Benessere, Enogastronomia, Marketing

Il trend del vino al calice 

Una ricerca evidenza come cambiano i consumi

Federvini ha pubblicato una ricerca svolta da Trade Lab sull’importanza che sta assumendo il vino al calice nella ristorazione. Un trend che si sta consolidando ed ha il doppio obiettivo di contenere i consumi di alcool e di evitare di finire nei guai quando si è alla guida. Il trend del vino al calice

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Da vecchia pratica delle osterie alla ristorazione moderna

Il vino al calice sembrava una tradizione del passato legata più alle ore passate nelle osterie. Un modo di bere vino démodé e sorpassato. Ma recentemente il trend è mutato, i consumatori preferiscono bere meno, puntando sulla elevata qualità dei vini serviti e alla sicurezza di non superare i limiti di legge. Una moderazione che va di pari passo con l’accresciuta pericolosità e lo spauracchio di non poter disporre della propria patente di guida.

E’ già una percentuale importante

Il vino servono al calice rappresenta una percentuale importante  del totale consumato. Un quarto del vino bevuto nella ristorazione italiana, viene servito in quel modo. Il dato si rafforza man mano che cresce il livello della ristorazione sfiorando un terzo del totale. Questo impone alle aziende vinicole un cambiamento di rotta nel proporre i loro prodotti.

Maggior valore e appeal

Maggiore qualità, maggior valore e la capacità di essere attrattivi per tutti coloro che desiderano abbinare un buon calice, al cibo che viene servito al loro tavolo. La quantità versata si riduce e per mantenere alti i fatturati tocca inserirsi in mercati di nicchia, più interessati ad una degustazione “minore” ma di grande appeal degustativo.

Anche gli stranieri e i turisti si adeguano

Il fenomeno si sta estendendo anche ai turisti e ai consumatori internazionali, avvisati dai ristoratori dei rischi che possono correre. Se non incaricano l’eventuale autista di non superare in alcun modo i limiti di legge, il rischio sale. In Francia, l’esigenza di essere attrattivi ha fatto nascere una serie di prodotti monoporzione, che ricalcano in pieno il potenziale della normale bottiglia, ma non inducono in inutili tentazioni.

Altri mercati seguono l’onda

In una indagine condotta su mercati maturi come quelli tedeschi, francesi, nordamericani ed inglesi è risultato evidente come i consumatori tendano a bere vino al calice in modo molto più rilevante rispetto al passato. Oltre il 50 % degli intervistati ha dichiarato di aver mutato le proprie abitudini, consumando molto più vino al calice negli ultimi due anni.

Ognuno porta le proprie ragioni di questa diminuzione

Ogni consumatore porta spiegazioni diverse a questa esigenza, la maggioranza vuole evitare sanzioni stradali, ma in alcuni paesi a prevalere è l’esigenza di bere meno. Consumi morigerati e saggi che non faranno piacere ai nostri vignerons, ma di cui occorre tenere conto, per restare ben presenti sul mercato. Non basta più la qualità occorre adeguarsi anche alla quantità. Il trend del vino al calice

Il trend del vino al calice
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Hamburger sempre più piccoli

Succede nella patria della carne tritata e inserita nei panini, gli USA

Il costo della carne bovina aumenta e si cercano soluzioni. Ridurre le dimensioni ed il peso degli hamburger o scegliere tagli diversi da quelli abituali. La ristorazione a stelle e strisce ne prende atto, e modifica i menu e i servizi alla clientela. Ridurre il peso della carne è uno dei modi più semplici per contenere i costi finali. Hamburger sempre più piccoli

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More frills, più contorno e riempitivi

Un escamotage molto seguito è aggiungere altri ingredienti ai panini coi semini di sesamo. Più cipolle caramellate, fette di pomodori, insalate tagliata alla julienne che crea maggior volume al panino servito. Oppure mettere maggior contorno, spesso patatine fritte, per evitare che la clientela si lamenti della restrizione. I ristoratori si sbizzarriscono in cercare soluzioni che siano visivamente interessanti, anche se, in effetti l’ingrediente principale viene decurtato.

Anche la ristorazione specializzata

Ma il problema si riverbera non solo nelle catene fast food ma anche nella ristorazione specializzata vera e propria. Le ryb eye o le bistecche con l’osso si restringono, oppure diventano non più monoporzioni ma porzioni per due. Per un paese molto carnivoro come gli USA è un vero cambio di mentalità, un approccio nuovo al consumo di carni rosse.

Hamburger sempre più piccoli

Tagli finora non degni dell’alata ristorazione

La ricerca di costi da tagliare, porta anche a prendere in considerazione i tagli che finora non erano stati considerati come rilevanti per la ristorazione. Quesì potrebbe essere positivo per la diminuzione degli sprechi e un consumo più consapevole, ma i prezzi non seguono l’avvicendamento dei tagli di qualità inferiore, restano alti.

Allevamenti che diminuiscono capi e dimensioni

Il minor consumo di carni rosse, condiziona anche gli allevamenti, che preferiscono una rotazione rapida del bestiame. Anticipano la macellazione di vitelloni e giovenche invece di nutrirli a lunghi in attesa che si trasformino in mucche in grado di riprodursi. Troppo alti i costi del foraggio, agli allevatori conviene un ciclo vitale più breve dei bovini.

Molto più import con conseguenze sanitarie

La diminuzione dei manzi statunitensi apre anche la porta alle importazioni dal Messico e dal Sudamerica, vero bacino della carne allevata ed esportata. Sono carni meno controllate che hanno creato alcuni problemi anche in campo sanitario. I controlli sull’import non sono abbastanza severi e i mal di pancia (letterali) sono aumentati. Hamburger sempre più piccoli

hamburger sempre più piccoli

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La Birra la facciamo col KAMUT

Non si arresta la sperimentazione per utilizzare altri cereali 

Il grano KAMUT® sembra aver passato tutti i test preliminari per diventare una variante dell’orzo, o del grano tradizionale, nella preparazione della, birra. Ad occuparsi di queste sperimentazioni sono due gruppi di ricerca europei AlterBrew e NabLab, in collaborazione con l’Università di Gand. La Birra la facciamo col KAMUT

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Ottime prospettive: chiara, schiuma ferma e sapore

Il risultato ha dato ottime prospettive. La birra è particolarmente chiara con una schiuma molto compatta, che non si dissolve immediatamente. Anche sotto l’aspetto del gusto la birra da KAMUT ha un aroma caratterizzato da note di frutta secca, fiori e leggere retrogusto  di mirtillo. 

40% e 60& per il giusto mix

La sperimentazione prevede l’uso di 40% di grano Kamut e 60% di orzo. AlterBrew comunica che non ci sono stati problemi per tutta la durata del processo produttivo. Il cereale non ha dovuto subire trattamenti introduttivi, e questo lo rende particolarmente attraente per tutti i birrifici che volessero utilizzare questa miscela. 

La Birra la facciamo col KAMUT

NatLab e le analcoliche

NatLab è più interessata alle birre analcoliche e per loro è importante che la birra ottenuta abbia un buon equilibrio. Il fatto di non dover sottoporre tutto il processo alla fermentazione la rende morbida ma non troppo dolce. Gli zuccheri sono risultati particolarmente bassi rispetto ad altri cereali testati.

Nuove esperienze e nuovi clienti

L’ibridazione di malto d’orzo e grano Kamut potrebbe aprire la strada a nuove esperienze brassicole. La birra ottenuta ha un colore più chiaro, è morbida ed ha una schiuma stabile oltre aah un gusto particolare assai gradevole. Vedremo presto se le birrerie oseranno investire nel nuovo mix, alla ricerca di innovazioni. Il mercato della birra è in costante movimento, sempre alla ricerca di nuovi consumatori. La Birra la facciamo col KAMUT

La Birra la facciamo col KAMUT
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Pranzare da soli.

Non è più così rilevante, anzi.

Lo stigma di chi consuma il pranzo in solitudine si sta dissolvendo. Un tempo erano i rappresentanti di commercio, o i camionisti, o come vuole l’esperienza cinematografica, i critici che assegnano riconoscimenti e stelle. Coloro che sedevano soli ad un tavolino, sfogliando un giornale e inforchettando la pasta, erano guardati con un misto di compassione e compatimento. Pranzare da soli

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Erano guardati con compassione ma a loro agio

Oggi non è più così e non solo perché al posto del quotidiano sono arrivati i telefoni cellulari, e restare completamente isolati è una scelta legata alla disponibilità della rete. Aumentano i tavoli singoli ai ristoranti, per persone che rinunciano ad avere altri commensali e si godono l’esperienza di buon cibo tutta per se. Tra coloro che amano questo modo di alimentarsi, sono molti coloro che dichiarano di sentirsi a proprio agio. Solo una minoranza, invece, sono coloro che dichiarano di sentirsi non completamento a loro agio.

Mangiare da soli non è un ripiego ma una scelta

Il tavolo per uno non è più un “ripiego” perché manca la possibilità di avere un commensale, ma è una precisa scelta. C’è chi lo trova un momento rilassante da dedicare solo a se stessi. Un momento riflessivo per valorizzare meglio ciò che viene proposto nel menu dai ristoratori. Una esperienza che si focalizza solo su ciò che si ha nel piatto e non viene distratto dalle chiacchiere conviviali.

Pranzare da soli

Prenotazioni per “solo dining” e pet-friendly in aumento

Sono tanti i ristoratori che accettano prenotazioni anche per un singolo cliente, e non solo a pranzo. Non sono sempre soli, a volte viaggiano con i propri animali, e se sono ben accetti all’interno dei locali, condividono il tavolo con i loro umani. Sta ai ristoratori più accorti fornire un servizio di accompagnamento anche per gli animali, per catturare il consenso degli ospiti. Moltissime persone viaggiano coi propri amici, più o meno pelosi. Accorgersi di questa esigenza, crea opportunità di lavoro. Il “pet-friendly” è ricercato e il passaparola costituisce un’ottima forma di divulgazione dell’abitabilità del ristorante.

In viaggio con le tappe determinate in funzione dei locali accoglienti

Il ”solo dininig” è una condizione che trova il consenso di molto commensali. Le ricerche e le richieste in internet sono notevolmente aumentate. Segno che il fenomeno è in aumento. Chi programma un viaggio, spesso s’informa prima sulla reale disponibilità di “solo dining”, e modifica il proprio percorso in funzione dei pasti che potrà ricevere. Ciò che realmente fa la differenza è che il locale sia accogliente anche per chi non cena in comitiva. 

Bambini rumorosi al bando

D’altro canto aumenta il numero dei locali che non ammettono bambini, specie se non sorvegliati in modo particolare o se troppo rumorosi. Aldilà di tutte le possibili polemiche che questo comporta, è un dato di fatto che i locali troppo rumorosi non sono graditi. La ricerca di locali che mantengano un livello di rumore di fondo moderato è in aumento.  Potete riscontrarlo nelle recensioni dei ristoranti. La solitudine al tavolo è una condizione che viene vissuta anche come un’alternativa alla eccessiva velocità con cui si vive. Un importante momento di relax da consacrare a se stessi e al cibo. Pranzare da soli

Pranzare da soli
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Spesa sempre più cara.

A dirlo è l’Istat ma lo conferma anche il Sole24ore.

Lo scontrino del nostro carrello della spesa è aumentato del 30%, in cinque anni, un valore che si discosta molta da quello dell’inflazione (+21%). Significa che siamo nettamente più poveri, dato che i salari, nello steso periodo, sono aumentati pochissimo. Alcuni generi sono veramente sfuggiti di mano. Spesa sempre più cara.

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Olio caffè e ortaggi dal gioielliere

L’olio extravergine sta diventando un alimento da acquistare in oreficeria, suo probabilmente il balzo maggiore, + 47%, battuto solo dal caffè (51%) del quale però conosciamo le reali difficoltà di approvvigionamento. A stupire sono sicuramente gli aumenti del reparto ortaggi (quasi il 40%), con beni veramente necessari che sono alla base di mille ricette come patate (+44%) melanzane (+41%) e pomodori (+45%). Vere bastonate all’economia domestica delle famiglie italiane e addio alla dieta mediterranea.

Spesa sempre più cara

Frutta aumentata molto

Facendo una simulazione delle spese per gli ingredienti base, una famiglia con un minore è passata dai 100€ spesi nel 2021, ai 130€ del 2026. Anche la frutta non scherza in quanto a rincari. L’Istat la valuta al 28,6% mentre il Sole 24% si limita al 14. Ma è  una valutazione errata perché tiene conto solo di due frutti mele e banane, mentre un paniere più equilibrato mostrerebbe dati sconfortanti per fragole, limoni ed arance, con prezzi saliti del 48%, 37% e 31% rispettivamente.

Latte yogurt biscotti riso uova e pasta

Il latte è rincarato del 21%, mentre altri prodotti per la colazione come biscotti e yogurt sono saliti del 27%. Idem per le merendine. Il riso è aumentato del 43%, il pane del 28%, ma a mettere in difficoltà le massaie è arrivata la stangata sulle uova (+43), un ingrediente quasi insostituibile nelle preparazioni. Un piatto semplice come spaghetti al tonno incontra rincari attorno al 25%.

Spesa sempre più cara

Compriamo meno e abbassiamo la qualità

Come si comportano le famiglie? Stringono la cinghia, comprano meno ed abbassano il livello della qualità degli ingredienti. Eliminando alcuni prodotti dalla propria dieta, rinunciando alla carne  rossa a favore di quella bianca. Dove possibile si opta per surgelati, meno costosi e relativamente facili da preparare. Anche gli affettati hanno subito riduzioni in quantità.

Vino economico per consolarci? Meno visite al bar.

Sembra che solo il vino da tavola abbia contenuto gli aumenti, finiremo per consolarci con un bicchier di vino di tutto ciò che non abbiamo potuto acquistare? Scendono anche le uscite, il costo del caffè sta rallentando il numero delle visite a bar e anche le colazioni in piedi con una focaccia o un panino sono in difficoltà. Spesa sempre più cara

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La crisi delle patatine fritte

Les Frites, i bastoncini di patata fritte sono in pericolo.

Un titolo che fa sorridere vista la disponibilità del prodotto in così tante varianti e la diffusione legata alle centinaia di migliaia di fast food che ce le offrono. Però c’è una reale difficoltà d’approvvigionamento in quello che è il paese simbolo delle patatine il Belgio. E’ un problema legato al clima, che quest’anno ha fatto crescere poco le patate. La crisi delle patatine fritte

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Le dimensioni contano 

Le dimensioni in questo caso contano. Le patate non sono grandi a sufficienza per essere trasformate in patatine fritte, quelle che gli americani si ostinano a chiamare “french fries” anche se vengon quasi tutte dal Belgio. Il raccolto è scarso, raggiunge le dimensioni delle patate novelle, non quelle giganti abituali. Sono circa un quarto del volume abituale e la causa sta nel terreno troppo secco.

Allungate e grandi

Le patate ideali per essere fritte sono quelle allungate e grandi, quelle di formato tondeggiante e piccole sono più difficili da lavorare e non soddisfano il lato estetico dei consumatori. La Primavera molto piovosa ha dilavato i nutrienti del terreno e le patate non sono riuscite a germogliare correttamente e la successiva estate senza precipitazioni ha bloccato la crescita dei tuberi.

La crisi delle patatine fritte

Aumento dei costi probabile

A parte il valore estetico di patate troppo piccole e poco “pesanti” c’è da valutare anche un probabile aumento del costo delle patate. L’economia belga si basa anche sul consumo delle patatine fritte, di cui è il maggior esportatore. L’industria che si occupa di trasformare la patate nei pratici stick ne lavora sei milioni di tonnellate all’anno. Di questa enorme produzione il 90% viene surgelato e spedito in tutto il mondo. 

Sopperiscono le scorte

Fortunatamente, lo scorso anno la produzione era stata eccezionale e quindi erano rimaste patate in scorta. Però se l’anno prossimo sarà un altro anno siccitoso il rischio è di non riuscire a soddisfare tutte le richieste, con conseguente aumento del prezzo.La preoccupazione per un probabile aumento dei prezzi viene sottolineata anche dall’associazione che raggruppa le friggitorie belghe. Sono 4.500 quelle che friggono i loro stick di patate in Belgio e vorrebbero continuare a farlo senza incrementi di prezzo. La crisi delle patatine fritte

La crisi delle patatine fritte
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Agrigelaterie dalla mucca al cono

Il buon gelato a km zero non è un sogno.

Il gelato è un protagonista indiscusso delle nostre estati, e lo diventa maggiormente se è “speciale”. Se ne sono accorte molte aziende agricole che hanno saputo rendere appetibile e riconoscibile il loro prodotto. Gli elementi base sono quasi tutti presenti in azienda, a partire dal latte dalla panna e dalla ricotta, che può essere vaccino, caprino, ovino o di asina. Agrigelaterie dalla mucca al cono

la stagione più abbondante per la frutta

La frutta è presente nella stagione più abbondante e bastano minime trasformazioni per renderla eccellente in ogni cono o coppetta. Ogni azienda ha potuto sperimentare a seconda dei gusti a disposizione, proprie ricette, create con frutta particolare, di nicchia, introvabile nella grande distribuzione. Questo arricchimento ha fatto la fortuna delle agrigelaterie, 

Agrigelaterie dalla mucca al cono

Km zero e stagionalità garantite

Dal produttore direttamente al consumatore, a km zero e con la consapevolezza che le materie prime sono assolutamente qualitative e legate alla reale stagionalità. Di questa completezza del gusto del gelato si sono accorte anche le gelaterie artigianali tradizionali, che acquistano dalle aziende locali, per essere certi di produrre gelati che sappiano soddisfare anche i clienti pi esigenti.

Materie prime di assoluto valore e da filiere certificate

Le agrigelaterie hanno dalla loro la possibilità di sperimentare lavorando le loro materie prime e le specialità del territorio. Creano ricette particolari che miscelano gusti inusuali, che vanno dal miele all’olio alle patate dolci, passando per tutti i frutti secchi mediterranei, come pistacchi e mandorle passando per i fichi caramellati, limoni cedri e agrumi rari, per non parlare dell’olio d’oliva che regala particolare cremosi al gelato.

Un business interessante che interessa le filiere agricole

L’interesse dei consumatori è sulla localizzazione e sui gusti innovativi. La freschezza del gelato e la gamma di gusti offerti fanno il resto. Le agrigelaterie sono un ottimo business per le aziende che possono intraprendere questa attività. Una opportunità di mettere in primo piano la propria produzione, esaltando la freschezza e la vicinanza al luogo, mettendo in rilievo la coltivazione locale, grazie alla vendita diretta. Agrigelaterie dalla mucca al cono

Agrigelaterie dalla mucca al cono
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Chiarezza in etichetta

Il 91% degli italiani chiede l’origine di tutti i cibi

La stragrande maggioranza dei consumatori italiani (91%) vuole conoscere l’origine degli alimenti che porta in tavola ogni giorno. Sono dati Censis, usciti in occasione delle giornate dedicate  alla sicurezza alimentare. Cresce in modo esponenziale la richiesta di chiarezza in etichetta. Un bisogno legato agli aspetti salutari e che vuole interrompere il cattivo uso delle informazioni sui prodotti. Chiarezza in etichetta

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Trasparenza, localizzazione e procedimenti nel settore alimentare

Sono richieste semplici ma che possono veramente modificare l’approccio ad una alimentazione che rifiuta i prodotti troppo processati. Gli italiani vogliono comprendere se ciò che portano in tavole corrisponde a ciò che gli viene narrato, anche con il supporto della pubblicità. Gli ingredienti e come vengono manipolati, sono alla base delle scelte dei nostri connazionali. 

Chiarezza in etichetta

Filiere sempre più elemento essenziale.

Gli italiani si rifiutano di consumare cibi “ignoti” di cui non conoscono nulla, e si legano alle filiere più trasparenti, che immettono in etichetta i corretti valori e le lavorazioni che i cibi hanno subito. C’è molta curiosità anche per dove i cibi vengono prodotti, quali sono gli areali di produzione. Sta diventando importante nella scelta dei consumatori anche la “provenienza etica” nel senso di rispetto dei lavoratori o degli animali coinvolti.

La consapevolezza aiuta a scegliere

La trasparenza in etichetta dovrebbe diventare un must per tutte le aziende che possono in questo modo veramente differenziarsi dai loro competitor. La situazione è migliorata nel tempo, ma ci sono anche settori merceologici che non hanno ottenuto una completa trasparenza. L’origine di alcuni ingredienti ad esempio è un fattore rilevante. 

Chiarezza in etichetta

Troppe scorciatoie per alcuni ingredienti l’uso dei pesticidi

Ingredienti provenienti da paesi in cui l’agricoltura è praticata con metodi moderni, ma che consentono l’uso di pesticidi proibiti in Europa, condanna a nascondere in etichetta la reale provenienza. Questo non dovrebbe più succedere, o dovrebbe essere segnalato con un alert, in modo che i consumatori possano autonomamente decidere se acquistare o meno.

Anche gli USA utilizzano elementi nocivi per la salute

Anche gli USA sono coinvolti in questa battaglia economica. La loro legislazione consente di utilizzare prodotti, pesticidi, integratori, che la legislazione EU ha messo al bando da anni. Purtroppo le dogane internazionali non riescono sempre a filtrare e bloccare questi ingredienti e alimenti contaminati. Esistono anche scappatoie commerciali che permettono di modificare l’ultimo passaggio degli ingredienti. Per questo rischiamo di portare in tavola cibi che possono essere molto dannosi per la nostra salute. Chiarezza in etichetta

Chiarezza in etichetta
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Troppo caldo bisogno di leggerezza

Alla ricerca di piatti freschi e digeribili

In una estate che si annuncia come la più calda da quando esistono le misurazioni climatiche c’è bisogno di cibi leggeri, decisamente estivi. Cosa scelgono gli italiani per mantenersi idratati, nutrirsi e senza problemi digestivi che potrebbero condizionare le notti insonni? Troppo caldo bisogno di leggerezza

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Una classifica ben delineata

Dai dati pubblicati da Coop Alleanza che ha preso a termine di paragone i servizi di spesa on line, c’è una classifica ben definita. Sono poche le sorprese, ma anche queste, sono un indicatore del progressivo cambiamento delle abitudini alimentari, dei nostri connazionali.

Troppo caldo bisogno di leggerezza

Caprese incontrastata regina

E’, come era immaginabile, il trionfo della caprese, profumata di basilico, velocissima da preparare, con pochissimi ingredienti base, pomodori, mozzarella, sale pepe e olio d’oliva. La caprese è riuscita nell’impresa di scalzare il piatto estivo per eccellenza, ovvero l’insalata di riso, che è affiancata dalle insalate di pollo.

Mangia e bevi ricchissimi

In molti rinunciano ad un vero pasto per raggiungere un agognata frescura, e si dedicano a confortevoli mangia e bevi, in cui gelato e frutta spezzettata convivono abilmente. Graditissimo un frutto di origine tropicale, ma ormai comune anche sulle nostre tavole, ovvero l’avocado, spesso accompagnato da pesce per ricreare poke home made. 

Troppo caldo bisogno di leggerezza

Insalate di mare con un poco di limone

Il pesce è protagonista anche delle insalate di mare, gusti leggeri appena marinate con un poco di limone e molte varietà di pesce, polipi, gamberetti, granchio.. un atro super-classico che perde qualche posizione in classifica, ma resta un must, è l’accoppiata prosciutto e melone a cui si aggrega la bresaola, più o meno condita, con parmigiano a scaglie e rucola.

Troppo caldo bisogno di leggerezza

Insalate di farro lenticchie orzo e ceci

Una buone performance l’ottengono anche le insalate fredde di farro, lenticchie ceci e orzo. Piatti che piacciono molto a chi ama masticare qualcosa di leggero ma consistente. Condite con un poco di limone così come si prepara una specialità trentina ovvero la carne salada, un piatto che è entrato tra i favoriti di questa estate, e che ha scalzato le friselle e il cous cous. Sapori mediterranei per eccellenza, che però segnano il passo.

Tra tradizione e novità

Piatti estivi più scelti tra tradizione e voglia d’innovare. Sono decisamente in calo le insalate di pasta, anche se qualcuno considera la parmigiane di melanzane o il timballo di maccheroni, come piatti indispensabili per chi si reca in spiaggia, e non vuole staccare per il pranzo. Troppo caldo bisogno di leggerezza

Troppo caldo bisogno di leggerezza
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Che estate esagerata

Alla ricerca della follia, dell’esperienza unica, della contaminazione, qualsiasi cosa che scateni la curiosità, meglio se non costa un occhio, visti i tempi. Tutto serve per fare esperienza unica, molto scenografica, instagrammabile e da raccontare agli amici. Che estate esagerata

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Spettacolarizzare

Cene spettacolo, dove non si comprende dove passa il confine tra puro divertimento, esperienza degustativa, o semplice sberleffo alle proprie papille gustative, prigioniere di giochi gourmet e scherzi gastronomici destinati a stimolare la curiosità dei commensali.

Freakfood per sorprendere

Se sentite parlare di freakfood, non spaventatevi non sono tornati i Beatnick cari a Grumb e alle esperienze hippie californiane. E’ il modo per definire una cucina fatta per sorprendere, dove l’esagerazione è il tema principale, dove i gusti e le ricette si contaminano in modi veramente inusuali. Dove le porzioni sono pensate per dinosauri e non per umani. Dolce, salato e piccante si sovrappongono per stimolare la salivazione o solo per bruciarvi la gola e lasciarvi sbigottiti?

Credits:Luigi_Carnevali_AI_generated

Burgher a 10 piani

Le burgherie a partire dalla famosa M, preparano panini a dieci piani, così ricchi che pensare di poterli mangiare con le mani è letteralmente impossibile. Traboccano di condimenti, farciture, e piani su piani di carni grigliate, formaggi e raramente qualche verdura. Sono golosità che confinano con l’impossibilità di essere consumati. Scatenano il desiderio, mentre si pensa a come caspita si potrà addentare un simile panino.

Trasgredire e condividere in rete

Estate esagerata anche nel trasgredire le ricette, mettendo in comunicazione dolce e salato o dolce e piccante. Ogni contaminazione vale, purché sia inusuale ed esperienziale, innovativo, fuori dagli schemi e sia scenografico. Degno di essere fotografato, magari con le espressioni stupite dei commensali, alla prova di assaggio di fronte agli insoliti accoppiamenti. Tutto ovviamente fotografatile e condivisibile in rete, per una estate fuori misura.

Che estate esagerata
Credits:Pixabay_Pavelpasha

Sushi di strada

Il sushi mantiene alto il suo appeal con una trasformazione che lo rende facilmente trasportabile. Servito in confezioni push-up (Sushi Push Pops) per essere consumato facilmente come cibo di strada. Ricordate i gelati con il bastoncino da spingere verso l’alto? Il principio è lo stesso, ma invece di panna e cioccolato, troverete al suo posto involtini di riso e pesce crudo o cotto.

Gelati enormi con cento topping

Lo stesso accade anche per i gelati. Dimensioni giganti e arricchimenti con topping di ogni tipo. Frutta, panna, cioccolato, marmellate, gelatine, zuccherini, biscotti, ma c’è chi osa di più coi caramelli salati o direttamente coi gusti salati e piccanti. Al cliente la possibilità di scegliere quanti e quali topping mixare per un effetto decisamente coreografico. A quando il gelato arricchito con topping al peperoncino e ‘nduja?

Che estate esagerata
Credits:Luigi_Carnevali_AI_Generated

Gelato e cocktail

Il gelato viene anche interpretato in chiave alcolica, mixando bevande colorate ad alto tasso alcolico, o aggiungendo frutti di bosco sotto spirito. In modo da alimentare un diverso modo di assaporare il fresco del gelato con il “bollente” degli spiriti. Alcuni barman si sono già esibiti in cocktail con gelati decisamente molto spiritosi.

Molti preferiscono il tradizionale

Non tutti però abboccano alle provocazioni, almeno metà degli italiani, desidera coltivare i metodi tradizionali di alimentarsi. Sono magari, più interessati alle esperienze che permettono di conoscere le specialità delle località scelte per le vacanze. Un turismo meno pronto alla novità, specie se estreme, e attento alla localizzazione.

Sopravviverà questa tendenza?

Stupisce l’alto interesse per le esperienze extra, per gli eccessi, per le sfide ala propria sensibilità orale. Portate pantagrueliche con ingredienti inusuali e voglia di trasgredire rispetto alla cucina tradizionale e meglio conosciuta. Alcune di queste ricette forse potranno essere riproposte nelle prossime stagioni, cercheremo d monitorare il fenomeno per tenervi informati in proposito. Che estate esagerata

Che estate esagerata
Credits:Luigi_Carnevali-AI_Generated