quel determinato ristorante. Influenzati dai video postati o per le recensioni lette sui loro devices. La parte visiva suscita particolare interesse, un piatto promozionato nel modo corretto, fa scattare il desiderio di assaggiarlo. Il recente successo di catene di cibo etnico: hawaiano, coreano o vietnamita, promosse anche dal traino di serie televisive, dimostra come sia possibile creare un business dal nulla.

Basterà?

Basterà essere presenti in rete per diventare duraturi? Il rischio è di essere coinvolti in una fiammata che rischia di dissolversi in solo fumo. Un marketing maturo dovrebbe sostenere vecchio e nuovo, per accontentare una clientela più ampia. Un business troppo legato al solo effetto attrattivo social, è troppo sbilanciato, il rischio è che dopo 2 recensioni negative, tutto il lavoro si dissolva. In ogni caso essere presenti in rete e in modo accattivante è necessario. Un buon ristoratore deve sapersi scindere tra vecchia e nuova scuola, dare rilievo sia alla novità, come alla stabile qualità di una buona cucina. La ristorazione ha bisogno di visibilità social

La ristorazione ha bisogno di visibilità social
Marketing, Viaggi

Scivolare in acqua come uno squalo

È la loro sorprendente pelle a permettergli prestazioni subacquee eccellenti

Per poter scivolare in acqua senza alcun sforzo dovreste rubare la pelle ad uno squalo. È quella infatti l’attrezzatura necessaria per raggiungere senza fatica i 50 km all’ora sott’acqua. La loro pelle è costituita di minuscole scaglie sovrapposte che ricordano quelle dei draghi o dei sauri. Ricordano i tetti di tegole ed hanno una idro-dinamicità elevatissima. Se poteste accarezzare uno squalo avreste due sensazioni molto diverse a secondo del verso in cui l’effettuate. Scivolare in acqua come uno squalo

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Dalla testa o dalla coda

Se accarezzate uno squalo dalla testa alla coda, avrete una sensazione di grande morbidezza come se toccaste il più delicato dei tessuti scamosciati. Se invece fate la manovra contraria, dalla coda alla testa avrete l’impressione di toccare della carta vetrata.  Le minuscole scaglie in quel caso si alzano e acquistano ruvidezza. Allo squalo questa funzione non serve, infatti non si muove in retromarcia, a lui interessa essere molto “scivoloso” mentre procede. La parte ruvida interessa i carrozzieri e i rifinitori. La pelle lo aiuta a nuotare agevolmente, con grande grazia e con tutta la velocità che gli serve per i suoi attacchi.

Idro-dinamicità

Prendendo a prestito una celebre rivista di enigmistica, la pelle di squalo, vanta migliaia di imitazioni. I denticoli (le piccole tegole che si sovrappongono) di squalo, fanno perdere il sonno a coloro che si occupano di idro-dinamicità. Hanno tentato in mille modi di riprodurre quella capacità di scivolare in acqua. Alcuni con un certo successo e li hanno utilizzati per realizzare barche, costumi, racer e vernici.

Battere i record

Dovunque è necessario esprimere velocità e maneggevolezza o anche solo ridurre l’attrito, la pelle di squalo è benvenuta. Lo sanno bene anche alcuni atleti che hanno esperimentato costumi da bagno realizzati con quella tecnica. Costumi costosissimi ma che possono però, far guadagnare decimi di secondo, utili nelle gare e per battere i record. In realtà questi costumi sono ancora ben lontani dal replicare l’efficienza dei selaci, ma la scienza continua a studiare. Forse un giorno sarà possibile imitarne tutte le prerogative.

Dimensioni difficili da imitare

Le dimensioni dei denticoli sono difficili da imitare. Si entra nel campo del troppo piccolo, e ricreare artificialmente tessuti con quelle particolarità è assai complicato. La pelle di squalo funziona perché ha la corretta dimensione tridimensionale, si parla di nanometri. Nonostante al tatto sia assolutamente liscia, in realtà se osservata al microscopio elettronico, mostra alture e vallate. Inoltre i denticoli sono costituiti di materiale duro e non di fibre flessibili. La strada è ancora lunga, ma gli ingegneri non demordono, vogliono nuotare meglio degli squali. Scivolare in acqua come uno squalo

Credits: Pixabay

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Gimbap o Kimbap moda del momento

Il “Sushi” Coreano diventato celebre per una serie tv

Può una serie televisiva fare da traino ad un cibo semisconosciuto in Europa e farlo diventare una moda? Pare proprio di sì, il fenomeno è legato ad una serie legale trasmessa da Netflix. È la serie dell’Avvocato Woo, una dolce avvocata coreana alle prese con curiose battaglie legali. Il successo della serie ha portato a far conoscere anche qui, un cibo molto popolare in Corea ma sconosciuto ai più. Gimbap o Kimbap moda del momento

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Gimbap è la crasi di alga e riso

Le due parole che definiscono il cibo in questione, descrivono bene in cosa consiste. In coreano l’alga essiccata che avvolge il tutto si chiama GIM, mentre il riso bollito è BAP. È il padre della protagonista della serie, a possedere un negozietto che produce e vende questo cibo. Il padre appare in molte scene, come consigliere, ed i rollè sono diventati anch’essi protagonisti, perché rappresentano il comfort food della protagonista. È a questi rollè, infatti, che si affida nei momenti di dubbio e difficoltà.

Simile al sushi

Il Gimbap o Kimbap (giocando sulla K di Korea) è simile al sushi ma con alcune differenze sostanziali. L’alga in cui viene arrotolato il riso ha una preparazione diversa, viene tostata e diventa più asciutta e non untuosa. Questo permette di maneggiare i rollè facilmente, senza sporcarsi. Il Gimbap è uno dei cibi preferiti per chi vuole nutrirsi sul luogo di lavoro. È la schisceta coreana, si mangia comodamente come un qualsiasi finger food, ed ha dimensioni limitate. Facile da trasportare anche nelle ore e nelle situazioni più trafficate e congestionate.

Gimbap o Kimbap moda del momento

Altra differenza le farciture

Può essere farcito in mille modi diversi, può essere vegano o vegetariano, ma anche di carne e ovviamente pesce. Ognuno può scegliere il tipo preferito o affidarsi all’estro del momento. Molto comuni quelli a base di pesce, tonno, granchio, verdure, frittatine, formaggio.  La vera differenza rispetto al sushi è che ogni elemento è cotto, non ci sono cruditè nel Gimbap. Inoltre la scelta del condimento per il riso è l’olio di semi di sesamo, e non l’aceto di riso. Varianti che ne fanno mutare il sapore rispetto alla cucina giapponese.

Origine incerta

Potrebbe essere derivato dai postumi dell’invasione giapponese che durò oltre 30 agli inizi del secolo scorso. Anche se alcuni asseriscono che era già praticato due secoli fa. In realtà poco importa da quanto tempo i coreani cucinino e consumino il Gimbap. Più interessante è comprendere se seguirà il successo di altre culture dell’est o pacifiche. La cucina giapponese (sushi) e quella hawaiana (poke) hanno ottenuto grandi risultati, riuscirà quella coreana ad imitarle?

Cibo da passeggio

Il Gimbap è considerato il perfetto spuntino da consumare ovunque. Ideale per essere portato con sè da casa, o acquistato nei negozietti che lo vendono quasi ovunque. È una sorta di street food legato al desiderio del momento, grazie al numero di varianti con cui viene proposto. Tra queste vi è anche la scelta del riso da utilizzare. Mentre nel sushi è rigorosamente bianco, in Corea potete scegliere tra bianco, integrale o nero. Il Gimbap viene servito anche al ristorante, ma il suo successo è legato alla sua disponibilità immediata, senza doversi accomodare al tavolo. Un finger food da strada, che non ha bisogno di troppa struttura. Gimbap o Kimbap moda del momento.

Gimbap o Kimbap moda del momento

Credits: Pixabay

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Pane delle palafitte occasione da non perdere

Pane pietrificato delle palafitte di Ledro

Ritrovato un antico pane risalente a millenni fa studiato e ricostruito nella sua integrità

Gli enti pubblici possono fare da traino ai nostri prodotti? Sono loro a doversi impegnare per stimolare il mercato o sono gli imprenditori a doversi impadronire delle occasioni? La presentazione di un reperto storico come il “pane delle palafitte” fornisce lo stimolo per discuterne. Pane delle palafitte occasione da non perdere

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