Abitare, Benessere

Trovato cervo zombie a Yellowstone

Potrebbe sembrare l’inizio della trama di un film horror, ma purtroppo è realtà.

La malattia comporta un deperimento cronico, ed è mortale per cervi, alci e wapiti. E’nota in ambiente veterinario come CWD e provoca un dimagrimento cronico dell’animale che viene infettato. Al momento non esiste un vaccino di cui si riconosca l’efficacia, perciò cervi alci e wapiti sono ad altissimo rischio. Trovato cervo zombie a Yellowstone

Leggi tutto: Trovato cervo zombie a Yellowstone

Primo caso confermato negli USA

Lo hanno individuato nel Parco di Yellowstone il primo caso confermato negli USA, ma la malattia è già stata riscontrata in Canada, Europa (Norvegia Svezia e Finlandia) ed in Asia (Corea). Il timore è che si diffonda e possa creare una vera ecatombe tra gli ungulati selvatici. Se non verrà rintracciato un vaccino efficace, la popolazione dei ruminanti potrebbe essere decimata.

Un maschio sempre più lento

Era un maschio il soggetto che hanno trovato deceduto. Era dotato di radio-collare, e i suoi movimenti erano già segnalati come rallentati. Dopo sei ore di completa immobilità, sono scattati gli allarmi. Il cervo non era stato assalito e predato, quindi il pensiero è andato immediatamente alla CWD. Era molto emaciato, come se non si nutrisse da tempo.

Un decorso molto lungo prima di manifestarsi

La malattia ha un decorso molto lungo, tra i 18 e i 24 mesi, perciò molti degli esemplari controllati di routine, spesso risultano completamente sani, anche se stanno già sviluppando la malattia. Pare sia dovuta ai prioni che si accumulano nel cervello degli animali, e si diffondano tranne i fluidi corporali. Anche il rituale sfregamento muso contro muso, potrebbe essere sufficiente per diffondere il morbo.

Trovato cervo zombie a Yellowstone

Ricorda la mancanza di coordinazione della “mucca pazza”

Quando la malattia è conclamata, gli animali barcollano e rallentano, ricordano per alcuni aspetti la mancanza di coordinazione della “mucca pazza”. Gli orecchi diventano penduli, si muovono malvolentieri, perdono molto peso e curiosità per ciò che accade, inoltre diventano indifferenti verso gli umani di cui non hanno più paura. Per questi comportamenti viene definita in gergo la malattia del “cervo zombie”.

Non trasmissibile all’uomo

Non ci sono conferme che possa essere trasmesso agli umani, mentre in laboratorio sono stati accertate infezioni di topi e scimmie. I biologi si raccomandano di evitare di consumare carne che potrebbe essere infetta, e di maneggiare le carcasse e le carni con attenzione, usando sempre i guanti. Avvisano i cacciatori di allontanarsi da animali che mostrano evidenti sintomi, o che si lasciano avvicinare facilmente.

Campionamenti rafforzati

Ora che l’allarme è scattato tutti i wapiti, cervi e alci, verranno campionati, per testare l’eventuale diffusione del “cervo zombi”. Il timore è che con il lungo periodo di incubazione, divenga difficile riconoscere i cervidi colpiti. Riconoscere i sintomi, quando già la malattia è in corso, sarà una sfida grandissima, che i biologi intendono portare avanti. Al momento nessuna soluzione sembra possibile, anche l’abbattimento potrebbe rivelarsi tardivo con una simile tempistica. Trovato cervo zombie a Yellowstone

Trovato cervo zombie a Yellowstone

Credits: Pixabay

Benessere, Enogastronomia

Un Toddy bollente e il malanno se ne va

Una bevanda nata a scopo medicinale ma diventata un momento piacevole nelle giornate più fredde.

Il toddy assomiglia moltissimo ad un punch, ma contiene qualche supplemento segreto. È la bevanda legata ai malanni di stagione, deputata a scacciare l’uggia post-influenza. È nata in Scozia e come ingrediente principale elenca il whiskey, meglio se di malto. Gli altri ingredienti necessari alla perfetta riuscita del magico elisir sono un cucchiaio di miele e una fetta di limone. Il tutto viene servito in un bicchiere a cui viene aggiunta acqua bollente, rigorosamente versata su un cucchiaino di metallo. In realtà il cucchiaio nella ricetta originale doveva essere rigorosamente d’argento e questo creava un poco di mistero e magia alla pozione. Una piccola stregoneria che serviva solo a non far esplodere il bicchiere, per lo sbalzo di calore. Un Toddy bollente e il malanno se ne va

Continua a leggere →
Benessere, Enogastronomia, Eventi

Gennaio senz’alcol

Dry January – Gennaio a secco sta confermandosi come fenomeno di massa

Siete anche voi tra coloro che hanno fatto il fioretto di smettere di mangiare e bere dopo le feste? Almeno un italiano su tre s’è ripromesso di perdere peso e di farlo in modo drastico. E’ il periodo dell’anno in cui circolano moltissime notizie su diete miracolose e sistemi di attività ginniche anche da fermi, che vi riporteranno nel peso forma in un attimo. A dare un contributo alle diete arriva anche il Dry January – Gennaio a secco. Gennaio senzalcol

Leggi tutto: Gennaio senz’alcol

Una dieta drastica che impone di non toccare alcol per un intero mese

Dry January è un aiuto a coloro che hanno esagerato bevendo più del solito nel periodo delle festività ed ora si trovano una trionfante pancetta proprio sopra l’ombelico. Il cessare di bere per un mese intero, aiuta a perdere qualche etto (fino a tre chili) ma aiuta anche a riprendere il controllo delle proprie esigenze. Chi la pratica riesce a bere con moderazione anche nei mesi successivi.

Benefici anche a lungo termine

Astenersi dall’alcol per un mese porta benefici immediati e anche a lungo termine. Diventa più semplice mantenere il controllo su quanto si consuma ed il corpo risponde in modo adeguato con maggiore brillantezza. Facilita la concentrazione e per coloro che hanno problemi di sonno, migliora anche il riposo notturno. Dormire dispone bene nel confronto del nuovo giorno e questo regala benessere e voglia di alzarsi, o almeno di farlo non troppo ingrugnati.

Effetti duraturi per alcuni

Alcuni trovano che astenersi dall’alcol abbia benefici anche nel corso dei mesi successivi. Il desiderio di consumare alcolici scende e si riesce a controllare meglio il bisogno di bere. Gli scienziati insistono che non esiste un livello sicuro di consumare alcool, e predicano che l‘unico modo per stare bene è allontanare vini, cocktail, e superalcolici dalle nostre labbra.

Gennaio senz’alcol

Controtendenza pericolosa

Alcuni sostengono che la forzata sospensione del bere possa avere un effetto opposto, appena terminata la pausa. Un mese solo non basta per togliere l’abitudine, anzi potrebbe portare a scatenare una piccola escalation. Liberati dal vincolo, alcuni potrebbero sentirsi finalmente liberi di alzare un poco il gomito, tornare agli spritz, aperitivi, apericena e tutta l’attività che comprende consumare alcool. 

Dopo un mese di abbuffate

Dopo un mese di abbuffate viene facile dire “basta così”, ma poi subentrano tutte le tentazioni della vita sociale, che sono spesso legate a qualcosa da bere. Uscire per una pizza con gli amici, spesso comporta almeno una birra. Sospendere completamente il benessere dato dalla socialità, è da solo un gran inciampo, a chi vuole perseverare a non bere nulla.

Lotta contro Dry January

La potente lobby francese dei produttori di vino ha espresso molte riserve sul “Defi de Janvier” (sfida di gennaio). Macron gli ha dato ascolto e non  ha appoggiato le campagne sull’astensione, anzi ha ribadito di bere con piacere un buon bicchiere a pranzo e a cena. I vignerons francesi sono una consorteria potente, convinta di essere depositaria di una cultura di bere bene e moderato. La campagna del “Gennaio a secco” pensano che sia giusto riservarla ai grandi bevitori del nord Europa.

Diffusa in molti paesi

La pratica del Dry January è diffusa in molti paesi, con Inghilterra e USA in cima alla lista. Ma anche la tranquilla Svizzera lo celebra e lo promuove. Forse il primo evento è nato in Finlandia negli anni ’40, ma è una pratica diffusa anche in paesi solitamente fuori dalle rotte come l’Azerbaijan, la Georgia e il Caucaso in generale. In Belgio hanno scelto il mese più corto per addolcire la sfida alla privazione di alcool. Le loro eccellenti birre cessano di essere attrattive solo a febbraio. Furbi i belgi. Gennaio senz’alcol

Gennaio senz’alcol
Benessere, Enogastronomia, Viaggi

Un “plov” è per sempre.

Nel medio oriente esiste un piatto che accomuna tutte le culture e che parla di ospitalità

Nella grande area che si stende ad Est del Mar Caspio e che comprende un grande numero di nazioni con il finale STAN nel loro nome, esiste un piatto che vi verrà riproposto in mille varianti. È il “plov” piatto nazionale uzbeko diventato patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Un piatto talmente diffuso da diventare una icona geografica come è la pizza per gli italiani. Un “plov” è per sempre

Leggi tutto: Un “plov” è per sempre.

Semplice ma corroborante

È un piatto relativamente semplice da preparare ed è molto corroborante. Lo conferma la leggenda che vuole che Alessandro Magno, dopo aver conquistato Samarcanda (a quel tempo Makaranda) volle regalare un pasto delizioso e ricostituente, alle sue truppe. Fece preparare un piatto a base di riso, carne, cipolle e carote, insaporite con la spezia locale, il cumino. Un’altra leggenda evoca il grande condottiero Tamerlano ed il suo esercito come iniziatore della tradizione di questo piatto.

Piatto nazionale

In Uzbekistan è il piatto nazionale, lo troverete in ogni ricorrenza, adatto a matrimoni funerali, battesimi ed ogni occasione degna di essere festeggiata. Viene anche servito in occasione delle faste del nuovo anno, il navruz persiano (Capodanno). in quel periodo riceverete una marea di inviti a consumare il plov assieme. Se sarete ospiti di qualcuno in quell’area non potrete sottrarvi.

Un “plov” è per sempre

Lo cucinano gli uomini

È un pasto che possono preparare tutti ma solitamente nelle occasioni ufficiali sono gli uomini a cucinarlo. Spesso avviene all’aperto in un kazan, un grande calderone che ha un diametro di oltre un metro a forma di wok, assomiglia ad una enorme paelliera, però concava. Il kazan può essere grande abbastanza per servire un pasto soddisfacente per oltre 100 persone.

Profumi avvolgenti

Il profumo speziato che avvolge ogni cosa fa scatenare una immediata salivazione. È un piatto che si adatta a qualunque situazione economica, tanto che il proverbio che lo accompagna ritualmente è: se sei ricco mangia plov, se sei povero mangia plov. Ma è soprattutto il piatto che parla di ospitalità, ne è il simbolo. Se vi invitano, non rifiutate, offendereste il padrone di casa.

Migliaia di varianti

Esistono migliaia di varianti, ma la base del piatto è il riso con dadini di carne, che può essere di manzo, agnello o pecora, cotto nell’olio o altri grassi. Le cipolle tritate vengono fatte quasi sciogliere completamente e le carote croccanti sono tagliate a bastoncini, grandi come il vostro dito mignolo, teste d’aglio, cumino. Questa la base ma poi potrete trovare ricette più ricche con ceci, uvetta, crespino, uova di quaglia, castagne e tutto ciò che la stagionalità offre per arricchirlo. Ovviamente, come ogni piatto che si rispetti, esistono molti gradi di piccantezza.

Un “plov” è per sempre

Cotto a parte o tutto assieme

In alcune aree ogni ingrediente viene cotto a parte e solo all’ultimo vengono messi assieme in grandi piatti fumanti che vengono serviti a centro tavola. In alcune aree lo mangiano con le mani, in altre lei servono dal piatto centrale con un cucchiaio o con la forchetta. A parte vengono servite ciotole con verdure stagione, spesso pomodori. Il fatto di condividere il pasto da uno stesso piatto fa comprendere come sia un piatto conviviale, un pasto di famiglia a cui vieni invitato a far parte.

Un poco di scenografia

Ci sono modi diversi di servirlo che dipendono dalle diverse culture locali e dalle tradizioni che si perdono nella notte dei tempi. Un modo di servirlo è abbastanza scenografico col riso a fare da base, con le carote a fare uno strato superiore e solo in cima viene posta la carne. In altre aree il miscuglio è generalizzato, in ogni caso il gusto non cambia tantissimo e, scenografico o no, vale la pena di provarlo. Un “plov” è per sempre

Un “plov” è per sempre

Credits: wikipedia, common,

Benessere, Enogastronomia

Debutta l’insalata Kilometro Verde

La Vertical Farm più grande d’Europa supplisce alla richiesta di freschezza e qualità 

La distribuzione dell’”insalata che non cera” nasce da una collaborazione con Coop Italia. Al momento le insalate coltivate con sistema idroponico, saranno disponibili in 700 negozi, della rete distributiva di Coop, ma la partnership intende allargarsi a tutti i suoi punti vendita sul territorio nazionale, da Nord a Sud. Debutta linsalata Kilometro Verde

Leggi tutto: Debutta l’insalata Kilometro Verde

Una tecnica che rispetta l’ambiente

La coltivazione utilizza una tecnologia innovativa, rivoluzionaria per il settore agricolo italiano. L’impatto ambientale è bassissimo, quasi zero e questo viene incontro alla domanda crescente di verdure di qualità a basso impatto. I valori etici che supportano l’intera produzione sono quelli di una sostenibilità distintiva, che non transige sulla qualità e bontà del prodotto.

Tanti ortaggi saranno disponibili

Ci sono tutti i valori della tradizione contadina abbinati alla tecnologia più innovativa che vuole essere la nuova frontiera della coltivazione di ortaggi e verdure. Sono 4 le varietà disponibili per garantire un ampio ventaglio di possibilità. Lattuga multifoglia, lattuga verde, lattuga riccia e lattuga variegata. L’innovazione non si limita solo al contenuto ma anche al contenitore. Le insalate infatti, sono tutte confezionate in buste di carta compostabile

Una ricerca approfondita per arrivare a buoni risultati

Sono stati necessari anni di ricerca e messa a punto per arrivare alla produzione di Kilometro Verde. Assicurare qualità e sicurezza alimentare oltre a rispettare l’ambiente e le richieste dei consumatori sono stati il loro obiettivo. L’innovazione tecnologica che sta alla base delle insalate viene promossa nella linea Fior Fiore che accoglie i prodotti dell’eccellenza dei supermercati Coop.

Debutta l’insalata Kilometro Verde

Croccanti, sane e senza fitofarmaci

Chi ha provato le insalate del Kilometro Verde garantisce che sono molto croccanti rispetto a molte delle verdure simili di quarta gamma. Sono verdure molto sane che non necessitano di uso di fitofarmaci, ovviamente non consumano suolo e consentono un gran risparmio in termini energetici ed idrici. L’agricoltura idroponica si sviluppa in verticale in un ambiente perfettamente controllato, da semi non trattati e senza occupare suolo.

Durature e saporite fino alla scadenza

Le insalate che non c’erano hanno una eccellente durata e conservano la loro freschezza fino all’ultimo giorno di scadenza. Lo speciale trattamento su tutta la filiera fa saltare anche un passaggio, infatti le insalate non hanno bisogno di essere lavate. Appena raccolte vengono confezionate senza interventi che possano contaminarle. 

Senza quasi usare terreno, poca acqua ed etica

La nuova linea di verdure fresche apre la strada a molte altre coltivazioni. Uno sguardo al futuro che sposa freschezza, qualità, croccantezza, affidabilità ed eticità del prodotto. Un’avvisaglia dell’agricoltura che verrà, con tutti i suoi pro di efficienza e servizio ai consumatori, che tiene conto della salvaguardia dei terreni. Debutta l’insalata Kilometro Verde

Debutta l’insalata Kilometro Verde
Benessere, Enogastronomia

Cucina povera una riscoperta per economizzare

Una spinta a tornare alle origini della cucina popolare in cui nulla si getta e tutto si recupera

Potrebbe sembrare una svolta green dettata da una maggiore consapevolezza, ma in realtà si tratta di salvare il proprio potere d’acquisto. L’incremento quasi a due cifre dell’inflazione, spinge verso l’alto i prezzi. I portafogli si svuotano rapidamente e la tensione verso un risparmio consapevole aumenta. Cucina povera una riscoperta per economizzare

Leggi tutto: Cucina povera una riscoperta per economizzare

Spese fisse non riducibili

Per non rinunciare a troppe cose, le scelte di risparmio convergono soprattutto su spese alimentari più contenute. Le spese generali legate alla casa, alle auto, alle assicurazioni, all’energia non possono essere ridotte. Allora si ricorre a quelle che possono dipendere dalle nostre scelte. A farne le spese sono soprattutto gli alimentari, diminuiti nei carrelli dei nostri connazionali.

Spreco più controllato

Diminuisce anche lo spreco forzato da consumi che non prevedono residui. Piatti popolari, donati dalle memorie di una cultura contadina dove si privilegiano gli alimenti stagionali. Nulla viene sprecato e anche il modo di cucinare è semplificato. Meno tempo speso a spadellare per evitare consumi energetici. Piatti freddi a volte, che possono essere riproposti o che possono venire rapidamente riscaldati

Cucina povera una riscoperta per economizzare

La riscoperta dell’economia domestica

É il ritorno ad una economia domestica che avevamo dimenticato e che ci fa rivalutare anche i prodotti dell’orto e del balcone. I piatti poveri ammantati della positiva memoria dei piatti della nonna, con pochi ingredienti valorizzati al meglio, diventano una risorsa. Una riscoperta dei regionalismi, della capacità di assemblare un buon piatto con pochi tocchi, che richiama ai legami ancestrali col territorio di provenienza.

Risparmio e avanzi

Il risparmio diventa una voce importante per le famiglie italiane, i rari avanzi vengono riutilizzati per dare vita a nuovi piatti. Gli esempi non mancano e i timballi di maccheroni, le paste al forno, le polpette o i risotti, le frittelle con le verdure si riaffacciano sulle nostre tavole dopo essere stati etichettati per tropi anni come piatti poveri.

Calo delle vendite e mercatini

Anche i supermercati e pure i discount hanno registrato un calo delle vendite a favore degli acquisti diretti. Mercatini rionali, fattorie e mercati rionali, doc’è possibile acquistare a buon prezzo, sono sempre più frequentati. In questo modo incentivano le produzioni a km zero e recuperano prodotti che forse sono imperfetti nell’aspetto, ma maturi e ricchi di sapore, salvando un poco di denaro. Cucina povera una riscoperta per economizzare

Cucina povera una riscoperta per economizzare

Credits: Pixabay

Benessere, Enogastronomia

Scarpetta si o no?

L’incomparabile piacere di finire una portata assaporando quanto rimasto nel piatto

I turisti stranieri restano sorpresi da alcune nostre abilità a tavola: avvolgere gli spaghetti o la pasta lunga con la forchetta, avvolgere le tagliatelle in brodo con cucchiaio e forchetta, usare il cucchiaio per le minestre senza fare eccessivi risucchi sonori. Ma la cosa che li stupisce maggiormente è larte del fare la scarpetta. Quel gesto rapido con relativo movimento del polso, che con una sola movenza che ci fa ripulire l’intero piatto, a fine portata. Scarpetta si o no?

Leggi tutto: Scarpetta si o no?

Abituati sin da bambini

E’ un’abilità acquisita fin da bambini e che resta una prerogativa quasi solo italiana. Nonostante il vecchio Galateo di Monsignor Della Casa, lo vieti, perché retaggio di antiche culture contadine e quindi volgari, il più recente Bon Ton lo consente. Ammettiamolo il piacere di raccogliere il sugo è un’emozione impagabile ed anche i più formali si trattengono a stento dal farla. 

Consentito ma con regole e con la forchetta

Il Galateo in realtà lo consentirebbe ma in un modo meno piacevole, il pane con cui raccogliere le salse, i ragout, i sughi , gli intingoli dovrebbe essere infilzato con la forchetta prima di svolgere quel prezioso svolazzo nel piatto. Si raccomanda di utilizzarla solo in occasioni informali ed in famiglia perché nulla vada sprecato. La sensazione di degustare appieno il pranzo che ci è stato servito e dare ampia soddisfazione alla cuoca o allo chef che si è cimentato ai fornelli è sicuramente garantita.

Scarpetta si o no

Anche al ristorante

Se in casa propria ognuno è re e perciò si comporta a tavola come meglio gli aggrada, il rito della scarpetta diventa difficoltoso in ambienti prestigiosi o al ristorante. Un certo senso di non voler apparire dei ghiottoni limita l’azione di pulitura del piatto, ma come anticipato molti non sanno resistere. Magari usano un piccolo pezzo di pane per cercare di sembrare ben educati e non sfigurare se l’ambiente è raffinato o se in compagnia di persone di altro ceto.

Un sugo non può essere abbandonato

Ma un sugo abbondante non può essere lasciato incustodito, e pensare che sarà vittima del ciclo della lavastoviglie è un vero scempio. Tanta grazia e tanto sapore non può essere sconfitto sull’altare della formale buona creanza. La scarpetta ha poche regole, una delle quali è mai cercare di farla con crackers, grissini o pane alternativo, è la mollica la regina del gesto. Per questo se avete ordinato piatti con sughi evitate di smangiucchiare il pane prima che vengano serviti, quel pane vi servirà dopo.

Fatelo con nonchalance mettete a loro agio anche gli altri commensali

Al ristorante fatelo con nonchalance mentre discorrete, distraete gli altri commensali dall’osservare la vostra efficace manualità, se vi sentite in imbarazzo a fare la scarpetta, ed evitate che il piatto, per timore di essere giudicati, vi venga sottratto appena avrete mangiato l’ultimo maccherone.

Leggi tutto: Scarpetta si o no?
Scarpetta si o no

Un dito inzuppato è un rischio da correre

Avere almeno un dito intinto nel sugo fa parte dell’esperienza, ma con un po’ di esercizio potete migliorare e succhiarvi il dito colpevole con finta innocenza farà scattare in molti un sorriso di comprensione. Per la padrona di casa esprimerete un segno di gradimento aggiuntivo, se saprete commentare quanto era buono il sugo e come non avete potuto trattenervi. Vi farete un’eterna amica.

Si gioca solo nel proprio piatto

La scarpetta è un gioco personale da condurre solo nel proprio territorio (piatto). Andare a pucciare il pane in quello del vicino rischia di scatenare guerre. Potete concedervi solo un assaggino se sarà il vicino ad offrirvene l’occasione. Non siate troppo invadenti. Alla scarpetta come alla scarpetta, direbbero i cugini d’oltralpe.

Quali sono i piatti più coinvolgenti?

Ovviamente tutte le paste col sugo, il sugo a base di pomodoro si sposa in modo eccellente col vostro tozzo di pane. Scegliete bene il pezzo di pane, con tanta mollica in modo che assorba bene, così non rischierete di inzaccherarvi gli abiti con inopportune tracce rosso sangue. Ci sono piatti che gridano vendetta se non fate la scarpetta, il brodetto, il caciucco, il sauté di cozze, le zuppe di pesce, lo spezzatino, vi odieranno a morte se non la fate. Anche tutte le carni con salse cremose o con intingoli preziosi, a partire dal roast-beef per arrivare al vitel tonneé, passando per la cassoela. Scarpetta si o no?

Scarpetta si o no
Benessere, Enogastronomia, Eventi

Vino per la Faraona.

Una scoperta che potrebbe portare a capire come vinificavano gli Egizi.

Vissuta circa 5.000 anno fa, Meret-Neith è una delle regine più celebri della storia egizia. Di lei si conosce poco, ma la sua sepoltura è ricchissima, cosa abbastanza rara per una donna. Alcuni studiosi la ritengono probabilmente una Faraona, anche se si suppone che a quel tempo, le donne non erano solite regnare. Questa regina aveva ruoli molto importanti, a lei era, infatti, demandato il tesoro reale. Questo fa di lei la donna più potente conosciuta dell’epoca. Vino per la Faraona

Leggi tutto: Vino per la Faraona.

500 giare ancora sigillate

Il suo sepolcro è ricco e contiene, tra l’altro, una scoperta importante riguardante la vinificazione. Oltre 500 giare, molte ancora integre e perfettamente sigillate, fanno parte del suo corredo. Il vino è evaporato dopo così tanti secoli, ma all’interno dei contenitori sono rimasti dei residui e dei vinacciuoli. Questo consente di studiare i metodi enologici con cui il vino veniva prodotto, la sua composizione chimica, il profilo aromatico, e gli eventuali ingredienti additivi utilizzati.

Risalire al vigneto originario

Si può risalire alla tipologia di vigneto, conoscere come veniva prodotto il vino, e con che metodo fosse vinificato e stagionato. Nell’antichità molti vini erano alcolici e decisamente corposi. Per  renderli più bevibili venivano “tagliati” conacqua e altri ingredienti, per renderli più facili da bere.  Ancora oggi ci sono retaggi di quel modo di realizzare vino in alcune culture mediterranee, come i vini resinati greci e dell’antica Roma.

Commercio di un alimento importantissimo

Le centinaia di giare di vino non aperte, rinvenute nella tomba della regina egiziana, costituiscono un elemento per conoscere anche i sistemi di trasporto e commercializzazione. Chi controllava la rete commerciale e dei trasporti nel bacino del Mediterraneo, poteva contare su grandi fortune. Il vino era un alimento molto ricercato e su cui si basava una gran parte dell’economia agraria. Questa scoperta potrebbe far luce anche sui commerci che hanno interessato il nord Africa e tutta l’area, oltre 500 secoli fa.

Vino per la Faraona

Un team austriaco a dirigere i lavori

La scoperta è avvenuta grazie ad un team di archeologi austriaci, che sta esplorando il sito ad Abydos. Oltre alle giare di vino, molti altri corredi funerari sono presenti nella tomba di Meret-Neith. Gli scavi proseguono e si spera che riserveranno altre sorprese, anche se al momento l’eccitazione per il ritrovamento delle giare è altissimo.

Qual era il rango? Era una Faraona?

Non esiste una chiara documentazione, che possa far comprendere se l’altissimo rango della regina, potesse farne una Faraona. Alcuni storici dubitano che ad una donna fosse concesso un simile incarico, visto che mogli e figlie, di solito, non erano presenti nell’albero dinastico. Ma Meret-Neith potrebbe essere una eccezione in tal senso. La sua tumulazione comprende altre 41 tombe di servi e cortigiani, aggiunti in epoche successive. Queste tumulazioni progressive, esplorano altre convinzioni riguardanti le sepolture egizie.

Nessun sacrificio umano

Questo confuta la teoria dei sacrifici umani, o dei suicidi collettivi alla morte del faraone. Una teoria più volte contestata dagli storici, e non ancora provata in modo chiaro. L’Egitto e gli Egizi continuano a parlarci e a destare curiosità, anche dopo 5.000 anni, e ci fanno scoprire dettagli, del modo di gestire il loro immenso potere. Furono il popolo più potente ed avanzato della loro epoca, nonostante le tantissime campagne archeologiche, sanno ancora sorprenderci. Vino per la Faraona

Vino per la Faraona
Benessere, Enogastronomia, Viaggi

Kiwi spumante

Se amate i kiwi avete una ottima occasione per festeggiare

L’actinidia o uva spina cinese ha avuto un grande successo anche nel nostro paese, siamo secondi per produzione, ad una incollatura dalla Cina. Il frutto dalle grandi proprietà salutistiche, col suo alto contenuto di vitamina C, ha un ruolo importante sulla nostra digestione. Kiwi spumante

Leggi tutto: Kiwi spumante

Un enzima che agisce sul nostro stomaco

Contiene actidina, un enzima simile alla papaina (dalla papaia) che favorisce li nostri processi interni, svolge anche una ottima azione per il nostro intestino, è infatti consigliassimo per chi soffre di stitichezza.

Una soluzione per gustarli non solo come frutta

Ora i kiwi hanno trovato una soluzione alternativa per essere gustati, vengono trasformati in spumante, senza l’uso di uva. Al loro sugo vengono aggiunti zucchero e batteri utili alla fermentazione alcolica. In val Fontanabuona, alle spalle di Genova e a pochi chilometri dal centro città, lo realizzano già da alcuni anni con un buon successo.

Kiwi spumante

Vinificato ogni due anni

La spumantizzazione avviene ogni due anni, perché l’actinidia ha produzioni alterne, un anno assai cospicue e la successiva inferiore. Quando la produzione è rilevante viene fatta la vinificazione. Un modo di bere diverso ed interessante. Che ha dalla sua parte anche la sostenibilità di tutto il progetto, perché nulla venga sprecato anche negli anni di abbondanza.

PIccola azienda e B&B

Viene realizzato in una micro azienda familiare, titolare di un B&B a Neirone, Villa Maia di Ognio. I proprietari lo producono solo per i loro clienti, ma non non è  impossibile che arrivino anche alla commercializzazione. Qualche gestore di enoteca che l’ha assaggiato l’ha gradito, e potrebbe essere interessato a distribuirlo. Sono rimasti sorpresi della sua qualità e hanno chiesto quale fosse il vitigno d’origine, credendo che fosse originato da uve.

Marmellate e farina di castagne

Nel B&B producono anche marmellate di uva americana e quello che è un vero caposaldo della cultura ero gastronomica ligure la farina di castagne. Le castagne e i suoi derivati sono state per secoli uno degli elementi base della cucina nell’entroterra che si specchia nel mar Ligure. 

Espansione possibile e recupero

Le idee dei proprietari sono di espandere la ricettività con tende e casette sparse sul territorio. Una iniziativa lodevole a supporto del turismo e del recupero del territorio. Turismo ed eno-gastronomia vanno a braccetto e sono tra gli obiettivi più ricercati. Kiwi spumante

Kiwi spumante

Credits: Pixabay

Abitare, Benessere, Enogastronomia

Oggi è la Giornata Mondiale del Suolo

Un patrimonio di tutti noi, che ci ostiniamo a considerare troppo poco

Il suolo è l’elemento che consente di coltivare, far crescere e raccogliere i prodotti che ci alimentano, o che indirettamente alimentano gli animali di cui ci nutriamo. Dal benessere del suolo dipende anche il nostro. Oggi è la Giornata Mondiale del Suolo

Leggi tutto: Oggi è la Giornata Mondiale del Suolo

Conservarlo lavorarlo concimarlo

Saperlo conservare, nutrire nel modo corretto con le giuste concimazioni, è ciò che può farci proseguire nel vivere su questo pianeta. Il suolo è una risorsa vitale, solo se comprenderemo questo facile postulato riusciremo a dargli la reale importanza che merita.

Dopo le alluvioni e la siccità

Con le recenti alluvioni in Emilia Romagna e Toscana abbiamo toccato con mano come il suolo possa condizionare la nostra vita anche nell’immediato. I terreni fuori controllo che vengono lasciati incolti possono subire il dilavamento delle piogge e franare a valle. La cattiva gestione del suolo ha un costo elevatissimo che si esplicita in modo irruente e violento.

il suolo trattiene l’acqua

Il suolo può trattenere molta acqua e rilasciarla in modo adeguato, senza causare frane o alluvioni. La sua cura è indispensabile ed è un investimento su cui dovremmo puntare a lungo termine. Non basta un’azione una tantum ma una cura costante, rinnovata nel tempo. Invece di sprecare molte risorse per faraonici progetti di ponti in zone pericolose ed ad altissimo rischio, dovremmo risanare i terreni che non vengono coltivati in modo corretto. 

Molti posti di lavoro e un rilancio dell’economia

Un grande investimento che creerebbe sicurezza e molti posti di lavoro e garantirebbe un futuro. Il territorio italiano è fragile, non possiamo giocare a tamponare solo le falle quando si presentano. Una saggia gestione del suolo migliorerà le condizioni di vita di tutto il paese.

Oggi è la Giornata Mondiale del Suolo

Bisogno di verde organizzato

La grande ricerca di spazi verdi organizzati è dimostrato dal grande successo degli agriturismi, che compensano la mancanza di spazi aperti per chi vive in città, e riappacifica coi ritmi rurali rispetto alle frenesie cittadine. Concedere i terreni a giovani aziende che intendono portare avanti nuove imprese che mirano a coltivare il suolo potrebbe rivelarsi molto attrattivo.

Tutto il nostro cibo viene dal suolo

Il cibo di cui ci nutriamo è quasi unicamente legato al suolo, riuscire ad ottenere uno sviluppo sostenibile dei terreni deve essere una prerogativa primaria. Ci sono nuove tecnologie che consentono di rispettare il suolo, con lavorazioni che consentono regolari attività umane e conservazione del territorio

Risorse idriche sempre più importanti

Una gestione accurata delle risorse idriche si rivelerà in un prossimo futuro una esigenza molto importante. Fare tesoro delle acque piovane e la loro redistribuzione con impianti efficienti che non disperdono acque sarà alla base di una agricoltura 4.0. Evitare di disperdere acqua, proteggerà da eventi eccezionali come alluvioni ed anche gravi siccità

Eventi meteorologici sempre più frequenti

I cambiamenti climatici in corso faranno accadere eventi metereologici imprevisti ed inattesi. Già ne abbiamo avuto evidenti assaggi, ma l’aumento delle temperatura li renderanno più ravvicinati. I casi eclatanti che facevano storia e finivano negli annales e segnavano un intero secolo ora, rischiano di accadere ogni biennio. 

Troppo ravvicinati per qualunque attività economiche

Troppo per qualunque paese e per qualunque economia, che ha bisogno del suolo per coltivare e fare raccolti. Se il cibo diventerà insufficiente, le popolazioni dovranno trovare soluzioni, spostandosi in altri territori con imponenti migrazioni o al peggio, ricorrendo a guerre, per occupare altri territori in cui ottenere cibo.

Agricoltura di precisione per non impoverirlo 

L’eccessiva pressione sul suolo rischia d’impoverirlo, perciò occorrerà fare attenzione ad interventi di agricoltura di precisione. Coltivazioni dove nulla sia lasciato al caso e nulla vada sprecato. La specializzazione di alcune colture non può essere l’unica leva su cui lavorare, occorrerà ruotare le coltivazioni tenendo conto delle qualità organiche del suolo per ottenere i migliori risultati e rimanere assolutamente sostenibili. Il benessere umano passa per quello dei suoi animali e del suolo su cui poggia la propria agricoltura, cerchiamo di non dimenticarlo.Oggi è la Giornata Mondiale del Suolo

Oggi è la Giornata Mondiale del Suolo

Credits: Pixabay