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C’è un bosco nuovo e lo dobbiamo tutto ad un uomo

C’è un bosco nuovo e lo dobbiamo tutto ad un uomo

Jadav ‘Molai’ Payeng s’è preso l’impegno di piantare alberi ogni giorno per trasformare una zona deserta in una foresta

Una striscia di terra destinata a diventare un deserto è stata trasformata in una foresta. Il merito va a Jaday Payeng l’uomo che va controcorrente e insiste a piantare alberi da una vita. Un esempio per tutti coloro che vogliono impegnarsi e lasciare dietro di sé una testimonianza di amore per il pianeta. La foresta che tutti vorremmo veder crescere, prosperare ed accogliere fauna per mantenere intatta la biodiversità. Un polmone verde che assorba CO2, riduca le temperature e combatta il cambiamento climatico attivamente. C’è un bosco nuovo e lo dobbiamo tutto ad un uomo

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Un’isola indiana

Nel delta del Brahmaputra, uno dei grandi fiumi del continente asiatico, è collocata un’isola enorme che però rischia di sparire. L’innalzamento delle acque e le alluvioni del periodo monsonico ne hanno ridotto la superfice di quasi la metà rispetto al 1950. Per fermare la continua erosione il governo indiano dell’Assam ha cercato di creare una foresta che la formasse negli anni ‘80. Il progetto fallì miseramente, troppo arido il terreno per far crescere alberi. La popolazione già scarsa sull’isola si ridusse ancora, perché abbandonarono un territorio che era oramai destinato a diventare solo sabbia.

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C’è un bosco nuovo e lo dobbiamo tutto ad un uomo
Credits:OneEarth

Amore per la propria terra

Jadav amava quel territorio e non sopportava l’idea di vederlo divenire sempre più inospitale. A 16 anni decise di fare qualcosa di tangibile, lasciò la scuola ed iniziò a piantare semi di bambù. I semi germogliarono e lui mise a dimora le piantine, cercando di curarle con concime ed un sistema di annaffiature frequenti. Appena il bambù cominciò a crescere si dedicò anche ad altre piante ed allargò l’area. Appena le piantine crebbero tornarono anche insetti ed i primi esemplari di fauna.

Riserva Mulai

Con la sua abnegazione quotidiana il lavoro di Mulai diede frutti, la foresta ricrebbe su quella lingua sabbiosa. Tornarono gli animali, compresi gli elefanti. In trent’anni una secca che durante i monsoni si trasformava in fango, diventò una riserva che le autorità dedicarono al suo curatore. Oggi la Riserva Mulai è in grado di autosostenersi, e si è estesa a 550 ettari, con una fauna complessa che va dai cervi alle tigri. La cosa stupefacente è che tutto è stato creato dalle mani di una singola persona, dalla sua perseveranza, e ne ha fatto un simbolo di resistenza. Mulai è stato premiato dal governo indiano con le più alte onorificenze per la sua opera.

C’è un bosco nuovo e lo dobbiamo tutto ad un uomo

Lavoro non terminato

La foresta ha bisogno di altre cure, va protetta dagli interventi più pericolosi, quelli umani. Ora che il territorio è rifiorito fa gola a chi vorrebbe sfruttarlo. Ma Mulai non ha nessuna intenzione di rinunciare alla sua missione. Continuerà a piantare alberi e a prendersene cura finché riuscirà a farlo.  Una riserva così grande contribuisce a stabilizzare il riscaldamento climatico in quella zona. Le emissioni dei gas serra vengono calmierate ed ogni pianta contribuisce a stivare CO2 nelle sue radici. Javad è diventato un simbolo per chiunque voglia impegnarsi, alla sua opera si sono ispirati per un film ed una graphic-novel per l’infanzia. C’è un bosco nuovo e lo dobbiamo tutto ad un uomo

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Credits: PxHere, OneEarth

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C’è un bosco nuovo e lo dobbiamo tutto ad un uomo, Jadav Payeng che ha piantato alberi per una vita, trasformando un deserto
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