Abitare, Benessere, Enogastronomia

Coltivare su Marte.

Come si nutriranno i coloni che andranno sul Pianeta Rosso?

Gli scienziati continuano a portare avanti tutti gli studi di fattibilità per poter costruire una base sul Pianeta Rosso. La soluzione B per quando avremo rovinato a dismisura il nostro pianeta. Mentre continuano a sviluppare progetti sulle costruzioni per chi vivrà sull’altro pianeta, si interrogano su come riuscire a nutrire i pionieri. Coltivare su Marte

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Il viaggio è lungo e costoso

Il viaggio per Marte è lungo, circa 9 mesi, ed è costoso. Pensare di usare servizi navetta per trasportare in orbita marziana gli alimenti in grado di far sopravvivere i pionieri, è pressoché impossibile. Il costo delle trasferte diventerebbe impraticabile, se dovesse diventare l’unico modo per fare arrivare cibo lassù. 

Studiare una alternativa. 

Il modo razionalmente più praticabile sarebbe di coltivare gli alimenti direttamente in loco. Una pratica non semplice, ma che potrebbe funzionare. Il terreno che simula quello marziano, chiamato regolite, è stato studiato in modo approfondito. Sono state effettuate prove di coltivazioni in serre che simulano le condizioni presenti nell’atmosfera del Pianeta Rosso.

Risultati contrastanti

Alcuni dei risultati sono stati incoraggianti altri meno. La cosa interessante è che è stata utilizzata un’antica tecnica di coltivazione nota da molti secoli. Si chiama consociazione, la praticavano i Maya e permette di coltivare assieme diverse piante in spazi ristretti. In alcuni casi la comunione nello stesso terreno ha dato risultati molto buoni e potrebbero risultare utili anche per coltivazioni da effettuare immediatamente anche sulla Terra non solo su Marte.

Coltivare su Marte.

I confronti fatti dagli agronomi 

Per avere riscontri alle loro ricerche hanno posto in diversi vasi tre tipi di terreno, quello marziano, solo sabbia e terriccio. Sono stati tutti addizionati di concime e poi sono state seminate le piantine. Tre i semi presi in considerazione, pisellli, carote e pomodori. La consociazione di piselli e pomodori ha dato ottimi risultati, mentre le carote hanno sofferto un po’, probabilmente perché non sufficientemente illuminate a causa della vegetazione più alta delle altre due piante.

Pomodori avvantaggiati

I pomodori erano le piante ad avvantaggiarsi maggiormente di questa comunione di terreno. La consociazione li faceva crescere meglio con una maggiore quantità di potassio, rispetto a quando venivano piantati da soli. I valori vitaminici, gli antiossidanti, il beta carotene sono elementi che vengono persi nei processi di disidratazione, quelli che permetterebbero di inviare cibi sul Pianeta Rosso, ma a discapito della loro qualità. Alimenti vitali per chi vive in ambienti isolati.

Altre colture possibili?

Dopo aver affrontato queste tre varietà vegetali gli agronomi si sono concentrati su altre piante e sul modo di farle crescere. Impianti verticali od orizzontali? Sarà possibile coltivare anche cereali come l’orzo o il grano per produrre pane o birra? Moltissime domande ancora senza risposte, che devono essere vagliate in modo scientifico, per rendere autonome le colonie marziane. Coltivare su Marte

Coltivare su Marte.
Coltivare su Marte.

Credits: Pixabay

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Come evitare l’invasione delle cicale

Nei prossimi mesi si attende una nascita straordinaria di cicale 

Una strana coincidenza che si ripete ogni 2 secoli, farà nascere un numero formidabili di cicale. Il loro ritmo di “germinazione” si basa su 2 periodi di incubazione che possono essere di 13 e 17 anni. Quando entrambe le incubazioni arrivano a termine contemporaneamente si hanno queste “invasioni”. Saranno molti miliardi, forse trilioni quelle che spunteranno dai loro nidi sotterranei, questo provoca qualche preoccupazione. Come evitare l’invasione delle cicale

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Come fronteggiare l’evento?

La soluzione più semplice anche se a Lollobrigida e molti altri farà venire la pelle d’oca è mangiarle. Le cicale fanno parte della cultura alimentare di molti popoli. Sono una fonte proteica notevole, paragonabile alle carni rosse, e consentono molti modi in cui cucinarle. Possono essere bollite, fritte, grigliate, arrostite o sminuzzate.

Ristoranti e chef pronti a dare ricette

La ristorazione è pronta a servirle in molte ricette facilmente replicabili. Già in rete esistono siti dove prendere spunti e sperimentare. L’ingrediente principale non mancherà, basterà aggiungere la propria fantasia. Sarà un modo per ridurre il fastidio del loro incessante frinire nelle ora più calde, una colonna sonora che in molti vorrebbero far cessare. Sarà anche una notevole risorsa alimentare.

Che sapore hanno?

Coloro che le consumano regolarmente confermano che il loro sapore è simile a quello delle nocciole. La loro consistenza invece è paragonabile a quella dei gamberetti. A questo proposito i sanitari insistono nell’allertare coloro che sono intolleranti ai crostacei, perché appartengono alla stessa famiglia di aragoste e gamberetti. La FDA (Food and Drug Administration Statunitense) le ha sdoganate come sicure per l’alimentazione umana.

Come evitare l’invasione delle cicale

Benefici per salute e natura

Come dicevamo sono molto proteiche, e contengono tutti gli aminoacidi essenziali necessari per un corretto sviluppo fisico. Sono anche ricchi di antiossidanti. Un vero super-alimento che non comporta i costi di produzione delle carni allevate, e che non occupa molto suolo. Le cicale, infatti, possono essere allevate in pochissimo spazio e dare un buon reddito. Nei paesi dove sono un alimento molto comune, sono una buona fonte di guadagno.

Diffuse in molti paesi

Il loro consumo, spesso come snack o cibo di strada, è diffuso nell’est asiatico, in paesi come Thailandia, Birmania, Laos, Cina, ecc.. Sono comunissime anche in Messico dove vengono spesso servite su spiedini nelle baracchine ai bordi delle strade. La tradizione di consumare coleotteri e artropodi, era molto comune tra le popolazioni indigene americane, ed è rimasta popolare nelle culture centroamericane.

Un cibo ancestrale

I nostri antenati oltre che cacciatori, erano raccoglitori e consumavano tutto ciò che la natura offriva. Gli insetti sono stati parte della loro alimentazione per milioni di anni, ed hanno contribuito alle sviluppo della nostra civiltà. Il disagio nel consumarli è dovuto più a fattori estetici, che a reali timori sanitari. Servirebbe un poco di apertura mentale per re-immetterli nelle nostre diete, e trarne tutti i vantaggi economici, sociali e di protezione ambientale che ne derivano. Come evitare l’invasione delle cicale

Come evitare l’invasione delle cicale

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Benessere, Enogastronomia, Eventi

I francesi si riprendono il record della baguette

Sono stati necessari 18 panettieri per preparare l’impasto da record.

Il record della baguette artigianale più lunga apparteneva all’Italia, ed era stato stabilito 5 anni fa nel 2019. I francesi non hanno gradito l’espropriazione di uno dei loro simboli culinari, e proprio nell’anno delle Olimpiadi hanno deciso di riprendersi il primato. Hanno realizzato l’impasto nei pressi di Parigi a Suresnes, una località da cui si può ammirare la suggestiva skyline parigina e la Tour Eiffel. I francesi si riprendono il record della baguette

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Oltre 150 metri di croccantezza

Il nuovo record per una baguette artigianale supera i 150 metri di lunghezza. Per realizzarla sono serviti un quintale di farina, acqua, sale e lievito. Per materializzare l’impasto sono state necessarie due ore di lavorazione e alcune ora per la opportuna lievitazione.

Un forno a rotolamento per poterlo cuocere

Per la cottura è stato realizzato un forno apposito in grado di raccogliere il lunghissimo serpente di pasta lievitata di circa 5 centimetri di diametro. Uno speciale forno a rotolamento che permetteva di cuocere l’impasto facendolo scorrere al suo interno ed uscire profumato e croccate dall’altro lato. La misurazione è avvenuta alla presenza dei delegati del Guinness dei Primati che ne hanno stabilito la validità.

I francesi si riprendono il record della baguette

Farcita con Nutella

Dopo gli opportuni festeggiamenti, la baguette dei record è stata aperta e farcita con Nutella, l’italianissima crema di nocciole che ha contribuito a rendere ancora più appetitoso il pane appena sfornato. Le sezioni del lunghissimo sfilatino croccante e ancora caldo, sono state donate a tutti i presenti per un gustoso assaggio, e il restante è stato donato ad associazioni di beneficenza. 

Simbolo della francesita

La baguette è uno dei simboli francesi, uno di quelli che sono stati inseriti tra i patrimoni culturali immateriali dall’UNESCO. Fa parte da sempre della cultura francese, il pane fresco da ritirare dal proprio fornaio di fiducia, avvolto un tempo in carta da giornale, ed ora  nelle più moderne buste igieniche, è un rito irrinunciabile. “Voilà la baguette” è una delle espressioni che udirete più spesso se andrete a fare acquisti nei forni francesi.

Si riprenderanno il record gli italiani

Gli italiani cercheranno di riprendersi il record o rispetteranno la pausa olimpica prima di tentare nuovamente di soffiare il primato ai cugini d’Oltralpe? O basterà la farcita di Nutella per sancire un patto di non belligeranza? I francesi si riprendono il record della baguette

I francesi si riprendono il record della baguette

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Benessere, Enogastronomia, Marketing

Caffè solo per ricchissimi?

Sarà sintetico quello che ci verrà proposto per contenere i costi.

Un articolo apparso recentemente ha suscitato molto scalpore, il caffè coltivato diventerà troppo costoso. Solo pochi potranno permetterselo. L’unica soluzione sarebbe virare verso il caffè sintetico, che potrebbe contenere molto i costi e restare disponibile per tutti i consumatori. Caffè solo per ricchissimi?

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Un altro prodotto sintetico

La notizia ha suscitato molto sgomento, non ci siamo ancora ripresi dalle bordate di carni sintetiche e farine d’insetti e ci vogliono togliere la bevanda preferita. Purtroppo la notizia si basa su dati precisi. Servono almeno 20 piante di caffè per soddisfare il nostro bisogno annuale, con le abituali due tazzine giornaliere. Una grande quantità che fa immaginare piantagioni immense a coprire tutto il pianeta.

Piantagioni immense e deforestazioni

Questo pone ulteriori problemi, servirebbe una massiccia deforestazione per installare nuovi impianti e questo va contro le logiche di protezione dell’ambiente. Inoltre serve molta acqua per far crescere le rosse bacche che contengono i chicchi. Il consumo di acqua è indubbiamente un altro dei problemi con cui si scontrano le piantagioni. Servono alternative in grado di soddisfare miliardi di consumatori.

Caffè solo per ricchissimi?

Sarà di origine vegetale e avrà lo stesso sapore 

Al momento non esiste una vera alternativa anche se molte compagnie si sono lanciate in sperimentazioni per ottenere un caffè non di origine vegetale. Le premesse sarebbero buone, il gusto non muta e resta indistinguibile al palato. Le biotecnologie sono in grado di riprodurre i sapori, i colori e gli accenti aromatici che rendono il caffè così amato.

Tutti gli elementi che formano il bouquet

Le varie componenti che formano il bouquet vengono estratte e riprodotte in laboratorio, grazie ad un assemblaggio di elementi vegetali. Materiali naturali che però non coinvolgono gli arbusti del caffè, l’uso di pesticidi, e preservano ambiente e consumi idrici. 

Finlandia capofila

In prima fila tra i laboratori che ricercano il perfetto caffè sintetico ci sono ovviamente aziende di paesi che sono formidabili consumatori della nera profumata bevanda. Nonostante il carattere molto flemmatico che si contrappone a quello fumantino dei paesi mediterranei, è la Finlandia il paese che consuma più caffè pro-capite. La loro industria è all’avanguardia, in questo campo. Sapremo accontentarci del caffè sintetico o nemmeno ce ne accorgeremo? Caffè solo per ricchissimi?

Caffè solo per ricchissimi?
Benessere, Enogastronomia

Sindrome da autoproduzione di birra

Potreste farvelo attestare dal vostro medico ed evitare sanzioni e multe

La chiamano ABS (Auto Beer Syndrome) Sindrome di Auto-produzione di Birra. E’ una rara condizione fisica che può far ubriacare, anche se non hanno bevuto assolutamente nulla. Un operaio che lavora in una birreria, era stato fermato dalla polizia stradale, che aveva riscontrato livelli troppo alti di alcool nel suo sangue. Ma l’uomo sapeva di non aver toccato alcolici da alcuni giorni perciò si è appellato. Sindrome da autoproduzione di birra

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Accusa di ubriachezza

Dopo attenti esami clinici gli è stata riscontrata la sindrome ABS ed è stato assolto dall’accusa di guida in stato di ebbrezza. Chi soffre di questa sindrome produce autonomamente alcool durante la digestione. Può raggiungere livelli che vengono considerati pericolosi e che dovrebbero portare al coma alcolico. Ma chi ne è vittima ha comportamenti normali, anche se nel suo corpo scorre un’alta percentuale di alcool

Livelli pericolosi

Il livello pericoloso si attesta a 0,30, ma se raggiunge lo 0,40, quasi automaticamente evolve in coma etilico. Una situazione che può avere effetti letali. L’operaio del birrificio era già stato fermato un paio di anni prima ed aveva riportato gli stessi esiti, senza però mostrare alcun sintomo di intossicazione. Questo aveva allertato i medici che lo hanno sottoposto ad accertamenti.

ubriachezza auto prodotta

Assolto dal reato

Quando hanno riscontrato che soffriva della ABS oltre a farlo assolvere dal presunto reato, lo hanno invitato ad una dieta particolare per evitare che l’episodio si ripeta. Sono i carboidrati che nel momento della digestione trasformano gli zuccheri in anidride carbonica ed alcol. E’ il normale fenomeno della fermentazione con cui molte bevande evolvono, ma loro lo fanno in modo esagerato. 

La fermentazione avviene in tutti noi

La fermentazione negli umani avviene durante la digestione, ma in modo molto marginale. Perciò è abbastanza inusuale che il processo avvenga all’interno di un corpo umano in modo così generoso e non nei tini o negli alambicchi. La “fortuna” dei soggetti affetti da ABS è che i loro corpi reagiscono in modo differente rispetto all’usuale. Le percentuali di alcol che stenderebbe chiunque e potrebbe causarne la morte, a loro non provoca guai.

In alcuni casi sembrano ubriachi

A volte mostrano segni di ubriachezza anche se non hanno toccato nessun tipo di bevanda alcolica. E’ una sindrome che solitamente si sviluppa in un secondo tempo, non è innata, e può essere accelerata nei soggetti che soffrono di diabete ed obesità. Anche l’uso di antibiotici può interferire sula flora intestinale e modificarne l’efficienza, tanto che in alcuni casi sono stati fatti trapianti di microbioma da donatori per bilanciarne l’efficenza.

Una dieta particolare e niente antibiotici

Una dieta povera di carboidrati e l’attenzione ad assumere antibiotici, possono essere i soli rimedi “naturali” per sconfiggere questa sindrome ed avere una vita regolare. Non è facile convivere con la ABS, perché esiste anche lo stigma sociale verso chi abbonda con l’alcol. Ci sono persone che hanno perso il lavoro prima di poter dimostrare la loro innocenza e di non essere etilisti. Sindrome da autoproduzione di birra

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La nuova generazione di gelato industriale

Un reparto molto forte quello del gelato italiano, sia artigianale che industriale

Il binomio Italia-Gelato è molto comune nel pensiero di quasi tutti i turisti e i consumatori che visitano il nostro paese. E’ un vero orgoglio e si svolge nei mille rivoli in cui il gelato può essere mantecato e servito per soddisfare ogni palato. Lo “sweet tooth” il dentino dolce che caratterizza tutti i golosi, si svela in tutta la sua potenza in presenza di gelato. La nuova generazione di gelato industriale

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Un business eccellente

Tralasciamo per un momento chi come e quando lo ha inventato e concentriamoci sull’attualità. Il business legato al gelato e alle attrezzature e i prodotti che servono per prepararlo è in stragrande maggioranza italiano. I nostri brand sono riconosciuti ovunque, e portano con se il valore di qualcosa di estremamente buono, qualificato, e che mette di buon umore. Il gelato italiano è un veicolo promozionale di cui fruisce tutto il paese.

Materie prime sempre migliori

L’industria legata alla preparazione del gelato impiega quasi 5.000 lavoratori. La produzione si attesta sulle 200.000 tonnellate e genera un business di quasi 2 miliardi di euro. Siamo grandi esportatori battuti solo da Olanda e Francia, dove hanno sede le maggiori multinazionali del settore. Il nostro gelato artigianale è nel top di gamma e non si discute per la qualità delle materie prime e delle frutta, ma anche quello industriale sa farsi rispettare. Lo know how artigianale è servito per sviluppare un gelato confezionato eccellente.

La nuova generazione di gelato industriale

I grandi marchi alla carica

Grandi marchi della pasticceria e della cioccolateria hanno saputo mantenere l’assoluta qualità dei loro prodotti traslandoli anche nel campo del gelato. Siamo passati dai semplici “fiordilattte ricoperti” sullo stecco di legno, ai cornetti, diventati immediatamente iconici anche all’estero. A seguire sono arrivate le vaschette e i secchielli, grazie anche alle migliorate catene del freddo.

Morbidezza anche in vaschetta

Al successo del gelato confezionato ha contribuito anche la qualità degli ingrediente sempre più curati e qualificanti. Il gelato ha mantenuto morbidezza e “spumosità” anche nella versione industriale, e questo lo ha reso quasi sempre disponibile nei frigoriferi degli italiani. Ma le cose si evolvono ancora.

La nuova generazione di gelato industriale

Il gelato dei piloti

Sta arrivando sul mercato un nuovo gelato in barattolo che ha tra i fondatori il pilota di Formula 1 Leclerc e che ha dato nome al progetto. Si chiama LEC e oltre al ferrarista tra i fondatori del business, ci sono Federico Grom e Guido Martinetti che avevano sviluppato le gelaterie GROM e Nicolas Todt, da sempre legato a Leclerc.

Pochissimi grassi e zuccheri

Il gelato che propongono è innovativo con un basso apporto calorico, ma con un perfetto mix di sapori che mantiene intatto il livello di golosità. Nato dalle esperienze personali e per le esigenze di soddisfare il palato senza intaccare la linea, una necessità per chi deve mantenere un peso sempre perfetto come i piloti. Le calorie dei barattoli di LEC sono inferiori del 30% rispetto alla media dei gelati in vaschetta o barattolo, grazie ad un uso accorto dei grassi.

Perché resistere alle tentazioni?

Il piacere di degustarlo si accoppia così le esigenze di mantenersi in forma e toglie il timore di esagerare con zuccheri e dolcezza. Nel claim giustamente cercano di sdoganare il senso di colpa e chiedono “perchè resistere” ad un gelato così gustoso e leggero? Al momento i gusti sono ancora pochi ma probabilmente la gamma potrà aumentare se manterrà tutte le prerogative di un ottimo gelato. LEC nasce per essere presente tutto l’anno anche nella stagione invernale e sarà disponibile quasi ovunque in bar, ristoranti, e nella grande distribuzione. 

Nessuno vuole farne a meno

Il gradimento del gelato da parte degli italiani è altissimo! Sono il 98% degli intervistati a dichiarare di amarlo moltissimo e non poterne fare a meno. La nuova generazione di gelato industriale

La nuova generazione di gelato industriale

Credits: Pixabay e web

Abitare, Benessere, Enogastronomia

Orto che passione

Nonostante la primavera bizzarra di quest’anno fervono le attività in campo.

La passione per la terra e per coltivare a proprio consumo, si consolida. Anzi, trova nuovi estimatori, infatti, sono molti i giovani che si avvicinano alle pratiche agricole nei propri piccoli spazi attrezzati. Un tempo erano soprattutto gli anziani a curare il proprio “orticello”, memori di un passato in cui l’agricoltura era quasi l’unica attività del paese. Col passaggio all’attività nell’orto si dichiarava chiusa la propria carriera nel sociale per dedicarsi a se stessi. Orto che passione

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Il buon retiro

La frase “curare il proprio orto” era già nota al tempo dei Romani che la utilizzavano proprio nel senso di ritirarsi e pensionarsi dalle cariche pubbliche. In molte aree specie nel nord Europa, gli orti sono considerati un aspetto sociale e curativo. Vengono allestiti, soprattuto per gli anziani in aree apposite, e svolgono il compito di tenere impegnate le persone ed aiutarle a superare i momenti di solitudine e depressione. Anche in Italia questi orti pubblici sono diffusi e garantiscono la vita sociale dei cittadini e la cura del territorio pubblico.

Orto che passione

Competizione per il miglior pomodoro

La piccola inevitabile competizione per chi riesce a coltivare la miglior insalata, pomodori o ravanelli, porta a curare in modo speciale il proprio orto. La stessa competizione che spinge a trovare i migliori semi, i migliori sistemi di coltivazione, il terriccio e la corretta irrigazione. Negli orti pubblici che vengono assegnati agli anziani o a persone con problemi, i terreni sono spesso in vasche sollevate dal terreno, più facili da coltivare per chi ha qualche problema nel curvare la schiena, e sono dotati di impianti per l’irrigazione.

Mangiare le proprie verdure

Riuscire a far dar vita e far crescere i propri vegetali è anche un modo per restare connessi alla terra ed avere la certezza di ciò che si mangia. Si possono coltivare orti, giardini, terrazzi e persino balconi. Chi ha poco spazio spesso si dedica alle piante aromatiche, salvia, rosmarino, timo, ecc. per insaporire a dovere i propri piatti. Chi ha estensioni maggiori può dedicarsi a colture più estensive. Dove regnalo le insalate, i pomodori, le zucchine, le zucche, le fragole, le biete, ecc.

Anche le galline

Chi possiede un piccolo appezzamento, grande abbastanza, alleva le proprie galline per le uova fresca e la carne. Anche in questo caso la competizione per la gallina più bella diventa un incentivo per il proprio orgoglio. Sono oltre il 60% gli italiani che mettono mano a zappe e vanghe per rendere impeccabile il proprio orto, una passione che non smette di attrarre. Alcuni riescono anche ad ottenere un piccolo rientro dal loro pollice verde, vendendo e scambiando i prodotti con gli altri coltivatori. Un piccolo extra business che rende orgoglioso i neo ortolani. Orto che passione

Orto che passione
Enogastronomia, Marketing

La patatina blasfema di Amica Chips. 

Tanto tuonò che piovve. 

Le associazioni cattoliche sono partite lancia in resta per far bloccare la pietra dello scandalo. Ovvero lo spot della patatina Amica chips, che ha suscitato molto clamore e irretito gli integralisti religiosi che si sono sentiti “offesi”. So much ado about nothing per citare Shakespeare (tanto rumore per nulla), ma la protesta ha ottenuto un risultato. La patatina blasfema di Amica Chips è stata sospesa.

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Tutti a cercare lo spot

Se a qualcuno lo spot era sfuggito, ora tutti gli italiani vogliono vederlo per farsi un’idea e commentarlo con conoscenza dell’argomento. Se era questo il gioco di Amica Chips, vale la pena di dire Bravi! Hanno centrato in pieno l’obiettivo. Da due giorni non si parla d’altro. Se invece l’obiettivo era fare infuriare gli integralisti e suscitarne ondate di sdegno e isterie complottiste catacumenali, ancora Bravi, obiettivo centrato due volte. 

Blocco della trasmissione dello spot

Gli integralisti cattolici appoggiandosi all’AIART sono riusciti a far bloccare la trasmissione dello spot, ma hanno istigato la curiosità di milioni di persone. La sospensione parte immediatamente, e l’azienda ha una settimana per appellarsi. Poiché lo spot era stato approvato, ha buonissime possibilità di veder ritirare il restringimento. L’eventuale effetto offensivo diventa così un’ arma, che i pubblicitari potrebbero sfruttare ancor meglio.

Lo spot in convento

La campagna è ambientata in un convento e viene supportata da un brano che crea atmosfera, come l’Ave Maria di Schubert. Un gruppo di giovani novizie si appresta a prendere la comunione e si avvicina all’altare. Appena la prima riceve l’eucarestia si sente lo scrocchio tipico di una patatina. La novizia si arresta sbalordita per il rumore, immaginando di essere stata lei a provocarlo. Ma poi si gira e vede un’altra suora che sta pescando patatine dal sacchetto e le sgranocchia. Un fraintendimento che suscita una risata e che non ha nessuna intenzione di offendere od essere sacrilega.

Il divino quotidiano

Il claim dello spot è “Amica chips il divino quotidiano” e gioca tra realtà e finzione. Forse è proprio l’aver citato l’aspetto dogmatico che mette a confronto ostia e patatina ad aver scatenato le ire dei religiosi più ferventi. Fare ironia sembra essere proibito se coinvolge aspetti religiosi. Il Comitato di Controllo dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria ha imposto di dare uno stop allo spot e ingiunto di presentare eventuale opposizione entro 7 giorni. Vedremo come finirà la cosa.

Stato laico o teocratico?

La comunicazione commerciale non deve offendere convinzioni morali civili e religiose, recita il disciplinare. Corretto, ma ci si dimentica che questo è uno stato laico e non teocratico. La “supposta“ blasfemia è tutta nell’occhio dello spettatore, che ha diritto di scelta. Amica chips, ha più volte utilizzato la leva dell’ironia e del double-entendre, è nello stile aziendale suscitare una sana risata. Peccato che le convinzioni religiose non consentano di saper ridere di se stessi. La patatina blasfema di Amica Chips

La patatina blasfema di Amica Chips

Credits: Spot Amica chips

Benessere, Enogastronomia

L’erbazzone reggiano diventa finalmente Igp

Il Ministero dell’Agricoltura sblocca la situazione che era in stallo da mesi.

Il riconoscimento della IGP era tenuto in scacco da alcuni mesi da un’azienda che ora si troverà in difficoltà con i propri impianti, o dovrà cambiare denominazione. Infatti la zona di produzione viene ristretta al solo territorio della Provincia di Reggio Emilia. Per poter usarela denominazione IGP per poter essere utilizzata, deve dimostrare di essere prodotta nella zona di appartenenza. L’erbazzone reggiano diventa finalmente Igp

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Risale al Medioevo

L’erbazzone reggiano, è una ricetta antica che risale al Medioevo. Era un piatto povero, realizzato con le materie prime meno costose e a disposizione in quasi ogni casa od orto. É una Torta Salata contenuta tra due strati di sottile sfoglia non lievitata. Il contenuto nella sua semplicità è però, come accade spesso, molto influenzato dal gusto di chi mescola gli ingredienti e la prepara. 

Ricetta contadina

Una ricetta contadina che consentiva di avere qualcosa di sostanzioso, ma facile da trasportare, anche durante le giornate di lavoro più intense. Realizzata a costi sostenibili, coi prodotti dell’orto con le verdure disponibili in quasi ogni stagione, e nelle percentuali possibili nell’impasto del giorno.

Solo 7 ingredienti

Gli ingredienti ufficialmente sono 7: erbe (sono ammesse, bietole, spianaci ma anche altre spontanee come il ramolaccio), farina, acqua, strutto, sale e Parmigiano Reggiano. Il settimo ingrediente è la cipolla, con cui le verdure vengono fatte rosolare prima di essere racchiuse nella sfoglia. Sono consentite piccole variabili, come sostituire l’olio o il burro allo strutto e le verdure possono essere insaporite anche con aglio e pepe. Una variante comprende anche pan grattato per ottenere la giusta consistenza, i puristi preferiscono non metterlo.

Dipende dalla forma della teglia

La forma dell’erbazzone reggiano si adatta alla teglia in cui viene preparato, può essere tondo, quadrato o rettangolare. Lo spessore può variare dai pochi millimetri ai tre centimetri, a seconda delle abitudini di chi lo prepara. Non sono ammessi conservanti, perché è una torta salata da consumare velocemente.

Scarpasout o Scarpasoun

Esiste una variante interessante nel territorio di Correggio, dove la torta salata non prevede l’uso della sfoglia e resta nudo, con le crosticine che si formano in superficie e sotto. L’erbazzone diventa così “scarpasout” o “scarpasoun” e il numero degli ingredienti si riduce ancora, perdendo la pasta che lo avvolge. 

Scarpasoun o scarpasot

Pics from the web

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Se la birra la produce l’AI

Esiste la possibilità di farsi guidare nelle scelte della ricetta perfetta

Sembra impossibile intervenire per cambiare artificialmente il gusto della birra, ma ci sono ricercatori che cercano l’aiuto dell’Intelligenza Artificiale. Hanno svolto molti test, per arrivare ad un programma che può tentare nuove strade, per produrre una birra gustosa. In fondo fare il birraio è dare vita ad una reazione chimica, ed una volta che tutti gli ingredienti sono noti, si può modificare ad arte per arrivare alla perfezione. Se la birra la produce l’AI

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Pochissimi ingredienti base

Si parte da pochi ingredienti fondamentali: acqua, luppolo, lieviti e malto. Sembrerebbe ovvio che con solo 4 elementi base, ormai tutte le possibilità di sviluppare buone birre siano già state testate. Ma non è così. Gli scienziati sono sicuri che l’Ai potrebbe migliorare tutta la gamma di sensazioni, che arricchiscono il palato dei degustatori di birra.

Per risparmiare tempo e denaro

Esiste già una gamma enorme di possibilità, e non solo per i colori. Birre aspre, dolci, amare, IPA, pastorizzate e non. I ricercatori hanno sviluppato questo sistema in grado di apprendere, che esamina tutte le variabili delle formula con cui la birra si esprime. Il loro intento è, arrivare a consigliare ai birrifici le modifiche per migliorare il gusto ed i sistemi produttivi, facendo risparmiare tempo e denaro.

Progetto nato in Belgio

Il progetto è nato in Belgio, (e dove altro poteva accadere?). Il ventaglio di birre a disposizione ha consentito di elencare una miriade di elementi, che costituiscono la formula chimica alla base dell’arte brassicola. Hanno esaminato 22 diverse tipologie di birra misurandone il PH, l’alcool contenuto e gli zuccheri, oltre agli elementi aromatici che, miscelati assieme, costituiscono il sapore delle birre.

Degustatori professionisti

Per certificare che il loro lavoro aveva senso, hanno contattato un panel di degustatori in grado di recensire le birre nel miglior modo possibile, rilevando tutte le complessità aromatiche. Dall’analisi di questi dati (meramente chimici e sensoriali) i ricercatori hanno istruito il programma in grado di predire il sapore e quanto potrebbe essere gradevole per i consumatori.

Aggiungere elementi aromatici

Il passo successivo è stato aggiungere componenti alle birre già esistenti, ed hanno chiesto ulteriori recensioni. Il panel ha effettuato assaggi ciechi e la risposta, pressoché unanime, è stata molto confortante. Le birre erano migliorate ed erano molto più apprezzate rispetto agli originali. Un vero successo per l’AI, che è riuscita a dare un plus, che ha soddisfatto le esigenze dei consumatori e degli esperti.

Birre analcoliche da rilanciare e rendere appetibili

Questo viene ritenuto molto importante per riuscire a produrre le birre analcoliche, il segmento che ha maggiormente bisogno di essere sviluppato. Riuscire a dare una sferzata di gusto alle analcoliche avrebbe enormi ricadute per limitare il problema dell’alcolismo. Rendere piacevole una bevanda che non gode di grande appeal, anzi, potrebbe essere molto utile anche a livello sociale, limitando i rischi di chi si mette alla guida in stato di ebbrezza.

Birre diverse per segmenti d’età

L’AI riesce anche a valutare quali tipi di birra potrebbero essere più gradite per segmenti di consumatori. L’età è una variabile importante in questo senso. La clientela più matura preferisce gusti abbastanza semplici e non troppo complessi, mentre i giovani amano sperimentare. Le scelte dei più giovani vano in direzioni opposte rispetto agli anziani, perciò riuscire a dare una gamma di sapori che soddisfi entrambi è complicato. Ma con l’Intelligenza Artificiale questo diventa possibile. Se la birra la produce l’AI