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Il trend del vino al calice 

Una ricerca evidenza come cambiano i consumi

Federvini ha pubblicato una ricerca svolta da Trade Lab sull’importanza che sta assumendo il vino al calice nella ristorazione. Un trend che si sta consolidando ed ha il doppio obiettivo di contenere i consumi di alcool e di evitare di finire nei guai quando si è alla guida. Il trend del vino al calice

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Da vecchia pratica delle osterie alla ristorazione moderna

Il vino al calice sembrava una tradizione del passato legata più alle ore passate nelle osterie. Un modo di bere vino démodé e sorpassato. Ma recentemente il trend è mutato, i consumatori preferiscono bere meno, puntando sulla elevata qualità dei vini serviti e alla sicurezza di non superare i limiti di legge. Una moderazione che va di pari passo con l’accresciuta pericolosità e lo spauracchio di non poter disporre della propria patente di guida.

E’ già una percentuale importante

Il vino servono al calice rappresenta una percentuale importante  del totale consumato. Un quarto del vino bevuto nella ristorazione italiana, viene servito in quel modo. Il dato si rafforza man mano che cresce il livello della ristorazione sfiorando un terzo del totale. Questo impone alle aziende vinicole un cambiamento di rotta nel proporre i loro prodotti.

Maggior valore e appeal

Maggiore qualità, maggior valore e la capacità di essere attrattivi per tutti coloro che desiderano abbinare un buon calice, al cibo che viene servito al loro tavolo. La quantità versata si riduce e per mantenere alti i fatturati tocca inserirsi in mercati di nicchia, più interessati ad una degustazione “minore” ma di grande appeal degustativo.

Anche gli stranieri e i turisti si adeguano

Il fenomeno si sta estendendo anche ai turisti e ai consumatori internazionali, avvisati dai ristoratori dei rischi che possono correre. Se non incaricano l’eventuale autista di non superare in alcun modo i limiti di legge, il rischio sale. In Francia, l’esigenza di essere attrattivi ha fatto nascere una serie di prodotti monoporzione, che ricalcano in pieno il potenziale della normale bottiglia, ma non inducono in inutili tentazioni.

Altri mercati seguono l’onda

In una indagine condotta su mercati maturi come quelli tedeschi, francesi, nordamericani ed inglesi è risultato evidente come i consumatori tendano a bere vino al calice in modo molto più rilevante rispetto al passato. Oltre il 50 % degli intervistati ha dichiarato di aver mutato le proprie abitudini, consumando molto più vino al calice negli ultimi due anni.

Ognuno porta le proprie ragioni di questa diminuzione

Ogni consumatore porta spiegazioni diverse a questa esigenza, la maggioranza vuole evitare sanzioni stradali, ma in alcuni paesi a prevalere è l’esigenza di bere meno. Consumi morigerati e saggi che non faranno piacere ai nostri vignerons, ma di cui occorre tenere conto, per restare ben presenti sul mercato. Non basta più la qualità occorre adeguarsi anche alla quantità. Il trend del vino al calice

Il trend del vino al calice
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Hamburger sempre più piccoli

Succede nella patria della carne tritata e inserita nei panini, gli USA

Il costo della carne bovina aumenta e si cercano soluzioni. Ridurre le dimensioni ed il peso degli hamburger o scegliere tagli diversi da quelli abituali. La ristorazione a stelle e strisce ne prende atto, e modifica i menu e i servizi alla clientela. Ridurre il peso della carne è uno dei modi più semplici per contenere i costi finali. Hamburger sempre più piccoli

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More frills, più contorno e riempitivi

Un escamotage molto seguito è aggiungere altri ingredienti ai panini coi semini di sesamo. Più cipolle caramellate, fette di pomodori, insalate tagliata alla julienne che crea maggior volume al panino servito. Oppure mettere maggior contorno, spesso patatine fritte, per evitare che la clientela si lamenti della restrizione. I ristoratori si sbizzarriscono in cercare soluzioni che siano visivamente interessanti, anche se, in effetti l’ingrediente principale viene decurtato.

Anche la ristorazione specializzata

Ma il problema si riverbera non solo nelle catene fast food ma anche nella ristorazione specializzata vera e propria. Le ryb eye o le bistecche con l’osso si restringono, oppure diventano non più monoporzioni ma porzioni per due. Per un paese molto carnivoro come gli USA è un vero cambio di mentalità, un approccio nuovo al consumo di carni rosse.

Hamburger sempre più piccoli

Tagli finora non degni dell’alata ristorazione

La ricerca di costi da tagliare, porta anche a prendere in considerazione i tagli che finora non erano stati considerati come rilevanti per la ristorazione. Quesì potrebbe essere positivo per la diminuzione degli sprechi e un consumo più consapevole, ma i prezzi non seguono l’avvicendamento dei tagli di qualità inferiore, restano alti.

Allevamenti che diminuiscono capi e dimensioni

Il minor consumo di carni rosse, condiziona anche gli allevamenti, che preferiscono una rotazione rapida del bestiame. Anticipano la macellazione di vitelloni e giovenche invece di nutrirli a lunghi in attesa che si trasformino in mucche in grado di riprodursi. Troppo alti i costi del foraggio, agli allevatori conviene un ciclo vitale più breve dei bovini.

Molto più import con conseguenze sanitarie

La diminuzione dei manzi statunitensi apre anche la porta alle importazioni dal Messico e dal Sudamerica, vero bacino della carne allevata ed esportata. Sono carni meno controllate che hanno creato alcuni problemi anche in campo sanitario. I controlli sull’import non sono abbastanza severi e i mal di pancia (letterali) sono aumentati. Hamburger sempre più piccoli

hamburger sempre più piccoli

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Spesa sempre più cara.

A dirlo è l’Istat ma lo conferma anche il Sole24ore.

Lo scontrino del nostro carrello della spesa è aumentato del 30%, in cinque anni, un valore che si discosta molta da quello dell’inflazione (+21%). Significa che siamo nettamente più poveri, dato che i salari, nello steso periodo, sono aumentati pochissimo. Alcuni generi sono veramente sfuggiti di mano. Spesa sempre più cara.

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Olio caffè e ortaggi dal gioielliere

L’olio extravergine sta diventando un alimento da acquistare in oreficeria, suo probabilmente il balzo maggiore, + 47%, battuto solo dal caffè (51%) del quale però conosciamo le reali difficoltà di approvvigionamento. A stupire sono sicuramente gli aumenti del reparto ortaggi (quasi il 40%), con beni veramente necessari che sono alla base di mille ricette come patate (+44%) melanzane (+41%) e pomodori (+45%). Vere bastonate all’economia domestica delle famiglie italiane e addio alla dieta mediterranea.

Spesa sempre più cara

Frutta aumentata molto

Facendo una simulazione delle spese per gli ingredienti base, una famiglia con un minore è passata dai 100€ spesi nel 2021, ai 130€ del 2026. Anche la frutta non scherza in quanto a rincari. L’Istat la valuta al 28,6% mentre il Sole 24% si limita al 14. Ma è  una valutazione errata perché tiene conto solo di due frutti mele e banane, mentre un paniere più equilibrato mostrerebbe dati sconfortanti per fragole, limoni ed arance, con prezzi saliti del 48%, 37% e 31% rispettivamente.

Latte yogurt biscotti riso uova e pasta

Il latte è rincarato del 21%, mentre altri prodotti per la colazione come biscotti e yogurt sono saliti del 27%. Idem per le merendine. Il riso è aumentato del 43%, il pane del 28%, ma a mettere in difficoltà le massaie è arrivata la stangata sulle uova (+43), un ingrediente quasi insostituibile nelle preparazioni. Un piatto semplice come spaghetti al tonno incontra rincari attorno al 25%.

Spesa sempre più cara

Compriamo meno e abbassiamo la qualità

Come si comportano le famiglie? Stringono la cinghia, comprano meno ed abbassano il livello della qualità degli ingredienti. Eliminando alcuni prodotti dalla propria dieta, rinunciando alla carne  rossa a favore di quella bianca. Dove possibile si opta per surgelati, meno costosi e relativamente facili da preparare. Anche gli affettati hanno subito riduzioni in quantità.

Vino economico per consolarci? Meno visite al bar.

Sembra che solo il vino da tavola abbia contenuto gli aumenti, finiremo per consolarci con un bicchier di vino di tutto ciò che non abbiamo potuto acquistare? Scendono anche le uscite, il costo del caffè sta rallentando il numero delle visite a bar e anche le colazioni in piedi con una focaccia o un panino sono in difficoltà. Spesa sempre più cara

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Birra analcolica Si Grazie

Aumentano gli estimatori delle birre analcoliche.

Alcuni anni fa sembrava una bestemmia, ma ora la birra analcolica si sta prendendo la sua rivincita. E’ sempre più richiesta ed un pubblico di estimatori in aumento. Bere alcol ogni giorno o sera, sta diventando impraticabile e si affacciano alternative. Birra analcolica Si Grazie

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Aumentano le richieste di birre leggere

Capita sempre più sovente che nei locali, anche i più tradizionalisti venga offerta o aggiunta al menu la birra analcolica, non è una moda del momento ma è un fenomeno che sta prendendo piede. La cosa interessante è che non va a sostituire le altre birre, ma si accompagna ed estende la gamma, conquistando nuovi clienti. Chi s’è svezzato con le birre, tradizionali o meno che siano, chiede, bionde, IPA, scure, rosse o nere, non cambia facilmente posizione, ma magari chiede birre un poco più beverine del solito.

Nuove generazioni più attente e salutiste

Non chiede le analcoliche, ma c’è una generazione che ha sviluppato timore nel consumo eccessivo e teme d’inebriarsi, con conseguenti problematiche legate alla circolazione stradale e al ritiro della patente di guida. Perché rinunciare al piacere di una birra se si può conservare il diritto di guidare la propria auto? E’ il punto di partenza di molti amanti del malto d’orzo. Anche l’industria si sta adattando e cerca di non perdere un solo consumatore.

Birra analcolica? Si Grazie
Credits:surprisingmedia

Sono il 4% del fatturato ma stanno crescendo

Dopo alcuni anni in cui il mercato dei prodotti brassicoli è continuato a salire, ora c’è una parziale stasi, che però viene parzialmente compensata dalle analcoliche. C’è all’orizzonte anche una volontà di bere in modo più salutare e le nuove generazioni spingono in quel senso. Le bionde analcoliche occupano circa un 4% del mercato, ancora un piccolo spazio ma che è praticamente raddoppiato in un solo biennio. 

Sono i grandi birrifici a goderne

Purtroppo c’è un grosso ma, a goderne sono soprattutto i grandi birrifici che non hanno difficoltà a cambiare i loro cicli produttivi. Chi soffre sono i microbirrifici che per logiche produttive non possono permettersi di passare all’analcolico per una sola cotta. E non possono sviluppare linee pastorizzate. Vengono così esclusi da un potenziale mercato che potrebbe svilupparsi ancora di più.

I giovani escono un poco meno

C’è una involuzione dei consumi dei più giovani, circola meno denaro e le uscite ogni sera sono un bel ricordo, quasi irripetibile. Bere meno, più sano e senza preoccupazioni per la propria lucidità nel giorno successivo, è un trend assai comprensibie. La birra resta sempre un gran piacere ma anche i consumatori abituali, stanno lentamente scivolando verso consumi meno impattanti e meno alcolici. La richiesta di gradazioni inferiori è già in atto. Resta da vedere se qualcuno farà il salto verso l’analcolica (cosa di cui dubitiamo fortemente) o sapranno accontentarsi di birre più leggere ma sempre molto saporite. Birra analcolica Si Grazie

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Un modo impensato di usare i gamberi

I gusci dei gamberi vengono trasformati in combustibile, cibo e materiali da costruzione

Nell’ultimo decennio, gli scienziati sono sottoposti a una forte pressione per soddisfare il fabbisogno mondiale di cibo ed energia. La notizia arriva da Singapore dove hanno sviluppato un nuovo processo chimico, che trasforma i rifiuti organici in prodotti utili e sostenibili. Un modo impensato di usare i gamberi.

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Da Singapore un’idea per ottenere idrogeni e altri materiali

Singapore ha una grande richiesta energetica. L’ingegnere elettrochimico Li Hong ha trovato un nuovo processo a più fasi, che trasforma rifiuti organici ricchi di carbonio. Riesce a produrre idrogeno gassoso, cibo e carbonato di calcio, utilizzato in vari prodotti partendo dai gusci dei gamberi. 

Processo a emissione negativa di carbonio

Il processo è a emissioni negative di carbonio, ovvero rimuove dall’atmosfera una quantità di anidride carbonica, gas serra, superiore a quella che produce. Nel frattempo produce anche proteine che possono essere utilizzate per alimentare i prodotti ittici d’allevamento, compresi gli stessi gamberi che sono all’origine del ciclo produttivo. Un circolo virtuoso che trasforma i rifiuti in cibo e ricicla producendo energia e ricchezza.

Un modo impensato di usare i gamberi

L’uso della biomassa

L’uso della biomassa per produrre idrogeno è ciò che ha destato più attenzione da parte degli altri scienziati. L’idrogeno viene prodotti industrialmente in modi diversi e la richiesta è sempre molto alta, compresi i metodi che usano risorse energetiche rinnovabili. Il potenziale dell’idrogeno soprattutto nei trasporti è enorme perché può sostituire i combustibili. Resta il problema di come rifornire e della rete di approvvigionamento da creare.

Restare compatitivi senza emissioni

Lo sforzo è creare energie funzionali a costi competitivi e senza.emissioni. Il riutilizzo dei gusci di gamberetti offre la possibilità di ridurre i costi e gli impatti di tutto il processo, salvando energia. Il processo inizia col ridurre i gusci in un impasto da cui viene estratto il carbonato di calcio, (utilizzato per le costruzioni). Dal processo viene prodotto anche idrogeno in forma gassosa. Dalla restante biomassa grazie all’uso di alcuni batteri viene sviluppato un integratore che viene utilizzato nelle acquacolture e allevamenti ittici.

Un modo impensato di usare i gamberi

Tutto sul terrazzo dell’Università

Il processo realizzato sul terrazzo dell’Università di Singapore, funziona, ma è ovviamente di piccole dimensioni. Il vero problema è renderlo utilizzabile su grande scala. E’ proprio questa la fase che rende inutilizzabili molti dei progetti tecnologici innovativi. La capacità di renderli produttivi su grande scala e ottenere prezzi competitivi senza produrre scarti o addirittura ridurli.

Molte altre biomasse

Il processo potrebbe funzionare con molti altri prodotti di scarto che attualmente confluiscono nelle discariche e che hanno alti costi di smaltimento. Materie di scarto provenienti da industrie alimentari o di trasformazione, dagli sfalci e dalle produzioni vinicole o birrifici. Materiali che potrebbero essere convertiti con il solo costo dell’energia utilizzata negli impianti, che a sua volta potrebbe essere a basso costo, se eolica o solare. Le biomasse diventano, in questo modo, molto utili e le discariche non vengono impegnate in modo massiccio. Un circolo virtuoso di riciclo a basso impatto ecologico. Un modo impensato di usare i gamberi

Un modo impensato di usare i gamberi
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La telenovela KitKat continua.

Credits: Nestlè Canada

Le barrette non sono ancora uscite

Dopo aver dichiarato che un camion pieno di 400.000 barrette KitKat dedicate alla Formula 1, era stato rubato, era uscita la note che il camion era stato rintracciato. Notizia successivamente smentita.Del camion partito con le barrette della Nestlè non c’è ancora traccia. Il camion era sparito nei pressi di Torino, in autostrada, senza lasciare tracce nemmeno nelle immagini delle telecamere. La telenovela KitKat continua

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Molto rumore nel settore alimentare

Ovviamente il furto ha dominato le notizie nel mondo del marketing alimentare. I problemi con la logistica e i furti sono all’ordine del giorno, ma un intero camion svanito nel nulla, fa decisamente notizia. Nestlè ha cercato di giocare con la notizia in modo ironico, per volgere a suo favore una notizia che a prima vista era decisamente sfavorevole. Ora per cavalcare l a notizia ha fatto di meglio, l’ha trasformato in un evento.

Una scorta come a Trump o a un capo di stato

Ha fatto circolare un camion con le insegne KitKat scortato da grandi Suv neri. Come se fosse un viaggio scortato di Trump a Mar-a-lago o la visita di un capo di stato straniero. L’effetto ha funzionato, anche perché Nestlè ha volutamente diffuso le immagini di questo convoglio, così preziosamente protetto. Ad eseguire il tutto è stata Nestlè Canada, che ha utilizzato tutta la sceneggiatura iconografica, degna di un film di spionaggio.

Ironia usata a piene mani

L’effetto ironico è piaciuto moltissimo, e i social si sono scatenati con commenti, immagini e meme, che sono diventati immediatamente virali. Cè chi ha paragonato l’operazione ad un salvataggio vero e proprio del tesoro di cioccolato. Il ritorno in comunicazione è stato notevolissimo, Nestlè ha trasformato una difficoltà  in un plus che dal punto di vista del marketing è formidabile. Far parlare di sé, del nuovo prodotto, senza spendere un centesimo, se non il noleggio di alcuni Suv per creare lo scenario perfetto, è stata una mossa vincente. La telenovela KitKat continua

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C’è un futuro per le edicole?

Le edicole in Italia chiudono, mentre altrove trovano possibilità

In una grande città come Madrid le edicole hanno una seconda vita, rinascono come chiringuitos, offrono snack, caffè e giornali. Ma invece di essere aperti sulle spiagge di località prestigiose ai Caraibi sono in piene città, nelle stesse vie dove esistono da anni. Sono chioschetti vivaci che attraggono molti clienti. Potremmo prendere esempio? C’è un futuro per le edicole?

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Complicato in Italia

Da noi le edicole stanno silenziosamente scomparendo. Sono pochissimi i comuni italiani che ancora possono vantare un servizio al cittadino di fruizione della stampa. Su ottomila comuni almeno 5.000 non hanno più un punto vendita di giornali. In realtà il business è figlio della crisi del settore e del pochissimo ricarico che consente agli edicolanti di sopravvivere. Sono coloro che hanno aggiunto servizi i soli a potersi ritenere soddisfatti. 

Giocattoli e servizi

Sono diventati rivendite di giocattoli, accessori, magliette, sciarpe, articoli sportivi, calendari, cartoline, grazie a pubblicazioni che puntano tutto sugli oggetti che attraggono i bambini.  Svolgono anche servizi legati alle Poste. Ritirano raccomandate e smistano bollettini che il servizio postale, anch’esso ridotto a minimi termini, non riesce a smaltire. Nei piccoli comuni le edicole sono diventate il collettore di tutte le attività extra, punto di raccolta per tante attività che non sopravviverebbero da sole.

C’è un futuro per le edicole?

Guadagni scarsi

Hanno calcolato che ora fare l’edicolante permette uno stipendio di poco superiore ai 1.000 euro, ma l’attività comporta molte ore di lavoro. Sveglie all’alba e tempi lunghi per poter servire più cittadini possibili. Cona responsabilità dei resi, la relativa pericolosità di essere soggetti a rapine. Elementi che hanno portato al quasi dimezzamento dei punti vendita da inizio secolo. 

Madrid il faro

Madrid sta realizzando una nuova versione delle edicole, non più solo giornali e riviste, ma anche punto ristoro con piccoli bar in grado di servire caffè e paste. Chi li ha realizzati ha visto lungo, le edicole sono quasi sempre in posizioni molto interessanti, centrali, in luoghi di grande calpestamento, vicini a locali pubblici, scuole, stazioni e piazze. Ma la legge italiana lo vieta. Sono solo alcune direttive regionali discrezionali, che possono sbloccare la situazione.

Niente caffè o ristorazione nelle edicole

Vecchie leggi che andrebbero riviste nella sostanza impediscono che dove ci sono giornali sia possano servire cibi, bevande, caffè e cappuccini. La situazione si complica se non si hanno possibilità alternative di gestire le rivendite. In alcuni casi le edicole si no “travestite” da centri culturali, librerie, centri sociali. Attività importanti ma che possono germogliare solo dove la clientela è molta, in grandi città o località prestigiose. Nel piccolo comune montano non avrebbe nessuna possibilità di restare aperta.

L’escamotage che vien dalla Spagna

Dalla Spagna arriva questa variazione sul tema, molto importante. Dotare i chioschetti di una piccola area bar, o dove sia possibile accedere a macchinette per ottenere caffè fresco o tè, è sicuramente una risorsa. La frequentazione dei chioschi è aumentata e molti si sono intrattenuti per 3 o più minuti e mentre sorbivano un caffè hanno trovato il quotidiano o la rivista che li interessava. Una seconda vita per molte edicole. C’è un futuro per le edicole?

C’è un futuro per le edicole?

Credits Luigi Carnevali Ai, Pixabay

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KitKat Nestlé il camion che non c’è

Ancora misteriosa la scomparsa di un camion carico di barrette

Continua la ridda di voci riguardanti il furto di un intero camion di barrette al cioccolato Kitkat della Nestlè. Il furto avvenuto in una località non comunicata tra il centro Italia e la Polonia, rischia di rovinare le vacanze pasquali a qualche goloso di cioccolato. KitKat Nestlé il camion che non c’è

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Così curiosa da attirare l’attenzione

La notizia del furto avvenuto il 26 marzo, ha fatto rapidamente il giro del mondo per la sua unicità. I furti di merci sono relativamente usuali, ma quelli di dolciumi sono abbastanza rari. Nestlè ha cercato di reagire in modo moto composto facendo ironia sull’accaduto.

Un commercial riuscito

“Abbiamo sempre invitato i nostri clienti a prendersi una pausa”. “take a break” era un riuscito slogan pubblicitario di Kitkat. Ma ora sembra che saranno in tanti a non poter soddisfare il loro bisogno di pausa. Sono 413.000 confezioni quelle mancanti dal camion volatilizzato.

Falso ritrovamento

Si era diffusa ieri la notizia che il camion fosse stato rintracciato. Notizia smentita, tanto che Nestlè ha ribadito di stare collaborando con le autorità, per rintracciare l’intero carico. Carico che sembra essere particolare e quindi riconoscibile. Si tratta di un nuovo prodotto legato al mondo della Formula 1.

KitKat Nestlé il camion che non c’è

Codici che rimandano a luogo di produzione

Le barrette a forma di monoposto son tracciate con codici che ne dovrebbero impedire la distribuzione su un mercato parallelo. Anzi Nestlè invita tutti a segnalare le barrette che dovessero arrivare ai consumatori, per poterle bloccare, e rintracciare gli autori del furto.

Carestia di cioccolato scongiurata

Mentre la carestia di cioccolato che colpirà il mercato polacco fa disperare qualche goloso, il web si scatena con tutta la graffiante ironia che un simile fenomeno può causare. Non mancano meme e video relativi al furto e alla mancanza di barrette, oltre a quelle legate alla velocità con cui sono state sottratte, degne di un pilota di Formula 1.

12 tonnellate

Sono 12 tonnellate di Kitkat fatte sparire, e tutto il mondo della logistica s’interroga su come sia potuto avvenire senza lasciare nessuna traccia. Il prodotto però è contrassegnato da codici a barre univoci, che rimandano al luogo di produzione e provenienza, questo dovrebbe ridurre la possibilità di commercializzazione da parte dei ladri.

Fornitura garantita

Nestlè ha garantito che le fornitura verranno garantite, e nessun fan della Formula 1 e dei wafer ai cereali, ricoperti di cioccolato resterà a bocca asciutta. Le barrette a formula di monoposto sono state ideate per festeggiare i 75 anni della massima competizione sportiva motoristica, ed anche i 90 anni della Nestlè. KitKat Nestlé il camion che non c’è.

Credits: Nestlè

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Il successo dei drink analcolici alla cannabis

La versione soft di bevande alla THC si sta imponendo nel mercato USA

Piacciono tanto, soprattutto alle donne e ai giovani, questi prodotti analcolici che sono addizionati con derivati della canapa. Stanno rivoluzionando il mercato queste bevande che stanno spostando la richiesta di drink alternativi. Il vino sta subendo una forte riduzione, in parte legata ai dazi, ma sono meno richieste anche birre e superalcolici. Il successo dei drink analcolici alla cannabis

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Sono light per zuccheri e proteine

Non sono zuccherate e proteiche, sono individuate come bevande “leggere” che possono sostituire il bicchiere post cena, o le uscite con amici. Oltre a non far ingrassare hanno il pregio di non causare il fastidioso e imbarazzante “hangover” (dopo sbronza) del giorno dopo.

La stima parla di vendita è enorme

La crescita della domanda di questi prodotti è stimata come imponente e in grado di quintuplicare le vendite nel prossimo quinquennio. Sono molti gli stati dove sono acquistabili in modo legale, anche al d’infuori dei negozi specializzati in cannabis. I marchi che commercializzano bevande con i principi del THC stanno proliferando velocemente, dopo che varie aziende hanno fiutato l’affare. Sono piccoli brand ma qualcuno s’imporrà facilmente.

Claim stimolanti che fanno leva sui salutisti

La pubblicità e i claims che supportano le bevande mettono l’accento proprio sulla riduzione di tuti gli effetti collaterali, e fanno leva sull’aspetto salutistico. Zero zuccheri e zero calorie, stuzzicano i giovani e le donne che non vogliono prendere peso, ma vogliono godersi un drink soddisfacendo una abitudine molto diffusa negli USA.

l successo dei drink analcolici alla cannabis

Tè, succhi di frutta, bibite gassate

Sono equamente suddivisi tra tè, succhi di frutta, bibite gassate le bevande addizionate con THC (tetraidrocannabinolo).  C’è molto entusiasmo per questa variazione del modo di intrattenersi bevendo, senza eccessi e senza rimorsi. La popolazione femminile nella fascia 30-40 sembra essere la più felice di vere questa opportunità. Farsi un piacevole drink senza preoccuparsi dell’alcool sembra un sogno che si realizza.

Effetti collaterali ridotti se non si esagera

Gli effetti collaterali sono ridotti, se non se consumano troppe, sono gli stessi della marijuana, con problemi di memoria, concentrazione e attenzione. Sono possibili abbassamenti della fluidità dei movimenti, con possibili aumento della pericolosità alla guida. Ovviamente la quantità ingerita è una variabile molto importante. I medici temono che un uso smodato possa condurre alla dipendenza, soprattutto nei giovanissimi.

Molti brand in vendita anche nella GDO

Alcuni dei brand disponibili e che potrebbero diventare marchi molto riconoscibili sono CANN, Sunstone, Cycling Frog, Fable, Incognito, Nowadays, Klaus, Olala. I loro spot parlano di bibite del futuro, bevande sociali, dando una indicazione precisa di quale direzione vogliono prendere. Presto anche la catena di supermercati Target metterà in vendita i prodotti addizionati di THC, nei suoi punti vendita. Il successo dei drink analcolici alla cannabis

Credits: web, LosAngelesTimes

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Essere infedeli conviene

Gli italiani sono sempre più infedeli nei confronti delle catene di supermercati.

La ricerca di prezzi convenienti ha convinto molti dei nostri connazionali, a rinunciar alla praticità dei negozi conosciuti di cui si servono tradizionalmente. Sono sempre di più i clienti che cambiano punto vendita e ne visitano molti, a seconda del tipo di necessità. Spulciano le offerte, cambiano idea e possono visitare più supermercati nell’arco della giornata, facendosi attirare e guidare dal miglior prezzo. Essere infedeli conviene

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Volantini le nuove bibbie

I volantini delle promozioni sono le nuove bibbie, a guidare le scelte della clientela, sempre più attenta alle offerte, anche grazie alla diffusione in rete. Ogni supermercato diventa così attrattivo per alcuni articoli, ma non riesce più a convincere la clientela a completare la propria spesa in un solo punto vendita. 

Non importa se devono spostarsi in auto

Gli italiani non danno troppa attenzione alle spese di trasporto che comporta visitare più supermercati. Il piacere di riuscire ad ottenere il miglior prezzo della settimana è condizione sufficiente, a soddisfare il bisogno di risparmiare. Non diventano automaticamente clienti affezionati, il punto vendita gradito questa settimana, potrebbe essere spodestato domani, da un’altra catena, che offre altre promozioni.

Affannosa ricerca delle promozioni

I supermercati devono trovare soluzioni per attirare sempre più clienti e cercare di fidelizzarli. Ma la soluzione non è sempre a portata di mano, i margini sempre più ridotti, non vengono compensati dai molti prodotti a prezzo pieno, perché i clienti continuano a fare “switch” (scelta di cambiamento). L’insegna non è più attrattiva come un tempo, la clientela non si affida alle abitudini come faceva un tempo.

Essere infedeli conviene

Piccoli negozi in zone poco servite

Sono i piccoli negozi o le superettes, situate in zone non troppo servite, ad avere ancora una clientela abituale, spesso formata da senior con problemi di mobilità o senza auto. Dove la concorrenza non è aggressiva, l’insegna mantiene intatto il suo carisma. Anche i negozi specializzati solo in alcune tipologie di prodotti, possono garantirsi una clientela affezionata. 

Commodities e alimentari vengono spremuti

Chi mette in vendita commodities e alimentari, deve inventarsi continuamente nuove offerte e sconti per restare attrattivo. Il risparmio è la cosa che interessa maggiormente ai nostri connazionali, che sono disposti anche a cedere qualcosa nell’ambito della qualità. I brand devono anch’essi adeguarsi, offrendo sconti ritenuti impensabili solo pochi mesi fa. 

Costo della vita e stipendi non adeguati

Il costo in costante incremento della vita e la non equiparazione degli stipendi, sta impoverendo le classi medie e povere del paese. Aumentano le famiglie in stato di povertà, le file alla Caritas e altre istituzioni che offrono aiuti alimentari si allungano. in questa situazione è facile comprendere come le scelte delle famiglie siano orientate a salvaguardare le scarse risorse economiche. Essere infedeli conviene

Essere infedeli conviene