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Auto volanti manca ancora qualcosa

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Se ne parla da molto ma ancora le aziende non sono pronte

Siamo cresciuti coi cartoni di Hanna & Barbera dove i Jetson rappresentavano la famiglia del futuro. Ognuno dotato della sua vetturetta spaziale con cui recarsi al lavoro o a fare la spesa. Nelle previsione dei fumettisti avremmo già dovuto essere arrivati a qual passo, ma invece siamo in ritardo. L’autovettura volante ancora non c’è e siamo lontani anche dal pensare che possa essere economicamente raggiungibile da tutti. Auto volanti manca ancora qualcosa.

Crucolo

La propulsione è il problema principale

La parte meccanica sarebbe già risolta, utilizzerebbe la tecnologia mutuata dai droni, 4 o 6 grandi rotori che lo renderebbe una sorta di elicottero compatto a 4 o 5 posti. La soluzione più avanzata prevede 4 posti più il pilota. Svolgerebbe le funzioni ora delegate agli elicotteri, come quello che è precipitato ieri su un grattacielo di Manhattan. Ma questa è solo una delle soluzioni su cui si sta lavorando. Resta da risolvere il problema della propulsione. Le soluzioni con carburanti fossili sono state bocciate proprio per favorire tutti i progetti legati alle energie rinnovabili. Le batterie per la propulsione elettrica sono ancora pesanti, consentono un’autonomia decente ma non esattamente rispondenti alle esigenze richieste. Si attende l’evoluzione della propulsione ad idrogeno, quella che sembra garantire, velocità, potenza, leggerezza, semplicità d’esercizio.

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Investitori molto interessati

Tra gli investitori che hanno sollecitato le aziende costruttrici ci sono gruppi che hanno le idee chiare sul tipo di utilizzo delle auto volanti.  Tra di loro Airbus con un proprio progetto  Lilium, che vorrebbe creare servizi navetta ed è interessata a tutto ciò che possa volare. Uber sta formulando un servizio di taxi volante alternativo a quello di superficie. Puntano entrambi a servizi non inquinanti, silenziosi ed in grado di evitare tutte le opzioni negative legate al traffico. Anche Boeing ha un progetto molto avanzato.

Alaka’i sembra l’azienda più vicina al traguardo

Alaka’i è già pronta col suo primo modello di taxi-elicottero-drone a celle d’idrogeno. L’aeromodello è stato costruito in collaborazione con la BMW Group Designworks e sarà in azione nelle prossime settimane per voli dimostrativi. Il modello si chiama Skai-based e con la tecnologia a base di celle d’idrogeno ha una potenza superiore di alcune centinaia di volte della più efficiente batteria a ioni di litio. Gli attuali limiti di Skai-based sono 500 kg di peso trasportati tra umani o merci, una percorrenza di oltre 700 km a 180/kmh.

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Embraer è l’altro progetto a cui si affida Uber

Uber ha anche contribuito alla realizzazione di un altro taxi-elicottero costruito da Embraer con Boeing, in grado di volare circa 90 km con una velocità di punta di 240 kmh. L’aeromodello di Embraer sembra più complicato di Alaka’i che conta di poter fare approvare per il volo, il proprio progetto, in meno di un anno. Dalla loro parte la semplicità costruttiva ed il numero di pezzi, circa un quarto di quelli di un normale aereo. Il percorso d’approvazione della FFA per gli aerei è di circa 5 anni, riuscire a superarlo in un anno li porrebbe in grande vantaggio sulla concorrenza.

Dove rifornirsi d’idrogeno

Mentre la possibilità di rifornirsi elettricamente è semplice, la rete è accessibile in nord-america e in tutti gli stati avanzati, il rifornimento d’idrogeno è più complicato. Solo alcuni stati come la California, che sono più attenti alle energie rinnovabili sono pronti e dotati delle strutture. Alaka’i però è in grado di fornire la tecnologia per creare le stazioni di rifornimento d’idrogeno per creare la rete necessaria. Non ci resta che attendere, gli sviluppi saranno rapidi. Auto volanti manca ancora qualcosa.

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Auto volanti manca ancora qualcosa le aziende non sono pronte, attendono che la propulsione ad idrogeno venga perfezionata per iniziare a farle volare
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