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Abitare, Benessere

Gli orsacchiotti e il controllo delle nascite

La curiosa storia del successo dei teddybears e dei suoi detrattori

L’animale di pezza tanto caro ai bambini e alle bambine non ha sempre avuto vita facile. La sua diffusione è stata contestata dai gruppi religiosi più retrogradi, proprio per la sua funzione di giocattolo da compagnia. Non per quanto riguardasse i maschietti, ma per le bambine che preferivano abbandonare le bambole per coccolare i loro orsacchiotti imbottiti. Gli orsacchiotti e il controllo delle nascite

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Non più mamme sempre disponibili

Il timore era che invece di dedicare tempo alle bambole ed accrescere il loro ruolo di future madri, avrebbero spostato la loro attenzione a costruire famiglie senza o con pochi bambini. Il ruolo di angelo del focolare e di superamma sempre incinta e dedita a crescere figli senza sosta veniva mesa in pericolo da un buffo orso di panno.

Theodore Roosevelt e la battuta di caccia

La storia narra che il presidente degli Stati Uniti Theodore Roosevelt, grande estimatore della caccia desiderasse aggiungere un orso nero alla sua collezione di animali abbattuti. Ma dopo una infruttuosa battuta di due giorni, per soddisfare il suo desiderio, gli presentarono un orso vecchio e ferito, legato ad un albero. Roosevelt si rifiutò di sparare ad un animale già malandato e senza possibilità di fuga. La notizia approdò rapidamente alla stampa e l’orso malandato venne trasformato nelle immagini disegnate sui quotidiani, in un orsacchiotto dai teneri occhioni.

Nella vetrina di un negozio di caramelle

Questa tenera raffigurazione venne sfruttata dal proprietario di un negozio di caramelle, alla ricerca di una attrazione per la sua vetrina. Chiese alla moglie di confezionare un orsacchiotto imbottito di stracci che rimandasse alla storia che era descritta in tutti i giornali. Appena lo mise in vetrina venne subito acquistato e sua moglie ne fabbricò un altro. Divenne rapidamente un successo e Morris Michtom e la moglie intrapresero un altro tipo di commercio oltre ai dolciumi, nel campo dei giocattoli.

L’orso di Teddie

Lo chiamarono l’orso di Teddy (teddybears) in onore al nomignolo di Theodore Roosevelt, e divenne il nome del tenero amico dei bambini. Col tempo perse la S finale fino a diventare l’attuale Teddybear, protagonista delle nanne e coccole dei bambini più piccoli. Giocattolo amatissimo tanto da diventare un vero beniamino, da portare a letto con se. Questa passione continua, e ancora oggi molti conservano il primo orso di pezza dell’infanzia. Magari ferito, scucito o con un solo occhio ma sempre da amare.

Gli orsacchiotti e il controllo delle nascite

Ostracismo infruttuoso

Dicevamo dei gruppi religiosi timorosi della cattiva influenza sull’educazioni delle bambine. Il loro appello e la loro avversione per gli orsacchiotti non si concretizzò, e rimase inascoltata dal grande pubblico, anche se lanciarono vere e proprie campagne denigratorie per fermare quel tipo di commercio.  Non ebbero successo ovviamente ma l’ostracismo era lanciato. In ogni caso, a loro consolazione, la natalità non segnò alcun rallentamento, anche se il più coccolato degli animali di pezza, finiva nelle carrozzine al posto delle bambole.

Arrivarono anche in Europa

Anche in Europa la “moda” dei teddybear prese piede ed un’industria tedesca cominciò a produrne in serie. Nel solo 1903 ne vendette 3.000 esemplari ad un grande magazzino newyorkese. La mania era iniziata e rapidamente si diffuse in molte varianti. La società Steiff di Giengen, in Germania, utilizzo il nome americano Teddybear sentenziandone il successo definitivo. Quegli orsacchiotti centenari, ora sono diventati un obiettivo caro a molti collezionisti, che spendono cifre importanti per entrarne in possesso. Ad un asta uno Steiff ha raggiunto la quotazione di 12 mila euro, ma un modello realizzato da Luis Vuitton è stato venduto a oltre 180.000 dollari.

I bambini hanno un’infanzia prolungata

Intanto all’inizio del secolo scorso le condizioni di lavoro stavano mutando, i bambini erano sempre meno utilizzati come mano d’opera. Si lasciava loro la possibilità di avere un’infanzia più lunga e maggior tempo per trastullarsi coi giocattoli. Questo fece decollare il settore industriale dei giochi e gli orsacchiotti divennero anch’essi il simbolo di questa prolungata infanzia.

Animali da coccolare nei momenti di sconforto

I teddybear divennero un supporto nei momenti di crisi o sconforto e non è a caso che molti orsacchiotti vennero ritrovati nelle giberne dei soldati deceduti nella prima guerra mondiale. Gli orsacchiotti divennero anche un simbolo letterario, dopo che l’autore inglese Milne diede vita alle avventure di Winnie-the-Pooh. Ebbe rapidamente una grande fama e le sue avventure continuano ad essere pubblicate, sono diventate una striscia a fumetti e brevi cartoon.

Gli orsacchiotti e il controllo delle nascite

Il cinema e gli orsi

Anche il cinema si è accorto degli orsacchiotti e di quanto piacciono. Molti lungometraggi di animazione hanno per protagonisti gli orsi e teddybears. Tra questi: Koda fratello orso, Paddington, Teddy & Annie giocattoli dimenticati, Boog & Elliott, La gang del bosco, Ernest e Celestine, The Brave-Ribelle, Il libro della Giungla, Robin Hood, Il Grande Orso, Kung-Fu Panda, ecc. Senza dimenticare gli show televisivi di Yoghi e Bubu, Masha e Orso o il Fozzie dei Muppets.

Ted il teddybear scollacciato e sboccato

Ma il grande successo botteghino lo ha ottenuto il meno adatto ai fanciulli, Ted, l’orsacchiotto indecente, sempre arrapato, sboccato e dalle abitudini poco ortodosse che lo hanno reso celebre. Un teddybear sarcastico che beve parecchio, fuma marijuana, va alle feste e corteggia costantemente tutte le ragazze, un alter ego imbarazzante per chi pensa agli orsacchiotti come eternamente dolci e arrendevoli. Ted ha avuto un incasso tale che è stato realizzato anche il sequel Ted2. Gli orsacchiotti e il controllo delle nascite

Abitare, Benessere, Eventi

I pois come carta d’identità

I pinguini africani riescono a riconoscersi dal piumaggio del petto

Anche in colonie affollatissime i pinguini africani riescono a rintracciare il loro partner. Non lo fanno col riconoscimento vocale, o col riconoscimento del volto, o del becco, ma controllando il piumaggio che hanno sul petto. Le piume che appaiono dopo 3-5 mesi dalla nascita hanno inserite nel bianco del petto alcune piume nere che creano una particolare texture. I pois come carta d’identità

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Quel piumaggio diventa permanente

Anche dopo aver fatto la muta le piume nere ricrescono esattamente nello stesso punto, mantenendo l’unicità del piumaggio. I pinguini che vivono in Sudafrica, Namibia ed alcune isolette dell’area, amano condividere le stesse aree per nidificare e allevare i pulcini. Il numero a volte immenso degli uccelli in ogni singola colonia rischia di diventare un problema di reperibilità. Ma i pinguini si riconoscono.

Monogami per tutta la vita

I pinguini africani sono monogami e mantengono la loro unione per tutta la vita, per questo diventa particolarmente importante riuscire a riconoscere il proprio partner. I pinguini per le loro movenze barcollanti e goffe vengono ritenuti buffi e poco intelligenti, ma in realtà stanno rivelando di essere più dotati di quanto immaginiamo.  Sono alti soltanto 50 centimetri e arrivano ai 6-7 chili di peso, si nutrono solo di pesce perciò collocano le loro colonie nelle aree rocciose che confinano con l’Oceano.

I pois come carta d’identità

Esperimenti per confermare la teoria

Per confermare la teoria dell’uso delle piume del petto come elemento di riconoscimento, gli etologi hanno svolto degli esperimenti. Hanno posto due foto di diversi pinguini in uno spazio ristretto, una raffigurava un pinguino a caso, l’altro il loro partner. I pinguini hanno individuato il partner. Per avvalorare la loro teoria, gli scienziati hanno nascosto la testa dei due pinguini raffigurati nella foto. Anche in questo caso hanno riconosciuto il loro partner.

Ritoccate le piume con photoshop

In uno step successivo alcune delle piume nere del petto sono state photoshoppate sulle foto. Anche se con difficoltà sono riusciti ad individuare il partner, mentre non lo hanno  riconosciuto quando quasi tutte le piume nere sono state cancellate. La speciale texture del petto rappresenta una sorta di documento d’identità che consente ai pinguini di riconoscere i loro compagni. 

In pericolo di estinzione

Nonostante la loro intelligenza, le colonie di pinguini africani sono in forte calo, ne sono rimasti allo stato selvaggio solo 200.000. Sono appena il 10% rispetto a qualche anno fa. Diventa urgente scoprire la causa di questo rapido rallentamento, che potrebbe essere causato dai cambiamenti climatici, o dalla pesca industriale che ha ridotto moltissimo i banchi di pesci di cui si nutrono. Sembra che soffrano anche di una difficoltà a generare nuovi pulcini e che questi vengano predati da volpi, sciacalli, gabbiani e altri rapaci. Gli etologi temono che potrebbero estinguersi in un solo decennio. I pois come carta d’identità

Credits: Pixabay

Benessere, Enogastronomia

Spremiamo vaniglia dai castori

Ogni tanto torna in rete la notizia degli aromi di vaniglia ottenuti dai sederi dei castori.

Si chiama “castoreo” ed esiste veramente questa sostanza espulsa dalle ghiandole anali dei simpatici roditori. Però è inutile montare proteste e gridare allo scandalo “QUESTO NON VE LO DICONO” perché, in realtà, non viene utilizzato. La motivazione? Il costo eccessivo. Spremiamo vaniglia dai castori

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Segnare il territorio

Questa sostanza vischiosa e marroncino chiaro viene utilizzata dai castori per segnare il loro territorio. Assemblano piccole cataste di legnetti ed in cima spremono questa sostanza per far capire che qui ci sono già castori ed è meglio girare alla larga. Ha un profumo dolciastro e persistente molto riconoscibile anche dagli umani e non solo dagli abitanti delle foreste.

Aroma naturale per biscotti e dolci da forno

In passato è stato utilizzato per aggiungere sapore a dolci o altri preparati, ma ora non esiste una industria che si dedichi ad estrarre la sostanza gelatinosa. Il castoreo non è affatto proibito, anzi è un aroma naturale, ed è ammesso nei disciplinari della Food and Drug Administration. 

Quasi introvabile

Potrebbe essere utilizzato ma è pressoché introvabile. E’ presente nelle ghiandole perianali che stanno ala base della coda palmata dei castori. L’unico modo per ottenerla è narcotizzarli ed estrarre a mano la gelatina. Deve essere spremuta a mano e non è un’operazione semplice o gradevole.

Spremiamo vaniglia dai castori

Inutile creare una campagna contro il suo uso

Perciò evitate l’ennesima crociata nata su internet per vietarne l’uso, nessuna azienda ha intenzione di spendere per il “castoreo” molto più di quanto non costi l’aroma vaniglia sintetico o naturale. Non la troverete nemmeno in vendita nei negozi specializzati in pasticceria e gelateria. Forse potreste trovarla in negozi salutistici o per usi medici.

Sostanza nota da millenni

Era già noto ai romani anche se con un uso completamente diverso (ritenevano che i suoi fumi, bruciandolo, potessero provocare aborti) Il suo profumo muschiato, ma molto più dolce rispetto a quello dei cervidi, è stato utilizzato in profumeria. In medicino è stato usato per curare mal di testa e otiti, febbre, gotta, e mal di denti. Con quali risultati non è dato sapere.

Profumi molto intensi e persistenti

Il suo odore persistente lo ha reso un elemento utile nella creazione di profumi particolarmente intensi. I cacciatori di castori la utilizzavano per catturare altri castori creando situazioni di conflitto in aree ristrette. I castori cercavano di difendere la loro zona dagli estranei che avevano spremuto le loro ghiandole e venivano allo scoperto finendo nelle trappole.

Spremiamo vaniglia dai castori

Castoreo troppo costoso

Agli albori dell’industria dolciaria il castoreo era utilizzato per dare un gusto di vaniglia, ma già nel secolo scorso il suo uso era scomparso. Come si suggerisce nei gialli di “cercare la femmina” in questo caso conviene “seguire i soldi”. Troppo costoso per essere utilizzato per prodotti dolciari dal costo di centesimi. 

Prodotti extra lusso

Solo prodotti dall’alto valore possono permettersi una spesa così consistente. Come ad esempio un liquore svedese, quasi prezioso. Nei processi alimentari il castoreo è stato soppiantato dagli aromi di origine chimica come la vanillina. Anche la tradizionale vaniglia di origine vegetale, è diventata preziosa e se fa un uso molto oculato. Spremiamo vaniglia dai castori

Credits: Pixabay

Benessere, Enogastronomia, Marketing

Compriamo con gli occhi

E’ la vista che ci condiziona negli alimenti, ancor più del gusto

Acquistiamo quasi sempre ciò che ci ha “affascinato”. Le nostre scelte per ciò che mangiamo sono legate ai nostri acquisti , e questi li facciamo per il modo in cui un alimento o un ingrediente riesce a “convincerci”, sin dalla confezione. Sono gli occhi a guidarci fino al tavolo da pranzo, sono loro che condizionano ciò che mettiamo nel carrello. La percezione che il prodotto che stiamo guardando, potrebbe essere eccellente per i nostri piatti, passa da come lo percepiamo. Compriamo con gli occhi

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Packaging, logo, colore, materiali

L’importanza del packaging, del colore, delle scritte, del logo, della esposizione ci porta ad appoggiare lo sguardo su ciò che sa attrarci ed affascinarci. Questa capacità del prodotto di “parlarci” non è sempre veritiera. L’emozione inconscia che suscita in noi ci fa deviare anche quelli che sono gli altri aspetti importanti, come ingredienti, sostenibilità, qualità, filiera produttiva, valori, fino a farci acquistare prodotti che sono relativamente lontani dal nostro senso etico o dai nostri criteri.

Neuromarketing ci studia

La branca del neuromarketing studia da tempo il tipo di percezione che cattura la nostra attenzione. Comprendere quali sono i meccanismi che ci fanno propendere per quel certo prodotto, quel certo colore, quella qualità del packaging, i materiali stessi del packaging, aiuta le aziende a diventare più attraenti. Come consumatori, crediamo di essere perfettamente in possesso di tutta la gestione della scelta quando acquistiamo. Ma non è sempre così.

Qualche acquisto quando rientriamo a casa non ci soddisfa

A volte, di ritorno dalle nostre giornate di shopping, ci accorgiamo di aver acquistato cose che, forse, non erano esattamente ciò che ci sarebbe servito. Mettiamo in dubbio le nostre capacità di scelta, e ci chiediamo come mai quel prodotto adesso sia nella nostra dispensa, anche se avremmo potuto scegliere altro. Quale sortilegio ci ha fatto portare a casa quello e non altro.

Compriamo con gli occhi

L’eyetracking svela cosa guardiamo e per quanto

Per svelare questo processo di scelta “condizionata” sono stati utilizzati dei software di eyetracking (misuratori dello sguardo). Un sistema che individua dove si posa il nostro sguardo, per quanto tempo lo fa, con quale intensità e come indaghiamo sui dettagli della confezione. I risultati dei test hanno evidenziato come ad attrarre sono stati nell’ordine colore, marchio, logo, qualità e sostenibilità connessa al materiale del packaging. il risultato finale è che i prodotti più osservati, erano quelli che erano stati anche i più acquistati.

L’aspetto estetico è l’elemento su cui lavorare

L’aspetto estetico diventa preponderante, l’occhio vuole decisamente la sua parte in fase di scelta d’acquisto. Il mix che porta a formulare un certo packaging è quello che determinerà la nostra scelta davanti ad uno scaffale affollato di prodotti. Ciò che saprà colpirci finirà nel carrello, anche se non sarà la migliore delle opzioni possibili. L’attenzione si sposta sugli elementi che sanno attrarre il nostro pensiero rispetto ai prodotti. Se soddisfano il nostro livello di sostenibilità, il processo decisionale si attiva verso quel prodotto.

Un elemento negativo farà fuggire il cliente

Se un elemento colpirà in modo negativo le nostre percezioni, influenzerà le nostre scelte. Per questo soprattutto nelle aziende alimentari, ciò che accade a livello grafico e a livello di materiali è fondamentale. Tutto deve essere curato e pensato per attrarre saldamente lo sguardo del consumatore, e non deve respingerlo. Se un prodotto è bello, ben confezionato e sa differenziarsi tra gli altri ha maggiori possibilità di affermarsi, ovviamente. Anche a discapito, in alcuni casi, della reale qualità del contenuto.

Su quale leva agire per diventare attraenti

Tener conto dei processi decisionali del consumatori nel momento cruciale dell’acquisto, determina quale leva vogliamo usare per renderci attrattivi. Il packaging diventa la scelta cruciale su cui lavorare, per comunicare nel modo migliore e riuscire a catturare lo sguardo di chi acquista. Comunicare qualità, sostenibilità e valori sin dal primo contatto, ed invitare gli occhi dei consumatori a sostare per approfondire quanti di questi valori soddisfa, è la ricetta vincente. Compriamo con gli occhi

Compriamo con gli occhi

Credits: Pixabay

Abitare, Benessere, Enogastronomia

Bicchieri di carta dannosi per l’ambiente 

Sono altrettanto pericolosi quanto quelli realizzati in plastica 

Dobbiamo sfatare il mito della sostenibilità dei bicchieri di carta, quelli tanto cari alle caffetterie, per la facilità dell’asporto. E’ il rivestimento interno dei bicchieri di carta, che li rende impermeabili, ad essere dannoso quanto la plastica stessa. Il rivestimento senza il quale i bicchieri non potrebbero garantire la tenuta, è necessario ,ma ma va in controtendenza rispetto allo scopo di evitare di inquinare. Bicchieri di carta dannosi per lambiente

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Bicchieri da asporto per caffè e altre bevande

I peggiori risultati si ottengono dai bicchieri per il caffè o il cappuccino, dotati del loro relativo coperchio in materiale plastico o polistirolo. I bicchieri da asporto non svolgono la loro funzione correttamente, ma sarebbe impensabile tornare al vetro o al coccio, se non grazie al servizio, graditissimo, di qualche cameriere che si presta alla consegna a domicilio o ufficio

La plastica cambia il sapore

La plastica altera il sapore del contenuto, specie se è caldo, I bicchierini in espanso sono altrettanto, se non ancor più, inquinanti. La soluzione corretta sarebbe di assumere le bevande calde direttamente al bar in tazze di ceramica o biscotto, o in vetro. Non è sempre possibile, ma è bene svelare che la supposta sostenibilità della carta non esiste. O almeno non al 100%.

Bicchieri di carta dannosi per l’ambiente 

Una ricerca sul campo

Per controllare l’eventuale tossicità dei contenitori di carta, una ricerca svolta dall’Università svedese di Göteborg, ha esaminato le reazioni di alcune larve di insetti e ditteri. I bicchierini usa e getta sia di carta che di plastica sono stati messi a confronto nelle stesse condizioni ambientali. Lasciati in aree umide o in acqua hanno permesso di controllare la reazione delle larve che crescevano al loro interno.

Una crescita irregolare

Ogni tipo di contenitore, plastico, cartaceo o poliuretano ha impedito una crescita regolare delle larve. Le femmine non sono quasi mai riuscite a svilupparsi completamente per arrivare alla fase riproduttiva. L’esperimento è stato svolto con diversi tipi di liquidi, da acqua fresca residui di percolato o acque torbide. I risultati sono stati confermati in tutte e tre le variabili.

Meglio non disperderli nell’ambiente

Disperderli nell’ambiente è pericoloso per la salute, e l’impatto è negativo per molti esseri viventi. Anche i coperchietti di polistirolo hanno dato gli stessi esiti. Gli effetti negativi si sono confermati anche nel corso del tempo, non solo nella prima settimana. Anzi col proseguire delle settimane la tossicità s’è evidenziata in modo ancor più palese. I bicchieri di carta è necessario che vengano smaltiti con attenzione negli appositi contenitori per la carta, in modo da evitare che si innalzi il livello di tossicità nell’ambiente. E’ una buona pratica, etica e sostenibile, che tutti possiamo fare.Bicchieri di carta dannosi per lambiente

Bicchieri di carta dannosi per l’ambiente 

Credits: Pixabay

Abitare, Benessere, Enogastronomia

Carne non carne coltivata stampata o sintetica

Tanta confusione in questo periodo sull’argomento delle carni che non provengono da allevamenti.

Sono tre le definizioni da prendere in considerazione, carne sintetica è il termine usato dal governo per spaventare un po’ i consumatori. Ma non è corretta, quella che viene e verrà proposta in futuro non è sintetica ma coltivata. Anche la carne stampata che riproduce in tridimensionalità alcuni tagli di carne non è sintetica ma ricomposta. Carne non carne coltivata stampata o sintetica

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Una inutile competizione

Il timore di governo e allevatori è che si accenda una competizione tra la carne allevata e quella prodotta in coltivazione. Sono due cose diverse e non potranno mai sostituire completamente quella a cui siamo abituati da qualche milione di anni. 

Per un futuro consapevole e non sprecone

Però è un prodotto molto interessante che consente di pensare ad un futuro meno “sprecone. La riduzione degli allevamenti comporta risparmi notevoli in termine di energia, spazio, inteso come terreni occupati dagli armenti od occupata da colture per alimentarli, acqua, antibiotici e altri elementi chimici per mantenere sane le bestie coinvolte.

Non esiste un pianeta B, meglio pensare ad una soluzione B

Già questo è un argomento che dovrebbe scardinare ogni altra considerazione. In un pianeta sempre più abitato, con difficoltà a sfamare tutti, avere una opzione B, che è più sana e che inquina meno dovrebbe far gridare “Evviva”.

Carne non carne coltivata stampata o sintetica

Alto valore proteico

La carne coltivata ha un alto valore proteico e consente di creare in cucina in modo differente. La bistecca resterà carne da allevamento, ma ci sono centinaia di tagli in grado di essere sostituiti dalle carni provenienti da coltivazioni. lLa repulsione verso gli insetti spinge a trovare soluzioni più gradite ai consumatori.

Prodotta da cellule animali

La carne coltivata è prodotta da cellule animali prelevate con una semplice inoffensiva biopsia. Vengono messe in una coltura di proteine quasi sempre vegetali che replicano le cellule all’infinito, senza rischi di contaminazioni e senza utilizzare antibiotici o altri farmaci. Per gli esteti che vogliono a tutti costi la tridimensionalità di una fiorentina esistono le stampanti 3D che riescono ad assemblare le carni coltivate copiando la texture della carne da allevamento.

Fantasia in cucina

La carne coltivata potrà essere cucinata in molti modi liberando la fantasia degli chef. Probabilmente verranno sviluppate ricette apposite che si muoveranno in senso contrario. Ovvero si portano realizzare solo con carni coltivate, Quello che appare immediato che sarà possibile aprire nuovi panorami degustativi.

Carne non carne coltivata stampata o sintetica

Proteine su misure adatte alla nostra dieta

Le proteine in questo modo saranno ritagliate su misura sulle esigenze dei consumatori, creando nuovi sistemi e paradigmi dietetici. Da tenere in grande considerazione anche l’aspetto salutare, le carni coltivate, infatti, non sono infarcite di ormoni, e sono sane fino all’ultimo pezzetto. Non scatenano nemmeno quel senso di colpevolezza per aver costretto a morte l’innocente animale

Potrebbe far rivedere la cultura vegana

Potrebbe essere una svolta anche per l’alimentazione vegana che vede la carne come un nemico acerrimo proprio per le sofferenze a cui sono sottoposti gli animali negli allevamenti. Avere proteine accessibili ma senza passare dalla loro uccisione potrebbe spostare le loro opinioni sull’alimentazione. O al contrario potremmo tutti diventare più vegani-onnivori (come indicano le tendenze del prossimo decennio) con prodotti che non dipendono da atti cruenti. La carne sintetica potrebbe diventare il nuovo seitan e il nuovo tofu.

Occasione da non perdere

Il mercato non è ancora pronto ma negare in partenza la possibilità di produrre proteine a buon costo risparmiando terreno, acqua, farmaci ed inquinando meno sembra stolto. La domanda arriverà, inutile negarlo, la conservazione dello status quo dimostra scarsa visione del futuro e l’Italia con la sua fama di paese all’avanguardia nel campo del cibo non merita di restare al palo. Carne non carne coltivata stampata o sintetica

Credits: Pixabay

Abitare, Eventi

Rubata toilette d’oro da 6 milioni

L’aveva realizzata Maurizio Cattelan era un’opera d’arte controversa, il furto 4 anni fa in Inghilterra

Collocata in un gabinetto del Blenhaim Palace nell’Oxfordshire, aveva fato parlare di se per la stranezza, e soprattuto perché qualcuno aveva pensato di rubarla. Era una toilette perfettamente funzionante e collegata alla rete fognaria. Infatti per poterla rubare è stata strappata dagli scarichi creando un problema di allagamento al piano dove era stata installata. Rubata toilette d’oro da 6 milioni

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Ispirazione dall’orinatoio di Duchamp

L’opera di Cattelan era intitolata “America” ed era un’accusa di eccessi commerciali nel mondo dell’arte. Un lusso esagerato, degno di una società troppo opulenta. Previo appuntamento poteva essere utilizzata di chiunque ne facesse richiesta, per un breve periodo. Era costituita da un quintale d’oro ed era la perfetta dimostrazione della ricchezza come simbolo di cafonaggine. L’ispirazione a Cattelan era arrivata da un’opera di Marcel Duchamp, di un secolo fa. “Fountain” fu un’opera che suscitò scandalo, perché rappresentava un orinatoio

6 milioni di valutazione

Il valore dell’opera era stimato in circa 6 milioni di dollari. Dopo essere stata rubata, se ne sono perse completamente le tracce. Anche nel sottobosco dei mercanti e dei ladri di opere d’arte non se ne sapeva più nulla. Svanita come se non fosse mai esistita. Molto probabilmente è stata fusa e rivenduta in più pratici e anonimi lingotti.

4 persone accusate del furto

A distanza di 4 anni da quella mattina del settembre 2019, sono state arrestate 4 persone con l’accusa di aver commesso il furto. L’opera era assicurata, e la compagnia per la quale era assicurata ha sollecitato ricerche e indagini per ottenere informazioni, arrivando anche ad offrite una cospicua taglia (100.000 sterline) se qualcuno avesse fornito informazioni utili.

Rubata toilette d'oro da 6 milioni

Cattelan credeva fosse una bufala o uno scherzo

L’artista aveva immaginato, nel momento in cui è stato raggiunto dalla notizia, che si trattasse di una burla o di uno scherzo. Chi poteva essere interessato a rubare un water closet? Ma aveva dimenticato il materiale con cui era stato creato. L’oro ingolosisce molti. I 4 arrestati sono compresi tra un’età di 35 e 39 anni e probabilmente hanno fatto il colpo della vita. Non è ancora certo, mancando l’oggetto del furto, che potranno essere condannati.

Presentato al Guggenheim di New York

America” era stato presentato tre anni prima al Guggenheim Museum di New York. Installato in un bagno al 5° piano, era stato visitato ed usato da molti, come un normale water closet. Con la sola eccezione che non poteva essere sollevata la tavoletta. Molti hanno approfittato della solitudine del momento, e si sono immortalati in selfie mentre usufruivano di quell’opera d’arte inconsueta.

Trump molto scontento

“America” era diventata anche un simbolo dell’arroganza di Trump che aveva chiesto al Guggenheim dei quadri di Van Gogh e si sentì rispondere che al massimo avrebbero forse potuto inviare il cesso d’oro. Trump non la prese bene. Rubata toilette d’oro da 6 milioni

Credits: Guggenheim Museum, web, Pixabay

Eventi, Marketing

La musica la comporrà l’AI

Le voci saranno campionate da artisti celebri

YouTube ha dato la possibilità ad alcuni utenti di realizzare dei brevi video musicali che contengono le voci campionate di alcuni artisti. Tra loro il più celebre è John Legend ma la possibilità di espandere il numero delle voci “prestate” è dietro l’angolo. Indubbiamente una rivoluzione nel modo di fare musica, con tutti gli annessi e connessi. La musica la comporrà lAI

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Una sotto-traccia identificativa

La piattaforma dedicata ai video e tutorial si è assicurata che ognuno dei video composti abbia in sotto-traccia, ma non udibile dall’orecchio umano, un messaggio identificativo. Questo dovrebbe evitare che la musica preparata con AI posa diventare di pubblico dominio senza versare royalties.

I diritti e gli introiti sono tutti da discutere

Proprio l’identificazione di chi possegga i diritti su questi brani è motivo di grande dibattito. Le major e i loro avvocati sono pronti ad ogni tipo di battaglia, per assicurarsi gli eventuali introiti e lo sfruttamento commerciale. Non sarà semplice dipanare questa intricata matassa.

Video di 30 secondi in verticale

Si chiama “Dream Track” lo strumento che può generare brevi video di 30 secondi con le voci di alcuni artisti. E’ un esperimento ma potrebbe portare a risultati strepitosi gradevoli o sgradevoli. Lo strumento genera video verticali perfetti per diventare materiale da pubblicare su TikTok o reels di Instagram e Facebook

Abbordabile da chiunque

L’utilizzo pare semplice, basta richiedere un certo tipo di situazione musicale, ballad, rock, pop, rap, trap, allegra, triste, scegliere una situazione che si vorrebbe cantare, amori più o meno controversi o farsi mandare dalla mamma a prendere il latte e il gioco è fatto. L’Ai si occuperà di generare il cantato con la voce preferita tra quelle a disposizione.

Ancora solo per sviluppatori

E’ uno strumento ancora destinato al solo uso degli sviluppatori, ma il sentiero è tracciato e pensare di bloccarlo è quasi impossibile. Alcuni artisti che si sono prestati al “gioco” sono preoccupati che la loro voce venga utilizzata per cose “stupide o per lanciare messaggi completamente contrari al loro modo di pensare. Soprattutto i rapper sono timorosi che qualche barra possa essere decisamente violenta o a favore di atteggiamenti malavitosi. Anche questo sarà materiale per avvocati e procuratori.

Un precedente importante

All’inizio di quest’anno, un certo  Ghostwriter ha scritto una canzone chiamata “Heart on My Sleeve” con le voci generate da Ai degli artisti Drake e the Weeknd. La canzone è diventata virale, e l’etichetta discografica degli artisti, Universal Music Group, ha fatto bloccare e rimuovere il pezzo da  YouTube e altri siti di streaming musicale poiché non ne traeva alcun vantaggio dal copyright.

Mancano ancora le regole d’utilizzo

Un precedente che mette in evidenza come tutto questo modo di creare musica debba essere ancora regolato. Nell’ambiente musicale si confrontano pareri positivi e contrari, c’è chi lo definisce uno strumento stimolante e chi invece un modo di rapinare le qualità professionali dei musicisti e cantanti.

Un potenziale enorme e inarrestabile

Il potenziale è talmente vasto che immaginare di bloccare completamente un modo innovativo di comporre e cantare è impensabile. Creato lo strumento, qualcuno ne approfitterà. Con quale tipo di successo. è ancora complicato dare risposte. Molto probabilmente l’Ai trasformerà l’industria musicale in modi che ora non riusciamo a prevedere.

Saranno gli avvocati a mettere i paletti

Forse saranno le dispute sui copyright a mettere precise barriere e a dirimere le dispute. Creare musica senza che nessuno venga pagato è il maggior incubo di tutte le major e sicuramente prenderanno precauzioni per proteggere i loro introiti. Perché anche in questo caso seguire la scia dei soldi porta sicuramente a capire come funzionerà. La musica la comporrà l’AI

Credits: Pixabay, Youtube

Benessere, Enogastronomia, Marketing

Trimestre antinflazione un flop?

I risultati non sembrano molto incoraggianti

Il paniere di prodotti con prezzi calmierati non sembra soddisfare la clientela italiana, mancano alcuni prodotti indispensabili, mentre altri sono presenti negli stessi scaffali a prezzi ancora migliori. Altroconsumo ha fatto ricerche in molti supermercati ed ha riscontrato incongruenze. Trimestre antinflazione un flop?

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Un effetto molto blando

Il trimestre antinflazione salutato come un evento che avrebbe aiutato le famiglie a risparmiare, non ha favorito il risparmio in modo rilevante rispetto al precedente trimestre. I prezzi dei prodotti inseriti nel carrello tricolore, sono molto spesso a marchio della catena del supermercato, quelli su cui era più semplice intervenire con prezzi calmierati

Prezzi inferiori nello stesso scaffale

Ma molti di quei prodotti non rientrano tra i prezzi inferiori, nello stesso scaffale è possibile trovare prodotti della stessa fascia ma a prezzo inferiore. Mancano inoltre molti prodotti assolutamente necessari per l’economia alimentare. Ad esempio mancano tutti i freschi, frutta, verdura, carne, pesce ed il condimento preferito dagli italiani l’olio d’oliva. Assente anche l’offerta per le acque minerali.

Non compensa l’inflazione in modo sufficiente

Dal confronto con il periodo precedente all’entrata in corso della convenzione denominata carrello tricolore, i prezzi sono rimasti quasi stabili, ma non diminuiti abbastanza per compensare l’inflazione. In alcuni casi sono pure aumentati in un range tra l’1 e il 3%. Misure insufficienti per garantire un effettivo risparmio per i consumatori.

Trimestre antinflazione un flop?

I supermercati hanno ridotto le loro usuali offerte

L’effetto antinflattivo non c’è stato o è di entità irrilevante, nonostante le roboanti dichiarazioni del governo. Al momento la diminuzione delle altre offerte dei supermercati ha ridimensionato tutta l’operazione. Il vantato e strombazzato effetto non si è verificato. I consumatori hanno espresso perplessità, le offerte del carrello non vengono pubblicizzate e molti prodotti previsti non sono presenti.

Monitoraggio fino a pine trimestre

Altroconsumo  intende proseguire nel monitoraggio fino a fine trimestre per ottenere conferme della reale funzionalità della campagna, nata per difendere i consumatori. L’inizio non depone bene, c’è ancora molto lavoro da fare per rendere più leggero l’impatto economico delle famiglie. La lotta all’inflazione avrebbe bisogno di interventi più incisivi.

I supermercati e le catene che sono state prese a riferimento per l’osservatorio di Altroconsumo sono: Conad, Eurospin, Esselunga, Il Gigante, Lidl, Panorama, Penny Market, Supercoop/Ipercoop. Trimestre antinflazione un flop?

Trimestre antinflazione un flop?

Credits: Pixabay

Abitare, Eventi, Viaggi

Un grande vulcano si sveglia in Islanda

Ci sono forti probabilità di un evento eruttivo in Islanda di grande portata

Lo comunica l’Ufficio Metereologico Islandese, ci sono molti segnali di un evento in formazione. I terremoti si sono moltiplicati nella parte sud da oltre un mese, sono ancora relativamente, di piccola intensità, ma sono segnali inequivocabili che la caldera sta riempiendosi di magma. Un grande vulcano si sveglia in Islanda

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Convivere con le eruzioni

Le eruzioni in Islanda sono un evento abbastanza normale, anzi è un paese considerato un perfetto laboratorio di analisi per studiare i fenomeni eruttivi. Le autorità sono spesso costrette ad allontanare curiosi, turisti ed anche scienziati, dalle aree dove si svolgono le maggiori attività. I vulcani affascinano e molti diventano imprevidenti.

Paese di pescatori evacuato

Il magma sembra pronto ad uscire anche nella zona del piccolo villaggio di pescatori di Grindavík, tanto da costringere ad evacuare tutti i residenti. Le rocce fuse si sono mosse in direzione del paesino e non era più possibile assicurare l’incolumità delle persone che vivono lì.

Impossibile prevedere quando accadrà

Prevedere esattamente dove e quando avverrà è impossibile ma i segnali non hanno trovato impreparati i sismologi e gli studiosi di vulcanologia. Le probabilità che il magma fuoriesca proprio dove si concentra l’attività sono molto alte. Al momento il paesino è proprio sulla verticale della caldera e quindi ad alto rischio.

Un grande vulcano si sveglia in Islanda

Viaggi aerei interrotti

La storia dei vulcani islandesi è ricca di esempio, molti funesti per i viaggi aerei. Il vulcano Eyjafjallajokull ha eruttato nel 2010, diffondendo nell’aria una nuvola di cenere. Le ceneri sospinte nell’atmosfera hanno fatto modificare o bloccare molte linee, perché troppo dannose per i motori degli aerei. 

Due placche tettoniche che si sospingono

La conformazione dell’Islanda è molto particolare, è alla congiunzione di due placche tettoniche, un punto relativamente “debole” dove il magma può farsi strada. Il segnale che un evento si sta avvicinando è l’incidenza dei terremoti, a volte di forte entità, che aprono squarci nel terreno. Le recenti crepe nel terreno stanno a dimostrare che qualcosa là sotto sta accadendo. I vulcani attivi in Islanda sono 32

Grandi crepe nelle strade e terreni

Le grandi crepe che hanno tagliato in due le strade hanno reso difficile il rientro dei cittadini per raccogliere i loro averi e soprattutto per portare in salvo gli armenti e gli animali. Le autorità hanno concesso una deroga per rientrare nel villaggio e salvare il salvabile. Le rilevazioni hanno mostrato che la quantità di materiale magmatico presente nella caldera è aumentato ed il rischio sta diventando troppo alto, anche i vulcanologi sono stati invitati a lasciare l’area. Un grande vulcano si sveglia in Islanda

Un grande vulcano si sveglia in Islanda