Benessere, Enogastronomia, Marketing

Compriamo con gli occhi

E’ la vista che ci condiziona negli alimenti, ancor più del gusto

Acquistiamo quasi sempre ciò che ci ha “affascinato”. Le nostre scelte per ciò che mangiamo sono legate ai nostri acquisti , e questi li facciamo per il modo in cui un alimento o un ingrediente riesce a “convincerci”, sin dalla confezione. Sono gli occhi a guidarci fino al tavolo da pranzo, sono loro che condizionano ciò che mettiamo nel carrello. La percezione che il prodotto che stiamo guardando, potrebbe essere eccellente per i nostri piatti, passa da come lo percepiamo. Compriamo con gli occhi

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Packaging, logo, colore, materiali

L’importanza del packaging, del colore, delle scritte, del logo, della esposizione ci porta ad appoggiare lo sguardo su ciò che sa attrarci ed affascinarci. Questa capacità del prodotto di “parlarci” non è sempre veritiera. L’emozione inconscia che suscita in noi ci fa deviare anche quelli che sono gli altri aspetti importanti, come ingredienti, sostenibilità, qualità, filiera produttiva, valori, fino a farci acquistare prodotti che sono relativamente lontani dal nostro senso etico o dai nostri criteri.

Neuromarketing ci studia

La branca del neuromarketing studia da tempo il tipo di percezione che cattura la nostra attenzione. Comprendere quali sono i meccanismi che ci fanno propendere per quel certo prodotto, quel certo colore, quella qualità del packaging, i materiali stessi del packaging, aiuta le aziende a diventare più attraenti. Come consumatori, crediamo di essere perfettamente in possesso di tutta la gestione della scelta quando acquistiamo. Ma non è sempre così.

Qualche acquisto quando rientriamo a casa non ci soddisfa

A volte, di ritorno dalle nostre giornate di shopping, ci accorgiamo di aver acquistato cose che, forse, non erano esattamente ciò che ci sarebbe servito. Mettiamo in dubbio le nostre capacità di scelta, e ci chiediamo come mai quel prodotto adesso sia nella nostra dispensa, anche se avremmo potuto scegliere altro. Quale sortilegio ci ha fatto portare a casa quello e non altro.

Compriamo con gli occhi

L’eyetracking svela cosa guardiamo e per quanto

Per svelare questo processo di scelta “condizionata” sono stati utilizzati dei software di eyetracking (misuratori dello sguardo). Un sistema che individua dove si posa il nostro sguardo, per quanto tempo lo fa, con quale intensità e come indaghiamo sui dettagli della confezione. I risultati dei test hanno evidenziato come ad attrarre sono stati nell’ordine colore, marchio, logo, qualità e sostenibilità connessa al materiale del packaging. il risultato finale è che i prodotti più osservati, erano quelli che erano stati anche i più acquistati.

L’aspetto estetico è l’elemento su cui lavorare

L’aspetto estetico diventa preponderante, l’occhio vuole decisamente la sua parte in fase di scelta d’acquisto. Il mix che porta a formulare un certo packaging è quello che determinerà la nostra scelta davanti ad uno scaffale affollato di prodotti. Ciò che saprà colpirci finirà nel carrello, anche se non sarà la migliore delle opzioni possibili. L’attenzione si sposta sugli elementi che sanno attrarre il nostro pensiero rispetto ai prodotti. Se soddisfano il nostro livello di sostenibilità, il processo decisionale si attiva verso quel prodotto.

Un elemento negativo farà fuggire il cliente

Se un elemento colpirà in modo negativo le nostre percezioni, influenzerà le nostre scelte. Per questo soprattutto nelle aziende alimentari, ciò che accade a livello grafico e a livello di materiali è fondamentale. Tutto deve essere curato e pensato per attrarre saldamente lo sguardo del consumatore, e non deve respingerlo. Se un prodotto è bello, ben confezionato e sa differenziarsi tra gli altri ha maggiori possibilità di affermarsi, ovviamente. Anche a discapito, in alcuni casi, della reale qualità del contenuto.

Su quale leva agire per diventare attraenti

Tener conto dei processi decisionali del consumatori nel momento cruciale dell’acquisto, determina quale leva vogliamo usare per renderci attrattivi. Il packaging diventa la scelta cruciale su cui lavorare, per comunicare nel modo migliore e riuscire a catturare lo sguardo di chi acquista. Comunicare qualità, sostenibilità e valori sin dal primo contatto, ed invitare gli occhi dei consumatori a sostare per approfondire quanti di questi valori soddisfa, è la ricetta vincente. Compriamo con gli occhi

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Eventi, Marketing

La musica la comporrà l’AI

Le voci saranno campionate da artisti celebri

YouTube ha dato la possibilità ad alcuni utenti di realizzare dei brevi video musicali che contengono le voci campionate di alcuni artisti. Tra loro il più celebre è John Legend ma la possibilità di espandere il numero delle voci “prestate” è dietro l’angolo. Indubbiamente una rivoluzione nel modo di fare musica, con tutti gli annessi e connessi. La musica la comporrà lAI

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Una sotto-traccia identificativa

La piattaforma dedicata ai video e tutorial si è assicurata che ognuno dei video composti abbia in sotto-traccia, ma non udibile dall’orecchio umano, un messaggio identificativo. Questo dovrebbe evitare che la musica preparata con AI posa diventare di pubblico dominio senza versare royalties.

I diritti e gli introiti sono tutti da discutere

Proprio l’identificazione di chi possegga i diritti su questi brani è motivo di grande dibattito. Le major e i loro avvocati sono pronti ad ogni tipo di battaglia, per assicurarsi gli eventuali introiti e lo sfruttamento commerciale. Non sarà semplice dipanare questa intricata matassa.

Video di 30 secondi in verticale

Si chiama “Dream Track” lo strumento che può generare brevi video di 30 secondi con le voci di alcuni artisti. E’ un esperimento ma potrebbe portare a risultati strepitosi gradevoli o sgradevoli. Lo strumento genera video verticali perfetti per diventare materiale da pubblicare su TikTok o reels di Instagram e Facebook

Abbordabile da chiunque

L’utilizzo pare semplice, basta richiedere un certo tipo di situazione musicale, ballad, rock, pop, rap, trap, allegra, triste, scegliere una situazione che si vorrebbe cantare, amori più o meno controversi o farsi mandare dalla mamma a prendere il latte e il gioco è fatto. L’Ai si occuperà di generare il cantato con la voce preferita tra quelle a disposizione.

Ancora solo per sviluppatori

E’ uno strumento ancora destinato al solo uso degli sviluppatori, ma il sentiero è tracciato e pensare di bloccarlo è quasi impossibile. Alcuni artisti che si sono prestati al “gioco” sono preoccupati che la loro voce venga utilizzata per cose “stupide o per lanciare messaggi completamente contrari al loro modo di pensare. Soprattutto i rapper sono timorosi che qualche barra possa essere decisamente violenta o a favore di atteggiamenti malavitosi. Anche questo sarà materiale per avvocati e procuratori.

Un precedente importante

All’inizio di quest’anno, un certo  Ghostwriter ha scritto una canzone chiamata “Heart on My Sleeve” con le voci generate da Ai degli artisti Drake e the Weeknd. La canzone è diventata virale, e l’etichetta discografica degli artisti, Universal Music Group, ha fatto bloccare e rimuovere il pezzo da  YouTube e altri siti di streaming musicale poiché non ne traeva alcun vantaggio dal copyright.

Mancano ancora le regole d’utilizzo

Un precedente che mette in evidenza come tutto questo modo di creare musica debba essere ancora regolato. Nell’ambiente musicale si confrontano pareri positivi e contrari, c’è chi lo definisce uno strumento stimolante e chi invece un modo di rapinare le qualità professionali dei musicisti e cantanti.

Un potenziale enorme e inarrestabile

Il potenziale è talmente vasto che immaginare di bloccare completamente un modo innovativo di comporre e cantare è impensabile. Creato lo strumento, qualcuno ne approfitterà. Con quale tipo di successo. è ancora complicato dare risposte. Molto probabilmente l’Ai trasformerà l’industria musicale in modi che ora non riusciamo a prevedere.

Saranno gli avvocati a mettere i paletti

Forse saranno le dispute sui copyright a mettere precise barriere e a dirimere le dispute. Creare musica senza che nessuno venga pagato è il maggior incubo di tutte le major e sicuramente prenderanno precauzioni per proteggere i loro introiti. Perché anche in questo caso seguire la scia dei soldi porta sicuramente a capire come funzionerà. La musica la comporrà l’AI

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Benessere, Enogastronomia, Marketing

Trimestre antinflazione un flop?

I risultati non sembrano molto incoraggianti

Il paniere di prodotti con prezzi calmierati non sembra soddisfare la clientela italiana, mancano alcuni prodotti indispensabili, mentre altri sono presenti negli stessi scaffali a prezzi ancora migliori. Altroconsumo ha fatto ricerche in molti supermercati ed ha riscontrato incongruenze. Trimestre antinflazione un flop?

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Un effetto molto blando

Il trimestre antinflazione salutato come un evento che avrebbe aiutato le famiglie a risparmiare, non ha favorito il risparmio in modo rilevante rispetto al precedente trimestre. I prezzi dei prodotti inseriti nel carrello tricolore, sono molto spesso a marchio della catena del supermercato, quelli su cui era più semplice intervenire con prezzi calmierati

Prezzi inferiori nello stesso scaffale

Ma molti di quei prodotti non rientrano tra i prezzi inferiori, nello stesso scaffale è possibile trovare prodotti della stessa fascia ma a prezzo inferiore. Mancano inoltre molti prodotti assolutamente necessari per l’economia alimentare. Ad esempio mancano tutti i freschi, frutta, verdura, carne, pesce ed il condimento preferito dagli italiani l’olio d’oliva. Assente anche l’offerta per le acque minerali.

Non compensa l’inflazione in modo sufficiente

Dal confronto con il periodo precedente all’entrata in corso della convenzione denominata carrello tricolore, i prezzi sono rimasti quasi stabili, ma non diminuiti abbastanza per compensare l’inflazione. In alcuni casi sono pure aumentati in un range tra l’1 e il 3%. Misure insufficienti per garantire un effettivo risparmio per i consumatori.

Trimestre antinflazione un flop?

I supermercati hanno ridotto le loro usuali offerte

L’effetto antinflattivo non c’è stato o è di entità irrilevante, nonostante le roboanti dichiarazioni del governo. Al momento la diminuzione delle altre offerte dei supermercati ha ridimensionato tutta l’operazione. Il vantato e strombazzato effetto non si è verificato. I consumatori hanno espresso perplessità, le offerte del carrello non vengono pubblicizzate e molti prodotti previsti non sono presenti.

Monitoraggio fino a pine trimestre

Altroconsumo  intende proseguire nel monitoraggio fino a fine trimestre per ottenere conferme della reale funzionalità della campagna, nata per difendere i consumatori. L’inizio non depone bene, c’è ancora molto lavoro da fare per rendere più leggero l’impatto economico delle famiglie. La lotta all’inflazione avrebbe bisogno di interventi più incisivi.

I supermercati e le catene che sono state prese a riferimento per l’osservatorio di Altroconsumo sono: Conad, Eurospin, Esselunga, Il Gigante, Lidl, Panorama, Penny Market, Supercoop/Ipercoop. Trimestre antinflazione un flop?

Trimestre antinflazione un flop?

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Benessere, Eventi, Marketing

E’ il giorno dedicato ai single.

Una festa inventata in Cina che prende spunto dal numero 11. 

L’11 è il numero del doppio uno, ovvero di coloro che sono non accoppiati, ma preferiscono vivere singolarmente. Infatti, la giornata viene festeggiata l’11 novembre. In realtà è divenuta una festa basata sul consumismo più sfrenato. Un’altra occasione per spendere tanto, dopo la vituperata Halloween ed l’altrettanto bistrattato Black Friday, è una caccia costante agli acquisti scontati. E’ il giorno dedicato ai single

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Piattaforme e-commerce molto attive

Le piattaforme cinesi offrono sconti che vanno dal 10 al 30% per invogliare a comprare. Sono l’elettronica e l’abbigliamento ad usufruire maggiormente del giorno dei solitari, ma ormai ogni tipo di merce viene scontata per incrementare le vendite. Il giro di miliardi di yuan che circolano in questa ricorrenza è astronomico.

San Faustino spodestato

In Italia il single day viene festeggiato usualmente il 15 Febbraio, in occasione di San Faustino, il giorno dopo San Valentino e le sue stucchevoli raffigurazioni piene di cuoricini e promesse d’amore. Non sono ancora molti i negozi che utilizzano l’occasione del single day, ma le piattaforme di e-commerce si sono accodate in ogni paese.

E’ il giorno dedicato ai single.

Un terzo della popolazione

I single italiani sono un terzo della popolazione, il 33,2%, ed hanno sorpassato dai recenti rapporti Istat le coppie con figli. Sono tantissimi e il marketing li insegue, perché in buona parte sono alto spendenti. Sono molti i prodotti che vengono incontro alle loro esigenze con confezioni minime, che inoltre, evitano lo spreco

Nata in Cina 30 anni fa

La festa è nata in Cina nel 1993 grazie a due studenti di Nanchino che hanno dato il via alle celebrazioni per chi preferisce vivere da single. Il matrimonio in Cina è un obiettivo molto importante, quasi una imposizione, ed è alla base della società con tutte le imposizioni che comporta. Quei due studenti hanno voluto porre un freno a questa abitudine di glorificare solo gli sposati o accoppiati, rivendicando il loro diritto di essere felici anche come single.

Importante quasi come il Capodanno

La festa è diventata molto rilevante crescendo in tutto il paese ed è attesa come il Capodanno cinese, il periodo in cui i cinesi vanno in ferie e raggiungono le loro famiglie. La prassi per onorare il giorno dei cuori solitari è che i singles si scambino doni, auguri e che escano a festeggiare nel modo che meglio gradiscano, intasando bar, ristoranti e karaoke.

Un vero business

Da festa quasi goliardica, è diventata un vero business e sono moltissimi coloro che aspettano l’11 per fare acquisti, sia in negozi reali che grazie all’e-commerce. Tutti i motori di ricerca a partire da Alibaba sono attrezzati in quel senso con offerte imperdibili, marchiati “Guanggun Jié” (single day in cinese). E’ il giorno dedicato ai single

E’ il giorno dedicato ai single.

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Abitare, Benessere, Marketing

Bastoncini di tè da fumare

Le grandi aziende del tabacco cercano scappatoie contro le limitazioni al tabacco

Sembra ormai imminente il divieto in tutta l’unione europea dei prodotti di tabacco riscaldati aromatizzati. Gli swappatori avranno vita più dura e le grandi aziende che smerciano tabacco cercano di trovare altre soluzioni. Una di queste è l’utilizzo di bastoncini di tè intrisi di nicotina. Non sono a base di tabacco e quindi non sono proibiti. Bastoncini di tè da fumare

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Tè rosso africano

Utilizzano il tè rosso, un prodotto africano noto anche come rooibos o red bush. Il nuovo metodo per inalare nicotina non prevede che il tè venga incendiato, ma solo riscaldato, utilizzando appositi riscaldatori. Non esistono documentazioni che garantiscano la sicurezza del metodo d’inalazione e nemmeno quelle riguardanti le sostanze chimiche rilasciate nell’ambiente. 

Dipendenza da nicotina

La dipendenza da nicotina in questo modo prosegue, le compagnie continuano a fare profitti, anzi guadagnano ancor di più. Il consumo di sigarette è in decisa diminuzione, sia per i divieti, sia per il disagio di essere “coloro che fumano e non si curano della salute”. Le campagne salutistiche hanno svolto un ottimo lavoro, che però rischia di essere stato inutile.

Già disponibili in nove stati

Su nove mercati sono già disponibili i nuovi bastoncini con tè rooibos che contengono nicotina e non tabacco. La sensazione è che presto verranno resi disponibili in ogni paese, puntando su una promozione che sottolinea come siano prodotti a “basso rischio”. Le efficienti reti commerciali a loro disposizione depongono a loro favore. Questa categoria di prodotti non risente delle alte tassazioni convenzionali, perciò le aziende incrementano moltissimo le loro entrate.

Bastoncini di tè da fumare

Senza controlli

Altro vantaggio per le aziende , il fatto che non contengano tabacco li sottrae a tutta una serie di controlli che penalizzano la diffusione di sigarette e tabacco. L’aspetto legato alla salute viene così bypassato senza che nulla sia rivelato sulle vere composizioni di questi bastoncini. Le grandi aziende si sfidano in questo campo e entro l’anno saranno molti di più i prodotti a “tabacco zero.

Tornano anche gli aromi

L’escamotage permette di utilizzare anche tuti gli aromi che sono stati fatti uscire dalla porta e che rientreranno dalla finestra. Frutti tropicali, menta, ed ogni altro “profumo” torneranno di nuovo disponibili, dopo soli pochi giorni dopo l’inizio del divieto. Nella continua corsa a bloccare i prodotti che minano la salute tra Ue e BigTobacco, questa sembra essere in vantaggio. La soluzione definitiva sarebbe bloccare la nicotina, il vero elemento che crea assuefazione e dipendenza.

Stesso prezzo ma meno tasse

I bastoncini riscaldati al rooibos sono in vendita allo stesso prezzo di quelli a base di tabacco riscaldato, ma poiché non hanno lo stesso regime fiscale e le stesse imposte sul tabacco, consentono ampi margini di ricarico alle aziende. Minori tasse e stesso prezzo faranno aumentare i profitti, finché la UE non riuscirà a bloccare anche questi bastoncini. Al momento le limitazioni riguardano solo la pubblicità con cui vengono promossi, troppo poco per limitarne la diffusione. I tabagisti non smetteranno di cercare un modo per assumere nicotina. La speranza è che non facciano proseliti. Bastoncini di tè da fumare

Bastoncini di tè da fumare
Eventi, Marketing

Dove nasce la paura del venerdì 13?

Un timore molto popolare dai risvolti ironici sfruttato a dovere da Hollywood

La superstizione che vuole il numero 13 portatore di sventura è molto diffusa nel mondo anglosassone, tanto che negli edifici pubblici o negli alberghi manca il 13° piano e le stanze vanno dal 12 al 14, saltando allegramente anche il 17. La stesa cosa avviene anche per le file negli aerei oppure aggiungono un 12A pur di non citarlo. Dove nasce la paura del venerdì 13?

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Una fobia impronunciabile

E’ una vera fobia per alcuni che ha un nome specifico quasi impronunciabile triscaidecafobia. Chi ne soffre non riesce ad usare il numero ed avere una vita regolare ad ogni 13 del calendario, se poi cade di venerdì diventa tragedia. Tra le persone celebri che ne soffrivano il musicista Schoemberg, che soffriva di vere e proprie crisi di panico. Non a caso le sue composizioni era esclusivamente dodecafoniche.

Due cene a dare il via

L’origine di questa leggenda è probabilmente legata a due cene. L’ultima cena dove gli apostoli sono a tavola con Gesù e il 13° tradirà. il comportamento di Giuda Iscariota ha ispirato il terrore verso tutte le tavolate con 13 persona, ancora oggi si apparecchia per un 14° commensale per evitare che qualcosa di grave accada.

La cena degli dei norreni

L’altra cena è legata alla cultura norrena. 12 dei stavano pranzando quando a loro si aggiunse Loki, il grande imbroglione. Con la sua loquela convinse uno degli dei dei Hodor il dio cieco dell’oscurità a scagliare una freccia. Il dardo colpì Balder il dio della gioia e lo uccise, questo causo l’oscuramento della terra con tutte le conseguenze del caso.

Venerdì + 13 combinazione “orribile”

Quando al 13 venne aggiunta anche la concomitanza con un venerdì, la frittata era fatta. Rinfocolata anche dalla filmografia horror il “Venerdì 13” ha creato un vero e proprio filone, arrivato a 12 pellicole.  Anche Hollywood ha evitato di aggiungere un 13mo episodio. 

Dove nasce la paura del venerdì 13?

Crocefissione e Templari

Il venerdì già godeva di cattiva fama, del resto fu proprio di venerdì che Gesù venne crocefisso. Contribuirono alle leggende anche i Cavalieri Templari che erano particolarmente invisi al re di Francia Filippo IV, che per impossessarsi dei loro beni e del loro denaro, li accusò di eresia. Questo fece disperdere i cavalieri che vennero imprigionati, torturati e spesso uccisi anche sul rogo. Ovviamente tutto questo iniziò in un venerdì 13.

Debiti non saldati

In realtà pare che Filippo IV non avesse le risorse per restituire il denaro ottenuto in prestito dai Templari ed optò per una soluzione drastica che lo rendesse “solvibile”. Rubare il loro tesoro ed eliminare fisicamente chiunque potesse avanzare pretese. Di leggende riguardanti il loro tesoro e dove fosse sepolto ne sono nate centinaia. La letteratura s’è appropriata di questa possibilità dai “Rosacroce” sino al “Codice da Vinci”.

Un romanzo profetico

Proprio dal mondo letterario arrivò la definitiva consacrazione del Venerdì 13 con l’omonimo romanzo pubblicato nel 1907. Una storia legata ad un agente di cambio che per facili guadagni in borsa crea artificialmente panico. Il disastro comincia proprio il Venerdì 13 giorno scelto per far scoccare la situazione di crisi. Quando nel 29 crollo la borsa, molti si ridonarono di quel libro.

Non tutti spaventati

A New York nacque una associazione a difesa del 13, nel 1882. La chiamarono the Thirteen Club e svolgeva attività che tendevano a smorzare la credulità popolare. Ebbe un discreto successo ed organizzata serate con pranzi e cene. Si procurarono di far arrivare ai quotidiani un ironico messaggio che comunicava, che tra tutti i membri appartenni all’associazione, nel corso di un anno dalla fondazione, nessuno era morto o si era ammalato di gravi malattie. Del club faceva parte anche Theodore Roosevelt. Dove nasce la paura del venerdì 13?

Dove nasce la paura del venerdì 13?
Benessere, Enogastronomia, Marketing

Svuotare l’etichetta è il nuovo trend

Le indicazioni del mercato parlano chiaro, il bisogno d’informazioni modifica le abitudini d’acquisto

Dopo una lunga stagione di indicazioni “senza” con grande evidenza ai prodotti alimentari preparati con “zero” o scarso utilizzo dello zucchero, del sale, dell’olio di palma, dell’abbattimento del numero delle calorie, siamo passati ad uno step successivo. I consumatori sono più attenti a ciò  che mettono nel carrello, leggono le etichette e scelgono i prodotti che contengono solo le indicazioni obbligatorie per legge ma che non siano troppo lunghe. Svuotare letichetta è il nuovo trend

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Elenchi molto più brevi

Gli elenchi infiniti di antiossidanti, coloranti e quelli che fanno riferimento a troppo complicate processazioni non sono graditi. L’esigenza di maggiore naturalezza e attenzione a salute e benessere, porta a selezionare le etichette più brevi e pulite. Una etichetta svuotata di orpelli, e lunghe liste, fa immaginare un prodotto semplificato che punta al sapore originale.

Più naturali possibili

L’idea è che un elenco di pochi ingredienti porti a prodotti più vicini ai processi tradizionali di produzione, a sapori più naturali, semplici e più vicini a quelli originali. Una ricerca di gusti che siano il più possibile simili a quelli tradizionali, forse una ricerca di esperienze provenienti dal passato ma che potremmo sintetizzare in bisogno di sicurezza alimentare.

Svuotare l’etichetta è il nuovo trend

L’alta qualità ci avvantaggia

I prodotti italiani in questo senso sono in vantaggio rispetto a quelli internazionali. La ricerca del gusto è ben presente nella nostra tradizione. L’alta qualità è parte costitutiva delle materie prime che arrivano nelle nostre cucine. Siamo pronti ad accogliere innovazioni ma sempre con un piede saldamente fisso alle tradizioni, ai sapori divulgati da nonne e bisnonne.

Solleticare il valore del benessere

In questo senso il bisogno di tornare ad alimenti che ci assicurino il benessere porta ad evitare le etichette che sembrano l’elenco telefonico. Troppi ingredienti mettono in allarme, causano preoccupazione per la propria salute. Il benessere che governa il nostro corpo, si costruisce in ogni pasto, ogni giorno, come ben sa chi è attento a linea e salute in generale.

Etichette sempre più leggere

Le etichette pulite “clean labels” diventano così un biglietto da visita per le aziende che vogliono presentarsi al pubblico in modo trasparente. La riduzione delle voci in etichetta è diventata un must, una esigenza che i consumatori hanno reso esplicita nelle ultime stagioni. Tanto da costringere a ripensare molte delle retro etichette per farle apparire sempre più “leggere

Eliminare è vincente

Le informazioni in rete o in tv che drammatizzano le processazioni eccessive, hanno contribuito in modo particolare a questo snellimento. Le aziende che hanno saputo eliminare molti dei passaggi per ottenere un prodotto più vicino o esattamente uguale alle ricette originali si sono avvantaggiate. La semplificazione è un elemento vincente per attrarre i consumatori più attenti informati e consapevoli. Svuotare letichetta è il nuovo trend

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Benessere, Enogastronomia, Marketing

La Coca-Cola la fa l’intelligenza artificiale

Se ne parla già da un po’ ma pochissimi l’hanno assaggiata

Si chiama Coca-Cola Y3000 e dovrà soppiantare la classica bevanda frizzante. E’ un tentativo di dare una nuova ricetta ed una nuova veste alla bevanda più nota in tutto il mondo. La società di Atlanta cerca di rinnovare per restare al passo coi tempi ed anzi anticiparli. Per cercare di essere attrattivi hanno utilizzato l’Intelligenza Artificiale e le informazioni ottenuta dalla clientela. La Coca-Cola la fa l’intelligenza artificiale

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Immaginate la bevanda del futuro

Hanno chiesto ai bevitori della Coca Cola cosa si aspettassero dal futuro e che cosa avrebbero voluto trovare nelle loro bottiglie e lattine. Il chatbot ha elaborato tutte queste informazioni, che sono state tante e molto circostanziate, per inventare una nuova ricetta, un mix di sapori inusuale ma accattivante.

Nuova grafica, nuova veste e colori

L’Intelligenza artificiale non si è limitata solo al contenuto, ma elaborato anche la nuova vesta grafica. Ne è risultato un contenitore decisamente diverso dal classico rosso Coca-Cola ed anche il logo è mutato. Per annunciare la nuova versione nei giorni scorsi la Coca-Cola ha realizzato un video che è circolato sui social.

Un nome che rimanda al 3.000

Riconoscibile sin dalla lattina passata dal classico colore rosso brillante ad un lilla metallizzato, il font è chiaro, lineare e pixellato. Il logo è stato rivisitato, con una immagine che ricorda una serie di onde. Il nome scelto è Coca-Cola Y3000 Zero Sugar e già nella sottolineature viene indicata come una bibita dal sapore futurista.

Emozioni, desideri e gusti

Per raccogliere le informazioni necessarie, per formulare il corretto algoritmo, ha chiesto ai partecipanti di esprimere le loro visioni del futuro. Ha elaborato le loro emozioni, le aspirazioni, l’immaginario dei colori desiderati ed anche il gusto che vorrebbero trovare. L’impressione immediata è di trovarsi di fronte ad un drink energetico.

Quando la vedremo a scaffale?

L’uscita non è ancora stata resa nota, ma dovrebbe essere imminente. La multinazionale texana intende metterla in commercio negli Stati Uniti, Canada, Cina,  Europa ed Africa in una edizione limitata di lancio. Vuole evitare di ripetere l’errore fatto nell’occasione della New Coke, quando dovette ritirare le nuove bottiglie e lattine perché non gradite dal pubblico. Un inserimento graduale sembra il modo corretto per sondare il mercato.

Gusto di? 

I pochi che l’hanno assaggiata hanno dato una miriade di risposte diverse. Segno che la nuova ricetta è un mix inusuale che raccoglie molte informazioni e le assembla in una configurazione inattesa. Si va dal gusto di chewing-gum, allo zenzero, alla banana, ma nessuno di questi gusti ha soddisfatto completamente i degustatori. Nessuno ha indicato la Coca-Cola 3000 come migliore della tradizionale

Un altro tentativo fallito?

Solo il tempo dirà se Coca-Cola è riuscita nell’intento di attirare la clientela tradizionale o nuovi consumatori. Sinora qualsiasi tentativo di modernizzazione ha funzionate solo nella veste grafica e nel formato dei contenitori, ma non nel contenuto. Ce la farà la 3000 a vincere sul fascino della “vecchia usuale bevanda”? 

Novità o effetto nostalgia? Chi vincerà?

Per aggiungere pepe al progetto, e spingere sul pedale del futuro e futuribile hanno aggiunto alle lattine un QR code. Questo consente di raggiungere contenuti futuristici e immaginifici. Forse l’entusiasmo di chi spera in futuro a colori solleciterà a consumare il nuovo prodotto.

La Coca-Cola la fa l’intelligenza artificiale

Credits: courtesy Coca-Cola

Enogastronomia, Eventi, Marketing

Shrinkflation tu riduci io ti evidenzio

La guerra tra industria e grande distribuzione

Carrefour ha deciso di mettere in evidenza i prodotti alimentari, distribuiti nei suoi supermercati che applicano la shrinkflation. Ha apposto cartelli molto visibili utilizzando un brillante arancione, che comunichino ai consumatori cosa sta accadendo tra gli scaffali. Il messaggio è semplice ed incisivo e scagiona la catena di supermercati da questa inflazione silenziosa e nascosta. Shrinkflation tu riduci io ti evidenzio

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l’etichetta che evidenzia

Questo prodotto ha visto la sua capienza scendere e il prezzo praticato dal nostro fornitore salire”. Questa l’etichetta con la quale in Francia, Carrefour, accompagna 122 prodotti che applicano questa filosofia marketing. Le aziende produttrici sono molto scontente perché balena il sospetto che sia una truffa.

Forzare il governo

Con questa azione Carrefour scavalca il governo che aveva promesso d’intervenire in proposito ma ha, sinora, evitato di farlo. Questa inflazione mascherata è stata correttamente segnalata, ora i consumatori possono decidere autonomamente se continuare ad acquistare i loro prodotti. Alcuni prodotti sono stati ridotti e rimpiccioliti senza ritoccare i prezzi verso il basso, ma mantenendoli e in alcuni casi alzandoli

Colpisce le tasche dei consumatori

La shrinkflation è un fenomeno che colpisce molti prodotti e colpisce duramente le tasche dei consumatori, che addossano la colpa delle  difficoltà di riempire i carrello alla grande distribuzione. Ma loro hanno deciso di mettere in chiaro come stanno le cose e grazie a questi cartelli evidenziano chi sta applicando questa strategia scorretta.

Informazione corretta

Un modo corretto d’informare la clientela e lasciare a loro la decisione di cosa acquistare e cosa no. La riduzione di peso, quantità e capienza non può pesare solo sul rivenditore, mentre le aziende continuano a mantenere i loro volumi di affari. Le aziende produttrici sono molto nervose e minacciano ritorsioni per essere state colte con le mani nella marmellata.

Finalmente un disegno di legge

Il governo francese tirato per la giacchetta da questa azione di Carrefour ha promesso di mettere finalmente mano alla questione. Ad ottobre dovrebbe essere presentata una legge che obbliga i produttori ad indicare se hanno ridotto le dimensioni e i pesi dei prodotti senza cambiare prezzi o addirittura alzandoli. Prossimo escamotage, dei produttori sarà cambiare nome al prodotto o packaging. Sarà un costo importante che l’industria, ovviamente accollerà ai consumatori, ancora una volta. Shrinkflation tu riduci io ti evidenzio

Benessere, Enogastronomia, Marketing

I gatti dominano la nostra vita

Non solo l’aspetto sentimentale e la compagnia

A dirlo sono i dati di vendita dei petfood che sono in perfetta controtendenza col resto delle vendite. Mentre i consumatori italiani continuano a lottare con la spesa, diluendo i volumi, i gatti godono. I dati sono inequivocabili, la ricerca di buoni prezzi per mantenere un certo controllo del proprio potere d’acquisto, prosegue indefessamente. I gatti dominano la nostra vita

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Alta fascia in difficoltà

A farne le spese molti dei prodotti di alta fascia che non riescono a mantenere i fatturati dello scorso anno. Nè in valore ne in quantità. Vengono favoriti molti prodotti di “seconda fascia” quelli che, non sono a livello discount, ma che costano un poco meno e non si fregiano di denominazioni come DOC, DOP, IGT, IGP. Vengono preferiti cibi senza denominazioni controllate, privilegiando l’aspetto costo, rispetto alla qualità.

Marchi e loghi italiani

Rimangono molto amati i prodotti con marchi italiani, con le definizioni prodotto 100% italiano o con il tricolore ben evidenziato. Un aspetto interessante di attaccamento ai valori tradizionali del nostro paese, ma sono milioni gli articoli che si definiscono in questo modo o che ospitano una bandierina italiana. Questo non è un aspetto che garantisca di aver acquistato automaticamente alimenti di qualità, ma solo di air acquistato prodotti nazionali

i gatti dominano

Regioni non più così appetibili

Anche la regionalizzazione non costituisce più quell’aspetto di traino alle vendite, salvo alcune eccezioni, e conferme, la media di interesse verso le regioni, sta scendendo. Curiosamente il Molise ha un inatteso appeal e guida le classifiche di vendite di prodotti ben geo-localizzati. Mantengono le posizioni le destinazioni che hanno un buon appeal turistico come Trentino Alto Adige o Sicilia e riescono a confermarsi nel top delle regioni con i migliori trend di vendita.

Gatti e cani

Ma parlavamo di gatti e di animali di compagnia. Sono loro ad essere gli unici ad avere consolidato la loro fetta di mercato ed averla incrementata. Anche in questo caso il riferimento all’italianità del prodotto costituisce un plus. Le bandierine tricolori sono sempre più presenti ed evidenziate, assieme ai riferimenti di dove sono prodotti. 

Domanda in aumento

La domanda di cibo per gatti è in aumento, i consumatori preferiscono ridurre la spesa per la propria tavola, ma nel carrello i prodotti per Fuffi devono sempre essere presenti e devono essere il meglio a disposizione. I dati anche in questo caso parla chiaro i prodotti per i felini sono aumentati di quasi il 29% in valore e il 16% a volume. Crescite così cospicue che qualunque azienda in questi giorni brinderebbe come se fosse Natale ogni giorno.

Anche i cani ma i felini

Buone le performance anche per i cani, ma come tutti coloro che vivono con i felini sanno, sono i gatti comandare e a decidere cosa fare della propria vita. Noi bipedi umani siamo solo ospiti paganti che vivono nella loro casa e utili servitori. Siamo apri-scatolette e pulisci sabbietta, contro le cui gambe strusciarsi un po’,, per ottenere un’altra dose di cibo. I gatti dominano la nostra vita

i gatti dominano

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