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Abitare, Benessere

Il caldo ci opprime copiamo gli animali

Gli animali non hanno i condizionatori ma riescono a convivere con gli eccessi di calore

Per resistere alle ondate di calore, alcuni animali si sono attrezzati per non soffrire troppo e riuscire a sopravvivere a situazioni climatiche avverse. Un buon esempio viene da alcune specie che rallentano il loro metabolismo e vanno in estivazione, praticamente, in letargo estivo. Lo fanno ad esempio alcune lumache che ricreano il loro coperchio protettivo di muco e si ritirano nel loro guscio in attesa di tempi migliori. Il caldo ci opprime copiamo gli animali

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Lotta nel fango

Alcuni pesci ed anfibi, scavano tane nel fango e si isolano dagli eccessi climatici, in attesa che la prossima ondata di piogge, raffreschi l’aria e ammorbidisca il terreno e li liberi. Alcune rane preferiscono salire in cima alle canne per farsi carezzare dalle rare brezze a disposizione, anche se rischiano di diventare bersagli più visibili.

Orecchi come parabole

Nel deserto le risorse sono minime, molti animali scelgono la vita notturna per non soffrire troppo. In questo modo hanno la possibilità di sfruttare alcune caratteristiche fisiche, ovvero enormi orecchie, che aiutano a disperdere il calore e al contempo servono come radar per rintracciare e posizionare gli animali che diventeranno il loro pranzo o cena. Per funzionare gli orecchi devono avere grandi superfici ed essere molto sottili in modo da disperdere il calore, alcuni animali come il fennec sono praticamente tutti orecchie.

rane

Se non hai orecchi sfrutta la coda

Lo stesso principio funziona anche in presenza di altre grandi appendici. Ad esempio grandi code, come in alcuni scoiattoli che ripiegano le loro voluminose ma leggerissime code come se fossero scudi protettivi. Le trasformano in un pratico cappello che gli ricopre quasi tutto il corpo ed evita colpi di sole. I peli sono ottimi dispersori di calore ed aiutano a trovare refrigerio.

Orecchi a sventola o macchie

Gli elefanti disperdono calore grazie alle grandi orecchie che sventolano continuamente. Ma anche animali che vivono in zone semi-aride come le giraffe hanno messo a punto un sistema per evitare di abbrustolire. Il segreto sta nelle loro macchie, sotto alle quale esistono dei sistemi di vasi sanguigni in grado di far disperdere il calore. Non posseggono grandi orecchi da sventolare ed allora utilizzano tutta la pezzatura del mantello per ottenere l’effetto rinfrescante.

elefanti

Noi possiamo sudare

Noi umani possiamo sudare per disperdere il calore ma sono pochissimi gli animali che hanno questa “abilità” e soffrono il caldo in modo particolare. Non è un caso che alcune specie non possano sopravvivere nelle aree più infuocate. Tra i più fortunati ci sono i cavalli che hanno la possibilità di sudare, mentre molti dei nostri animali domestici non hanno questa qualità e giustamente amano approfittare dei nostri condizionatori. Oppure sanno individuare immediatamente il luogo più fresco della casa e ne fanno il loro rifugio.

Se non potessimo sudare

Se prendessimo esempio dal mondo animale dovremmo avere orecchi grandi come foglie di cavolo ed una coda di quasi 150 cm. Oppure dovremmo estivarci rinchiusi in un bozzolo di cheratina fino a settembre inoltrato. Ma fortunatamente esistono ventilatori, condizionatori e piscine per aiutarci a sopravvivere bene alla calura e all’afa. Il caldo ci opprime copiamo gli animali

Il caldo ci opprime copiamo gli animali

Credits : Pixabay

Abitare, Benessere, Viaggi

Non tutto il buono…aiuta

Ci sono tantissime esperienze per reintegrare e ricostruire le barriere coralline

E’ un impegno importante, che sta dando buoni risultati, ma che in alcuni casi si scontra contro realtà che vanno nella direzione opposta. Molte barriere coralline sono state danneggiate e senza intervento umano rischierebbero una veloce scomparsa. Gli scienziati che si occupano di biologia marina hanno studiato molti sistemi per reimpiantare coralli nelle aree che sono state svuotate. Non tutto il buono…aiuta

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Se ne rimane uno solo

Un successo quindi, ma cosa succede se un solo tipo di corallo riesce a resistere e riprodursi in modo massiccio? Sull’atollo Ulithi che si trova in Micronesia gli scienziati stanno notando una preoccupante espansione di un solo tipo di corallo, il corallo-riso. E’un corallo di piccole dimensioni, ma molto aggressivo, che sta riempiendo ogni nicchia ed ogni anfratto nelle scogliere.

Ha fatto sparire molti pesci

Questo corallo ha fatto scomparire molti tipi di pesci a cominciare dal suo nemico principale il pesce balestra. La pescosità è diminuita in modo rilevante e il pesce catturato dai risedenti nell’atollo è di piccola dimensione. L’esuberante presenza del corallo riso ha modificato l’ambiente che non ospita più tutte le specie che era stabilmente presenti nel reef. Intere aree sono spopolate e i pescatori locali sono molto preoccupati, dato che la loro dieta è basata sulla pesca.

Spariti anche i polpi

Anche il loro piatto principale e maggiormente gradito, il polpo è scomparso dai loro menu. Il corallo riso si comporta come una coperta, ricopre ogni anfratto e ai polpi non rimangono spazi dove ritirarsi e nascondersi. I coralli sono in competizione tra loro, se una specie riesce ad avvantaggiarsi, prenderà il sopravvento e scalzerà le altre specie.

Mutazioni climatiche e acidità

Forse sono le condizioni che hanno influenzato il clima ad aver fatto in modo che una specie possa riprodursi meglio e più velocemente rispetto ai competitori. Il nuovo ambiente con acque più calde, o più acide potrebbe essere un fattore che consenta ad una sola specie di avvantaggiarsi. E’ l’azione infestante che può avvenire sulle superfici terrestri, come le erbacce che riescono a divorare spazi o a espellere tutti gli altri tipi di vegetazione.

Rigenerare o bloccare?

Ai biologi marini ora resta un ulteriore lavoro da svolgere, comprendere come limitare lo strapotere del corallo-riso per evitare che ne rimanga uno solo a costituire le barriere coralline. Da un lato ricostruire e rigenerare e dall’altro bloccare, un bel rompicapo. Non tutto il buono…aiuta

non tutto il bene aiuta
Benessere, Enogastronomia

Una birra che viene dal passato remoto

Un lievito di 4.500 anni e una ricetta egiziana trovata in un papiro di 3.000 anni fa

Ci voleva l’estro o la follia di un mastro birraio per arrivare ad ottenere simili risultati. L’evento fortunato ha coinvolto un esperto in studi mediorientali che è anche un provetto birraio. Lo fa a casa sua, senza scopi di lucro, perciò la birra potremo assaggiarla solo se verremo invitati a fargli visita a casa sua. L’ha chiamata Sinai Sour e non crediamo che la troveremo mai in uno scaffale del supermercato. Una birra che viene dal passato remoto

Dallo Utah all’Egitto

Si chiama Dylan McDowell e vive nello Utah l’appassionato personaggio che ha sviluppato una birra tanto particolare. Per poter ricreare la sua bionda, ha fatto ricorso ad un’associazione che si occupa di studiare i lieviti presenti nei reperti archeologici. Da loro s’è fatto inviare un ceppo antico rintracciato su un coccio di ceramica vecchio di 4.500 anni. Lo ha fatto sviluppare e reso utilizzabile.

Consultare le ricette sui papiri egizi

Nel frattempo ha studiato un papiro egiziano (Papiro Ebers) in cui venivano elencate un’infinità di ricette di medicamenti per i più svariati usi, compresi calvizie e mal di denti. Il papiro conteneva anche diverse ricette per fare la birra. Ha potuto riscontrare che molti ingredienti erano ancora disponibili sul mercato perciò ha fatto un bell’elenco ed ha fatto la spesa.

Una lista di ingredienti complicata

Gli ingredienti erano datteri del deserto, miele, fichi di sicomoro, cumino nero, bacche di ginepro, uva passa, carruba e incenso. Per i cereali ha deciso di usare il farro, tra i cereali più antichi conosciuti, e l’orzo viola egiziano. Non ha potuto usare il luppolo perché non era presente in quelle ricette. Ha usato gli alambicchi che teneva in giardino e dopo qualche tentativo ha ottenuto la sua birra “antica”.

una birra che viene dal passato remoto

Idromele, sidro o birra?

Il risultato è stata una bevanda molto simile ad un tipo di birra tedesca che viene chiamata “gose”. Non è amarognola ma aspra e leggermente salata, con retrogusto di albicocca e fiori. Assomiglia all’idromele o al sidro, e forse era proprio quel gusto a renderla piacevole agli egizi. L’assenza dei luppoli ha reso la birra meno amara del solito, ma la ha resa molto rinfrescante e beverina

Una versione semplificata nel futuro

Probabilmente ripeterà la cottura anche se il metodo artigianale non è molto economico, e la riproporrà in degustazione per coloro che vorranno assaggiarla. Sta lavorando ad una versione più semplice con meno ingredienti, e più semplici da rintracciare. Probabilmente la pubblicherà sulle riviste del settore, nel caso qualcuno volesse imitarlo

I birrai adorano sperimentare con gli ingredienti

I mastri birrai adorano sperimentare in mille direzioni diverse. Sono tante le birre che sono nate da ingredienti ritenuti non di prima classe, come i rifiuti o le acque depurate dello scarico fognario. Insaporite con Banane, avocado, ostriche o alghe marine, cocco, cioccolato, zenzero, peperoncino, aglio e carote. Non mancano nemmeno le birre alla pizza. marinara. 

Lieviti naufragati o dallo spazio

Hanno salvato e riutilizzato lieviti rintracciati in una nave affondata, o che erano andati nello spazio. Se volessimo fare una ricerca troveremmo un numero folle di ingredienti e altrettanti metodi per ottenere le birre. Una birra che viene dal passato remoto

Abitare, Eventi, Viaggi

Nato un vitello di bisonte bianco a Yellowstone

Il grande parco da il benvenuto ad un vitellino ritenuto sacro dai nativi americani

Ritenuto un simbolo, il bisonte bianco, molto raro in natura, è un evento caro ai nativi che vi leggono messaggi di speranza ma anche severi moniti. Le leggende sui vitelli bianchi sono presenti nelle culture di mote tribù come gli Shoshone, i Sioux, i Cherokee, I Dakota, I Navajo e i Lakota. L’avvenimento più recente risaliva al 2012, ma sopravvisse al parto solo poche settimane. Nato un vitello di bisonte bianco a Yellowstone

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Una santa donna trasformata in vitellino bianco

La leggenda dei Lakota rappresenta molto bene perché i nativi sono così legati a questo simbolo. In un momento di grande carestia, in cui l’intera nazione rischiava di perire, una santa donna apparve. Portava una pipa sacra con cui fumare ritualmente, e promise che sarebbe tornata per riportare benessere e armonia. Prima di scomparire si trasformò in un vitello di bisonte bianco

Riportare benessere e serenità è il suo compito

Perciò il suo messaggio di tornare per riportare la serenità, arrivò in un momento di grande crisi, quello che le tribù di nativi temono sia in corso. Ora attendono che la signora ritorni sotto forma di bisonte bianco e risistemi le cose. La speranza è che non debbano aspettare troppi anni. I nativi sono molto legati ai ritmi della terra e per loro i cambiamenti climatici sono il simbolo del degrado da combattere.

Nato il 4 giugno sa già correre accanto alla mamma

Il vitellino è stato visto per caso da una fotografa quando era appena nato il 4 giugno scorso. I bisonti “chiari” possono essere sia albini, che leucistici. Quelli albini sono completamente senza pigmentazione ed hanno gli occhi rossi, ma questo ha muso e occhi colorati, quindi appartiene ai leucistici. Gli esempi che la letteratura riporta sono un bisonte bianco di nome Miracle nato nel 1994, ma era dal 1933 che non si avevano altri casi viventi. 

Nato un vitello di bisonte bianco a Yellowstone

Una risorsa alimentare su cui si basava l’economia dei nativi

I bisonti erano la principale risorsa alimentare per i nativi americani, e la caccia sconsiderata avvenuto dal 1800, era stimolata e premiata dal governo degli Stati Uniti. In questo modo privava i nativi di energia e sostentamento e rendere più facile occuparne le terre diventate semi-desertiche. Nei secoli scorsi si stima che vivessero oltre 100 milioni di bisonti nelle grandi pianure americane. 

Vengono allevati in riserve e ranch da privati cittadini

Dopo la grande mattanza a cui partecipò anche Buffalo Bill, ne rimasero poche centinaia. Ora a parte quelli che vivono allo Yelloswstone, sono quai tutti rinchiusi in fattorie ed allevamenti privati. Anche Neil Young, il cantautore canadese, ne alleva alcuni nel suo ranch. Molti cittadini li allevano e cercano di conservare la loro memoria, ma le mandrie che regnavano nelle praterie, sono relegate ai ricordi ed a Hollywood.

Ecologicamente estinti ma ancora un simbolo

Sarebbero ecologicamente estinti nel loro ruolo di animale selvatico. Però la sacralità di questo vitello bianco, dona nuove speranze ai nativi. Se la sua nascita è un segno di cambiamento positivo lo scopriremo presto. Le tribù native sono in trepidante attesa di un segno che la sua venuta porti nuovo benessere e serenità. Sperare non costa nulla, adeguiamoci al loro pensiero. Nato un vitello di bisonte bianco a Yellowstone

Nato un vitello di bisonte bianco a Yellowstone

Credits: ErinBraaten, Pixabay

Abitare, Enogastronomia

Trovato vino di 2.000 anni voi lo assaggereste?

Un ritrovamento insperato mentre scavavano le fondamenta di una nuova casa

In una tomba romana, scoperta in Andalusia (Spagna) è stata scoperta un’urna contenente un liquido sconosciuto. Lo hanno esaminato ed hanno scoperto che si trattava di vino ancora allo stato liquido, il più antico al mondo. Il sepolcro è del I° secolo A.C.  perciò questo liquido ha accompagnato i suoi proprietari nel viaggio verso l’aldilà per 20 secoli. Trovato vino di 2.000 anni voi lo assaggereste?

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Stessi polifenoli delle uve dell’Andalusia

Dopo le opportune analisi in laboratorio hanno potuto confermare che si trattava di vino. Esaminando i polifenoli contenuti nel liquido hanno riscontrato che sono gli stessi dei vini dell’Andalusia. Quando è stato sigillato il vino era stato realizzato pigiando uve a bacca bianca, ed era una sorta di sherry.

Una tomba scavata nella roccia

La forma della tomba realizzata ad incasso nel terreno, ha permesso di salvare tutti i reperti contenuti all’interno del sepolcro, e farli arrivare sino a noi. La tomba è stata scoperta perché il proprietario del terreno doveva effettuare gli scavi per le fondamenta della nuova casa. Conteneva 8 nicchie funerarie con i resti di una gens romana e alcuni oggetti di corredo.

Trovato vino di 2.000 anni voi lo assaggereste

Anche profumi ed un anello

Oltre al sorprendente vino ancora liquido sono stati recuperati altri oggetti, compresa un contenitore in vetro che un tempo conteneva profumo patchouli. Il vaso in vetro col vino ne conteneva circa 5 litri con i resti delle ossa cremate della persona sepolta. Col tempo il liquido aveva mutato di colore volgendo al “mattone”, un processo assai comune nei vini troppo invecchiati.

Proprietario del sepolcro non identificato

Non è stato identificato il patrizio romano che aveva il vino nel suo corredo, anche se nell’urna era custodito anche un anello d’oro col Giano bifronte. Di due degli altri ospiti del sepolcro sono arrivati anche i nomi di Hispanae e Senicio.

Scoperti altri resti di vino ma più recenti o solo in traccia

Dopo aver esaminato il liquido hanno riscontrato che era sicuramente vino il liquido contenuto nel vaso. Una scoperta simile era avvenuta in Germania due secoli fa ma era un vino che era stato sepolto coi suoi ospiti dopo il III secolo d.C.. Questo rende il ritrovamento di Carmona il vino, ancora liquido più antico del mondo. 

Un assaggio celebrativo

Esistono tracce recuperate da contenitori ritrovati in Georgia risalenti ad 8.000 anni fa, ma sono soltanto tracce chimiche che non possono essere assaggiare. Ebbene si uno dei ricercatori non ha resistito e nonostante ci fossero ossa in infusione al suo interno, per 2.000 anni, ha voluto assaggiare il vino. Non è rimasto entusiasta, il vino era salato, ma si è tolto una soddisfazione che quasi nessun altro al mondo potrà soddisfare. Trovato vino di 2.000 anni voi lo assaggereste?

Trovato vino di 2.000 anni voi lo assaggereste

Credits: Pixabay

Benessere, Enogastronomia

Inghilterra allarme diabete

C’è un boom di giovani inglesi che soffrono di diabete. Colpa del cibo troppo processato?

Il NHS (servizio sanitario nazionale) inglese sta registrando dati allarmati che riguardano la sua popolazione. C’è un forte aumento dei casi di diabete del tipo 2 nella fascia che va dai 14 ai 39 anni. L’aumento è stato registrato al 39%, in poco più di un quinquennio. Dati che spaventano perché il diabete può diventare invalidante e rappresenta un costo enorme per la Sanità. Inghilterra allarme diabete

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Contenerlo con troppe medicine

Esistono cure efficaci per contenerlo ma difficilmente viene eliminato completamente. Questo porta ad una somministrazione di medicinali costante per tutta la durata della vita di chi ne soffre. Il NHS inglese ha mille problemi a mantenere i servizi (come quello italiano del resto) e questa epidemia potrebbe rappresentare una enorme aggravante.

Obesità causata da pessimo cibo spazzatura

Gli esperti puntano il dito contro l’emergente obesità, dovuta al cibo spazzatura e troppo processato. E’ il cibo più consumato dalle classi popolari e meno fortunate economicamente, proprio per i bassi prezzi. Il problema riguarda i giovani, quelli che saranno la futura popolazione del Regno Unito. Lo stesso trend d’incremento non si sta verificando per gli oltre quarantenni. Il loro incremento percentuale è molto più contenuto.

Inghilterra allarme diabete

Quasi due su tre sovrappeso o obesi

Il tasso di obesità in Gran Bretagna è uno dei più alti rispetto a tutta l’Europa. Si calcola che oltre il 60% degli adulti inglesi sia in sovrappeso o obeso. Il NHS è impegnato da tempo per affrontare i problemi legati all’obesità ed investe oltre 6 milioni di euro ogni anno per provi rimedio. ll balzo in avanti dei soggetti con diabete fa supporre che la spesa arriverà a 10 milioni l’anno in 20 anni. Una cifra che rischia di travolgere l’economia britannica.

Intervenire ora!

Intervenire ora è una necessità inderogabile. Tra l’altro c’è un rapporto tra diabete ed età, chi ne rimane vittima in tenera età ne sviluppa una forma molto aggressiva. La politica deve prendere atto del pericolo di avere una così alta percentuale di cittadini sofferenti di diabete, con tutte le conseguenze che comporta a carico della salute generale. Il diabete compromette, il sistema cardiocircolatorio e quello renale. Sono moltissimi i casi di calo repentino della vista fino alla cecità.

Un pericolo che non viene riconosciuto subito

Il pericolo è silente perché il diabete si manifesta solo dopo molto tempo dalla sua insorgenza, se non viene diagnosticato. Il servizio sanitario inglese invoca il governo perché attui uno screening di massa. Sono moltissimi coloro che non sanno di convivere già col diabete. Si calcola che quasi il 50% della popolazione under 40 non sa di avere il diabete di tipo 2. Le conseguenze potrebbero essere terribili senza una campagna di allerta, screening diagnostico e una campagna che inviti ad una corretta alimentazione. Inghilterra allarme diabete

Inghilterra allarme diabete

Credits: Pixabay

Enogastronomia, Viaggi

La cucina africana e caraibica si stanno imponendo negli USA

C’è voglia di novità in cucina, e tutto ciò che è etnico o nuovo trova spazio

Stanno aumentando i ristoranti gestiti da chef di culture alimentari diverse ed interessanti. Nati come realtà piccole, con poco personale e spazi ridotti, ora assumono dimensioni di reali ristoranti. Smettono di essere solo cucina da asporto e approdano al piano superiore, quello dei ristoranti con tovaglia e servizio. Raggiungono vette considerate impensabili fino a pochi anni fa ed escono dal filone dell’etnico da gustare solo talvolta per divenire una cucina raffinata degno di venire rappresentata sui magazine che si occupa di enogastronomia. La cucina africana e caraibica si stanno imponendo negli USA

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Fufu per tutti

Piatti conosciuti da pochi come il fufu rappresentano una chiave d’accesso. Quando uno chef ghanese-americano come Eric Adjepiong, lo ha presentato in una celebre serie tv dedicata agli chef emergenti, non poteva immaginare che il successo era dietro l’angolo. L’acclamazione da parte dei giudici ha immediatamente fatto capire che qualcosa stava cambiando.

Africa occidentale protagonista

Le ricette che per secoli hanno nutrito i residenti dell’Africa occidentale sono diventate di interesse comune. Gli ingredienti che in alcuni casi erano quasi introvabili, sono comparsi sugli scaffali dei supermercati, sdoganando quel modo di cucinare. La cucina africana e la sua derivazione caraibica sono diventate popolari ed hanno dato nuovi impulsi alle cosiddette cucine etniche.

La cucina africana e caraibica si stanno imponendo negli USA

Piatti molto speziati

Il fufu è a base di farina di manioca e piantaggine, pestati assieme fino ad ottenere una pastella morbida con la quale si possono preparare molte portate. Ma non è l’unico piatto ad aver conquistato la clientela che ama sperimentare nuovi sapori, anche le polpette di carne di capra al curry o la coda di bue brasato sono diventate leccornie popolari come il chutney di mango

Riso ingrediente base in molte ricette

Non mancano nella cucina di origine caraibica i piatti a base di riso che oscillano dalle varianti della Louisiana (jambalaya) a quelle senegalesi (jollof). Anche la cucina haitiana ha espresso piatti molto interessanti, come il maiale cotto due volte (griyo) servito con le verdure in salamoia trasformate in una salsa dal gusto potente (pikliz). La cucina africana e caraibica hanno origini simili ma sposandosi con gli ingredienti locali hanno sviluppato forme autoctone, diversificandosi.

Gli schiavi hanno esportato la loro cucina

Alcuni degli ingredienti venivano trasportati dalle stesse navi che portavano gli schiavi verso Caraibi e Americhe, ed hanno permesso di mantenere integre alcune ricette, ma molte altre sono state giocoforza integrate con le disponibilità dei luoghi di sbarco. La radici africane si possono rintracciare in molti piatti cari alla Luisiana e agli stati circostanti. Gli schiavi coltivavano minuscoli orti per mantenere vive le loro ricette e questi ingredienti sono poi diventati parte della cucina americana.

La cucina africana e caraibica si stanno imponendo negli USA

Gli stati del sud portano molte tracce

Il gombo, le patate dolci, le angurie, i meloni , il sesamo sono diventati la base per molti piatti come jambalaya, gumbo, pane di mais, wafer di semi di sesamo, hoppin’ john, cola, tipici degli stati del sud ma derivati dai piatti cucinati in Africa. In ogni località dove avevano accesso alle materie prime simili alle loro, hanno sviluppato cucine che sono diventate il tratto d’unione tra due culture lontanissime, come quella afro-caraibica e la cucina tradizionale europea.

Gli americani ignorano quati dei loro piatti siano di origine africana o caraibica

Piatti come il riso africano, il formaggio Kwara servito con peperoncino piccante, il mofongo, la fejoiada, il riz djon djon o lo stesso pollo fritto, sono entrate di diritto tra le preparazioni più comuni. Anche lo stesso barbecue e tutte le salse che lo accompagnano nelle versioni dolci, medie o piccanti, sono figlie di quelle commistioni di stili e sapori. Nessuno negli USA si sofferma a pensare che quello che mangiano, è spesso derivato da quel viaggi attraverso l’Atlantico, ma la realtà è quella. La cucina africana e caraibica si stanno imponendo negli USA

Credits: Pixabay, web

Abitare, Benessere, Viaggi

In vacanza ci vado da solo

Aumenta sempre più il numero dei cosiddetti “viaggiatori solitari”. 

E’ un trend che esiste da almeno un decennio, ma che sta diventando una forma di viaggio molto ambita. Agli italiani piace molto viaggiare per il mondo e conoscere nuove realtà, profumi, odori, colori e sperimentare la cucina dei luoghi in cui vogliono passare le vacanze. Il 90% degli italiani vuole o vorrebbe partire per un viaggio di questo genere nel prossimo biennio. In vacanza ci vado da solo

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Il gusto dell’avventura

La novità è che preferiscono quel gusto dell’avventura che da il viaggiare da soli, o in compagnia di persone sconosciute fino al momento della partenza. Le agenzie di viaggio e i siti internet appositi, offrono proposte di viaggio con gruppi estemporanei che si formano sulla base di obiettivi comuni e non per vincoli di sangue o amicizie pregresse.

Consigli e organizzazione

Il sito di WeRoad che è uno dei più visitati tra quelli che offrono consigli e possibilità di viaggiare da soli o in gruppi, ha visto aumentare tantissimo il numero di coloro che scelgono la vacanza come “solo-traveller”. Demografia con famiglie sempre più ridotte a singole unità, desiderio d’avventura o ricerca di nuove amicizie, sperimentare cucine locali (è un trend fortissimo quelle delle cucine etniche) e insolite, sono le molle principali, che hanno fatto salire l’interesse per viaggi non cumulativi nel senso tradizionale.

In vacanza ci vado da solo

Un trend in grande crescita

Il trend sembra interessare almeno il 50% dei viaggiatori e sembra destinato a diventare un fattore anche per le strutture ricettive. Viaggiare da soli implica una buona predisposizione all’avventura, capacità di adattamento, un’ abilità ad affrontare il problem solving e il vivere la vacanza non completamente pianificata. L’imprevisto, specie in alcune aree del mondo è sempre da mettere in preventivo.

I gruppi di mutuo soccorso

Da soli ma non completamente, sono tanti coloro che amano, per una sorta di mutuo soccorso, affidarsi a viaggi che riuniscono gruppi di perfetti sconosciuti, desiderosi di condividere esperienze. Le nuove amicizie che si formano in questo modo, sono ritenute molto importanti e spesso costituiscono uno dei target per la scelta del viaggio. Alcuni gruppi di viaggio si formano solo nel luogo di destinazione, e sono ulteriore stimolo a sperimentare anche nei rapporti umani.

Uno zaino e via

Uno zaino e tanta voglia di scoprire, è questo il motto che i viaggiatori in solitaria hanno fatto proprio. Partire, conoscere, fare amicizie e tornare molto più ricchi intimamente con un carnet di nuovi amici. Coloro che amano viaggiare da soli sono giovani (under 50), professionisti già con un lavoro stabile e soddisfacente. Single ma non sempre, molti partono da soli perché gli impegni di lavoro non collimano con le esigenze dei/delle comagni/e, ma l’avventura non può aspettare così a lungo.

In vacanza ci vado da solo

Luoghi quasi inesplorati 

Destinazioni insolite in aree geografiche poco battute e che conservano ancora il fascino di non essere troppo turisticizzate, l’incontro con nuove persone e la possibilità di usufruire di alcuni dei supporti delle agenzie e dei gruppi di viaggio organizzati. I gruppi come WeRoad offrono proprio questo tipo di servizi, i viaggiatori sono soli ma non abbandonati, possono sempre contare su consigli, referenze, riferimenti e la tranquillità di supporti linguistici e legali in caso di bisogno.

Senza partner per gustare meglio il viaggio

Soli ma non sprovveduti, i viaggiatori che hanno fatto questa scelta individuale sono più rilassati se non devono accudire i loro partner e possono godersi ogni nuova esperienza appieno. Poiché il movimento è in aumento, sono molti coloro che esperimentano per la prima volta questa formula di viaggio, ma anche loro non sono abbandonati a loro stesi, e possono contare sulle nuove amicizie che si formeranno lungo il percorso. Viaggiare da soli è uno stimolo per mettersi alla prova e scoprire un modo di viaggiare non monotono. In vacanza ci vado da solo

In vacanza ci vado da solo

Credits: Pixabay

Abitare, Viaggi

Sono i wombati gli eroi dei boschi australiani

Le loro tane hanno ospitato moltissimi altre specie durante gli incendi.

Hanno fornito un riparo indispensabile per molti altri animali durante la stagione che ha distrutto con gli incendi una parte vastissima dell’Australia. La leggenda vorrebbe che fossero i simpatici marsupiali ad invitare gli altri animali nelle loro tane. In realtà le cose sono andate in modo diverso. Sono i wombati gli eroi dei boschi australiani

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Diventati subito i beniamini in rete

Gli animali “ospiti” si sono auto invitati nelle gradi e profonde tane scavate dai wombati, alla ricerca di un riparo in attesa che gli incendi terminassero. In rete si era diffusa questa notizia che aveva suscitato un moto di simpatia verso questi marsupiali che sembrano sempre sorridenti. Gli AirB&B nella foresta non erano un servizio voluto ma semplicemente una via di fuga davanti alla calamità.

Tane lunghe e ramificate, fresche e ariose

Le loro tane sono molto solide, costruite bene, ariose e fresche, offrono riparo, riserve di cibo ed acqua, tutte cose che le hanno rese appetibili per molte specie che cercavano di sopravvivere. Con un sistema di telecamere i ricercatori hanno potuto documentare come molte specie si sono rifugiate nelle tane dei wombati, e si sono salvate mentre i roghi azzeravano le foreste sovrastanti.

sono i wombati fli eroi del bosco

Più famosi per le cacche che per i sorrisi

Oltre che per i loro musi simpatici i wombati erano celebri soprattutto per le loro cacche. Il loro intestino particolare le trasforma in cubetti molto riconoscibili. Sono una specie in diminuzione che avrebbe bisogno di maggior rispetto e non solo per come defecano. Sono abbastanza corpulenti possono arrivare a quasi un metro di lunghezza e pesare attorno ai 45 chili. Hanno zampe corte e robuste con artigli che utilizzano per scavare lunghe gallerie.

Smuovono e azotano il terreno fertilizzandolo

Il loro lavoro non passa inosservato poiché sono abili costruttori, smuovono tonnellate di terreno e lo fertilizzano coi loro cubetti di cacca. L’azoto contenuto arricchisce il terreno e fa aumentare l’erba attorno alle loro residenze. Un patrimonio di cui usufruiscono molte altre specie animali, che possono utilizzare sia le gallerie abbandonate e tutta l’area attorno. 

Alberghi e Airbnb nella foresta

Come molti altri animali australiani sono marsupiali ed ospitano i piccoli nelle loro tasche sotto al ventre, un metodo molto protettivo di cura della prole. Da quando è cominciata la grande migrazione europea, 3 secoli fa, la loro area di diffusione è diminuita ed ora gli stati australiani stanno cercando di proteggerli. Con grande soddisfazione di chi li ha visti come gli eroi del bosco in grado di gestire “alberghi” per gli altri animali in pericolo. Sono i wombati gli eroi dei boschi australiani

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Credits: Pixabay

Enogastronomia, Viaggi

La città dove si mangia meglio è Napoli

É la rivista inglese “Time Out” a dichiararlo in un articolo

Una rivista dedicati ai viaggi e alle esperienze che lo accompagnano ha regalato una eccellente recensione alla città di Napoli. Ha dichiarato che è la città dove si mangia meglio. Un tributo alla sua versatilità, che la pone in vetta alle città del mondo. A rendere ancora più importante il tributo è il fatto che è l’unica città italiana presente nella classifica. La città dove si mangia meglio è Napoli

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Pizza simbolo d’italianità

L’articolo fa leva sul fatto che parlando di cibo in Italia, non puoi evitare di parlare di Napoli e delle sue eccellenze. A partire ovviamente dalla pizza, nata in città tra sette e ottocento dello scorso millennio, e diventata un simbolo d’italianità. La diffusione delle pizzerie in tutto il globo, l’ha resa sicuramente uno dei piatti preferiti a livellò nazionale ed internazionale.

Cento varianti anche in chiave gourmet

Nata come piatto povero, per sfamare una moltitudine enorme di persone sempre sul limite della povertà assoluta, col tempo è divenuta una specialità che ha incontrato il gusto di reinterpretarla anche in chiave gourmet, di molti chef. Ma a Napoli rimane un piatto popolare, che è a disposizione di una popolazione che ha spesso la necessità di sfamarsi velocemente.

La città dove si mangia meglio è Napoli

Cucina di strada, la portafoglio, i fritti, che hanno conquistato i turisti

La cucina di strada a Napoli ha riscosso sempre un grande successo, sia con la pizza, ancora oggi la versione portafoglio è venduta in strada, sia coi maccheroni, o gli spaghetti, sia con i fritti. Il cartoccio dei fritti ancora oggi è un piatto molto gradito ed economicissimo, in grado di sfamare mentre si passeggia per la città. Questo tipico cibo d’asporto è diventato una grande attrattiva anche per i turisti che lo consumano per sentirsi integrati nella città.

Non solo pizza, tanta tradizione popolare e non

Esiste ovviamente anche una ricca cucina napoletana che necessita di lunghe preparazioni come i ragù e i sughi di carne per condire gli spaghetti, o la celebre parmigiana di melanzane. La genovese, il casatiello, gli struffoli, i babà, la ricca pasticceria contribuiscono a rendere il capoluogo campano un luogo ameno, dove mangiare in modo qualitativo ed economico. La città dove si mangia meglio è Napoli

10 città dove mangiare benissimo

Le dieci città presenti nella classifica di “Time Out”, con alcune località sorprendenti, sono le seguenti:

  1. Napoli;
  2. Johannesburg;
  3. Lima;
  4. Ho Chi Minh;
  5. Pechino;
  6. Bangkok;
  7. Kuala Lumpur;
  8. Bombay;
  9. Dubai;
  10. Portland.

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