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Abitare, Benessere, Eventi

Siamo davanti ad un miracolo?

Una razza femmina che vive da sola in un acquario è misteriosamente incinta.

Senza tirare in ballo eventi biblici e apparizioni di messaggeri alati, un evento di questa portata stupisce e pone interrogativi. Sono 8 anni che Charlotte, la pastinaca rotonda femmina che vive in un acquario di Hendersonville in Nord Carolina senza un compagno, è misteriosamente in dolce attesa. Condivide la vasca con due squali maschi, ma la loro vita sessuale non è in discussione. Squali e razze sono incompatibili sia per struttura fisica che per DNA. Siamo davanti ad un miracolo?

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Evento mai rilevato

E’ un evento che non conosce precedenti, in natura alcune specie riescono a riprodursi per partenogenesi, ovvero si auto-fecondano dando vita a dei cuccioli che sono quasi delle copie della madre. Ma nessuno conosceva che questo potesse accadere anche nelle razze, e soprattutto in cattività.

Molestata dagli squali

La prima supposizione era che la razza fosse stata molestata e fecondata dai due squali bambù a macchie bianche, che condividono lo spazio. In realtà questo non può accadere, perciò rimane una sola soluzione al problema, la auto fecondazione. In natura sono un’ottantina le specie che possono ricorrere a questo mezzo per riprodursi quando non sono in presenza di maschi. Tra loro anche coccodrilli e alcune specie di uccelli.

Strane protuberanze laterali

Charlotte ha cominciato a mostrare strane protuberanze che hanno fatto immaginare potessero essere neoplasie. Ma dopo una ecografia, è risultato chiaro che le protuberanze erano uova. Saranno 4 i neonati attesi. Appena si avvicinerà il momento del parto Charlotte verrà posizionata in una vasca più comoda e che verrà controllata tramite telecamere per controllare che tutto vada per il meglio e che i piccoli possano crescere in modo sano.

Nessuna chance per gli squali

La razza dovrebbe avere un’età tra i 12 e i 16 anni e non ha avuto contatti con maschi della sua specie da almeno 8 anni. All’inizio gli addetti avevano pensato che gli squali avessero attentato alle grazie di Charlotte o avessero tentato di rilasciare sperma nell’acquario, ma gli specialisti hanno negato questa possibilità. Non è possibile tecnicamente un rapporto tra le due specie.

Partenogenesi in cattività

La partenogenesi ò un evento abbastanza raro, ma razze e squali sono in grado di farla avvenire. Questo però resta uno dei rarissimi casi che stia avvenendo in cattività. Per questa specie “pastinaca rotonda grigia”, non è mai stata osservato in precedenza un simile evento. Il parto potrebbe avvenire entro fine mese e Charlotte forse svelerà alcuni dei misteri che serviranno a capire meglio le evoluzioni della specie. Chissà come gongolerebbe Darwin davanti ad un’altra dimostrazione delle sue teorie. Siamo davanti ad un miracolo?

siamo di fronte a un miracolo

Credits: Pixabay, wikimedia

Abitare, Benessere, Enogastronomia

Un’oasi difesa da un muro a protezione 

Tra le meraviglie architettoniche in muratura non c’è solo la Grande Muraglia 

Creato per difendere il territorio  di un’oasi circa 4.000 anni fa in Arabia Saudita. Era un muro di difesa e protezione contro i nomadi e gli eventi naturali. Era a protezione di un’oasi che consentiva la coltivazione di alberi da frutta, cereali e verdura, ad una piccola comunità. L’estensione totale del muro era di circa quindici chilometri, era alto 6 metri e spesso tra due e quattro metri, per isolare l’area dagli interventi esterni. Un’oasi difesa da un muro a protezione

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Postazioni d’avvistamento

Il muro era dotato di un camminamento superiore con postazioni di guardia. Aveva delle stazioni di avvistamento che consentivano di individuare i movimenti che avvenivano all’esterno dell’oasi. Potevano avvistare gli eventuali predoni provenienti dal deserto per poter attivare le difese contro i loro tentativi di razzie. La stazioni originali erano 180, ma ora ne restano tracce di sole 74.

Khaybar nel deserto arabico

L’oasi di Khaybar si trova nella parte settentrionale del deserto dell’Arabia Saudita. Resta uno dei pochi esempi ancora riconoscibili e visitabili di costruzioni del genere, ma non erano così rare. Le oasi che permettevano di coltivare, grazie alle loro sorgenti erano protette e ovviamente concupite dai predoni. Erano e sono preziose, perciò dotarle di una simile protezione era una pratica necessaria.

Difesa da razzie ed eventi naturali

Oltre ad impedire le razzie da parte di altre tribù, questo tipo di muro di difesa, ha contribuito anche a garantire una stabilità nei confronti delle minacce naturali. Inondazioni, tempeste di sabbia e vento o la normale erosione, avrebbero potuto rovinare i raccolti. Il deserto è arido e la sua vegetazione quasi assente, quindi una sorgente e il relativo controllo delle sue acque, consente di ottenere orti e frutteti dai copiosi raccolti. Il muro di Khaybar è stato utilizzato per almeno 400 anni

Un’oasi difesa da un muro a protezione

Oasi murate, copiate dalle abbazie cristiane

Circa 4.000 anni fa l’area era punteggiata da queste oasi murate. La loro gestione divenne un esempio anche per gli “ortus conclusus”, propagandati dai monaci cristiani nelle loro abbazie e monasteri. Permettevano di mantenere una economia di base e il sostentamento di piccole popolazioni, grazie ad un tipo di economia circolare che ancora oggi potrebbe funzionare. 

Acqua preziosa e rara

Le sorgenti d’acqua erano lo strumento necessario perché le oasi potessero svilupparsi in lussureggianti giardini e orti, occorreva preservarle. Le fortificazioni movimentarono il paesaggio desertico, trasformandosi in un inno alla vita. Diedero un grande slancio ad una coltivazione agricola razionale e molto dettagliata, dove la distribuzione delle risorse idriche è ancora stupefacente.

Tenevano alla larga le scorribande dei predoni nomadi

Oltre all’aspetto agricolo svolgevano anche il compito di difesa e controllo delle scorribande delle popolazioni nomadi e raccoglievano informazioni sui movimenti di chi circolava nell’area. Gli attacchi improvvisi potevano così essere bloccati per impedire che venisse razziato il raccolto o le ricchezze delle popolazione. Erano avamposti di difesa militare, e svolgevano il compito di controllori. Un’oasi difesa da un muro a protezione

Un’oasi difesa da un muro a protezione

Credits: Pixabay

Benessere, Enogastronomia

Il cibo a tavola serve per creare appartenenza

Quasi il 50% degli italiani sono coinvolti coi propri cari nelle scelte del cibo 

Nasce l’indice Psychological Food Involvement Scale (PFIS) che misura il rapporto con il cibo, e il coinvolgimento con le scelte alimentari. Il nuovo indice serve a misurare il nostro rapporto con il cibo e come influenzi le nostre scelte. Il modo in cui ci alimentiamo è molto cambiato negli anni recenti. Da una semplice soddisfazione di un bisogno primario, com’è la fame, s’è arricchito di molta simbologia. C’è un approccio psicologico e filosofico a come ci avviciniamo alla tavola. Ci avviciniamo alla tavola per il cibo e per comunicare. Il cibo a tavola serve per creare appartenenza

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Dietologi nutrizionisti e operatori del marketing

Dietologi, nutrizionisti e operatori del marketing sono molto interessati a comprendere in che modo le persone siano coinvolte dal cibo. L’importanza delle motivazioni che spingono ad effettuare precise scelte alimentari è analizzata, da decenni, dagli esperti del settore e da chi si occupa di futuro dell’alimentazione.

Una scienza per comprendere il ruolo del cibo

La valutazione delle spinte, talvolta inespresse, che modificano o trascinano il nostro modo di consumare e fare acquisti in campo alimentare, interessa sempre più persone ed aziende.  PFIS è una vera e propria scienza, nata per comprendere il ruolo che il cibo, e come lo consumiamo, possa influenzare le varie tribù e i suoi adepti.

Emozione, coinvolgimento, approvazione di uno stile

Emozione, coinvolgimento, approvazione di uno stile, benessere interiore ed esteriore. È dall’amalgama di questi stimoli che si sviluppa il nostro modo di pensare al cibo. Una soddisfazione che passa dalla positività delle nostre emozioni, un benessere che passa dal nostro modo di consumare i pasti. È il raggiungimento di situazioni e momenti che creano vicinanza con chi ci sta a cuore, e con relative tribù, a cui vogliamo appartenere. Consumare alcuni alimenti apre o preclude porte, che indirizzano ad accettazione o rifiuto di certe attitudini. 

Il cibo a tavola serve per creare appartenenza

Esprimiamo la nostra personalità

La nostra personalità emerge anche da cosa consumiamo, rafforza i vincoli familiari, accentua la vicinanza e il senso di partecipazione. Il cibo diventa un mezzo per sentirsi parte di una comunità, quasi il 50% degli italiani lo vede come un rafforzamento dei rapporti con le persone care. Cucina della nonna, tradizione, modernità o esplorazione di nuove cucine, ci guidano alla scelta dei compagni di viaggio, o di piatto.

Venire accettati

È anche il metodo per essere accettati dagli altri e far parte dello stesso club. Anche il successo degli influencer passa da questo desiderio di appartenere, di essere partecipi dello stesso “rito”. Consumare rappresenta un appagamento del proprio io, del proprio benessere. Scegliere cibi ipercalorici, oppure cibi biologici, a km zero, diete proteiche o  beveroni ipocalorici, sono tutte formule che danno accesso a precise tribù. Creano appartenenza.

Bisogno di partecipare

Queste scelte passano spesso per il bisogno di partecipare. Sconfinano nelle “mode” e per questo sono particolarmente interessanti per chi si occupa di marketing. Capire perché si scelga o si possa in qualche modo indirizzare verso un certo tipo di consumo, è un must per le aziende. Scoprire quali sono i temi che accendono alcuni interruttori può determinare il successo di opportuni prodotti. 

Il cibo a tavola serve per creare appartenenza

Sostenibile, etico, vegano, no carne, carne coltivata, insetti

Se la parola d’ordine è sostenibilità si possono vellicare i desideri dei clienti verso tutto ciò che è ecologico, biologico, etico. Oppure si può forzare la mano con argomenti che implichino di non accedere ad alimenti di origine animale, escludere le carni coltivate o le farine d’insetti come possibili fonti proteiche. Sono tutte variabili su cui poter operare.

Scelte coerenti

La sensazione di aver fatto la scelta corretta e coerente al proprio modo di alimentarsi e vivere, farà il resto. Il cliente si sentirà gratificato dei propri acquisti e cercherà di diffondere il proprio stile inglobando familiari e amici. Ad esempio sentirsi appagati per aver acquistato cibi che vellicano il nostro desiderio di fitness, diventerà un volano per includere altre persone nella propria tribù. 

La profilazione del cliente aiuta ad individuare le aree d’intervento

Il nuovo indice, che valuta il coinvolgimento psicologico, consente una migliore profilazione dei clienti. Un mezzo per affinare le ricerche di mercato, che potrebbe essere utilizzato anche per educare ad una migliore e corretta alimentazione. Ma temiamo che non sia esattamente quella la direzione, con cui i dati raccolti verranno utilizzati. La psicologia legata agli acquisti sembra più un metodo per indirizzare ed incitare verso altri consumi, più che un invito alla moderazione. Il cibo a tavola serve per creare appartenenza

Il cibo a tavola serve per creare appartenenza

Credits: Pixabay

Abitare, Benessere

Quali cani vivono più a lungo?

Una ricerca svolta in Inghilterra riesce a dare alcune risposte

Il dolore che gli umani provano per la perdita dei loro amici a quattro zampe, è tale che, vorrebbero che potessero vivere in eterno. Difficile pensare di doverne fare a meno, specie dopo aver incontrato il cucciolo che vi ha stregati con quegli occhioni dolci che supplicano di ricambiare il suo affetto. Quali cani vivono più a lungo?

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I piccoli sono favoriti

Sono i cani di piccola taglia a sopravvivere più a lungo rispetto ai loro compari di dimensioni più grandi. Il muso è un elemento rivelatore e decisamente importante, i cani con muso lungo e affilato tendono a vivere più a lungo. Al contrario i cani col muso corto e rincagnato, solitamente, hanno vite più brevi e tribolate.

Meticcio o di pura razza?

Un mito da sfatare è quello relativo alle razze. Non sono gli incroci misti a prevalere ma sono i cani di razza quelli che hanno più possibilità di tenerci compagnia a lungo. Si pensava che un sangue misto vivesse di più a causa del maggior numero di geni presenti, ma non è così. Dall’indagine risulta evidente che i “purosangue” hanno una vita di maggiore durata. 

Molti fattori contribuiscono ad una lunga vita

Ovviamente intervengono molti fattori nel determinare la lunghezza della loro esistenza, oltre a razza, sesso, stress, alimentazione, vita al chiuso o all’aperto condizionano la loro esistenza. La stessa definizione di cani da lavoro o da compagnia, rende subito chiaro il diverso tipo di impegno, che rende i nostri amici a quattro zampe, più o meno coinvolti in attività che possono essere usuranti.

Quali cani vivono più a lungo?

Da 10 a 14 anni di piacere

La vita media dei cani è di una dozzina d’anni con molte variazioni sia verso il basso che verso l’ alto. Nella norma tra i 10 e i 14 anni, è ritenuta una aspettativa di vita regolare. Ci sono eccezioni che sono legate soprattutto allo stile di vita, ma anche alla conformazione fisica. I cani di piccola taglia e col muso allungato non hanno problemi respiratori, dormono meglio e si affaticano meno, mentre i cani grandi o col muso corto o rincagnato, soffrono spesso di problemi di salute.

Bassotti e volpini i compagni più longevi

I bassotti o i volpini sono tra quelli che vivono più a lungo, mentre i carlini e i bulldog francesi raramente arrivano ai 9 anni. Nella classifica ci sono anche i casi in negativo, come i pastori del Caucaso che arrivano appena a 6 anni, anche il cane corso ha una spettanza di vita breve, circa 8 anni.

Una ricerca che ha coinvolti molti privati ed enti

L’analisi della lunghezza della vita è stata realizzata grazie ai dati raccolti in Inghilterra, da privati, veterinari, allevatori, compagnie di assicurazioni, enti che si occupano del benessere animale e ricerche universitarie. I dati raccolti hanno superato il mezzo milione per fornire uno schema ragguardevole ed affidabile. Ma conoscere questi dati probabilmente non vi farà cambiare la vostra opzione.

Sarà probabilmente il vostro cucciolo a scegliervi

Come sempre la scelta del cucciolo avverrà casualmente, e non terrete in considerazione quanto a lungo vivranno i vostri compagni. Sarà una scelta che effettuerete entrambi, il vostro amico saprà capire se siete affidabili e vi sceglierà, anche se a voi sembrerà di essere stati voi a decidere. L’importante è che vi amiate e rispettiate, la vita assieme ad un amico così fedele è molto più piacevole. Quali cani vivono più a lungo?

Quali cani vivono più a lungo?

Credits: Pixabay

Benessere, Enogastronomia

Doggy Bag obbligatoria per legge?

Il contenitore per gli avanzi, noto comunemente come Doggy Bag, potrebbe ricevere un grande impulso.

Probabilmente una nuove legge verrà varata in questo senso, per rendere obbligatorio il suo uso, per chi ne fa richiesta. I ristoratori sono pronti, con soluzioni diverse a seconda della tipologia di locale, e quindi potrebbe, facilmente, rivelarsi un successo. L’obiettivo è quello di limitare gli sprechi alimentari, favorendo un uso sostenibile dei consumi alimentari. Doggy Bag obbligatoria per legge?

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Italiani da convincere 

Resta un ostacolo però, convincere gli italiani che chiedere un contenitore per gli avanzi, non è segno di taccagneria, ma un segnale di solidarietà e sostenibilità. Sinora sono pochissimi i nostri connazionali che ne fanno richiesta, appena il 15% dei clienti di pizzerie e ristoranti, chiedono di poter portare via ciò che è rimasto nel loro piatto. 

Doggy Bag obbligatoria per legge?

Una storica timidezza

Gli italiani sono molto timidi nel richiedere i contenitori opportuni, temono di essere indicati come avari, o peggio come poveracci. Uno stigma che viene dal passato, difficile da superare. È un imbarazzo che arriva da una scorretta educazione alimentare, che faceva ritenere corretto lasciare sempre almeno un boccone nel piatto. Era un segno di non essere assillati dalla fame, un segno di finto benessere, anche se volentieri si sarebbero divorati tre piatti di quel manicaretto.

Un vezzo mentale

E’ un’abitudine mentale che dovrebbe essere combattuta energicamente. Il cibo che resta nei piatti è e sarà pagato indipendentemente dal fatto di averlo completamente consumato o no, o che sia offerto o meno da un altro commensale. Nessuno ci farà uno sconto per aver mangiato solo mezza bistecca o mezza carbonara. Perché lasciarla agli uccellini, e soprattutto perché farla gettare nella spazzatura, mentre può servire per un ulteriore pasto? 

Doggy Bag obbligatoria per legge?

Oltre all’imbarazzo

Oltre a provocare imbarazzo la pratica dell’uso delle Doggy Bag, coinvolge anche la scomodità di portare via qualcosa all’uscita del ristorante. La stragrande maggioranza dei clienti non richiede gli appositi contenitori perché è imbarazzante portare via qualcosa dal ristorante, specie se la serata continuerà con altre attività. La riluttanza ad usufruire di questo servizio si trasforma in un inutile spreco, da evitare, specie ora che il cibo è particolarmente costoso.

Più raro il vino

All’estero esistono ristoranti che non servono vino e quindi i clienti portano da casa ciò che vogliono bere e si riportano a domicilio quello che avanza. Questo ha creato un’abitudine diffusa di riturare il vino servito a tavola e portarselo via. Sono favoriti dal tipo di tappo, diffuso all’estero, a ghiera. Ovviamente avviene anche con quello servito dai ristoratori. Il vino è solitamente una delle voci più consistenti nel scontrino, perciò perché lasciarlo sulla tavola se non è terminato? In Italia questa pratica non è quasi mai utilizzata, appena il 12% chiede di portare via il vino che hanno già pagato.

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Doggy Bag obbligatoria per legge?

Sprechiamo troppo

Ogni cittadino italiano spreca mediamente oltre 60 chili di cibo. La stragrande maggioranza di questi alimenti consumati male, avviene a domicilio, ma una percentuale di circa il 35% avviene al ristorante. In molti paesi la pratica è entrata nell’ordine delle idee, e c’è chi sceglie il ristorante proprio perché sa, che avrà la sua Doggy Bag finale. 

Italiani favorevoli all’obbligatorietà

Gli italiani intervistati in proposito hanno dichiarato di essere favorevoli a sfruttare questa possibilità (74%). Inoltre il 50% vorrebbe che diventasse obbligatorio come in Francia e Spagna. A dimostrarsi più interessate sono state le generazioni più giovani, quelle più attente ai temi ambientali ed allo spreco. Doggy Bag obbligatoria per legge?

Doggy Bag obbligatoria per legge?

Credits: Pixabay

Abitare, Benessere

Sale stradale gettarlo o no?

Rende più sicure le strade ma genera anche molti problemi all’ecosistema.

Siamo di stagione perciò ha senso domandarsi se il sale che gettiamo sulle strade sia così utile o sia dannoso. Quando inizia a nevicare e si attacca al suolo, siamo felici di vedere i camion spargisale distribuire il loro carico sull’asfalto. Però forse stiamo esagerando, negli ultimi anni la percentuale gettata è quasi raddoppiata. Il sale fa ridurre il punto di gelo e fa sciogliere prima il ghiaccio ma a discapito della salute di tutti quanti. Sale stradale gettarlo o no?

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Si scioglie e arriva nei fiumi e laghi

Dovremmo evitare di abbondare perché il sale, per svolgere il suo compito deve sciogliersi e finisce nel terreno, nell’acqua e nelle piante. Gli invasi idrici vedono così salire il livello di sodio, e nel caso di impianti per distribuire acqua potabile alle popolazioni, sono veramente dannosi. Filtrare e potabilizzare le acque dal sodio in eccesso, sono processi molto costosi ed il sapore dell’acqua peggiora in modo sensibile.

Sconsigliato in molte diete

Il sale è sconsigliato in mote diete, specie per i diabetici e gli ipertesi. Tutti i medici raccomandano regimi senza sale o poveri di sodio, per una migliore salute. Proprio per questo le acque potabili ricche di sodio possono rivelarsi pericoloso e decisamente non funzionali, per buona parte della popolazione. Questo va decisamente contro alle norme di prevenzione, per aspirare ad un benessere sanitario, nel lungo periodo.

Specie aliene subentrano

La salinità in aumento favorisce l’ingresso di specie aliene, che si adattano meglio alle acque salmastre, specie che possono essere invasive. Inoltre il sale uccide il fitoplancton che è alla base della catena alimentare di molte specie. Uno studio recente ha confermato che le trote, in condizione di alterata salinità, si riducono sino al 30% di peso. Rimangono piccole, hanno problemi a riprodursi e sono più facilmente catturate dai loro predatori. Anche le rane vengono influenzate in modo negativo.

Meglio delle patatine fritte

Il sale è come le patatine per molti animali, specie i ruminanti e gli ovini. Negli USA i depositi di sale, posti al lato delle strade, sono diventati luoghi di approvvigionamento per cervi, wapiti, caribù e alci. Soprattutto gli enormi alci creano problemi nella circolazione con i loro attraversamenti stradali. Non è un caso che la prova di sbandata controllata viene chiamata la prova dell’alce. Il problema è decisamente noto.

Sale stradale gettarlo o no?

Leccornie per il latte e le corna

Attraversano le strade per leccare quella leccornia. Le femmine lo fanno per avere un latte migliore per i vitelli, mentre ai maschi serve per far crescere i loro possenti palchi. Attraversano di notte, sono quasi neri e diventano ostacoli invisibili e insormontabili. Molti incidenti mortali sono occorsi proprio vicino a queste zone dove possono trovare sale. Molti cittadini nordamericani, ma anche nordeuropei, sono rimasti vittime assieme agli animali di incidenti dalle conseguenze fatali.

C’è una letteratura sugli animali che leccano via il sale dalle auto

Esiste tutta una anedottica su alci, cervi o renne, sorpresi a leccare voluttuosamente il sale caduto dai camion, o le auto appena parcheggiate dopo aver viaggiato su strade cosparse di sale. Potrebbe essere un economico servizio di autolavaggio, se non fosse dannatamente rischioso. Gli alci sono decisamente poco socievoli e si sconsiglia di avvicinarli. I maschi sono ombrosi e solitari, si avvicinano alle femmine solo nel periodo riproduttivo, poi scompaiono nuovamente nelle foreste.

Anche la vegetazione cambia

Le piante sui bordi delle strade hanno ovviamente assorbito molti più sali e questo modifica il loro ciclo vegetativo e la vita degli insetti che su di loro si posano. Le farfalle che crescono e si nutrono di quelle foglie, ad esempio, sviluppano occhi giganti. Non ci sono ancora studi completi su questo fenomeno, e sulla potenzialità del rischio connesso, che resta però allarmante.

Alternative al sale

Sono state studiate alternative al sodio da gettare sull’asfalto, ma nessuna ha veramente funzionato. Sia il succo ottenuto dagli scarti della barbabietole o altri sottoprodotti da lavorazioni industriali non sono riusciti a sciogliere bene ghiaccio e neve. L’unica vera soluzione è agire con parsimonia, ridurre la quantità di sale sparso ovunque e limitarlo alle vie in cui la circolazione non può essere soppressa o rallentata. 

Tutti possono contribuire

Possiamo contribuire anche noi nel nostro piccolo. Ognuno di noi può evitare di strafare, gettando chili di sale nei vialetti d’ingresso.  Ne basta una quantità minima per evitare di scivolare e battere le terga a terra. Con un po’ di attività fisica si può spalare la neve e grattarla dai punti dove è ghiacciata. Risparmieremo sull’abbonamento della palestra e i muscoli resteranno tonici. Sale stradale gettarlo o no?

Sale stradale gettarlo o no?

Credits: Pixabay

Abitare

I pappagalli imparano tutte le parolacce.

Un gruppo di questi pennuti mette in imbarazzo un intero zoo.

Sono intelligenti (meglio di un bambino di 5 anni), sono belli, sono canori, ma strillano improperi, parolacce e bestemmie.Uno zoo inglese è andato in crisi per colpa di 8 pappagalli grigi che continuano imperterriti a strillare i peggiori insulti che hanno ascoltato. Imitano benissimo le voci e quindi si offendono l’un l’altro con voci miste, maschili e femminili. I pappagalli imparano tutte le parolacce.

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Isolarli o aggregarli?

Hanno tentato di isolarli ma non ha avuto alcun successo, han continuato a dirsene di ogni colore. Ora lo zoo tenta un esperimento, invece di tenerli separati, li immetterà in uno stormo di altri 92 pappagalli, che non usano parolacce. La possibilità che restando coi loro simili che non straparlano, potrebbe indurli a dimenticare le offese. Ma potrebbe anche causare l’opposto, ovvero convertire al turpiloquio anche l’intero stormo.

100 bestemmiatori sarebbero ingestibili

Diventerebbe forse ingestibile uno zoo con 100 pappagalli che strillano parole irripetibili. Solo il futuro potrà confermare se l’esperimento funzionerà. Intanto per evitare guai, nell’area vicino alla loro gabbia sono esposti molti cartelli che avvisano i visitatori. Sinora non ci sono stati problemi, anzi, i visitatori si divertono a sentirsi insultare o bestemmiare e ridono.

I pappagalli imparano tutte le parolacce e le ripetono

Sono diventati virali coi video

Molti visitatori registrano vocali e video con le parole più oscene e li diffondono. Siccome le parolacce e gli insulti sono spesso gridati e ben scanditi, i pappagalli riescono a modulare la voce imitandoli perfettamente. Anche il tono con cui li ripetono è ad alto volume, segno che quando li hanno ascoltati gli insulti erano diretti a colpire qualcuno in modo efficace.

Riescono ad imitare i suoni e cantano benissimo

Riescono ad imitare molti suoni, come la chiusura di una serranda, o il rumore di un’auto o un camion, il campanello del microonde o il pin plon delle retromarcia del camion della nettezza urbana. Sanno anche cantare molto bene, è famoso in questo senso l’imitazione di un brano di Beyonce intonato dal pappagallo Chico, con perfetta timbrica femminile.

Vengono dall’Africa e dovrebbero tornarci

I pappagalli grigi di questo zoo sono tra i più intelligenti conosciuti, sono molto amati e diffusi tra i collezionisti e gli amanti degli animali da compagnia. Provengono dall’Africa e forse lì dovrebbero tornare, ma sono abituati a ricevere cibo dai loro padroni, a orari regolari, e non se la caverebbero in natura. Una situazione che accomuna molti ex-selvatici specie se trattati e allevati come animali da compagnia.

Potreste impararne di nuove

Se vi mancano le parolacce nel momento di fare una reprimenda o volete dire qualcosa di personale e molto incisivo, potreste andare a visitare questo zoo inglese. Sicuramente potreste imparare qualche offesa che non avevate mai utilizzato, e magari alla fine scoppiereste a ridere pure voi. I pappagalli imparano tutte le parolacce.

I pappagalli imparano tutte le parolacce e le ripetono
Benessere, Enogastronomia

La differenza la fa il bicchiere

Le persone bevono meno vino quando i bar eliminano i bicchieri più grandi

Una misura semplice e quasi ovvia, ma che potrebbe aiutare a limitare il consumo di alcool. In questo caso a farne le spese è stato il vino, il tipo di alcol più servito e bevuto in Inghilterra ed Europa. Sono proprio stati i pub inglesi ad accogliere questo studio comportamentale, ed accorgersi dell’effettivo calo. La differenza la fa il bicchiere

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Eliminare i balloon

Eliminando i balloon, i bei bicchieri panciuti ad alto stelo, dai loro servizi, hanno notato una diminuzione di quasi l’8 % di consumi di vino. Servendo bicchieri di dimensioni minori hanno ottenuto questo piccolo successo. I pub e wine bar che si sono prestati all’esperimento non hanno perso denaro. Probabilmente hanno compensato il minor vino versato con più alti ricarichi.

Lontano dal Dry January

Il test è stato realizzando nei mesi precedenti al Natale per non venire influenzato dall’esperienza del dry January (un intero mese senza alcool). In contemporanea non ci sono state variazioni di consumi di sidro e birra, segno che gli avventori non hanno compensato le razioni leggermente ridotte, bevendo altre cose.

Alcoolismo troppo pericoloso

Sembra una rivoluzione semplice come l’uovo di Colombo, ma il NHS (servizio sanitario Nazionale inglese) ha appreso la notizia con grande favore. I problemi legati all’alcolismo in UK, sono molto seri per le complicazioni che l’abuso comporta (tumori al fegato, cancro della pelle in primis). Migliorare le condizioni di salute dei propri cittadini è un target che NHS si pone da sempre, e questi dati sono confortanti. 

La differenza la fa il bicchiere

Troppi decessi

Il consumo smodato causa 3 milioni di decessi ogni anno in tutto il mondo. Un numero decisamente troppo alto. Ridurre i problemi legati al troppo bere, oltre che sanitari, sono anche legati all’ordine pubblico. Meno ubriachi al volante, meno incidenti stradali, meno risse e problemi di traffico, meno situazioni limite, e conseguenti minori interventi delle forze dell’ordine.

I decesso su 8 dovuto all’abuso di alcool

Negli Stati Uniti, i dati sono ancora più sconfortanti, tra i 20 e 64 anni, un deceduto su 8 è legato al consumo di alcool, la percentuale aumenta se si selezionano i decessi dei cittadini tra 20 e 49anni . Un paio di generazioni veramente ad alto rischio sanitario. Se basta eliminare i ballon dai menu dei pub per ridurre il numero delle bevute, ben venga. 

La lobby dei produttori si mette di traverso

Se il NHS spinge in questa direzione, ci sono resistenze da parte dei politici, che devono combattere contro un impero come quello dei produttori di bevande alcoliche e superalcolici. Una lobby potentissima e ricchissima, che non intende lasciar scalfire i loro patrimoni. I produttori di alcolici insistono nel mettere i cittadini in grado di fare scelte oculate, ma respingono ogni limitazione, compreso il ridurre il volume dei bicchieri.

Nessuno osi toccare la pinta

Chi ha effettuato il test, vorrebbe tentare di reiterare l’esperimento anche nei confronti di altre bevande, compresi i bicchieri per la birra. Ma in questo caso nessun pub o ristorante ha acconsentito a ridurre il classico bicchiere da pinta. Come scusa hanno dichiarato che la loro clientela è troppo abituata a quel formato, e non avrebbe gradito il cambiamento. La pinta esiste da secoli, il ballon per il vino è introduzione recente, perciò meno connaturata alle abitudini consolidate. La differenza la fa il bicchiere

La differenza la fa il bicchiere

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Benessere

Ecstasy contro lo stress post-traumatico 

Se verrà approvato dalla FDA, il farmaco sarà il primo psichedelico approvato per la salute mentale

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Gli USA sono tra i primi paesi a mettere in discussione il trattamento della salute mentale tramite psicofarmaci. Un uso delle sostanze non solo per procurarsi sballo e che può portare a dipendenze pericolose ma un vero antidoto per battere lo PTSD. Sigla che sta per Stress Post Traumatico, uno dei già gravi problemi legati alla salute mentale. Gli esperimenti in questo senso vengono portati avanti da due decenni con risultati incoraggianti. Ecstasy contro lo stress post-traumatico

Disturbi in rallentamento grazie alla MDMA

I trattamenti stanno dando risultati percepibili, nella sfera dell’umore instabile. Sono necessari altri studi per sdoganare completamente l’Ecstasy (nota anche come molly o MDMA) in questo settore medico. Gli esperti del settore e gli psichiatri sono convinti che i risultati saranno sempre più interessanti.

Ecstasy contro lo stress post-traumatico

Non solo party e sballi

L’ecstasy, è una droga da party comunemente usata nelle feste, festival musicali o nei rave. Viene usata per esaltare alcune capacità che eccitano e disinibiscono gli utilizzatori. Sfrutta tre differenti neuro-trasmettitori: serotonina, dopamina e norepinefrina. Le controindicazioni sono legate alla sensazione di stanchezza, depressione o ansia che seguono all’uso e che possono durare anche alcuni giorni.

L’abuso ha relegato la sostanza tra quelle non utilizzabili in medicina

Prima degli anni ’80, e prima che divenisse una droga così diffusa era usata in ambito di sperimentazione chimica. Ma la sua pericolosità e la possibilità di abusarne l’aveva fatta espellere dalle sostanze utilizzabili nelle terapie. Questo divieto ha bloccato gli studi che ora avrebbero già 50 anni di dati da poter essere elaborati.

Australia in anticipo

Già dall’anno scorso l’Australia consente di prescrivere Ecstasy e psilocibina (fungo magico) per combattere lo stress post traumatico. Lo studio successivo ha evidenziato significativi miglioramenti a coloro che avevano ricevuto MDMA, rispetto a chi era stato trattato con placebo. I dati sono già disponibili su Nature Medicine. I casi di remissione sono stati rilevanti. E’ mutato anche l’approccio alla malattia o all’evento traumatico. Attendiamo gli sviluppi successivi, che possano sdoganare le sostanze come aiuto a combatter le malattie mentali. Ecstasy contro lo stress post-traumatico

Ecstasy contro lo stress post-traumatico

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Benessere, Enogastronomia, Eventi

C’è un gran desiderio di dolci

Questo bisogno sembra essere la risposta al periodo di crisi post pandemico

I numeri parlano chiaro, il nostro export di dolci, lievitati, secchi o morbidi, di gelati, di cioccolato o caffè, non è mai stato così rilevante. E’ stato battuto e stracciato il record precedente con 9,2 miliardi di export e un incremento che ha sfiorato il 10% annuo. Cifre impensabili fino a poche stagioni fa, e che comportano una presa di posizione e valutazioni nel breve e lungo termine. C’è un gran desiderio di dolci

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Al SIGEP di Rimini tante novità

Ad affermare questo boom di dolcezza è l’ISTAT, con un documento di previsione diffuso in occasione del SIGEP di Rimini. La fiera specializzata per il settore dolciario, che raggruppo pasticceria, gelateria, panificazione, cioccolato e caffè. Questo impulso che viene dall’export stupisce ancor più, se messo in relazione con la polverizzazione di migliaia di piccole realtà, che hanno contribuito a questo successo. La frammentazione del mercato non usufruisce di infrastrutture nazionali all’altezza. Eppure tantissimi dolci italiani sono riusciti ad arrivare nei negozi e sulle tavole di miliardi di consumatori, in tutto il mondo.

Molto export in Europa, USA e Asia

Un paese sopra tutti sta assorbendo una gran parte dei nostri prodotti, ed è la Francia, ma sono molto buoni anche i mercati di Germania, Usa, Inghilterra e Cina. A sorpresa proprio il mercato cinese si sta rivelando una realtà in ottima espansione, e anche se non sono più il paese più popoloso del mondo, battuti dall’India, restano una nazione da oltre un miliardo di consumatori golosi

C’è un gran desiderio di dolci

Materie prime troppo importanti

Nemmeno l’impennata dei costi di materie prime e lavoro ha rallentato la crescita dei nostri prodotti dolciari.  A riprova che sono la bontà e la bellezza dei nostri prodotti a fare la differenza. Un grande successo anche per le nostre materie prime, soprattutto frutta e frutta secca, ampiamente utilizzati nelle preparazioni di uno dei nostri simboli, il gelato. Il gelato rappresenta uno dei punti di forza della Dolce Vita italiana tanto imitata ed ammirata all’estero. Il tentativo di assumere un italian sounding è il pericolo da cui prendere le distanze. Sono tantissime le gelaterie e pasticcerie nel mondo che utilizzano denominazioni simil-italiane per trarne vantaggio, ingiustamente.

Qualità che deve mantenere il suo livello top

Il modo con cui prendere le distanze è differenziare e mantenere elevatissima la qualità delle nostre materie prime, per le quali sarebbe utile mantenere filiere dedicate di livello eccelso. I prodotti dolciari italiani meritano di essere ancora più riconoscibili proprio per la loro appetibilità, l’arte con cui sono prodotti, la bontà degli ingredienti. L’artigianalità indiscussa con cui gelatai e pasticceri sanno produrre capolavori sopraffini, va difesa e protetta.

C’è un gran desiderio di dolci

Artigianalità da proteggere e far conoscere

L’artigianalità andrebbe supportata e propagandata nel miglior modo possibile. Questo desiderio di dolcezza, deve essere soddisfatto, non si può più attendere se non si vuole rischiare di venire scavalcati da chi sfrutta il Bel Paese per commercializzare prodotti che di italiano hanno solo la copertina. Ci sono evidenti ritardi infrastrutturali che devono essere colmati. La logistica con cui inviare le nostre eccellenze, diventa un mezzo indispensabile per mantenere ed aumentare il successo delle nostre aziende.

Un pool di produttori-esportatori per un ulteriore boom

Sarebbe utile un’azione che coinvolgesse quanti più attori possibili, ad esempio un pool di produttori-esportatori, in grado di creare un tale volume di prodotti da soddisfare ogni esigenza. Il momento è buono, anzi ottimo, cerchiamo di accontentare questa richiesta di dolcezza. Le nuove ricette presentate al SIGEP sono in grado di stupire qualunque tipo di clientela, gourmet o comune consumatore, continuiamo a stuzzicare la loro curiosità. Creiamo la possibilità di raggiungere velocemente ogni mercato internazionale, per soddisfare il “good teeth” di chi vuole pensare positivo, anche in giorni dove le guerre occupano le testate dei giornali. C’è un gran desiderio di dolci

C’è un gran desiderio di dolci

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