Enogastronomia, Eventi

I migliori panettoni sono al Sud

A sorpresa tra i Panettoni tradizionali e i Lievitati Innovativi trionfano le pasticcerie meridionali

Anche quest’anno Re Panettone ha incoronato i Panettoni più interessanti del panorama gastronomico. Il concorso è riservato ai prodotti artigianali che seguono un disciplinare molto ristretto e preciso. Per partecipare si deve rinunciare agli additivi e semilavorati. A svolgere il ruolo principale sono gli ingredienti naturali e la manualità dei pasticceri/fornai/maestri lievitatori, che vogliono cimentarsi nel più celebre dei dolci delle Feste Natalizie. I migliori panettoni sono al Sud

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Due giorni al Palazzo del Ghiaccio

L’evento si è svolto al Palazzo del Ghiaccio ed ha visto una grande partecipazione. Il concorso è anche un’ottima occasione per mettere in mostra i propri prodotti. È una vera kermesse dove il pubblico può approfittare per acquistare i Panettoni e i Lievitati che gradisce maggiormente. Due giurie hanno assaggiato entrambi le categorie per formulare una classifica dei migliori prodotti artigianali.

Due categorie distinte

Pasticceri e maestri del lievito si sono sfidati nella loro arte, con canoni che rilevavano freschezza, genuinità, qualità e originalità. Nella “Categoria Panettone” partecipavano solo i prodotti realizzati secondo la ricetta classica. Impasto realizzato con lievito madre, farina, burro, tuorli d’uovo, zucchero, uvette e canditi di agrumi e taglio a croce in cima. Proibita ogni forma di glassa, permessa però, assieme alle farciture nella categoria “Dolce lievitato artigianale innovativo”. Qui la fantasia l’ha fatta da padrone e comprendeva tutti i lievitati a base di pasta di panettone. Ammessa ogni tipo di forma, struttura ed evoluzione.

I migliori panettoni sono al Sud

Re Panettone ha eletto:

Tra i Panettoni il Sud ha trionfato prendendosi tutte le posizioni sul podio. Primo posto per: Ascolese, di San Valentino Torio (SA) del capo Pasticciere Fiorenzo Ascolese. Al secondo posto, la Pasticceria Slama di Ischia del capo Pasticciere Alessandro Slama. Sul terzo gradino la Pasticceria Mater di Salerno con il capo Pasticciere Nicola Guariglia. Nei Lievitati Innovativi, la Lombardia ha riguadagnato posizioni, ma la vittoria è andata ad un altro esponente del Sud, il campano Alessandro Marigliano. Suo l’interessantissimo panettone alghe e alici del Cantabrico della pasticceria I Marigliano. Al secondo posto la pasticceria Elite di Vimercate (MI), con il panettone Pepas. Il terzo posto, è andato alla Pasticceria Mac Mahon Rampinelli di Milano con il panettone Dolce Autunno.

Una petizione importante

Per tutta la durata della kermesse, era possibile firmare una importante petizione. La motivazione per far riconoscere l’arte e le tradizioni del Panettone patrimonio immateriale dell’Umanità UNESCO. Il panettone, nato proprio a Milano già nel XV secolo, è diventato una fra le specialità dolciarie più famose del nostro paese. Diffuso ormai in ogni continente, è spesso un dolce che non viene confinato alle sole festività di Fine Anno. Molti chef ne hanno ricavato edizioni speciali per la propria clientela, rendendolo un prodotto con un numero incredibile di varianti. L’export e la nostra bilancia commerciale, ha tratto grande giovamento da questa diffusione. I modi di consumarlo, in altre nazioni, sono talvolta curiosi e bizzarri, ma a noi interessa, maggiormente, che piaccia. I migliori panettoni sono al Sud

I migliori panettoni sono al Sud

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Abitare, Benessere, Enogastronomia

Riso perenne una soluzione alla fame

Rese in aumento e costi in flessione per produrre meglio con benefici economici

Una delle più grandi preoccupazioni dei futurologi è rintracciare abbastanza cibo per tutti gli abitanti del Pianeta. Ora che abbiamo sfondato la soglia psicologica degli 8 miliardi, il problema diventa ancor più pressante. Saranno le palme da datteri a garantirci abbastanza proteine ed energia? O potrebbe essere un cibo che già sfama oltre 4 miliardi di persone? Parliamo del riso. Ci sono importanti tentativi di mutare il modo di coltivarlo. Riso perenne una soluzione alla fame

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Il riso perenne

Il riso viene attualmente coltivato annualmente. Ad ogni nuova stagione il terreno deve essere preparato, arricchito di fertilizzanti e seminato con le nuove piantine. Ma il riso potrebbe diventare perenne. Gli studi portati avanti da diversi ricercatori, vanno in quella direzione. Il riso consente due raccolti annui, anche se il secondo è solitamente di minore portata. Però esistono nuovi cultivar che possono crescere e sviluppare raccolti per diversi anni. Non sono piante che possano vivere in eterno, con lo stesso standard produttivo, ma al momento sono arrivati a 5 anni anziché uno solo.

10 raccolti anziché due

Si possono ottenere da questi nuovi ibridi 10 raccolti consecutivi senza dover arare, fertilizzare e ripiantare le piantine di riso. C’è anche un risparmio del consumo di acqua. Un altro dei problemi che i climatologi hanno ben presenti come incombenti. Un risparmio economico notevole che potrebbe rilanciare la coltivazione. I contadini del sud est asiatico, soprattutto in Cina, dove la produzione è concentrata, stanno lasciando i campi in cerca di riscatti economici. Far loro guadagnare in modo costante e cospicuo, può farli tornare alle loro risaie. Queste piante che riescono a produrre per alcuni anni consecutivi, sono incoraggianti.

Riso perenne una soluzione alla fame

Incroci complicati

Il riso è coltivato da millenni, nel modo sbagliato. Il cereale così importante per l’alimentazione mondiale, è stato pensato solo come annuale, ma esistono in natura specie che sono più resistenti. Ibridando risi molto produttivi, con piante più longeve si sono raggiunti obiettivi importanti. Da verificare sul campo in tempi medio-lunghi. Era impossibile avere riscontri in un solo biennio, per confrontarli con le piante annuali. I tentativi sono stati davvero tanti, iniziati negli anni ’70, con molti insuccessi. Ma ora è stato messo a punto un seme che sembra soddisfare tutte le esigenze, di mercato, operatori e agricoltori. Per arrivare al successo sono serviti 23 tentativi, infatti il nuovo seme è stato chiamato PR23 (Perennial Rice 23).

Cinque stagioni di seguito

Per avere conferme hanno chiesto a vari agricoltori di piantare il PR23 ed altri tipi di riso per controllare rese, ed eventuali minori investimenti. Per produrre un raccolto migliore e un’agricoltura migliore e più sostenibile. I dati sono stati incoraggianti. Le perenni hanno dato gli stessi raccolti per ettaro delle annuali ma lo hanno fatto per 5 stagioni consecutive. Le spese sono crollate a circa la metà per i fertilizzanti e sementi, con un vistoso incremento del profitto. Anche il terreno è migliorato, con maggiori nutrienti come il carbonio organico e l’azoto lasciati nel suolo. Ovviamente le piantine andranno seminate nuovamente a fine ciclo, ma farlo una volta ogni 5 anni è sicuramente un grande risparmio per gli agricoltori.

In Cina già molti hanno piantato il perenne

Gli evidenti vantaggi hanno catturato l’attenzione dei coltivatori. Molti di loro sono passati al perenne, anche se rappresentano solo una frazione del totale. Il potenziale è notevole e migliorabile, con buone speranze che le prossime generazioni di PR possano rivelarsi ancora migliori. Altri paesi asiatici e africani stanno testando la possibilità di allevare il perenne. L’interesse è decisamente alto, e forse darà una mano a sconfiggere la fame nel mondo. Riso perenne una soluzione alla fame

Riso perenne una soluzione alla fame

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Benessere, Enogastronomia, Marketing

Carne sintetica affarone o truffa

Si sono lanciati nell’impresa grossi gruppi industriali che hanno annusato l’enorme business

Da soggetto di sostenibilità alimentare destinata a togliere la carne della nostra tavola, si sta trasformando in qualcosa di diverso. Ci sarà richiesta di carne sul mercato mondiale nei prossimi decenni, e s’immagina che il modo migliore sia fornirne una sintetica. Un business enorme, che tiene conto delle difficoltà di produzione degli allevamenti tradizionali e le emissioni di gas serra. Il sentimento negativo che si è sviluppato nei confronti della carne vera, funziona come deterrente e come lievito per l’operazione. Ma è veramente in questo modo che funziona? Solo vantaggi e zero problemi? Non è proprio così. Carne sintetica affarone o truffa

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Occidente in calo

I paesi occidentali, intesi come quelli economicamente più avanzati, stanno riducendo i consumi di carne. Rispondono ad esigenze etiche, che vanno nella direzione di ridurre il peso della nostra impronta carbonica sul pianeta Terra. Ma la domanda di proteine animali, che verrà dai paesi attualmente in fase di sviluppo, sarà molto alta. Alcuni gruppi industriali interessati al business della carne, hanno trovato una soluzione a questo aumento di richiesta. Produrre carne sintetica in vitro, una carne-non-carne prodotta con vegetali ogm, ormoni e lieviti, o con cellule di origine animale.

Occasione persa?

Poteva essere l’occasione per ridurre il consumo pro capite mondiale, minore quantità di carne allevata e migliore qualità. Ma invece hanno preferito puntare su grandi quantità, prodotte artificialmente, su una super-diffusione capillare, ammantandola di valori etici. L’obiettivo è produrne molta a basso costo, e a testarla saranno con ogni probabilità le catene fast food che operano sulla quantità, piuttosto che sulla qualità.

Veramente etico e sostenibile?

Chi ha investito in queste aziende punta sull’aspetto etico e sulla sostenibilità della carne sintetica. Ma ci sono molti distinguo da porre. La chiamano, per darsi una patina di alti valori morali, “no-kill”, perché non prevede macellazione. Però anche quella prodotta in vitro prevede di utilizzare cellule di origine animale per iniziare il processo. La sostenibilità è messa in discussione proprio per il reperimento delle materie prime, che sono super-processate. Contengono cellule moltiplicate in grandi vasche con aromatizzanti e addensanti. Inoltre le carni sintetiche non si differenziano dalle reali. Sono colorate per simulare le carni vere ed avere un aspetto, abbastanza simile a quelle macellate. Anche i sapori sono alterati artificialmente, sempre per poter dare l’illusione di cibarsi di carni vere. Questi processi sono ancora costosissimi, utilizzano molta energia ed acqua, e contribuiscono anch’essi alle emissioni di gas serra. Ancora da quantificare se in misura minore rispetto agli allevamenti tradizionali.

Carne sintetica affarone o truffa

Evita gli allevamenti e i macelli

Eticamente è corretto parlare di diminuzione della violenza sugli animali, in quanto non sono macellati in massa. Ma le cellule che accendono il processo sono in ogni caso provenienti da animali che sono stati uccisi. Diminuiscono le eventuali vessazioni e costrizioni che avvengono negli allevamenti massivi. Ma sarebbe molto più etico e semplice, affidarsi a chi alleva in modo gentile e corretto.  Se cessassimo completamente di allevare animali, rinunceremmo ad attività che si sono svolte e sviluppate per decine di migliaia di anni. Ci sono territori che hanno sviluppato tecniche e culture sull’arte dell’allevamento e della cura delle carni, che rischiano di sparire per sempre. Un impoverimento che non è solo economico, ma anche culturale. Serve ridurre, non eliminare.

Ridurre al minimo

La vera soluzione è ridurre progressivamente il consumo, affidandosi solo a produttori di aziende virtuose, limitando i prodotti di origine industriale. I prezzi lieviterebbero e questo creerebbe un discrimine per un consumo ridotto e consapevole. Invece di produrre carni in vitro da cellule animali, o utilizzare vegetali ogm, sarebbe corretto privilegiare la coltivazione di legumi e cereali biodinamici. La carne prodotta in vitro, al momento la trovate solo a Singapore, ma negli USA la carne sintetica di pollo è già sdoganata. Dichiarata non pericolosa per l’alimentazione umana, entrerà a far parte degli ingredienti disponibili per la ristorazione. Anche la UE dovrà prendere decisioni in proposito. Il punto che crea maggior attrito è la denominazione dei prodotti in vitro. Se anche la carne sintetica potrà utilizzare le definizioni di carne, s’ingenererà qualche fraintendimento.

Informazione ancora scarsissima

I consumatori hanno il diritto di conoscere con chiarezza cosa stanno acquistando e mangiando. Se troveranno nei frigoriferi o a banco, prodotti con definizioni come bistecca, hamburger o macinato, non sapranno distinguerli da quelli di vera carne. Occorrono canali separati o una campagna d’informazione veramente capillare. Le etichette dovranno svolgere un compito di grande evidenziazione e definizione del prodotto. Se da un lato si promuove la sostenibilità ambientale demonizzando la carne, ma si utilizzano ingredienti di origine animale e vegetali ogm, non si fa vera informazione. Anzi si tenta di confondere le acque e gabbare il consumatore.  La prossima volta che entrate in un fast food delle celebri catene americane, assicuratevi di cosa sono fatte le cose che state per consumare. Carne sintetica affarone o truffa.

Carne sintetica affarone o truffa

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Enogastronomia, Eventi

Alla prima della Scala con l’Uovo Fabergé di gelato

A Milano il 7 dicembre, secondo la tradizione, si festeggiano Sant’Ambrogio e la prima della Scala.

Questa edizione delle rappresentazioni teatrali, inizia con il tributo al “Boris Godunov” il capolavoro del compositore russo Modest Musorgskij. Quale migliore complemento, oltre all’abbinamento tra musica e il più celebre teatro italiano, se non un eccezionale gelato? Meglio ancora se quel gelato assume una forma che ai più ricorda il lusso sfarzoso di zar e zarine. Gusto, fragranza, eleganza, lusso e golosità si ammantano di bellezza, per un preziosissimo scrigno di cioccolato riempito di gelato. Alla prima della Scala con l’Uovo Fabergé di gelato

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Un gioiello dedicato ai gourmet

Un uovo di cioccolato ripieno di gelato, già così potrebbe essere definito un indubbio gioiello di gusto. Ma a questo uovo è stata aggiunta una veste preziosa, una copertura in foglia d’oro edibile, che rimanda subito ai gioielli di Peter Carl Fabergé. Un orafo francese che ha saputo dare una svolta all’oreficeria, con le sue straordinarie uova, ordinate dallo zar Alessandro III di Russia. La zarina Maria Fëdorovna amò così tanto quel prezioso dono, da farlo assurgere ad un must, desiderato e concupito da tutte le famiglie nobili e potenti d’Europa. Ne vennero fabbricate pochissime e questo le rese ancor più preziose e ambite. Oggi sono oggetti degni di essere ospitati solo nelle collezioni più ricche e iconiche. Riservati agli amanti della bellezza orafa assoluta.

Un dessert degno della serata

Un magnifico dessert, preparato da Gusto 17, che ha fatto dell’arte gelatiera, un’occasione unica. Gelato artigianale che oltre ad accoppiare abilità ed ingredienti di altissima qualità, ha saputo rivestire le sue creazioni di novità e aspetti artistici. La bellezza e l’eleganza di questo “Uovo Fabergé”, assumono nuovi livelli, per un dessert destinato ad aggiungere un ulteriore “squillo”, ad una grande serata di musica. Un’invenzione gourmet, che sposa eleganza, stile, curiosità, lusso e capacità interpretativa.

Una strenna unica

Le uova ripiene di gelato, decorate in foglia d’oro, saranno disponibili per un periodo molto breve, solo dal 7 dicembre e durante le feste di Natale. Sono composte da un guscio di croccante cioccolato fondente, ripiene di morbido gelato. Chi volesse degustarle o fare un dono veramente unico, può acquistarle in esclusiva presso Voce Aimo e Nadia, la celebre caffetteria gourmet che è proprio in Piazza della Scala. Alla prima della Scala con l’Uovo Fabergé di gelato

Credits. Gusto17, Voce Aimo e Diana

Enogastronomia, Eventi, Marketing

Torna Restaurant Weeks con AdG

Dal 28 Novembre tornano le iniziative di valorizzazione dei prodotti di qualità

L’Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto (AdG) conferma la partecipazione alle “Restaurant Weeks”. La prima edizione era stata baciata da un formidabile successo, con oltre 10.000 persone raggiunte. Sono manifestazioni promosse per valorizzare i prodotti di alta qualità, del territorio, obiettivo da sempre dell’associazione. Questa seconda edizione è realizzata in collaborazione con l’Istituto Valorizzazione Salumi Italiani (IVSI) e da ASIAC – l’Associazione formata dalle otto più grandi organizzazioni di produttori di frutta greca. Torna Restaurant Weeks con AdG

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10 occasioni imperdibili

In 10 tra ristoranti e pizzerie AdG in tutta Italia – dal 28 Novembre al 18 Dicembre 2022 – si potranno assaggiare i salumi italiani e la frutta greca. In piatti unici elaborati dagli Ambasciatori del Gusto. L’iniziativa è realizzata all’interno del progetto Let’s EAT – European Authentic Taste. L’obiettivo è migliorare il grado di conoscenza dei prodotti agroalimentari dell’Unione Europea, e aumentarne la competitività e il consumo. La promozione dei prodotti testimonial della campagna, avviene all’interno dei paesi target scelti: Italia, Francia e Belgio. Qui trovate ulteriori informazioni:

Una gustosissima promozione per tutti

I consumatori che siederanno alle tavole dei ristoranti aderenti, riceveranno un graditissimo omaggio. Per tutta la durata della promozione, riceveranno una gustosa foodie bag. Il contenuto esclusivo rappresenterà alcuni dei prodotti protagonisti della campagna. Un energico mix di salumi e frutta, e l’esclusivo Album Panini con i protagonisti i 4 Ambassador scelti come testimonial di Let’s EA. In questo caso saranno: Carlo Cracco (Ambasciatore del Gusto, chef e personaggio televisivo), Matteo Eydallin (Campione del Mondo di Sci Alpinismo), Paola Fraschini (Campione del Mondo nel pattinaggio artistico a rotelle), Tanya Gervasi (modella e food blogger).

Una scelta accurata per ingolosire

A seguire trovate l’elenco dei protagonisti, sia gli Ambasciatori del Gusto che dei loro ristoranti. Oltre agli Ambasciatori del viaggio Let’s Eat troverete anche l’indicazione del salume da loro scelto per il progetto:

Domenico Boccuzzi, Sapore Perfetto (Conversano-Bari): prosciutto cotto. Vittorio Borgia, Bioesserì (Milano): prosciutto crudo. Pasquale Caliri, Marina del Nettuno Yachting Club (Messina): culatello. Giuseppe Carrus Cucina.eat (Cagliari): bresaola.  Francesca CiucciLa Ciambella – Bar à Vin con Cucina (Roma): cotechino. Stefano D’OnghiaBotteghe Antiche (Putignano-Bari): pancetta. Andrea GrazianoFUD (Catania): coppa. Luca MarchiniL’erba del Re (Modena): mortadella. Massimiliano PreteSesto gusto (Torino): culatello. Marina RavarottoRistorante ChiaroScuro (Cagliari): lardo. Per la frutta, la mela si è rivelata per quasi tutti il frutto più adatto per l’abbinamento con i salumi. In un ventaglio di proposte originali, dal chutney al sorbetto, dal topping alla vinaigrette, fino al frutto al naturale. Torna Restaurant Weeks con AdG

Credits: ADG, Let’s EAT

Abitare, Enogastronomia, Viaggi

Boccone del prete

Un pezzo di carne che come quasi tutto il quinto quarto, nessuno mangia negli USA

In questi giorni, per il Thanksgiving c’è un grande commercio di tacchini. Molti di loro sono congelati e impacchettati, tanto che difficilmente riusciamo a capire cosa contiene quella palla brinata. I tacchini sono pronti per essere farciti e finire in forno per una lenta cottura, e poi finire sulle tavole con varie salse e condimenti. Però manca qualcosa, oltre alla testa e parte del collo, manca il sedere. Quasi nessuno, nel paese che consuma più tacchini al mondo, mangia quella parte. Molte persone nemmeno sanno che esiste un prolungamento del sedere, nel corpo del grosso gallinaceo. Boccone del prete

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Un pezzo un tempo pregiato

Era un pezzo un tempo pregiato, che ha una denominazione di “boccone del prete” del papa, del sultano, ecc. ad indicarne la prelibatezza. Un pezzo ricco di grasso, molto nutriente, saporito e destinato all’ospite di riguardo. È il supporto alla coda, quello che consente di fare una maestosa ruota. Ma la sua ricchezza di grasso ha finito per decretarne la condanna. Ritenuto un pezzo poco nobile, è stato eliminato al momento della macellazione. Per questo molti che non frequentano i tacchini ancora vivi, nemmeno sanno com’è la loro vera anatomia.

Il quinto quarto

C’è una certa repulsione, da parte della comunità americana, a consumare i pezzi di minor pregio. Abituati a filetti, braciole e petti, hanno rinunciato in buona parte a coltivare la cucina di sussistenza. Quella fatta anche dalle parti meno nobili, il cosiddetto quinto quarto dai norcini. Orecchie, lingue, zampetti, rognoni, frattaglie, trippa, fegato, cuore, cotenna, testicoli, mammelle, ecc. sono parte integrante della cucina popolare. Parti che hanno sapori ben distinti e che consentono di esplorare molte ricette tradizionali. Ora quelle pezzature sono state in parte riscoperte, e lo dimostrano i prezzi che hanno raggiunto, recentemente, lingue e zampetti. Quasi competitivi con le parti più pregiate.

Boccone del prete
Muli Pili

Culture etniche

Il quinto quarto è parte integrante delle cucine etniche, specialmente asiatiche. Grazie a loro, alcuni americani hanno imparato ad apprezzare anche altre parti degli animali. Le code di tacchino però, hanno una storia particolare. Sono diventate popolarissime in alcune isole del Pacifico. Sono uno dei cibi base della loro tradizione, anche se raramente allevano tacchini, ricevono le code congelate dai macelli statunitensi. Le cuociono lesse o fritte e sono diventate il simbolo del cibo da consumare in compagnia durante i raduni familiari e le feste.

Tutto è cambiato dopo la W.W.II

Il modo di produrre carne industrialmente è mutato e si è evoluto dopo la Seconda Guerra Mondiale. La chimica è entrata a far parte dei processi di macellazione e conservazione. Al contempo la possibilità di ricorrere all’inseminazione artificiale, ha moltiplicato i capi a disposizione. Altri processi scientifici hanno fatto crescere rapidamente in peso e volume, gli animali allevati. Questo ha creato un surplus dei pezzi “di scarto” che dovevano essere in qualche modo riqualificati o ricollocati. Una parte è stata assorbita dai prodotti per gli animali da compagnia. Altri sono diventati saponi. Altri ancora sono finiti alle Samoa ed “eletti” cibo simbolo della loro cultura alimentare.

Boccone del prete

Tutti obesi nelle Samoa

70 anni fa nessuno conosceva i bocconi del prete nelle Samoa. Ma è progressivamente diventato un cibo richiestissimo, tanto che ha avuto anche l’onore di un nome samoano Muli Pipi. Oggi i samoani consumano 23 chili di code di tacchino a testa ogni anno. La conseguenza è un tasso di obesità decisamente alto, del 75%, il governo ha cercato di bloccare l’importazione per motivi salutari. Ma s’è scontrato con l’Organizzazione Mondiale del Commercio che ha fatto riaprire le frontiere all’importazione. Le pressioni dei macelli americani per poter esportare i loro avanzi, è stata fortissima. Un mercato così favorevole per accollarsi degli scarti, era un’occasione troppo ghiotta.

Riprendere a consumare tutto e non sprecare.

Non sembra possibile al momento un ritorno alle normali procedure. Gli americani non intendono tornare a mangiare i loro animali, “dalla punta del muso alla coda”. È una situazione che potrebbe mutare solo dopo una massiccia campagna informativa, di conoscenza. Le comunità, filippine, cinesi, vietnamite in USA, utilizzano quei prodotti, ma restano nell’ambito delle “curiosità etniche”. Non entrano nelle diete quotidiane o nei programmi televisivi dei gourmet locali. Gli statunitensi sono abituati a consumare solo il pezzo migliore, senza limitazioni di peso, pezzatura, prezzo. Il quinto quarto lo disprezzano e lo considerano degno solo delle comunità più povere. Boccone del prete

Boccone del prete

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Benessere, Enogastronomia, Eventi

Natale sottotono?

Inflazione, prezzi in aumento, timori di tenuta economica, costi energetici alle stelle, spaventano i consumatori

I dati e le previsioni di vendita risentono della situazione nazionale ed internazionale. Gli esperti analizzatori delle informazioni, hanno stimato che anche il Natale subirà un rallentamento. Molti consumatori prevedono di ridurre le uscite per il timore di spese eccezionali in arrivo. Soprattutto i costi legati alle bollette energetiche, spaventano le famiglie italiane. Il fattore inflattivo che fa lievitare i prezzi, non incoraggia i consumi. Natale sottotono

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Chi ne farà le spese?

I settori più colpiti sembrano essere quelli più voluttuari come gli addobbi, le luci (che molti non vorranno accendere) e i regali per gli adulti. Prevista anche una riduzione dei consumi alimentari, la compressione dei quali, dovrebbe essere attorno al 3%. È un segnale fortissimo poiché l’alimentazione è da sempre un traino per il periodo delle Festività. L’incertezza provocata dal conflitto russo-ucraino con la paventata minaccia di un disastro nucleare, sta facendo trattenere il respiro e richiudere il portafogli. A questo si aggiunge il timore di una incertezza economica, legata alla paura di dover affrontare i rigori invernali senza i corretti supporti. Non poter riscaldare le proprie case a dovere, invita a risparmiare ovunque sia possibile.

Commercianti in allarme

Sia la piccola che la grande distribuzione paventano il timore che, le ultime settimane dell’anno, a cui solitamente è delegato il raggiungimento degli obiettivi, si riveli fiacco. La fiducia dei consumatori è in calo e molti (circa il 60% del totale) pensano di ridurre le uscite per le spese natalizie. Solo i bambini non dovranno temere troppo per i loro regali, anche se saranno meno preziosi rispetto agli scorsi anni. Meno regali per gli adulti, soprattutto se esterni agli affetti più cari. In riduzione anche i prodotti tipici tradizionali delle feste, i dolci più costosi e le specialità gastronomiche troppo care.

Un natale sottotono

Un Natale che potrebbe essere il prologo ad una ulteriore stretta economica, che si manifesterà nel 2023. La possibile riduzione o sospensione dei redditi di cittadinanza impone nuove soluzioni per non creare ulteriori situazioni di povertà. La prospettiva di dover rinunciare al risparmio, per coprire le spese quotidiane supplementari, allerta anche i mercati finanziari. Urgente intervenire a favore delle fasce più deboli della popolazione, per rinfocolare quella fiducia che sembra sfuggire. Un Natale “povero” rischia di essere un segnale bipolare. Da un lato la positività di maggiore attenzione alle spese, dall’altro molto negativo per l’economia e i produttori nazionali. Natale sottotono

Natale sottotono

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Sappiamo risparmiare energia?

Tante piccole uscite energetiche ci fanno aumentare le bollette, ma possiamo migliorare.

Non siamo abituati a ragionare di consumi quando pensiamo ai nostri elettrodomestici. Sono lì in casa da sempre o da poco, li usiamo ma non calcoliamo quanto intaccano il nostro portafogli. Molti non sanno che il più energivoro è il frigorifero, sembra consumare poco ma è acceso 24h ore al giorno. È lui il colpevole di oltre il 50% delle spese elettriche che riguardano la cucina e i suoi annessi. Sappiamo risparmiare energia?

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Cucinare in modo sobrio

Si possono risparmiare risorse facendo attenzione a come si cucina. Si possono scegliere alcune ricette per evitare di utilizzare troppo il gas o l’elettricità, se usiamo l’induzione, ed il forno. Meglio sporcare meno per non dover utilizzare troppo speso la lavastoviglie, anche lei molto energivora. Per non riempirla dopo un solo pasto, meglio pensare a ricette semplici, gustose ma facili da realizzare. La cucina è spesso il locale che fa lievitare i consumi di casa, un tempo era il regno della massaia, che oculatamente, calibrava il menù settimanale. Questa sana abitudine si è persa, vittima della velocità con cui si vive e lavora. Ora la tendenza è vivere più alla giornata, facendosi influenzare dall’estro e dalla voglia del momento.

Diventare virtuosi si può

Possiamo imparare a dosare meglio le necessità e di conseguenza i consumi. Alcuni degli elettrodomestici che utilizziamo sono molto energivori, ad esempio la friggitrice ad aria e i bollitori elettrici o il tostapane. Anche le macchine per fare il caffè consumano parecchio, anche se per brevi istanti, per portare a pressione le loro caldaie. Per questo conviene spegnerle dopo l’uso e non lasciarle in stand by. Guardatevi attorno, oltre alla tv, avete molti altri “attrezzi” come il forno a microonde che consumano anche se non utilizzati. Quelle lucette che indicano che sono pronti a funzionare immediatamente, in realtà consumano energia.

Cosa e come cucinare

Po’ sembrare ridicolo ma anche la scelta di cosa mettere in pentola può fare la differenza. Che pasta vorreste oggi? Una pasta, lunga o corta che sia, e che impiega 10 minuti dopo l’ebollizione incide per circa 10 centesimi se preparate un sugo. Se la cucinate con un condimento freddo ne costa solo 6. Ma la pasta meno costosa restano gli gnocchetti, pronti in poco più di 2 minuti, costano solo 3 centesimi. Molto peggiore il discorso di lasagne, timballi, cannelloni, ecc che devono essere cotti in forno. Il prezzo in questo caso sale sopra agli 80 centesimi.

Sappiamo risparmiare energia

Spegnere anticipatamente

Si è molto parlato della pratica di spegnere il fornello, prima che la pasta sia completamente cotta. Basta coprire col coperchio e lasciare che si completi la cottura in pentola. È corretto, ma il sistema permette un risparmio veramente minimo, che forse si può ignorare, e continuare col sistema tradizionale. Meglio fare attenzione a non mettere troppa acqua, per favorire una rapida ebollizione. Utilizzare sempre pentole con coperchio ed attendere che arrivi a bollore prima di mettere il sale. Ricordate anche che i pezzi piccoli cuociono più velocemente. Meglio tanti bocconcini di un arrosto intero.

Forno ventilato o no

Se amate usare il forno, privilegiate quello ventilato perché riduce i tempi di cottura. Se potete, cucinate cose che possano essere cotte assieme, pietanze che possano convivere tranquillamente, e vi fanno risparmiare. I forni moderni permettono molte opzioni che consentono di cucinare solo nella parte superiore o inferiore, scegliete quella giusta per voi. Controllate bene se vale la pena di preriscaldare il vostro forno, quelli elettrici possono essere velocissimi nel raggiungere la temperatura desiderata. Per le pietanze cucinate in forno conviene spegnere anticipatamente, perché il calore non si disperde nell’ambiente e la cottura prosegue per almeno 15 minuti extra. Per riscaldare meglio usare il microonde, meno energivoro.

Classe A

Per i vostri elettrodomestici dovreste acquistare quelli che sono nella classe più alta. Permettono di risparmiare parecchio. Controllate se non sia il caso di sostituire i più vecchi con apparecchi più moderni, o cercare di ridurne l’uso, se non vale la pena cambiarli (ancora). È utile anche una piccola manutenzione di routine. Sbrinate bene il frigorifero, controllate i sali della lavastoviglie e i cicli con cui la utilizzate. Idem per la lavatrice. Infine forse dovreste abbassare il termosifone in cucina. Mentre preparate i pasti, l’ambiente si scalda senza bisogno di usare il riscaldamento, inutile consumare energia in un ambiente già caldo. Sappiamo risparmiare energia?

Sappiamo risparmiare energia

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Abitare, Benessere, Viaggi

L’albero più vasto del mondo ha 47.000 tronchi

Lo stanno fotografando con camere a 360° per offrire una visione d’insieme

Si chiama Pando, un nome latino che significa “mi espando” e questo spiega buona parte del mistero che avvolge questo albero immenso. Non è il classico baobab o un solenne abete rosso californiano a svettare, da solo, verso il cielo. Questo immenso albero, il più grande del mondo è nato da un solo seme, ma si è distribuito su qualcosa come 45 ettari. Ognuno dei tronchi nati dalle radici del primo pioppo tremulo che ha dato origine alla foresta possono considerarsi suoi rami. L’albero più vasto del mondo ha 47.000 tronchi

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Pioppo tremulo

È un pioppo tremulo dal tronco bianco (Populus tremuloides) e sorge nello Utah. Per difenderlo è nata una associazione la “Amici di Pando” che vuole valorizzarlo e proteggerlo. Lo chiamano il “Gigante Tremante” perché basta un alito di vento per farlo vibrare e mormorare. L’intreccio delle sue radici, lo rende uno degli esseri viventi più grandi al mondo. Si sono presi la briga di calcolarne il peso totale, che supera le 6.500 tonnellate.

Satellite per vederlo

Per comprendere le sue dimensioni servono le foto satellitari. Ha un’ampiezza che non consente allo sguardo da terra di misurarlo. È attraversato anche da un’autostrada. A periodi alterni Pando riempie di articoli la stampa statunitense. Ha qualche nemico che lo mina, come i cervi o i coleotteri che si nutrono della sua corteccia. Qualcuno lo dà come morente, ma non si capisce su quali basi. È un gigante che è sulla Terra da moltissimi anni e continua a prosperare. Potrebbe avere tra i 25.000 e gli 80.000 anni.

L'albero più vasto del mondo ha 47.000 tronchi

Un progetto per immortalarlo

Nel dubbio se vivrà o morirà in un prossimo futuro, è partito un progetto per immortalarlo. La Amici di Pando lo sta fotografando con camere a 360 gradi, tutto quanto, per offrire una possibilità di visitarlo anche restando a casa. Un’immersione nella foresta che si può gustare anche da un pc o da un tablet. Sarà la più grande documentazione fotografico dell’albero, nella sua interezza. I dati e le immagini saranno disponibili per tutti, persone comuni o studiosi. L‘obiettivo è fare innamorare della foresta più persone possibile in modo che tutti si sentano responsabili e vogliano proteggerla

Un solo organismo

È stato documentato solo nel 1976 come un unico albero con migliaia di ramificazioni. Il merito è di due botanici Burton Barnes e Jerry Kemperman. Grazie alle foto aeree si sono accorti di come si era sviluppato. La prova definitiva, è stata la raccolta del DNA dai campioni essiccati di migliaia di piante. Pando è un unico clone sviluppato da una singola pianta. È un maschio che produce polline, e continua a produrre nuovi cloni attraverso la linfa che percorre le sue radici. Pando cresce ogni anno non solo verso il cielo, ma espandendosi in larghezza, occupando nuovi spazi. Una sorta di enorme polipo vegetale che da ogni ventosa dei suoi tentacoli, fa crescere un’altra pianta. L’albero più vasto del mondo ha 47.000 tronchi

L'albero più vasto del mondo ha 47.000 tronchi

Credits: Pixabay

Enogastronomia, Eventi, Marketing

Birra di Natale chi vincerà

Una tradizione che viene dall’estero dove le Birre Speciali per gli eventi sono una consuetudine

Anche per quest’anno torna l’appuntamento Birra dell’Anno Xmas Beers. Il concorso lo organizza Unionbirrai e premia le migliori birre di Natale italiane. La tradizione di celerare le Feste o gli eventi particolari con birre a tema è molto diffusa all’estero, ma sta trovando spazi importanti anche in Italia. Dopo aver consumato le birre dedicate ad Halloween è il tempo di pensare al Natale. Birra di Natale chi vincerà

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Consumatori curiosi e impazienti

I consumatori di birra sono molto curiosi ed impazienti di assaggiare nuovi gusti e fragranze. Le degustazioni alla cieca, porteranno a stilare una classifica delle tre migliori birre natalizie. Sarà una giuria di esperti degustatori a svolgere il “compito ingrato” di decidere chi merita il premio. Quest’anno lo sforzo andrà abbinato alla degustazione con il panettone per simboleggiare la specificità della birra. Il panettone scelto è il vincitore dell’edizione 2022 di “Miglior Panettone Artigianale Tradizionale”. Ad aggiudicarselo il pasticcere Fiorenzo Ascolese del Panificio Ascolese di San Valentino Torio (Sa), che può fregiarsi del titolo “Mastro Panettone”.

Birra più alcoolica

Le birre di Natale vengono tradizionalmente dal Nord Europa, e sono storicamente certificate. La peculiarità più rilevante è di essere più alcooliche e speziate di essere prodotte appositamente per le festività. Nella tradizione del Nord Europa i dolci natalizi sono speziati e questa caratteristica entra anche nelle birre natalizie. L’uso di malti molto tostati e spezie rende particolarmente fragranti le birre delle Feste. Anche in questo caso, i birrai nostrani hanno dato vita a molte cotte particolari e decisamente fantasiose. Un segno distintivo della dinamicità del settore.

Birra di Natale chi vincerà

Packaging a tema

Ovviamente per entrare ancor più in atmosfera anche i packaging e le etichette risentono di tutti gli stilemi tipici del Natale. Sono birre in edizioni limitate, ideali anche per i collezionisti che trovano vesti nuove per le loro bottiglie preferite. Gli abbinamenti gastronomici diventano ancor più complessi ed intriganti, ed ogni mastro birraio avrà immaginato il modo migliore per far degustare la propria creatura. Stili differenti che generano una grande varietà e le etichette sono altrettanto “inusuali”.

Prenotazione entro il 30 novembre

Per iscriversi al concorso bisogna affrettarsi. Deadline 30 novembre. Il concorso è aperto a tutti i birrifici e micro-birrifici, sono ammesse le birre italiane prodotte dai piccoli birrifici indipendenti, reperibili in commercio. Le birre devono avere un esplicito riferimento alla festività nel nome, nella grafica e/o nella descrizione. Le iscrizioni di Birra dell’Anno Xmas Beers 2022 si chiuderanno mercoledì 30 novembre. Le birre vincitrici saranno premiate a Roma, nell’Auditorium Giuseppe Avolio/CIA Agricoltori Italiani, martedì 6 dicembre alle ore 14:30. Tutte le informazioni sul concorso sono disponibili sul sito www.birradellanno.it. Birra di Natale chi vincerà

Credits: Pixabay, Unionbirrai