Abitare, Benessere

Imiteremo i ragni per i nuovi microfoni

I ragni non hanno gli orecchi ma sentono attraverso le loro ragnatele

La seta del ragno agisce come un dispositivo in grado di intercettare i suoni. E’ una struttura molto sensibile che può raccogliere suoni anche a tre metri di distanza dalla sorgente. Una scoperta rivoluzionaria che potrebbe sconvolgere il mondo dell’ingegneria sonora. Imiteremo i ragni per i nuovi microfoni

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I timpani funzionano con le variazioni di pressione dell’aria

I nostri orecchi sono sensibili alla pressione dell’aria. Ad ogni variazione di pressione i timpani vibrano e trasmettono le varie frequenze al cervello, che le elabora e le rende “ascoltabili”. Gli attuali microfoni sono stati creati sulla base di queste leggi fisiche, la pressione dell’aria li fa vibrare proprio come i timpani. 

Miniaturizzarli per renderli ancora più duttili

Per renderli ancora più “bravi” ad intercettare i suoni dovrebbe essere molto grandi, ma questo va nella direzione opposta delle esigenze dello spettacolo e degli studi di registrazione. La scoperta di come funzionano le ragnatele e la loro capacità d’intercettare le minime vibrazioni dell’aria, potrebbe cambiare completamente il modo di costruire i nuovi microfoni, rendendoli sempre più compatti ma senza perdere qualità, anzi.

Copiare dagli animali più piccoli

L’idea di riproporre le strutture del timpano è interessante, ma se si vuole miniaturizzare il nostro intercettore di suoni, dovremmo pensare a chi ha dimensioni molto più ridotte rispetto al nostro orecchio. Le ragnatele permettono ai ragni di localizzare la sorgente e la direzione del suono. Rendono più semplice grazie alla loro sensibilità, la caccia agli insetti con cui si sostentano.

Imiteremo i ragni per i nuovi microfoni

Un range formidabile rispetto agli umani

Misurazioni formidabili quelle della seta di ragno, che hanno un range tra 1 hertz e 50 kilohertz, una gamma molto più ampia rispetto agli umani, che possono sentire suoni tra 20 hertz e 20 kilohertz. Se gli ingegneri del suono riusciranno ad applicare questa tecnologia alla nuova generazione di microfoni, potranno renderli molto più piccoli e molti più sensibili.

Ancora in fase sperimentale ma già con successo

Riusciranno i tecnici a produrre materiali altrettanto sensibili e ad inserirli nei microfoni? E’ questa la sfida che potrebbe cambiare molti degli strumenti da utilizzare quotidianamente. I nuovi “attrezzi” potrebbero sconvolgere completamente il mercato dei supporti per incrementare i livelli audio, sia per chi sta perdendo l’udito o per chi nasce con problematiche legate alla conformazione dell’orecchio.

Il silicio sembra il materiale giusto

Il materiale che sembra aver i migliori risultati in questo campo è il silicio. Un materiale di cui conosciamo moltissime delle proprietà meccaniche, e che consente di sviluppare nuove forme che aprono orizzonti. Tra l’altro questi nuovi microfoni ricevono frequenze molto basse, non intercettatili dall’orecchio umano. Queste frequenze tra l’altro, compaiono mentre si formano tempeste e tornado. Riuscire a prevedere la formazioni di questi fortunali, spesso molto dannosi, consentirebbe di salvare vite umane. Imiteremo i ragni per i nuovi microfoni

Imiteremo i ragni per i nuovi microfoni
Abitare, Benessere

Proibire la pesca a strascico per avere meno CO2.

La pesca a strascico dei fondali marini rilascia enormi quantità di CO2 in atmosfera

La pratica molto utilizzata per la sua resa in pescato sia di pesci che di molluschi fa aumentare l’acidità delle acque marine. Questo oltre a danneggiare la fauna marina causerà difficoltà per i crostacei nel costruire le loro corazze e conchiglie. Il fondale marino viene decorticato grazie a pesanti reti che travolgono qualsiasi cosa e riescono a fare grandi raccolte. Proibire la pesca a strascico per avere meno CO2

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I frutti di mare vengono pescati così

Quasi un quarto di tutti i frutti di mare vengono raccolti con questo metodo, un modo economicamente vantaggioso per i pescatori ma molto pericoloso per i fondali marini. Il “disboscamento” dei fondali libera in atmosfera enormi quantità di anidride carbonica. Gli habitat sottomarini vengono stravolti e i coralli rischiano di scomparire perché vengono frantumati.

Una pesca non selettiva

La pesca a strascico è relativamente semplice, non è selettiva, e raccoglie a caso tutto quello che esiste sui fondali. Una sorta di abbattimento delle foreste subacquee. Con questa azione molta CO2 viene rilasciata negli oceani e successivamente non atmosfera. Sono decenni che la CO2 viene considerata una delle principali cause del riscaldamento globale. Il processo è relativamente lento, quasi un decennio perché arrivi in superficie, ma sono tempi velocissimi se rapportati alle problematiche del nostro pianeta.

Proibire la pesca a strascico per avere meno CO2

Quantità che si aggiungono a tutte le altre

Sono 370 milioni di tonnellate. Dati che potrebbero sembrare abbastanza irrilevanti ma poiché le cause delle emissioni di CO2 sono così tante, ogni entità per piccola che sia contribuisce al totale. L’acidificazione è molto pericolosa nei mari chiusi come il Mediterraneo e compromettere la vita della fauna marina. Coralli, ostriche, granchi e tutti gli animali che hanno bisogno di costruirsi una conchiglia, potrebbero non essere più in grado di costruire i loro carapaci.

Pesca regolamentata o proibita

I ricercatori marini sono convinti che la pesca a strascico dovrebbe essere regolata in modo molto severo, perché i danni arrecati, superano abbondantemente gli aspetti positivi della pescosità. In molte aree dovrebbe essere completamente vietata, prima che vengano raggiunti i momenti di non ritorno. Punti di non ritorno che sono già quasi stati raggiunti. i biologi e gli scienziati marini hanno lanciato un allarme preoccupante, verranno ascoltati o ci saranno i soliti tentativi di ignorare i problemi? Proibire la pesca a strascico per avere meno CO2

Proibire la pesca a strascico per avere meno CO2
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Arriva la prova costume tutti a dieta

Come ogni anni arriva la stagione dei tentennamenti sulla propria linea

In farmacia sono arrivati sul bancone una sfilza di prodotti che dovrebbero aiutare a perdere rapidamente peso. Sono stati identificati con un nome ben preciso, i maggiolini, perché è proprio in questo mese che tornano in commercio in modo vistoso. Il desiderio di perdere una o due taglie ed appiattire le pance, spinge molti italiani a sottoporsi ad un nuovo regime alimentare. Arriva la prova costume tutti a dieta

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Dieta immancabile

La dieta diventa così un must, che viene seguito da quasi un italiano su due. Ovviamente non c’è solo l’aspetto estetico a rendere gli italiani consapevoli che il loro corpo è abbondante. Molti si sottopongono volentieri a nuovi regimi disintossicanti, dopo il periodo invernale, in cui si è abbondato nelle gioie della tavola. 

Nutrizionisti dietologi e amici

Molti si accorgono di qualche piccolo problema di salute, a volte è il medico curante che incalza, dopo aver controllato le analisi, a dare una raddrizzata al proprio modo di alimentarsi. Sono relativamente pochi quelli che si fanno assistere da un dietologo o un nutrizionista esperto (meno del 20%). Tantissimi preferiscono il fai-da-te, o reiterano una dieta che hanno già utilizzato in precedenti occasioni von alterni successi.

Consigli dai non esperti

Il desiderio di affidarsi ad un professionista, per i nostri concittadini, è altissimo, ma sono in realtà pochi quelli che lo fanno. Il fascino del consiglio degli amici (conosco una dieta che funziona tantissimo) è sempre molto forte. La tentazione del trovare il giusto regime alimentare adattandolo al proprio corpo è incalzante. Dall’altra parte ci sono coloro che si affidano ai personal trainer o ai “santoni” da palestra, per trovare la propria via per un equilibrio alimentare e fisici scultorei.

Arriva la prova costume tutti a dieta

A caccia del benessere

Oltre ad entrare nel famigerato costume, senza sembrare una salsiccia, il desiderio che porta ad iniziare un nuovo regime è quello del benessere. Stare ben con se stessi, sentirsi leggeri e mantenersi in forma, sono le principali motivazioni che spingono a variare la dieta e ad incatenare il frigorifero.

Mangiano davvero in modo più sano?

Gli italiani sono convinti di aver mangiato più sano dopo la pandemia. Avere la possibilità di muoversi maggiormente, frequentare le palestre, ha aiutato ad uscire dalle mure domestiche. La loro idea è di aver migliorato le proprie abitudini a tavola, di aver dato maggior peso ad alimenti naturali, sani e sostenibili. Quanto questa credenza sia reale, è tutto da dimostrare.

Dieta mediterranea sempre un must

Molte persone dichiarano di avere come obbiettivo di perseverare con la dieta mediterranea, legata alla tradizione italica. Ma nessuno riesce a dare una versione perfettamente coerente di quel regime, ed apporta infinite varianti. Indubbiamente è un modo interessante di leggere il proprio percorso personale, nei confronti dell’alimentazione.

il rischio dei cibi superprocessati

La salute, le diminuite risorse economiche e la voglia di sentirsi a loro agio nel proprio corpo, hanno modificato anche gli acquisti. In alcuni casi con risultati molto positivi, in altri, specialmente se si è preferito spostare il proprio interesse verso cibi economici, con risultati contraddittori. I cibi super-processati, a cui alcuni si rivolgono per la loro praticità, rischiano di essere troppo ricchi di elementi che, a lungo andare, danneggiano il corpo.

Arriva la prova costume tutti a dieta

Per cucinare bene serve tempo

Il tempo è una variabile importante che opera in questo senso, una vita troppo compressa costringe a consumare cibi precotti o ready-made, per ritagliarsi tempo libero. I cibi freschi e i vegetali, danno il meglio dal punto di vista vitaminico, se preparati al momento, ma comportano un minimo di preparazione prima del consumo. 

Non esagerare coi piatti pronti

Per questo, cucinare in casa, è un aspetto non secondario per una corretta alimentazione. Pochi possono permetterselo ogni giorno, anche se ci provano. I nutrizionisti consigliano di non eccedere coi pasti pronti o da scaldare in padella, limitandoli a 3 volte a settimana. Vegani e vegetariani sono appena il 5% anche se la loro percentuale è data in aumento nei prossimi anni. 

Pensare sempre alla salute

Le diete ipocaloriche sono quelle più richieste dopo la dieta mediterranea, mentre sono pochissimi coloro che si rivolgono a diete ketogeniche o iperproteiche, solitamente per ottenere risultati e performance sportive. Tra coloro che devono mostrare molta attenzione alla tavola figurano coloro che hanno sviluppato o tendono a sviluppare malattie croniche. La prevenzione, in questi casi offre una ottima possibilità di migliorare la loro esistenza. Per loro un corretto regime alimentare, corrisponde a salvarsi la vita. Arriva la prova costume tutti a dieta

Arriva la prova costume tutti a dieta

Credits: Pixabay

Abitare, Benessere, Enogastronomia

Il pranzo della domenica

Un’esperienza unica che viene confermata da un editoriale sul New York Times

Un vero omaggio ad una delle tradizioni più amate dagli italiani. Una esperienza che nella tradizione anglosassone e americana non esiste, non c’è nulla di paragonabile a questa ricorrenza che si rinnova ogni settimana. Il pranzo della domenica è il simbolo della condivisione familiare. Tutto il piacere di vivere, sembra passare dal piacere di stare a tavola dei nostri connazionali. Il pranzo della domenica

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Un punto di riferimento

Anche se è mutato nel tempo, mantiene il ruolo di punto di riferimento che non si limita all’aspetto gastronomica ma alla cultura stessa del rito del passare tempo insieme. Le famiglie non sono più così numerose come un tempo, ma riunirsi per assaporare manicaretti e conversare è tuttora una delle attività preferite degli italiani che sanno sempre come rendere speciali queste rimpatriate.

Aumentano le distrazioni ma la tradizione resta

Forse non si fa più ogni domenica, le distrazioni aumentano, lo sport, gli hobby hanno fatto mutare le disponibilità di ogni membro. Ma appena si può il tradizionale “vediamoci a pranzo”, viene rinnovato e svolge il suo ruolo di ponte tra tradizione arcaiche, abitudini mai scomparse e nuovi riti alimentari

Diverso in ogni regione, provincia, area

Ogni regione ha i propri rituali, ma bastano pochi chilometri per cambiare il menu, lasagne, tagliatelle, ravioli, pasta al sugo, timballi e pasta al forno tra le portate preferite per il primo, che sembra essere il denominatore comune. A seguire, carni, arrosti, bolliti, grigliate, o pesce. Nella civiltà contadina era il pasto migliore di tutta la settimana, quello più ricco di proteine, ed ha proseguito, anche in tempi attuali, su quella falsa riga.

Il pranzo della domenica

Anche la tovaglia ha il suo perché

Il pranzo della domenica svolge una funzione rituale anche per la mise en place, niente plastica o carta, si usano tovaglia e tovaglioli di stoffa.  Il servizio buono in ceramica  e bicchieri di vetro. La tradizione deve essere rispettata e la sacralità della domenica rientra appieno nei rituali di famiglia. Non è solo una pausa tra le varie attività per mangiare, ma una reiterazione dei riti “tribali che caratterizzano ogni famiglia. 

Il tempo rallenta

A pranzo il tempo rallenta, si può conversare meglio e senza fretta, si riallacciano i rapporti che nel quotidiano, per motivi di tempo e pressioni lavorative, devono essere ristretti. La maggiore rilassatezza aiuta a sentirsi a proprio agio e riformare l’armonia che è alla base della struttura delle famiglie italiane. 

Si slacciano bottoni, cinture e cravatte

E’ il momento in cui ci si slaccia un bottone, si allentano cinture e cravatte e diventa bello farsi prendere dal piccolo torpore della digestione. Italian way of life, come lo chiamano gli stranieri, una delle cose che ci invidiano maggiormente, è il saper sfruttare con il giusto disincanto i momenti di relax. Il pranzo della domenica

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Benessere, Enogastronomia, Eventi

L’aperitivo targato boomer

A sorpresa sono le persone della terza età i maggiori amanti del rito sociale.

Uno dei riti che gli stranieri e i turisti ci invidiano maggiormente e che hanno preso a modello come stile di vita, sta cambiando il suo pubblico. Non sono più i giovani ad amarlo appassionatamente ma gli over 65, quelli definiti generazione boomer. Sono loro a mantenere inalterato il piacere di incontrare amici e consumare un bicchiere in luoghi pubblici. L’aperitivo targato boomer

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Vino, bollicine e rosati

La varietà degli aperitivi è enorme, ma quello che emerge è che c’è sempre una dominante legata al vino, con le bollicine in pole position. Il fenomeno è in deciso aumento da almeno 15 anni, tanto da trasformarsi in un rito generale.  É il motivo per moltissimi italiani per farsi stanare da casa o dai posti di lavoro per brindare a qualsiasi cosa e intavolare una conversazione. 

I Boomer battono gli under 24

Un intrattenimento che vede una minore partecipazione dei giovani con meno di 24 anni (2,2 milioni). Mentre sono i più maturi over 65 (2,7 milioni) sempre pronti a condividere uno spazio sociale così coinvolgente. I dati dell’Osservatorio di Unione Italiana Vini parlano di almeno 22 milioni di connazionali che non possono o vogliono rinunciare all’evento ogni giorno. I dati sono confermati dal recente censimento Istat sui consumi di bevande.

l'aperitivo targato boomer

Tante donne e quote grigie alla ribalta

Un dato confortante è che è proprio la quota femminile quella che si fa coinvolgere maggiormente. Bere qualcosa chiacchierando è diventato un vero must per le italiane. La quota rosa delle fan dell’aperitivo è quasi raddoppiata, da 5 ad oltre 9 milioni. Il dato più interessante è che la parte del leone lo fa la terza età. Sono proprio le quote grigie a far segnare numeri da capogiro, con un +165%.

I rossi troppo impegnativi

Se da un lato il consumo di alcol e vino segna una diminuzione dei consumi soprattuto legata ai grandi rossi, i bianchi e i rosati non soffrono. In generale la flessione c’è, ma negli aperitivi non c’è alcuna crisi, anzi. Probabilmente la quantità legata ad un solo bicchiere e due patatine, rientra perfettamente nello schema della moderazione e del bere consapevole. Nessuno si sente colpevolizzato per una quantità modesta consumata in allegria con gli amici e le amiche. 

Anche Amari, Supercolici e Cocktails

Una buona percentuali di italiani consuma anche superalcolici ed amari nel momento dell’aperitivo. Un settore che gode di buona salute e che si è reinventato con una grande varietà di servizi in ghiaccio o con essenze aromatiche. Sono le regioni del nord ad essere le maggiori consumatrici con i classici L’amaro del capo e Montenegro, seguiti da Bitter Campari ed Aperol, da servire da soli o nella composizione di cocktails. L’aperitivo targato boomer

l'aperitivo targato boomer
l'aperitivo targato boomer

Credits: Pixabay

Abitare, Benessere, Enogastronomia

Coltivare su Marte.

Come si nutriranno i coloni che andranno sul Pianeta Rosso?

Gli scienziati continuano a portare avanti tutti gli studi di fattibilità per poter costruire una base sul Pianeta Rosso. La soluzione B per quando avremo rovinato a dismisura il nostro pianeta. Mentre continuano a sviluppare progetti sulle costruzioni per chi vivrà sull’altro pianeta, si interrogano su come riuscire a nutrire i pionieri. Coltivare su Marte

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Il viaggio è lungo e costoso

Il viaggio per Marte è lungo, circa 9 mesi, ed è costoso. Pensare di usare servizi navetta per trasportare in orbita marziana gli alimenti in grado di far sopravvivere i pionieri, è pressoché impossibile. Il costo delle trasferte diventerebbe impraticabile, se dovesse diventare l’unico modo per fare arrivare cibo lassù. 

Studiare una alternativa. 

Il modo razionalmente più praticabile sarebbe di coltivare gli alimenti direttamente in loco. Una pratica non semplice, ma che potrebbe funzionare. Il terreno che simula quello marziano, chiamato regolite, è stato studiato in modo approfondito. Sono state effettuate prove di coltivazioni in serre che simulano le condizioni presenti nell’atmosfera del Pianeta Rosso.

Risultati contrastanti

Alcuni dei risultati sono stati incoraggianti altri meno. La cosa interessante è che è stata utilizzata un’antica tecnica di coltivazione nota da molti secoli. Si chiama consociazione, la praticavano i Maya e permette di coltivare assieme diverse piante in spazi ristretti. In alcuni casi la comunione nello stesso terreno ha dato risultati molto buoni e potrebbero risultare utili anche per coltivazioni da effettuare immediatamente anche sulla Terra non solo su Marte.

Coltivare su Marte.

I confronti fatti dagli agronomi 

Per avere riscontri alle loro ricerche hanno posto in diversi vasi tre tipi di terreno, quello marziano, solo sabbia e terriccio. Sono stati tutti addizionati di concime e poi sono state seminate le piantine. Tre i semi presi in considerazione, pisellli, carote e pomodori. La consociazione di piselli e pomodori ha dato ottimi risultati, mentre le carote hanno sofferto un po’, probabilmente perché non sufficientemente illuminate a causa della vegetazione più alta delle altre due piante.

Pomodori avvantaggiati

I pomodori erano le piante ad avvantaggiarsi maggiormente di questa comunione di terreno. La consociazione li faceva crescere meglio con una maggiore quantità di potassio, rispetto a quando venivano piantati da soli. I valori vitaminici, gli antiossidanti, il beta carotene sono elementi che vengono persi nei processi di disidratazione, quelli che permetterebbero di inviare cibi sul Pianeta Rosso, ma a discapito della loro qualità. Alimenti vitali per chi vive in ambienti isolati.

Altre colture possibili?

Dopo aver affrontato queste tre varietà vegetali gli agronomi si sono concentrati su altre piante e sul modo di farle crescere. Impianti verticali od orizzontali? Sarà possibile coltivare anche cereali come l’orzo o il grano per produrre pane o birra? Moltissime domande ancora senza risposte, che devono essere vagliate in modo scientifico, per rendere autonome le colonie marziane. Coltivare su Marte

Coltivare su Marte.
Coltivare su Marte.

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Come evitare l’invasione delle cicale

Nei prossimi mesi si attende una nascita straordinaria di cicale 

Una strana coincidenza che si ripete ogni 2 secoli, farà nascere un numero formidabili di cicale. Il loro ritmo di “germinazione” si basa su 2 periodi di incubazione che possono essere di 13 e 17 anni. Quando entrambe le incubazioni arrivano a termine contemporaneamente si hanno queste “invasioni”. Saranno molti miliardi, forse trilioni quelle che spunteranno dai loro nidi sotterranei, questo provoca qualche preoccupazione. Come evitare l’invasione delle cicale

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Come fronteggiare l’evento?

La soluzione più semplice anche se a Lollobrigida e molti altri farà venire la pelle d’oca è mangiarle. Le cicale fanno parte della cultura alimentare di molti popoli. Sono una fonte proteica notevole, paragonabile alle carni rosse, e consentono molti modi in cui cucinarle. Possono essere bollite, fritte, grigliate, arrostite o sminuzzate.

Ristoranti e chef pronti a dare ricette

La ristorazione è pronta a servirle in molte ricette facilmente replicabili. Già in rete esistono siti dove prendere spunti e sperimentare. L’ingrediente principale non mancherà, basterà aggiungere la propria fantasia. Sarà un modo per ridurre il fastidio del loro incessante frinire nelle ora più calde, una colonna sonora che in molti vorrebbero far cessare. Sarà anche una notevole risorsa alimentare.

Che sapore hanno?

Coloro che le consumano regolarmente confermano che il loro sapore è simile a quello delle nocciole. La loro consistenza invece è paragonabile a quella dei gamberetti. A questo proposito i sanitari insistono nell’allertare coloro che sono intolleranti ai crostacei, perché appartengono alla stessa famiglia di aragoste e gamberetti. La FDA (Food and Drug Administration Statunitense) le ha sdoganate come sicure per l’alimentazione umana.

Come evitare l’invasione delle cicale

Benefici per salute e natura

Come dicevamo sono molto proteiche, e contengono tutti gli aminoacidi essenziali necessari per un corretto sviluppo fisico. Sono anche ricchi di antiossidanti. Un vero super-alimento che non comporta i costi di produzione delle carni allevate, e che non occupa molto suolo. Le cicale, infatti, possono essere allevate in pochissimo spazio e dare un buon reddito. Nei paesi dove sono un alimento molto comune, sono una buona fonte di guadagno.

Diffuse in molti paesi

Il loro consumo, spesso come snack o cibo di strada, è diffuso nell’est asiatico, in paesi come Thailandia, Birmania, Laos, Cina, ecc.. Sono comunissime anche in Messico dove vengono spesso servite su spiedini nelle baracchine ai bordi delle strade. La tradizione di consumare coleotteri e artropodi, era molto comune tra le popolazioni indigene americane, ed è rimasta popolare nelle culture centroamericane.

Un cibo ancestrale

I nostri antenati oltre che cacciatori, erano raccoglitori e consumavano tutto ciò che la natura offriva. Gli insetti sono stati parte della loro alimentazione per milioni di anni, ed hanno contribuito alle sviluppo della nostra civiltà. Il disagio nel consumarli è dovuto più a fattori estetici, che a reali timori sanitari. Servirebbe un poco di apertura mentale per re-immetterli nelle nostre diete, e trarne tutti i vantaggi economici, sociali e di protezione ambientale che ne derivano. Come evitare l’invasione delle cicale

Come evitare l’invasione delle cicale

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Benessere, Enogastronomia, Eventi

I francesi si riprendono il record della baguette

Sono stati necessari 18 panettieri per preparare l’impasto da record.

Il record della baguette artigianale più lunga apparteneva all’Italia, ed era stato stabilito 5 anni fa nel 2019. I francesi non hanno gradito l’espropriazione di uno dei loro simboli culinari, e proprio nell’anno delle Olimpiadi hanno deciso di riprendersi il primato. Hanno realizzato l’impasto nei pressi di Parigi a Suresnes, una località da cui si può ammirare la suggestiva skyline parigina e la Tour Eiffel. I francesi si riprendono il record della baguette

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Oltre 150 metri di croccantezza

Il nuovo record per una baguette artigianale supera i 150 metri di lunghezza. Per realizzarla sono serviti un quintale di farina, acqua, sale e lievito. Per materializzare l’impasto sono state necessarie due ore di lavorazione e alcune ora per la opportuna lievitazione.

Un forno a rotolamento per poterlo cuocere

Per la cottura è stato realizzato un forno apposito in grado di raccogliere il lunghissimo serpente di pasta lievitata di circa 5 centimetri di diametro. Uno speciale forno a rotolamento che permetteva di cuocere l’impasto facendolo scorrere al suo interno ed uscire profumato e croccate dall’altro lato. La misurazione è avvenuta alla presenza dei delegati del Guinness dei Primati che ne hanno stabilito la validità.

I francesi si riprendono il record della baguette

Farcita con Nutella

Dopo gli opportuni festeggiamenti, la baguette dei record è stata aperta e farcita con Nutella, l’italianissima crema di nocciole che ha contribuito a rendere ancora più appetitoso il pane appena sfornato. Le sezioni del lunghissimo sfilatino croccante e ancora caldo, sono state donate a tutti i presenti per un gustoso assaggio, e il restante è stato donato ad associazioni di beneficenza. 

Simbolo della francesita

La baguette è uno dei simboli francesi, uno di quelli che sono stati inseriti tra i patrimoni culturali immateriali dall’UNESCO. Fa parte da sempre della cultura francese, il pane fresco da ritirare dal proprio fornaio di fiducia, avvolto un tempo in carta da giornale, ed ora  nelle più moderne buste igieniche, è un rito irrinunciabile. “Voilà la baguette” è una delle espressioni che udirete più spesso se andrete a fare acquisti nei forni francesi.

Si riprenderanno il record gli italiani

Gli italiani cercheranno di riprendersi il record o rispetteranno la pausa olimpica prima di tentare nuovamente di soffiare il primato ai cugini d’Oltralpe? O basterà la farcita di Nutella per sancire un patto di non belligeranza? I francesi si riprendono il record della baguette

I francesi si riprendono il record della baguette

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Caffè solo per ricchissimi?

Sarà sintetico quello che ci verrà proposto per contenere i costi.

Un articolo apparso recentemente ha suscitato molto scalpore, il caffè coltivato diventerà troppo costoso. Solo pochi potranno permetterselo. L’unica soluzione sarebbe virare verso il caffè sintetico, che potrebbe contenere molto i costi e restare disponibile per tutti i consumatori. Caffè solo per ricchissimi?

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Un altro prodotto sintetico

La notizia ha suscitato molto sgomento, non ci siamo ancora ripresi dalle bordate di carni sintetiche e farine d’insetti e ci vogliono togliere la bevanda preferita. Purtroppo la notizia si basa su dati precisi. Servono almeno 20 piante di caffè per soddisfare il nostro bisogno annuale, con le abituali due tazzine giornaliere. Una grande quantità che fa immaginare piantagioni immense a coprire tutto il pianeta.

Piantagioni immense e deforestazioni

Questo pone ulteriori problemi, servirebbe una massiccia deforestazione per installare nuovi impianti e questo va contro le logiche di protezione dell’ambiente. Inoltre serve molta acqua per far crescere le rosse bacche che contengono i chicchi. Il consumo di acqua è indubbiamente un altro dei problemi con cui si scontrano le piantagioni. Servono alternative in grado di soddisfare miliardi di consumatori.

Caffè solo per ricchissimi?

Sarà di origine vegetale e avrà lo stesso sapore 

Al momento non esiste una vera alternativa anche se molte compagnie si sono lanciate in sperimentazioni per ottenere un caffè non di origine vegetale. Le premesse sarebbero buone, il gusto non muta e resta indistinguibile al palato. Le biotecnologie sono in grado di riprodurre i sapori, i colori e gli accenti aromatici che rendono il caffè così amato.

Tutti gli elementi che formano il bouquet

Le varie componenti che formano il bouquet vengono estratte e riprodotte in laboratorio, grazie ad un assemblaggio di elementi vegetali. Materiali naturali che però non coinvolgono gli arbusti del caffè, l’uso di pesticidi, e preservano ambiente e consumi idrici. 

Finlandia capofila

In prima fila tra i laboratori che ricercano il perfetto caffè sintetico ci sono ovviamente aziende di paesi che sono formidabili consumatori della nera profumata bevanda. Nonostante il carattere molto flemmatico che si contrappone a quello fumantino dei paesi mediterranei, è la Finlandia il paese che consuma più caffè pro-capite. La loro industria è all’avanguardia, in questo campo. Sapremo accontentarci del caffè sintetico o nemmeno ce ne accorgeremo? Caffè solo per ricchissimi?

Caffè solo per ricchissimi?
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Sindrome da autoproduzione di birra

Potreste farvelo attestare dal vostro medico ed evitare sanzioni e multe

La chiamano ABS (Auto Beer Syndrome) Sindrome di Auto-produzione di Birra. E’ una rara condizione fisica che può far ubriacare, anche se non hanno bevuto assolutamente nulla. Un operaio che lavora in una birreria, era stato fermato dalla polizia stradale, che aveva riscontrato livelli troppo alti di alcool nel suo sangue. Ma l’uomo sapeva di non aver toccato alcolici da alcuni giorni perciò si è appellato. Sindrome da autoproduzione di birra

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Accusa di ubriachezza

Dopo attenti esami clinici gli è stata riscontrata la sindrome ABS ed è stato assolto dall’accusa di guida in stato di ebbrezza. Chi soffre di questa sindrome produce autonomamente alcool durante la digestione. Può raggiungere livelli che vengono considerati pericolosi e che dovrebbero portare al coma alcolico. Ma chi ne è vittima ha comportamenti normali, anche se nel suo corpo scorre un’alta percentuale di alcool

Livelli pericolosi

Il livello pericoloso si attesta a 0,30, ma se raggiunge lo 0,40, quasi automaticamente evolve in coma etilico. Una situazione che può avere effetti letali. L’operaio del birrificio era già stato fermato un paio di anni prima ed aveva riportato gli stessi esiti, senza però mostrare alcun sintomo di intossicazione. Questo aveva allertato i medici che lo hanno sottoposto ad accertamenti.

ubriachezza auto prodotta

Assolto dal reato

Quando hanno riscontrato che soffriva della ABS oltre a farlo assolvere dal presunto reato, lo hanno invitato ad una dieta particolare per evitare che l’episodio si ripeta. Sono i carboidrati che nel momento della digestione trasformano gli zuccheri in anidride carbonica ed alcol. E’ il normale fenomeno della fermentazione con cui molte bevande evolvono, ma loro lo fanno in modo esagerato. 

La fermentazione avviene in tutti noi

La fermentazione negli umani avviene durante la digestione, ma in modo molto marginale. Perciò è abbastanza inusuale che il processo avvenga all’interno di un corpo umano in modo così generoso e non nei tini o negli alambicchi. La “fortuna” dei soggetti affetti da ABS è che i loro corpi reagiscono in modo differente rispetto all’usuale. Le percentuali di alcol che stenderebbe chiunque e potrebbe causarne la morte, a loro non provoca guai.

In alcuni casi sembrano ubriachi

A volte mostrano segni di ubriachezza anche se non hanno toccato nessun tipo di bevanda alcolica. E’ una sindrome che solitamente si sviluppa in un secondo tempo, non è innata, e può essere accelerata nei soggetti che soffrono di diabete ed obesità. Anche l’uso di antibiotici può interferire sula flora intestinale e modificarne l’efficienza, tanto che in alcuni casi sono stati fatti trapianti di microbioma da donatori per bilanciarne l’efficenza.

Una dieta particolare e niente antibiotici

Una dieta povera di carboidrati e l’attenzione ad assumere antibiotici, possono essere i soli rimedi “naturali” per sconfiggere questa sindrome ed avere una vita regolare. Non è facile convivere con la ABS, perché esiste anche lo stigma sociale verso chi abbonda con l’alcol. Ci sono persone che hanno perso il lavoro prima di poter dimostrare la loro innocenza e di non essere etilisti. Sindrome da autoproduzione di birra