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Un AIUTO scritto con le foglie di palma

Come nei migliori film di avventura e azione la scritta ha funzionato

Scenario: Oceano Pacifico, tre naviganti in avaria e naufragati su un isolotto sono riusciti a farsi scorgere da un aereo. Una volta inviati i soccorsi i tre esperti marinai sono stati portati in salvo. Sono riusciti a sopravvivere grazie alla loro esperienza di vecchi lupi di mare bevendo acqua di sorgente e mangiando polpa delle noci di cocco. Un AIUTO scritto con le foglie di palma

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Novelli Robinson Crusoe

Un’esperienza che ricorda altri celebri naufraghi come Robinson Crusoe. L’aver manifestato la loro presenza con un enorme “HELP” scritto con le foglie delle palme li ha resi reperibili. La Guardia Costiera degli Stati Uniti è riuscita ad inviare un ricognitore ed a soccorrerli. L’equipaggio di tre marinai era partito dall’atollo Polowat e intendeva raggiungere quello di Pikelot, a circa 100 miglia nautiche,

Uno skiff leggerissimo per viaggiare veloci

La loro imbarcazione era uno schifo (skiff) di 20 piedi aperto. Un natante molto veloce con scafo sottile e pescaggio quasi inesistente, destinato a volare sull’acqua e dotato di un motore fuoribordo. Il programma era una gita di pesca ma si è risolta in un naufragio per colpa delle secche attorno all’atollo. 

Cibo acqua e foglie di palma

I tre naufraghi però non si sono lasciati prendere dallo scoramento ed hanno trovato questa soluzione per rendersi visibili, mentre pensavano a sopravvivere con quello che l’atollo offriva. La loro scomparsa non era passata inosservata e le ricerche erano già scattate ed un aereo era uscito in perlustrazione. 

Un AIUTO scritto con le foglie di palma

Raggiunti grazie alla scritta

Dopo aver notato la scritta sulla spiaggia dell’isola hanno paracaduto dei kit di sopravvivenza, una radio ed avvisato la Guardia Costiera che  è così riuscita a raggiungerli. Dopo il salvataggio i tre hanno raccontato la loro avventura e l’incidente che ha causato la rottura del motore. Il loro unico desiderio era ritornare alla base di partenza a Polowat.

Carramba che sorpresa

Tra le sorprese uno dei soccorritori ha scoperto che uno dei naufraghi era un lontano parente, un cugino di terzo grado, mentre gli altri due lo erano di quarto grado. Una vera carrambata. Lo spirito dei soccorritori è quello si sostenere questi abitanti della Micronesia, dispersi a grandi distanze ma uniti dall’abilità e dalla confidenza che hanno verso l’Oceano.

Già altri due naufragi in tempi recenti

L’atollo di Pikelot aveva già avuto un simile evento quattro anni prima. Altri tre naviganti erano naufragati nello stesso luogo e salvati dopo 3 giorni. In quel caso però si era trattato di vera imperizia, per non aver calcolato il giusto bisogno di carburante della loro imbarcazione, ed erano rimasti a secco.

A nuoto nella notte stellata

Sono episodi non troppo rari, un’altro naufragio era successo nel 2016, ma in quel caso i naufraghi avevano dovuto nuotare oltre due miglia per raggiungere l’isolotto più vicino. Fortunatamente nonostante fosse notte sono riusciti ad arrivare sino alla spiaggia alla luce della stelle e della luna.

Meglio portare un radiofaro

La Guardia Costiera consiglia a chi vuole muoversi con maggiore sicurezza di utilizzare dei radio fari. Ora esiste la possibilità di noleggiarli per brevi periodi e garantirsi la possibilità di restare in contatto coi soccorritori. La Micronesia occupa un’area enorme nell’Oceano Pacifico e diventa complicato monitorare tutti gli isolotti e gli atolli, molti dei quali disabitati o scarsamente abitati. Un AIUTO scritto con le foglie di palma

Immagini:Pixabay e web

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Proibire la musica troppo lenta o troppo veloce.

è la nuova imposizione del leader della Cecenia Kadyrov.

Tutta la musica che non raggiunge gli 80 battiti al minuto o eccede i 116 è bandita dal territorio ceceno. Una ennesima follia del dittatore Kadyrow che ha trasformato la piccola repubblica caucasica, in una enclave dove tutto è proibito. Ai musicisti sono concessi 45 giorni per modificare e riarrangiare i loro brani o non potranno essere eseguiti.

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Musica troppo lenta o troppo veloce

Ogni regime dittatoriale cerca di regolamentare ogni cosa perché nessuno possa recriminare. La musica è uno di questi mezzi, con cui viene imposta una ulteriore restrizione delle libertà personali. Piccola cosa rispetto alla molte altre violazioni dei diritti, ma esageratamente impositiva. I regimi che impongono restrizioni troppo rigide spesso superano il livello di guardia e diventano materiale per rovesciare quei regimi.

Salvaguardare le tradizioni

La musica è diventata un’altra delle restrizioni imposte dal governo. Il tentativo è quello di “salvaguardare le tradizioni” e sradicare le moleste ingerenze della musica occidentale che potrebbero influenzare la popolazione. La mentalità e le tradizioni cecene anche nel campo della danza saranno così protette dalle negative influenze esterne. in tutte le loro esternazioni ricordano certi dettami di regimi nazisti e fascisti, dove tutto è deciso nei palazzi del potere.

Proibire la musica troppo lenta o troppo veloce

Non imitare o gradire ciò che arriva dall’estero

Il governo impone ai cittadini di “Non prendere in prestito la cultura musicale da altri popoli”, lo considerano “un atteggiamento inammissibile”. Queste le dichiarazioni di Musa Dadayevhe, ministro della Cultura. Per conservare l’integrità del nostro popolo,“Dobbiamo portare alla gente e al futuro dei nostri figli il patrimonio culturale del popolo ceceno”.

Integralismo musulmano

La Cecenia è un paese piccolo, di solo 1,5 milioni di abitanti, che si stende tra Mar Nero e Caspio. Celebre soprattutto per la ferocia con cui combattono i suoi soldati, i ceceni sono stati per anni il braccio armato di Putin, in tutte le azioni più efferate. La religione ha una grande importanza per Kadyrov che la usa come propellente per incendiare i suoi soldati e spingerli ad eccessi sanguinari.

Una cattiva aria

In Cecenia si respira una cattiva aria, troppe sono le limitazioni imposte ai suoi abitanti. Le minoranze sono duramente colpite, soprattutto gli omosessuali. Ma sono tanti i divieti, il primo riguarda l’abbigliamento, con nessuna concessione a ciò che non sia strettamente tradizionale. Il tentativo di bloccare sul nascere qualsiasi dissenso, oltre alle scelte di che abito portare, passa anche per la musica.

Proibire la musica troppo lenta o troppo veloce

Sfrondare tutti i ballabili

Il tentativo è di evitare che qualsiasi brano ballabile (la dance suonata in tutto il mondo) possa essere suonato o trasmesso nel paese. La “cosiddetta” musica occidentale non può e non deve condizionare la mentalità dei ceceni. Sono moltissimi i brani che sono troppo veloci, la stragrande maggioranza delle hit internazionali, ma anche evergreen come “Hey Jude” dei Beatles, non potrà essere trasmesso o eseguito perché è troppo lento

Una beffa finale

Ora sorge un nuovo problema per Kadyrov, negli incontri internazionali col suo più grande ispiratore, non potrà fare ascoltare l’inno nazionale. Infatti, l’inno con cui dovrebbe accogliere Putin e le sue delegazioni non rientra nelle restrizioni, il pomposo inno russo è di 76 battiti al minuto. Vedremo se verranno concesse deroghe in proposito

Proibire la musica troppo lenta o troppo veloce
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Torna la corsa dei camerieri

Un evento iniziato nel 1914 che però era sospeso da 12 anni

Un paio di centinaia di “pseudo-atleti” che normalmente lavorano come camerieri hanno partecipato all’evento nella capitale francese. Il percorso di circa 2 chilometri, si svolge nelle strade di Parigi. I camerieri rigorosamente in abito di servizio devono correre con un cabaret che contiene un bicchiere d’acqua, una tazzina di caffè ed un croissant. Torna la corsa dei camerieri

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I Giochi Olimpici cominceranno il 26 luglio

La prossima estate i Giochi Olimpici si svolgeranno a Parigi, perciò questa gara sembrava l’occasione giusta per riesumare l’evento. A metà tra corsa sportiva e avvenimento mondano, ha divertito molto il pubblico presente. Le regole erano ferree: è proibito correre e quindi è più una marcia che una corsa, e il vassoio si può tenere con solo una mano alla volta

L’abilità di sgusciare tra i tavolini

Una gara di abilità come quella che i camerieri svolgono quotidianamente slalomeggiando tra i tavolini dei loro bistrot. La tradizione parigina delle distese all’aperto, che permette di avere molti più coperti, obbliga i servitori ad impegnarsi a fondo per servire quante più persone nel minor tempo possibile. Ovviamente chi fa cadere o rovescia gli oggetti sul vassoio viene penalizzato. 30 secondi se l’acqua nel bicchiere è scarsa, e addirittura un minuto se il bicchiere è vuoto. Perdere un pezzo vuol dire squalifica immediata.

Torna la corsa dei camerieri

Ai vincitori, medaglia, soggiorno e biglietti

Gli incorruttibili giudici hanno sancito che quest’anno la corsa se la sono aggiudicati Samy Lamrous per i maschi in 13 minuti e 30 secondi, e Pauline Van Wymeersch per le femmine in 14 minuti e 12 secondi. Ai vincitori è stata assegnata una medaglia ricordo, la possibilità di essere ospitati per una notte in un grande albergo della città e i biglietti per la cerimonia d’inaugurazione dei Giochi.

Milioni di turisti in arrivo

L’occasione delle Olimpiadi estive è stato il volano per riattivare la corsa dei caffè. Parigi sta per essere invasa da milioni di turisti, a cui si sovrappongono gli atleti e tutto l’apparato che gira attorno ai Giochi. I camerieri è giusto che siano ben allenati e preparati per sostenere una simile massa di persone. Il bistrot è una delle immagini parigine per eccellenza e quasi tutti vorranno accomodarsi ai tavolini per gustare un caffè un croissant, un pastis o un pernod.

Patrimonio immateriale

Il servizio al tavolo in stile francese è diventato parte fondamentale del “patrimonio culturale immateriale” di Parigi. Una visita alla città non può presumere da alcuni appuntamenti fissi, che non sono soltanto, il Louvre, la Torre, il Trocadero e il Moulin Rouge, ma anche i suoi bar all’aperto a sorseggiare caffè mentre si osservano i passanti. Torna la corsa dei camerieri

Torna la corsa dei camerieri

Credits: web, pixabay

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La primavera in India vuol dire Holi

È la festa dei colori e della rinascita.

Holi per noi occidentali sembra solo una gran confusione coloratissima ma in realtà, dietro a quelle polveri, c’è una simbologia precisa. Chi frequenta queste feste, lo fa con senso di appartenenza alla tradizione, e per confermare i rituali tipici dell’India. Le polveri colorate che vengono lanciate a tutti i partecipanti, possono sembrare un momento di allegra follia. Un divertimento a cui non potrete sfuggire, se vi lasciate prendere dall’atmosfera della festa. La primavera in India vuol dire Holi

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Rinascita come la nostra Pasqua

Possiamo paragonarla alle feste pasquali, nuovi colori e risveglio della natura. Anche se in occidente la Primavera è giocata su colori tenui, il significato di resurrezione e ritorno alla vita ha le stesse radici. Per restare in argomento, in Asia con l’equinozio di primavera inizia pure il nuovo anno persiano. I colori della festa Holi sono brillanti e vanno dal rosso al giallo ocra, all’azzurro, al verde, al rosso. La inevitabile mescolanza di questi colori crea dei mix di colori difficili da ripetere volontariamente.

Un abito di riserva

Se volete partecipare, portate un abito di riserva, ben difficilmente riuscirete ad evitare di venire colorati, e quei colori resteranno appiccicati alla pelle e a tutti i tessuti. Il divertimento e il coinvolgimento è tale che, dopo due minuti non v’importerà più nulla dell’abito, e penserete solo a partecipare, cercando di non ridere troppo. Perché vi trovereste i colori anche in bocca.

La primavera in India vuol dire Holi

Capelli e pelle da lavare per giorni

I residui colorati vi faranno compagnia per giorni, potreste dovervi lavare i capelli tantissime volte per ottenere il ritorno al vostro colore originale. Ma se siete disinvolti, potrebbe essere il modo per avere capigliature e pelle con tinte decisamente inusuali. I colori però raccontano molte cose che a noi sono sconosciute. È legato al sistema delle caste (varna) che per noi non sono facilmente comprensibili.

Lanciarsi manciate di colori 

Lanciarsi manciate di colori significa festeggiare il ritorno della primavera e la sconfitta del male. È una festa stagionale, che cade tra febbraio e marzo, e che riprende leggende indù, dove tutti si lasciano coinvolgere da festosi lanci di giallo, rosa, rosso, indaco, verde… Un tempo erano colori naturali, provenienti da fiori e piante, ora molti sono sintetici, ma il piacere di lanciare, spruzzare o soffiare manciate di colore rimane sempre lo stesso.

L’indaco è di Krishna

Il colore blu è legato alla figura di Krishna e agli dei in generale, che nella religione indù sono tre ma con la possibilità di mutare forme e impersonare altre divinità. Un guazzabuglio troppo complicato da raccontare. L’indaco è dato da un cespuglio, le cui foglie vengono fatte fermentare ed essiccate. È un colore che viene esportato da millenni, e che è alla base del tessuto denim, quello dei vostri jeans. I pani di indaco arrivavano sino a Roma, già 2.000 anni fa. Siccome erano costosi, esistevano contrabbandieri e sofisticatori che realizzavano finti pani di tintura fatti con panetti di sterco di piccioni.

La primavera in India vuol dire Holi

Il verde porta felicità, il giallo solarità

I colore verde è quello legato alla natura e alla felicità. Le donne spesso vestono sari di quel colore o bracciali e ornamenti verdi. E’ un colore che non esiste in natura ed è ottenuto tramite due bagni, prima nell’indaco poi nell’ ocra. L’ocra è presente nella spezia più utilizzata, la curcuma che profuma in modo particolare moltissimi piatti della cucina indiana. Il giallo è anche il colore rappresentativo della terza casta, quella dei mercanti. Un tempo il giallo come colorante era ottenuto tramite l’urina delle mucche obbligate a mangiare solo foglie di mango. Quando la notizia di come lo ottenessero è trapelata, il “giallo indiano” ha avuto una grande crisi.

Il rosso è legato ai matrimoni.

Se c’è una festa o un matrimonio il rosso è d’obbligo. Le spose non possono farne a meno perché porta fortuna, e richiama la buona sorte. Ancora oggi molti segnano sula fronte un punto rosso (tilak). Quel rosso si ottiene con la giallissima curcuma mescolata al lime che la fa diventare rosso brillante. Il legame degli indiani coi colori è fortissimo. Sicuramente lo avrete notato dai brillantissimi sari che le donne indossano. Colori lontanissimi dai grigi e dagli sfumati delle nostre culture, che utilizzano spesso il nero, un colore aborrito in India. La primavera in India vuol dire Holi

La primavera in India vuol dire Holi

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L’invasione dei falsi Bansky

La polizia spagnola è  riuscita a fermare una rete criminale che vendeva falsi 

Le opere di Bansky divenute celebri per la loro spontaneità e per il loro messaggio pacifista, sono state riprodotte in modo fraudolento. La banda è stata individuata a Saragozza, in Spagna. I lavori di Bansky sono stati venduti a mercati differenti usando tecniche di vendita diverse. L’invasione dei falsi Bansky

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Troppe copie in giro

Alcune sono state riprodotte in grande quantità e smerciate a prezzi popolari, altre sono state inserite nel mercato internazionale della aste d’arte. Alcuni pezzi sono stati venduti a collezionisti che ora posseggono “falsi d’autore”. I pezzi contraffatti erano stati segnalati come provenienti da un parco a tema realmente esistente. Dismaland era una installazione che simulava una sorta di Disneyworld distopica. Al centro dell’installazione c’era un castello rosa in completa rovina.

Usata la sua tecnica con stencil e dime

I falsi sono stati realizzati con stencil e dime di cartone che riproducono alcuni dei metodi utilizzati dall’artista. Alcuni pezzi sono stati venduti per un prezzo attorno ai 1.500 euro sia in Europa che negli USA. Le opere erano disponibili online, in negozi d’arte e nelle già citate case d’aste. Non è chiaro quanto denaro abbia generato la truffa. 

Avevano falsificato anche i sigilli di autenticazione

Uno degli errori dei truffatori è stato mettere in vendita troppe opere contemporaneamente. Questo ha suscitato la curiosità sia dei compratori che delle autorità. Alcune delle opere avevano sigilli di autenticazione, ovviamente falsi anch’essi. Segno che erano pratici del mondo dell’arte delle case d’aste. L’indagine è iniziata a luglio, ed ha portato alla rapida individuazione dei componenti della banda. Ma non è escluso che altri membri dell’organizzazione criminale siano ancora a piede libero e che altri collezionisti possano essere stati truffati.

L’invasione dei falsi Bansky

I murales di Bansky hanno generato ricchezza

Bansky probabilmente originario di Bristol in Inghilterra è diventato famoso per i suoi murales realizzati in luoghi pubblici insospettabili, come luoghi d’arte. Le sue opere che potevano essere traslate, e quindi vendute, hanno generato un totale di circa 180 milioni di euro. Ovvio che la buona possibilità di riprodurle, abbia scatenato il desiderio di qualche truffatore di ottenere facili guadagni. L’autore si è ora cautelato fondando una organizzazione che garantisce le sue opere contro i falsificatori.

Solo striscioline per la Bambina col Palloncino

Tra le sue opere più celebri la Bambina col Palloncino (Girl with Baloon) venduta all’incanto per 18,6 milioni di sterline. Nel momento stesso in cui l’asta è stata aggiudicata, un tritacarte inserito nella cornice, ha fatto a brandelli l’opera. Da quel momento è stata re-intitolata Love is in the bin (l’amore è nel cestino della carta straccia). L’invasione dei falsi Bansky

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San Patrizio e le sue strampalate feste.

Gli irlandesi sparsi per il mondo festeggiano il patrono con grandi feste

L’Irlanda per la grave crisi alimentare, legata alla coltura delle patate, che l’ha colpita nell’800, ha esportato forza lavoro in tutto il mondo. Sono stati tantissimi gli irlandesi affamati, che sono andati in cerca di fortuna in altri paesi e continenti. Hanno, ovviamente, portato con se il loro patrono e il 17 Marzo San Patrizio, viene festeggiato in moltissimi paesi. San Patrizio e le sue strampalate feste

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Gli elementi essenziali sono il colore verde, i folletti, più o meno accomodanti od arroganti e dispettosi, le monete d’oro e i relativi pentoloni, il trifoglio e l’immancabile birra. in onore di San Patrizio ne scorrono veramente fiumi, e ne viene prodotta una colorata di verde, proprio in suo onore. Solo a New York, la grande parata dei folletti è salutata da due milioni di persone, più o meno legate alle loro radici irlandesi.

Le città americane della costa Est

Le grandi città americane della costa est organizzano tantissime feste a tema, parate, serate danzanti e buffe attività. Per festeggiare San Patrizio serve tanta ironia e voglia di suscitare ilarità. A Chicago il fiume che attraversa la città viene colorato di verde, e la parata è un evento dominato dai più burloni. 

San Patrizio e le sue strampalate feste.

L’ironia è fondamentale

La voglia di stupire e far ridere trionfa ovunque. In una cittadina dell’Arkansas tra le altre esibizioni spicca una compagnia di danza, The Lards of the dance (i lardi danzanti) composto da ballerini anzianotti ed ovviamente sovrappeso. La loro è la parata più breve del mondo, sono solo 300 metri e ogni anno viene premiato il più anziano folletto del mondo (quest’anno ne farà 95).

Anche ai Caraibi

Celebrazione oltremare. Ci sono altri luoghi che potrebbero sembrare non connessi ma che in qualche modo sono collegati alla verde Irlanda. L’isola di Monserrat situata nei Caraibi ne è un esempio. I suoi abitanti sono in parte derivati da da missionari cattolici irlandesi, perciò la tradizione di festeggiare il 17 Marzo è entrata a far parte degli usi locali. L’inconsueto mix di culture irlandesi, africane e caraibiche, regala un perfetto melting-pot creolo, tra cucina creola, birre e marimbe.

Trifogli giganti

Se cercate il trifoglio più grande del mondo dovete raggiungere O’Neill in Nebraska, Nell’incrocio principale viene disegnato un enorme trifoglio che ispira atmosfere irlandesi a tutto il paesino. Oltre ai soliti pazzi festeggiamenti hanno anche un festival di letteratura per bambini, cibo di strada, e la posa della pietra di Blarney che conferirebbe il dono dell’eloquenza a chi la bacia. 

San Patrizio e le sue strampalate feste.

La pietra di Blarney

La leggenda dice che per ottenere il dono devi baciare quella originale, ma tentare con le copie è meno pericoloso. La pietra e inclusa nelle mura dell’omonimo castello e per baciarla occorre sporgersi dai merli in una pericolosa acrobazia, che prevede di sporgersi dall’alto in basso. A Blarney c’è un addetto che ti tiene per i piedi mentre tenti di farlo. Per evitare che sia una festa troppo breve, ad O’Neill la festeggiano di nuovo ad ogni 17 del mese.

In Australia cambiano il nome ai paesi

Anche in Australia esistono comunità irlandesi che vogliono mantenere il contatto con l’isola natale. La Irish Fest è il modo più semplice per rinnovare le radici familiari. I folletti, impersonati da gruppi di cittadini, svolgono attività sociali, e fanno visiti ai bambini ammalati e alle famiglie. Il quartiere dove si festeggia maggiormente è New London, che però i folletti trasformano in New Dublin, cambiando tutte le segnalazioni e i cartelli stradali. In pieno trip irlandese non possono mancare le danze tipiche folk con gighe, country dance, tip tap irlandese, line dance. 

Giappone san Patrizio e le ostriche

Anche in Giappone c’è una festa dedicata a san Patrizio nel distretto di Ise dove esiste un celebre santuario. La parata, dove abbonda ovviamente il verde, è in maschera. I folletti alla fine della parata, smettono gli abiti di scena e si dedicano ad un’attività molto gradita, aprire i molluschi di cui è ricca la zona, le ostriche. Se amate i crostacei, questo è il luogo giusto per voi. I crostacei sono uno dei simboli della città e vengono offerti ai partecipanti sia cotti che crudi. San Patrizio e le sue strampalate feste

San Patrizio e le sue strampalate feste.

Credits: Pixabay

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Osservato l’accoppiamento tra Megattere

Un evento estremamente raro, mai avvenuto in precedenza, entrambi erano maschi

Le Megattere sono animali molto riservati, le loro attività sessuali non erano mai state riportate, fotografate o filmate sinora. Sono tra i mammiferi più grandi del pianeta e vivono nelle acque del pianeta da milioni di anni. Sono presenti in tutti gli oceani del mondo. Ma di loro non si conoscono molti particolari che i biologi marini vorrebbero approfondire. Osservato l’accoppiamento tra megattere

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Mai visti prima

Per il loro grande volume non passano inosservate, eppure ciò che riguarda i rituali di accoppiamento e l’azione stessa sono in buona parte misteriosi. Alcuni scienziati e biologi marini vorrebbero chiarire questo mistero ma la vita erotica dei giganti del mare era sinora rimasta completamente nascosta.

Un colpo fortunato di due fotografi alla Hawaii

Queste due enorme balene sono state avvistate al largo dell’isola di Maui alle Hawaii. I fortunati fotografi Lyle Krannichfeld e Brandi Romano non credevano ai loro occhi ,quando hanno potuto osservare l’evento. Le posizioni assunte dai due cetacei non erano mai state osservate in precedenza, ma erano inequivocabili. Però entrambe le balene erano maschi.

Omosessualità rilevata in moltissime specie

La rivista Nature ha studiato l’attività omosessuale di moltissime specie, ne ha rilevato almeno 1.500. Resta il dubbio che il numero sia decisamente sottostimato, perché i biologi non pongono particolare attenzione a questo comportamento. Di solito lo notano solo se è molto differenziato dai rituali consueti. Semplicemente accade, non c’è niente di buono, non c’è niente di male nell’omosessualità, è un comportamento naturale. Lo fanno in molti: i delfini, i bisonti, le libellule, i trichechi, le scimmie bonobo, i leoni, molti uccelli, i pinguini, ecc.

Osservato l’accoppiamento tra Megattere

Moltissima curiosità per l’evento mai fotografato in precedenza

Le due balene di età diverse (30 e 13 anni) nuotavano assieme, la balena più anziana si avvicinava alla più giovane da dietro e la tratteneva con le pinne, inserendo il suo pene nella fessura della sacca che contiene il pene retrattile, dell’altra. La notizia delle due megateri maschio impegnate in attività sessuali ha rapidamente fatto il giro del mondo.

Nessuna teoria svela la realtà

L’interpretazione di questo atto sessuale ha sviluppato molte teorie, nessuna delle quali è definitiva. Nei delfini i rapporti omosessuali oltre che per il piacere, sono utilizzati per rinsaldare i rapporti all’interno del gruppo. Questa potrebbe essere una delle possibilità, ma in altri casi servono per far ridurre le tensioni. In questo sono maestri i bonobo per i quali il sesso è la soluzione ideale per risolvere ogni problema. Di qualunque tipo esso sia, anche con i consanguinei, e senza limiti d’età.

Una Megattera era ferita alla mascella

La balena più giovane aveva problemi alla mascella inferiore, forse colpita da una nave, era più debole, e la più anziana potrebbe aver approfittato della situazione, ma potrebbe anche essere una forma di protezione. Era la stagione degli amori e i livelli ormonali potevano essere molto elevati, tali da far attivare il bisogno di copulare. Toppe variabili che i biologi marini e gli oceanografi vorrebbero studiare meglio. Sempre che altre megattere accetteranno di farsi scovare, mentre svolgono le loro attività più intime. Osservato l’accoppiamento tra megattere

Osservato l’accoppiamento tra Megattere
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Siamo davanti ad un miracolo?

Una razza femmina che vive da sola in un acquario è misteriosamente incinta.

Senza tirare in ballo eventi biblici e apparizioni di messaggeri alati, un evento di questa portata stupisce e pone interrogativi. Sono 8 anni che Charlotte, la pastinaca rotonda femmina che vive in un acquario di Hendersonville in Nord Carolina senza un compagno, è misteriosamente in dolce attesa. Condivide la vasca con due squali maschi, ma la loro vita sessuale non è in discussione. Squali e razze sono incompatibili sia per struttura fisica che per DNA. Siamo davanti ad un miracolo?

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Evento mai rilevato

E’ un evento che non conosce precedenti, in natura alcune specie riescono a riprodursi per partenogenesi, ovvero si auto-fecondano dando vita a dei cuccioli che sono quasi delle copie della madre. Ma nessuno conosceva che questo potesse accadere anche nelle razze, e soprattutto in cattività.

Molestata dagli squali

La prima supposizione era che la razza fosse stata molestata e fecondata dai due squali bambù a macchie bianche, che condividono lo spazio. In realtà questo non può accadere, perciò rimane una sola soluzione al problema, la auto fecondazione. In natura sono un’ottantina le specie che possono ricorrere a questo mezzo per riprodursi quando non sono in presenza di maschi. Tra loro anche coccodrilli e alcune specie di uccelli.

Strane protuberanze laterali

Charlotte ha cominciato a mostrare strane protuberanze che hanno fatto immaginare potessero essere neoplasie. Ma dopo una ecografia, è risultato chiaro che le protuberanze erano uova. Saranno 4 i neonati attesi. Appena si avvicinerà il momento del parto Charlotte verrà posizionata in una vasca più comoda e che verrà controllata tramite telecamere per controllare che tutto vada per il meglio e che i piccoli possano crescere in modo sano.

Nessuna chance per gli squali

La razza dovrebbe avere un’età tra i 12 e i 16 anni e non ha avuto contatti con maschi della sua specie da almeno 8 anni. All’inizio gli addetti avevano pensato che gli squali avessero attentato alle grazie di Charlotte o avessero tentato di rilasciare sperma nell’acquario, ma gli specialisti hanno negato questa possibilità. Non è possibile tecnicamente un rapporto tra le due specie.

Partenogenesi in cattività

La partenogenesi ò un evento abbastanza raro, ma razze e squali sono in grado di farla avvenire. Questo però resta uno dei rarissimi casi che stia avvenendo in cattività. Per questa specie “pastinaca rotonda grigia”, non è mai stata osservato in precedenza un simile evento. Il parto potrebbe avvenire entro fine mese e Charlotte forse svelerà alcuni dei misteri che serviranno a capire meglio le evoluzioni della specie. Chissà come gongolerebbe Darwin davanti ad un’altra dimostrazione delle sue teorie. Siamo davanti ad un miracolo?

siamo di fronte a un miracolo

Credits: Pixabay, wikimedia

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C’è un gran desiderio di dolci

Questo bisogno sembra essere la risposta al periodo di crisi post pandemico

I numeri parlano chiaro, il nostro export di dolci, lievitati, secchi o morbidi, di gelati, di cioccolato o caffè, non è mai stato così rilevante. E’ stato battuto e stracciato il record precedente con 9,2 miliardi di export e un incremento che ha sfiorato il 10% annuo. Cifre impensabili fino a poche stagioni fa, e che comportano una presa di posizione e valutazioni nel breve e lungo termine. C’è un gran desiderio di dolci

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Al SIGEP di Rimini tante novità

Ad affermare questo boom di dolcezza è l’ISTAT, con un documento di previsione diffuso in occasione del SIGEP di Rimini. La fiera specializzata per il settore dolciario, che raggruppo pasticceria, gelateria, panificazione, cioccolato e caffè. Questo impulso che viene dall’export stupisce ancor più, se messo in relazione con la polverizzazione di migliaia di piccole realtà, che hanno contribuito a questo successo. La frammentazione del mercato non usufruisce di infrastrutture nazionali all’altezza. Eppure tantissimi dolci italiani sono riusciti ad arrivare nei negozi e sulle tavole di miliardi di consumatori, in tutto il mondo.

Molto export in Europa, USA e Asia

Un paese sopra tutti sta assorbendo una gran parte dei nostri prodotti, ed è la Francia, ma sono molto buoni anche i mercati di Germania, Usa, Inghilterra e Cina. A sorpresa proprio il mercato cinese si sta rivelando una realtà in ottima espansione, e anche se non sono più il paese più popoloso del mondo, battuti dall’India, restano una nazione da oltre un miliardo di consumatori golosi

C’è un gran desiderio di dolci

Materie prime troppo importanti

Nemmeno l’impennata dei costi di materie prime e lavoro ha rallentato la crescita dei nostri prodotti dolciari.  A riprova che sono la bontà e la bellezza dei nostri prodotti a fare la differenza. Un grande successo anche per le nostre materie prime, soprattutto frutta e frutta secca, ampiamente utilizzati nelle preparazioni di uno dei nostri simboli, il gelato. Il gelato rappresenta uno dei punti di forza della Dolce Vita italiana tanto imitata ed ammirata all’estero. Il tentativo di assumere un italian sounding è il pericolo da cui prendere le distanze. Sono tantissime le gelaterie e pasticcerie nel mondo che utilizzano denominazioni simil-italiane per trarne vantaggio, ingiustamente.

Qualità che deve mantenere il suo livello top

Il modo con cui prendere le distanze è differenziare e mantenere elevatissima la qualità delle nostre materie prime, per le quali sarebbe utile mantenere filiere dedicate di livello eccelso. I prodotti dolciari italiani meritano di essere ancora più riconoscibili proprio per la loro appetibilità, l’arte con cui sono prodotti, la bontà degli ingredienti. L’artigianalità indiscussa con cui gelatai e pasticceri sanno produrre capolavori sopraffini, va difesa e protetta.

C’è un gran desiderio di dolci

Artigianalità da proteggere e far conoscere

L’artigianalità andrebbe supportata e propagandata nel miglior modo possibile. Questo desiderio di dolcezza, deve essere soddisfatto, non si può più attendere se non si vuole rischiare di venire scavalcati da chi sfrutta il Bel Paese per commercializzare prodotti che di italiano hanno solo la copertina. Ci sono evidenti ritardi infrastrutturali che devono essere colmati. La logistica con cui inviare le nostre eccellenze, diventa un mezzo indispensabile per mantenere ed aumentare il successo delle nostre aziende.

Un pool di produttori-esportatori per un ulteriore boom

Sarebbe utile un’azione che coinvolgesse quanti più attori possibili, ad esempio un pool di produttori-esportatori, in grado di creare un tale volume di prodotti da soddisfare ogni esigenza. Il momento è buono, anzi ottimo, cerchiamo di accontentare questa richiesta di dolcezza. Le nuove ricette presentate al SIGEP sono in grado di stupire qualunque tipo di clientela, gourmet o comune consumatore, continuiamo a stuzzicare la loro curiosità. Creiamo la possibilità di raggiungere velocemente ogni mercato internazionale, per soddisfare il “good teeth” di chi vuole pensare positivo, anche in giorni dove le guerre occupano le testate dei giornali. C’è un gran desiderio di dolci

C’è un gran desiderio di dolci

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Abitare, Eventi, Viaggi

Notre-Dame nuove polemiche

La cattedrale bruciata 5 anni fa è in ricostruzione ma con molti dissidi tra i puristi.

Dopo la guglia da sostituire con un progetto attuale, prontamente rigettato, ora è il tempo delle vetrate. La proposta di Macron di aggiungere vetrate in chiave moderna sul lato sud, ha fatto inviperire molti francesi. “Come si permette di toccare un monumento che è di tutti i francesi”? Questa la motivazione cha ha portato ad una raccolta di firme per bloccare tutto. Notre-Dame nuove polemiche

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Le vetrate non sono quelle originali

In realtà i “salvatori dell’esistente” dimenticano o non conoscono, che le vetrate della più celebre chiesa parigina non sono le stesse del XII secolo. Sono state modificate e sostituite più volte durante secoli, in parte perché rovinate dagli agenti atmosferici, o altri accidenti. In altre occasioni, semplicemente, per abbellire le pareti della cattedrale.

6 nuove vetrate a sud

La richiesta di inviare proposte per 6 nuove vetrate sta destando l’interesse di diversi artisti che stanno elaborando i progetti. Potrebbe risultare un ammodernamento interessante, ma cozzerà sempre con l’opinione dei “nulla si tocchi”. L’esempio del Teatro Opera Garnier dipinto con la sua volta moderna è lì a dimostrarlo. Osteggiato dai puristi, nel tempo è diventato un dei luoghi preferiti dove ammirare una delle opere più significative di Marc Chagall.

Hanno “solo” 150 anni

Le attuali vetrate risalgono al 1859 e sono state realizzate su disegni di Eugene Viollet-le-Duc. Verranno esposte in un apposito museo dedicato alla cattedrale che sorgerà tra poco. Al loro posto resteranno finestroni vuoti che sarebbe corretto completare. Per questo, l’idea di trovare vetrate moderne, potrebbe essere la prosecuzione di un discorso di evoluzione, della cattedrale nel tempo.

Notre-Dame nuove polemiche

L’arcivescovo primo sponsor dell’idea

L’idea in realtà era stata suggerita da chi vive la cattedrale quotidianamente, ovvero l’arcivescovo di Parigi Laurent Ulrich. Il dibattito s’era già surriscaldato con ancora le ceneri bollenti rimaste dopo l’incendio. Mantenere l’integrità era diventato un dogma per alcuni, mentre altri amavano l’idea che la cattedrale continuasse a respirare la voglia di essere sempre innovativa della città. La piramide in vetro del Louvre dimostra che a Parigi si può contaminare.

Bisogna correre per fare in tempo

Il progetto ha la necessità di essere portato avanti celermente poiché la riapertura ufficiale di Notre Dame è prevista per la festa dell’Immacolata del prossimo 8 dicembre. Riusciranno i funzionari ad approvare in tempo le nuove vetrate, fabbricarle e montarle in tempo utile? E’ questa la scommessa da vincere. 

Ancor più turisti a visitarla

Una parte dei parigini sostiene che avere nuove vetrate stimolerebbe ancor più turisti a visitare la cattedrale. Per poter almeno avere una opinione personale, per denigrare o incensare le nuove finestre. O solo per rinverdire i ricordi delle visite precedenti. Questa polemica sembra giungere proprio per solleticare le opinioni più diverse e stimolare i curiosi ad entrare nella “nuova-vecchia” Notre-Dame. Notre-Dame nuove polemiche

Notre-Dame nuove polemiche

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