Benessere, Enogastronomia

Una birra che viene dal passato remoto

Un lievito di 4.500 anni e una ricetta egiziana trovata in un papiro di 3.000 anni fa

Ci voleva l’estro o la follia di un mastro birraio per arrivare ad ottenere simili risultati. L’evento fortunato ha coinvolto un esperto in studi mediorientali che è anche un provetto birraio. Lo fa a casa sua, senza scopi di lucro, perciò la birra potremo assaggiarla solo se verremo invitati a fargli visita a casa sua. L’ha chiamata Sinai Sour e non crediamo che la troveremo mai in uno scaffale del supermercato. Una birra che viene dal passato remoto

Dallo Utah all’Egitto

Si chiama Dylan McDowell e vive nello Utah l’appassionato personaggio che ha sviluppato una birra tanto particolare. Per poter ricreare la sua bionda, ha fatto ricorso ad un’associazione che si occupa di studiare i lieviti presenti nei reperti archeologici. Da loro s’è fatto inviare un ceppo antico rintracciato su un coccio di ceramica vecchio di 4.500 anni. Lo ha fatto sviluppare e reso utilizzabile.

Consultare le ricette sui papiri egizi

Nel frattempo ha studiato un papiro egiziano (Papiro Ebers) in cui venivano elencate un’infinità di ricette di medicamenti per i più svariati usi, compresi calvizie e mal di denti. Il papiro conteneva anche diverse ricette per fare la birra. Ha potuto riscontrare che molti ingredienti erano ancora disponibili sul mercato perciò ha fatto un bell’elenco ed ha fatto la spesa.

Una lista di ingredienti complicata

Gli ingredienti erano datteri del deserto, miele, fichi di sicomoro, cumino nero, bacche di ginepro, uva passa, carruba e incenso. Per i cereali ha deciso di usare il farro, tra i cereali più antichi conosciuti, e l’orzo viola egiziano. Non ha potuto usare il luppolo perché non era presente in quelle ricette. Ha usato gli alambicchi che teneva in giardino e dopo qualche tentativo ha ottenuto la sua birra “antica”.

una birra che viene dal passato remoto

Idromele, sidro o birra?

Il risultato è stata una bevanda molto simile ad un tipo di birra tedesca che viene chiamata “gose”. Non è amarognola ma aspra e leggermente salata, con retrogusto di albicocca e fiori. Assomiglia all’idromele o al sidro, e forse era proprio quel gusto a renderla piacevole agli egizi. L’assenza dei luppoli ha reso la birra meno amara del solito, ma la ha resa molto rinfrescante e beverina

Una versione semplificata nel futuro

Probabilmente ripeterà la cottura anche se il metodo artigianale non è molto economico, e la riproporrà in degustazione per coloro che vorranno assaggiarla. Sta lavorando ad una versione più semplice con meno ingredienti, e più semplici da rintracciare. Probabilmente la pubblicherà sulle riviste del settore, nel caso qualcuno volesse imitarlo

I birrai adorano sperimentare con gli ingredienti

I mastri birrai adorano sperimentare in mille direzioni diverse. Sono tante le birre che sono nate da ingredienti ritenuti non di prima classe, come i rifiuti o le acque depurate dello scarico fognario. Insaporite con Banane, avocado, ostriche o alghe marine, cocco, cioccolato, zenzero, peperoncino, aglio e carote. Non mancano nemmeno le birre alla pizza. marinara. 

Lieviti naufragati o dallo spazio

Hanno salvato e riutilizzato lieviti rintracciati in una nave affondata, o che erano andati nello spazio. Se volessimo fare una ricerca troveremmo un numero folle di ingredienti e altrettanti metodi per ottenere le birre. Una birra che viene dal passato remoto

Abitare, Enogastronomia

Trovato vino di 2.000 anni voi lo assaggereste?

Un ritrovamento insperato mentre scavavano le fondamenta di una nuova casa

In una tomba romana, scoperta in Andalusia (Spagna) è stata scoperta un’urna contenente un liquido sconosciuto. Lo hanno esaminato ed hanno scoperto che si trattava di vino ancora allo stato liquido, il più antico al mondo. Il sepolcro è del I° secolo A.C.  perciò questo liquido ha accompagnato i suoi proprietari nel viaggio verso l’aldilà per 20 secoli. Trovato vino di 2.000 anni voi lo assaggereste?

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Stessi polifenoli delle uve dell’Andalusia

Dopo le opportune analisi in laboratorio hanno potuto confermare che si trattava di vino. Esaminando i polifenoli contenuti nel liquido hanno riscontrato che sono gli stessi dei vini dell’Andalusia. Quando è stato sigillato il vino era stato realizzato pigiando uve a bacca bianca, ed era una sorta di sherry.

Una tomba scavata nella roccia

La forma della tomba realizzata ad incasso nel terreno, ha permesso di salvare tutti i reperti contenuti all’interno del sepolcro, e farli arrivare sino a noi. La tomba è stata scoperta perché il proprietario del terreno doveva effettuare gli scavi per le fondamenta della nuova casa. Conteneva 8 nicchie funerarie con i resti di una gens romana e alcuni oggetti di corredo.

Trovato vino di 2.000 anni voi lo assaggereste

Anche profumi ed un anello

Oltre al sorprendente vino ancora liquido sono stati recuperati altri oggetti, compresa un contenitore in vetro che un tempo conteneva profumo patchouli. Il vaso in vetro col vino ne conteneva circa 5 litri con i resti delle ossa cremate della persona sepolta. Col tempo il liquido aveva mutato di colore volgendo al “mattone”, un processo assai comune nei vini troppo invecchiati.

Proprietario del sepolcro non identificato

Non è stato identificato il patrizio romano che aveva il vino nel suo corredo, anche se nell’urna era custodito anche un anello d’oro col Giano bifronte. Di due degli altri ospiti del sepolcro sono arrivati anche i nomi di Hispanae e Senicio.

Scoperti altri resti di vino ma più recenti o solo in traccia

Dopo aver esaminato il liquido hanno riscontrato che era sicuramente vino il liquido contenuto nel vaso. Una scoperta simile era avvenuta in Germania due secoli fa ma era un vino che era stato sepolto coi suoi ospiti dopo il III secolo d.C.. Questo rende il ritrovamento di Carmona il vino, ancora liquido più antico del mondo. 

Un assaggio celebrativo

Esistono tracce recuperate da contenitori ritrovati in Georgia risalenti ad 8.000 anni fa, ma sono soltanto tracce chimiche che non possono essere assaggiare. Ebbene si uno dei ricercatori non ha resistito e nonostante ci fossero ossa in infusione al suo interno, per 2.000 anni, ha voluto assaggiare il vino. Non è rimasto entusiasta, il vino era salato, ma si è tolto una soddisfazione che quasi nessun altro al mondo potrà soddisfare. Trovato vino di 2.000 anni voi lo assaggereste?

Trovato vino di 2.000 anni voi lo assaggereste

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Benessere, Enogastronomia

Inghilterra allarme diabete

C’è un boom di giovani inglesi che soffrono di diabete. Colpa del cibo troppo processato?

Il NHS (servizio sanitario nazionale) inglese sta registrando dati allarmati che riguardano la sua popolazione. C’è un forte aumento dei casi di diabete del tipo 2 nella fascia che va dai 14 ai 39 anni. L’aumento è stato registrato al 39%, in poco più di un quinquennio. Dati che spaventano perché il diabete può diventare invalidante e rappresenta un costo enorme per la Sanità. Inghilterra allarme diabete

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Contenerlo con troppe medicine

Esistono cure efficaci per contenerlo ma difficilmente viene eliminato completamente. Questo porta ad una somministrazione di medicinali costante per tutta la durata della vita di chi ne soffre. Il NHS inglese ha mille problemi a mantenere i servizi (come quello italiano del resto) e questa epidemia potrebbe rappresentare una enorme aggravante.

Obesità causata da pessimo cibo spazzatura

Gli esperti puntano il dito contro l’emergente obesità, dovuta al cibo spazzatura e troppo processato. E’ il cibo più consumato dalle classi popolari e meno fortunate economicamente, proprio per i bassi prezzi. Il problema riguarda i giovani, quelli che saranno la futura popolazione del Regno Unito. Lo stesso trend d’incremento non si sta verificando per gli oltre quarantenni. Il loro incremento percentuale è molto più contenuto.

Inghilterra allarme diabete

Quasi due su tre sovrappeso o obesi

Il tasso di obesità in Gran Bretagna è uno dei più alti rispetto a tutta l’Europa. Si calcola che oltre il 60% degli adulti inglesi sia in sovrappeso o obeso. Il NHS è impegnato da tempo per affrontare i problemi legati all’obesità ed investe oltre 6 milioni di euro ogni anno per provi rimedio. ll balzo in avanti dei soggetti con diabete fa supporre che la spesa arriverà a 10 milioni l’anno in 20 anni. Una cifra che rischia di travolgere l’economia britannica.

Intervenire ora!

Intervenire ora è una necessità inderogabile. Tra l’altro c’è un rapporto tra diabete ed età, chi ne rimane vittima in tenera età ne sviluppa una forma molto aggressiva. La politica deve prendere atto del pericolo di avere una così alta percentuale di cittadini sofferenti di diabete, con tutte le conseguenze che comporta a carico della salute generale. Il diabete compromette, il sistema cardiocircolatorio e quello renale. Sono moltissimi i casi di calo repentino della vista fino alla cecità.

Un pericolo che non viene riconosciuto subito

Il pericolo è silente perché il diabete si manifesta solo dopo molto tempo dalla sua insorgenza, se non viene diagnosticato. Il servizio sanitario inglese invoca il governo perché attui uno screening di massa. Sono moltissimi coloro che non sanno di convivere già col diabete. Si calcola che quasi il 50% della popolazione under 40 non sa di avere il diabete di tipo 2. Le conseguenze potrebbero essere terribili senza una campagna di allerta, screening diagnostico e una campagna che inviti ad una corretta alimentazione. Inghilterra allarme diabete

Inghilterra allarme diabete

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Enogastronomia, Viaggi

La cucina africana e caraibica si stanno imponendo negli USA

C’è voglia di novità in cucina, e tutto ciò che è etnico o nuovo trova spazio

Stanno aumentando i ristoranti gestiti da chef di culture alimentari diverse ed interessanti. Nati come realtà piccole, con poco personale e spazi ridotti, ora assumono dimensioni di reali ristoranti. Smettono di essere solo cucina da asporto e approdano al piano superiore, quello dei ristoranti con tovaglia e servizio. Raggiungono vette considerate impensabili fino a pochi anni fa ed escono dal filone dell’etnico da gustare solo talvolta per divenire una cucina raffinata degno di venire rappresentata sui magazine che si occupa di enogastronomia. La cucina africana e caraibica si stanno imponendo negli USA

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Fufu per tutti

Piatti conosciuti da pochi come il fufu rappresentano una chiave d’accesso. Quando uno chef ghanese-americano come Eric Adjepiong, lo ha presentato in una celebre serie tv dedicata agli chef emergenti, non poteva immaginare che il successo era dietro l’angolo. L’acclamazione da parte dei giudici ha immediatamente fatto capire che qualcosa stava cambiando.

Africa occidentale protagonista

Le ricette che per secoli hanno nutrito i residenti dell’Africa occidentale sono diventate di interesse comune. Gli ingredienti che in alcuni casi erano quasi introvabili, sono comparsi sugli scaffali dei supermercati, sdoganando quel modo di cucinare. La cucina africana e la sua derivazione caraibica sono diventate popolari ed hanno dato nuovi impulsi alle cosiddette cucine etniche.

La cucina africana e caraibica si stanno imponendo negli USA

Piatti molto speziati

Il fufu è a base di farina di manioca e piantaggine, pestati assieme fino ad ottenere una pastella morbida con la quale si possono preparare molte portate. Ma non è l’unico piatto ad aver conquistato la clientela che ama sperimentare nuovi sapori, anche le polpette di carne di capra al curry o la coda di bue brasato sono diventate leccornie popolari come il chutney di mango

Riso ingrediente base in molte ricette

Non mancano nella cucina di origine caraibica i piatti a base di riso che oscillano dalle varianti della Louisiana (jambalaya) a quelle senegalesi (jollof). Anche la cucina haitiana ha espresso piatti molto interessanti, come il maiale cotto due volte (griyo) servito con le verdure in salamoia trasformate in una salsa dal gusto potente (pikliz). La cucina africana e caraibica hanno origini simili ma sposandosi con gli ingredienti locali hanno sviluppato forme autoctone, diversificandosi.

Gli schiavi hanno esportato la loro cucina

Alcuni degli ingredienti venivano trasportati dalle stesse navi che portavano gli schiavi verso Caraibi e Americhe, ed hanno permesso di mantenere integre alcune ricette, ma molte altre sono state giocoforza integrate con le disponibilità dei luoghi di sbarco. La radici africane si possono rintracciare in molti piatti cari alla Luisiana e agli stati circostanti. Gli schiavi coltivavano minuscoli orti per mantenere vive le loro ricette e questi ingredienti sono poi diventati parte della cucina americana.

La cucina africana e caraibica si stanno imponendo negli USA

Gli stati del sud portano molte tracce

Il gombo, le patate dolci, le angurie, i meloni , il sesamo sono diventati la base per molti piatti come jambalaya, gumbo, pane di mais, wafer di semi di sesamo, hoppin’ john, cola, tipici degli stati del sud ma derivati dai piatti cucinati in Africa. In ogni località dove avevano accesso alle materie prime simili alle loro, hanno sviluppato cucine che sono diventate il tratto d’unione tra due culture lontanissime, come quella afro-caraibica e la cucina tradizionale europea.

Gli americani ignorano quati dei loro piatti siano di origine africana o caraibica

Piatti come il riso africano, il formaggio Kwara servito con peperoncino piccante, il mofongo, la fejoiada, il riz djon djon o lo stesso pollo fritto, sono entrate di diritto tra le preparazioni più comuni. Anche lo stesso barbecue e tutte le salse che lo accompagnano nelle versioni dolci, medie o piccanti, sono figlie di quelle commistioni di stili e sapori. Nessuno negli USA si sofferma a pensare che quello che mangiano, è spesso derivato da quel viaggi attraverso l’Atlantico, ma la realtà è quella. La cucina africana e caraibica si stanno imponendo negli USA

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Enogastronomia, Viaggi

La città dove si mangia meglio è Napoli

É la rivista inglese “Time Out” a dichiararlo in un articolo

Una rivista dedicati ai viaggi e alle esperienze che lo accompagnano ha regalato una eccellente recensione alla città di Napoli. Ha dichiarato che è la città dove si mangia meglio. Un tributo alla sua versatilità, che la pone in vetta alle città del mondo. A rendere ancora più importante il tributo è il fatto che è l’unica città italiana presente nella classifica. La città dove si mangia meglio è Napoli

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Pizza simbolo d’italianità

L’articolo fa leva sul fatto che parlando di cibo in Italia, non puoi evitare di parlare di Napoli e delle sue eccellenze. A partire ovviamente dalla pizza, nata in città tra sette e ottocento dello scorso millennio, e diventata un simbolo d’italianità. La diffusione delle pizzerie in tutto il globo, l’ha resa sicuramente uno dei piatti preferiti a livellò nazionale ed internazionale.

Cento varianti anche in chiave gourmet

Nata come piatto povero, per sfamare una moltitudine enorme di persone sempre sul limite della povertà assoluta, col tempo è divenuta una specialità che ha incontrato il gusto di reinterpretarla anche in chiave gourmet, di molti chef. Ma a Napoli rimane un piatto popolare, che è a disposizione di una popolazione che ha spesso la necessità di sfamarsi velocemente.

La città dove si mangia meglio è Napoli

Cucina di strada, la portafoglio, i fritti, che hanno conquistato i turisti

La cucina di strada a Napoli ha riscosso sempre un grande successo, sia con la pizza, ancora oggi la versione portafoglio è venduta in strada, sia coi maccheroni, o gli spaghetti, sia con i fritti. Il cartoccio dei fritti ancora oggi è un piatto molto gradito ed economicissimo, in grado di sfamare mentre si passeggia per la città. Questo tipico cibo d’asporto è diventato una grande attrattiva anche per i turisti che lo consumano per sentirsi integrati nella città.

Non solo pizza, tanta tradizione popolare e non

Esiste ovviamente anche una ricca cucina napoletana che necessita di lunghe preparazioni come i ragù e i sughi di carne per condire gli spaghetti, o la celebre parmigiana di melanzane. La genovese, il casatiello, gli struffoli, i babà, la ricca pasticceria contribuiscono a rendere il capoluogo campano un luogo ameno, dove mangiare in modo qualitativo ed economico. La città dove si mangia meglio è Napoli

10 città dove mangiare benissimo

Le dieci città presenti nella classifica di “Time Out”, con alcune località sorprendenti, sono le seguenti:

  1. Napoli;
  2. Johannesburg;
  3. Lima;
  4. Ho Chi Minh;
  5. Pechino;
  6. Bangkok;
  7. Kuala Lumpur;
  8. Bombay;
  9. Dubai;
  10. Portland.

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Benessere, Enogastronomia, Eventi

Sarà un’olimpiade sostenibile?

E’ quello che si augurano gli chef del Villaggio Olimpico

Il titolo che sorprende maggiormente è quello legate alle patatine fritte che saranno vietate. Forse non sarebbero state le più richieste all’interno del Villaggio Olimpico, visto che gli atleti sono impegnati a mantenere regimi alimentari il più possibile salutistici. Perciò non sorprende che alcuni ingredienti siano stati esclusi dal menù. Sarà un’olimpiade sostenibile?

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Una grande vetrina

Parigi sarà una grande vetrina verso tutto il mondo e sfrutterà l’occasione per sciorinare molti dei suoi piatti più celebrati. La cucina ha reso famosa la Francia, anche per una grande varietà di portate che partono dalle strabilianti invenzioni di Vattel, passando per gli elaboratissimi impiattamenti, cari alla corte di Francia.

Scelte in chiave ambientale

Gli chef hanno deciso di offrire agli atleti una scelta molto ampia che però ha restrizioni in chiave di sostenibilità ambientale. Per questo oltre alla patatine fritte, saranno esclusi ingredienti molto impattanti come la carne di manzo. A fare le spese di queste scelte etiche ed ambientali sarà  anche uno dei cibi più graditi in Francia ovvero il fois gras.

Cucina vegetale ed etnica

Tantissimo spazio alla cucina vegetale e ai cibi di origine green come gli hot dog vegetariani. Molta attenzione sarà riservata alla cucina etnica, con particolare cura per ricette che si prendano cura del benessere degli atleti. Saranno quasi 20,000 gli atleti che frequenteranno il ristorante del villaggio olimpico, e lo renderanno, anche se per un breve periodo, il ristorante più grande del mondo.

Carni rosse, fois gras e avocado esclusi

Anche se è un frutto, verrà escluso anche l’avocado dalle preparazioni, per il grande impatto ambientale e consumo di acqua necessario per farlo crescere. Nello stesso filone s’inserisce la scelta di tener conto del benessere animale. Il fois gras è da molti anni sotto accusa, per il modo cruento in cui viene prodotto. Anche le carni rosse pagano lo scotto degli allevamenti troppo intensi.

Sarà un’olimpiade sostenibile

Multietnicità per venire incontro alle nuove esigenze

Gli atleti hanno accolto l’annuncio di menu vegetali con favore perché segue quelle che sono le nuove abitudini alimentari dove la varietà va di pari passo con salute, sostenibilità ed apertura al nuovo. Lo dimostrano le miriadi di ristoranti multietnici spuntati ovunque e che insidiano la tradizionale cucina francese.

Piatti gustosi e calibrati sulle esigenze nutrizionali

Gli chef Stéphane Chicheri e Charles Guilloy, hanno dichiarato che sono pronti a raccogliere la sfida di rendere molto gustosi, piacevoli e funzionali alle esigenze nutrizionali degli atleti, i loro piatti. Le patatine fritte non sono state eliminate per mera propaganda salutare, ma per evitare la possibilità d’incendio, che spesso partono proprio dalle friggitrici.

Parigi val bene una mensa

Parigi ha sempre bisogno di mantenere intatta la sua “grandeur” e con queste Olimpiadi vuole dimostrare la propria capacità di innovare in chiave sostenibile. Le Olimpiadi sono un evento che di solito porta con sé strascichi polemici, sia per la gestione degli spazi e per gli impianti sportivi che sono spesso vere colate di cemento. Il governo francese punta molto su questo evento per lucidare le proprie medaglie, a cominciare dal giusto mix di cucina classica e modernissima. Parafrasando Enrico di Navarra potremo dire che “Parigi val bene una mensa”. Sarà un’olimpiade sostenibile?

Sarà un’olimpiade sostenibile

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Abitare, Benessere, Enogastronomia

Flexitariani sempre più presenti

Le previsioni parlano di un aumento inarrestabile dei vegetariani e anche dei vegan

Non è una cosa che sorprenda chi segue le attività dei consumatori. Le loro scelte danno indicazioni evidenti che vedono una diminuzione dei consumi di carne, soprattutto le rosse, a favore di altre proteine di origine vegetale. Il termine allude alla parte flessibile dei consumatori che sono orientati al vegetariano in modo elastico. Non si ritengono vegani e solo interessati al vegetale. Flexitariani sempre più presenti

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Meno Proteine animali a vantaggio di quelle vegatali

La loro alimentazione è orientata a diminuire il consumo delle proteine di origine animale, ma non vogliono abbandonarle completamente. E’ uno scenario che sta prendendo consistenza in molte nazioni europee. Una scelta etica ed economica. Etica in quanto consumare meno carni rosse, va nella direzione di ridurre l’impatto degli allevamenti intensivi. Ma c’è anche una componente economica, molti prodotti pensati per i consumatori vegetariani hanno costi inferiori a quelli delle proteine animali.

Scelta voluta o inconsapevole?

Per molti è una scelta quasi inconsapevole, vi sono flexitariani che hanno cominciato a mutare i loro regimi alimentari, ma che non se ne sono resi conto e rifiutano l’etichetta di flexitariani. Sono relativamente pochi coloro che dichiarano di farlo con una scelta ragionata (sono il 18%), mentre sono molti di più quelli che indicano se stessi come vegetariani saltuari.

Rinunciare completamente è complicato

Rinunciare completamente a braciole, bistecche e salsicce, è più complicato di quanto si voglia. Le vecchie abitudini alimentari sono difficili da abbandonare. Molti non sono ancora pronti ad abbandonare le proteine di origine animale, e dichiarano di non volerci nemmeno pensare. La variabile vegana, per questi consumatori, viene considerata come agli antipodi delle loro scelte.

Flexitariani sempre più presenti

Etica e sostenibilità

La diminuzione dei consumi di carne però è evidente, la scelta etica a poco a poco è più motivata ed acquista appeal. Le giustificazioni dei consumatori italiani, riguardo a questa scelta, puntano più su motivi di ricerca di salute personale e col desiderio di ridurre un poco il giro vita. La scelta di avere meno allevamenti, minori emissione di CO2, maggiore salvaguardia del pianeta, anche se presenti, restano più sullo sfondo. 

Molta più varietà a disposizione

I prodotti che possono sostituire le carni rosse sono aumentati in modo esponenziale ed hanno affinato il gusto. Renderli gradevoli, sia all’occhio che al palato, è la soluzione che può facilitare il passaggio di molte più persone alle diete flexatariane, ritenuto un rito di passaggio per giungere ad un regime alimentare che sia sostenibile per tutto il pianeta

Le popolazioni che arrivano ora al benessere

Il problema rimane ancora molto presente nelle nazioni e popolazioni che stanno arrivando ad un benessere economico finora sconosciuto. Il loro desiderio di consumare carni, cozza con i bisogni del pianeta, ma non possiamo colpevolizzarli se sinora non hanno mai avuto accesso a sufficienti proteine animali. Dovremo, noi occidentali, dare il buon esempio e sperare che questo sappia attrarre la loro attenzione, e crei desiderio di emulazione. Flexitariani sempre più presenti

Flexitariani sempre più presenti
Enogastronomia, Eventi

Una stella Michelin per i tacos

Accade a Città del Messico dove un piccolo chiosco ha ricevuto l’ambito premio

Taquería El Califa de León ha un menù ristrettissimo, appena 4 piatti a disposizione dei clienti. L’ambiente non è lussuoso, non ci sono tovaglie di fiandra o 12 bicchieri, qui si mangia come in ogni altra taqueria nel primo posto disponibile, e a fianco a fianco con gli altri avventori. Una stella Michelin per i tacos

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Ristoranti troppo costosi

La curiosità di una stella Michelin assegnata ad una location non “fancy” sorprende ma la volontà della guida è quella di premiare chi veramente cucina con abilità e passione. Siamo abituati ad immaginare i ristoranti stellati come luogo quasi impossibili da raggiungere per i comuni mortali. Troppo costosi o pretenziosi per consumarvi un pasto “normale”.

Esperiene degustative

I menù sono spesso ricchi di gusto ed elaborati anche nell’impiattamento. Sono menù che devono regalare emozioni e esperienze degustative indimenticabili. La taqueria va completamente contro corrente, le sue portate sono minime e gli spazi sono ristretti, non ci sono camerieri alle vostre spalle, pronti ad accudirvi, o sommelier a consigliarvi raffinate bevande. Vi servono il taco e lo consumate in piedi o seduti, a seconda dello spazio.

A Città del Messico

Trovate la Taquería El Califa de León, nel quartiere San Rafael di Città del Messico. È il primo stand messicano di tacos a ricevere questo premio, è anche tra i ristoranti più piccoli ad entrare nel Gotha della guida. Lo chef Arturo Rivera Martínez ha aperto il suo chiosco nel 1968 e da allora continua a sfornare tacos a ritmo battente, per la sua clientela. Oltre 50 anni di onorata carriera.

Una stella Michelin per i tacos

Manzo o maiale grigliato e tortilla

Il taco di carne, il più richiesto e costituito di carne di manzo grigliata, o maiale, insaporita con sale e succo di lime. Mentre la carne cuoce lo chef prepara sulla spianatoia un disco di circa 20 centimetri di diametro di impasto per la tortilla, lo cuoce, vi deposita la carne e lo serve. Lascia al cliente la scelta se addizionarlo con le salse a disposizione, rigorosamente autoprodotte, che vanno dalla media alla piccantissima.

Prezzi molto abbordabili

I prezzi sono decisamente popolari tra 50 e 80 pesos (da 3 a 5 euro). Sono ricette semplici, facili da preparare, ma dove gli ingredienti base fanno, ovviamente, la differenza. Gli ispettori della Michelin, che si presentano sempre in forma anonima, sono rimasti folgorati dalla qualità di questi tacos e li hanno voluti segnalare a tutti coloro che consultano la loro guida.

Tanta notorietà ma anche guai con la stella

Speriamo che la stella non apporti cambiamenti al piccolo chiosco. Ottenere le stelle Michelin a volte è un disastro, cambia completamente la realtà in cui gli chef operano. E’ un premio alla propria creatività e capacità di innovare, ma costringe a non fermarsi mai sui propri allori. La letteratura sui problemi che può causare il premio, portando a depressione quando la si perde, è ricca di episodi anche molto tristi che arrivano anche al suicidio.

Anche i ristoranti alla portata di tutti

la politica della Guida sta mutando nel tempo, mettendo in evidenza non solo i ristoranti top di gamma, ma anche i locali che servono ottimo cibo con prezzi accessibile a tutti. Nel settore “Bib Gourmands” promuovono proprio i ristoranti o le taquerie, come in questo caso, che meritano di essere visitate senza prenotare con anni di anticipo. Una stella Michelin per i tacos

Una stella Michelin per i tacos
Benessere, Enogastronomia

Arriva la prova costume tutti a dieta

Come ogni anni arriva la stagione dei tentennamenti sulla propria linea

In farmacia sono arrivati sul bancone una sfilza di prodotti che dovrebbero aiutare a perdere rapidamente peso. Sono stati identificati con un nome ben preciso, i maggiolini, perché è proprio in questo mese che tornano in commercio in modo vistoso. Il desiderio di perdere una o due taglie ed appiattire le pance, spinge molti italiani a sottoporsi ad un nuovo regime alimentare. Arriva la prova costume tutti a dieta

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Dieta immancabile

La dieta diventa così un must, che viene seguito da quasi un italiano su due. Ovviamente non c’è solo l’aspetto estetico a rendere gli italiani consapevoli che il loro corpo è abbondante. Molti si sottopongono volentieri a nuovi regimi disintossicanti, dopo il periodo invernale, in cui si è abbondato nelle gioie della tavola. 

Nutrizionisti dietologi e amici

Molti si accorgono di qualche piccolo problema di salute, a volte è il medico curante che incalza, dopo aver controllato le analisi, a dare una raddrizzata al proprio modo di alimentarsi. Sono relativamente pochi quelli che si fanno assistere da un dietologo o un nutrizionista esperto (meno del 20%). Tantissimi preferiscono il fai-da-te, o reiterano una dieta che hanno già utilizzato in precedenti occasioni von alterni successi.

Consigli dai non esperti

Il desiderio di affidarsi ad un professionista, per i nostri concittadini, è altissimo, ma sono in realtà pochi quelli che lo fanno. Il fascino del consiglio degli amici (conosco una dieta che funziona tantissimo) è sempre molto forte. La tentazione del trovare il giusto regime alimentare adattandolo al proprio corpo è incalzante. Dall’altra parte ci sono coloro che si affidano ai personal trainer o ai “santoni” da palestra, per trovare la propria via per un equilibrio alimentare e fisici scultorei.

Arriva la prova costume tutti a dieta

A caccia del benessere

Oltre ad entrare nel famigerato costume, senza sembrare una salsiccia, il desiderio che porta ad iniziare un nuovo regime è quello del benessere. Stare ben con se stessi, sentirsi leggeri e mantenersi in forma, sono le principali motivazioni che spingono a variare la dieta e ad incatenare il frigorifero.

Mangiano davvero in modo più sano?

Gli italiani sono convinti di aver mangiato più sano dopo la pandemia. Avere la possibilità di muoversi maggiormente, frequentare le palestre, ha aiutato ad uscire dalle mure domestiche. La loro idea è di aver migliorato le proprie abitudini a tavola, di aver dato maggior peso ad alimenti naturali, sani e sostenibili. Quanto questa credenza sia reale, è tutto da dimostrare.

Dieta mediterranea sempre un must

Molte persone dichiarano di avere come obbiettivo di perseverare con la dieta mediterranea, legata alla tradizione italica. Ma nessuno riesce a dare una versione perfettamente coerente di quel regime, ed apporta infinite varianti. Indubbiamente è un modo interessante di leggere il proprio percorso personale, nei confronti dell’alimentazione.

il rischio dei cibi superprocessati

La salute, le diminuite risorse economiche e la voglia di sentirsi a loro agio nel proprio corpo, hanno modificato anche gli acquisti. In alcuni casi con risultati molto positivi, in altri, specialmente se si è preferito spostare il proprio interesse verso cibi economici, con risultati contraddittori. I cibi super-processati, a cui alcuni si rivolgono per la loro praticità, rischiano di essere troppo ricchi di elementi che, a lungo andare, danneggiano il corpo.

Arriva la prova costume tutti a dieta

Per cucinare bene serve tempo

Il tempo è una variabile importante che opera in questo senso, una vita troppo compressa costringe a consumare cibi precotti o ready-made, per ritagliarsi tempo libero. I cibi freschi e i vegetali, danno il meglio dal punto di vista vitaminico, se preparati al momento, ma comportano un minimo di preparazione prima del consumo. 

Non esagerare coi piatti pronti

Per questo, cucinare in casa, è un aspetto non secondario per una corretta alimentazione. Pochi possono permetterselo ogni giorno, anche se ci provano. I nutrizionisti consigliano di non eccedere coi pasti pronti o da scaldare in padella, limitandoli a 3 volte a settimana. Vegani e vegetariani sono appena il 5% anche se la loro percentuale è data in aumento nei prossimi anni. 

Pensare sempre alla salute

Le diete ipocaloriche sono quelle più richieste dopo la dieta mediterranea, mentre sono pochissimi coloro che si rivolgono a diete ketogeniche o iperproteiche, solitamente per ottenere risultati e performance sportive. Tra coloro che devono mostrare molta attenzione alla tavola figurano coloro che hanno sviluppato o tendono a sviluppare malattie croniche. La prevenzione, in questi casi offre una ottima possibilità di migliorare la loro esistenza. Per loro un corretto regime alimentare, corrisponde a salvarsi la vita. Arriva la prova costume tutti a dieta

Arriva la prova costume tutti a dieta

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Abitare, Benessere, Enogastronomia

Il pranzo della domenica

Un’esperienza unica che viene confermata da un editoriale sul New York Times

Un vero omaggio ad una delle tradizioni più amate dagli italiani. Una esperienza che nella tradizione anglosassone e americana non esiste, non c’è nulla di paragonabile a questa ricorrenza che si rinnova ogni settimana. Il pranzo della domenica è il simbolo della condivisione familiare. Tutto il piacere di vivere, sembra passare dal piacere di stare a tavola dei nostri connazionali. Il pranzo della domenica

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Un punto di riferimento

Anche se è mutato nel tempo, mantiene il ruolo di punto di riferimento che non si limita all’aspetto gastronomica ma alla cultura stessa del rito del passare tempo insieme. Le famiglie non sono più così numerose come un tempo, ma riunirsi per assaporare manicaretti e conversare è tuttora una delle attività preferite degli italiani che sanno sempre come rendere speciali queste rimpatriate.

Aumentano le distrazioni ma la tradizione resta

Forse non si fa più ogni domenica, le distrazioni aumentano, lo sport, gli hobby hanno fatto mutare le disponibilità di ogni membro. Ma appena si può il tradizionale “vediamoci a pranzo”, viene rinnovato e svolge il suo ruolo di ponte tra tradizione arcaiche, abitudini mai scomparse e nuovi riti alimentari

Diverso in ogni regione, provincia, area

Ogni regione ha i propri rituali, ma bastano pochi chilometri per cambiare il menu, lasagne, tagliatelle, ravioli, pasta al sugo, timballi e pasta al forno tra le portate preferite per il primo, che sembra essere il denominatore comune. A seguire, carni, arrosti, bolliti, grigliate, o pesce. Nella civiltà contadina era il pasto migliore di tutta la settimana, quello più ricco di proteine, ed ha proseguito, anche in tempi attuali, su quella falsa riga.

Il pranzo della domenica

Anche la tovaglia ha il suo perché

Il pranzo della domenica svolge una funzione rituale anche per la mise en place, niente plastica o carta, si usano tovaglia e tovaglioli di stoffa.  Il servizio buono in ceramica  e bicchieri di vetro. La tradizione deve essere rispettata e la sacralità della domenica rientra appieno nei rituali di famiglia. Non è solo una pausa tra le varie attività per mangiare, ma una reiterazione dei riti “tribali che caratterizzano ogni famiglia. 

Il tempo rallenta

A pranzo il tempo rallenta, si può conversare meglio e senza fretta, si riallacciano i rapporti che nel quotidiano, per motivi di tempo e pressioni lavorative, devono essere ristretti. La maggiore rilassatezza aiuta a sentirsi a proprio agio e riformare l’armonia che è alla base della struttura delle famiglie italiane. 

Si slacciano bottoni, cinture e cravatte

E’ il momento in cui ci si slaccia un bottone, si allentano cinture e cravatte e diventa bello farsi prendere dal piccolo torpore della digestione. Italian way of life, come lo chiamano gli stranieri, una delle cose che ci invidiano maggiormente, è il saper sfruttare con il giusto disincanto i momenti di relax. Il pranzo della domenica

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