Abitare, Benessere

Un decesso per peste?

Un caso di peste polmonare ha colpito una donna in Siberia.

Una donna che lavorava nel laboratorio di ricerca sulla peste a Irtkusk in Siberia, ha messo in allarme il mondo scientifico. La peste non è mai stata debellata e pertanto continua a colpire, anche se in modo saltuario, la popolazione. Negli Stati Uniti, ad esempio, l’anno scorso sette persone sono state colpite. Di solito i casi avvengono negli stati del sud, dove le condizione per la diffusione della peste sono più favorevoli. Un decesso per peste?

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La peste è curabile se presa in tempo

La peste si può curare, se presa per tempo, bastano due settimane di antibiotici, ma ha un decorso velocissimo, ed è classificata come una tra le più pericolose malattie trasmissibili da persona a persona. il fatto che sia accaduto in un laboratorio dedicato allo studio di queste malattie ha allarmato il mondo scientifico.

I precedenti di insabbiamento

Ad inquietare gli accademici è il fatto che sia accaduto in Unione Sovietica. Scottati dall’esperienza Chernobyl (allora territorio sovietico) e dal ritardo con cui venne ammesso l’incidente, siamo portati a temere un altro insabbiamento. Il sito di ricerche siberiano, pare sia legato proprio allo studio di agenti patogeni per scopi offensivi (guerra batteriologica). La peste polmonare se non curata ha un tasso di mortalità del 100%. Nessuno potrebbe essere in salvo.

Una quarantena per molte persone

La notizia che molte persone sono state poste in quarantena nell’area siberiana, fa temere il peggio. Non risultano altre infezioni e l’istituto parla di una provetta rotta durante gli studi, mentre un’altra fonte suppone che il contagio dell’operatrice di laboratorio sia avvenuto in Thailandia. Il fatto che la donna lavorasse in un laboratorio pericoloso, allestito dall’unità antiterrorismo, non è stato smentito.

Un decesso per peste?

Tre tipi di peste

Esistono tre tipi di peste tutte causate dal batterio Yersinia pesti: peste bubbonica, la peste polmonare e la peste setticemica. Quella polmonare è la più pericolosa ed è quella che può essere trasferita da persona a persona. Fortunatamente, in natura è la più rara. Il decesso di Darya Shipilova, non è ancora stato confermato da parte degli organi di stampa russi. Un tentativo di sminuire l’importanza del problema?

L’OMS indica una bassa possibilità di diffusione

L’OMS considera il pericolo di diffusione basso per la popolazione mondiale, ma ha posto in allerta per possibili casi di bioterrorismo. I sintomi della malattia, che si sviluppa rapidamente, possono essere avvertiti anche nel giorno stesso del contagio. Quelli più rilevanti sono febbre, mal di testa, debolezza, respiro corto, dolori al petto, tosse e muco contenente sangue.

Morta per altre cause?

Per gli organi di stampa russa la Shipilova potrebbe essere morta per qualche attività esterna al fatto che lavorasse in un laboratorio anti-peste. Tutti i dubbi del caso sono ben presenti e non bastano le rassicurazioni dello staff putiniano, per alleggerire la tensione. La guerra batteriologica è uno degli scenari peggiori che si aprono spazi a incubi impensabili, e il piccolo zar russo non sembra essere la persona ideale per “maneggiare” simili responsabilità. Un decesso per peste?

Un decesso per peste?
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Spiare gli uccelli

il birdwatching sollecita positivamente i nostri cervelli

Il birdwatching è un’attività molto popolare che potrebbe influenzare il nostro cervello e impedirgli di invecchiare. Una ricerca appena pubblicata dimostrerebbe che gli ornitologi e gli appassionati dell’osservazione degli uccelli presentano regioni cerebrali più strutturate e complesse. Spiare gli uccelli

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Affinare i sensi per un cervello più dinamico

Il dato, parzialmente stupefacente, dimostra che gli appassionati di osservazione degli uccelli in natura grazie alla capacità di focalizzare e affinare i propri sensi, posseggono cervelli più dinamici. Identificano meglio gli oggetti, memorizzano gli scenari, sono più attenti e socializzano più facilmente.

Una ricerca scientifica anti invecchiamento

La ricerca pubblicata sul Journal of Neuroscience sostiene che il birdwatching contribuisce a rimodellare il cervello e lo proteggerlo dall’invecchiamento. Gli scienziati sostengono che sviluppare una nuova abilità induca il cervello a riorganizzarsi. Di fatto obbliga a creare nuove connessioni neurali e rafforza quelle esistenti. 

Spiare gli uccelli

Neuroplasticità è la parola d’ordine

Gli studiosi hanno definito questa capacità come neuroplasticità, e l’hanno segnalata come presente, in chi sviluppa in modo particolare un tipo di attività, portata a livelli di eccellenza. Il tipo di specializzazione che consente di ottenere risultati importanti nel settore di appartenenza come fanno alcuni artisti, musicisti ed atleti.

Cervello moto malleabile

Gli scienziati rimarcano che il cervello umano è molto malleabile, e che sottoporlo ad esercizi ed osservazioni lo mantiene sano. Gli appassionati di brdwatching devono tenere sotto osservazioni molti dati rispetto ad ambiente, movimento degli uccelli, sessatura ed abilità per riconoscere le sfumature dei comportamenti. Questi stimoli tengono impegnate vaste aree cerebrali.

Risonanze magnetiche per misurare le aree

Hanno misurato tramite uno scanner per risonanza magnetica le reazioni di alcuni appassionati di birdwatching ed hanno ottenuto risultati che indicavano la velocità di reazione se sottoposti a riconoscimento di immagini. Gli ornitologi esperti utilizzavano parti del cervello molto strutturate e dense e lo facevano velocemente, segno che i loro cervelli erano in piena funzionalità.

Ci dedicheremo tutti al birdwatching?

Dedicarsi alla vita all’aria aperta ed alla osservazione degli uccelli potrebbe rimodellare i nostri cervelli e proteggerli dai sintomi dell’invecchiamento. Un’attività gradevole, rilassante e che apporta benessere, potrebbe veramente esaltare la malleabilità dei nostri cervelli. Spiare gli uccelli

Spiare gli uccelli
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Un mondo senza profumi

esssenze, spezie, aromi

Condannati ad una gamma ridotta di essenze?

Vivremo in un mondo senza odori? E’ una ipotesi che sta prendendo piede e che parte dal presupposto che molti degli odori della Terra stanno dissolvendosi e scomparendo. La causa sono i rapidi cambiamenti climatici, vengono a mancare le condizione perché molti profumi possano persistere. Un mondo senza profumi

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Memoria visiva ed odori

La nostra memoria è spesso visiva, ma è sicuramente legata anche agli odori che percepiamo. Se chiudiamo gli occhi e inspiriamo ci accorgiamo che stiamo accogliendo nel vostro naso un odore. Se facciamo attenzione possiamo collegare quell’odore a qualcosa che è accaduto nel passato, recente o lontano. Ci sbloccherà un ricordo? Probabilmente sì. Ci riporterà alla mente un episodio che abbiamo vissuto e che il nostro cervello ha immagazzinato.

Un mondo senza profumi

Quando lo abbiamo già “sentito”

Forse dovremo pensare per un attimo dove abbiamo già annusato quell’odore, quanto ci dia una sensazione piacevole o molesta. E’ un profumo o una puzza? Dov’eravamo quando lo abbiamo avvertito, chi c’era con noi? Era giorno, notte, mattina o sera? Un poco alla volta possiamo ricostruire un intero scenario, fino nei dettagli, grazie solo ad un odore.

Una gamma quasi infinita di profumi

Il nostro naso ha una capacità di evocare quasi un trilione di odori o profumi diversi. Una gamma quasi infinita di sensazioni a cui poter legare una essenza ed una situazione che abbiamo immagazzinato in memoria. Ma questa capacità sta regredendo stiamo perdendo pezzi, il nostro olfatto non è mai stato preciso come quello dei cani, ma in passato aveva una capacità maggiore di riconoscere una sorgente odorosa. 

Inquinamento, riscaldamento, biodiversità

Gli scienziati che studiano la materia assommano tre cause a questa perdita, inquinamento, aumento delle temperature e perdita di biodiversità. Alcune essenze sono in pericolo e con esse la nostra capacità di apprezzarle e “sentirle”. Certe fragranze sono quasi esplosive per i nostri nasi, rimandano a momenti di vita vissuta precisi, ma tutte le situazioni intermedie rischiano di perdere il loro ruolo nel mantenere vivace la nostra memoria. Un mondo senza profumi.

Una perdita culturale

E l’inizio di una perdita culturale, e le nostre storie perdono significato. Ci fanno mancare informazioni, rendono a nostra vita più “steriizzata” meno “impreziosita” da elementi che inseriscono le nostre vicende in periodi ben definiti. I nostri nasi possono regalarci emozioni quasi istantanee, reagiamo ad alcuni odori senza nemmeno pensare, la memoria si accende da sola e completa situazioni vissute riempiendoci di gioia, rammarico, nostalgia, euforia.

Emozioni che regolano la memoria

Questa velocità di elaborazione del dato “odoroso”, è dato dalla vicinanza dei nostri recettori, all’amigdala e all’ippocampo, ovvero i centri che regolano la memoria e le emozioni. Gli odori che ci permettono di identificare le persone, possono essere anche in grado di stimolare effetti benefici. Alcuni odori “infantili”, relativi ai primi anni d’età, possono avere effetti terapeutici. 

C’è una branchia di scienziati che sta studiando questi fenomeni. 

La ricerca suggerisce che siano le attività umane a distruggere gi ambienti e a rendere complesso riconoscere molti ambienti olfattivi originari. Qualcuno si è spinto a definire questa perdita, dannosa per la salute ed una seria minaccia per la felicità umana. I cambiamenti climatici influenzano le particelle chimiche che odoriamo, le modificano in modo strutturale. Anche gli elementi che usiamo per costruire abitazioni e strade modificano i mix odorosi, immettendo molti composti legate a benzene e prodotti petroliferi.

Un mondo senza profumi

Piante ede essenze a rischio

Molte piante sono già a rischio e c’è una corsa a sintetizzare i loro “odori” ed “essenze”, in modo artificiare per il timore che presto non saranno già rintracciabili in natura. Un esempio per tutti l’incenso che sta scomparendo. Ma altre essenze di alto valore commerciale in cucina e profumeria, sono ugualmente in difficoltà. Vaniglia, Lavanda, Bergamotto e Sandalo non trovano più le condizioni perfette per crescere e sviluppare i loro odori.

Straniamento da mancanza di olfatto

Tutti coloro che sono stati colpiti da Covid 19 hanno avuto una diminuzione dell’olfatto e si sono accorti di come cambia, in peggio, la vita quotidiana. Non percepire gli odori correttamente provoca uno straniamento. Da alcuni anni si sta sviluppando una disciplina giapponese di bagno nel foresta, con passeggiate a piedi nudi, (shinrin-yoku) dove poter respirare i profumi naturali per ottenere un benessere fisico e mentale. Un mondo senza profumi

Un mondo senza profumi
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Pranzare da soli.

Non è più così rilevante, anzi.

Lo stigma di chi consuma il pranzo in solitudine si sta dissolvendo. Un tempo erano i rappresentanti di commercio, o i camionisti, o come vuole l’esperienza cinematografica, i critici che assegnano riconoscimenti e stelle. Coloro che sedevano soli ad un tavolino, sfogliando un giornale e inforchettando la pasta, erano guardati con un misto di compassione e compatimento. Pranzare da soli

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Erano guardati con compassione ma a loro agio

Oggi non è più così e non solo perché al posto del quotidiano sono arrivati i telefoni cellulari, e restare completamente isolati è una scelta legata alla disponibilità della rete. Aumentano i tavoli singoli ai ristoranti, per persone che rinunciano ad avere altri commensali e si godono l’esperienza di buon cibo tutta per se. Tra coloro che amano questo modo di alimentarsi, sono molti coloro che dichiarano di sentirsi a proprio agio. Solo una minoranza, invece, sono coloro che dichiarano di sentirsi non completamento a loro agio.

Mangiare da soli non è un ripiego ma una scelta

Il tavolo per uno non è più un “ripiego” perché manca la possibilità di avere un commensale, ma è una precisa scelta. C’è chi lo trova un momento rilassante da dedicare solo a se stessi. Un momento riflessivo per valorizzare meglio ciò che viene proposto nel menu dai ristoratori. Una esperienza che si focalizza solo su ciò che si ha nel piatto e non viene distratto dalle chiacchiere conviviali.

Pranzare da soli

Prenotazioni per “solo dining” e pet-friendly in aumento

Sono tanti i ristoratori che accettano prenotazioni anche per un singolo cliente, e non solo a pranzo. Non sono sempre soli, a volte viaggiano con i propri animali, e se sono ben accetti all’interno dei locali, condividono il tavolo con i loro umani. Sta ai ristoratori più accorti fornire un servizio di accompagnamento anche per gli animali, per catturare il consenso degli ospiti. Moltissime persone viaggiano coi propri amici, più o meno pelosi. Accorgersi di questa esigenza, crea opportunità di lavoro. Il “pet-friendly” è ricercato e il passaparola costituisce un’ottima forma di divulgazione dell’abitabilità del ristorante.

In viaggio con le tappe determinate in funzione dei locali accoglienti

Il ”solo dininig” è una condizione che trova il consenso di molto commensali. Le ricerche e le richieste in internet sono notevolmente aumentate. Segno che il fenomeno è in aumento. Chi programma un viaggio, spesso s’informa prima sulla reale disponibilità di “solo dining”, e modifica il proprio percorso in funzione dei pasti che potrà ricevere. Ciò che realmente fa la differenza è che il locale sia accogliente anche per chi non cena in comitiva. 

Bambini rumorosi al bando

D’altro canto aumenta il numero dei locali che non ammettono bambini, specie se non sorvegliati in modo particolare o se troppo rumorosi. Aldilà di tutte le possibili polemiche che questo comporta, è un dato di fatto che i locali troppo rumorosi non sono graditi. La ricerca di locali che mantengano un livello di rumore di fondo moderato è in aumento.  Potete riscontrarlo nelle recensioni dei ristoranti. La solitudine al tavolo è una condizione che viene vissuta anche come un’alternativa alla eccessiva velocità con cui si vive. Un importante momento di relax da consacrare a se stessi e al cibo. Pranzare da soli

Pranzare da soli
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La pelle ottenuta dai funghi

Un gruppo di ricercatori finlandesi l’ha messa a punto

Il Centro di Ricerca Tecnica VTT della Finlandia ha sviluppato un metodo per produrre pelle biodegradabile alternativa e priva di plastica utilizzando il micelio, la parte del gambo dei funghi. I funghi anziché essere allevati nelle usuali piattaforme piatte, vengono coltivati in bioreattori dove vengono alimentati da un liquido contenente sostanze nutritive. La pelle ottenuta ai funghi

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Coltivati, raccolti e arricchiti

Dopo aver raccolto i funghi, la polpa viene lavata e trasformata in una massa a cui vengono aggiunte fibre del legno e sorbitolo,  per renderla morbida, flessibile e resistente. La polpa viene poi stesa e lasciata asciugare. Le strisce ottenute sono larghe una ventina di centimetri e lunghe 8 metri, ideali per molte lavorazioni nel campo del cuoio. La pelle da funghi ha una buonissima resistenza alla trazione, superiore a quella ottenuta dai bovini, resta da migliorare l’aspetto della resistenza all’abrasione.

La pelle ottenuta dai funghi

Biodegradabile 

La pelle fungina è biodegradabile, in acqua si è dissolta al 77%, mentre nei processi industriali di compostaggio, è completamente degradata in circa 6 settimane. Il processo evita trattamenti chimici legati alla concia, come l’uso di cromo. Gli allevamenti bovini non sono più così necessari per ottenere pelle, e vengono azzerati i processi chimici derivanti dai materiali plastici a base di combustibili fossili, con una forte riduzione dell’uso di petrolio.

Strumenti e tecnologia etici

Il processo si differenzia nettamente dalla produzione di cuoio animale o sintetico. Utilizza strumenti e tecnologia etici. Un passo avanti per tutti non solo per chi ha sposato la causa vegana. Il processo è sostenibile e rapido. Il micelio utilizzato si sviluppa in circa due settimane in biroeattori dove utilizza pochissima acqua ed energia. il prodotto che si ottiene è molto simile alla pelle naturale e può essere tinta nei colori e nei brand desiderati. La pelle ottenuta ai funghi

la pelle ottenuta dai funghi
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Spesa sempre più cara.

A dirlo è l’Istat ma lo conferma anche il Sole24ore.

Lo scontrino del nostro carrello della spesa è aumentato del 30%, in cinque anni, un valore che si discosta molta da quello dell’inflazione (+21%). Significa che siamo nettamente più poveri, dato che i salari, nello steso periodo, sono aumentati pochissimo. Alcuni generi sono veramente sfuggiti di mano. Spesa sempre più cara.

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Olio caffè e ortaggi dal gioielliere

L’olio extravergine sta diventando un alimento da acquistare in oreficeria, suo probabilmente il balzo maggiore, + 47%, battuto solo dal caffè (51%) del quale però conosciamo le reali difficoltà di approvvigionamento. A stupire sono sicuramente gli aumenti del reparto ortaggi (quasi il 40%), con beni veramente necessari che sono alla base di mille ricette come patate (+44%) melanzane (+41%) e pomodori (+45%). Vere bastonate all’economia domestica delle famiglie italiane e addio alla dieta mediterranea.

Spesa sempre più cara

Frutta aumentata molto

Facendo una simulazione delle spese per gli ingredienti base, una famiglia con un minore è passata dai 100€ spesi nel 2021, ai 130€ del 2026. Anche la frutta non scherza in quanto a rincari. L’Istat la valuta al 28,6% mentre il Sole 24% si limita al 14. Ma è  una valutazione errata perché tiene conto solo di due frutti mele e banane, mentre un paniere più equilibrato mostrerebbe dati sconfortanti per fragole, limoni ed arance, con prezzi saliti del 48%, 37% e 31% rispettivamente.

Latte yogurt biscotti riso uova e pasta

Il latte è rincarato del 21%, mentre altri prodotti per la colazione come biscotti e yogurt sono saliti del 27%. Idem per le merendine. Il riso è aumentato del 43%, il pane del 28%, ma a mettere in difficoltà le massaie è arrivata la stangata sulle uova (+43), un ingrediente quasi insostituibile nelle preparazioni. Un piatto semplice come spaghetti al tonno incontra rincari attorno al 25%.

Spesa sempre più cara

Compriamo meno e abbassiamo la qualità

Come si comportano le famiglie? Stringono la cinghia, comprano meno ed abbassano il livello della qualità degli ingredienti. Eliminando alcuni prodotti dalla propria dieta, rinunciando alla carne  rossa a favore di quella bianca. Dove possibile si opta per surgelati, meno costosi e relativamente facili da preparare. Anche gli affettati hanno subito riduzioni in quantità.

Vino economico per consolarci? Meno visite al bar.

Sembra che solo il vino da tavola abbia contenuto gli aumenti, finiremo per consolarci con un bicchier di vino di tutto ciò che non abbiamo potuto acquistare? Scendono anche le uscite, il costo del caffè sta rallentando il numero delle visite a bar e anche le colazioni in piedi con una focaccia o un panino sono in difficoltà. Spesa sempre più cara

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8.000 volontari per trainare un castello

Succede in Giappone. Per restaurare un antico castello migliaia di persone offrono la loro disponibilità

E’ il corpo principale (mastio) di uno dei 12 castelli ancora esistenti in Giappone dell’epoca feudale. Costruito nel 1611 venne colpito da un fulmine che lo incendiò. Venne ricostruito nel 1810 ed è uno dei vanti della regione di Hirosaki. Nel suo parco si svolge un importante festival della fioritura dei ciliegi, ogni mese di marzo. 8.000 volontari per trainare un castello.

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Colpito da un fulmine e un terremoto

Il castello aveva subito danni a causa di un terremoto, che ne aveva messo in pericolo uno dei muri perimetrali. Per poterlo restaurare era necessario spostarlo dalla sede originale, perciò nel 2015 era stato trasportato a circa 75 metri di distanza dalla sede originaria.

Riportarlo nella sede originaria

Ora che il restauro murario è stato completato, occorre riportare il castello nella sua sede, ma non tutta l’operazione può essere effettuata su carrelli. Il ritorno in sede può essere effettuato a braccia e per questo servono tanti volontari. Per completare l’impresa, si sono offerti volontari ben 8.000 persone, non solo dal Giappone ma da tutto il mondo. Di questi 8.000 sono stati sorteggiati, tramite lotteria, 1.800 volontari disposti a trainare le 400 tonnellate del castello.

Il percorso a braccia è breve, ma molto pesante

Il percorso è breve ed i volontari devono portare a termine un movimento di circa 5 metri, poi interverranno i rulli meccanici. Nei primi tre giorni il mastro è stato spostato di quasi 3 metri. I gruppi di circa 80 persone, si sono alternate a trainare il castello con lunghe corde di circa 30 metri, dandosi il cambio dopo ogni sessione.

Riaprirà solo nel 2033

Il castello dell’epoca feudale, ancora esistente in Giappone, è l’unico rimasto nella regione del Tohoku. Saranno necessari ancora alcuni lavori di restauro dopo la ricollocazione. Il castello verrà coperto durante tutta questa fase dei lavori e ci sarà da aspettare fino al 2033 perché venga riaperto ai visitatori del parco. 8.000 volontari per trainare un castello

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Agrigelaterie dalla mucca al cono

Il buon gelato a km zero non è un sogno.

Il gelato è un protagonista indiscusso delle nostre estati, e lo diventa maggiormente se è “speciale”. Se ne sono accorte molte aziende agricole che hanno saputo rendere appetibile e riconoscibile il loro prodotto. Gli elementi base sono quasi tutti presenti in azienda, a partire dal latte dalla panna e dalla ricotta, che può essere vaccino, caprino, ovino o di asina. Agrigelaterie dalla mucca al cono

la stagione più abbondante per la frutta

La frutta è presente nella stagione più abbondante e bastano minime trasformazioni per renderla eccellente in ogni cono o coppetta. Ogni azienda ha potuto sperimentare a seconda dei gusti a disposizione, proprie ricette, create con frutta particolare, di nicchia, introvabile nella grande distribuzione. Questo arricchimento ha fatto la fortuna delle agrigelaterie, 

Agrigelaterie dalla mucca al cono

Km zero e stagionalità garantite

Dal produttore direttamente al consumatore, a km zero e con la consapevolezza che le materie prime sono assolutamente qualitative e legate alla reale stagionalità. Di questa completezza del gusto del gelato si sono accorte anche le gelaterie artigianali tradizionali, che acquistano dalle aziende locali, per essere certi di produrre gelati che sappiano soddisfare anche i clienti pi esigenti.

Materie prime di assoluto valore e da filiere certificate

Le agrigelaterie hanno dalla loro la possibilità di sperimentare lavorando le loro materie prime e le specialità del territorio. Creano ricette particolari che miscelano gusti inusuali, che vanno dal miele all’olio alle patate dolci, passando per tutti i frutti secchi mediterranei, come pistacchi e mandorle passando per i fichi caramellati, limoni cedri e agrumi rari, per non parlare dell’olio d’oliva che regala particolare cremosi al gelato.

Un business interessante che interessa le filiere agricole

L’interesse dei consumatori è sulla localizzazione e sui gusti innovativi. La freschezza del gelato e la gamma di gusti offerti fanno il resto. Le agrigelaterie sono un ottimo business per le aziende che possono intraprendere questa attività. Una opportunità di mettere in primo piano la propria produzione, esaltando la freschezza e la vicinanza al luogo, mettendo in rilievo la coltivazione locale, grazie alla vendita diretta. Agrigelaterie dalla mucca al cono

Agrigelaterie dalla mucca al cono
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Il caldo stravolge gli insetti

Cicale zittite dal troppo calore

Ci avete fatto caso anche voi? Le cicale che fino ad un mese fa facevano più rumore di un concerto dei Metallica allo stadio, non si sentono più? Già finito il loro ciclo vitale? Hanno scopato come cicale e son tornate sottoterra? Gli entomologi dicono che è normale, le cicale ad agosto si zittiscono, anche nei centri abitati. Il caldo stravolge gli insetti

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Colonna sonora anche in città

Il loro frinire così consueto in campagna era diventato la colonna sonora anche in città. Il loro sfregamento delle ali aveva raggiunto soglie sonore inusuali, ed ora tutte zitte. Sono i maschi che entrano in competizione tra loro, a provocare questo frastuono, che non termina al calar del sole, ma prosegue anche per la notte. Già hanno problemi piuttosto seri le cicale, hanno un fungo parassita che li attacca e che li fa diventare assetati di sesso, tanto che si consumano letteralmente d’amore.

Il caldo stravolge gli insetti

Api costrette a fare da condizionatori

Non se la passano meglio le api, tormentate dal calore che rende i loro alveari delle saune, costrette a turni supplementari di svolazzamento per mantenere le temperatura decente, e non perdere tutto lo sforzo della regina di incrementare l’alveare. Sono da qualche anno alle prese con vespe orientali che sono dei veri killer, si appostano alle imboccature delle arnie e fan man bassa di operaie. Per combatterle le api formano una palla, circondano la vespa e la soffocano, ma ogni volta sono ingenti le perdite per ogni vespa uccisa. A rimetterci è ovviamente il miele, ne viene prodotto sempre meno e ne entra sempre più da altri paesi.

Le zanzare tigre a qualsiasi ora

E’ cominciata la stagione più intensa per le zanzare tigri, maledette da tutti, ma loro se ne fregano. Pungono e succhiano a spron battuto ed è complicato non trovarsene qualcuna addosso. Le combattiamo con spray, creme, zampironi e altri prodotti chimici che sarebbe meglio evitare, ma la pelle a pois di bolle e ponfi, non la vogliamo avere, se possibile.

Il caldo stravolge gli insetti

Farfalle in trasferta

Calano vistosamente le farfalle, ce ne sono sempre meno, ricordiamoci cha anche loro sono insetti impollinatori. Ma cosa possono impollinare se mancano i fiori? I nostri prati o troppo rasati o troppi incolti, sono secchi. Non piove dalle guerre puniche e tutto è bruciato. L’acqua scarseggia ed è meglio tenerla per gli usi più necessari e non per annaffiare. Per fortuna le farfalle, anche se con difficoltà, hanno capito che certi ambienti non fanno per loro, e stanno migrando. Vanno in altura, dove qualche fiore ancora lo trovano. 

A compensare arrivano le cavallette

C’è chi ha notato un aumento delle cavallette. Si quelle citate da Joliet Blues (Blues Brothers). E come ogni buona disgrazie non fanno mancare la loro presenza, in momenti difficili. La loro presenza costringe a campagne mirate per eliminare la loro deposizione delle uova, una ulteriore azione da parte degli agricoltori, che avrebbero già molte, troppe incombenze, per mandare avanti le aziende.

Il caldo stravolge gli insetti

Arrivano anche le mantidi religiose

In molti si sono accorti della presenza di mantidi religiose, sia grandi che piccole. Le più grandi volano meglio e raggiungono i terrazzi, e i piani superiori, non sono più una rarità, ma una realtà consolidata. Sono invece sparite le coccinelle, gialle. arancio o rosse, coi loro bei puntini sono andate tutte a caccia di afidi. Ma torneranno all’inizio dell’inverno, entreranno a svernare, al calduccio. Sono attirate dai profumi, soprattutto dalla lavanda. Di solito si appostano nelle finestre e guardano fuori in attesa che torni la primavera. Non danneggiano nulla e portano allegria, qualcuno insiste che siano dei portafortuna. Voi lasciatele fare. Il caldo stravolge gli insetti

Il caldo stravolge gli insetti
Abitare, Benessere, Enogastronomia

Chiarezza in etichetta

Il 91% degli italiani chiede l’origine di tutti i cibi

La stragrande maggioranza dei consumatori italiani (91%) vuole conoscere l’origine degli alimenti che porta in tavola ogni giorno. Sono dati Censis, usciti in occasione delle giornate dedicate  alla sicurezza alimentare. Cresce in modo esponenziale la richiesta di chiarezza in etichetta. Un bisogno legato agli aspetti salutari e che vuole interrompere il cattivo uso delle informazioni sui prodotti. Chiarezza in etichetta

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Trasparenza, localizzazione e procedimenti nel settore alimentare

Sono richieste semplici ma che possono veramente modificare l’approccio ad una alimentazione che rifiuta i prodotti troppo processati. Gli italiani vogliono comprendere se ciò che portano in tavole corrisponde a ciò che gli viene narrato, anche con il supporto della pubblicità. Gli ingredienti e come vengono manipolati, sono alla base delle scelte dei nostri connazionali. 

Chiarezza in etichetta

Filiere sempre più elemento essenziale.

Gli italiani si rifiutano di consumare cibi “ignoti” di cui non conoscono nulla, e si legano alle filiere più trasparenti, che immettono in etichetta i corretti valori e le lavorazioni che i cibi hanno subito. C’è molta curiosità anche per dove i cibi vengono prodotti, quali sono gli areali di produzione. Sta diventando importante nella scelta dei consumatori anche la “provenienza etica” nel senso di rispetto dei lavoratori o degli animali coinvolti.

La consapevolezza aiuta a scegliere

La trasparenza in etichetta dovrebbe diventare un must per tutte le aziende che possono in questo modo veramente differenziarsi dai loro competitor. La situazione è migliorata nel tempo, ma ci sono anche settori merceologici che non hanno ottenuto una completa trasparenza. L’origine di alcuni ingredienti ad esempio è un fattore rilevante. 

Chiarezza in etichetta

Troppe scorciatoie per alcuni ingredienti l’uso dei pesticidi

Ingredienti provenienti da paesi in cui l’agricoltura è praticata con metodi moderni, ma che consentono l’uso di pesticidi proibiti in Europa, condanna a nascondere in etichetta la reale provenienza. Questo non dovrebbe più succedere, o dovrebbe essere segnalato con un alert, in modo che i consumatori possano autonomamente decidere se acquistare o meno.

Anche gli USA utilizzano elementi nocivi per la salute

Anche gli USA sono coinvolti in questa battaglia economica. La loro legislazione consente di utilizzare prodotti, pesticidi, integratori, che la legislazione EU ha messo al bando da anni. Purtroppo le dogane internazionali non riescono sempre a filtrare e bloccare questi ingredienti e alimenti contaminati. Esistono anche scappatoie commerciali che permettono di modificare l’ultimo passaggio degli ingredienti. Per questo rischiamo di portare in tavola cibi che possono essere molto dannosi per la nostra salute. Chiarezza in etichetta

Chiarezza in etichetta