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Le migliori cucine del mondo per TasteAtlas

Ogni anno questa classifica stupisce o fa arrabbiare qualcuno

Le posizioni che vengono decise dagli utenti di TasteAtlas non smettono mai di stupire. Il primo posto dell’Italia è sempre gradito, ma le posizioni successive lasciano perlomeno perplessi. È una inchiesta che non premia la cucina dei paesi, ma i loro piatti, quindi il giudizio va preso con le molle. Gli Stati Uniti si sono classificati in una posizione migliore di Francia ed Inghilterra e questo indubbiamente stupisce molto. La cucina made in USA, non è certo celebre per alta qualità e inventiva. Ma i criteri di voto sono abbastanza unici nel loro genere. Le migliori cucine del mondo per TasteAtlas

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Atlante mondiale

È un atlante mondiale di piatti tradizionali, ingredienti locali e ristoranti autentici. La classifica è stata postata sul profilo twitter del sito di cucina. Sono 95 le cucine che sono state elencate. Oltre all’Italia ai primi posti troviamo Grecia, Spagna, Giappone e India. La sorprendente cucina USA è arrivata ottava scavalcando la Francia. Fanalino di coda la Norvegia.

Piatti che non vengono associati ad alta cucina

Tra i piatti presi in considerazione ci sono alimenti che non siamo soliti considerare quando si parla di ristorazione. Per esemplificare l’hamburger è considerato simbolo della cucina nord americana. Salmone selvaggio dell’Alaska, sandwich di petto di tacchino del Texas, arance della Florida e mele caramellate al miele sono alcune delle “specialità”. A fronte di simili raffinatezze, diviene facile comprendere l’originalità delle opinioni di chi frequenta il sito.

Le migliori cucine del mondo per TasteAtlas

Inghilterra trascurata

La cucina inglese, nonostante gli sforzi recenti, resta indecifrabile e si classifica solo al 29° posto. L’elenco di piatti che era possibile votare per la cucina d’Albione comprendevano la salsa Worcestershire, formaggio cheddar, panna della Cornovaglia e budino al caramello. Sono 15.000 i piatti e gli ingredienti votabili tutto l’anno. Vengono esclusi i voti troppo “partigiani”, quelli di chi vota solo i propri piatti e denigra quelli delle nazioni confinanti. Il campanilismo non è ammesso.

A fine anno si fanno le somme

Alla fine dell’anno, la media dei piatti più votati in ogni cucina viene valutata. Come tutte le classifiche lascia il tempo che trova, è buona per farci una risata e per far arrabbiare qualcuno. Sul sito mettono le mani avanti e si scusano se il risultato è diverso da quanto ci siamo immaginato. Ma loro si sono limitati solamente a raccogliere i voti e diffonderli. Le migliori cucine del mondo per TasteAtlas

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Credits: Pixabay

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I pavoni troppo rumorosi cacciati

I variopinti uccelli con le loro celebri vistose ruote stanno diventando un vero problema

I residenti non li vogliono più attorno alle loro abitazioni. Lamentano che sono invasivi, scorretti e troppo rumorosi. Possono cantare, sarebbe meglio dire urlare anche nel bel mezzo della notte. Spaventano i bambini inseguendoli e graffiandoli, scacazzano ovunque e graffiano le carrozzerei delle auto. Troppo per chi vuole una vita regolarissima e senza alcun intoppo. Dopo una serie innumerevole di rimostranze, riunioni, collettivi, consigli comunali, le autorità sono state costrette a prendere decisioni. I pavoni troppo rumorosi cacciati

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Non invisi a tutti

In realtà non sono invisi a tutti, c’è chi li apprezza e li nutre. Chi li trova attrattivi e non vede l’esigenza di allontanarli o eliminarli. La località da cui provengono è in una zona di Los Angeles che ospita un grande parco, l’Arboretum e Botanic Garden della città. Su quel terreno sorgeva la grande fattoria di Elias J. “Lucky” Baldwin, l’allevatore che amava i pavoni e li aveva importati dall’India. Alla morte di Baldwin, il ranch venne trasformato in un eccellente parco e i pavoni rimasero a casa loro. Lì si sono riprodotti poiché hanno pochi nemici naturali ed alti alberi in cui nidificare.

Anni di pandemia

Pare che il traffico quasi inesistente dovuto alla pandemia abbia favorito la loro crescita. Infatti in soli 3 anni si sono triplicati, da una trentina sono passati ad un centinaio. I residenti continuano ad osservare i danni ai loro patrimoni e vorrebbero eliminarli. Defecano nei loro giardini e sulle loro auto, scavano grandi buche nei loro prati curati e soprattutto non stano mai zitti. I loro versi sono acuti ed udibilissimi. I pavoni se spaventati lanciano alte strida, e questo accade anche di notte. Ora il problema è catturarli e rimuoverli

I pavoni troppo rumorosi cacciati

Non vogliono abbatterli

La città non intende abbatterli, vuole però spostarli in aree aperte, in ranch lontani dalla città, dove possano avere una vita decente. Alcuni anni fa una scellerata caccia al pavone s’era scatenata da parte di alcuni residenti. Ne furono uccisi una cinquantina in modi molto diversi con archi e frecce, trappole e armi da fuoco. L’urgenza attuale sarebbe riuscire a catturarli, non è esattamente semplice. I pavoni volano e non sono di piccole dimensioni. I pavoni maschi, ben pasciuti, come in questo caso, raggiungono i 7 chili di peso, mentre le femmine sono più ridotte. Il dimorfismo sessuale è molto evidente, le pavonesse sono più piccole e marroncine, decisamente non molto colorate.

Caccia cominciata da un mese

A un mese è iniziata la caccia ai rumorosi gallinacei. Il consiglio comunale cerca volontari che ospitino sui loro terreni delle gabbie in grado di catturarli. I pavoni amano il caldo perciò hanno trovato a South Pasadena un clima perfetto per le loro esigenze. Questi sono una delle tre specie esistenti e appartengono a quelli indiani Pavo cristatus. C’è anche chi dice che aggiungono bellezza ed originalità al paesaggio, e non vorrebbe che fossero spostati. Ma la maggioranza ha deciso altrimenti. I pavoni troppo rumorosi cacciati

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Arriva il capodanno cinese

Quest’anno sarà dedicato al coniglio

Una delle feste più importanti della comunità cinese verrà festeggiato in tutto il mondo. I cinesi sono infatti, un popolo che si è radicato in moltissime nazioni. La loro capacità di lavorare senza sosta li ha fatti diventare imprenditori di successo. La loro cucina è amata ed è diventata un must specie per chi ama il take-away. Potremmo dire che la distribuzione attuale di piatti pronti, si debba proprio alla loro cultura. Molti anni prima dei vari gruppi di consegna a domicilio, tramite riders, i ristoranti cinesi mettevano a disposizione della loro clientela i loro piatti e menù. Arriva il capodanno cinese

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Tutti in famiglia

Cade domenica 22 gennaio il Capodanno cinese 2023. In Cina rappresenta l’occasione di rientrare in famiglia per festeggiare. Questo aveva creato apprensione a causa dei focolai, mai smentiti, di Covid nel celeste impero. Qualche milione di turisti in movimento, potevano innescare una nuova pandemia. Ma il governo cinese ha smentito questa opportunità e tranquillizzato tutti. Credibile? Forse no, ma non possiamo smentirli senza prove.

Il cinese piace

Il cibo cinese piace agli italiani, lo consumano abbastanza spesso, sia comodamente seduti al ristorante come a casa loro. Per festeggiarle in modo adeguato alcuni ristoratori hanno creato uno speciale menù che mescola cinese e italiano, o almeno tiene conto dei piatti preferiti dagli italiani. Tra questi immancabili involtini primavera, edamame, riso alla cantoneseravioli, i noodles saltatipollo alle mandorle, nuvolette di gamberi, pollo fritto e spaghetti, sia di soia che di riso

Un mese dopo il solstizio

Il capodanno cinese segue le lune e cade nel giorno della seconda luna nuova dopo il solstizio d’inverno (21 dicembre.) Termina l’anno della tigre e inizia quello del Coniglio. La festa in realtà inizia molto prima e termina molto dopo. I preparativi iniziano due settimane prima con alcuni riti propiziatori tra i quali la pulizia della casa e gli addobbi rossi immancabili. Ufficialmente la festa inizia il 21, giorno della vigilia con la cena in famiglia.

Arriva il capodanno cinese

16 giorni di festa

Il capodanno cinese durerà 16 giorni ancora e terminerà il 5 febbraio con la festa delle lanterne. Ai cinesi sono concessi 7 giorni di vacanza dal 21 gennaio al 27 gennaio nel 2023, cioè dalla vigilia fino al sesto giorno del primo mese lunare. Scuole, fabbriche e uffici sono chiusi e le famiglie si riuniscono per festeggiare. Inizia l’anno del Coniglio, precisamente del Coniglio d’Acqua, uno dei dodici segni zodiacali cinesi. È considerato un animale tranquillo e gentile, elegante e fortunato. Il 2023 dovrebbe essere un anno di pace e serenità.

Rosso ovunque

Decorazioni rosse, lanterne, cenone della vigilia, fuochi d’artificio, buste rosse i segni immancabili della festa. Il rosso è il colore della fortuna e non può mancare. Vengono appesi festoni alle porte con scritte augurali. Pulire la casa serve a far sloggiare la cattiva sorte e con la polvere e lo sporco buttati via, si crea spazio per la buona sorte. I fuochi d’artificio sono anch’essi propiziatori. Ai cinesi piace immensamente spararli in cielo.

Vigilia col rito dell’hongbao

Durante la vigilia che si svolge a casa del più anziano, oltre al banchetto, tutti portano delle piccole buste rosse (hongbao) con monete e denaro. Inizia il più anziano a donarlo al più giovane, al secondo, poi al terzo. Di solito si limita ad un passaggio di denaro dai nonni ai nipoti, ma ora ha anche altri significati. Nelle famiglie numerose il rito può durare a lungo. Attenti ad evitare di mettere all’interno delle buste denaro o monete rigorosamente pari e mai in numero di 4. Entrambi evocano funerali e morte e sarebbero di cattivo auspicio. Arriva il capodanno cinese

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Health Warnings in etichetta

È un allarme esagerato o ha ragione d’esistere?

Sta per arrivare un’etichetta che ammonisce a non consumare alcol. Potrebbe provocare un danno d’immagine a tutto il settore del beverage, questa aggiunta di avvisi salutistici. Alcune associazioni vinicole italiane, sono partite lance in resta gridando allo scandalo e con l’intenzione di fare guerra alla UE. Le cose vanno però, riportate nel giusto alveo. Questi avvertimenti rispetto alla salute riguardano solo una minoranza, al momento è soltanto l’Irlanda che ne ha fatto richiesta. Se verrà approvata saranno solo gli irlandesi ad averli sui loro scaffali. Di base c’è una motivazione molto seria in quel paese, e riguarda il problema dell’alcolismo. La salute non è delegata alla EU, ogni nazione resta indipendente in quel settore. Perciò dovremmo evitare di fasciarci la testa inutilmente. Health Warnings in etichetta

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Quasi una pandemia

Bere in modo esagerato è uno dei problemi più sentiti nell’isola verde. Per porvi un freno hanno pensato di mettere degli avvisi chiari sulle bottiglie che ne sconsigliano l’abuso. Sono gli avvisi che da decenni sono riportati sui pacchetti delle sigarette. Inviti alla moderazione e al bere bene e sano. Chi vuole smettere di fumare o bere lo farà indipendentemente dall’avviso in etichetta. Come sempre è il buon senso ad essere il fattore determinante. Frugate nella vostra memoria, conoscete qualcuno che abbia smesso di fumare per gli avvisi sui pacchetti di sigarette? Il vino non è sicuramente uno dei prodotti più esportati in Irlanda, l’eventuale flessione delle vendite dovrebbe essere molto contenuta. Il rischio temuto dai nostri produttori e vinificatori, è, che possa essere un esempio per altre nazioni.

Non ci sono prove del danno

Il vino è uno dei prodotti più diffusi del settore eno-gastronomico e non esistono efficaci prove scientifiche della sua dannosità entro certi limiti. Bere con moderazione e bere vino di qualità non provoca nessuna delle malattie di cui lo si accusa. Anzi una dose opportuna viene consigliata da molti nutrizionisti. Questo contrasto di opinioni ha suscitato le proteste di chi il vino lo produce con passione e con tutti i crismi. Sotto accusa in realtà, più del vino sono i superalcoolici, i veri colpevoli della situazione di disagio in Irlanda.

Health Warnings in etichetta

Un precedente rischioso

Ciò che turba i sonni dei vinificatori è che l’esempio irlandese possa fare breccia e altri stati possano far propria la norma. Gli effetti sulla salute che vengono descritti nelle avvertenze sono troppo cruenti, e non vengono confutati in modo rilevante. Il mercato europeo potrebbe farsi coinvolgere e adottare questi messaggi allarmistici, che indubbiamente rovinano l’immagine del vino e degli alcolici. Il timore che s’inneschi un’emulazione è evidente, l’Italia non può permettersi una battuta d’arresto sui mercati, con quello che è uno dei suoi prodotti di punta. Va detto che è una norma che interessa un solo stato, e potrebbe essere esteso ad altri in altri settori. Ma la salute viene prima di tutto e su questo è inutile discutere.

Un simbolo sotto attacco

I produttori di vino e alcolici ritengono esagerati gli avvisi in etichetta. Un simbolo della cultura mediterranea finisce sotto attacco ingiustamente. A fare la differenza, però, non è tanto il consumo generalizzato, ma la quantità che finisce nei bicchieri. Forse le campagne di avviso potevano essere formulate in modo diverso e più puntuale. Maggior rilievo al quanto e non alla qualità del bere. Il rischio è che emerga il provincialismo italiano, sempre pronti ad attaccare la UE, vista come un “nemico” che cala dall’alto i suoi diktat per qualsiasi argomento. Ma di questo può occuparsi solo il Ministero della Sanità irlandese. Health Warnings in etichetta

Health Warnings in etichetta

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Fermare la strage da Fentanyl

Un numero di decessi per overdose che sembra inarrestabile

Il Fentanyl è un prodotto farmaceutico che ha molte controindicazioni ed è un oppiaceo sintetico. Utilizzato come “painkiller”(abbatti dolore), è diventato in pochi anni una delle cause di decessi per overdose più frequenti. Produce uno sballo paragonabile a quello dell’eroina. Molti consumatori di droga non sanno nemmeno di consumarlo, e sono completamente ignari del pericolo che corrono. I trafficanti di droga lo aggiungono ad altre droghe per ottenere un effetto di maggiore dipendenza. Da un lato aumentano i profitti in breve tempo, e dall’altro eliminano la loro stessa clientela. Una scelta che parrebbe idiota, ma che non interessa ai trafficanti che vogliono arricchirsi in poco tempo. Fermare la strage da Fentanyl

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Una soluzione chimica

Per combattere un killer così silenzioso, gli scienziati stanno lavorando ad un vaccino. Le cavie che stanno sperimentando questo ritrovato, hanno reagito producendo anticorpi che bloccano gli effetti del Fentanyl. Impediscono che l’effetto dell’oppiaceo arrivi al cervello. Lo fa aumentando le difese immunitarie e mettendo a disposizione gli anticorpi che inibiscono il processo. Lo “sballo” in questo modo viene bloccato. Inoltre tende ad impedire l’uso reiterato dell’oppiaceo sintetico. Questo potrebbe essere utile anche a chi è costretto ad usare il farmaco per placare il dolore e poi ne diventa dipendente.

La ricerca è al primo stadio

La ricerca deve ancora essere sviluppata, è solamente al primo stadio, ma gli effetti sono incoraggianti. Il timore che bloccare gli effetti del Fentanyl potesse inibire gli altri oppiacei è scongiurato. Non influisce sugli altri medicinali “painkiller”, perciò chi venisse vaccinato, ma avesse l’esigenza di curare il dolore, potrebbe ancora farlo con altri prodotti. Il target resta concentrato su coloro che sono dipendenti da sostanze e non vogliono correre rischi di overdose, più o meno consapevolmente

Fermare la strage da Fentanyl

Un mercato parallelo

Rispetto all’acquisto in farmacia, esiste un mercato parallelo che spaccia Fentanyl. L’effetto ricercato è quello sostitutivo dello sballo da eroina. Chi può se lo fa prescrivere su ricetta dal medico di fiducia. Esistono organizzazioni che intercettano queste ricette per smerciarle. Le richieste sono in aumento e il fenomeno non sembra semplice da arrestare. Il mercato delle sostanze proibite ha una resa economica tale che incoraggia chi vuole fare denaro velocemente. Il vaccino potrebbe essere pronto per essere distribuito in 3-4 anni. La speranza che venga approvato dalla FDA e reso disponibile, incoraggia a proseguire negli studi. Salvare molte vite, soprattutto dei giovani e tossicodipendenti, è un obiettivo che sembra alla portata. Fermare la strage da Fentanyl

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Quando 3 stelle Michelin non bastano

Chiude uno dei più rinomati e inventivi ristoranti al mondo il “noma” di Copenaghen

Costi alle stelle

Il “noma” rigorosamente tutto minuscolo, chiude perché i costi sono andati alle stelle e non è possibile fare ristorazione a quel livello.  Non chiude immediatamente ma lo farà alla fine del 2024. Un segnale molto forte, per tutti i ristoratori che si affannano per ricevere le importantissime stelle della guida francese.  L’idea non è però di scomparire ma di reinventarsi. Il nuovo corso prevede di trasformare il locale in un laboratorio alimentare. Quando 3 stelle Michelin non bastano

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Innovare non spaventa

I soci fondatori del celebre locale, hanno saputo stupire grazie al rinnovamento della loro cucina. L’innovazione è stata per loro una scuola di pensiero. Una cucina relativamente povera, quella tradizionale danese. A causa della poca reperibilità di ingredienti, nelle loro mani ha saputo rifiorire e diventare davvero unica.  Il laboratorio alimentare come lo hanno definito i proprietari su Instagram sarà una cucina di prova. Sarà all’insegna della ricerca di una vera avanguardia alimentare, che ha fatto la fortuna del loro ristorante.

Nuovi sapori

Obiettivo raggiungere nuovi limiti esplorando nuovi sapori. La clientela sarà invitata a degustare novità e a mantenere intatta tutta la curiosità dei pionieri. Il progetto “noma” è nato 20 anni fa, nel 2003 nel centro di Copenaghen, e già nel nome ha dichiarato la sua identità. La crasi tra i due etimi danesi “nordisk” e “mad”, nordico e cibo, rimanda alla purezza e alla semplicità della cucina locale. Le variazioni sul tema hanno però dato una svolta importante, e la loro cucina è diventata un simbolo di come innovare senza troppe sovrastrutture.

Quando 3 stelle Michelin non bastano

Riaperto in un altro quartiere

Il locale ha avuto un grande successo, tanto che è stato necessario traslocare in un’altra zona della città, modificando struttura e posti nel 2018. La fama si è estesa ed hanno iniziato ad arrivare premi e riconoscimenti. Stabilmente ospitato nella classifica dei “The World’s 50 Best Restaurants“ l’ha dominata per tre annate dal 2010 al 2012 e si è riconfermato nel 2021. Nel 2020 a causa della pandemia ha dovuto chiudere per oltre 6 mesi ed ha mutato il menù per venire incontro alle nuove esigenze. La trasformazione in wine bar aveva fatto temere il peggio. Ma poi la crisi è rientrata ed hanno riaperto.

Cucina atipica

Così potremmo definirla grazie alle invenzioni dello chef Rene Redzepi, una cucina nordica atipica. Alcuni piatti hanno stupito gli avventori per originalità. Tra loro spiccano ragù di renna, pigne commestibili, e calendula croccante con salsa al tuorlo d’uovo al whisky. Un menù in grado di stupire anche i clienti più scafati. Il percorso però è tutt’altro che terminato, l’esplorazione di nuove idee, prodotti e ricette prosegue con ancora maggiore attenzione.

Nel futuro pop-up restaurant

L’esperienza di “noma” continuerà in modo diverso. Il ristorante non esisterà più, ma i clienti potranno frequentare delle strutture pop-up. Spazi che esisteranno solo per brevi periodi e che potrebbero essere aperti anche in luoghi distanti tra loro. Uno dei progetti riguardava un’apertura, in questo senso, di un ristorante a Kyoto per soli 45 giorni. Potrebbe essere il via di un sistema anch’esso innovativo di portare la loro ristorazione in altre città e nazioni. Un’idea che potrebbe funzionare e che potrebbe essere copiata da altri ristoratori stellati desiderosi di farsi apprezzare da un pubblico più vasto ed eterogeneo. Quando 3 stelle Michelin non bastano

Quando 3 stelle Michelin non bastano

Credits: web, noma.

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I virus del permafrost

Un tema sviluppato nei romanzi di fantascienza diventa reale

Gli scienziati hanno riportato in vita un virus sepolto nel permafrost, questi sfugge dai loro laboratori e appesta la popolazione. Potrebbe essere l’attacco di un romanzo di fantascienza disfattista ed invece è almeno in parte realtà. Per fortuna la parte in cui fugge dai laboratori non è mai avvenuta, ma il virus lo hanno davvero scongelato. Avrebbe quasi 50.000 anni ed era intrappolato nel permafrost. Qual è la sua pericolosità è tutto da decifrare. I virus del permafrost

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Caldo inusuale e il permafrost se ne va

Con i cambiamenti climatici che fanno innalzare le temperature le zone artiche sono le più sensibili ai mutamenti. I ghiacci si sciolgono rapidamente, al punto che già s’immagina la fine del Polo Nord così come lo conosciamo. La calotta probabilmente si ridurrà rapidamente e la rotta che collega i paesi nordeuropei e il nord-America diventa sempre più praticabile. Con questo scioglimento anche ciò che è rimasto intrappolato nel terreno congelato si libera. Non sono i gas serra, ma anche i virus dormienti che potrebbero tornare a circolare.

Confermata la presenza di antichi virus

Gli scienziati hanno già riportato in vita alcuni di loro dalla taiga siberiana. Il più vecchio avrebbe 48.500. Il timore è che possano risvegliarsi malattie dormienti, per le quali non abbiamo già pronti rimedi e antidoti. Pochi anni fa c’è stato un primo esempio di cosa potrebbe accadere con il corpo di una renna decongelata. Era vittima di antrace e la malattia s’è rapidamente diffusa. Sono morte molte renne e molti umani sono dovuti ricorrere alle cure ospedaliere e un bambino è morto.

i virus del permafrost

Il rilascio veloce è la cosa più pericolosa

La circolazione di questi “virus antichi” è molto più veloce di quanto immaginato. Questo limita i tempi di risposta della medicina, che non riesce a trovare immediatamente gli antidoti. Se alcune epidemie dovessero diffondersi a breve termine, sarebbe complicatissimo combatterle. Da un campionamento recente, 13 virus sono stati rintracciati e isolati. Ma il rischio è che ve ne siano migliaia in attesa ognuno col suo potenziale. Quelli coperti dalla taiga russa sono territori ricchi di minerali, perciò è abbastanza logico immaginare che presto ci sarà uno sviluppo industriale. Questo porterà popolazione ed insediamenti urbani, in aree disabitate da millenni. Una vera miccia pronta ad essere accesa e in grado di far esplodere epidemie.

Una minaccia reale

Siamo al limite della fanta-biologia, nulla può dirci se ciò che verrà liberato dal permafrost è sconosciuto. Ma potrebbe accadere, e sarà bene prendere in considerazione chi lancia questi allarmi. Il rischio d’impattare in qualcosa di terribile esiste. Ricordiamoci come ha danneggiato i nativi americani, l’entrare in contatto con gli europei. Malattie note come raffreddore, influenza e morbillo, per i quali gli europei hanno sviluppato gli anticorpi, li hanno decimati. Forse nessuno di noi possiede gli anticorpi adatti per battere virus di 40.000 anni fa o oltre. Potremmo dover ricominciare quasi da zero il percorso di civilizzazione. A qualcuno che ritiene siamo già in troppi sulla Terra, forse l’idea non dispiacerebbe. I virus del permafrost

i virus del permafrost
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La tavola è sempre la maggiore attrazione

I turisti Italiani e stranieri mettono in preventivo nelle loro vacanze una grande cifra per il cibo

Non è fame è amore

Controllando le somme di denaro che i nostri connazionali e gli stranieri destinano ai pasti, si può decisamente parlare di infatuazione. Ristoranti, trattorie, bistrot, agriturismi e pizzerie sono nella lista delle cose da fare e visitare come i musei o le spiagge. Anche il finger food e il cibo da strada ha una parte rilevante, nessun visitatore vuole rinunciare ad appagare il gusto, assieme a tutti gli altri sensi. È un’opportunità da non lasciarsi sfuggire. La nostra ristorazione ha il compito di fare da vetrina e anteprima per far sospirare di piacere e ricordi i turisti. La tavola è sempre la maggiore attrazione

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Prenderli per la gola

Prenderli per la gola è decisamente il metodo migliore, sia per fidelizzarli, sia perché diventi necessario importare i nostri prodotti. I turisti nostrani o alieni viaggiano per visitare il nostro paese e per prendere quella sbandata fatale che il nostro cibo potrà dedicare loro. È un fiume di denaro che è giusto spalmare su tutti i locali dedicati alla ristorazione. Che siano furgoni da strada o ristoranti stellati. Mettere a disposizione ogni tipo di cibo, per appagare tutti i gusti, è un appeal formidabile.

Posizione dominante

L’Italia detiene una posizione dominante nel turismo gastronomico, confermato da ogni classifica mondiale. I nostri prodotti sono di alta qualità, nessun paese può vantare tante specialità nel settore food & beverage. Il nostro paese vanta una delle più evolute agricolture biologiche, esportiamo moltissimo in quel senso. Gli stranieri ci vedono come un faro per tutto ciò che riguarda l’alimentazione. Le tradizioni sono viste come gli archetipi a cui affidarsi, la dieta mediterranea resta un caposaldo del benessere percepito. La grande quantità di centenari invita ad adottare il nostro tipo di alimentazione.

La tavola è sempre la maggiore attrazione

I dolci delle feste

Confermata dal boom delle vendite dei dolci delle feste, nazionali, tradizionali, e regionali hanno fatto segnare numeri formidabili al nostro export. Anche i vini e la diffusione capillare delle bollicine italiane, ha fatto gridare al miracolo. I timori recessivi, si sono schiantati contro ordinativi eccellenti. Anche il souvenir di gusto è sempre più presente nei bagagli dei turisti. Questo incrementa il piacere di confermare ciò che di buono s’è gustato e fa aumentare il desiderio di ripetere l’esperienza. Il cibo è veramente l’apriscatole per una serie di ricordi e di memorie di momenti piacevoli.

Agro-alimentare leader

Il settore agro-alimentare è leader per la ripresa economica. L’albero della cuccagna va però coltivato a dovere. Non si possono commettere errori e lasciarsi sfuggire l’occasione di riconfermarsi campioni dell’alimentazione. Mantenere o incrementare la qualità del cibo e dei vini serviti è un “must. Nessuna concessione a facili scorciatoie, i turisti arrivano e pretendono il meglio, in ogni gamma di prezzo. Bisogna essere all’altezza della domanda, fornire risposte corrette, senza “strangolare” la clientela immaginandola come il solito “pollo da spennare”.

Promozione e organizzazione

Difettiamo di capacità di promuovere la nostra “bontà e bellezza” ed è un vero peccato. Le nostre strutture non sono sempre adeguate, specie a causa della logistica che si scontra sulla conformazione del paese. Si possono fare migliorie per facilitare gli arrivi, treni, aerei ed autostrade hanno bisogno di certezze organizzative. Non possiamo essere contemporaneamente primi nella ristorazione e ultimi, o quasi, nei collegamenti. Essere “sgaruppati” può fare tanto esotico per alcuni, ma fornire un servizio più alla portata, aiuterebbe maggiormente. La tavola è sempre la maggiore attrazione

La tavola è sempre la maggiore attrazione

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Come sopravvivere ai postumi di una sbornia

In realtà non esiste un vero toccasana e circolano molte leggende in proposito

Abbiamo appena rimesso nel cassetto le feste di Fine Anno e molti ancora hanno strascichi legati al troppo bere. Dopo aver ballato, gozzovigliato e bevuto a catenelle ora restano le conseguenze da smaltire. Il mattino dopo, il dopo-sbronza o “hangover” è sempre incombente dopo le Feste. Anche se giuriamo che non ci ricadremo mai più, l’alcool ha il pregio di farci dimenticare i buoni propositi. Ci ricascheremo di nuovo, meglio quindi informarsi in anticipo su cosa fare per evitare il peggio. Come sopravvivere ai postumi di una sbornia

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Sbronza perché succede?

È un fenomeno ben noto ma ancora non esiste una sola soluzione per spiegarlo a fondo. Chi lo studia sa bene quali sono i sintomi, ma non la causa scatenante, anche se esistono varie ipotesi. Tecnicamente si chiama veisalgia e si manifesta con sonnolenza, stanchezza, nausea, giramenti di capo, sudorazione, sete e confusione cognitiva. Primo sintomo è la disidratazione perché l’alcool funziona come un diuretico molto efficiente. L’urgenza di eliminare l’urina provoca alcuni incidenti e problemi di gestione della vescica. Ma non è sicuramente il solo dei problemi che provoca. La disidratazione spiega alcuni dei postumi vertigini, stordimento e sete, ma c’è sicuramente altro.

Metabolismo sconvolto

La maggior parte degli scienziati ritiene che i postumi siano causati dall’alcol che travolge l’equilibrio naturale delle sostanze chimiche del corpo. Le cellule non sono più in grado di svolgere in modo efficiente una serie di attività metaboliche, quali l’assorbimento del glucosio dal sangue. Anche la regolazione dei livelli di elettroliti salta. Questa ipotesi però non è mai stata provata. La teoria più convincente, è che i postumi di una sbornia derivino da un accumulo di acetaldeide. Un composto tossico, che ristagna nel corpo. Si stima che sia tra le 10 e le 30 volte più tossico dell’alcol stesso. Coinvolto anche il sistema immunitario, il consumo eccessivo di alcol provoca dolori muscolari, affaticamento, mal di testa o nausea, e irritazione.

Come sopravvivere ai postumi di una sbornia

Ciucca più dolce

È solo fortuna, alcuni riescono a superare lhangover con facilità anche a parità di consumo. Gli scienziati parlano di genetica. Se hai la sorte di poter bere senza incidenti, buon per te. Non c’è nessuna abilità o metodo. Alcune persone specie asiatici hanno una mutazione nei loro geni. Non reggono bene l’alcool, infatti hanno reazioni velocissime, tanto che si parla di “bagliore asiatico” per come reagiscono. Basta una dose minima per farli cappottare. Questo oltre a far loro risparmiare sui drink, potrebbe favorire anche il recupero del mattino seguente.

Sex gap, Age gap

La leggenda vuole che le donne non reggano bene. Dopo aver bevuto lo stesso numero di drink, è probabile che le donne soffrano di postumi di una sbornia, peggiore rispetto agli uomini. Ma questo sembra dovuto solo al fatto che le donne hanno un peso corporeo inferiore. Infatti a parità di peso le possibilità di postumi di una sbornia sono simili. Sembra che i postumi di una sbornia diventino più frequenti con l’età, ma meno intensi. Gli adolescenti avrebbero meno probabilità di soffrire di postumi di una sbornia, anche se bevono compulsivamente, ma non è vero. I bevitori di età superiore ai 40 anni mostrano sintomi meno gravi. Ma è l’esperienza a fare la differenza. I maturi consumano la stessa quantità di alcol ma con minore intensità, distribuiscono i loro drink nella serata.

Liquorini killer

Sono i bicchierini di liquore, ad essere i più pericolosi, rispetto alle bevande miste, cocktail, birra o vino. Alcune bevande contengono sostanze chimiche prodotte durante la fermentazione. I liquori di alta qualità e di colore più scuro come bourbon, whisky o cognac portano a postumi più gravi rispetto ai liquori più chiari o chiari come la vodka.  Il metanolo trovato nel whisky e nel vino rosso sembra uno dei maggiori colpevoli. Può restare nel corpo dopo che tutto l’alcol è stato eliminato, potrebbe essere la spiegazione degli effetti duraturi di una sbornia.

Come sopravvivere ai postumi di una sbornia

Mix diabolici

Paese che vai, proverbio che trovi rispetto al rischio delle bevute eccessive. I mix sono tutti indicati come i più pericolosi e ci sono vari modi per descriverli. C’è la convinzione che la miscelazione di diversi tipi di liquori inneschi reazioni molto più prolungate. I postumi di una sbornia raggiunta con diverse bevande sarebbe assai peggiore di quelli ottenuti da un solo tipo di drink. Da dimostrare che sia veramente così. In ogni caso non credete al proverbio che dice “se bevi liquore poi birra sei salvo, se bevi birra poi liquore sei morto”. Smentito da tutti i drink a base di birra con relativo cicchetto schnapps diffusi in centro Europa

Prevenire si può

L’unico metodo per non avere un dopo-sbronza è evitare di bere. Jacques De La Palice non l’avrebbe potuto dire meglio. Ma non si può essere sempre asociali. Si può cercare di ridurre le quantità e ci sono piccoli accorgimenti per evitare il peggio. Se avete deciso di bere è bene non farlo velocemente, o a stomaco vuoto. Bere lentamente e a stomaco pieno o mentre si mangia è il metodo migliore. Il cibo non assorbe l’alcol, ma rallenta la velocità con cui il vostro corpo lo assorbe. Inoltre, mantiene l’idratazione e questo può aiutare a non sentire l’arsura del mattino dopo.

La leggenda del giorno dopo

Che cibo/bevanda/rituale si può utilizzare per eliminare i postumi di una notte di bagordi? Esistono molte leggende, ognuna legata alle usanze dei paesi che visiti. In Messico consigliano di mangiare gamberi, in Germania ti servono aringhe, in Giappone o Corea prugne in agrodolce, negli USA caffè, mentre in Cina un amarissimo tè verde forte. Forse il cibo più curioso anti-sbronza ve lo servono in Romania, una bella trippa al sugo. Non mancano anche i ritrovati nati proprio per combattere l’hangover. Tra loro il cocktail Bloody Mary e la Coca-Cola. Se siete a vostro agio con la nobiltà inglese, ricorderete come nelle commedie, il maggiordomo serve le Uova alla Benedict, per quello scopo. 

Un richiamo d’emergenza

Non esiste nessuna prova che qualcuno di questi rimedi popolari sia efficace. Nemmeno il classico richiamo del mattino dopo è efficace. Aiuta solo a diluire gli effetti della sbronza, rallentando il percorso per tornare sobri. Inoltre rischia di far iniziare un’altra sbornia. Molto sponsorizzati dai grandi bevitori, Vitamina B e Caffeina, ma non azzerano il problema. I più disinvolti possono mescolare intrugli a base di caffè, limone e bicarbonato, che hanno il notevole effetto di indurre il vomito ed eliminare le nausee. È possibile ridurre l’effetto di nausea o il mal di testa chimicamente con i farmaci, però riposare è la cura migliore. Mangiare per mantenere l’intestino in piena funzionalità, bere molta acqua e dormire, sono le uniche cose certe e funzionanti. Come sopravvivere ai postumi di una sbornia

Come sopravvivere ai postumi di una sbornia

Credits: Pixabay

Benessere, Enogastronomia, Eventi

Fiumi di bollicine a Capodanno

Milioni di bottiglie stappate per festeggiare il nuovo anno

Tutte sballate le previsioni che volevano un Natale mesto e sottotono. Come sempre gli italiani amano sovvertire gli esiti dei pronostici, fausti o infausti che siano. Mentre le cassandre piangevano per le probabili difficoltà di liquidità che avrebbero fermato la corsa agli acquisti, in realtà le cose andavano in altra direzione. La crisi innescata dall’arroganza russa culminata in un conflitto senso, faceva temere ripercussioni più ampie per l’agro-alimentare. Fiumi di bollicine a Capodanno

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Invece la voglia di festeggiare

La voglia di festeggiare comunque, anche se col patema che possa essere l’ultimo a questo livello, ha innescato un fenomeno interessante. Gli acquisti sono stati concentrati sugli aspetti conviviali, perciò tutto il settore food and beverage, ha goduto in modo particolare. Due i traini principali, i dolci tradizionali e regionali e le bollicine. Mai come quest’anno si sono stappate tante bollicine, i brindisi augurali erano di dovere e sono stati rispettati. Un vero fiume di bollicine che ha portato a stappare 95 milioni di bottiglie

Sembrava impossibile

Sembrava impossibile migliorare la “prestazione” formidabile dell’anno scorso, eppure le cantine italiane ci sono riuscite. Hanno meso a segno un altro 1% d’incremento delle vendite. La settimana tra Natale e Capodanno è stata quella che ha fatto registrare il boom di consumi. Moltissimi gli italiani che hanno festeggiato con le bollicine italiane, a conferma di un settore che ha un appeal molto consistente. Ma non è finita, perché mancano ancora i dati definitivi dall’estero, dove l’incremento sembra ancora maggiore.

Fiumi di bollicine a Capodanno

Un mercato in espansione

Il mercato delle bevande, soprattutto quelle alcooliche a base di uve, è in espansione. Molte bottiglie vendute in Italia, ma il lavoro svolto negli ultimi decenni per fare apprezzare le nostre bollicine all’estero sta dando grandi frutti. Due terzi del fatturato infatti riguardano il settore export. Il vino italiano piace sempre più e lo dimostrano anche le etichette che scimmiottano i prodotti nostrani. Un business in salute, che fa ben sperare anche per le prossime annate.

Distretti produttivi

Sono sempre più celebri i distretti produttivi che stanno crescendo e diventando brand riconoscibili. Dopo il Prosecco, il Franciacorta, l’Oltrepò pavese e il TrentoDoc, sono molte le aree che hanno dato vita a distretti ben definiti. I disciplinari che garantiscono gli alti standard produttivi, fanno crescere nuove realtà. DOP, IGP, DOCG, sono le bollicine più richieste. Segno che la clientela apprezza il lavoro svolto sinora, per mantenere altissima la qualità. Nuove realtà si affiancano a quelle già riconosciute e fanno sperare in altri sviluppi commerciali altrettanto positivi.

Spese maggiori

Sono aumentate notevolmente le spese sia per la coltura, coi costi energetici in cima alle preoccupazioni degli agricoltori, che per i vinificatori. Le cantine hanno subito una escalation dei prezzi produttivi con aumenti in ognuna delle parti che compongono il prodotto. Le bottiglie di vetro, le gabbiette, i tappi, la carta per le etichette e per gli imballi, sono diventati introvabili o carissimi. Questo toglierà marginalità, un ulteriore problema per tutto il settore, che per ora si consola con quasi 3 miliardi di fatturato. In attesa di poter stappare tutti insieme alla fine della guerra. Fiumi di bollicine a Capodanno

Fiumi di bollicine a Capodanno

Immagini: Pxhere