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Troppo sesso e poco sonno uccidono

I piccoli quoll pensano solo a trovarsi una compagna e muoiono di sfinimento

Sono piccoli marsupiali a pois, ma hanno una gestione del sesso davvero preoccupante. Quando comincia la loro stagione degli amori rinunciano a dormire e sono presi dalla frenesia di accoppiarsi. Per trovare femmine disponibili compiono viaggi di parecchi chilometri (anche una decina) senza fermarsi. Tenete conto che con le loro dimensioni è come se un uomo percorresse una quarantina di chilometri ogni notte solo per accoppiarsi. Troppo sesso e poco sonno uccidono

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Trascurano l’igiene

Sono talmente travolti dalla frenesia di accoppiamento che ignorano tutte le altre abitudini. La prima delle quali è l’igiene, che nel resto della loro vita è accurata. Si sfiancano e arrivano a consumarsi letteralmente d’amore. Non sono gli unici animali a farlo, i salmoni dopo aver deposto e fecondato le uova si lasciano morire, come ben sanno gli orsi canadesi che li aspettano al varco. Anche alcuni polipi si lasciano morire dopo aver gioito dei piaceri della copula.

Rischio d’estinzione

Questa attività li espone a rischio di estinzione poiché i maschi della specie vivono mediamente solo un anno. Le femmine fortunatamente sono più sagge e riescono a vivere anche 4 stagioni. Questa attività sessuale si definisce semelparità (semel=una volta sola) e li porta a consumarsi d’amore. Quasi tutti i maschi quoll muoiono di stanchezza o diventano facili prede, soprattutto di gatti e volpi. Troppo deboli per fuggire e spompati da troppo sesso i loro corpicini sono invasi da ormoni dello stress. Nel corso della stagione degli amori perdono una grande percentuale di massa corporea.

Troppo sesso e poco sonno uccidono

Mini zaini

I ricercatori hanno agganciato mini zaini con segnalatori per seguire gli spostamenti notturni dei quoll. Hanno così scoperto che percorrono molti chilometri e non dormono quasi mai. In confronto ai maschi, le femmine riposano tantissimo, quasi 6 ore contro gli scarsi 90 minuti dei maschi. Il desiderio di trovare femmine recettive li fa correre ovunque con molta fretta. Inoltre si battono coi loro colleghi per tenere posizioni di controllo e si feriscono.

A fine stagione

Arrivati a fine stagione sono così deboli che perdono il pelo, si coprono di croste e parassiti, diventano realmente irriconoscibili. In alcuni casi si lasciano spegnere, in altri i predatori svolgono un vero rallestramento di quelli ancora vivi. Il rischio che si estinguano è veramente alto, sono rimaste solo poche decina di migliaia di quoll. Ma col ritmo con cui i maschi s’immolano al dio dell’amore potrebbero scomparire presto. Hanno anche il cattivo vizio di cercare di nutrirsi di una specie di rospi invasivi. I rospi delle canne purtroppo stanno invadendo i loro habitat e sono velenosissimi. Una concomitanza di fattori decisamente negativa. Troppo sesso e poco sonno uccidono

Credits: Pixabay, WorldOpenNews

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Come decidiamo di salvarci

Veloce come un razzo per evitare un pericolo

La salvezza è solitamente legata alla velocità Tutti conoscete l’aforisma della gazzella che deve correre più velocemente del leone per arrivare salva al giorno dopo. Ma essere più veloce non è sempre legato ad agilità, migliori muscoli e tendini. Velocità significa anche rapidità di pensiero e capacità di scelta. Una migliore strategia applicata velocemente può essere più efficace dei garretti di Hussain Bolt. Come decidiamo di salvarci

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La scintilla arriva dal cervello

È il cervello a fornire la scintilla, ad inviare il messaggio che ci porterà a correre, a nasconderci, a salire su un albero. Formulerà una strategia che possa essere vincente e che inganni il leone di turno, con rapide giravolte e balzi acrobatici. Tutto questo ha coinvolto gli studi degli scienziati per comprendere come il cervello elabora rapidamente.

Attività neurale complessa

Gli studi su animali diversi stanno rivelando la complessa attività neurale che è alla base del comportamento fisico. Come viene formulata una guida alla fuga dal pericolo, e la ricerca della sicurezza. Questi studi potrebbero rivelarsi utili per comprendere come si è evoluto il cervello.  La parte più antica del cervello è quella coinvolta nell’arte della fuga o nell’arte del mimetismo e della dissimulazione. Non esiste solo la fuga, ovviamente, ma qualunque sia la strategia, va presa velocemente.

Come decidiamo di salvarci

Evitare di essere preda

Se vuole scappare deve farlo in modo preciso ed applicare tutte le sue conoscenze per evitare di essere una preda. Dovrà fare scelte che coinvolgano il salvare la pelle, e farlo in modo rapido. Fuggire da un predatore comporta un dispendio enorme di energie. Tutto inizia con l’ispezione del luogo, avere conferme che non ci sono predatori in zona, rasserena. L’ispezione comprende un mondo di odori, suoni, fruscii, movimenti. Se un predatore si palesa il cervello deve immediatamente fare scelte importanti. Se sulla retina appare l’immagine di un soggetto in rapido avvicinamento è inutile attendere di capire di cosa si tratta, meglio fuggire.

Tutti i segnali sensoriali

La sensazione di pericolo coinvolge tutti i segnali sensoriali presenti. Ogni rumore viene associato ad altre evenienze, idem per i movimenti che vengono raccolti sulla retina. La fuga immediata può rivelarsi la più semplice, ma se l’inseguimento si protrae, dovranno essere elaborate altre informazioni. Dopo quanti metri il predatore si stanca? come reagisce alle virate? Studiare l’avversario può veramente essere una questione di vita e morte.

Comportamenti quotidiani

Resta ancora molto da scoprire. Lo studio delle neuroscienze è ancora relativamente giovane La fuga è uno strumento che esiste da milioni di anni e si è evoluto con noi. Comprendere appieno come funziona può sbloccare molti altri studi nel settore neurobiologico. Quali sono i meccanismi che coinvolgono le nostre scelte e ci aiutano nei comportamenti quotidiani, anche a nostra insaputa? Come decidiamo di salvarci

Come decidiamo di salvarci

Credits: Pixabay

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Troppi sonnellini sono un segno di cattiva salute

Uno studio recente ha scoperto che chi schiaccia spesso pisolini tende a morire più giovane

Si sta cronicizzando l’esigenza di dormire. Il sonno, intenso, ristoratore, tonificante si sta trasformando in una mania. Il desiderio di riuscire a fare un buon sonno sta diventando un bisogno primario. I ritmi a cui ci sottoponiamo sono sballati, creano ansie, e spingono sempre più a desiderare una vita più semplice che non posiamo permetterci. Ci sono scienziati che monitorano migliaia di persone per raccogliere dati sulla durata del loro sonno. Inoltre misurano anche la frequenza dei pisolini, delle sieste, ed è proprio in questo campo che sono arrivate le sorprese. Troppi sonnellini sono un segno di cattiva salute

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Mancanza di sonno

Un vero trend topic. Se ne parla sempre più spesso. È un argomento di discussione che ha molte sfaccettature. C’è chi consiglia di resistere per godere maggiormente del piacere del sonno notturno e chi consiglia di schiacciare pisolini. L’Università di Cambridge ha però scoperto che le persone che fanno pisolini di un’ora o oltre di giorno, tendono a morire più giovani di quelli che non li fanno. Il dato è spiazzante ma studi successivi dicono che forse il problema sia una condizione di salute sottostante. Un affaticamento di base richiede una siesta, ma questa pausa diurna riduce la spettanza di vita.

Sonni brevi

Le condizioni però sono state notate solo in chi indulge nel sonno, coloro che si limitano a 15-30 minuti non sviluppano problemi. Anzi recuperano energie e sono pronti ad affrontare il resto del giorno con maggiore intensità. Analizzando i dati raccolti in 3 anni di ricerche hanno potuto raggruppare i volontari in tre gruppi. Coloro che hanno dormito oltre un’ora, meno di un’ora, non hanno fatto sonnellini. Sono arrivati a comprendere che coloro che avevano dormito a lungo avevano oltre 1/3 delle possibilità di morire giovani rispetto a chi non aveva dormito

Troppi sonnellini sono un segno di cattiva salute

Quali le cause

Non sono riusciti a determinare la causa dei decessi, poiché variava da cancro, malattie cardiache, malattie respiratorie. Il rischio di decesso potrebbe essere legato ad altri problemi di salute già presenti. I dati in loro possesso non permettevano di indicare una sola causa ma indicavano i pisolini come un sintomo da tenere sotto osservazione. Uno strumento in più per le anamnesi dei pazienti.

Niente paura ma attenzione

Se amate fare una siesta post pranzo non avete di che preoccuparvi finché i vostri tempi non si dilatano troppo. Se il vostro corpo chiede pause sempre più lunghe, senza una reale motivazione, forse dovreste parlarne con un esperto, potrebbe salvarvi la vita. Troppi sonnellini sono un segno di cattiva salute

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Deposito su cauzione

Si torna all’antico per promuovere il riciclo di bottiglie di plastica e lattine

Fino a 50 anni era usuale riportare al negozio o ai primi supermercati i vuoti di vetro per rifornirsi di latte o altri liquidi. Poi è arrivata la cultura del consumo facile e le cauzioni sono state ampiamente dimenticate. Andare a far la spesa con la reticella dei vuoti è diventato un gesto e un’azione demodè. Per favorire la restituzione dei vuoti veniva fatta pagare una piccola cauzione, a volte impersonificata da un gettone, che veniva resa al ritorno del vetro. I ragazzini se trovavano bottiglie abbandonate le collezionavano per ottenere la restituzione e comprarci caramelle o figurine. Scena da un passato remoto, che però, potrebbe tornare. Deposito su cauzione

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In UK parte una campagna per stimolare il riciclo

Passa proprio per le bevande imbottigliate in plastica vetro o lattina. I consumatori dovranno pagare una cauzione proprio come un tempo, che gli verrà restituita quando riporterà il contenitore. L’obiettivo è molto alto, ma in Inghilterra credono di riuscire a ridurre il numero dei contenitori gettati dell’85% in tre anni.  Un traguardo etico importante che vuole ridurre drasticamente il numero dei contenitori abbandonati come rifiuti di zero valore. Sono numeri enormi, nel solo Regno Unito vengono consumati 5 miliardi di bottiglie di vetro, 9 miliardi di bibite in latta e 14 miliardi di contenitori di plastica.

Cominceranno Inghilterra Galles e Irlanda del Nord

La nuova misura entrerò in funzione nella seconda metà del 2025 e coinvolgerà all’inizio Inghilterra, Galles ed Irlanda del Nord. La Scozia che ha dato l’esempio, già lo attua, anche se con qualche variante. Non si sono verificate al momento proteste per il nuovo sistema che è decisamente semplice. Anche se i produttori hanno messo qualche intralcio per far rinviare la messa in pratica, tutto prosegue. Il consumatore al momento dell’acquisto di una bevanda paga per il contenitore una cauzione che viene aggiunta al prezzo del prodotto. Quando restituisce l’imballaggio, questa gli viene restituita totalmente con uno storno sul prossimo scontrino.

Deposito su cauzione

Un poco a macchia di leopardo

Nei tre stati non ci sarà un’unicità d’azione, qualcuno la applicherà a tutti i contenitori, qualcuno escluderà il vetro. Uno spreco di risorse, per un’azione che avrebbe coinvolto una sola azione d’informazione e che rischia lo spezzatino. Genererà confusione? Probabile. Escludere il vetro, uno dei materiali più facilmente riciclabile, sembra una mossa poco saggia. Ma le cose potrebbero mutare nuovamente prima dell’entrata in funzione della nuova legge.

Quanto costerà?

Non è ancora stato deciso quanto costerà la cauzione. Da un sondaggio rivolto ai consumatori è arrivata una risposta chiara. 20 centesimi al pezzo è un costo equo per invogliare a riciclare. Un’apposita commissione s’incaricherà di decidere anche questo. Ora sarà necessario creare una struttura e una rete in grado di utilizzare al meglio il sistema della restituzione. Anche grandi aziende produttrici sono coinvolte positivamente nel sistema di resi, per abbattere il volume dei rifiuti.

20 punti percentuali

La commissione incaricata di studiare i costi ha individuato in 20punti percentuali l’aumento dei contenitori riciclati, passando dagli attuali 70%, al 90%. Alcuni comuni lamentano che la gestione, così generalizzata, potrebbe sottrarre entrate, poiché verrebbero a mancare le risorse da riciclo. Sono ovviamente i comuni più virtuosi, che già sono in possesso di sistemi di riciclo efficienti dei rifiuti urbani. L’incentivazione dell’economia circolare è però un vantaggio per tutto il paese. Un aspetto che interessa tutte le nazioni che volessero imitare la resa con cauzione. Il sistema ha dimostrato di funzionare egregiamente in Finlandia, Norvegia e Germania. Coinvolgere personalmente i consumatori contribuisce a creare una cultura di maggiore attenzione ecologica. Un aspetto sempre più importante perché tutti diano il loro contributo. Deposito su cauzione

Deposito su cauzione

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Turbine falliche saranno il futuro?

Grandi turbine eoliche vibranti potrebbero essere una soluzione energetica

Sono delle grandi turbine vibranti su un perno centrale. Hanno un’evidente forma fallica, infatti li chiamano “Skybrators” con tutte le allusioni goliardiche del caso. Sono geniali e potrebbero rivoluzionare il mercato dell’energia in attesa della fusione a freddo. Sono economici rispetto alle turbine eoliche tradizionali, richiedono scarsa manutenzione e non hanno controindicazioni per l’ambiente. Più efficienti quindi rappresentano una buona variabile, alle altre forme di approvvigionamento energetico. Turbine falliche saranno il futuro?

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È uno svecchiamento

È certamente uno svecchiamento rispetto ai parchi eolici tradizionali. Nati circa un secolo fa, con 3 o 4 pale, hanno nel tempo modificato la loro struttura. Sia le pale stesse, con un migliore design e ridotte a due sole, sia le turbine in grado di produrre migliore energia. La loro efficienza è migliorata e pare essere già arrivata al top della resa. Pare che un upgrade non sia possibile. Ma c’è un ulteriore passo che si può fare, che passa da una costruzione innovativa ed elimina le pale. Una turbina di forma verticale che rappresenta un miglioramento energetico, estetico ed anche ambientale.

Non ruotano

Funzionano grazie alle turbolenze dell’aria che fanno vibrare il palo e lo trasformano in una turbina. Il palo vibra e questo ha generato lo scherzoso nome, derivato da una crasi tra sky e vibratore.  La forma fallica e la funzione vibrante consentono facili battute, ma la resa pare essere assai migliore di qualsiasi turbina a pale esistente. La struttura è formata da un palo centrale con un’asta in fibra di carbonio, coperta da un involucro. Quando le turbolenze fanno vibrare l’involucro esterno, l’asta di carbonio funziona da eccitatore. L’involucro esterno contiene magneti e il palo è avvolto da bobine di rame che “raccolgono” l’energia. Meccanicamente è molto semplice e non ci sono parti che possono logorarsi, ad esclusione dell’asta di carbonio che però ha una durata ventennale.

Costi ridotti

La semplicità d’esercizio e installazione la rende molto economica. I costi sono ridotti perché i materiali non sono costretti a logorio e sostituzioni. La manutenzione è ridottissima e può avvenire da terra, non sono necessarie impalcature complesse e meccanismi per raggiungere la sommità. Un indubbio vantaggio rispetto alle pale. Anche il problema delle turbine che devono essere frenate in caso di vento troppo forte, non sussiste. La vibrazione può essere sfruttata al 100% del potenziale fornito dalla natura. L’energia eolica prodotti dai vibratori giganti potrebbe in poco tempo diventare la più economica disponibile sul mercato.


Parchi eolici

I parchi eolici tradizionali necessitano di ampi spazi perché le pale rischiano di disturbarsi a vicenda, creando turbolenze. Devono essere sufficientemente distanziate.  I pali invece, possono essere collocati molto più densamente e ridurre così le aree occupate. Anche il problema del rumore è scongiurato. Le pale tradizionali devono essere collocate in spazi distanti dalle aree abitate, per evitare l’inquinamento sonoro, ma si allontanano dalle zone dove maggiore è il fabbisogno energetico. Questo obbliga ad ulteriori spese per il trasporto dell’energia. Il disturbo acustico è quasi azzerato, ed anche l’aspetto di deturpamento del panorama è ridottissimo. Le turbine vibranti possono essere montate anche sui tetti delle abitazioni e fornire energia a distanza zero.

Ecologicamente vantaggiose

Le pale eoliche tradizionali mietono molte vittime tra gli uccelli. Molti di loro vengono colpiti dalle pale in movimento e cadono a terra morti o tramortiti, dove diventano facili prede di altri animali. Le turbine senza pale non hanno questo problema di impatto e, pertanto, sono probabilmente molto più ecologiche e rispettose della fauna locale. Questi grandi vibratori del cielo non sono ancora disponibili in commercio, ma probabilmente presto cominceremo a vederli in giro. L’unica azienda che li produce è la Vortex Bladeless. Al momento il nomignolo che gli hanno affibbiato è l’unico neo.  I vantaggi però sono tali che crediamo l’ostacolo verrà agilmente superato.  Turbine falliche saranno il futuro?

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I pavoni troppo rumorosi cacciati

I variopinti uccelli con le loro celebri vistose ruote stanno diventando un vero problema

I residenti non li vogliono più attorno alle loro abitazioni. Lamentano che sono invasivi, scorretti e troppo rumorosi. Possono cantare, sarebbe meglio dire urlare anche nel bel mezzo della notte. Spaventano i bambini inseguendoli e graffiandoli, scacazzano ovunque e graffiano le carrozzerei delle auto. Troppo per chi vuole una vita regolarissima e senza alcun intoppo. Dopo una serie innumerevole di rimostranze, riunioni, collettivi, consigli comunali, le autorità sono state costrette a prendere decisioni. I pavoni troppo rumorosi cacciati

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Non invisi a tutti

In realtà non sono invisi a tutti, c’è chi li apprezza e li nutre. Chi li trova attrattivi e non vede l’esigenza di allontanarli o eliminarli. La località da cui provengono è in una zona di Los Angeles che ospita un grande parco, l’Arboretum e Botanic Garden della città. Su quel terreno sorgeva la grande fattoria di Elias J. “Lucky” Baldwin, l’allevatore che amava i pavoni e li aveva importati dall’India. Alla morte di Baldwin, il ranch venne trasformato in un eccellente parco e i pavoni rimasero a casa loro. Lì si sono riprodotti poiché hanno pochi nemici naturali ed alti alberi in cui nidificare.

Anni di pandemia

Pare che il traffico quasi inesistente dovuto alla pandemia abbia favorito la loro crescita. Infatti in soli 3 anni si sono triplicati, da una trentina sono passati ad un centinaio. I residenti continuano ad osservare i danni ai loro patrimoni e vorrebbero eliminarli. Defecano nei loro giardini e sulle loro auto, scavano grandi buche nei loro prati curati e soprattutto non stano mai zitti. I loro versi sono acuti ed udibilissimi. I pavoni se spaventati lanciano alte strida, e questo accade anche di notte. Ora il problema è catturarli e rimuoverli

I pavoni troppo rumorosi cacciati

Non vogliono abbatterli

La città non intende abbatterli, vuole però spostarli in aree aperte, in ranch lontani dalla città, dove possano avere una vita decente. Alcuni anni fa una scellerata caccia al pavone s’era scatenata da parte di alcuni residenti. Ne furono uccisi una cinquantina in modi molto diversi con archi e frecce, trappole e armi da fuoco. L’urgenza attuale sarebbe riuscire a catturarli, non è esattamente semplice. I pavoni volano e non sono di piccole dimensioni. I pavoni maschi, ben pasciuti, come in questo caso, raggiungono i 7 chili di peso, mentre le femmine sono più ridotte. Il dimorfismo sessuale è molto evidente, le pavonesse sono più piccole e marroncine, decisamente non molto colorate.

Caccia cominciata da un mese

A un mese è iniziata la caccia ai rumorosi gallinacei. Il consiglio comunale cerca volontari che ospitino sui loro terreni delle gabbie in grado di catturarli. I pavoni amano il caldo perciò hanno trovato a South Pasadena un clima perfetto per le loro esigenze. Questi sono una delle tre specie esistenti e appartengono a quelli indiani Pavo cristatus. C’è anche chi dice che aggiungono bellezza ed originalità al paesaggio, e non vorrebbe che fossero spostati. Ma la maggioranza ha deciso altrimenti. I pavoni troppo rumorosi cacciati

Credits: Pixabay, LuigiCarnevali

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Fermare la strage da Fentanyl

Un numero di decessi per overdose che sembra inarrestabile

Il Fentanyl è un prodotto farmaceutico che ha molte controindicazioni ed è un oppiaceo sintetico. Utilizzato come “painkiller”(abbatti dolore), è diventato in pochi anni una delle cause di decessi per overdose più frequenti. Produce uno sballo paragonabile a quello dell’eroina. Molti consumatori di droga non sanno nemmeno di consumarlo, e sono completamente ignari del pericolo che corrono. I trafficanti di droga lo aggiungono ad altre droghe per ottenere un effetto di maggiore dipendenza. Da un lato aumentano i profitti in breve tempo, e dall’altro eliminano la loro stessa clientela. Una scelta che parrebbe idiota, ma che non interessa ai trafficanti che vogliono arricchirsi in poco tempo. Fermare la strage da Fentanyl

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Una soluzione chimica

Per combattere un killer così silenzioso, gli scienziati stanno lavorando ad un vaccino. Le cavie che stanno sperimentando questo ritrovato, hanno reagito producendo anticorpi che bloccano gli effetti del Fentanyl. Impediscono che l’effetto dell’oppiaceo arrivi al cervello. Lo fa aumentando le difese immunitarie e mettendo a disposizione gli anticorpi che inibiscono il processo. Lo “sballo” in questo modo viene bloccato. Inoltre tende ad impedire l’uso reiterato dell’oppiaceo sintetico. Questo potrebbe essere utile anche a chi è costretto ad usare il farmaco per placare il dolore e poi ne diventa dipendente.

La ricerca è al primo stadio

La ricerca deve ancora essere sviluppata, è solamente al primo stadio, ma gli effetti sono incoraggianti. Il timore che bloccare gli effetti del Fentanyl potesse inibire gli altri oppiacei è scongiurato. Non influisce sugli altri medicinali “painkiller”, perciò chi venisse vaccinato, ma avesse l’esigenza di curare il dolore, potrebbe ancora farlo con altri prodotti. Il target resta concentrato su coloro che sono dipendenti da sostanze e non vogliono correre rischi di overdose, più o meno consapevolmente

Fermare la strage da Fentanyl

Un mercato parallelo

Rispetto all’acquisto in farmacia, esiste un mercato parallelo che spaccia Fentanyl. L’effetto ricercato è quello sostitutivo dello sballo da eroina. Chi può se lo fa prescrivere su ricetta dal medico di fiducia. Esistono organizzazioni che intercettano queste ricette per smerciarle. Le richieste sono in aumento e il fenomeno non sembra semplice da arrestare. Il mercato delle sostanze proibite ha una resa economica tale che incoraggia chi vuole fare denaro velocemente. Il vaccino potrebbe essere pronto per essere distribuito in 3-4 anni. La speranza che venga approvato dalla FDA e reso disponibile, incoraggia a proseguire negli studi. Salvare molte vite, soprattutto dei giovani e tossicodipendenti, è un obiettivo che sembra alla portata. Fermare la strage da Fentanyl

Credits: Pixabay

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Quando 3 stelle Michelin non bastano

Chiude uno dei più rinomati e inventivi ristoranti al mondo il “noma” di Copenaghen

Costi alle stelle

Il “noma” rigorosamente tutto minuscolo, chiude perché i costi sono andati alle stelle e non è possibile fare ristorazione a quel livello.  Non chiude immediatamente ma lo farà alla fine del 2024. Un segnale molto forte, per tutti i ristoratori che si affannano per ricevere le importantissime stelle della guida francese.  L’idea non è però di scomparire ma di reinventarsi. Il nuovo corso prevede di trasformare il locale in un laboratorio alimentare. Quando 3 stelle Michelin non bastano

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Innovare non spaventa

I soci fondatori del celebre locale, hanno saputo stupire grazie al rinnovamento della loro cucina. L’innovazione è stata per loro una scuola di pensiero. Una cucina relativamente povera, quella tradizionale danese. A causa della poca reperibilità di ingredienti, nelle loro mani ha saputo rifiorire e diventare davvero unica.  Il laboratorio alimentare come lo hanno definito i proprietari su Instagram sarà una cucina di prova. Sarà all’insegna della ricerca di una vera avanguardia alimentare, che ha fatto la fortuna del loro ristorante.

Nuovi sapori

Obiettivo raggiungere nuovi limiti esplorando nuovi sapori. La clientela sarà invitata a degustare novità e a mantenere intatta tutta la curiosità dei pionieri. Il progetto “noma” è nato 20 anni fa, nel 2003 nel centro di Copenaghen, e già nel nome ha dichiarato la sua identità. La crasi tra i due etimi danesi “nordisk” e “mad”, nordico e cibo, rimanda alla purezza e alla semplicità della cucina locale. Le variazioni sul tema hanno però dato una svolta importante, e la loro cucina è diventata un simbolo di come innovare senza troppe sovrastrutture.

Quando 3 stelle Michelin non bastano

Riaperto in un altro quartiere

Il locale ha avuto un grande successo, tanto che è stato necessario traslocare in un’altra zona della città, modificando struttura e posti nel 2018. La fama si è estesa ed hanno iniziato ad arrivare premi e riconoscimenti. Stabilmente ospitato nella classifica dei “The World’s 50 Best Restaurants“ l’ha dominata per tre annate dal 2010 al 2012 e si è riconfermato nel 2021. Nel 2020 a causa della pandemia ha dovuto chiudere per oltre 6 mesi ed ha mutato il menù per venire incontro alle nuove esigenze. La trasformazione in wine bar aveva fatto temere il peggio. Ma poi la crisi è rientrata ed hanno riaperto.

Cucina atipica

Così potremmo definirla grazie alle invenzioni dello chef Rene Redzepi, una cucina nordica atipica. Alcuni piatti hanno stupito gli avventori per originalità. Tra loro spiccano ragù di renna, pigne commestibili, e calendula croccante con salsa al tuorlo d’uovo al whisky. Un menù in grado di stupire anche i clienti più scafati. Il percorso però è tutt’altro che terminato, l’esplorazione di nuove idee, prodotti e ricette prosegue con ancora maggiore attenzione.

Nel futuro pop-up restaurant

L’esperienza di “noma” continuerà in modo diverso. Il ristorante non esisterà più, ma i clienti potranno frequentare delle strutture pop-up. Spazi che esisteranno solo per brevi periodi e che potrebbero essere aperti anche in luoghi distanti tra loro. Uno dei progetti riguardava un’apertura, in questo senso, di un ristorante a Kyoto per soli 45 giorni. Potrebbe essere il via di un sistema anch’esso innovativo di portare la loro ristorazione in altre città e nazioni. Un’idea che potrebbe funzionare e che potrebbe essere copiata da altri ristoratori stellati desiderosi di farsi apprezzare da un pubblico più vasto ed eterogeneo. Quando 3 stelle Michelin non bastano

Quando 3 stelle Michelin non bastano

Credits: web, noma.

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I virus del permafrost

Un tema sviluppato nei romanzi di fantascienza diventa reale

Gli scienziati hanno riportato in vita un virus sepolto nel permafrost, questi sfugge dai loro laboratori e appesta la popolazione. Potrebbe essere l’attacco di un romanzo di fantascienza disfattista ed invece è almeno in parte realtà. Per fortuna la parte in cui fugge dai laboratori non è mai avvenuta, ma il virus lo hanno davvero scongelato. Avrebbe quasi 50.000 anni ed era intrappolato nel permafrost. Qual è la sua pericolosità è tutto da decifrare. I virus del permafrost

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Caldo inusuale e il permafrost se ne va

Con i cambiamenti climatici che fanno innalzare le temperature le zone artiche sono le più sensibili ai mutamenti. I ghiacci si sciolgono rapidamente, al punto che già s’immagina la fine del Polo Nord così come lo conosciamo. La calotta probabilmente si ridurrà rapidamente e la rotta che collega i paesi nordeuropei e il nord-America diventa sempre più praticabile. Con questo scioglimento anche ciò che è rimasto intrappolato nel terreno congelato si libera. Non sono i gas serra, ma anche i virus dormienti che potrebbero tornare a circolare.

Confermata la presenza di antichi virus

Gli scienziati hanno già riportato in vita alcuni di loro dalla taiga siberiana. Il più vecchio avrebbe 48.500. Il timore è che possano risvegliarsi malattie dormienti, per le quali non abbiamo già pronti rimedi e antidoti. Pochi anni fa c’è stato un primo esempio di cosa potrebbe accadere con il corpo di una renna decongelata. Era vittima di antrace e la malattia s’è rapidamente diffusa. Sono morte molte renne e molti umani sono dovuti ricorrere alle cure ospedaliere e un bambino è morto.

i virus del permafrost

Il rilascio veloce è la cosa più pericolosa

La circolazione di questi “virus antichi” è molto più veloce di quanto immaginato. Questo limita i tempi di risposta della medicina, che non riesce a trovare immediatamente gli antidoti. Se alcune epidemie dovessero diffondersi a breve termine, sarebbe complicatissimo combatterle. Da un campionamento recente, 13 virus sono stati rintracciati e isolati. Ma il rischio è che ve ne siano migliaia in attesa ognuno col suo potenziale. Quelli coperti dalla taiga russa sono territori ricchi di minerali, perciò è abbastanza logico immaginare che presto ci sarà uno sviluppo industriale. Questo porterà popolazione ed insediamenti urbani, in aree disabitate da millenni. Una vera miccia pronta ad essere accesa e in grado di far esplodere epidemie.

Una minaccia reale

Siamo al limite della fanta-biologia, nulla può dirci se ciò che verrà liberato dal permafrost è sconosciuto. Ma potrebbe accadere, e sarà bene prendere in considerazione chi lancia questi allarmi. Il rischio d’impattare in qualcosa di terribile esiste. Ricordiamoci come ha danneggiato i nativi americani, l’entrare in contatto con gli europei. Malattie note come raffreddore, influenza e morbillo, per i quali gli europei hanno sviluppato gli anticorpi, li hanno decimati. Forse nessuno di noi possiede gli anticorpi adatti per battere virus di 40.000 anni fa o oltre. Potremmo dover ricominciare quasi da zero il percorso di civilizzazione. A qualcuno che ritiene siamo già in troppi sulla Terra, forse l’idea non dispiacerebbe. I virus del permafrost

i virus del permafrost
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La tavola è sempre la maggiore attrazione

I turisti Italiani e stranieri mettono in preventivo nelle loro vacanze una grande cifra per il cibo

Non è fame è amore

Controllando le somme di denaro che i nostri connazionali e gli stranieri destinano ai pasti, si può decisamente parlare di infatuazione. Ristoranti, trattorie, bistrot, agriturismi e pizzerie sono nella lista delle cose da fare e visitare come i musei o le spiagge. Anche il finger food e il cibo da strada ha una parte rilevante, nessun visitatore vuole rinunciare ad appagare il gusto, assieme a tutti gli altri sensi. È un’opportunità da non lasciarsi sfuggire. La nostra ristorazione ha il compito di fare da vetrina e anteprima per far sospirare di piacere e ricordi i turisti. La tavola è sempre la maggiore attrazione

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Prenderli per la gola

Prenderli per la gola è decisamente il metodo migliore, sia per fidelizzarli, sia perché diventi necessario importare i nostri prodotti. I turisti nostrani o alieni viaggiano per visitare il nostro paese e per prendere quella sbandata fatale che il nostro cibo potrà dedicare loro. È un fiume di denaro che è giusto spalmare su tutti i locali dedicati alla ristorazione. Che siano furgoni da strada o ristoranti stellati. Mettere a disposizione ogni tipo di cibo, per appagare tutti i gusti, è un appeal formidabile.

Posizione dominante

L’Italia detiene una posizione dominante nel turismo gastronomico, confermato da ogni classifica mondiale. I nostri prodotti sono di alta qualità, nessun paese può vantare tante specialità nel settore food & beverage. Il nostro paese vanta una delle più evolute agricolture biologiche, esportiamo moltissimo in quel senso. Gli stranieri ci vedono come un faro per tutto ciò che riguarda l’alimentazione. Le tradizioni sono viste come gli archetipi a cui affidarsi, la dieta mediterranea resta un caposaldo del benessere percepito. La grande quantità di centenari invita ad adottare il nostro tipo di alimentazione.

La tavola è sempre la maggiore attrazione

I dolci delle feste

Confermata dal boom delle vendite dei dolci delle feste, nazionali, tradizionali, e regionali hanno fatto segnare numeri formidabili al nostro export. Anche i vini e la diffusione capillare delle bollicine italiane, ha fatto gridare al miracolo. I timori recessivi, si sono schiantati contro ordinativi eccellenti. Anche il souvenir di gusto è sempre più presente nei bagagli dei turisti. Questo incrementa il piacere di confermare ciò che di buono s’è gustato e fa aumentare il desiderio di ripetere l’esperienza. Il cibo è veramente l’apriscatole per una serie di ricordi e di memorie di momenti piacevoli.

Agro-alimentare leader

Il settore agro-alimentare è leader per la ripresa economica. L’albero della cuccagna va però coltivato a dovere. Non si possono commettere errori e lasciarsi sfuggire l’occasione di riconfermarsi campioni dell’alimentazione. Mantenere o incrementare la qualità del cibo e dei vini serviti è un “must. Nessuna concessione a facili scorciatoie, i turisti arrivano e pretendono il meglio, in ogni gamma di prezzo. Bisogna essere all’altezza della domanda, fornire risposte corrette, senza “strangolare” la clientela immaginandola come il solito “pollo da spennare”.

Promozione e organizzazione

Difettiamo di capacità di promuovere la nostra “bontà e bellezza” ed è un vero peccato. Le nostre strutture non sono sempre adeguate, specie a causa della logistica che si scontra sulla conformazione del paese. Si possono fare migliorie per facilitare gli arrivi, treni, aerei ed autostrade hanno bisogno di certezze organizzative. Non possiamo essere contemporaneamente primi nella ristorazione e ultimi, o quasi, nei collegamenti. Essere “sgaruppati” può fare tanto esotico per alcuni, ma fornire un servizio più alla portata, aiuterebbe maggiormente. La tavola è sempre la maggiore attrazione

La tavola è sempre la maggiore attrazione

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