Eventi, Marketing

Moda senza età

Più visibilità ai maturi o fette più ampie di mercato da esplorare?

Moda senza età sembra un manifesto futurista, ma potrebbe essere solo un buon proponimento per il 2023. In questo caso una presa di posizione che sarebbe in reale controtendenza, non più giovani e belli, ma maturi e consapevoli. La moda sposta il suo asse e propone una novità semplicissima, ma mai veramente sviluppata precedentemente. In passerella arrivano proposte che coinvolgono capi e modelli decisamente diversi e impensabili.  Maggiore attenzione alle persone più agè, un settore che normalmente viene snobbato, troppo lontano dalle consuete immagini delle riviste patinate. Eppure qualcosa accade, Ma è una vera apertura mentale o piuttosto un adeguamento alla prassicompro dunque sono”? Moda senza età

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La morale la fa il mercato

Un manager che indossi un blazer a pois giganti e una creativa coi capelli bordeaux darebbero una bella ventata di aria fresca in qualsiasi ufficio.  Perdiamo Vivienne Westwood proprio nel momento in cui il suo disincanto diventa un fattore. Il suo essere sempre originale facendo sberleffi all’età ci mancherà. Ma non è solo Vivienne ad inseguire una moda che dia vivacità alla maturità. È una nuova morale trainata dal bisogno di dare importanza alla terza e quarta età?

Seconda e terza giovinezza

Visto l’innalzamento dell’età media della popolazione, coloro che hanno una seconda o una terza giovinezza sono in aumento. Quindi la maggiore attenzione alle loro esigenze è una presa d’atto della realtà. Molte persone mature sono big spender, hanno risolto i problemi con figli, compagni/compagne e carriera, e possono dedicarsi maggiormente a loro stessi. Possono investire in un nuovo look che li rappresenti meglio, rispetto agli stereotipi del nonnino in doppiopetto e la nonnina in grisaglia. Le case di moda hanno annusato profumo di business, e stanno investendo in quel senso.

Moda senza età

Moda oltre la convenzione

È un movimento che accompagna un nuovo fermento culturale o solo una sottolineatura dell’esistente? Un vero trend o una rapida brezza passeggera? Escono articoli anche su riviste di grande rilevanza che inneggiano alla moda che abbatte steccati. Steccati di una labilità tale che, appunto, anche i nostri anziani riescono ad abbatterli a mani nude. La proposta è indubbiamente interessante, potremmo definirla liberatoria, per tutte le persone che di grigi, bluette, nero ne hanno abbastanza.  

Modelle che sembravano destinate all’oblio

Michelle Obama che riscrive e rilegge i propri codici, è un esempio dell’evoluzione in corso.  Rivedere in passerella le modelle che vengono dal recente passato è un altro indicatore della volontà di attirare altri acquirenti. Un mercato ancora da costruire che però ha già eletto a simboli le top model che per anni fatto sognare. Ora sono maturate, si divertono a giocare e continuano a restare dei simboli. Kate Moss, Gisele Bündchen, Linda Evangelista e l’immortale Naomi Campbell testimonial di celebri brand sono lì a garantire che è tutto vero?

Una botta di vita

Sembra quasi troppo bello. Moda portabile al di fuori di ogni età, adatta a chiunque si senta d’indossarla. Creata appositamente, studiata   a tavolino e non un mero aggiustamento dell’esistente. Uno svecchiamento del concetto, mentre matura l’età del consumatore medio. Ed è proprio questa necessità di essere attrattivi verso clienti maturi, che mostra il fianco. Chi sta rincorrendo chi? La firma o il cliente? È il mercato ad essere maturo e pronto a soddisfare l’esigenza di bellezza, o è un tentativo di occupare un altro settore? È una botta di vita per i consumatori e per le case di moda che aumenteranno i fatturati. Domanda a cui è difficile rispondere. Moda senza età

Moda senza età
Benessere, Enogastronomia, Marketing

Insetti a tavola

Gli italiani li ritengono ancora alieni alla nostra cultura alimentare ma potrebbero cambiare opinione

La cultura che prevede di alimentarci con insetti è ancora molto lontana dal modo di pensare dei nostri connazionali. In altri paesi però è molto più semplice e non desta tanta antipatia. Mangiare insetti è una possibilità che ha diritto d’esistere. Non esiste alcun obbligo. Si può sempre rifiutare e chiedere alimenti con altri ingredienti. Del resto la storia ha la possibilità di fornire altri esempi di ingredienti rifiutati a priori, che sono diventati pressoché indispensabili. Insetti a tavola

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Le patate rifiutate

Le patate ad esempio sono state rifiutate soprattutto da francesi e italiani. Una erronea convinzione aveva fatto immaginare che potessero addirittura portare la peste.  Celebre la narrazione di come venissero coltivate in giardini sorvegliati da guardie, che avevano il compito di “non accorgersi” dei popolani che rubavano le piante. Un tubero così sorvegliato doveva essere una prelibatezza da nobili, la curiosità di assaggiarle ha fatto il resto. La diffusione è così diventata molto semplice.

Testimonial d’effetto

Le recenti campagne di consumo d’insetti edibili vede la partecipazione di un testimonial di grande spessore. È Nicole Kidman a dichiarare di gradire gli insetti e di riuscire tranquillamente a cibarsene. Eppure l’ostilità nei confronti degli insetti non scema, i nostri connazionali dichiarano che mai li ammetterebbero alla loro tavola. Li considerano ingredienti alieni, troppo distanti dalla consueta alimentazione. L’Europa ha sdoganato il consumo dei grilli domestici ridotti in polvere e presto li troveremo tra gli ingredienti utilizzati in alcuni prodotti. A dire il vero sono secoli che mangiamo insetti, anche se non lo sappiamo. Sono molti quelli che vengono macinati nei mulini assieme ai cereali, anche se la percentuale rispetto alle farine è irrisoria. Per legge una bassa percentuale è ammessa.

Insetti a tavola

Sono già tre

Gli insetti già ammessi per l’alimentazione sono tre. Oltre al grillo domestico (Acheta domesticus), le larve della farina (Tenebrio molitor) e la Locusta. Il grillo sembra essere il più gettonato, è infatti l’ingrediente più diffuso e per il quale sono state inoltrate le richieste di autorizzazione. Fanno parte di biscotti, panini, crackers, grissini, farine perla pizza, minestre, snack, birre, cioccolate, ecc. L’alzata di scudi preventiva ha dato vita ad un florilegio di articoli di stampa volti a difendere la purezza dei prodotti italiani. Una purezza tutta da dimostrare e che suona più di retorica che di reali radici. Questo non impedirà che gli insetti entrino lentamente nella nostra alimentazione.

Oltre la metà

Oltre la metà degli italiani non vogliono che arrivino nei loro piatti, un quarto si dichiara insofferente, mentre un quinto non approva ma nemmeno li respinge. Solo una piccola parte si dichiara favorevole, non solo per la curiosità di degustarli ma anche per un aspetto ecologico. Consumare insetti come sostituti delle proteine animali, comporta un cambio epocale della cultura legata all’allevamento animale.

Chi li certifica?

Resta il problema di certificare chi e come produce questi insetti, quali sono gli standard salutari con cui vengono allevati. Le aziende che li commercializzano vengono dall’estremo oriente, Cina, Thailandia, Vietnam, paesi talvolta coinvolti in problemi di natura alimentare. Il timore che il loro allevamento sia pressapochistico esiste. Ma d’altro canto sono culture che mangiano insetti da millenni e vantano una cultura enorme nel settore. Ciò che respinge maggiormente gli italiani sono le zampette, le parti mobili degli insetti che creano repulsione.

Una naturale diffidenza

Gli italiani sono solitamente molto diffidenti rispetto a qualunque innovazione riguardante l’alimentazione. Eppure sono curiosissimi di assaggiare. La contrarietà è comprensibile e riguarda anche la scarsa integrazione con culture provenienti da altre aree. Sarà necessario un lungo lavoro per consentire agli insetti di diventare parte dei nostri piatti. La iper-proteicità ed il prezzo molto basso potrebbero aiutare a diffonderli. Inoltre il mutamento in atto rispetto ai comportamenti etici, e la maggiore attenzione all’ambiente potrebbe portare a valutazioni di altro tipo. Insetti a tavola

Insetti a tavola

Credits: Sanzo, Pixabay

Benessere, Enogastronomia, Marketing

Health Warnings in etichetta

È un allarme esagerato o ha ragione d’esistere?

Sta per arrivare un’etichetta che ammonisce a non consumare alcol. Potrebbe provocare un danno d’immagine a tutto il settore del beverage, questa aggiunta di avvisi salutistici. Alcune associazioni vinicole italiane, sono partite lance in resta gridando allo scandalo e con l’intenzione di fare guerra alla UE. Le cose vanno però, riportate nel giusto alveo. Questi avvertimenti rispetto alla salute riguardano solo una minoranza, al momento è soltanto l’Irlanda che ne ha fatto richiesta. Se verrà approvata saranno solo gli irlandesi ad averli sui loro scaffali. Di base c’è una motivazione molto seria in quel paese, e riguarda il problema dell’alcolismo. La salute non è delegata alla EU, ogni nazione resta indipendente in quel settore. Perciò dovremmo evitare di fasciarci la testa inutilmente. Health Warnings in etichetta

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Quasi una pandemia

Bere in modo esagerato è uno dei problemi più sentiti nell’isola verde. Per porvi un freno hanno pensato di mettere degli avvisi chiari sulle bottiglie che ne sconsigliano l’abuso. Sono gli avvisi che da decenni sono riportati sui pacchetti delle sigarette. Inviti alla moderazione e al bere bene e sano. Chi vuole smettere di fumare o bere lo farà indipendentemente dall’avviso in etichetta. Come sempre è il buon senso ad essere il fattore determinante. Frugate nella vostra memoria, conoscete qualcuno che abbia smesso di fumare per gli avvisi sui pacchetti di sigarette? Il vino non è sicuramente uno dei prodotti più esportati in Irlanda, l’eventuale flessione delle vendite dovrebbe essere molto contenuta. Il rischio temuto dai nostri produttori e vinificatori, è, che possa essere un esempio per altre nazioni.

Non ci sono prove del danno

Il vino è uno dei prodotti più diffusi del settore eno-gastronomico e non esistono efficaci prove scientifiche della sua dannosità entro certi limiti. Bere con moderazione e bere vino di qualità non provoca nessuna delle malattie di cui lo si accusa. Anzi una dose opportuna viene consigliata da molti nutrizionisti. Questo contrasto di opinioni ha suscitato le proteste di chi il vino lo produce con passione e con tutti i crismi. Sotto accusa in realtà, più del vino sono i superalcoolici, i veri colpevoli della situazione di disagio in Irlanda.

Health Warnings in etichetta

Un precedente rischioso

Ciò che turba i sonni dei vinificatori è che l’esempio irlandese possa fare breccia e altri stati possano far propria la norma. Gli effetti sulla salute che vengono descritti nelle avvertenze sono troppo cruenti, e non vengono confutati in modo rilevante. Il mercato europeo potrebbe farsi coinvolgere e adottare questi messaggi allarmistici, che indubbiamente rovinano l’immagine del vino e degli alcolici. Il timore che s’inneschi un’emulazione è evidente, l’Italia non può permettersi una battuta d’arresto sui mercati, con quello che è uno dei suoi prodotti di punta. Va detto che è una norma che interessa un solo stato, e potrebbe essere esteso ad altri in altri settori. Ma la salute viene prima di tutto e su questo è inutile discutere.

Un simbolo sotto attacco

I produttori di vino e alcolici ritengono esagerati gli avvisi in etichetta. Un simbolo della cultura mediterranea finisce sotto attacco ingiustamente. A fare la differenza, però, non è tanto il consumo generalizzato, ma la quantità che finisce nei bicchieri. Forse le campagne di avviso potevano essere formulate in modo diverso e più puntuale. Maggior rilievo al quanto e non alla qualità del bere. Il rischio è che emerga il provincialismo italiano, sempre pronti ad attaccare la UE, vista come un “nemico” che cala dall’alto i suoi diktat per qualsiasi argomento. Ma di questo può occuparsi solo il Ministero della Sanità irlandese. Health Warnings in etichetta

Health Warnings in etichetta

Credits: Pixabay

Eventi, Marketing

Curare la fedeltà

il 03-12-2022 è nata BCV PLUS Boscaini Scarpe

A Natale i clienti potranno essere ancora più fedeli al brand Boscaini! Il 3 dicembre è stata lanciata la nuova carta vantaggi BCV PLUS, che prosegue un percorso nato oltre 7 anni fa. I primi dati sono davvero incoraggianti: i clienti sono felici della proposta che sta catalizzando le attenzioni al progetto. Curare la fedeltà

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Un lancio anticipato di 6 mesi

Uscita in anticipo per ridurre l’impatto inflazionistico che aumenta i prezzi dei prodotti, valida in tutti i 7 store della catena, presto anche per l’e-commerce. Un progetto fedeltà a cui Olab & Partners stava lavorando da tempo e che ha recuperato i dati e le informazioni raccolte negli anni precedenti di attività. Una sospensione, corrispondente gli anni della pandemia, che ha segnato a sorpresa, una forte mancanza esplicitamente dichiarata dai clienti.

Studiare il cliente è una questione anche di tecnologie

Una pausa indispensabile per riallineare le tecnologie e rivedere l’engagement di fidelizzazione, il fidanzamento con cliente – citando Cristina Lazzati nell’editoriale di questo dicembre di GDO WEEK. Siamo partiti dai numeri e dai dati che Boscaini Scarpe avevano a disposizione dalla precedente versione della carta fedeltà, dati raccolti grazie al sistema gestionale in essere. Abbiamo impostato un metodo di marketing che ha consentito di rielaborare l’incidenza, redditività, investimenti e costi di gestione del progetto, utilizzo, classi di fatturato e tutto quello che sono le info che ci può dare una profilazione. Dai dati più elementari a quelli più sofisticati. Il tutto complicato anche dalle variazioni continuative delle leggi sulla privacy o GDPR.

Rilanciare i vantaggi per mantenere autorevolezza

La revisione delle proposte di fidelizzazione, i vantaggi, è stata di fatto radicale ed è stata improntata in una logica triennale, con proposte reali e calibrate, rispettose della coerenza dei valori di Boscaini Scarpe, fortemente orientata al mondo fashion. Grande spinta all’utilizzo del digitale, riduzione dell’impatto ambientale potendo riattivare le precedenti carte anche da smartphone. La novità maggiormente significativa riguarda la gestione dei premi legata alle stagioni moda. Il non dover attendere la fine dell’anno solare, ma dare a fine stagione la possibilità al cliente di riscuotere i premi guadagnati. Investendo i buoni premio su nuovi prodotti: al termine della stagione invernale (28 o 29 febbraio) e di quella estiva (30 settembre) di ogni anno. Un articolato sistema di contatto con i clienti che si iscriveranno che consentirà al brand Boscaini di essere presente, man non stressare, il cliente fedele.

Progetto multidisciplinare, la fedeltà si costruisce in team

Un lavoro multidisciplinare che ha coinvolto strategia e marketing (Cesaro & Associati e Olab & Partners), branding e comunicazione (Wintrade srl ), tecnologie gestionali interne (Sys-dat Group), aspetti legali, regolamento (Pragmatica Plus) e privacy  (DPO RETE 231 S.C) e tutto il personale che è stato coinvolto nel processo e, in particolare, al gruppo dirigenziale Boscaini guidati dal PM project Leader Andrea Boscaini. Curare la fedeltà

Link per attivare BCV PLUS

Benessere, Enogastronomia, Marketing

I birrifici artigianali volano

Un successo inimmaginabile fino a pochi anni fa, la cultura della birra è sempre più importante

In un decennio i birrifici e i micro-birrifici artigianali sono aumentati in modo esponenziale. Sono 1085 quelli esistenti, segno di una ottima salute del settore che fa segnare numeri record non solo sul mercato interno. C’è molto interesse anche dall’estero per le bionde, rosse, stout, IPA italiane, tanto che l’export viaggia con aumenti a 2 cifre percentuali. Una grande attenzione è rivolta agli ingredienti nazionali e locali. Molti birrifici hanno investito direttamente per avere la certezza di poter utilizzare materie prime certificate e locali. I birrifici artigianali volano

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Orzo e luppolo

Orzo e luppolo coltivati in Italia, sono una delle missioni future del settore. Ingredienti che tengano conto della disponibilità delle materie prime, in aree vicine ai birrifici. Crescono i birrifici a km zero, qualche struttura si è specializzata nella produzione di malto e nella coltivazione di luppolo nella propria zona, anche se la domanda è molto più forte dell’offerta. La difficoltà è trovare i terreni giusti per coltivare il luppolo italiano. Specializzazioni queste, che fanno la differenza e portano a prodotti sempre più riconoscibili nell’oceano di proposte. La filiera comincia ad avere una struttura matura, e punta a coprire il fabbisogno totale con materie prime locali. Quasi ogni regione ha sviluppato coltivazioni ad hoc, con molte varianti che assicurano fragranze uniche alle birre artigianali. Una specializzazione che garantisce una differenziazione ed una riconoscibilità, molto importanti per attirare consensi.

Richiesta in aumento

Aumenta esponenzialmente la percentuale di consumatori che amano sperimentare. La ricerca di nuove cotte, nuovi sapori, ha fatto lievitare i consumi. L’ipotesi è che a fine anno verrà raggiunto, e forse superato, il record di 35 litri a testa. Le aromatizzazioni particolari stimolano il mercato, i gusti inusuali occupano nicchie sempre più rilevanti. Quasi ogni ingrediente viene testato per soddisfare i gusti più disparati. Miele, castagne, canapa, mosto d’uva, agrumi, olive, zucca, ciliegie, solo per fare alcuni esempi, sono sapori sperimentati ed entrati in produzione. Aumenta anche l’attenzione per il settore gastronomico, l’accoglienza turistica come occasione di visitare birrifici è un settore in espansione. Sempre più ristoranti offrono una carta delle birre artigianali e ne consigliano gli abbinamenti. Cresce anche l’interesse per birre più alcooliche e speziate come quelle di Natale, recentemente premiate da UnionBirrai.

I birrifici artigianali volano

Voglia di sperimentare

Quella dei birrifici e micro-birrifici è una cultura artigianale legata ai giovani. Sono spesso progetti nati da imprenditorie giovanili e start-up. Un segno positivo di dinamicità e volontà d’innovare il settore. Il fenomeno ha creato molti posti di lavoro e ha dato nuove aspettative a chi cercava uno sbocco alla propria creatività. Sono nate anche nuove figure professionali, in grado di indirizzare le scelte produttive e garantire l’eccellenza delle birre. L’uso dei prodotti locali, non massificati, necessita di particolari vagli per assicurare la perfezione dei gusti, colori, sentori. Il settore risente ancora di una freschezza imprenditoriale che a volte commette errori di gioventù. Ma ogni esperienza serve a fortificare e a crescere.

Made in Italy sempre più richiesto

La richiesta di birre italiane dall’estero è in forte incremento. Ad attirare è proprio l’italianità del prodotto, per la sua unicità e la fantasia, nel proporre ingredienti insoliti o impensati. Un mercato veloce, che ha bisogno di consumare velocemente, poiché molte birre non sono pastorizzate o microfiltrate. Birre “giovani” nella produzione ma “importanti” nella struttura, che devono arrivare ai consumatori in tempi brevi. Destinate ad un pubblico curioso, disposto a spendere per degustare una bevanda “unica”, speciale in tutto il suo percorso. Una birra che è figlia di una ricerca che passa dall’innovazione, dall’intraprendenza e dalla fantasia dei birrai. I birrifici artigianali volano

I birrifici artigianali volano

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Abitare, Eventi, Marketing

Non Scuola di Sci Metodo I.DROP

credits: FotoStudio3 emanuela_corradini_con_i_maestri_di_sci_paganella_pradel_del_metodo_I.DROP

Metodo scientifico che applica allo sport la psicologia

Amiamo le start-up meglio se create da giovani preparati, con un progetto imprenditoriale. Il 2dicembre 2022 presentata al territorio la nuova Non Scuola di Sci Metodo I.DROP, Paganella, Pradel, Molveno, Altopiano della Paganella. La strategia di comunicazione e branding è affidata a Olab & Partners. Sei soci per un progetto che riguarda la montagna e il turismo.

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La scienza dello sport alla guida

Si tratta del metodo I.DROP che utilizza il metodo scientifico esperienziale che segue rigorosamente la psicologia applicata allo sport.  Cioè poter esprimere le migliori capacità personali nell’attività motoria, anche se ancora giovanissimi. I Maestri di Sci Paganella Pradel, aiutano gli allievi a imparare a sciare meglio. Ma anche come camminare, arrampicarsi e vivere lo sport in montagna, per 365 giorni l’anno. Il progetto è un vero e proprio aggregatore d’innovazione no limit, per le Dolomiti, dal nome HUB 2125.

Informazione e coinvolgimento

Abbiamo supportato la non-scuola a emergere nel grande e articolato e sistema turistico Trentino. Abbiamo utilizzato il rapporto privilegiato con gli organi di stampa, per informare e valorizzare le differenze sostanziali rispetto alle proposte tradizionali. Realizzato una video intervista per dare voce ai neo-imprenditori e spiegare il loro progetto. Grazie ad uno slogan decisamente impattante, (non-scuola di sci), e tempi di informazione adeguati. I social media stanno giocando, sin d’ora, un ruolo fondamentale nello sviluppo dei contatti commerciali con gli hotel e i possibili utenti. Link

L’evento di presentazione della non-scuola di sci

Ad Andalo, alla casa dei Giovani, venerdì 2 dicembre ore 17.00 siamo stati i protagonisti dell’evento. Dai content al copywriting, alla ricerca del coinvolgimento dei partecipanti. Il titolo della presentazione era: Come aiutare il cliente , e renderlo pienamente soddisfatto sulle piste da sci?

Non Scuola di Sci Metodo I.DROP

Catturati da immagini WOW, della comunicazione pubblicitaria, off e online, i clienti vengono catapultati sulle pisce da sci, o verso altri interessanti sport. Sia in primavera che in estate. Il contatto con la realtà spesso è molto impattante psicologicamente. Può far demordere o rendere assolutamente inconsapevoli dei propri limiti, causando danni a volte irreparabili. I giovani sono i futuri clienti da fidelizzare. Da una montagna assolutamente diversa, pronta a mutare anche per il cambiamento climatico.

Non-Scuola di Sci Metodo I.DROP
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Premessa e metodo

Questa è stata la premessa di Emanuela Corradini, esperta di marketing di Olab & Partner. Presenti il Direttore Alessandro Obrelli, 32 anni e Giulia Valcanover, 25 anni, responsabile dell’edutainment della non-scuola che hanno illustrato il metodo e le differenze. I consulenti Dr Rocco Minnici, 37 anni, psicologo dello sport e la Dott.ssa Ilaria Biasion Psicologa, Psicoterapeuta Esperta in Neuropsicologia. Entrambi referenti scientifici della Non Scuola di Sci Metodo I.Drop. Hanno illustrato i plus del metodo, e come hanno preparato i Maestri. In grado di creare e gestire in modo individuale e in gruppo, le esperienze in montagna.

Esperienze a tutto tondo

Sono intervenuti per gli aspetti più tecnici Dora Tavernaro, Maestra di sci e Experience Designer, coordinatrice delle esperienze enogastronomiche Strada dei Formaggi del Trentino. Dora ha illustrato le potenzialità del nuovo sci: tempistiche slow, luoghi meno affollati, attività collaterali oltre lo sci. Non più solo sciare, ma vivere esperienze complete in montagna, senza stress e in massima sicurezza.

Non-Scuola Metodo I.DROP
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Sicurezza oggi sempre più determinante

Il tema della sicurezza è stato affrontato da Donata Sartori, Presidente della Croce Bianca Paganella. Mentre, i cambiamenti climatici modificano la rischiosità degli sport in montagna. Il tema, è stato descritto da Nicola Pichler. Responsabile Soccorso Piste Paganella. Il costo del sistema di supporto alle emergenze sulle piste è enorme (vedi tabella a piè di pagina), e ha un costo altissimo per la collettività. Insegnare a vivere le esperienze in massima sicurezza, è un passo avanti importante. Anche se garantiscano un intervento immediato e preciso, è meglio non immaginare che le tecnologie in montagna, risolvano tutto. La cautela è il miglior mezzo per ridurre gli incidenti durante le vacanze.

La serata è stata resa possibile grazie ai partner: Olab & Partner, Croce Bianca Paganella, Soccorso Alpino; ai media partner: Lavocedeltrentino.it, la voce di Bolzano.it, Spotmagazinetrentino.it. Sponsor: Sparkasse, Cantina Rotaliana, Birra Impavida, La Stua Panificio Pandor. Non Scuola di Sci Metodo I.DROP

Metodo I.DROP
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non-scuola di sci metodo I.DROP

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Benessere, Eventi, Marketing

Esakon lancio nazionale del brand

credits:LucaRiviera-exposanita'2022

Rebranding, social media e Fiere di settore

Lancio della rinnovata suite informatica Sherpa 4.0 in cloud che opera nel sociale, rebranding versus personal brand dei due soci, social media entry, le due più importanti fiere di settore EXPOSANITA’ 2022 e FORUM N.A a Bologna. Una strategia di comunicazione per riposizionarsi a livello nazionale ha caratterizzato Esakon Italia nel corso del 2022.

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Il PNRR volano di sviluppo dei prossimi anni

Il PNRR ha come focus gli interventi per una riconfigurazione importante del settore socio-sanitario assistenziale in Italia. Le imprese dovranno dotarsi di strutture qualificate per potenziare il loro valore di branding al servizio delle istituzioni pubbliche e private in un settore davvero complesso e in pieno rinnovamento.

Comunicare a livello nazionale

Dopo il periodo Covid davvero difficile per tutto il settore socio assistenziale dove opera l’azienda trentina, Italo Parolari e Roberto Betta si sono affidati a Olab & Partners. Obiettivi: riconfigurazione e riposizionamento del brand per il consolidamento dello sviluppo nazionale raggiunto da alcuni anni online e sui social media. Sherpa 4.0 by Esakon è uno dei pochi software qualificati AgiD, già presenti in 20 Regioni italiane, oltre 250 organizzazioni, 20.000 utenti pari a circa 30.000 assistiti 24 ore su 24, sabato e festivi compresi. Scalabile all’infinito.

Esakon lancio nazionale del brand
Credits: LucaRiviera-EXPOSANITA’2022

Innovazione di stile

La strategia messa a punto di Olab & Partners è iniziata con lo scegliere di comunicare in modo moderno e accattivante, potenziando gli elementi grafici e attualizzando palette colori e icone nel programma. Il tutto accompagnato da interventi video registrati di tutto lo staff: story telling in video per spiegare i plus del sistema in cloud.

Le competenze medico-scientifiche-legali oltre l’informatica  

Per essere funzionale il cloud necessita di piattaforme tecnologiche veloci, performanti e sicure. E su questo la qualificazione AgiD è una garanzia visti i molto frequenti stress test a cui Esakon si deve sottoporre.  Quando si opera utilizzando i servizi SaaS software as a service cioè il cloud, la differenza lo fanno le competenze professionali di chi deve predisporre il sistema tecnologico nel rispetto alle continue evoluzioni legislative e medico-scientifiche. Essere in outsourcing significa presidiare i processi interni in staff.  

La domanda chiave

Quanto i decision maker delle organizzazioni sono consapevoli della professionalità che si cela dietro al cloud?  Poco , troppo poco purtroppo. Olab & Partners ha puntato su sicurezza, rispetto delle normative e riduzione dei costi. Meno costi per mantenere i servizi La tecnologia in cloud: fino a -76% di risparmio economico rispetto ai programmi su licenza installati in casa su propri server. In questa fase di inflazione e costi in aumentoridurre gli investimenti e aumentare le prestazioni è fondamentale. Una ricerca interna del Centro Studi Esakon Italia ha confrontato gli investimenti di tutti i clienti, confrontando i precedenti costi informatici con quelli attuali: imbattibile il risparmio sia nel settore pubblico che privato. Non tagliare i servizi ai soggetti fragili, ma essere ancora più performanti con il cloud: questo è il messaggio. Esakon lancio nazionale del brand

Esakon lancio nazionale del brand
Credits: LucaRiviera-exposanita’2022
Esakon lancio nazionale del brand
Credits. LucaRiviera-FORUM N.A. 2022
Eventi, Marketing

Chi ha ucciso la cartolina di Natale?

Uno strumento amatissimo per contattare familiari ed amici sta agonizzando per colpa della rete

Nata un po’ per caso un po’ per necessità, la cartolina di auguri, è diventata un business imponente per poi afflosciarsi progressivamente. Dagli anni ’90 del secolo scorso, il suo business è andato a languire, scalzato dalla comodità della rete. Un contributo importante lo ha dato anche la certezza che i messaggi arrivassero in tempi utili. I servizi postali sono stati alleggeriti di questa incombenza, che creava ingorghi nel periodo delle Festività Natalizie. Chi ha ucciso la cartolina di Natale?

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Il merito delle British Mail

L’usanza di scambiarsi lettere e biglietti di auguri proviene dall’Inghilterra. Una tradizione molto forte anche in tempi lontani. Ma lo sviluppo della cartolina d’auguri è dovuto soprattutto al servizio postale britannico. La sua precisione e puntualità ha consentito a molti di scambiarsi messaggi in tempi rapidi e certi. Mr. Henry Cole fondatore del Victoria and Albert Museum di Londra, era un entusiasta sostenitore del nuovo sistema postale. Aveva molti amici e conoscenti, probabilmente troppi, da ringraziare e ricordare. In Inghilterra non rispondere ad un messaggio o ad una lettera è ritenuta una grave scortesia. Mr. Cole era sepolto da corrispondenza inevasa e cercò una soluzione a questo problema-

Un amico artista

Chiese ad un amico artista di realizzare un bozzetto che potesse rappresentare l’atmosfera della festa. Il disegno oltre a brindare, strizzava l’occhio anche alla carità con cui aiutare i più poveri. Ne fece realizzare mille copie da una tipografia, e fece mantenere uno spazio per personalizzare il messaggio. Era nata la prima cartolina di Natale e con lei anche la prima polemica. Nell’immagine erano presenti bambini che alzavano i calici per il brindisi augurale, Ma nella cultura vittoriana di allora, il solo pensiero che i bambini potessero sfiorare il vino, fece scattare la protesta.

Nonostante i bigotti

Nonostante le bordate dei puristi temperanti, la cartolina fu un successo tra gli amici di Mr. Cole. Anzi è stato immediatamente imitato, anche se il fenomeno per diventare davvero popolare ha impiegato alcuni anni. Il costo della cartolina in forma artistica, non era ancora competitivo per le classi più povere. La cartolina natalizia ebbe un enorme lancio grazie all’industria editoriale americana. Verso il 1915 la società che poi divenne Hallmark, lanciò molti nuovi soggetti ed utilizzò un nuovo formato. Fece biglietti pieghevoli che potevano essere personalizzati con un messaggio, più lunghi di una cartolina e più brevi di una lettera. Li commercializzò con la relativa busta.

Chi ha ucciso la cartolina di Natale

Artisti di grido

Per assicurarsi una clientela cospicua, i concorrenti di Hallmark, si dotarono dell’aiuto di artisti celebri. L’escalation a garantirsi firme celebri portò ad una vera e propria industria, prosegui ed ebbe il suo boom negli anni 50-60. Da messaggi teneri, paesaggi invernali o ammiccamenti alla felicità familiare, si passò a messaggi più ironici. Tra gli artisti coinvolti vanno sicuramente citati Norman Rockwell, Salvador Dalì, Grandma Moses. Le cartoline divennero ben presto materiale da collezione, tanto più celebri se rare o firmate da grandi artisti.

Anche i filatelici

Alla collezione di cartoline si aggiunsero poi i francobolli a tema, o gli annulli natalizi. Un successo enorme tanto che nel 1962 negli USA furono costretti a ristampare in tutta furia una nuova serie di francobolli dedicata al Natale. La prima stampa prevista era di 350 milioni di esemplari, ma non copriva la domanda. Tutti volevano quel francobollo per impreziosire i loro biglietti. La seconda stesura creò un precedente, a causa di un formato ridotto, diventato un “must” dei collezionisti. Infine furono stampati un miliardo di bolli di natale del ’62, quell’anno.

Piccoli editori

I biglietti di auguri sono ormai una rarità, e sono appannaggio di piccoli editori di nicchia. Molti biglietti non vengono nemmeno spediti ma consegnati a mano, come accompagnamento ai doni. Sono una personalizzazione del regalo ed hanno vesti, colori, messaggi molto diversi dal tradizionale “a te e famiglia”. Resta un business marginale, ma i collezionisti continuano a girare per mercatini, alla ricerca del loro pezzo mancante. Fa parte del desiderio di conservare qualcosa di bello, del passato, magari legato alla propria infanzia. In fondo un augurio non fa mai male, e una cartolina in più, non guasta. Chi ha ucciso la cartolina di Natale?

Chi ha ucciso la cartolina di Natale

Credits: Pixabay

Enogastronomia, Eventi, Marketing

Birra artigianale Trentina Forever

Daniela Berti Paola de Pretis Emanuela Corradini

Un corso speciale dedicato ai Mastri Birrai

In Trentino i birrifici artigianali vogliono dare un’impronta di prodotto di montagna, che caratterizza tutto il territorio. Non ci riferiamo solo a quello dei laboratori, ma a tutto il settore dedicato alla produzione della birra, che assume un valore anche come prodotto tipico. Per incrementare questa cultura, dalla collaborazione tra Accademia d’Impresa azienda speciale della CCIAA di Trento e dall’Istituto San Michele all’Adige è nato il corso professionalizzante dedicato ai Mastri Birrai. Birra artigianale Trentina Forever

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Olab & Partners ed i suoi consulenti è stata coinvolta: un’esperienza importante che ha visto la partecipazione di figure di altissimo profilo come la giornalista Eleonora Cozzella. Specialista del settore Food & Beverage per il Gruppo Editoriale GEDI, che include testate come La Repubblica e La Stampa.  È intervenuto il Futurologo Domenico Fucigna di TEA Trends Manifattura di ricerche predittive e docente presso l’Istituto Universitario CIELS di Bologna, che ci ha portato verso una dimensione futura di questo prodotto così vintage. Ha partecipato anche Roberta Rizzi PR e Event Specialist.

Il punto di vista degli esperti

La birra artigianale è frutto di procedimenti antichi e necessita di una conservazione refrigerata. La creatività dei produttori fa sì che ogni prodotto agricolo italiano possa diventare l’ingrediente magico e il mood del taste”. racconta Emanuela Corradini di Olab & Partners. “Questo non è sufficiente a fare impresa, perché il prodotto è fondamentale, ma il modo con cui presentiamo, promuoviamo e vendiamo la birra artigianale è più vicino ai prodotti esclusivi o meglio di lusso rurale che di mass market”. Il problema distributivo o meglio commerciale è molto sentito nel pianeta birra, spesso prodotto diffuso solo a km zero o in modo diretto nei locali di proprietà.  Questo sta sviluppando una domanda da parte di nuovi turisti, alla ricerca dei birrifici artigianali visitabili o locali di proprietà. Si stima che il movimento birro-turistico si evolverà in modo importante, nei prossimi anni accanto all’eno-turismo. Una nuova attività molto remunerativa per i birrifici.

Eventi territoriali a supporto delle vendite

Su questo aspetto Roberta Rizzi PR e Event Specialist, ha evidenziato, attraverso i propri case studies, come le relazioni pubbliche e lo strumento dell’event marketing, siano indispensabili, in un approccio sistemico ed integrato, alla promozione targettizzata, sia branding che commerciale, della birra artigianale. Olab & partners a febbraio 2022 ha collaborato, come supporto alla grafica, comunicazione in loco, al progetto IMPAVIDA on the Rock, ideato e organizzato da Roberta Rizzi a Madonna di Campiglio per il birrificio Impavida di Arco (TN). Un evento che ha coinvolto il tema birra artigianale Trentina su rifugi, piste, entertainment e ristorazione anche stellata. Una kermesse che ha consentito di presentare il birrificio, e questa nuova modalità di comunicazione a supporto dello sviluppo commerciale, evento rappresentativo del mondo birra artigianale locale.

Birra artigianale Trentina Forever
Emanuela Corradini e Eleonora Cozzella durante il corso dedicato ai Mastri Birrai

Il futuro clan delle birre artigianali

Il tema tribale cioè degli addicted o fanatici del brand ritorna pienamente nel mondo futuro. Insieme a molti altri scenari, il tema tribale ci accompagnerà per molto tempo. “Abbiamo analizzato le sensibilità emergenti nella popolazione, per prevedere l’impatto che avranno sui comportamenti di consumo, e più in generale sulle scelte delle persone, con un focus sui giovani under 35.– scrive Domenico Fucigna il Futurologo di TEATrends – Quali valori, quali visioni guidano le scelte delle persone, e quali impatti possiamo pre-vedere sui consumi, sulle imprese e sulla società?”

Siamo nel mondo dell’emotional marketing, il marketing delle emozioni, una deriva delle neuroscienze applicate ai processi decisionali connessi ai comportamenti di consumo. Per la birra artigianale o Birra di qualità, le tendenze culturali che avranno maggiore impatto sui consumi, hanno come focus le sottoculture delle Tribù urbane Giovani. Cioè coloro che si riconoscono nella distintività di questi mondi, e dell’identità creata dall’unicità che esprime il brand. 

Il rischio del brand tribale, potrebbe essere la ghettizzazione in determinati clan, ma il tema è vincente per le imprese, se le stesse sapranno intercettare e anticipare in modo propositivo, innovazione e mood della loro tribù”  conclude Fucigna.

Kalush Orchestra

Social media per fare tribù attorno al brand

Paola de Pretis di Olab & Partners ha curato la parte legata al mondo social media per il prodotto birra artigianale. “Come comunicare la birra artigianale online attraverso i social network? Raccontare il proprio marchio e generare nuovo desiderio? Come suscitare curiosità per fidelizzare utenti e clienti? “Semplice, facendoli innamorare della propria unicità. I social diventano a tal proposito importanti mezzi a disposizione. È un mondo molto veloce, oltre che ultra-competitivo. Bisogna sapersi muovere al loro interno!” – Conferma Paola – “Scegliere con cura i contenuti e il momento per pubblicarli. È importante crearsi una reputazione e distinguersi nel modo di comunicare, per non rischiare di rimanere invisibili. Condividere il proprio lavoro, l’unicità e la personalità di prodotto senza la paura di mettersi in gioco è la soluzione.”

Podcast di birra

Paola, esperta di podcasting, ci ha parlato anche di podcast, nuovo strumento di branding. Negli ultimi due anni, complice anche la pandemia, c’è stato un boom di podcast, inclusi i podcast food& beverage. Un mezzo versatile e di facile fruizione, il medium sonoro è senza dubbio l’ultima frontiera della comunicazione, capace di coinvolgere appassionati di lungo corso e nuovi beer lovers. Attorno ai podcast si sviluppano vere e proprie community: ecco perché sono sempre più numerosi i prodotti audio tematici. I Podcast al profumo di luppolo: Un birraio per amico, Birre e Birrai, FGV Beer RevolutionBirra artigianale Trentina Forever

Birra artigianale Trentina Forever

Credits: Olab & Partners, Pixabay, Kalush Orchestra

Enogastronomia, Eventi, Marketing

Niente di meglio del cibo per i regali natalizi

Per evitare di trovare il proprio dono infilato nel cassonetto il giorno dopo è meglio evitare errori

È iniziata la stagione della caccia al regalo, bello, interessante, divertente, che possa piacere e non sia a rischio riciclo. Scelte molto complesse e complicate, da valutare attentamente, e che lasciano sempre margini di dubbio. Le statistiche possono venirci in soccorso per evitare alcuni degli errori più macroscopici. Sono decisamente tanti coloro che si dichiarano insoddisfatti dai doni ricevuti, sfiorano il 50% in alcune fasce d’età. Ma in generale sono oltre il 30% coloro che avrebbero preferito ricevere altro. Niente di meglio del cibo per i regali natalizi

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Dove si rischia di più

Sono alcuni classici, i regali maggiormente a rischio di essere respinti, cestinati o dirottati verso altri. I giovanissimi, under 20 sono tra i più difficili da accontentare. Hanno personalità in evoluzione, perciò quasi tutto è a rischio di essere “troppo”. Troppo vecchio, troppo abusato, troppo fancy, troppo consumista, troppo usuale, oppure troppo poco sostenibile o green. Se volete evitare figuracce tenetevi alla larga da sciarpe, guanti, berretti di lana, bigiotteria e l’abusato maglione di Natale di stile nordico con le renne.  Evitate poi di regalare profumi, se non vi sono stati richiesti specificatamente, oppure siete certi del profumo che utilizzano al momento.

Riciclo in agguato

Con così tanti scontenti del dono ricevuto, diventa palese che la tradizione del riciclo stia diventando molto comune. Anche qui i giovanissimi hanno la percentuale più alta, almeno la metà di loro confessa di rifilare ad altri il dono sgradito. Ma in generale, 1 regalo su 4 torna a circolare liberamente. A rischio per le generazioni più mature, oltre ai regali precedenti, gli accessori per la casa, con le candele in testa. Accessori d’abbigliamento, foulard, spille, intimo e cinture per lei, portafogli, portachiavi e cravatte per lui. Questi rischiate veramente, di trovarli direttamente nel cassonetto sotto casa il mattino dopo.

Niente di meglio del cibo per i regali natalizi

Salvarsi in corner

Per essere certi di azzeccare il dono che renderà tutti felici, regalate cibo. Qualcosa di buono, tradizionale o meno che sia, sicuramente solleticherà il palato e stimolerà la salivazione. Il cesto di prodotti gastronomici è in cima al gradimento di tutte le famiglie. Ogni fascia d’età è felice di gustare qualcosa di appetitoso. Cesti assortiti, ma anche bottiglie di vino o dolci da forno sono al top dei preferiti. Panettoni, pandori, torroni, spongate, o altri articoli di stagione sono un ottimo passe-partout per arrivare ad ottenere un sorriso convincente.

Come variare

Potete sbizzarrirvi con le proposte più semplici, o con quelle che faranno squittire di gioia i gourmand. Se siete cuochi provetti, potete aggiungere vostre preparazioni, per dare un tocco di originalità. Se conoscete bene chi riceve, e sapete cosa stimola il loro appetito, potete colpire il bersaglio con la migliore versione di quel piatto. Accoppiare buon cibo industriale, a ottimo cibo artigianale è uno dei trend di maggiore successo. Con la pandemia in moltissimi si sono cimentati in cucina con invidiabili successi. Val la pena di riproporre le vostre creazioni e condividerle. Il piacere di stare a tavola a consumare buon cibo, fa parte del dono stesso. Una ulteriore soluzione alternativa potrebbe essere un gift-card a tema food & beverage. In questo caso la certezza di non sbagliare il dono è pari al 100%. Niente di meglio del cibo per i regali natalizi

Niente di meglio del cibo per i regali natalizi

Credit: Pixabay