Enogastronomia, Marketing

La patatina blasfema di Amica Chips. 

Tanto tuonò che piovve. 

Le associazioni cattoliche sono partite lancia in resta per far bloccare la pietra dello scandalo. Ovvero lo spot della patatina Amica chips, che ha suscitato molto clamore e irretito gli integralisti religiosi che si sono sentiti “offesi”. So much ado about nothing per citare Shakespeare (tanto rumore per nulla), ma la protesta ha ottenuto un risultato. La patatina blasfema di Amica Chips è stata sospesa.

Leggi tutto: La patatina blasfema di Amica Chips. 

Tutti a cercare lo spot

Se a qualcuno lo spot era sfuggito, ora tutti gli italiani vogliono vederlo per farsi un’idea e commentarlo con conoscenza dell’argomento. Se era questo il gioco di Amica Chips, vale la pena di dire Bravi! Hanno centrato in pieno l’obiettivo. Da due giorni non si parla d’altro. Se invece l’obiettivo era fare infuriare gli integralisti e suscitarne ondate di sdegno e isterie complottiste catacumenali, ancora Bravi, obiettivo centrato due volte. 

Blocco della trasmissione dello spot

Gli integralisti cattolici appoggiandosi all’AIART sono riusciti a far bloccare la trasmissione dello spot, ma hanno istigato la curiosità di milioni di persone. La sospensione parte immediatamente, e l’azienda ha una settimana per appellarsi. Poiché lo spot era stato approvato, ha buonissime possibilità di veder ritirare il restringimento. L’eventuale effetto offensivo diventa così un’ arma, che i pubblicitari potrebbero sfruttare ancor meglio.

Lo spot in convento

La campagna è ambientata in un convento e viene supportata da un brano che crea atmosfera, come l’Ave Maria di Schubert. Un gruppo di giovani novizie si appresta a prendere la comunione e si avvicina all’altare. Appena la prima riceve l’eucarestia si sente lo scrocchio tipico di una patatina. La novizia si arresta sbalordita per il rumore, immaginando di essere stata lei a provocarlo. Ma poi si gira e vede un’altra suora che sta pescando patatine dal sacchetto e le sgranocchia. Un fraintendimento che suscita una risata e che non ha nessuna intenzione di offendere od essere sacrilega.

Il divino quotidiano

Il claim dello spot è “Amica chips il divino quotidiano” e gioca tra realtà e finzione. Forse è proprio l’aver citato l’aspetto dogmatico che mette a confronto ostia e patatina ad aver scatenato le ire dei religiosi più ferventi. Fare ironia sembra essere proibito se coinvolge aspetti religiosi. Il Comitato di Controllo dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria ha imposto di dare uno stop allo spot e ingiunto di presentare eventuale opposizione entro 7 giorni. Vedremo come finirà la cosa.

Stato laico o teocratico?

La comunicazione commerciale non deve offendere convinzioni morali civili e religiose, recita il disciplinare. Corretto, ma ci si dimentica che questo è uno stato laico e non teocratico. La “supposta“ blasfemia è tutta nell’occhio dello spettatore, che ha diritto di scelta. Amica chips, ha più volte utilizzato la leva dell’ironia e del double-entendre, è nello stile aziendale suscitare una sana risata. Peccato che le convinzioni religiose non consentano di saper ridere di se stessi. La patatina blasfema di Amica Chips

La patatina blasfema di Amica Chips

Credits: Spot Amica chips

Benessere, Enogastronomia

L’erbazzone reggiano diventa finalmente Igp

Il Ministero dell’Agricoltura sblocca la situazione che era in stallo da mesi.

Il riconoscimento della IGP era tenuto in scacco da alcuni mesi da un’azienda che ora si troverà in difficoltà con i propri impianti, o dovrà cambiare denominazione. Infatti la zona di produzione viene ristretta al solo territorio della Provincia di Reggio Emilia. Per poter usarela denominazione IGP per poter essere utilizzata, deve dimostrare di essere prodotta nella zona di appartenenza. L’erbazzone reggiano diventa finalmente Igp

Leggi tutto: L’erbazzone reggiano diventa finalmente Igp

Risale al Medioevo

L’erbazzone reggiano, è una ricetta antica che risale al Medioevo. Era un piatto povero, realizzato con le materie prime meno costose e a disposizione in quasi ogni casa od orto. É una Torta Salata contenuta tra due strati di sottile sfoglia non lievitata. Il contenuto nella sua semplicità è però, come accade spesso, molto influenzato dal gusto di chi mescola gli ingredienti e la prepara. 

Ricetta contadina

Una ricetta contadina che consentiva di avere qualcosa di sostanzioso, ma facile da trasportare, anche durante le giornate di lavoro più intense. Realizzata a costi sostenibili, coi prodotti dell’orto con le verdure disponibili in quasi ogni stagione, e nelle percentuali possibili nell’impasto del giorno.

Solo 7 ingredienti

Gli ingredienti ufficialmente sono 7: erbe (sono ammesse, bietole, spianaci ma anche altre spontanee come il ramolaccio), farina, acqua, strutto, sale e Parmigiano Reggiano. Il settimo ingrediente è la cipolla, con cui le verdure vengono fatte rosolare prima di essere racchiuse nella sfoglia. Sono consentite piccole variabili, come sostituire l’olio o il burro allo strutto e le verdure possono essere insaporite anche con aglio e pepe. Una variante comprende anche pan grattato per ottenere la giusta consistenza, i puristi preferiscono non metterlo.

Dipende dalla forma della teglia

La forma dell’erbazzone reggiano si adatta alla teglia in cui viene preparato, può essere tondo, quadrato o rettangolare. Lo spessore può variare dai pochi millimetri ai tre centimetri, a seconda delle abitudini di chi lo prepara. Non sono ammessi conservanti, perché è una torta salata da consumare velocemente.

Scarpasout o Scarpasoun

Esiste una variante interessante nel territorio di Correggio, dove la torta salata non prevede l’uso della sfoglia e resta nudo, con le crosticine che si formano in superficie e sotto. L’erbazzone diventa così “scarpasout” o “scarpasoun” e il numero degli ingredienti si riduce ancora, perdendo la pasta che lo avvolge. 

Scarpasoun o scarpasot

Pics from the web

Abitare, Benessere, Enogastronomia, Marketing

Se la birra la produce l’AI

Esiste la possibilità di farsi guidare nelle scelte della ricetta perfetta

Sembra impossibile intervenire per cambiare artificialmente il gusto della birra, ma ci sono ricercatori che cercano l’aiuto dell’Intelligenza Artificiale. Hanno svolto molti test, per arrivare ad un programma che può tentare nuove strade, per produrre una birra gustosa. In fondo fare il birraio è dare vita ad una reazione chimica, ed una volta che tutti gli ingredienti sono noti, si può modificare ad arte per arrivare alla perfezione. Se la birra la produce l’AI

Leggi tutto: Se la birra la produce l’AI

Pochissimi ingredienti base

Si parte da pochi ingredienti fondamentali: acqua, luppolo, lieviti e malto. Sembrerebbe ovvio che con solo 4 elementi base, ormai tutte le possibilità di sviluppare buone birre siano già state testate. Ma non è così. Gli scienziati sono sicuri che l’Ai potrebbe migliorare tutta la gamma di sensazioni, che arricchiscono il palato dei degustatori di birra.

Per risparmiare tempo e denaro

Esiste già una gamma enorme di possibilità, e non solo per i colori. Birre aspre, dolci, amare, IPA, pastorizzate e non. I ricercatori hanno sviluppato questo sistema in grado di apprendere, che esamina tutte le variabili delle formula con cui la birra si esprime. Il loro intento è, arrivare a consigliare ai birrifici le modifiche per migliorare il gusto ed i sistemi produttivi, facendo risparmiare tempo e denaro.

Progetto nato in Belgio

Il progetto è nato in Belgio, (e dove altro poteva accadere?). Il ventaglio di birre a disposizione ha consentito di elencare una miriade di elementi, che costituiscono la formula chimica alla base dell’arte brassicola. Hanno esaminato 22 diverse tipologie di birra misurandone il PH, l’alcool contenuto e gli zuccheri, oltre agli elementi aromatici che, miscelati assieme, costituiscono il sapore delle birre.

Degustatori professionisti

Per certificare che il loro lavoro aveva senso, hanno contattato un panel di degustatori in grado di recensire le birre nel miglior modo possibile, rilevando tutte le complessità aromatiche. Dall’analisi di questi dati (meramente chimici e sensoriali) i ricercatori hanno istruito il programma in grado di predire il sapore e quanto potrebbe essere gradevole per i consumatori.

Aggiungere elementi aromatici

Il passo successivo è stato aggiungere componenti alle birre già esistenti, ed hanno chiesto ulteriori recensioni. Il panel ha effettuato assaggi ciechi e la risposta, pressoché unanime, è stata molto confortante. Le birre erano migliorate ed erano molto più apprezzate rispetto agli originali. Un vero successo per l’AI, che è riuscita a dare un plus, che ha soddisfatto le esigenze dei consumatori e degli esperti.

Birre analcoliche da rilanciare e rendere appetibili

Questo viene ritenuto molto importante per riuscire a produrre le birre analcoliche, il segmento che ha maggiormente bisogno di essere sviluppato. Riuscire a dare una sferzata di gusto alle analcoliche avrebbe enormi ricadute per limitare il problema dell’alcolismo. Rendere piacevole una bevanda che non gode di grande appeal, anzi, potrebbe essere molto utile anche a livello sociale, limitando i rischi di chi si mette alla guida in stato di ebbrezza.

Birre diverse per segmenti d’età

L’AI riesce anche a valutare quali tipi di birra potrebbero essere più gradite per segmenti di consumatori. L’età è una variabile importante in questo senso. La clientela più matura preferisce gusti abbastanza semplici e non troppo complessi, mentre i giovani amano sperimentare. Le scelte dei più giovani vano in direzioni opposte rispetto agli anziani, perciò riuscire a dare una gamma di sapori che soddisfi entrambi è complicato. Ma con l’Intelligenza Artificiale questo diventa possibile. Se la birra la produce l’AI

Abitare, Enogastronomia, Eventi

Torna la corsa dei camerieri

Un evento iniziato nel 1914 che però era sospeso da 12 anni

Un paio di centinaia di “pseudo-atleti” che normalmente lavorano come camerieri hanno partecipato all’evento nella capitale francese. Il percorso di circa 2 chilometri, si svolge nelle strade di Parigi. I camerieri rigorosamente in abito di servizio devono correre con un cabaret che contiene un bicchiere d’acqua, una tazzina di caffè ed un croissant. Torna la corsa dei camerieri

Leggi tutto: Torna la corsa dei camerieri

I Giochi Olimpici cominceranno il 26 luglio

La prossima estate i Giochi Olimpici si svolgeranno a Parigi, perciò questa gara sembrava l’occasione giusta per riesumare l’evento. A metà tra corsa sportiva e avvenimento mondano, ha divertito molto il pubblico presente. Le regole erano ferree: è proibito correre e quindi è più una marcia che una corsa, e il vassoio si può tenere con solo una mano alla volta

L’abilità di sgusciare tra i tavolini

Una gara di abilità come quella che i camerieri svolgono quotidianamente slalomeggiando tra i tavolini dei loro bistrot. La tradizione parigina delle distese all’aperto, che permette di avere molti più coperti, obbliga i servitori ad impegnarsi a fondo per servire quante più persone nel minor tempo possibile. Ovviamente chi fa cadere o rovescia gli oggetti sul vassoio viene penalizzato. 30 secondi se l’acqua nel bicchiere è scarsa, e addirittura un minuto se il bicchiere è vuoto. Perdere un pezzo vuol dire squalifica immediata.

Torna la corsa dei camerieri

Ai vincitori, medaglia, soggiorno e biglietti

Gli incorruttibili giudici hanno sancito che quest’anno la corsa se la sono aggiudicati Samy Lamrous per i maschi in 13 minuti e 30 secondi, e Pauline Van Wymeersch per le femmine in 14 minuti e 12 secondi. Ai vincitori è stata assegnata una medaglia ricordo, la possibilità di essere ospitati per una notte in un grande albergo della città e i biglietti per la cerimonia d’inaugurazione dei Giochi.

Milioni di turisti in arrivo

L’occasione delle Olimpiadi estive è stato il volano per riattivare la corsa dei caffè. Parigi sta per essere invasa da milioni di turisti, a cui si sovrappongono gli atleti e tutto l’apparato che gira attorno ai Giochi. I camerieri è giusto che siano ben allenati e preparati per sostenere una simile massa di persone. Il bistrot è una delle immagini parigine per eccellenza e quasi tutti vorranno accomodarsi ai tavolini per gustare un caffè un croissant, un pastis o un pernod.

Patrimonio immateriale

Il servizio al tavolo in stile francese è diventato parte fondamentale del “patrimonio culturale immateriale” di Parigi. Una visita alla città non può presumere da alcuni appuntamenti fissi, che non sono soltanto, il Louvre, la Torre, il Trocadero e il Moulin Rouge, ma anche i suoi bar all’aperto a sorseggiare caffè mentre si osservano i passanti. Torna la corsa dei camerieri

Torna la corsa dei camerieri

Credits: web, pixabay

Benessere, Enogastronomia

Una pelle luminosa col caffè

I dermatologi si sono accorti che grazie alle sue proprietà antiossidanti il caffè illumina i volti

Forse sarà la suggestione di un buon risveglio avvenuto con una tazza di caffè tra le mani, ma la caffeina ha veramente effetti benefici sulla nostra pelle. È un metodo per avere cura della bellezza del nostro derma particolarmente piacevole, specie se la caffeina rappresenta un aspetto positivo della nostra quotidianità. Una pelle luminosa col caffè

Leggi tutto: Una pelle luminosa col caffè

Aiuta contro l’invecchiamento

Una ricerca pubblicata recentemente sul Journal of Cosmetic Dermatology garantisce che una tazzina o due al giorno, aiutano contro l’invecchiamento della pelle. Dopo tanti elementi legati alla cosmesi, analizzati profondamente, lo studio dell’alimentazione sta riservando sorprese positive. Non solo solo i cibi ad essere stati presi in considerazione, ma anche le bevande. In questo caso, tè, caffè, alcol, vino, succhi di frutta, bevande zuccherate. Il risultato è che nessuna bevanda ha tanti effetti positivi quanto il caffè

Un’indagine estesa

I dati di mezzo milione di di volontari, presenti nella biobank britannica, hanno fornito la base su cui condurre l’indagine, ed hanno fornito dati interessanti. La risposta più evidente è che la tazzina di caffè quotidiana, svolge un importante ruolo nella protezione delle pelle del viso. l ricercatori invitano a non esagerare, ma insistono che un consumo moderato, è un ottimo fattore anti-age. Rallenta l’invecchiamento cutaneo, un dato già noto da tempo, ma messo ancor più in luce da questa specifica ricerca. 

Una pelle luminosa col caffè

Infuso ma anche gli estratti della polpa

Il caffè ha effetti positivi in quasi ogni forma in cui lo assumiamo, sia come infuso dei suoi chicchi, sia ottenendo estratti della polpa della bacca. Da quest’ultimo si ottengono effetti che migliorano tutte le peculiarità della pelle, elasticità, luminosità, consistenza, collagene, umidità. Tutti fattori questi, che mantengono bella, fresca, luminosa ed elastica, la pelle del viso. Un risultato che si può ottenere al costo di un paio di tazzine al giorno, invece di molte creme, sieri o refill cosmetici, spesso assai costosi.

Favorito l’espresso

È l’effetto antiossidante e antinfiammatorio degli infusi di caffè, specie se ben tostati, ad accentuare le sue proprietà. Sono i polifenoli che si attivano soprattutto nelle versioni espresso, a dare particolare elasticità all’epidermide. Riescono a contrastare i radicali liberi e tutti i processi di invecchiamento cutaneo. Il caffè, inoltre, ha anche un effetto di protezione contro i raggi UV e smorza il pericolo delle macchie solari.

Una gioia della vita che è pura cosmesi

E’ piacevole riscontrare che una delle gioie della vita, possa non solo caricarci psicologicamente e fisicamente, ma contribuisca alla salute del nostro incarnato. Gli effetti della caffeina sono ben noti da tempo, all’industria cosmetica, tanto che la caffeina è uno degli ingredienti principale di molte creme contro l’invecchiamento. Una pelle luminosa col caffè

Una pelle luminosa col caffè
Abitare, Benessere, Enogastronomia, Eventi, Viaggi

San Patrizio e le sue strampalate feste.

Gli irlandesi sparsi per il mondo festeggiano il patrono con grandi feste

L’Irlanda per la grave crisi alimentare, legata alla coltura delle patate, che l’ha colpita nell’800, ha esportato forza lavoro in tutto il mondo. Sono stati tantissimi gli irlandesi affamati, che sono andati in cerca di fortuna in altri paesi e continenti. Hanno, ovviamente, portato con se il loro patrono e il 17 Marzo San Patrizio, viene festeggiato in moltissimi paesi. San Patrizio e le sue strampalate feste

Leggi tutto: San Patrizio e le sue strampalate feste.

Gli elementi essenziali sono il colore verde, i folletti, più o meno accomodanti od arroganti e dispettosi, le monete d’oro e i relativi pentoloni, il trifoglio e l’immancabile birra. in onore di San Patrizio ne scorrono veramente fiumi, e ne viene prodotta una colorata di verde, proprio in suo onore. Solo a New York, la grande parata dei folletti è salutata da due milioni di persone, più o meno legate alle loro radici irlandesi.

Le città americane della costa Est

Le grandi città americane della costa est organizzano tantissime feste a tema, parate, serate danzanti e buffe attività. Per festeggiare San Patrizio serve tanta ironia e voglia di suscitare ilarità. A Chicago il fiume che attraversa la città viene colorato di verde, e la parata è un evento dominato dai più burloni. 

San Patrizio e le sue strampalate feste.

L’ironia è fondamentale

La voglia di stupire e far ridere trionfa ovunque. In una cittadina dell’Arkansas tra le altre esibizioni spicca una compagnia di danza, The Lards of the dance (i lardi danzanti) composto da ballerini anzianotti ed ovviamente sovrappeso. La loro è la parata più breve del mondo, sono solo 300 metri e ogni anno viene premiato il più anziano folletto del mondo (quest’anno ne farà 95).

Anche ai Caraibi

Celebrazione oltremare. Ci sono altri luoghi che potrebbero sembrare non connessi ma che in qualche modo sono collegati alla verde Irlanda. L’isola di Monserrat situata nei Caraibi ne è un esempio. I suoi abitanti sono in parte derivati da da missionari cattolici irlandesi, perciò la tradizione di festeggiare il 17 Marzo è entrata a far parte degli usi locali. L’inconsueto mix di culture irlandesi, africane e caraibiche, regala un perfetto melting-pot creolo, tra cucina creola, birre e marimbe.

Trifogli giganti

Se cercate il trifoglio più grande del mondo dovete raggiungere O’Neill in Nebraska, Nell’incrocio principale viene disegnato un enorme trifoglio che ispira atmosfere irlandesi a tutto il paesino. Oltre ai soliti pazzi festeggiamenti hanno anche un festival di letteratura per bambini, cibo di strada, e la posa della pietra di Blarney che conferirebbe il dono dell’eloquenza a chi la bacia. 

San Patrizio e le sue strampalate feste.

La pietra di Blarney

La leggenda dice che per ottenere il dono devi baciare quella originale, ma tentare con le copie è meno pericoloso. La pietra e inclusa nelle mura dell’omonimo castello e per baciarla occorre sporgersi dai merli in una pericolosa acrobazia, che prevede di sporgersi dall’alto in basso. A Blarney c’è un addetto che ti tiene per i piedi mentre tenti di farlo. Per evitare che sia una festa troppo breve, ad O’Neill la festeggiano di nuovo ad ogni 17 del mese.

In Australia cambiano il nome ai paesi

Anche in Australia esistono comunità irlandesi che vogliono mantenere il contatto con l’isola natale. La Irish Fest è il modo più semplice per rinnovare le radici familiari. I folletti, impersonati da gruppi di cittadini, svolgono attività sociali, e fanno visiti ai bambini ammalati e alle famiglie. Il quartiere dove si festeggia maggiormente è New London, che però i folletti trasformano in New Dublin, cambiando tutte le segnalazioni e i cartelli stradali. In pieno trip irlandese non possono mancare le danze tipiche folk con gighe, country dance, tip tap irlandese, line dance. 

Giappone san Patrizio e le ostriche

Anche in Giappone c’è una festa dedicata a san Patrizio nel distretto di Ise dove esiste un celebre santuario. La parata, dove abbonda ovviamente il verde, è in maschera. I folletti alla fine della parata, smettono gli abiti di scena e si dedicano ad un’attività molto gradita, aprire i molluschi di cui è ricca la zona, le ostriche. Se amate i crostacei, questo è il luogo giusto per voi. I crostacei sono uno dei simboli della città e vengono offerti ai partecipanti sia cotti che crudi. San Patrizio e le sue strampalate feste

San Patrizio e le sue strampalate feste.

Credits: Pixabay

Abitare, Benessere, Enogastronomia

La Giornata mondiale del sonno arriva il 15 marzo.

Una funzione fondamentale ma che molti italiani non passano in modo perfetto.

Possono essere tante le cause scatenanti, che fanno passare una notte poco confortante per il nostro riposo. Conoscere alcune delle ragioni può aiutarci ad ottenere un sonno migliore e tonificante. In un film piuttosto celebre una coppia si giura che non andranno mai a letto arrabbiati, o senza aver chiarito i problemi che li dominano. Questo è un punto importantissimo, andare a dormire arrabbiati o con un grosso peso, non aiuta a dormire. La Giornata mondiale del sonno arriva il 15 marzo.

Leggi tutto: La Giornata mondiale del sonno arriva il 15 marzo.

Mai a letto dopo aver litigato

Litigare col partner è una delle cause legate a notti insonni o movimentate. Riuscire a calmarsi e a fare pace, è un ottimo espediente per riuscire a dormire correttamente. La temperatura ottimale, consigliata, è leggermente fresco nella camera da letto, un buon pigiama aiuta a trovare il confort, che fa sprofondare tra le braccia di Morfeo. La differente valutazione della temperatura è un vero casus bellis, con la parte femminile che preferisce un ambiente molto più caldo. Le lotte sul materasso per accaparrarsi lenzuola e coperte sono ben note a tutti quanti.

Vestirsi troppo uccide l’erotismo e blocca le endorfine

Vestirsi come un palombaro, può servire per ottenere un momentaneo tepore, anche se uccide in modo assoluto la vita sessuale di coppia. Il sesso invece ha la grossa prerogativa di liberare molte endorfine, che stimolano il piacere e il benessere generale. Forse sarebbe più corretto sbarazzarsi di qualcosa che si indossa, e rinnovare il piacere dello stare assieme e addormentarsi dolcemente.

La Giornata mondiale del sonno arriva il 15 marzo

8 ore sono quelle necessarie per un buon riposo ristoratore

Un buon sonno ci aiuta in tutte le attività del giorno. E’ una parte importante della nostra vita, ma tendiamo a trascurarla o a ridurne la durata. Sono pochi gli italiani che dormono 8 ore per notte, si accontentano di 7, e spesso anche di 6 e mezzo. Vengono spesso irretiti dai programmi tv, che fanno passare troppo tempo sul divano. Potremmo conteggiare quelle ore come riposo, ma in realtà sonnecchiare guardando la tv, ha ben altri effetti.

Le luci blu degli schermi tv, pc e cellulari, da evitare

Tutti gli schermi e non solo quelli della tv, hanno una cattiva influenza su di noi. I colori azzurrini/blu dei monitor, dei lap top e dei cellulari sono pericolosi per la salute del nostro sonno. C’è chi arriva a consigliare di spegnere o chiudere laptop e cellulari almeno un’ora prima di andare a dormire per prepararci ad un effettivo ristoro. il sonno infatti va “preparato”, desiderato e accolto.

Cenare entro le 8 di sera

Un altro grosso problema da risolvere è quando cenare. Gli specialisti del sonno consigliano di consumare la cena non oltre le 8. Perciò le cene fuori sono da anticipare o ridurre drasticamente. Anche sgranocchiare biscottini, snack, cioccolatini, popcorn sul divano, dopo la cena è sconsigliassimo, per due buone ragioni. Il metabolismo rallenta e tutte le calorie che assumiamo vengono assimilate e sappiamo dove si depositano, inoltre danno cattiva predisposizione al sonno.

La Giornata mondiale del sonno arriva il 15 marzo

Evitare troppe proteine, grassi, fritti, alcol e caffè

Cosa mangiare e cosa no. Evitare i cibi molto proteici, molto saporiti, i fritti, ed andrebbero molto limitati anche bibite zuccherate, vino, cocktail, superalcolici, caffè. Tanti cibi sappiamo che condizionano la nostra digestione, li conosciamo, ma non sappiamo resistere alle provocazioni. Il rischio è svegliarsi il mattino dopo una notte agitata, magari frequentata da incubi, col desiderio di tornare subito a dormire invece di iniziare la routine quotidiana.

Leggere aiuta a scivolare nel sonno

Leggere fa benissimo, un buon libro ci fa scivolare nel sonno. Se siamo fortunati diventeremo i protagonisti di una nostra personale novella, che avrà preso ispirazione da ciò che abbiamo letto. Anche i giochi enigmistici, come il sudoku aiutano a creare una bolla che allontana pensieri e preoccupazioni, fino all’arrivo dei primi sbadigli. 

Consultare il cellulare fino all’ultimo minuto è da evitare

Evitiamo di consultare anche all’ultimo minuto il cellulare, anzi facciamoci un regalo, giriamolo sul dorso, così anche gli eventuali messaggi in entrata, non ci disturberanno mentre siamo nel dormiveglia, coi loro lampi luminosi. I messaggi e i balletti di tiktok possono aspettare fino al mattino. Dopotutto la cosa più importante sarebbe festeggiare la giornata del sonno ogni notte. La Giornata mondiale del sonno arriva il 15 marzo.

La Giornata mondiale del sonno arriva il 15 marzo

Credits: Pixabay

Abitare, Benessere, Enogastronomia

Ci stiamo giocando il Camembert?

Alcuni formaggi francesi sono a rischio di scomparsa. 

La causa sarebbe nella mancanza delle spore del fungo che provocano la trasformazione e maturazione del latte. Il problema è più serio di quanto si creda. Il fungo Penicillium biforme è alla base della formazione del tipico sapore, colore ed aroma dei formaggi francesi teneri, più famosi. Ci stiamo giocando il Camembert?

Leggi tutto: Ci stiamo giocando il Camembert?

Un solo sapore un solo colore

Un tempo ogni Camembert ed ogni Brie aveva un proprio sapore e colore, originale ed unico, ma i casari hanno forzato la mano per ottenere una uniformità di prodotto. Proprio questa ricerca di uniformare a tutti i costi,  potrebbe essere la cause della fine del Camembert, almeno come lo conosciamo. 

Spore del Pinicillium

Volevano che il prodotto fosse uniforme, oltre che nel sapore anche nel colore, ed hanno privilegiato il ceppo di Penicillium albino. Dai diversi ceppi noti si è cercato di ottenerne un solo tipo, in modo che ogni formella avesse la stessa resa in campo commerciale.

Anche Brie e Gorgonzola a rischio

Nel Nord della Francia ora i casari si strappano i capelli perché a forza di clonare lo stesso ceppo ne hanno causato la variazione del genoma. Non riesce più a riprodursi, e quindi trovare sufficienti spore da inoculare nel latte vaccino sta diventando un’impresa. La mancanza di diversità microbica potrebbe causare la scomparsa del formaggio più celebre di Francia. Lo stesso pericolo lo corrono anche Brie, Gorgonzola e Roquefort, ma è il Camembert a preoccupare maggiormente.

Ci stiamo giocando il Camembert?

Tornare alle origini? Troppo complicato?

Unico modo per salvarlo sarebbe tornare alle colture di spore delle origini, ma questo implicherebbe rinunciare ad una uniformità, che dal punto di vista commerciale, è la forza di questo formaggio cremoso. Tornare a colori, aromi, gusti e profumi differenti potrebbe disturbare molto il mercato, abituato ad un prodotto sempre in linea con un alto standard di qualità.

Come i migliori crue

I consumatori più scafati saprebbero andare alla ricerca del gusto che maggiormente li soddisfa, innescando una sorta di caccia al tesoro. Potrebbe diventare un fenomeno come quello degli estimatori del vino, disposti a spendere cifre folli per quell’annata, in questo caso per quella fattoria o quella piccola regione. Un vero e proprio cru per il miglior Camembert.

Denominazione comunale

I puristi potrebbero obiettare che anche il nome dovrebbe mutare, non potrebbe più essere semplicemente Camembert, ma dovrebbe assumere denominazioni più focalizzate sull’area di produzione. Dovrebbe ottenere una IGP assai ristretta per guidare i consumatori nella loro scelta. Forse una Denominazione Comunale.

La fine di un formaggio come lo conosciamo ora

Esistono altri ceppi di spore anche se non ripetono le stesse performance del tipo albino. Il Camembert come lo conosciamo oggi potrebbe scomparire prima o poi, anche se probabilmente non immediatamente. Potrebbero ancora salvarlo, ma dovrebbero convincere i consumatori che vale la pena tornare all’antico. I transalpini lo faranno? Ci stiamo giocando il Camembert?

Credits: Pixabay

Benessere, Enogastronomia

Qual era il sapore del vino dell’antica Roma

Siete curiosi di conoscere cosa bevevano i nostri antenati?

I Dolia, i grandi orci o giare in terracotta che i Romani seppellivano fino all’orlo erano perfetti per la vinificazione. Alcuni residui ritrovati in questi grandi vasi dopo millenni, hanno rivelato quali potevano essere i sapori del vino consumato dai nostri antichi progenitori. Qual era il sapore del vino dell’antica Roma

Leggi tutto: Qual era il sapore del vino dell’antica Roma

I grandi orci sepolti fino all’orlo erano alla base delle cantine romane

La forma dei Dolia era progettata per raccogliere, conservare, fermentare e invecchiare le uve. Gli enologi romani spremevano le uve ma le lasciavano fermentare sulle bucce. La forma a punta faceva finire i residui della pigiatura sul fondo, mantenendo in questo modo separati il vino e i suoi scarti. Questo restare sulle bucce rendeva tannici i loro vini.

Vini migliori di quanto immaginato

I Romani erano esperti vinificatori in grado di produrre vini molto più stabili e complessi di quanto sinora immaginato. Del resto molta della ricchezza dell’antica Roma era basata sul commercio dei vini, come dimostrano gli innumerevoli ritrovamenti di giare contenute nelle navi naufragate in tutto il Mediterraneo. 

Qual era il sapore del vino dell'antica Roma

Un litro a testa al giorno

Il vino era un alimento al contempo prezioso e comune, perché ne veniva consumato circa un litro a testa, ogni giorno. Va però aggiunto che il vino veniva sempre diluito. A questo scopo venivano addestrati  schiavi appositi, che avevano il compito di creare il giusto mix, sia per le esigenze della casa, che per gli ospiti, aggiungendo acqua ed elementi resinosi. Quest’ultima abitudine proveniva dai vini delle colonie greche.

Gli orci in argilla contribuivano a creare il gusto e l’aroma

I vasi di argilla erano essenziali per determinare la consistenza, il sapore e l’aroma del vino. I ricercatori grazie ad alcuni residui sono riusciti a comprendere che il vino romano era gradevolmente speziato, profumato e ben bilanciato nelle sue componenti.

Un bouquet molto ricco

Il bouquet profumava di pane tostato, noci, mandorle, mele, albicocche e tè verde. Il gusto, a causa dei tannini era un po’ legante, i vini con una nota dolce, erano tra i favoriti. La fermentazione sulle bucce favoriva la formazione di lieviti come il sotolone o zucchero lattone, che dona al vino un particolare aroma di spezie molto simile al curry e al caramello.

In Georgia vinificano ancora nello stesso modo

E’ curioso che questo tipo di vinificazione in giare od orci giganti, sia ancora utilizzato ai giorni nostri in Georgia. I Dolia romani erano rivestiti all’interno di pece, mentre i Qvevri georgiani sono ricoperti di cera d’api. Anch’essi vengono sepolti nelle cantine fino all’imboccatura, con coperchi che possono essere parzialmente sollevati, per favorire le migliori condizioni di temperatura, umidità e PH

Qual era il sapore del vino dell'antica Roma

Vinificare nelle giare è una esperienza che è stata tramandata

Anche in Portogallo il vino in grandi orci chiamati talhas è prodotto ed invecchiato ai giorni nostri, proseguendo con le stesse tecniche conosciute dai Romani. In Italia alcune realtà stanno producendo vini in grandi giare di argilla, realizzate con la tecnica dei Dolia mantenendole però fuori terra.

Le cantine erano simbolo di ricchezza e le vigne erano curatissime

l Dolia erano presenti in molte case ed erano espressione di un simbolo di ricchezza. I patrizi amavano esibire le loro cantine come status symbol. Chi ne aveva la possibilità costruiva seconde case, come dimostrano i tanti buen retiri della costa domizia sino a Pompei o dei castelli romani. Eranocostruiti vicino alle zone di coltivazione delle vigne, dove venivano spesso invitati ospiti in simposi e baccanali, in cui i vini erano i protagonisti. Qual era il sapore del vino dell’antica Roma

Qual era il sapore del vino dell'antica Roma

Credits: Pixabay, web,

Abitare, Benessere, Enogastronomia

Un nuovo cibo ibrido che unisce riso e carne

Un’alternativa per ottenere buone proteine e per combattere la fame nel mondo

Si tratta del riso-manzo, un esperimento riuscito di far crescere all’interno del riso, cellule di muscolo e grasso animale, di origine bovina. Alla ricerca di valide alternative alle colture intensive ed agli allevamenti di animali. Si inserisce nelle crescenti necessità di trovare un giusto compromesso, tra sfruttamento del suolo e riduzione degli allevamenti. Un modo per abbassare il livello della nostra impronta carbonica. Un nuovo cibo ibrido che unisce riso e carne

Leggi tutto: Un nuovo cibo ibrido che unisce riso e carne

Molte proteine a basso costo

La salvaguardia del pianeta, passa dalla possibilità di rendere disponibili prodotti che siano economicamente sostenibili, che tengano in conto la sostenibilità ambientale e siano molto nutrienti. Tre fattori che sembrano cozzare tra loro per il grande consumo di acqua, energia e risorse, che sono necessarie per gli allevamenti. I raccolti che servono per nutrire gli armenti, stanno provocando deforestazioni, o un uso smodato delle risorse dei terreni agricoli, impoverendo le risorse mondiali.

Super food per molti

Un modo per risolvere il problema, potrebbe essere creare super alimenti. L’università Yonsey in Corea del Sud, ha studiato ed elaborato questo alimento ibrido, che potrebbe rivelarsi una vera e propria soluzione ai problemi legati all’alimentazione, col suo alto livello proteico. Il riso è saporito, gustoso e mette a disposizione molte proteine, senza avere un grave impatto a livello ambientale. L’ibridazione con le proteine provenienti dalla carne lo rende ancor più energetico.

Invece di grilli, non-carne e altri surrogati

In tutto il mondo si cercano alternative alimentari, alcune di queste preoccupano e spaventano i consumatori. I timori di doversi nutrire con materie prime sinora sconosciute, mettono in allarme la popolazione con mentalità meno aperta.  Vorrebbero evitare di entrare in contatto con farine di grilli, carni non carni, o carni allevate in laboratorio. Queste problematiche, spingono a trovare nuovi modi, per soddisfare le esigenze di nutrimento, senza forzare la mano, a chi non vuole cambiare l’abituale sistema alimentare. 

Basso impatto ambientale

L’impatto ambientale però è troppo importante, se non si vuole ricorrere ai grilli o carni non allevate nel sistema tradizionale, bisogna inventare nuove formule o cedere alle novità proposte. Questo riso che assomma le proprie qualità proteiche, a quelle della carne, può diventare un vero super-food. Può, inoltre, ridurre molto l’impatto che noi umani riserviamo all’ambiente. 

Un nuovo cibo ibrido che unisce riso e carne

Il riso poroso, assorbe le cellule bovine

Il riso ha una naturale forma porosa, che permette alle cellule animali di insediarsi al suo interno, creando un agglomerato ben bilanciato e molto nutriente. Per facilitare l’assimilazione delle cellule bovine, il riso è stato trattato con gelatina di pesce, un ingrediente alimentare conosciuto e sicuro. Le cellule staminali di muscolo e grasso bovino aggiunte al riso sono state lasciate in coltura per circa 10 giorni, per portare a termine il processo.

Riso profumato e gustoso al palato

I ricercatori hanno così ottenuto un riso di manzo coltivato, che soddisfa i requisiti di sicurezza alimentare, ed hanno eliminato il pericolo di allergie alimentari. Il riso ibrido è stato cotto a vapore e quindi, sottoposto a molteplici prove di gusto. Il riso è risultato profumato, meno colloso e un poco più fragile nella consistenza. Contiene l’8% in più di proteine e il 7% in più di grassi rispetto al riso normale. 

Sapore di manzo mandorle panna burro e olio di cocco

I risi ibridi sono stati testati variando le percentuali di muscolo e grassi, con risultati interessanti. Quelli con più muscolo profumavano di manzo e di mandorle, mentre quelli con più grassi ricordavano la panna, il burro e lolio di cocco. Il costo calcolato su grande scala, potrebbe risultare altrettanto interessante quanto le sue qualità. Ci sono già aziende interessate all’eventuale sviluppo commerciale.

Prezzo molto conveniente

Il riso-manzo potrebbe essere posto in vendita a poco più di 2€ al chilo contro un prezzo medio della carne di manzo di circa 14€ al chilo. Il grande apporto proteico e la facilità di preparazione e trasporto, lo rendono un vero cibo del futuro. Questo prezzo offre un risparmio enorme, rispetto a molte altre risorse alimentari. Ne potrebbero usufruire tutti i paesi più poveri, facendo diminuire anche la domanda di carne bovina, e le relativa spese di mantenimento degli allevamenti.

Facile da stoccare e trasportare, potrebbe essere il cibo dello spazio

Gli studi continuano anche con altri cereali oltre che per migliorare ancora più l’assorbimento della carne da parte del riso. Oltre a soccorrere le popolazioni più povere questo alimento, riduce anche molto lo spazio di confezionamento, la scarsa deperibilità potrebbe diventare una soluzione per stoccaggi a lungo termine. I ricercatori coreani sognano che possa essere il cibo del domani, e auspicano che possa essere utile anche negli eventuali viaggi nello spazio, e diventare la riserva proteica per la colonizzazione di Marte. Un nuovo cibo ibrido che unisce riso e carne

Un nuovo cibo ibrido che unisce riso e carne