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Troppo sesso e poco sonno uccidono

I piccoli quoll pensano solo a trovarsi una compagna e muoiono di sfinimento

Sono piccoli marsupiali a pois, ma hanno una gestione del sesso davvero preoccupante. Quando comincia la loro stagione degli amori rinunciano a dormire e sono presi dalla frenesia di accoppiarsi. Per trovare femmine disponibili compiono viaggi di parecchi chilometri (anche una decina) senza fermarsi. Tenete conto che con le loro dimensioni è come se un uomo percorresse una quarantina di chilometri ogni notte solo per accoppiarsi. Troppo sesso e poco sonno uccidono

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Trascurano l’igiene

Sono talmente travolti dalla frenesia di accoppiamento che ignorano tutte le altre abitudini. La prima delle quali è l’igiene, che nel resto della loro vita è accurata. Si sfiancano e arrivano a consumarsi letteralmente d’amore. Non sono gli unici animali a farlo, i salmoni dopo aver deposto e fecondato le uova si lasciano morire, come ben sanno gli orsi canadesi che li aspettano al varco. Anche alcuni polipi si lasciano morire dopo aver gioito dei piaceri della copula.

Rischio d’estinzione

Questa attività li espone a rischio di estinzione poiché i maschi della specie vivono mediamente solo un anno. Le femmine fortunatamente sono più sagge e riescono a vivere anche 4 stagioni. Questa attività sessuale si definisce semelparità (semel=una volta sola) e li porta a consumarsi d’amore. Quasi tutti i maschi quoll muoiono di stanchezza o diventano facili prede, soprattutto di gatti e volpi. Troppo deboli per fuggire e spompati da troppo sesso i loro corpicini sono invasi da ormoni dello stress. Nel corso della stagione degli amori perdono una grande percentuale di massa corporea.

Troppo sesso e poco sonno uccidono

Mini zaini

I ricercatori hanno agganciato mini zaini con segnalatori per seguire gli spostamenti notturni dei quoll. Hanno così scoperto che percorrono molti chilometri e non dormono quasi mai. In confronto ai maschi, le femmine riposano tantissimo, quasi 6 ore contro gli scarsi 90 minuti dei maschi. Il desiderio di trovare femmine recettive li fa correre ovunque con molta fretta. Inoltre si battono coi loro colleghi per tenere posizioni di controllo e si feriscono.

A fine stagione

Arrivati a fine stagione sono così deboli che perdono il pelo, si coprono di croste e parassiti, diventano realmente irriconoscibili. In alcuni casi si lasciano spegnere, in altri i predatori svolgono un vero rallestramento di quelli ancora vivi. Il rischio che si estinguano è veramente alto, sono rimaste solo poche decina di migliaia di quoll. Ma col ritmo con cui i maschi s’immolano al dio dell’amore potrebbero scomparire presto. Hanno anche il cattivo vizio di cercare di nutrirsi di una specie di rospi invasivi. I rospi delle canne purtroppo stanno invadendo i loro habitat e sono velenosissimi. Una concomitanza di fattori decisamente negativa. Troppo sesso e poco sonno uccidono

Credits: Pixabay, WorldOpenNews

Benessere, Enogastronomia, Eventi

Food blogger scroccona

La brutta sensazione che molte delle recensioni siano falsate aumenta

La notizia si riassume in poche righe. Una food blogger ha cercato di “ricattare” un ristoratore chiedendo un pranzo a ufo. Non ha nemmeno avuto il buon gusto di chiedere solo per sé, ma ha cercato di prenotare per ben 7 persone. La contropartita sarebbe stata una recensione tutta punti esclamativi. Ma di fronte si è trovata un ristoratore che ha decisamente respinto l’offerta. Ha risposto che avrebbero pagato esattamente come tutti gli altri ed avrebbero pubblicato quello che volevano ma senza ricatti. Food blogger scroccona

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Il potere della fama

È indubbiamente il potere di una supposta popolarità a rendere possibile una richiesta di questo tipo. L’asservimento ai messaggi social per promuovere la propria attività sta raggiungendo nuovi vertici di schifo. Se per scegliere un locale dove pranzare o cenare, dobbiamo consultare le opinioni di un/una blogger, qualcosa deve esserci sfuggito di mano. Ciò che un tempo era legato alle indicazioni di professionisti del settore o al passa parola, ora è delegato a sedicenti blogger.

Reputation

La loro reputazione non è legata a reali qualità o professionalità ma alla autoconvinzione di poter disquisire di qualsiasi argomento. La curiosa sensazione di poter essere onnipotenti e poter ricattare con atteggiamenti a dir poco sgradevoli chiunque, dovrebbe essere stoppata. Bene ha fatto lo chef stellato Daniele Usai ad imporre un freno a questa pratica, che getta ombre sull’operato di molti parolai. Definirsi flood blogger per scroccare un pasto, mette in pessima luce l’operato di una intera categoria.

Food blogger scroccona

Una popolarità da costruire

Un ristoratore deve costruire la propria popolarità basandosi sulla qualità del proprio lavoro, degli ingredienti e dei menu scelti. Se bastassero solamente un paio di recensioni, molto positive, per svolgere il lavoro di una intera brigata di cucina, sarebbe avvilente. Al di là dei numeri che il/la blogger possa vantare tra followers e comunità, resta il disagio di dover “pagare” con un pranzo/cena a scrocco per il proprio lavoro. Rende anche palpabile la sensazione che quel mondo non sia così veritiero, e che dietro ad ogni recensione, possa esserci un mondo nascosto.

Crolla la fiducia

Crolla la fiducia nei confronti dei blogger che si interessano e campano di food&beverage. Quanto sono credibili se, per primi, offrono le loro “prestazioni”, legandole alla gratuità della loro masticazione. Usai ha risposto personalmente alla email della sua interlocutrice ed ha ben calibrato la risposta. “Se vorrete venire presso uno dei nostri ristoranti ne saremo lieti. Ma sia chiaro che pagherete il conto come tutti i nostri ospiti. Questo vi consentirà anche di essere libere quando racconterete sui vostri canali l’esperienza fatta da noi. Si chiama onestà intellettuale senza conflitti d’interessi”. Il finale è stato altrettanto incisivo: “Ho visto la vostra pagina Instagram e avete la metà dei followers che ho io sulla mia pagina privata”. Food blogger scroccona

Food blogger scroccona

Credits: Pixabay

Abitare, Benessere

Come decidiamo di salvarci

Veloce come un razzo per evitare un pericolo

La salvezza è solitamente legata alla velocità Tutti conoscete l’aforisma della gazzella che deve correre più velocemente del leone per arrivare salva al giorno dopo. Ma essere più veloce non è sempre legato ad agilità, migliori muscoli e tendini. Velocità significa anche rapidità di pensiero e capacità di scelta. Una migliore strategia applicata velocemente può essere più efficace dei garretti di Hussain Bolt. Come decidiamo di salvarci

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La scintilla arriva dal cervello

È il cervello a fornire la scintilla, ad inviare il messaggio che ci porterà a correre, a nasconderci, a salire su un albero. Formulerà una strategia che possa essere vincente e che inganni il leone di turno, con rapide giravolte e balzi acrobatici. Tutto questo ha coinvolto gli studi degli scienziati per comprendere come il cervello elabora rapidamente.

Attività neurale complessa

Gli studi su animali diversi stanno rivelando la complessa attività neurale che è alla base del comportamento fisico. Come viene formulata una guida alla fuga dal pericolo, e la ricerca della sicurezza. Questi studi potrebbero rivelarsi utili per comprendere come si è evoluto il cervello.  La parte più antica del cervello è quella coinvolta nell’arte della fuga o nell’arte del mimetismo e della dissimulazione. Non esiste solo la fuga, ovviamente, ma qualunque sia la strategia, va presa velocemente.

Come decidiamo di salvarci

Evitare di essere preda

Se vuole scappare deve farlo in modo preciso ed applicare tutte le sue conoscenze per evitare di essere una preda. Dovrà fare scelte che coinvolgano il salvare la pelle, e farlo in modo rapido. Fuggire da un predatore comporta un dispendio enorme di energie. Tutto inizia con l’ispezione del luogo, avere conferme che non ci sono predatori in zona, rasserena. L’ispezione comprende un mondo di odori, suoni, fruscii, movimenti. Se un predatore si palesa il cervello deve immediatamente fare scelte importanti. Se sulla retina appare l’immagine di un soggetto in rapido avvicinamento è inutile attendere di capire di cosa si tratta, meglio fuggire.

Tutti i segnali sensoriali

La sensazione di pericolo coinvolge tutti i segnali sensoriali presenti. Ogni rumore viene associato ad altre evenienze, idem per i movimenti che vengono raccolti sulla retina. La fuga immediata può rivelarsi la più semplice, ma se l’inseguimento si protrae, dovranno essere elaborate altre informazioni. Dopo quanti metri il predatore si stanca? come reagisce alle virate? Studiare l’avversario può veramente essere una questione di vita e morte.

Comportamenti quotidiani

Resta ancora molto da scoprire. Lo studio delle neuroscienze è ancora relativamente giovane La fuga è uno strumento che esiste da milioni di anni e si è evoluto con noi. Comprendere appieno come funziona può sbloccare molti altri studi nel settore neurobiologico. Quali sono i meccanismi che coinvolgono le nostre scelte e ci aiutano nei comportamenti quotidiani, anche a nostra insaputa? Come decidiamo di salvarci

Come decidiamo di salvarci

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Benessere, Enogastronomia

Il Caffè da nemico ad amico

Ribaltata completamente una convinzione che voleva il caffè nemico della pressione sanguigna

Fermi tutti! Questa è una notizia che farà fare un sobbalzo a molti amanti del caffè. Da nemico giurato si trasforma in un prezioso amico della pressione sanguigna. Sembra incredibile ed è esattamente l’opposto di quanto avevano conosciuto per decadi. Il caffè aiuta a mantenere bassa la pressione sanguigna. È una vittoria per tutti coloro che hanno dovuto rinunciare a degustare il fantastico infuso nero bollente. A sostenerlo non è l’ennesima rivista prezzolata da qualcuno interessato ad aumentare il business, ma una seria ricerca universitaria. L’ha realizzata l’Università di Bologna e dell’IRCCS Azienda Ospedaliero- Policlinico di Sant’Orsola. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista di argomenti scientifici ”Nutrients”. Il Caffè da nemico ad amico

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Come mai questo cambio di rotta?


La ricerca ha messo in evidenza che chi consuma due o tre tazzine al giorno ha valori più bassi rispetto a chi non ne consuma niente. Il caffè tiene basso il livello della pressione sanguigna sia a livello periferico sia nella zona aortica centrale, la più vicina al cuore. Il caffè diventa quindi un prezioso alleato anche per chi soffre di problemi cardiaci. Saranno molti gli italiani ad essere felici di questa scoperta, importante per l’umore di tanti di noi. Caffeina e sale sono sempre stati indicati come nemici delle nostre arterie.

La caffeina non è il solo elemento

Eppure la caffeina è solamente uno degli elementi attivi all’interno dell’infuso, infatti anche il decaffeinato ha fatto registrare effetti positivi a chi l’ha consumato. Altri componenti del caffè controbilanciano gli effetti ed il risultato finale è positivo. Una rivoluzione nel modo di pensare e gustare il prezioso infuso di chicchi

Il campione preso in esame


Hanno partecipato in molti alle prove ed i test per elaborare la ricerca. I dati pressori presi in esame appartenevano ad un campione di 720 uomini e 783 donne. Lo studio è stato coordinato da Claudio Borghi, professore al Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università di Bologna. La valutazione della somministrazione di caffè compie così una svolta molto interessante e cambia completamente la valutazione fatta sinora.

I risultati della ricerca


Sdoganate le tazzine, ovviamente senza abusarne in modo massiccio. I dati hanno rivelato valori più bassi per chi assume due o tre caffè al giorno. Questo avviene sia nella pressione sistolica che nella pressione di pulsazione, e sia anche a livello di circolazione periferica che per la pressione aortica centrale. Il caffè da eterno nemico diventa un efficiente collaboratore e svolge un compito molto gradito, nella prevenzione di malattie cardiovascolari. Il Caffè da nemico ad amico

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Le tendenze per il 2023

Ad ogni fine anno si fanno le previsioni del prossimo anno e non sempre ci azzeccano

Come ad ogni periodo natalizio arrivano oroscopi, predizioni e vaneggiamenti. Più o meno esoterici o fondati, tutti vorrebbero indirizzare i nostri gusti e le nostre tendenze di spesa. Quello del Food&Beverage è sempre uno dei settori più esplorati. Riserva molte sorprese e lascia parecchi dubbi, a volte anche sulla salute mentale di chi compila questi dati. Una delle piattaforme più saccheggiate in questo senso è Pinterest. Corretto ma non tiene conto che chi posta in quel sito, è un maniaco del food porn. Smanioso di postare foto belle, anzi bellissime, anche senza un vero contesto. Le tendenze per il 2023.

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Pinterest dice…

Le tendenze che si possono estrapolare da Pinterest sono veramente “variopinte”. Coloro che han svolto le analisi di ciò che diventerà un “must” o un “must have” hanno preso come riferimento il numero di ricerche. Basta cercare un argomento o un cocktail per farlo diventare indispensabile? Forse si, forse no. Prendiamo i dati con le molle. Basta ricordare che già 5 anni il trend che avrebbe sbaragliato tutto, doveva essere la cucina a base di insetti. In realtà nulla è accaduto in quel senso. Solo un’estrema minoranza è interessata agli insetti, mentre continua ad esserci una vera diga di “no pasaran”, “mai nel mio piatto”.

8 su 10

Questo è il record dello scorso anno, 8 tendenze su 10 azzeccate. Sono parecchie, ma non sappiamo se le due mancanti erano proprio le più evidenziate nelle ricerche. In ogni caso onore a Pinterest che si butta nel mare delle predizioni e prova a darci la sua versione, con tutti i rischi di fare figuracce. Se il futuro della eno-gastronomia passasse da questa piattaforma, avremmo queste novità a dominare il prossimo anno. Magari rivediamoci a fine 2023 per controllare quante caselle sono state annerite, e quante sono ancora bianche.

Le tendenze per il 2023

Cibo e bevande

L’innovazione più rilevante non sembra essere più cosa e come si beve ma la guarnizione. Una tendenza ad organizzare cocktail molto “visibili” con cubetti di ghiaccio originali. Forme insolite, estrose, colorate con una goccia, che sciogliendosi muta il colore e il sapore della bevanda. Ogni bar tende a creare un proprio cocktail distintivo, che prende il brand del locale o del barman. Molte ricerche riguardano i bar che servono cocktail analcolici, dove la guarnizione diventa parte integrante del cocktail. Bevande che sono ad effetto “wow”, più originali nella presentazione rispetto al mix. Le voci che sulla piattaforma hanno il maggiore incremento sono proprio: cocktail analcolici ad effetto, guarnizioni creative, cubetti di ghiaccio originali.

Superalimenti marini

Saranno le alghe ad accompagnarci nel 2023. Sia alimenti che bevande. La ricerca ha evidenziato come il bere, soprattutto tra i giovanissimi, è molto interessato al benessere. Verranno introdotti ingredienti provenienti da altre culture, e da altre aree del mondo. Un esempio sono le alghe vitaminiche, appartenenti a tradizioni millenarie provenienti dalle culture orientali. Le alghe nori, le alghe verdi e rosse vengono regolarmente consumate con il sushi o il gimbap. Ma questa cultura di prodotti provenienti dal mare, è una tendenza che si sposta anche nelle bevande. Fa parte dell’evoluzione del salutismo, così come l’acqua alla clorofilla. Le voci con maggiore incremento, in questo caso sono: clorofilla, alghe verdi, alghe nori, alghe da consumare come spuntino.

Le tendenze per il 2023

Dolci coi fiori

Anche la cultura del dessert viene “contaminata” dal bisogno di sentirsi connessi con la natura. Il confine tra cucina e botanica vacilla. Le ricerche in questo caso parlano di una tendenza verso dolci e dessert che utilizzano molte piante e fiori. Non solo per i colori ma proprio per gli ingredienti. Una nuova voglia di rispetto verso ciò che la natura offre? Probabile. I “must” in questo caso sembrano piuttosto evidenti. Le voci più ricercate sulla piattaforma sono: cupcake margherite, cupcake fiori di campo, erboristeria edibile ed estetica, torta vila, cupcake salvia.

Le tendenze per il 2023

Arancio colore

Oltre ad essere un frutto delizioso, vitaminico, dolce o amaro che sia, l’arancio è anche un colore. Ed è questa la sorpresa del 2023. L’arancio e l’arancione diventano protagonisti anche nelle cerimonie. Sarà uno dei colori più utilizzati nel prossimo anno anche nei matrimoni, feste e nelle varie celebrazioni. A parte gli abiti, e le decorazioni, che ci piacciano o meno, le arance possiamo continuare a consumarle normalmente, sentendoci decisamente a la page. Le tendenze per il 2023.

Le tendenze per il 2023

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Troppi sonnellini sono un segno di cattiva salute

Uno studio recente ha scoperto che chi schiaccia spesso pisolini tende a morire più giovane

Si sta cronicizzando l’esigenza di dormire. Il sonno, intenso, ristoratore, tonificante si sta trasformando in una mania. Il desiderio di riuscire a fare un buon sonno sta diventando un bisogno primario. I ritmi a cui ci sottoponiamo sono sballati, creano ansie, e spingono sempre più a desiderare una vita più semplice che non posiamo permetterci. Ci sono scienziati che monitorano migliaia di persone per raccogliere dati sulla durata del loro sonno. Inoltre misurano anche la frequenza dei pisolini, delle sieste, ed è proprio in questo campo che sono arrivate le sorprese. Troppi sonnellini sono un segno di cattiva salute

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Mancanza di sonno

Un vero trend topic. Se ne parla sempre più spesso. È un argomento di discussione che ha molte sfaccettature. C’è chi consiglia di resistere per godere maggiormente del piacere del sonno notturno e chi consiglia di schiacciare pisolini. L’Università di Cambridge ha però scoperto che le persone che fanno pisolini di un’ora o oltre di giorno, tendono a morire più giovani di quelli che non li fanno. Il dato è spiazzante ma studi successivi dicono che forse il problema sia una condizione di salute sottostante. Un affaticamento di base richiede una siesta, ma questa pausa diurna riduce la spettanza di vita.

Sonni brevi

Le condizioni però sono state notate solo in chi indulge nel sonno, coloro che si limitano a 15-30 minuti non sviluppano problemi. Anzi recuperano energie e sono pronti ad affrontare il resto del giorno con maggiore intensità. Analizzando i dati raccolti in 3 anni di ricerche hanno potuto raggruppare i volontari in tre gruppi. Coloro che hanno dormito oltre un’ora, meno di un’ora, non hanno fatto sonnellini. Sono arrivati a comprendere che coloro che avevano dormito a lungo avevano oltre 1/3 delle possibilità di morire giovani rispetto a chi non aveva dormito

Troppi sonnellini sono un segno di cattiva salute

Quali le cause

Non sono riusciti a determinare la causa dei decessi, poiché variava da cancro, malattie cardiache, malattie respiratorie. Il rischio di decesso potrebbe essere legato ad altri problemi di salute già presenti. I dati in loro possesso non permettevano di indicare una sola causa ma indicavano i pisolini come un sintomo da tenere sotto osservazione. Uno strumento in più per le anamnesi dei pazienti.

Niente paura ma attenzione

Se amate fare una siesta post pranzo non avete di che preoccuparvi finché i vostri tempi non si dilatano troppo. Se il vostro corpo chiede pause sempre più lunghe, senza una reale motivazione, forse dovreste parlarne con un esperto, potrebbe salvarvi la vita. Troppi sonnellini sono un segno di cattiva salute

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Deposito su cauzione

Si torna all’antico per promuovere il riciclo di bottiglie di plastica e lattine

Fino a 50 anni era usuale riportare al negozio o ai primi supermercati i vuoti di vetro per rifornirsi di latte o altri liquidi. Poi è arrivata la cultura del consumo facile e le cauzioni sono state ampiamente dimenticate. Andare a far la spesa con la reticella dei vuoti è diventato un gesto e un’azione demodè. Per favorire la restituzione dei vuoti veniva fatta pagare una piccola cauzione, a volte impersonificata da un gettone, che veniva resa al ritorno del vetro. I ragazzini se trovavano bottiglie abbandonate le collezionavano per ottenere la restituzione e comprarci caramelle o figurine. Scena da un passato remoto, che però, potrebbe tornare. Deposito su cauzione

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In UK parte una campagna per stimolare il riciclo

Passa proprio per le bevande imbottigliate in plastica vetro o lattina. I consumatori dovranno pagare una cauzione proprio come un tempo, che gli verrà restituita quando riporterà il contenitore. L’obiettivo è molto alto, ma in Inghilterra credono di riuscire a ridurre il numero dei contenitori gettati dell’85% in tre anni.  Un traguardo etico importante che vuole ridurre drasticamente il numero dei contenitori abbandonati come rifiuti di zero valore. Sono numeri enormi, nel solo Regno Unito vengono consumati 5 miliardi di bottiglie di vetro, 9 miliardi di bibite in latta e 14 miliardi di contenitori di plastica.

Cominceranno Inghilterra Galles e Irlanda del Nord

La nuova misura entrerò in funzione nella seconda metà del 2025 e coinvolgerà all’inizio Inghilterra, Galles ed Irlanda del Nord. La Scozia che ha dato l’esempio, già lo attua, anche se con qualche variante. Non si sono verificate al momento proteste per il nuovo sistema che è decisamente semplice. Anche se i produttori hanno messo qualche intralcio per far rinviare la messa in pratica, tutto prosegue. Il consumatore al momento dell’acquisto di una bevanda paga per il contenitore una cauzione che viene aggiunta al prezzo del prodotto. Quando restituisce l’imballaggio, questa gli viene restituita totalmente con uno storno sul prossimo scontrino.

Deposito su cauzione

Un poco a macchia di leopardo

Nei tre stati non ci sarà un’unicità d’azione, qualcuno la applicherà a tutti i contenitori, qualcuno escluderà il vetro. Uno spreco di risorse, per un’azione che avrebbe coinvolto una sola azione d’informazione e che rischia lo spezzatino. Genererà confusione? Probabile. Escludere il vetro, uno dei materiali più facilmente riciclabile, sembra una mossa poco saggia. Ma le cose potrebbero mutare nuovamente prima dell’entrata in funzione della nuova legge.

Quanto costerà?

Non è ancora stato deciso quanto costerà la cauzione. Da un sondaggio rivolto ai consumatori è arrivata una risposta chiara. 20 centesimi al pezzo è un costo equo per invogliare a riciclare. Un’apposita commissione s’incaricherà di decidere anche questo. Ora sarà necessario creare una struttura e una rete in grado di utilizzare al meglio il sistema della restituzione. Anche grandi aziende produttrici sono coinvolte positivamente nel sistema di resi, per abbattere il volume dei rifiuti.

20 punti percentuali

La commissione incaricata di studiare i costi ha individuato in 20punti percentuali l’aumento dei contenitori riciclati, passando dagli attuali 70%, al 90%. Alcuni comuni lamentano che la gestione, così generalizzata, potrebbe sottrarre entrate, poiché verrebbero a mancare le risorse da riciclo. Sono ovviamente i comuni più virtuosi, che già sono in possesso di sistemi di riciclo efficienti dei rifiuti urbani. L’incentivazione dell’economia circolare è però un vantaggio per tutto il paese. Un aspetto che interessa tutte le nazioni che volessero imitare la resa con cauzione. Il sistema ha dimostrato di funzionare egregiamente in Finlandia, Norvegia e Germania. Coinvolgere personalmente i consumatori contribuisce a creare una cultura di maggiore attenzione ecologica. Un aspetto sempre più importante perché tutti diano il loro contributo. Deposito su cauzione

Deposito su cauzione

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Benessere, Enogastronomia

La felicità passa da un piatto di pasta.

Cosa succede al nostro cervello quando mangiamo il nostro primo preferito?

Lo sapevamo già, anche senza scomodare i professionisti delle ricerche neuroscientifiche. La pasta ci fa stare bene, ci dona felicità, gratificazione, come quando siamo di fronte ad un evento positivo. Ora lo certifica anche la scienza, grazie ad una ricerca svolta da IULM. Grazie ad un test hanno potuto quantificare quanto sia reale il senso di piacere dopo qualche forchettata di pasta. La misurazione è avvenuta grazie a tecniche simili a quelle della macchina della verità. La felicità passa da un piatto di pasta

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Meglio della canzone del cuore

Consumare pasta ci fa sentire bene, meglio ancora di quando ascoltiamo la nostra canzone preferita. La pasta stimola la parte del cervello dove alloggiano le emozioni positive e sono i nostri depositi di ricordi felici. Quelli legati alla famiglia o ai successi sportivi, al nostro senso di appartenenza, o ai ricordi che ci han fatto balzare sulla sedia. Sport e musica sono tra i soggetti memorizzati che coinvolgono le nostre sfere mnemoniche se cerchiamo ricordi emozionanti. Ebbene, la pasta riesce a scalzarli.

99% degli italiani

La mangiamo praticamente tutti. Il 99% degli italiani la consuma regolarmente con una media di circa 5 volte a settimana. Siamo i maggiori consumatori mondiali, ne mangiamo 23 kg annui a testa. Lo identifichiamo come il migliore dei comfort food, e questo rende evidente il bisogno di positività che ne è connesso. Alle domande rivolte al panel, di cosa associavano alla pasta, dopo l’inevitabile italianità e bontà al terzo posto veniva felicità. È un alimento che associamo alla tradizione familiare e al consumo con amici. Momenti positivi che è bello trattenere in memoria.

Brain tracking

Per avere certezza degli esiti del test, i ricercatori hanno utilizzato metodologie neuroscientifiche. Senza scomodare la CIA o i servizi segreti russi, hanno applicato il brain tracking. Misurazioni paragonabili a quelle della macchina della verità. Hanno esaminato le micro-espressioni del volto, le aree cerebrali che si attivano con le emozioni, il battito cardiaco e la micro-sudorazione. I risultati sono inequivocabili, la gratificazione associata a maccheroni, spaghetti o penne è altissima. Per la comparazione hanno utilizzato eventi sportivi o musicali di forte impatto. Si accendevano le stesse aree cerebrali, ma con la pasta era maggiore l’intensità.

La felicità passa da un piatto di pasta.

Un effetto che dura

La sensazione di piacevolezza prosegue anche dopo aver mangiato. Non sono solo quelli che si attivano appena l’assaggiamo, i momenti che possiamo associare alla felicità. L’approfondimento della degustazione amplifica le emozioni, ma non cessa quando il piatto è vuoto. La carica emotiva positiva prosegue e si cementifica tra i ricordi che vogliamo mantenere e ripescare quando siamo in cerca di momenti piacevoli.

Si scatena la serotonina

C’è tanto bisogno di certezze, di felicità, e la pasta è probabilmente il miglior vettore che ognuno di noi può utilizzare per raggiungerla. Con un rapporto col prezzo vantaggiosissimo, bastano pochi euro per riportare un sorriso sui nostri volti. Il miglior rapporto felicità/prezzo. Il nostro agente segreto che si attiva quando consumiamo pasta, è il Triptofano, che elabora gli zuccheri e condiziona il nostro benessere. Coi carboidrati che ingeriamo si mettono in moto le endorfine, che porteranno a stimolare la serotonina, e l’umore. La chimica della forchettata di pasta ci aiuta a stare bene. La felicità passa da un piatto di pasta

La felicità passa da un piatto di pasta.

Credits: Pixabay

Benessere, Enogastronomia

Morto il tiktoker che si nutriva di cibo spazzatura

Le mamme insistono ad insegnarci di mangiare sano, ma qualcuno preferisce andare in direzione contraria

Se l’è cercata, dirà qualcuno quindi…ma in realtà dietro la scomparsa di questo ragazzone di 33 anni, c’è la disperazione di voler apparire. Taylor LeJeune era un critico gastronomico, sapeva bene a cosa poteva andare incontro. Ma la smania di successo sui social e soprattutto su TikTok hanno fatto il resto. Morto il tiktoker che si nutriva di cibo spazzatura

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Oltre un milione di follower

Aveva raggiunto un milione e 300.000 follower sul suo profilo.  I suoi amici si divertivano molto a controllare cos’avrebbe ingurgitato quel giorno. Mangiava cibo trash di ogni livello, spesso anche scaduto. Poteva iniziare con una scatola di trippa al sugo, non scaldata e proseguire con panini ripieni di ogni schifezza e dolci di dimensioni pantagrueliche.

Crash test dummy alimentare

I suoi fan lo utilizzavano come un crash test dummy alimentare. Suggerivano e consigliavano abbinamenti improponibili, solo per vedere le espressioni del suo viso, davanti alla nuova sfida. Amava filmarsi e mostrare la sua capacità di far sparire quei tipi di cibi. Alcuni di quei video sono diventati di gran successo e diventati virali.

Veniva dalla Louisiana

LeJeune è nativo della Louisiana, uno degli stati statunitensi con la cucina più ricca e variegata. Forse queste radici hanno spinto ad esagerare e cercare di strafare. Non è ancora chiara la causa della morte. Forse un attacco di cuore, ma potrebbe anche essere una causa naturale. Sia il padre che il nonno hanno avuto una vita molto breve. Ha accusato un malore, lo hanno portato in ospedale ma non è tornato in sé. La madre ha dovuto sostenere tutte le spese del funerale, per questo suo fratello ha dato il via a una raccolta fondi.

Il cibo trash resta il grande imputato

Resta un forte dubbio che a innescare il malore fatale sia stato il cibo di scarsissima qualità a causare il decesso. Gli eccessi sono veramente sgradevoli. LeJeune s’è divertito per un po’ ha avuto il suo momento di gloria, ma non è certo diventato una stella. Tra pochi giorni tutti lo avranno dimenticato. Morto il tiktoker che si nutriva di cibo spazzatura

Credits: Tiktok

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Insetti a tavola

Gli italiani li ritengono ancora alieni alla nostra cultura alimentare ma potrebbero cambiare opinione

La cultura che prevede di alimentarci con insetti è ancora molto lontana dal modo di pensare dei nostri connazionali. In altri paesi però è molto più semplice e non desta tanta antipatia. Mangiare insetti è una possibilità che ha diritto d’esistere. Non esiste alcun obbligo. Si può sempre rifiutare e chiedere alimenti con altri ingredienti. Del resto la storia ha la possibilità di fornire altri esempi di ingredienti rifiutati a priori, che sono diventati pressoché indispensabili. Insetti a tavola

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Le patate rifiutate

Le patate ad esempio sono state rifiutate soprattutto da francesi e italiani. Una erronea convinzione aveva fatto immaginare che potessero addirittura portare la peste.  Celebre la narrazione di come venissero coltivate in giardini sorvegliati da guardie, che avevano il compito di “non accorgersi” dei popolani che rubavano le piante. Un tubero così sorvegliato doveva essere una prelibatezza da nobili, la curiosità di assaggiarle ha fatto il resto. La diffusione è così diventata molto semplice.

Testimonial d’effetto

Le recenti campagne di consumo d’insetti edibili vede la partecipazione di un testimonial di grande spessore. È Nicole Kidman a dichiarare di gradire gli insetti e di riuscire tranquillamente a cibarsene. Eppure l’ostilità nei confronti degli insetti non scema, i nostri connazionali dichiarano che mai li ammetterebbero alla loro tavola. Li considerano ingredienti alieni, troppo distanti dalla consueta alimentazione. L’Europa ha sdoganato il consumo dei grilli domestici ridotti in polvere e presto li troveremo tra gli ingredienti utilizzati in alcuni prodotti. A dire il vero sono secoli che mangiamo insetti, anche se non lo sappiamo. Sono molti quelli che vengono macinati nei mulini assieme ai cereali, anche se la percentuale rispetto alle farine è irrisoria. Per legge una bassa percentuale è ammessa.

Insetti a tavola

Sono già tre

Gli insetti già ammessi per l’alimentazione sono tre. Oltre al grillo domestico (Acheta domesticus), le larve della farina (Tenebrio molitor) e la Locusta. Il grillo sembra essere il più gettonato, è infatti l’ingrediente più diffuso e per il quale sono state inoltrate le richieste di autorizzazione. Fanno parte di biscotti, panini, crackers, grissini, farine perla pizza, minestre, snack, birre, cioccolate, ecc. L’alzata di scudi preventiva ha dato vita ad un florilegio di articoli di stampa volti a difendere la purezza dei prodotti italiani. Una purezza tutta da dimostrare e che suona più di retorica che di reali radici. Questo non impedirà che gli insetti entrino lentamente nella nostra alimentazione.

Oltre la metà

Oltre la metà degli italiani non vogliono che arrivino nei loro piatti, un quarto si dichiara insofferente, mentre un quinto non approva ma nemmeno li respinge. Solo una piccola parte si dichiara favorevole, non solo per la curiosità di degustarli ma anche per un aspetto ecologico. Consumare insetti come sostituti delle proteine animali, comporta un cambio epocale della cultura legata all’allevamento animale.

Chi li certifica?

Resta il problema di certificare chi e come produce questi insetti, quali sono gli standard salutari con cui vengono allevati. Le aziende che li commercializzano vengono dall’estremo oriente, Cina, Thailandia, Vietnam, paesi talvolta coinvolti in problemi di natura alimentare. Il timore che il loro allevamento sia pressapochistico esiste. Ma d’altro canto sono culture che mangiano insetti da millenni e vantano una cultura enorme nel settore. Ciò che respinge maggiormente gli italiani sono le zampette, le parti mobili degli insetti che creano repulsione.

Una naturale diffidenza

Gli italiani sono solitamente molto diffidenti rispetto a qualunque innovazione riguardante l’alimentazione. Eppure sono curiosissimi di assaggiare. La contrarietà è comprensibile e riguarda anche la scarsa integrazione con culture provenienti da altre aree. Sarà necessario un lungo lavoro per consentire agli insetti di diventare parte dei nostri piatti. La iper-proteicità ed il prezzo molto basso potrebbero aiutare a diffonderli. Inoltre il mutamento in atto rispetto ai comportamenti etici, e la maggiore attenzione all’ambiente potrebbe portare a valutazioni di altro tipo. Insetti a tavola

Insetti a tavola

Credits: Sanzo, Pixabay